news

Loading...

lunedì 4 giugno 2012

I SIGNORI DELLE SLOT HANNO FATTO BINGO! - GRAZIE AL DECRETO BANANONI, LE CONCESSIONARIE RICEVERANNO UN BONUS DA 285 MLN € (OLTRE 70 MLN € ALLA B-PLUS DI CORALLO, INDAGATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE NELL’INCHIESTA BPM, LATITANTE ALL’ESTERO!) - LE STESSE SOCIETÀ HANNO UN DEBITO CON LO STATO DI 2,5 MLD € PER AVER EVASO I CONTROLLI SULLE GIOCATE - L’AZZARDO DI MONTI: SE DEVOLVERANNO IL BONUS AI TERREMOTATI, IL GOVERNO NON RISCUOTERÀ IL CREDITO…

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano" SLOT MACHINE VIDEOPOKER SCOMMESSE Ci sono 285 milioni di euro che potrebbero essere destinati alla ricostruzione dell'Emilia. Sono lì nelle casse del governo, e potrebbero essere usati per aiutare le popolazioni colpite dal doppio sisma di martedì scorso e del 20 maggio. E invece il tesoretto sarà distribuito ai concessionari delle slot machine mentre il conto del terremoto sarà pagato dai soliti grazie all'aumento delle accise sui carburanti. SLTHS18 GENTE AGLI SLOT MACHINE Il primo tesoretto da 62 milioni Proprio il giorno dopo la prima scossa in Emilia, l'associazione di categoria delle imprese del settore slot, l'Assotrattenimento, ha emesso un comunicato entusiasta sintetizzato così dalle agenzie di stampa: "I gestori delle slot machine avranno un rimborso da 133 milioni di euro, grazie agli oltre 29,7 miliardi di euro raccolti dalle ‘macchinette' nel 2011". VLLGAY20 SLOT MACHINE Il decreto anti-crisi del governo Berlusconi del novembre 2008 prevede, infatti , un meccanismo diabolico che riduce l'aliquota delle tasse sugli introiti delle slot machine, quando la raccolta aumenta. Il tesoretto deriva quindi dalla riduzione dell'aliquota dal 12,6 per cento al 12,15 della raccolta grazie al boom del gettito del 2011, più 8,3 miliardi rispetto al dato di riferimento del 2008. In realtà, secondo i calcoli dell'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, il rimborso per i gestori sarebbe pari alla metà. Il direttore dell'AAMS, Raffaele Ferrara, è in partenza. Per lui è pronta la poltrona di amministratore di Fintecna Immobiliare. Ma i tecnici dell'AAMS raggiunti dal Fatto in questo clima di smobilitazione, spiegano che "la differenza tra gli acconti versati finora e quella dovuta sulla base dell'aliquota ridotta non è di 133 milioni ma solo di 61 milioni e 922 mila". ATLANTIS CASINO NASSAU BAHAMAS Una montagna di soldi comunque che dovrà essere girata dai concessionari delle slot alle imprese dei gestori che installano le slot nei bar e raccolgono le monetine. Ma non c'è alcuna ragione logica per attribuire i benefici della crescita delle giocate a chi già ha guadagnato tanto in questi anni grazie al boom del gioco mentre le conseguenze negative sul piano sociale ricadono sulla comunità. Il secondo tesoretto da 233 milioni di euro Sempre dall'AAMS però fanno notare che ai 62 milioni bisogna aggiungere un secondo tesoretto ben più consistente che sta per essere restituito proprio ai concessionari delle slot: 223 milioni di euro (poco meno dei danni strutturali in Emilia della prima scossa del 20 maggio) che lo Stato pagherà per il raggiungimento dei livelli di servizio da parte dei concessionari. ATLANTIS-MG-1_1 La somma è attribuita grazie a un decreto del precedente governo Berlusconi del dicembre 2005 che premiava con lo 0,5 per cento della raccolta le concessionarie che investivano sulla rete telematica attraverso la quale devono controllare le slot sparse nei bar della penisola. Grazie a questa norma, modificata nel 2008, sempre da Berlusconi, in seguito alle rimostranze dell'Unione europea, se le slot sono collegate correttamente alla rete dei concessionari e trasmettono i dati al cervellone della Sogei, cioè se fanno semplicemente il loro dovere rispettando gli obblighi della convenzione con i Monopoli, ai concessionari spetta un premio pari fino allo allo 0,5% della raccolta dell'anno. Questa somma per l'anno 2011 dovrebbe essere pari a 223 milioni. Entrambi i tesoretti dovranno essere divisi tra i concessionari pro quota: Alla BPlus di Francesco Corallo andrà il 24,3 per cento delle somme; a Lottomatica il 15 per cento; alla HBG il 9,6 per cento; alla Gamenet il 12,8 per cento; alla Cogetech il 9,6 per cento; alla Snai il 7,1 per cento. Alla Gmatica il 5,3 per cento; a Codere il 2,6 per cento. SILVIO BERLUSCONI La condanna da 2,5 miliardi Il paradosso è che la Corte dei conti nel febbraio scorso ha condannato i medesimi concessionari a pagare 2,5 miliardi perché molte slot non hanno trasmesso i dati alla rete controllata dalla Sogei per mesi, talvolta per anni, impedendo il controllo di legalità sulle giocate dalla fine del 2004 fino al 2006. Il leader del mercato delle slot, la Bplus di Francesco Corallo, inseguito da un mandato di cattura emesso lunedì scorso dal Gip di Milano per associazione a delinquere, è stata condannata in primo grado a pagare 845 milioni di euro. La sentenza è stata impugnata e la sua efficacia è sospesa, ma un'eventuale conferma del verdetto in via definitiva porterebbe probabilmente al dissesto di Bplus e di molti concessionari. Per la Corte dei conti, Cogetech deve 255 milioni; Sisal 245 milioni; Gamenet 23 milioni; Snai 210 milioni; Hbg 200milio ANGELINO ALFANO Le stesse dieci concessionarie che incasseranno tra breve dall'Aams 223 milioni per l'assolvimento dei livelli di servizio nel 2011 devono ancora pagare - per i giudici contabili di primo grado - una somma dieci volte maggiore per l'inadempimento del periodo 2004-2006. Per fare un esempio, Bplus ha già incassato un centinaio di milioni di euro per il riconoscimento da parte di AAMS dei livelli di servizio negli anni passati (secondo i bilanci, 51 milioni per il 2007-2008 e 37 milioni per il solo 2009) e potrebbe incassare altri 55 milioni di euro per il 2011 mentre - per la Corte dei conti - deve pagare 845 milioni per i suoi inadempimenti passati. Compensazione per le slot Il governo Monti - dopo aver fatto propria l'idea di Angelino Alfano della compensazione dei crediti tra Stato e imprese a favore delle imprese - potrebbe proporre ai concessionari una compensazione a favore stavolta dell'erario e quindi dei terremotati. Per chiudere la vertenza sulle maxi-multe che si trascina da cinque anni (la Procura chiedeva inizialmente 90 miliardi di euro) i re delle slot dovrebbero rinunciare ai loro crediti verso l'AAMS destinando i 223 milioni di euro dei livelli di servizio all'aiuto dei terremotati. In cambio lo Stato rinuncerebbe alla sua pretesa sui 2,5 miliardi. D'altro canto, proprio con la scusa del reperimento di somme in occasione del terremoto in Abruzzo i concessionari delle slot machine hanno ottenuto il via libera al grande affare delle videolottery, le slot, simili a quelle dei casinò, che permettono di vincere fino a 500 mila euro con una giocata. E in Abruzzo stanno ancora aspettando i soldi promessi per la ricostruzione. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/i-signori-delle-slot-hanno-fatto-bingo-grazie-al-decreto-bananoni-le-concessionarie-riceveranno-39775.htm

