sabato 31 ottobre 2015

CIRIO, IL LATTE FA BENE A GERONZI: ASSOLTO - 5 ANNI E MEZZO INVECE PER CRAGNOTTI - L'EX PRESIDENTE DELLA LAZIO CONDANNATO IN RELAZIONE A UN SINGOLO EPISODIO: LA DISTRAZIONE DI 64 MILIARDI DI LIRE DEL COSIDDETTO "PATTO DI NON CONCORRENZA" Il processo riguardava l'operazione che portò nel 1999 alla acquisizione da parte della Parmalat di Calisto Tanzi, del ramo lattiero-caseario del gruppo Cirio, a un prezzo, giudicato incongruo della procura, di 829 miliardi di vecchie lire. E questo perchè superiore di almeno 200 miliardi al valore effettivo…


Da il “Fatto Quotidiano”


cragnotti geronzi sole24oreCRAGNOTTI GERONZI SOLE24ORE
L’ex presidente del Banco di Roma, Cesare Geronzi e l' ex componente del cda di Cirio Riccardo Bianchini Riccardi sono stati assolti nell'ambito del processo per l' operazione Eurolat, settore latte della Cirio, in uno dei filoni d' inchiesta nati dal crac Parmalat. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale di Roma che hanno, invece, condannato a 5 anni e mezzo, l' ex patron della Cirio, Sergio Cragnotti.

GERONZI PONZELLINI E LIGRESTIGERONZI PONZELLINI E LIGRESTI
L'ex presidente della Lazio è stato condannato in relazione a un singolo episodio: la distrazione di 64 miliardi di lire del cosiddetto "patto di non concorrenza". Agli imputati la procura contestava oltre la bancarotta anche il reato di concorso in estorsione.
Accusa, quest' ultima, da cui è stato assolto anche Cragnotti.

lazio couto cragnottiLAZIO COUTO CRAGNOTTI
Il processo riguardava l'operazione che portò nel 1999 alla acquisizione da parte della Parmalat di Calisto Tanzi, del ramo lattiero-caseario del gruppo Cirio, a un prezzo, giudicato incongruo della procura, di 829 miliardi di vecchie lire. E questo perchè superiore di almeno 200 miliardi al valore effettivo. Il crac Cirio avvenne nel 2003, quando furono mandate in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro, coinvolgendo decine di migliaia di risparmiatori

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/cirio-latte-fa-bene-geronzi-assolto-anni-mezzo-invece-111851.htm

martedì 20 ottobre 2015

Voleva liberare il Vaticano dalla Massoneria: muorì “misteriosamente” dopo 33 giorni Scritto il ottobre 20, 2015 by lastella