SOROS SOS: “L’EUROPA HA TRE MESI DI VITA E L’EURO E’ STATO UNA BOLLA” - LO SPECULATORE CHE AFFOSSO’ DA SOLO LIRA E STERLINA DIVENTATO FILANTROPO METTE IL CATETERE ALL’EURO MORENTE: “LE RESPONSABILITÀ DI BERLINO SONO ENORMI: UN´UNIONE MONETARIA SENZA UN´UNIONE POLITICA È INUTILE. LA FONTE DI TUTTI I PROBLEMI È CHE GLI STATI HANNO CEDUTO ALLA BCE I LORO DIRITTI DI CREARE MONETA”…

Il testo - pubblicato da "la Repubblica" - è uno stralcio del discorso fatto da George Soros al Festival dell´Economia di Trento - Traduzione di Anna Bissanti GEORGE SOROS Sono giunto alla conclusione che la crisi dell´euro minaccia di distruggere davvero l´Unione Europea. L´Unione Europea è essa stessa una bolla. Nella fase del boom, la Ue era quella che lo psicoanalista David Tuckett definì un´"idea fantastica", irreale, ma affascinante. Era l´incarnazione stessa di società aperta, un´associazione di nazioni basata sui principi democratici, i diritti umani, la legalità, e nella quale nessuna nazionalità avrebbe avuto una posizione dominante rispetto alle altre. GEORGE SOROS La Germania è sempre stata in prima linea in questa impresa. Quando l´impero sovietico iniziò a disintegrarsi, i leader tedeschi si resero conto che la riunificazione del loro Paese sarebbe stata possibile soltanto nell´ambito di un´Europa più unita e furono disposti a fare considerevoli sacrifici per riuscirci. Quando giunse il momento di negoziare, furono disposti a dare qualcosa di più e a prendere un po´ meno degli altri, facilitando così che si arrivasse all´accordo. All´epoca gli statisti tedeschi erano soliti affermare che la Germania non aveva una politica estera indipendente, ma soltanto una politica europea. GEORGE SOROS Il processo è culminato con il Trattato di Maastricht e con l´introduzione dell´euro, ai quali ha fatto seguito un periodo di stagnazione che dopo il crollo del 2008 si è trasformato in un processo di disintegrazione. Il primo passo lo ha fatto la Germania, quando Merkel - dopo la bancarotta di Lehman Brothers - ha dichiarato che la garanzia virtuale estesa ad altre istituzioni finanziarie sarebbe dovuta arrivare dall´azione di ogni Paese, e non dall´azione congiunta dell´Europa. Il Trattato di Maastricht era difettoso in partenza. Il suo punto debole principale era del resto ben noto ai suoi artefici: instaurava un´unione monetaria senza che esistesse un´unione politica. Ma l´euro aveva anche altre imperfezioni strutturali delle quali i suoi artefici erano inconsapevoli e che perfino oggi non sono comprese appieno. In retrospettiva, la fonte principale di tutti i problemi è che gli Stati membri della zona euro hanno abdicato e ceduto alla Bce i loro diritti di creare moneta a costo forzoso. ANGELA MERKEL Non si sono resi affatto conto di quello che ciò implicava, e così pure le autorità europee. Quando l´euro è stato introdotto, i regolatori hanno consentito alle banche di acquistare quantità illimitate di titoli di Stato senza però accantonare alcun capitale azionario. E la Banca centrale ha accettato tutti i titoli di Stato al suo sportello-sconti alle stesse condizioni. Le banche commerciali hanno così scoperto che era vantaggioso accumulare i titoli dei Paesi membri della zona euro più deboli per guadagnare qualche punto extra percentuale. È questo ad aver fatto sì che i tassi di interesse convergessero e che la competitività divergesse. La Germania, affaticata per gli oneri della riunificazione, ha intrapreso riforme strutturali ed è diventata più competitiva. Altri Paesi hanno goduto di bolle immobiliari e dei consumi, alle spalle di credito a basso costo, e ciò li ha resi meno competitivi. Poi è subentrato il tracollo del 2008, che ha creato situazioni lontane da quelle previste dal Trattato di Maastricht. Molti governi hanno dovuto trasferire i passivi bancari sui loro bilanci e impegnarsi in una massiccia spesa in disavanzo. Questi Paesi si sono ritrovati nella posizione di quelli del Terzo mondo: indebitati in una valuta sulla quale non avevano controllo. A causa delle divergenti performance, l´Europa si è spaccata in due: da una parte i paesi creditori, dall´altra i paesi debitori. E tutto ciò sta avendo implicazioni politiche molto più ampie. MARIO DRAGHI La zona euro sta adesso ripetendo quello che è spesso accaduto nel sistema finanziario globale. C´è uno stretto parallelismo tra la crisi dell´euro e la crisi bancaria internazionale scoppiata nel 1982. Allora le autorità finanziarie internazionali fecero tutto quello che era necessario per proteggere il sistema bancario: inflissero l´austerità alla periferia per proteggere il centro. Adesso la Germania e gli altri Paesi creditori stanno inconsapevolmente rivestendo quello stesso ruolo. BUNDESBANK I creditori stanno rifilando l´onere dell´adeguamento ai Paesi debitori, eludendo le proprie responsabilità per ciò che riguarda gli squilibri. Proprio come negli anni Ottanta, tutta la colpa e l´onere stanno ricadendo sulla "periferia", mentre la responsabilità del "centro" non è mai stata neppure adeguatamente riconosciuta. Eppure, nella crisi dell´euro la responsabilità del centro è di gran lunga maggiore di quanto fu nel 1982. GEORGE SOROS Il "centro" è responsabile per aver messo a punto un sistema bacato, per aver promulgato trattati e perseguito politiche piene di imperfezioni, e per aver sempre fatto troppo poco e troppo tardi. Negli anni Ottanta l´America latina soffrì a causa di un decennio perduto; oggi un simile destino incombe sull´Europa. Questa è la responsabilità che la Germania e gli altri Paesi creditori devono riconoscere. Invece, non ci sono segnali che ciò stia accadendo. Le autorità hanno ancora tre mesi per correggere i loro errori. Dicendo "le autorità" intendo il governo tedesco e la Bundesbank. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/soros-sos-leuropa-ha-tre-mesi-di-vita-e-leuro-e-stato-una-bolla-39770.htm

sabato 2 giugno 2012

ALTRO CHE GRECIA! LA PRIMA A USCIRE DALL’EURO SARÀ LA SPAGNA - “OGGI È, PIÙ DI QUANTO APPAIA DALLO SPREAD, SULL’ORLO DEL BARATRO” - LA CAUSA? LE CASSE DI RISPARMIO PUBBLICHE IN MANO AI PARTITI, VEDI BANKIA E CAIXA, SONO STATE IL MOTORE DELLA BOLLA SPECULATIVA 2005-2007 E HANNO BRUCIATO MILIARDI DI EURO - LE BANCHE PRIVATE CORRONO AI RIPARI, CHIUDONO I RUBINETTI DEL CREDITO E L’ECONOMIA SI BLOCCA…