CERCO’ DI LIBERARE LA CHIESA DALLA MASSONERIA, MA MORI’ DOPO 30 GIORNI

 Ebbene si, la storia del Vaticano ha anche riportato questo caso, l’elezione del Papa Albino Luciani il 26 agosto del 1978 e la sua improvvisa morte 30 giorni dopo.
Albino Luciani era un personaggio non visto di buon occhio da alcune persone all’interno del Vaticano, ad esempio per monsignor Marcinkus, che fino all’ultimo aveva sperato per l’elezione di un altro candidato. E’ noto a tutti che questo monsignore, era un personaggio fondamentale dell’unione tra il Vaticano e le Grandi Banche, (o almeno è ciò che hanno riferito i giornali), rappresentava il più alto grado all’interno dello IOR, l’Istituto per le Opere Religiose, ed era scontento del cambiamento che questo nuovo Papa voleva attuare all’interno della Chiesa: rifarsi agli antichi insegnamenti cattolici di carità cristiana, rinunciando al lusso e agli sfarzi che da troppo tempo avevano distratto gli uomini della Chiesa. Inoltre, Albino Luciani era irremovibile su due punti fondamentali, il primo quello che gli ecclesiastici non dovevano far parte della massoneria e il secondo che il denaro della chiesa non doveva essere utilizzato alla stregua di una banca qualunque.
Il giorno della sua morte, fu dichiarato che il Papa era morto con in mano il libro “imitazione di Cristo”, ma successivamente il libro si trasformò in degli scritti da leggere per un discorso da tenere ai gesuiti e l’ora della sua morte dapprima fu fissata per le 23.00 e poi per le 04.00 del mattino.
Molte altre sono le cose che vennero dette e scritte riguardo alla morte del Papa Albino Luciani, ma nessuno saprà mai se rispecchiavano la verità.
Questo è un blog, si narrano storie e vicende raccontate nel tempo, e, ci tengo a precisare che, nessuno della redazione è mai stato a contatto con i personaggi sopra citati o all’interno del Vaticano.
La Redazione di Dillo ad Arianna
fonte: disinformazione.it, ILGIORNALE.IT
Lo strano caso della morte di Albino LucianiA cura di Giuseppe Ardagna – disinformazione.it
Il 26 Agosto del 1978 Albino Luciani divenne ufficialmente Vescovo di Roma (cioè fu eletto Papa) e successore di Paolo VI. In Vaticano, parecchie persone non erano contente dell’elezione di Luciani al soglio pontificio ma, forse, il più scontento di tutti era monsignor Marcinkus che fino all’ultimo istante aveva sperato nell’elezione del candidato Giuseppe Siri.
Ma chi era questo Marcinkus? Era una delle pedine fondamentali di quella partita a scacchi che da anni si giocava fra Vaticano e grandi banche e che metteva in palio la possibilità di vedere il proprio capitale aumentare sempre di più[1]. Marcinkus era il più alto in grado all’interno dello I.O.R., l’Istituto per le Opere Religiose. Egli intuì immediatamente i pericoli dell’elezione di questo pontefice che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato chiaramente intendere di voler far tornare la chiesa cattolica a quegli ideali di carità cristiana propri del primo cattolicesimo, rinunciando alle ricchezze superflue che troppo avevano distolto gli uomini di chiesa dai propri sacri compiti. Figuratevi il capo della banca vaticana come avrebbe mai potuto vedere un tipo del genere sul più alto gradino del proprio stato…
Marcinkus diceva ai suoi colleghi: «Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno»[2].
Su due punti Luciani sembrava irremovibile: l’iscrizione degli ecclesiastici alla massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque[3]. E l’irritazione del Papa peggiorava al solo sentire nominare personaggi come Calvi e Sindona dei quali aveva saputo qualcosa facendo discrete indagini[4].
In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico «O.P. Osservatore Politico» di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani in circostanze mai chiarite.[5] Secondo molti, O.P. era una sorta di «strumento di comunicazione» adoperato dai servizi segreti italiani per far arrivare messaggi all’ambiente politico. Pecorelli, tra l’altro, era legato a filo doppio con Gelli come lo erano Sindona e Calvi[6].
Ma, tornando alla lista ecclesiastico-massonica, questa comprendeva, fra gli altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de «L’osservatore Romano» don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo).[7]
Di Albino Luciani cominciò a circolare per la curia l’immagine di uomo poco adatto all’incarico, troppo «puro di cuore», troppo semplice per la complessità dell’apparato che doveva governare.
La morte subitanea, dopo trentatre giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Era morto o l’avevano ucciso?[8]
Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo.[9]
Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano. C’erano veramente motivi per credere che qualcosa non andasse per il verso giusto.
Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero. Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi.
Di questo argomento si occuperà approfonditamente l’inglese David Yallop, convinto della morte violenta di Giovanni Paolo I.
Il libro dello scrittore inglese passa in rassegna tutti gli elementi di quel fatidico 1978 fino a sospettare sei persone dell’omicidio di Albino Luciani: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello I.O.R. Marcinkus, il banchiere Michele Sindona, il banchiere Roberto Calvi e Licio Gelli maestro venerabile della Loggia P2.[10]
Secondo Yallop, Gelli decise l’assassinio, Sindona e Calvi avevano buone ragioni per desiderare la morte del Papa ed avevano le capacità ed i mezzi per organizzarlo, Marcinkus sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione mentre Cody (strettamente legato a Marcinkus) era assenziente in quanto Luciani era intenzionato ad esonerarlo dalla sede di Chicago perché per motivi finanziari si era attirato le attenzioni non solo della sua chiesa ma addirittura della giustizia cittadina e della corte federale. Villot, infine, avrebbe facilitato materialmente l’operazione[11].
La ricostruzione fatta da Yallop degli affari di Sindona, di Calvi, di Gelli e dello I.O.R., conduce inevitabilmente all’eliminazione del Papa.
Tuttavia la ricostruzione dello scrittore inglese pone alcuni problemi, primo fra tutti la netta sensazione che, in alcuni passi della ricostruzione, gli episodi, le date e le circostanze, tendano ad «esser fatte coincidere» troppo forzatamente.
Tuttavia il lavoro investigativo di Yallop è comunque buono e non si può non tener conto del lavoro dell’inglese soprattutto considerando il fatto che troppi sono i dubbi inerenti le ultime ore di vita del Papa.
Perché e soprattutto chi ha fatto sparire dalla camera del Papa i suoi oggetti personali? Dalla stanza di Luciani scompariranno gli occhiali, le pantofole, degli appunti ed il flacone del medicinale Efortil. La prima autorità di rango ad entrare nella stanza del defunto fu proprio Villot, accompagnato da suor Vincenza (la stessa che ogni mattina portava una tazzina di caffè al Papa) che verosimilmente fu l’autrice materiale di quella sottrazione.
Perché la donna si sarebbe adoperata con tanta solerzia per far sparire gli oggetti personali di Luciani? Perché quegli oggetti dovevano sparire?
Domande destinate a restare senza risposta anche in considerazione del fatto che la diretta interessata è passata a miglior vita.
Una curiosità per chiudere l’argomento: sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale «Il mondo» aperta su di un’inchiesta che il periodico stava conducendo dal titolo: «Santità…è giusto?» che trattava, sotto forma di lettera aperta al pontefice, il tema delle esportazioni e delle operazioni finanziarie della banca Vaticana. «E’ giusto…» recita l’articolo «…che il Vaticano operi sui mercati di tutto il mondo come un normale speculatore? E’ giusto che abbia una banca con la quale favorisce di fatto l’esportazione di capitali e l’evasione fiscale di italiani?»[12].
[1] Matillò R.D., L’avventura delle finanze Vaticane,Ed.Pironti, Napoli, 1988 ;
[2] Ibidem
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Ardagna G., La scoperta della lista P2 nella stampa italiana,Napoli, 2004;
[6] Ibidem
[7] Matillò R.D., L’avventura delle finanze Vaticane, Ed.Pironti, Napoli, 1988;
[8] Ibidem
[9] Ibidem
[10] Yallop D., In God’s name, Ed.Pironti, Napoli, 1992;
[11] Ibidem
[12] Ibidem