Di Michele Boldrin* per il "Fatto quotidiano" *Washington University in St Louis CRISI SPAGNA Sarà la Spagna a farla finita con l'euro come lo conosciamo, realizzando l'opera non riuscita a portoghesi e greci nonostante questi ultimi ci abbiano tentato (e continuino a farlo) con ammirevole dedizione? Se mi avessero posto questa domanda nel mezzo dell'estate 2011, durante la quale gli italiani fecero inimicizia con lo spread, avrei risposto con un tranquillo "no": la situazione spagnola era grave, lo è dal 2006, ma non drammatica. C'erano ancora margini relativamente abbondanti per evitare disastri. SPAGNA Ora, devo ammetterlo, non è più così e questo drammatico cambio, che ha cominciato a materializzarsi fra settembre e novembre dell'anno scorso, va compreso e interpretato. Perché ha in serbo gravi e utili lezioni anche per noi, oltre che per tutta l'Europa. La Spagna oggi è, più di quanto forse appaia dallo spread sul suo debito pubblico e dalla caduta dell'Ibex, sull'orlo del baratro. MANIFESTAZIONE-SPAGNA E lo è a causa di una parte del suo sistema finanziario: le "cajas" pubbliche e un pezzo piccolo della banca privata. Le cajas sono le nostre vecchie casse di risparmio, tali e quali. Controllano più della metà del sistema bancario spagnolo e le due più grandi (La Caixa, catalanissima, e Caja Madrid ora Bankia dopo una serie di fusioni una più demente dell'altra, madrilena) sono rispettivamente la terza e la quarta banca del paese (Santander e BBVA son la prima e la seconda). ZAPATERO Le cajas sono quasi tutte fallite (fatta eccezione forse per La Caixa ma non è più il caso di mettere la mano sul fuoco per nessuno) e lo sono perché sono state il motore finanziario della bolla speculativa 2005-2007 legata al ladrillo, noto da noi come mattone. Le cajas sono da sempre in mano ai partiti e lo sono così esplicitamente che gli spagnoli parlano ufficialmente di "cajas del PP, del Psoe, di CyU" e così via. Il buco si stima attualmente fra gli 80 e i 120 miliardi di euro ma, visto che Bankia (del PP, appena "nazionalizzata") è passata da un buco stimato di 10 a uno rivelato di 40, meglio anche qui non mettere la mano sul fuoco. Dal 2007 in poi questo buco è stato attivamente coperto dai consigli delle varie cajas (composti quasi essenzialmente di politici, sindacalisti e qualche prete), dal Psoe, dal PP, dal governatore del Banco de España e anche da buona parte dei media spagnoli coscienti del potere delle cajas medesime. Chi provava a mettere in evidenza che i conti non tornavano veniva rimbrottato mentre, nel frattempo, le cajas continuavano a rifinanziare il capitale e gli interessi di progetti residenziali falliti, aumentando così la loro esposizione. BANKIA Da circa un anno la liquidità si è fatta drammaticamente scarsa e il giochetto del rilancio non ha più funzionato. Oggi non solo le cajas sono quasi tutte fallite e praticamente non operative (ossia, non fanno credito a nessuno, buono o cattivo che sia) ma la loro malattia - che avrebbe potuto essere isolata in maniera costosa ma non troppo quattro anni fa - ha ora contagiato l'intero sistema bancario. Quest'ultimo, che soffre di una progressiva emorragia di depositi e fatica a finanziarsi sul mercato, sta sottoponendo il proprio paese a una restrizione brutale del credito. È fondamentalmente per questo che la Spagna è entrata in una recessione forse più profonda di quella in corso pure in Italia (la quale ha le stesse radici, anche se la condizione delle banche italiane è meno grave di quella delle spagnole) e non certo per i piccoli tagli di spesa effettuati sino ad ora: la spesa pubblica spagnola, nel 2012, sarà ancora superiore a quella del 2011. BANKIA SPORTELLO BANCOMAT Sono le banche e soprattutto le cajas che stanno uccidendo la Spagna ed è per questo che bisogna intervenire su (quasi) tutte al più presto, i loro consigli d'amministrazione cacciati e i loro capitali ricostruiti con nuovi fondi. E questo deve essere fatto al più presto perché l'economia spagnola si sta avvitando su se stessa con sintomi greci - per chi non se ne fosse reso ancora conto: non è stata l'austerità a massacrare la Grecia, ma il collasso del suo sistema bancario. Ed è qui che casca l'asino: lo Stato spagnolo non è oggi in grado di indebitarsi sul mercato per i 100-120 miliardi di euro addizionali di cui avrebbe bisogno per nazionalizzare. Se provasse a farlo rischierebbe la sindrome irlandese, avvitandosi. Ha quindi bisogno di aiuti esterni che possono venire solo dallo Efsf/Esm o, pensano i politici spagnoli, dalla Bec. Sì, perché Psoe e Pp, che si aggrediscono su tutto in maniera violenta da anni, su una cosa sono riusciti neanche tanto segretamente a "pactar" la settimana scorsa: che richiedere l'aiuto dell'Efsf/Esm comprometterebbe l'indipendenza nazionale e che, quindi, le cajas devono sopravvivere grazie a finanziamenti straordinari della Bce. La quale, non avendo alcuna intenzione da un lato di violare il proprio mandato e dall'altro di aprire l'ennesimo vaso di Pandora pieno di mostri, ha immediatamente risposto picche. Perché qui non si tratta di fare il prestatore di ultima istanza di alcune banche in crisi di liquidità, ma di ricapitalizzare banche fallite, che non è mai stato compito di una Banca centrale. MARIANO RAJOY Su questo stallo che dura oramai da una decina di giorni si è inserita oggi l'iniziativa della Commissione europea che ha suggerito di utilizzare l'Efsf/Esm per ricapitalizzare le banche. Proposta saggia, non tanto di mediazione, ma di superamento dello stallo guardando ai suoi aspetti più generali: l'Europa non può avere una Banca centrale comune senza avere un regolatore bancario comune capace di intervenire sulle singole banche nazionali e assumerne il controllo quando la stabilità del sistema lo richiede. Assumere il controllo, però, deve voler dire davvero assumere il controllo. Ammesso e non concesso che su questa nuova proposta si aggreghi il consenso europeo, non è detto che ai politici spagnoli piaccia l'idea di dover perdere per sempre i loro giocattolini chiamati cajas che finirebbero per essere gestiti da tecnocrati provenienti dai quattro angoli d'Europa invece che dai loro amici di provincia. Perché forse sarà anche vero che questa crisi infinita è frutto dell'irrazionalità dei mercati ma quella spagnola è tutta e solo figlia della voracità e del cinismo dei politici. E non è la sola. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/altro-che-grecia-la-prima-a-uscire-dalleuro-sar-la-spagna-oggi-pi-di-39742.htm