“Così è stato ucciso papa Luciani”

Di uaar.it
Il 29 settembre 1978 il mondo si svegliò con un titolo: Giovanni Paolo I è morto. Erano passati 33 giorni dall’ascesa di Albino Luciani al soglio di Pietro. […] La sera prima Luciani avrebbe avuto una riunione tempestosa con i cardinali del vertice vaticano. Si sentì gridare, raccontò poi suor Vincenza, che avrebbe visto salire il papa nel suo appartamento con in mano gli appunti mai più ritrovati. Ce ne sarebbe stato abbastanza per indagare, ma non fu fatto. Ora il libro di un giovane e intraprendente giornalista portoghese, Luis Miguel Rocha, l’anti Dan Brown che sostiene di possedere i documenti che provano l’assassinio di papa Luciani, minaccia di riaprire clamorosamente il caso. S’intitola La morte del papa, è in testa alle vendite in Portogallo e in Spagna, è edito in Italia da “cavallodiferro”, i suoi diritti sono stati venduti in ben cinquanta paesi, dalla Francia agli Stati Uniti al Giappone, e nel 2008 diventerà anche un film. Ne ha acquistato il titolo il produttore dei Pirati dei Caraibi di Johnny Depp. Il libro, peraltro, esce in Italia alla vigilia della fiction televisiva che questa sera e domani su Raiuno ripasserà la vita di Luciani, naturalmente in tono buonista. Che cosa racconta invece Rocha? Che papa Luciani fu ucciso, anzi che “il pontefice aspettava il suo assassino, per questo – dice – nel suo corpo non ci sono tracce di violenza. Tutto è avvenuto nel silenzio e nell’ombra”. Ma come fa a dirlo? «Perché ho avuto documenti segreti che lo rivelano, ma non posso dire da chi. Presto però la verità verrà fuori». E chi è stato l’assassino? J. C. si legge a pagina 373. Davanti a quest’uomo indicato con le sole iniziali, il cardinale Villot – dopo un’ultima, infruttuosa discussione col papa che l’aveva redarguito per l’acquiescenza nei confronti di Licio Gelli – aveva aperto un cassetto, estratto un mazzo di chiavi ed esclamato “dev’essere stanotte”. Giallo, verità, fantasia? «Tutto inventato per vendere il libro, mio fratello è morto per cause naturali», ha dichiarato a un’agenzia il novantenne Edoardo Luciani. Altrettanta sicurezza manifesta Rocha che però sfugge alle domande più stringenti giocando tra fiction e realtà e mettendosi i panni dell’anti Dan Brown. Che cosa la differenzia da Dan Brown? «Il fatto che io racconti fatti veri». Quali prove ha a sostegno dei documenti che dice di possedere? «La mia funzione non è provare, è raccontare. Altri saranno incaricati di provare». Se ci sono perché non dice chi glieli ha dati? «Lei tradirebbe la sua fonte di informazioni, dopo aver accettato le condizioni che la fonte stessa ha espresso?». […]
DA uaar.it

http://lastella.altervista.org/voleva-liberare-il-vaticano-dalla-massoneria-muori-misteriosamente-dopo-33-giorni/

sabato 17 ottobre 2015

Trentadue anni fa, il mondo fu salvato da un uomo che nessuno conosce Scritto il ottobre 16, 2015 by lastella