venerdì 1 giugno 2012

ANCHE BILDERBERG, IL SEGRETO “CLUB DEI POTENTI DELLA TERRA”, È FINITO A BARZELLETTA - 2- IN QUESTE ORE I SIGNORI DI QUESTA SPECTRE MONDIALE (VEDI LISTA COMPLETA DEI PARTECIPANTI) SONO IN RIUNIONE A CHANTILLY, UN PAESINO ACCANTO A WASHINGTON, ASSEDIATI DA CENTINAIA DI 'INDIGNATI' D'AMERICA, PER DECIDERE CHI SARÀ IL PROSSIMO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI (LA FINANZA, DOPO AVER USATO OBAMA, VUOLE ROMNEY) - 3- MA PER CAPIRE DA CHE PARTE STA LA GRANDE FINANZA AMERICANA, NON C'É BISOGNO DI SVELARE CHISSÀ QUALE CONTENUTO DI RIUNIONI SEGRETE: BASTA SCORRERE I NOMI DEI MAGGIORI SPONSOR DI MITT ROMNEY E DI CHI HA DECISO DI SPENDERE UN MILIARDO DI DOLLARI PUR DI CACCIARE BARACK OBAMA DALLA CASA BIANCA - 4- BENE, PENSATE UN PO’ CHI TROVIAMO TRA I “CONGIURATI” DE’ NOANTRI, TRA BERNABÈ, FULVIO CONTI, “KAKY” ELKANN ED ENRICO LETTA? MA LA MEZZAFUSTA LILLIBOTOX GRUBER! - 4- SE VA AVANTI COSÌ, LA PROSSIMA VOLTA QUELLI DI BILDERBERG CHIAMERANNO PURE BELEN? -