di Alesia Miguens, per Informador Pùblico – Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Vecchia per pressenza.com
A volte nella storia è più importante quello che è quasi successo che non ciò che è realmente accaduto. E forse ciò che più colpisce di queste incredibili storie di eroi così lontani dallo scintillio sono le sincronicità che li circondano.
Voglio raccontare di come trentadue anni fa un uomo di cui la maggior parte del mondo non aveva mai sentito parlare sarebbe diventato il più grande eroe di tutti i tempi, avendo “letteralmente” salvato il mondo da un’apocalisse atomica.
Correva l’anno 1983, in piena guerra fredda, tempi “bollenti” come mai era accaduto dalla crisi dei missili di Cuba. Il 23 marzo, il Presidente Reagan lanciò la sua “Star Wars – Guerra delle galassie”, letteralmente definendo la Russia “L’impero del male”.
Contava tra l’altro su un importantissimo alleato altrettanto deciso a porre fine al comunismo, Giovanni Paolo II. I pianeti sembravano allineati per farla finita con l’Unione Sovietica, e i sovietici presero la cosa molto sul serio.
USA e NATO progettavano di collocare missili nella Germania dell’Ovest, e intanto organizzavano un’esercitazione militare in Europa.
Ma i leader dell’Unione Sovietica erano della generazione della seconda guerra e ricordavano perfettamente come, con il pretesto di una esercitazione, Hitler avesse ingannato Stalin e lanciato l’Operazione Barbarossa.
Permettere una replica era inammissibile.
Ritenendo che l’esercitazione fosse una copertura per una vera invasione, presero una decisione: scaricare tutto il proprio arsenale al primo segno di attacco nucleare.
La tensione era al massimo. Al punto che il primo settembre 1983, un aereo di linea sud coreano penetrò per errore nello spazio aereo sovietico e i russi non esitarono ad abbatterlo senza preavviso, uccidendo 269 persone, tra le quali un senatore e diversi cittadini americani.
Questa storia non sarebbe potuta arrivare in momento peggiore.
La notte del 25 settembre del 1983, un colonnello di 44 anni della sezione spionaggio militare dei servizi segreti dell’Unione Sovietica giunge al proprio posto di comando al Centro di allerta precoce, da dove coordinava la difesa aerospaziale russa.
Tuttavia, quella sarebbe dovuta essere la sua notte libera. Era stato richiamato all’ultimo minuto perché il collega che doveva essere in servizio si era ammalato…
Suo compito era analizzare e verificare tutti i dati provenienti da un satellite in vista di un possibile attacco nucleare americano. Per far ciò, aveva a disposizione un protocollo semplice e chiaro. Tanto più chiaro e semplice in quanto redatto da lui stesso.
Dopo appropriati controlli, doveva allertare il proprio superiore, che avrebbe immediatamente dato inizio ad un massiccio contrattacco nucleare su Stati Uniti e i suoi alleati.
Poco dopo la mezzanotte, esattamente alle 12.14 del 26 settembre del ‘ 83, scattano tutti i sistemi di allarme; suonano le sirene, e sugli schermi dei computer compare: “attacco di missile nucleare imminente“.
Un missile era stato lanciato da una delle basi degli Stati Uniti.
L’ufficiale ordina di mantenere la calma, che ognuno faccia il proprio lavoro. Così come lui esegue il proprio.
Verifica tutti i dati e richiede conferma dalla veduta aerea, l’unica che il satellite non ha potuto confermare a causa delle condizioni atmosferiche.
Nonostante le conferme, conclude che deve essersi verificato un errore. Non era logico che gli USA lanciassero un solo missile se davvero stavano attaccando l’Unione Sovietica.
Così ignora l’avviso, considerandolo un falso allarme.
Poco dopo, però, il sistema mostra un secondo missile. E poi un terzo.
In preda ad una forte scarica di adrenalina, dal secondo piano del bunker può vedere, nella sala operativa, la grande mappa elettronica degli Stati Uniti con la spia lampeggiante indicante la base militare sulla costa est, da cui erano stati lanciati i missili nucleari.
In quel momento, il sistema indica un altro attacco. Un quarto missile nucleare e immediatamente un quinto.
In meno di 5 minuti, 5 missili nucleari erano stati lanciati da basi americane contro l’URSS. Il tempo di volo di un missile balistico intercontinentale dagli Stati Uniti era di 20 minuti.
L’attività è frenetica. Intanto lui analizza i dati…
Dopo aver rilevato l’obiettivo, il sistema di allarme doveva passare attraverso 29 livelli di sicurezza per conferma; comincia ad avere forti dubbi man mano che vengono superati i vari livelli di sicurezza.
Sa che il sistema potrebbe avere qualche malfunzionamento. Ma poteva l’intero sistema essere in errore, 5 volte? O stava affrontando Armageddon?
Il principio di base della strategia della guerra fredda sarebbe stato un massiccio lancio di armi nucleari, una forza travolgente e contemporanea di centinaia di missili, non 5 missili uno a uno. Doveva esserci un errore.
E se invece non fosse così? Se fosse una astuta strategia americana? L’olocausto tanto temuto stava per succedere e lui non faceva niente?
Aveva cinque missili nucleari balistici intercontinentali in viaggio verso l’URSS e solo 10 minuti per prendere la decisione se informare i leader sovietici… Essendo perfettamente consapevole che se segnalava ciò che tutti i sistemi stavano confermando, avrebbe scatenato la terza guerra mondiale.
I 120 tra ufficiali e ingegneri militari, gli occhi fissi su di lui, aspettano la sua decisione.
Mai prima nella storia, né dopo, sarebbe stato il destino del mondo nelle mani di un solo uomo come lo è in quei 10 minuti. Il futuro del mondo dipendeva dalla sua decisione, mentre lottava con sé stesso se premere o meno il “bottone rosso”.
Riflette: gli americani non sono ancora in possesso di un sistema di difesa missilistico e sanno che un attacco nucleare all’URSS equivale all’annientamento immediato del proprio popolo. E benché diffidi di loro, sa che non sono suicidi. Si dice: “Un tale imbecille non è ancora nato nemmeno negli Stati Uniti.”
Sapendo che se si sbagliava, un’esplosione 250 volte maggiore rispetto a quella di Hiroshima si sarebbe scatenata su di loro su di loro entro pochi minuti senza che essi potessero far più nulla, riesce a mantenere il sangue freddo, e ad avere il coraggio di ascoltare il proprio istinto e di conformarsi alla conclusione logica suggerita dal buonsenso.