USA:'INDIGNATI'ASSEDIANO CONVENTION SEGRETA BILDERBERG SUMMIT POTENTI DEL MONDO, DECIDERANNO PROSSIMO PRESIDENTE? Marcello Campo per l'ANSA CLUB BILDERBERG 001 CLUB BILDERBERG Centinaia di 'indignati' d'America assediano il Chantilly Westfield Marriott Hotel, un mega-albergo in Virginia, a due passi da Washington, dove si apre la convention annuale della Bilderberg, una sorta di club dei potenti della terra, le cui riunioni sono da sempre supersegrete. Al grido di 'Occupy Bilderberg', tanti militanti anti-finanza sono tenuti a notevole distanza da un servizio di Polizia particolarmente rigido. Alcuni agenti hanno già fatto sapere a un reporter del Washington Times che se tenta di avvicinarsi all'edificio, per lui scattano subito le manette. Come capita da sempre, l'agenda della riunione è assolutamente top secret, così come la lista dei suoi invitati. Si sa che l'anno scorso, al meeting organizzato in Svizzera, presero parte il presidente di Google, Eric Schmidt, il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, l'allora presidente della Bce, Jean Claude Trichet e il ministro delle finanze Greco, George Papaconstaninou. L'organizzazione prende il nome dall'albergo olandese in cui si tenne il primo di questi summit, nel lontano 1954. Ovviamente, da anni, si crede che alle riunioni di questo gruppo di ultra potenti si decidano le sorti del mondo, politiche ed economiche. Del resto, il clima di segretezza imposto dai vertici di Bilderberg ha ovviamente alimentato le voci più disparate. MITT ROMNEY ARTICLE BARACK OBAMA Ed è ovvio che a sei mesi dal voto per la Casa Bianca, in tanti pensano che questa sorte di Spectre mondiale farà di tutto per decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Ma per capire da che parte sta la grande finanza americana, non c'é bisogno di svelare chissà quale contenuto di riunioni segrete: basta scorrere i nomi dei maggiori sponsor di Mitt Romney e di chi ha deciso di spendere un miliardo di dollari pur di cacciare Barack Obama dalla palazzina liberty di 1600 Pennsylvania Ave. 2- I DUE ARTICOLI DELL' "ECONOMIST" SUL FUTURO DELL'EUROPA Il dibattito tra gli invitati al Bilderberg - oltre che sull'appoggio a Romney - gira intorno a cosa fare dell'Europa, in continuo stato di crisi da più di due anni, col primo piano di salvataggio greco. Il punto di riferimento su questo tema sono i due articoli dell' "Economist" della settimana scorsa, in cui si prospettavano solo due strade: o una forte accelerazione del processo di integrazione europea, con istituzioni economiche e politiche forti e una decisa cessione di sovranità da parte degli Stati, o un inesorabile frattura dell'unione economica e monetaria. La terza via, continuare a mettere pezze tra una crisi e l'altra, non può funzionare. EURO CRISI EURO CRISI La scelta: o l'Europa si spacca o diventa un super-stato: http://www.economist.com/node/21555916 Il problema degli elettori: incazzati, divisi e anti-europei. Come si fa a prendere decisioni così importanti con elettorati in tumulto? http://www.economist.com/node/21555927 3- LA LISTA DEI PARTECIPANTI AL BILDERBERG 2012 Gli italiani al Bilderberg di Washington 2012 ITA Bernabè, Franco Chairman and CEO, Telecom Italia ITA Conti, Fulvio CEO and General Manager, Enel S.p.A. ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A. ITA Gruber, Lilli Journalist - Anchorwoman, La 7 TV ITA Letta, Enrico Deputy Leader, Democratic Party (PD) FRANCO BERNABE E SIGNORA FULVIO CONTI FRA Castries, Henri de Chairman and CEO, AXA Group DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG GBR Agius, Marcus Chairman, Barclays plc USA Ajami, Fouad Senior Fellow, The Hoover Institution, Stanford University USA Alexander, Keith B. Commander, US Cyber Command; Director, National Security Agency INT Almunia, Joaquín Vice-President - Commissioner for Competition, European Commission USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners PRT Amado, Luís Chairman, Banco Internacional do Funchal (BANIF) NOR Andresen, Johan H. Owner and CEO, FERD FIN Apunen, Matti Director, Finnish Business and Policy Forum EVA TUR Babacan, Ali Deputy Prime Minister for Economic and Financial Affairs PRT Balsemão, Francisco Pinto President and CEO, Impresa; Former Prime Minister EGI35 GIANNI LETTA ALAIN ELKANN LILLI-GRUBER FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP FRA Béchu, Christophe Senator, and Chairman, General Council of Maine-et-Loire BEL Belgium, H.R.H. Prince Philippe of TUR Berberoğlu, Enis Editor-in-Chief, Hürriyet Newspaper GBR Boles, Nick Member of Parliament SWE Bonnier, Jonas President and CEO, Bonnier AB NOR Brandtzæg, Svein Richard President and CEO, Norsk Hydro ASA AUT Bronner, Oscar Publisher, Der Standard Medienwelt SWE Carlsson, Gunilla Minister for International Development Cooperation CAN Carney, Mark J. Governor, Bank of Canada ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA; Chairman, El País AUT Cernko, Willibald CEO, UniCredit Bank Austria AG FRA Chalendar, Pierre André de Chairman and CEO, Saint-Gobain DNK Christiansen, Jeppe CEO, Maj Invest RUS Chubais, Anatoly B. CEO, OJSC RUSNANO CAN Clark, W. Edmund Group President and CEO, TD Bank Group GBR Clarke, Kenneth Member of Parliament, Lord Chancellor and Secretary of Justice LILLI GRUBER LILLI GRUBER E MARITO JACQUES CHARMELOT USA Collins, Timothy C. CEO and Senior Managing Director, Ripplewood Holdings, LLC USA Daniels, Jr., Mitchell E. Governor of Indiana USA DeMuth, Christopher Distinguished Fellow, Hudson Institute USA Donilon, Thomas E. National Security Advisor, The White House GBR Dudley, Robert Group Chief Executive, BP plc DEU Enders, Thomas CEO, Airbus USA Evans, J. Michael Vice Chairman, Global Head of Growth Markets, Goldman Sachs & Co. LILLIPUT GRUBER PROTESTE DI OCCUPY BILDERBERG JPEG AUT Faymann, Werner Federal Chancellor DNK Federspiel, Ulrik Executive Vice President, Haldor Topsøe A/S USA Ferguson, Niall Laurence A. Tisch Professor of History, Harvard University GBR Flint, Douglas J. Group Chairman, HSBC Holdings plc CHN Fu, Ying Vice Minister of Foreign Affairs IRL Gallagher, Paul Former Attorney General; Senior Counsel USA Gephardt, Richard A. President and CEO, Gephardt Group GRC Giannitsis, Anastasios Former Minister of Interior; Professor of Development and International Economics, University of Athens USA Goolsbee, Austan D. Professor of Economics, University of Chicago Booth School of Business PROTESTE DI OCCUPY BILDERBERG OCCUPY BILDERBERG USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company INT Gucht, Karel de Commissioner for Trade, European Commission NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings USA Harris, Britt CIO, Teacher Retirement System of Texas USA Hoffman, Reid Co-founder and Executive Chairman, LinkedIn CHN Huang, Yiping Professor of Economics, China Center for Economic Research, Peking University USA Huntsman, Jr., Jon M. Chairman, Huntsman Cancer Foundation DEU Ischinger, Wolfgang Chairman, Munich Security Conference; Global Head Government Relations, Allianz SE RUS Ivanov, Igor S. Associate member, Russian Academy of Science; President, Russian International Affairs Council FRA Izraelewicz, Erik CEO, Le Monde USA Jacobs, Kenneth M. Chairman and CEO, Lazard USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC USA Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard OCCUPY BILDERBERG JPEG LILLI GRUBER USA Karp, Alexander CEO, Palantir Technologies USA Karsner, Alexander Executive Chairman, Manifest Energy, Inc FRA Karvar, Anousheh Inspector, Inter-ministerial Audit and Evaluation Office for Social, Health, Employment and Labor Policies RUS Kasparov, Garry Chairman, United Civil Front (of Russia) GBR Kerr, John Independent Member, House of Lords USA Kerry, John Senator for Massachusetts TUR Keyman, E. Fuat Director, Istanbul Policy Center and Professor of International Relations, Sabanci University USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc. USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.Ş. DEU Koch, Roland CEO, Bilfinger Berger SE INT Kodmani, Bassma Member of the Executive Bureau and Head of Foreign Affairs, Syrian National Council OCCUPY BILDERBERG JPEG LILLI GRUBER CICLISTA DA NOVELLA DUEMILA USA Kravis, Henry R. Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co. USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute INT Kroes, Neelie Vice President, European Commission; Commissioner for Digital Agenda USA Krupp, Fred President, Environmental Defense Fund INT Lamy, Pascal Director-General, World Trade Organization ISR Levite, Ariel E. Nonresident Senior Associate, Carnegie Endowment for International Peace OCCUPY BILDERBERG JPEG USA Li, Cheng Director of Research and Senior Fellow, John L. Thornton China Center, Brookings Institution USA Lipsky, John Distinguished Visiting Scholar, Johns Hopkins University USA Liveris, Andrew N. President, Chairman and CEO, The Dow Chemical Company DEU Löscher, Peter President and CEO, Siemens AG USA Lynn, William J. Chairman and CEO, DRS Technologies, Inc. GBR Mandelson, Peter Member, House of Lords; Chairman, Global Counsel USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace OCCUPY BILDERBERG JPEG DEN Mchangama, Jacob Director of Legal Affairs, Center for Political Studies (CEPOS) CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Group USA Mehlman, Kenneth B. Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co. GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations PRT Moreira da Silva, Jorge First Vice-President, Partido Social Democrata (PSD) USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation DEU Nass, Matthias Chief International Correspondent, Die Zeit NLD Netherlands, H.M. the Queen of the OCCUPY BILDERBERG JPEG LILLY GRUBER ESP Nin Génova, Juan María Deputy Chairman and CEO, Caixabank IRL Noonan, Michael Minister for Finance USA Noonan, Peggy Author, Columnist, The Wall Street Journal FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell, plc USA Orszag, Peter R. Vice Chairman, Citigroup GRC Papalexopoulos, Dimitri Managing Director, Titan Cement Co. NLD Pechtold, Alexander Parliamentary Leader, Democrats '66 (D66) USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute NLD Polman, Paul CEO, Unilever PLC OCCUPY BILDERBERG CAN Prichard, J. Robert S. Chair, Torys LLP ISR Rabinovich, Itamar Global Distinguished Professor, New York University GBR Rachman, Gideon Chief Foreign Affairs Commentator, The Financial Times USA Rattner, Steven Chairman, Willett Advisors LLC CAN Redford, Alison M. Premier of Alberta CAN Reisman, Heather M. CEO, Indigo Books & Music Inc. DEU Reitzle, Wolfgang CEO & President, Linde AG JOSEF ACKERMANN DEUTSCHE BANK USA Rogoff, Kenneth S. Professor of Economics, Harvard University USA Rose, Charlie Executive Editor and Anchor, Charlie Rose USA Ross, Dennis B. Counselor, Washington Institute for Near East Policy POL Rostowski, Jacek Minister of Finance USA Rubin, Robert E. Co-Chair, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury NLD Rutte, Mark Prime Minister ESP Sáenz de Santamaría Antón, Soraya Vice President and Minister for the Presidency IL MARRIOT DI CHANTILLY IN VIRGINIA SEDE INCONTRO BILDERBERG NLD Scheffer, Paul Professor of European Studies, Tilburg University USA Schmidt, Eric E. Executive Chairman, Google Inc. AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG FRA Senard, Jean-Dominique CEO, Michelin Group USA Shambaugh, David Director, China Policy Program, George Washington University INT Sheeran, Josette Vice Chairman, World Economic Forum FIN Siilasmaa, Risto Chairman of the Board of Directors, Nokia Corporation ALMUNIA USA Speyer, Jerry I. Chairman and Co-CEO, Tishman Speyer CHE Supino, Pietro Chairman and Publisher, Tamedia AG IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital / Thiel Capital TUR Timuray, Serpil CEO, Vodafone Turkey DEU Trittin, Jürgen Parliamentary Leader, Alliance 90/The Greens GRC Tsoukalis, Loukas President, Hellenic Foundation for European and Foreign Policy FIN Urpilainen, Jutta Minister of Finance CHE Vasella, Daniel L. Chairman, Novartis AG IL MARRIOT DI CHANTILLY IN VIRGINIA SEDE INCONTRO BILDERBERG INT Vimont, Pierre Executive Secretary General, European External Action Service GBR Voser, Peter CEO, Royal Dutch Shell plc SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB USA Warsh, Kevin Distinguished Visiting Fellow, The Hoover Institution, Stanford University GBR Wolf, Martin H. Chief Economics Commentator, The Financial Times USA Wolfensohn, James D. Chairman and CEO, Wolfensohn and Company CAN Wright, Nigel S. Chief of Staff, Office of the Prime Minister USA Yergin, Daniel Chairman, IHS Cambridge Energy Research Associates INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group Rapporteurs GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist GBR Wooldridge, Adrian D. Foreign Correspondent, The Economist http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-anche-bilderberg-il-segreto-club-dei-potenti-della-terra-finito-a-barzelletta2-in-39715.htm

E VISSERO RICCHI E CONTENTI - MATRIMONIO DEL DENARO FRA I PIÙ GRANDI BANCHIERI DELLA STORIA: I LEGGENDARI ROTHSCHILD, FINANZIATORI DI PAPI E IMPERATORI IN EUROPA, SI ALLEANO CON I SOVRANI DI WALL STREET, I ROCKEFELLER, UN GIGANTE DA 34 MLD $ - UN ASSE EURO-AMERICANO CHE HA L’OBIETTIVO DICHIARATO DI METTERE LE MANI, IN UN MOMENTO FAVOREVOLE, SULLE MAGGIORI PIAZZE FINANZIARIE: PARIGI, FRANCOFORTE, LONDRA E NEW YORK RIDOTTE AL COLLASSO…

Maurizio Molinari per "la Stampa" I banchieri d'Europa, finanziatori di Papi e imperatori, si alleano con la dinastia più ricca e rispettata di Wall Street con un patto di entità segreta il cui intento è rigenerare la vitalità della finanza transatlantica aggredita dalle crisi e sfidata dai nuovi rivali emergenti sui mercati di Asia e Russia. JACOB ROTHSCHILD L'intesa fra Lord Jacob Rothschild, 76 anni, e David Rockefeller, che ne ha venti di più, segna un momento di fine e al tempo stesso di inizio della finanza occidentale come oggi noi la conosciamo. Ciò che termina è la parabola parallela di due imperi riusciti a crescere e fiorire nei rispettivi mondi senza mai scontrarsi. La casata degli «Scudi Rossi» (Rothschild) di Francoforte sul Meno si origina nel 1744 da Mayer Amschel, cambiavalute ebreo del principe d'Assia, per diventare durante le guerre napoleoniche indispensabile allo sforzo bellico che consente al Duca di Wellington di vincere a Waterloo per poi conquistare titoli nobiliari e fortune nell'Impero d'Austria come nel Regno Unito, arrivando a finanziare imprese dall'apertura del Canale di Suez alla creazione della Rhodesia. DAVID ROCKEFELLER Mentre il ramo francese della famiglia inaugura ferrovie e miniere destinate a trasformare l'Esagono in una moderna potenza industriale, con la ramificazione italiana che all'inizio del XIX secolo passa per Napoli da dove i Rothschild costruiscono un solido rapporto con il Vaticano fino al punto da essere definiti dall'Enciclopedia Judaica come i «guardiani dei tesori del Pontefice» Gregorio XVI. Sopravvissuti alle tempeste del Novecento grazie ad un profilo meno vistoso, i Rothschild dal 1980 sono guidati da Lord Jacob, il IV barone, il cui trust nel 2008 vantava proprietà per 3,4 miliardi di dollari riuscite a sopravvivere alla tempesta finanziaria degli ultimi anni grazie «a scelte manageriali molto conservatrici» come lui stesso ha spesso ripetuto a partire dal 2010. La cassaforte di Lord Jacob è la RIT Capital Partner, di base a Londra, che ora acquista il 37 per cento dei Rockefeller Financial Services ovvero la nave ammiraglia della corazzata di Wall Street guidata da David Rockefeller, dotata di un portafoglio stimato in almeno 34 miliardi di dollari. Sin dalla fondazione nel 1882 da parte di John D.Rockefeller, capo della dinastia, la Financial Services ha accompagnato genesi e trasformazioni della potenza economica americana, dagli iniziali investimenti industriali in petrolio, acciaio e carbone allo sviluppo delle ferrovie fino al debutto della moderna finanza, simboleggiata dal complesso di 16 edifici del Rockefeller Center costruiti nel bel mezzo di Manhattan. Al momento della morte il patriarca John era considerato l'uomo più ricco d'America. JPMORGAN CHASE Fra i suoi cinque figli è stato David a esserne l'erede nella gestione di un immenso patrimonio che lo ha portato, fra l'altro, a diventare presidente e quindi principale azionista della banca JP Morgan Chase. È stato proprio David Rockefeller nel 2011 a introdurre Lord Rothschild, che conosce da oltre 50 anni e con cui condivide la passione per la filantropia, al proprio Ceo americano, Reuben Jeffrey. Da questo colloquio hanno avuto inizio i contatti prima esplorativi, poi divenuti sempre più concreti, che hanno portato ad un acquisto di quote dei Financial Services per un valore destinato a rimanere coperto dal più assoluto segreto, nel rispetto di una tradizione di riservatezza che la vecchia finanza europea condivide con gli «Old Money» di Wall Street. Ci possono essere tuttavia ben pochi dubbi sul fatto che l'investimento guidato dalla banca franco-svizzera Edmond de Rothschild Group, di cui il Financial Times per primo ha dato notizia, miri a consolidare le fondamenta industriali di un gigante finanziario euro-americano che si presenta come la più importante roccaforte transatlantica su un mercato globale dove i protagonisti più aggressivi sono i banchieri delle economie emergenti, dalla Russia a Cina e India, intenzionati a sfruttare il momento favorevole per insediarsi a Parigi, Francoforte, Londra e New York. Ovvero, le piazze finanziarie dell'Occidente che Lord Jacob e David Rockefeller hanno contribuito a creare. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/e-vissero-ricchi-e-contenti-matrimonio-del-denaro-fra-i-pi-grandi-banchieri-della-39670.htm

venerdì 25 maggio 2012

COSA LORO - IL BOSS BERNARDO PROVENZANO NON FU CATTURATO, MA VENDUTO - FU LUI STESSO A TRATTARE LA SUA RESA CON IL SISMI E LA GUARDIA DI FINANZA TRAMITE UN INFORMATORE - “CHIESE 2 MLN €. DOVEVA ESSERE GIÀ CATTURATO NEL 2004, MA L’ACCORDO SALTÒ PERCHÉ I SOLDI DESTINATI ALL’OPERAZIONE SONO STATI USATI PER SALVARE I QUATTRO CONTRACTORS IN IRAQ” - “LA CATTURA FU ANNUNCIATA IL GIORNO DOPO LE ELEZIONI PER RAGIONI POLITICHE”…