E decide di segnalare un malfunzionamento del sistema.
Paralizzati e sudando a fiumi, i 120 uomini al suo comando contano i minuti che mancano perché i missili raggiungano Mosca.
Quando di colpo, a pochi secondi dalla fine, le sirene smettono di suonare e le spie di allarme si spengono.
Aveva preso la decisione giusta. E salvato il mondo da un cataclisma nucleare.
I suoi compagni, madidi di sudore, gli si gettano addosso, abbracciandolo e proclamandolo un eroe.
Lui si accascia sulla sua sedia e beve oltre mezzo litro di vodka senza respirare. Alla fine di quella notte, avrebbe dormito 28 ore di fila.
Quando tornò al lavoro, i suoi compagni gli regalarono una TV portatile di fabbricazione russa per ringraziarlo. Erano tutti vivi grazie alla decisione che aveva preso.
Nel venire a sapere ciò che era avvenuto, il suo superiore lo informò che sarebbe stato decorato per avere evitato la catastrofe e che egli avrebbe proposto di creare un giorno in suo onore.
Ma non è andata così.
La Russia non poteva permettere che gli Stati Uniti e il popolo russo venissero a conoscenza di quanto era successo.
Così, fu ammonito per non aver essersi conformato al protocollo e trasferito ad una posizione di gerarchia minore. Poco dopo fu mandato in pensionamento anticipato.
Ha vissuto il resto della sua vita in un modestissimo bilocale alla periferia di Mosca, sopravvivendo con una misera pensione di 200 dollari al mese, in assoluta solitudine e anonimato.
Fino a quando, nel 1998, il suo comandante in capo, Yury Votintsev, presente quella sera, ha rivelato l’accaduto, il cosiddetto “incidente dell’equinozio d’autunno” causato da una rarissima congiunzione astronomica, in un libro di memorie che accidentalmente arrivò fino a Douglas Mattern, Presidente dell’organizzazione internazionale per la pace, “Associazione di cittadini del mondo”.
E dopo aver verificato la veridicità di una storia così allucinante, questi è andato di persona in cerca di questo eroe sconosciuto a cui tutti dobbiamo di essere ancora in questo mondo, per consegnargli il “Premio Cittadino del Mondo”.
L’unico indizio su dove trovarlo l’aveva avuto da un giornalista russo, che lo aveva avvertito che avrebbe dovuto andare senza un appuntamento perché né il telefono né il campanello funzionavano.
Trovarne traccia in una fila enorme di grigi complessi condominiali a 50 chilometri da Mosca non è stato facile.
Uno degli abitanti a cui ha chiesto informazioni ha risposto: “Lei deve essere pazzo. Se esistesse davvero un uomo che ha ignorato un avviso di attacco nucleare degli Stati Uniti, sarebbe stato giustiziato. A quel tempo non esisteva una cosa come un falso allarme in Unione Sovietica. Il sistema non non sbagliava mai. Solo il popolo”.
Alla fine, al secondo piano di uno degli edifici, riuscì a rintracciare l’ufficiale, che si affacciò, la barba lunga e trasandato. “Sì, sono io, prego.”
“Ho sentito che ero con Gesù quando ha aperto la porta,” ha detto Douglas Mattern.
“Tuttavia, viveva come un barbone. Zoppicando, i piedi gonfi, non potendo più camminare molto ed essendogli doloroso stare in piedi, mi ha detto che usciva solo per le provviste”.
Dopo aver raccontato la storia più o meno come abbiamo appena finito di riferire, quest’uomo vi direbbe: “Non mi considero un eroe; solo un ufficiale che ha compiuto il proprio dovere secondo coscienza in un momento di grande pericolo per l’umanità “. “Ero solo la persona giusta, nel luogo e nel momento giusto”.
“In un mondo pieno di vanitosi che “pretendono” di salvare qualcosa, quando in realtà tutto quello che fanno è portare danno agli altri e al pianeta; in un mondo così pieno di miserie, meschinità, ego, avidità e ambizioni, l’umiltà di quest’uomo e la sua indifferenza per fama e importanza, è estremamente sconvolgente”, commenta Mattern.
Dopo essere venuti a conoscenza di questo evento, esperti di Stati Uniti e Russia hanno calcolato quale sarebbe stata la portata della devastazione in base all’arsenale a loro disposizione al tempo.
E sono arrivati ad un’agghiacciante conclusione: dai tre ai quattro miliardi di persone, direttamente e indirettamente, sono stati salvati dalla decisione presa da quest’uomo quella notte.
“La faccia della terra sarebbe stata sfigurata e il mondo che conosciamo, finito”, ha detto uno degli esperti.
Quest’uomo ha ricevuto:
  • Premio Cittadino del mondo il 21 maggio 2004.
  • Il Senato australiano gli ha conferito una onorificenza il 23 giugno 2004.
  • Il 19 gennaio 2006 è stato ricevuto all’ONU. Ha detto che quello è stato il suo “giorno più felice da molti anni”.
  • In Germania, nel 2011, gli è stato conferito il premio dedicato a chi ha apportato significativi contributi alla pace nel mondo, per aver scongiurato una guerra nucleare potenziale.
  • Premiato a Baden Baden il 24 febbraio 2012.
  • Vincitore della Dresda Preis nel 2013.
  • E Kevin Costner ha realizzato il documentario “Pulsante rosso” in suo onore.
Oggi continua a vivere nel suo piccolo appartamento alla periferia di Mosca, con la sua piccola pensione di 200 dollari al mese, in relativo anonimato. Ha dato la maggior parte del denaro dei premi alla sua famiglia, tenendone un po’ per comprare l’aspirapolvere che sognava e che si è rivelato difettoso.
Quando ho sentito di questa storia, la prima cosa che ho pensato è stata: quando i suoi vicini o qualcun altro si trova a guardarlo, pensa mai di dover la vita propria e quella dei propri familiari, discendenti e amici a quest’uomo?
O se quando vede le notizie e tutto ciò che accade nel mondo, si è mai detto che tutto ciò accade grazie alla decisione presa in quei 10 minuti.
Quando guarda il sole sorgere o tramontare pensa mai che così tante altre persone possono farlo grazie a lui?
E mi chiedo quanto Karma può guadagnarsi un’anima umana per aver salvato miliardi di esseri umani, piante e animali; un intero pianeta.
Questo vecchietto che vive in due stanzette alla periferia di Mosca con pochi miseri 200 dollari al mese ha salvato il mondo e nessuno lo sa.
Come è possibile che dopo 32 anni, così poche persone al mondo sappiano di lui?
È inconcepibile e molto ingiusto.
Per questo motivo, in questo nuovo anniversario della decisione basata sul buon senso che ha salvato il mondo, vorrei soltanto che tutti conoscano l’uomo che ha preso quella decisione.
Il tenente colonnello Stanislav Petrov.

di Alesia Miguens, per Informador Pùblico 
Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Vecchia per Pressenza

 http://lastella.altervista.org/trentadue-anni-fa-il-mondo-fu-salvato-da-un-uomo-che-nessuno-conosce/

martedì 13 ottobre 2015

La caduta A Berlusconi restano i soldi: offshore È stato condannato e non potrà più farsi eleggere. Però una partita con i giudici Berlusconi l'ha vinta: il miliardo e passa di euro che ha nascosto all'estero e non è mai stato trovato di Paolo Biondani

Dopo tanti processi, la bagarre politica che accompagna la sentenza della Cassazione sull'affare Mediaset rischia di far dimenticare una verità assoluta, che prescinde dagli alterni e comunque controversi risultati dei singoli casi giudiziari, per quanto importanti: Silvio Berlusconi resta senza dubbio l'imputato più furbo d'Italia.

Per misurare la sua grandezza, basta accantonare i codici e seguire la pista dei soldi, ripercorrendo la storia di una formidabile caccia al tesoro che dura da vent'anni. Un autentico tesoro: a conti fatti, più di un miliardo e 100 milioni di euro. Una montagna di denaro nascosto all'estero, che una raffica di sentenze definitive, convalidate negli anni scorsi anche dalla Cassazione, nell'indifferenza quasi generale, avevano già certificato come «la cassaforte occulta del gruppo Berlusconi».

Il bello è che nessuna autorità è mai riuscita a toccare un solo euro di quella fortuna. Insomma, per quanto sia ancora lontana la fine di altri processi ad alto rischio, a cominciare dal caso Ruby che vede il leader del centrodestra condannato in primo grado a sette anni, la più grande caccia al tesoro dell'ultimo ventennio l'ha stravinta lui.

Tutto comincia con un calciatore: Gianluigi Lentini, ceduto al Milan dal Torino nel 1994. Berlusconi guida il suo primo governo, dopo il trionfo alle elezioni in cui ha potuto presentarsi come l'anti-politico: uno dei pochissimi capitani d'azienda ancora non coinvolti in Tangentopoli. Nell'Italia già in crisi, il prezzo di quell'attaccante crea un certo scandalo: 18 miliardi e mezzo di lire. Ma il vero problema è che il presidente del Torino va in bancarotta e a quel punto confessa di aver intascato altri 10 miliardi (5 milioni di euro) in nero.