Sandro Ruotolo per il "Fatto quotidiano" BERNARDO PROVENZANO REPUBBL Quali misteri avvolgono la lunga latitanza di Bernardo Provenzano? Il padrino corleonese fu arrestato a Montagna dei cavalli, vicino a Corleone. Le immagini della sua cattura fecero il giro del mondo, ma qualcuno sospetta che Provenzano avrebbe potuto concordare la sua resa tramite un informatore della Guardia di finanza. L'uomo si presentò alla Procura nazionale antimafia come messaggero del boss. BERNARDO PROVENZANO ARRESTATO Segreto assoluto, un carcere nel Nord Italia e trenta giorni di tempo per fare dichiarazioni: queste le condizioni dettate da Provenzano. Oltre a una garanzia di 2 milioni di euro. "L'accordo c'era. Poi però l'operazione saltò". Per Pier Luigi Vigna era affidabile, per il suo successore Pietro Grasso un truffatore. Qualche settimana fa era uscita la notizia di una serie di incontri presso la direzione nazionale antimafia avvenuti tra il 2003 e il 2005. Era stato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso a parlarne pubblicamente, per la prima volta, lo scorso dicembre al Csm dove veniva sentito nel procedimento contro il suo vice, il sostituto procuratore Alberto Cisterna accusato, dalla Procura di Reggio Calabria, di corruzione in atti giudiziari. "Quando presi il posto di Pier Luigi Vigna alla Procura nazionale antimafia mi fu prospettata dai colleghi la situazione di un informatore, qualcuno che voleva rendere dichiarazioni e collaborare per la cattura di Provenzano". La prima visita in Procura nazionale del messaggero è del 10 dicembre 2003, poi ci torna il 15 luglio 2004. La trattativa va avanti fino a quando alla Dna arriva Pietro Grasso, che incontra l'intermediario di Provenzano nel 2005. L'ex procuratore di Palermo a quel tempo è tra i pochi a sapere che Provenzano è stato operato a Marsiglia, ed è in possesso del dna del boss. Per questo chiede al messaggero una prova biologica: un fazzoletto, un bicchiere. Che non arriverà mai. PIERO GRASSO PROCURATORE ANTIMAFIA PIER LUIGI VIGNA Leggo il verbale di Grasso (il magistrato commette un errore affermando che Provenzano fu catturato nel marzo 2006. Ufficialmente fu preso il giorno dopo le elezioni politiche, l'11 aprile 2006), intervisto l'ex procuratore Vigna e l'attuale procuratore generale di Ancona, Enzo Macrì, parlo con Alberto Cisterna. Ho tutta la storia raccontata dai vari protagonisti. Mi manca solo l'attore principale. Non mi resta che andarlo a cercare. Quando busso al citofono della palazzina dove vive l'intermediario di Bernardo Provenzano penso di non trovar nessuno o di dovermela cavare con la solita intervista "al citofono". La fortuna vuole che "il messaggero" stesse aspettando il postino e scende ad aprirmi il portone. All'intermediario garantisco di non rivelare il nome. All'inizio è titubante. Poi poco alla volta si scioglie: "Io ho avuto degli incontri con l'allora procuratore Vigna e con i sostituti Cisterna e Macrì. Dal 1986 ho fatto l'infiltrato per la Guardia di finanza". Ma chi è l'uomo che ho davanti? "Sono esperto di flussi finanziari sull'anti-riciclaggio. Sono stato quattro anni in Iraq, durante la guerra. Mi ha assoldato la Cia". Ci sono particolari che divergono tra i testimoni. Secondo Cisterna, Vigna e Macrì la trattativa fallisce perché Provenzano, dopo l'intervento chirurgico per il tumore alla prostata dell'ottobre del 2003 a Marsiglia, non solo voleva consegnarsi ma aveva chiesto un mese di tempo, prima dell'annuncio ufficiale della "cattura", per poter fare dichiarazioni ai magistrati. Per cautelarsi, secondo i magistrati, voleva 2 milioni di euro come prova che lo Stato aveva pagato e che lui era stato venduto. NICOLO POLLARI Una parte di questi soldi sarebbero andati a una terza persona. Ma "il messaggero" era vincolato al segreto sull'identità del terzo uomo. Per questo Vigna decise di fermarsi. Ma chi era il terzo uomo? "Non esiste", secondo il messaggero. "Esiste una piramide, un'istituzione... Ci faccia caso: loro hanno catturato Provenzano prima del voto, ma hanno detto in televisione che era stato catturato dopo il voto, perché è una questione squisitamente politica, tutto il resto è noia". Ma chi sono "loro", i servizi? "Guardi, io ero già nel Sismi da quattro anni, tramite la Guardia di finanza". Ma insomma, Provenzano l'hanno catturato o si è consegnato? "Provenzano doveva essere preso prima, c'era un accordo che è saltato". Non era un problema di soldi: quelli li avrebbe trovati il Sismi di Niccolò Pollari. "Erano più di 2 milioni di euro" secondo il messaggero. L'accordo poteva essere raggiunto già nel 2004, ma successe qualcosa di imprevisto. "I soldi destinati all'operazione sono stati deviati da un'altra parte, perché c'era la necessità di salvare quattro vite umane". Il messaggero parla dei quattro contractors italiani rapiti in Iraq. "La verità è che mi hanno chiesto troppe cose, tutte insieme. Ma io alla pelle ci tengo". Poi, a un certo punto, il messaggero riceve la telefonata di un finanziere: "Guarda che l'hanno catturato. E io gli rispondo: l'avete venduto". http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/cosa-loro-il-boss-bernardo-provenzano-non-fu-catturato-ma-venduto-fu-lui-stesso-39415.htm

BERLINO BARBARA - PARLA IL NOBEL PAUL KRUGMAN: “I TEDESCHI DICONO IN MODO SINCERO COSE FALSE” - MONTI, HOLLANDE, RAJOY POSSONO FARE QUALCOSA, MA NON FARE MOLTO. L’UNICA ARMA CHE HANNO È ANDARE A BERLINO E DIRE: QUESTO È IL PIANO PER SALVARE L’EURO, SE LO ACCETTATE BENE, ALTRIMENTI CROLLA TUTTO” - LA FORMULA SALVEZZA: “SPENDERE ORA, PAGARE DOPO”.…