Da dove arrivano quei soldi? Da una misteriosa società offshore, la New Amsterdam, che li ha trasferiti in Italia tramite una finanziaria elvetica che spostava anche soldi di Cosa Nostra. I pm di Mani Pulite scoprono che questa New Amsterdam è gestita dalla filiale svizzera della Fininvest. Assistiti dal procuratore Carla Del Ponte, riescono a farla perquisire. Ma non trovano niente. Le carte che scottano sono finite a Londra, nascoste nello studio dell'avvocato David Mills.

A Milano intanto infuria Tangentopoli. Quattro squadre della Guardia di Finanza confessano di aver intascato mazzette dal gruppo Fininvest. Il governo Berlusconi risponde con il decreto Biondi, che punta a scarcerare i tangentisti, ma viene ritirato a furor di popolo.

L'inchiesta più pericolosa riguarda Telepiù, la prima tv a pagamento, che Berlusconi non potrebbe intestarsi per legge: salta fuori che molti soci sono prestanome di lusso, finanziati segretamente con 320 milioni di euro da un altro giro di società offshore, proprio quelle su cui avrebbero dovuto indagare i finanzieri corrotti dalla Fininvest. Nello stesso autunno del '94 il principale cassiere di Bettino Craxi confessa che il leader socialista ha intascato cospicue tangenti in Svizzera. Soldi bonificati dall'ennesima offshore, chiamata All Iberian, che si rivela una cassaforte miliardaria.

Per trovare le carte sparite dalla Svizzera, i magistrati devono mettere in moto la polizia inglese, che il 16 aprile 1996 perquisisce lo studio di Mills. E trova i primi documenti. Il legale inglese sembra collaborare e ammette di aver aiutato i manager Fininvest a manovrare ben 64 offshore, compresa la New Amsterdam. Mentre le banche svizzere documentano che la cassaforte centrale, quella All Iberian che pagava Craxi e tanti altri, ad esempio i giudici corrotti dall'ex ministro Cesare Previti, risulta «appartenente al gruppo Fininvest». Berlusconi, finito all'opposizione, sembra perduto: condannato in tribunale per le tangenti al Psi di Craxi e alla Guardia di Finanza, nel 2000 tenta di trattare un patteggiamento per la maxi-accusa di falso in bilancio, nata proprio dalla scoperta del "sistema All Iberian", ben 775 milioni di euro nascosti in quei conti offshore.

Ma dopo le prime riforme della giustizia e soprattutto la vittoria elettorale del 2001, per il miliardario imputato cambia tutto. Una legge del 2002 annienta il reato-base di falso in bilancio: Berlusconi guadagna la prescrizione sia per l'affare Lentini sia per tutta la vicenda All Iberian, oltre che per la corruzione giudiziaria del Lodo Mondadori. Le sentenze definitive spiegano che «non può certo dirsi innocente», ma ormai neppure il fisco può fargli niente: i conti svizzeri si possono usare come prove solo nei processi penali, mai contro l'evasione in sé. Intanto una sezione della Cassazione lo assolve pienamente per le tangenti alla Guardia di Finanza, senza neppure un processo-bis, pur condannando i suoi manager-parlamentari: loro hanno corrotto perfino un generale, ma lui poteva non saperlo.

E i soldi svizzeri di All Iberian dove sono finiti? Spariti in un altro paradiso fiscale: le nuove carte rivelano che, proprio tra il decreto Biondi del '94 e la perquisizione inglese del '96, il tesoro si è spostato alle Bahamas, sotto la regia dell'impenetrabile banca Arner.

Solo nel 2001, dopo altri cinque anni di opposizioni legali della Fininvest, arriva in Italia la documentazione su altri conti svizzeri. Che svela la storia delle offshore più strategiche, quelle che pompavano i soldi dentro la cassaforte All Iberian. E qui comincia l'inchiesta Mediaset. Le nuove carte raccontano che la perquisizione dello studio Mills fu depistata: un banchiere della Arner ha portato via 43 scatoloni di documenti. Dunque, nuova caccia al tesoro, tra Guernsey e l'Isola di Man. Anche qui sembra sparito tutto, tranne un appunto di cinque righe con un indirizzo di Londra: il nascondiglio dove nel giugno 2003 vengono finalmente trovate le carte mancanti. Di fronte ai documenti, Mills ammette di aver gestito anche le offshore supersegrete. E conferma che Berlusconi, appena fu indagato, gli chiese di intestarne un paio ai due figli maggiori, comportandosi da vero padrone.

Queste nuove casseforti offshore, così ben nascoste, hanno incamerato solo dal 1994 al 1998 la bellezza di altri 368 milioni di euro. La difesa le ha sempre definite società estranee, che compravano i diritti di trasmettere film americani e li rivendevano alle tv italiane. Per l'accusa invece erano solo un trucco (paragonato dai manager al «gioco delle tre carte») che consentiva a Mediaset di gonfiare a dismisura i costi dichiarati al fisco italiano. E a qualche furbone di nascondere i soldi nei paradisi esteri.