Mattia Ferraresi per "il Foglio" MARIO MONTI E IL DITINO ALZATO FRANCOIS HOLLANDE La conversazione del Foglio con Paul Krugman parte da quella volta in cui il columnist del New York Times ha assistito a un discorso del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. Nel mezzo della prolusione la moglie del professore di Princeton, l'economista Robin Wells, gli s'è avvicinata all'orecchio e ha sussurrato: "All'uscita distribuiranno delle fruste per autoflagellarci". La ponderata esposizione del ministro si era improvvisamente trasformata in un sermone costruito sull'idea che la crisi fosse una colpa ineluttabile da espiare necessariamente con il cilicio dell'austerità. In tedesco, del resto, il termine "Schuld" significa debito, ma anche colpa. Krugman racconta l'episodio nella sua tagliente requisitoria intitolata "End this depression now!", dove l'accento cade sul "now", perché il premio Nobel non si esercita nell'eziologia della crisi, ma ragiona intorno alle vie per uscirne. E l'ostacolo che impedisce a cancellerie e amministrazioni di adottare misure drastiche e tuttavia facilmente praticabili è "quell'invincibile desiderio di vedere l'economia come un ‘morality play' nel quale i tempi duri sono una punizione ineluttabile per eccessi precedenti". ANGELA MERKEL MARIANO RAJOY Le operette morali nascoste sotto l'ordito della crisi sono una costante del discorso krugmaniano. America ed Europa propongono il paradigma dell'austerità secondo declinazioni differenti; Berlino insiste in modo ossessivo sulla responsabilità, sia nel senso della colpa per le passate baldorie sia nel senso delle riforme che cerca di imporre ai paesi dell'Eurozona, mentre a Washington l'ortodossia repubblicana martella sul taglio della spesa e la riduzione del debito. "C'è una differenza fra le due impostazioni", dice Krugman. "Credo che i tedeschi, guidati dalla figlia di un pastore luterano, siano sinceri nella loro lettura moralistica degli eventi. Il problema è che dicono in modo sincero cose completamente false, ma non penso insistano sull'austerità per un progetto di potere o un calcolo, tanto che ora la Germania rischia di essere la vittima più illustre della sua stessa logica". Sembra di sentire l'eco di un profetico pamphlet di Gilbert Keith Chesterton intitolato "Berlino barbara", anno 1914, dove sosteneva che la barbarie teutonica, una barbarie culturalmente assai avanzata, si esprime sommamente nella buona fede con cui i tedeschi prendono decisioni disastrose. E allora lo scrittore inglese le conseguenze poteva soltanto immaginarle. "In America è diverso - continua Krugman - c'è molta più ipocrisia e ci si appella all'austerità in modo selettivo". "Questo vale per entrambi gli schieramenti, anche se i repubblicani hanno fatto della riduzione del deficit e del taglio delle tasse una bandiera. Peccato che non si rendano conto che tagliare le tasse aumenta il deficit". Per Krugman il problema del Gop è di aver promosso la lezione libertaria di Ron Paul e compagni di Tea Party a ortodossia di partito, "perché la versione secondo cui lo stato è il responsabile di ogni male è più semplice. BARACK OBAMA JPEG Siamo di fronte alla crisi del friedmanismo, filosofia incoerente, perché ammette nelle sue premesse che il governo è l'unico soggetto in grado di aggiustare i problemi del mercato. Quando è scoppiata la crisi, i repubblicani si sono resi conto che spiegare il meccanismo in cui loro stessi credevano era politicamente troppo difficile, quindi ne hanno creato una versione semplificata". Merkel, dice l'economista, è intrappolata nella "Grande Delusione" che deriva dalla scoperta che l'austerità ha effetti devastanti sulla realtà economica; gli americani sono fermi alla "Grande Bugia" che consiste nell'attribuire allo stato ogni colpa. ELSA FORNERO La ricetta ultrakeynesiana di Krugman per uscire dalla crisi è reiterata in decine di editoriali e conferenze, e il libro "End this depression now!" la sintetizza con la formula: "Spendere ora, pagare dopo". La politica dello stimolo praticata da Barack Obama nel 2009, con il contestuale taglio dei tassi da parte della Fed, è la medicina giusta, che però è stata somministrata in dosi insufficienti. PAUL KRUGMAN E più la ripresa economica mostra la sua fragilità, più diventa chiaro agli occhi di questo spadaccino della teoria economica che l'origine della scelta obamiana è dolosa. Con una certà voluttà ricorda il documento in cui il suo avversario Larry Summers spiegava al presidente che uno stimolo da 787 miliardi di dollari sarebbe stato insufficiente per spingere il paese fuori dalla depressione ("al massimo avrebbe tamponato la recessione, come si è visto", dice Krugman) ma aumentare le proporzioni della manovra sarebbe stato politicamente dannoso. E Obama, dice, sta scoprendo alla fine del primo mandato che anche il calcolo politico era sbagliato. "Non c'è altra soluzione - continua Krugman - oltre a immettere liquidità, sostenere il mercato del lavoro, e accettare un ragionevole aumento dell'inflazione. Possiamo stare qui a ragionare sulle cause della crisi per una vita, il problema ora è uscirne. Questo è il punto che i politici non capiscono, e passano il loro tempo a spiegare che questa volta è diverso, siamo in mezzo a un crisi strutturale. Per fortuna non è vero, ma per sfortuna chi ha il potere di prendere le decisioni non lo capisce, o non lo vuole capire". KRUGMAN-PRAYING- La storia del futuro europeo, poi, ha due versioni. Una è quella dello storico Niall Ferguson, convinto che l'Eurozona sia costretta ad andare verso un destino federalista forse malignamente programmato sin dall'inizio, un superstato con una politica economica condivisa e scritta sostanzialmente in tedesco; l'altra versione è il "divorzio di velluto", un break-up controllato della zona euro, tratteggiato da Gideon Rachman sul Financial Times. "Se potessi - dice l'adepto della fantascienza Krugman - prenderei la macchina del tempo, andrei a Maastricht nel 1992, entrerei nella sala dove firmano il Trattato e griderei: stop! Un esito più credibile sarebbe quello federalista, ma ci vorrebbe un Hamilton europeo, e il problema è che non c'è. La visione di Ferguson di un'Europa più simile agli Stati Uniti, con una Bce che fa da garante della moneta, è auspicabile, ma non succederà. Una Eurodämmerung è la soluzione più probabile e anche la più dolorosa, in termini economici e politici, ma non vedo alternative". Monti e Hollande, con l'appoggio esterno di Obama, non hanno gli strumenti per piegare l'austerità merkeliana? PAUL KRUGMAN "Monti sta facendo bene e sono prudentemente fiducioso in Hollande. Loro, assieme a Rajoy, possono fare qualcosa, ma non fare molto. L'unica arma che hanno è andare a Berlino e dire: questo è il piano per salvare l'euro, se lo accettate bene, altrimenti crolla tutto. Non può essere altro che l'iniziativa europea però, l'America, purtroppo, può fare soltanto moral suasion". E una piattaforma di riforme strutturali per aumentare la competitività, rendere flessibile il mercato del lavoro e dare una sferzata al ciclo economico non può salvare l'Europa? In Italia il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha tentato di fare una riforma storica, che è stata annacquata dalle pressioni dei sindacati: "Un provvedimento molto giusto, perché il mercato del lavoro italiano è troppo rigido. Non bisogna confondere le cose, però. Le riforme strutturali non ci faranno uscire dalla depressione, sono lente e danno benefici nel lungo periodo. Ma, come diceva Keynes, nel lungo periodo siamo tutti morti". http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/berlino-barbara-parla-il-nobel-paul-krugman-i-tedeschi-dicono-in-modo-sincero-cose-39381.htm