Dopo tutte le precedenti sentenze definitive, il nuovo processo Mediaset doveva solo stabilire chi fosse quel furbone. Partendo da una confessione. Spaventato dalle indagini inglesi, infatti, Mills rivela al suo commercialista e nel 2004 anche ai pm milanesi di aver incassato una tangente di 600 mila euro dalla Fininvest proprio per non testimoniare che le offshore del tesoro televisivo erano «di proprietà di Berlusconi».

È allora che si apre l'altro processo per la corruzione del testimone inglese: Mills cerca di ritrattare, ma viene condannato in primo e secondo grado, mentre Berlusconi rinvia i verdetti grazie a leggi incostituzionali. La mossa più astuta è del 2005: la legge ex Cirielli dimezza i tempi della prescrizione e rende impunibile la corruzione di Mills. La stessa riforma minimizza anche le accuse del processo Mediaset: dei 368 milioni scoperti dalle indagini, sopravvive solo l'ultima fetta di frode fiscale da 7,3 milioni di euro.

Tra tante sentenze definitive, un dato economico resta assodato: i tesori delle offshore sono spariti. Anche perché molte indagini si sono fermate contro muri di gomma: nessuna collaborazione da Hong Kong né da altri paradisi fiscali. E perfino a Parigi, quando la procura è andata a cercare due archivi dei contratti di Mediaset, si è sentita rispondere che uno era andato distrutto da «un incendio fortuito», l'altro da «un allagamento».


Nell'articolo c'è una data sbagliata, segnalata da un lettore: il 1994 è l'anno in cui si scopre il nero pagato per l'acquisto di Lentini che risale al luglio 1992 (P.B)
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IN MORTE DI UN PAPA SCOMODO: 35 ANNI FA MORIVA (TRA MOLTI MISTERI), DOPO APPENA 33 GIORNI DI PONTIFICATO, ALBINO LUCIANI La morte di Albino Luciani non è mai stata chiarita del tutto - Perché non fu eseguita l’autopsia, nonostante i sospetti di avvelenamento? Luciani aveva scoperto qualcosa di tremendo sul Vaticano e lo Ior? Davvero la P2 era coinvolta? Quale fu il ruolo dell’intoccabile Marcinkus?...

Claudio Rendina per "La Repubblica"
Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le ore 5.30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se fosse intento a leggere; sul comodino una copia dell'Imitazione di Cristo.
PAPA LUCIANIPAPA LUCIANI Il medico, dottor Renato Buzzonetti, accorso immediatamente, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le 11 di ieri sera, per infarto acuto del miocardio». È il comunicato ufficiale della morte di Albino Luciani, ovvero di papa Giovanni Paolo I, emesso dalla sala stampa della Santa Sede per bocca del suo direttore monsignor Romeo Panciroli, che risponde anche alle domande dei giornalisti in una conferenza stampa. Fa in pratica il punto della situazione senza drammatizzare.
Peraltro padre John Magee, il secondo segretario particolare di Giovanni Paolo I che ha scoperto il cadavere, suor Vincenza e le altre suore addette al servizio del pontefice, nonché il primo segretario personale di Giovanni Paolo I, don Diego Lorenzi, sono irreperibili; l‘appartamento pontificio è stato chiuso dal cardinale camerlengo. Ma arriva una soffiata all'agenzia Ansa e ad alcuni quotidiani: papa Albino Luciani non è morto leggendo l'Imitazione di Cristo, ma un dossier esplosivo, e non è certa la causa della sua morte, tanto che probabilmente si eseguirà un'autopsia per vedere se è stato avvelenato.
Licio Gelli xLicio Gelli x S'imporrebbe un chiarimento, che non arriva. Si viene a sapere solo che il collegio dei cardinali presenti a Roma, in una riunione speciale, ha deciso di far esaminare il cadavere del papa a una commissione di tre medici per stabilire «l'opportunità dell'autopsia da un punto di vista medico». Il rapporto, pervenuto al cardinale Jean Villot il 2 ottobre, ritiene valida la diagnosi del dottor Buzzonetti, ma uno dei tre medici consiglia di effettuare l'autopsia. I cardinali, nuovamente riuniti, scartano a larga maggioranza la necroscopia, ritenendo valida la certificazione di morte per infarto; archiviano in sostanza il "caso", autorizzando i funerali.
LICIO GELLILICIO GELLI Ma le ipotesi sulla fine sospetta di Giovanni Paolo I prendono più corpo in certi strati dell'opinione pubblica. Circola la voce che la morte sarebbe da attribuirsi ad avvelenamento e il delitto sarebbe riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Licio Gelli.
La gente comune prova una grande commozione per la morte di Albino Luciani: Giovanni Paolo I è stato amato per la sua semplicità, come quando ha paragonato l'anima ad un'automobile, o affermando che Dio è per i fedeli come una madre. «Tutti segnali di un papa che è come un operaio di fabbrica, come un contadino dell'Abruzzo», secondo le parole dello storico delle religioni Alfonso di Nola.
E che dire poi di quando il pontefice recitò la poesia La fede di Trilussa, dopo aver attraversato due ali di folla sulla sedia gestatoria nel corso di un'udienza in Vaticano? La recitazione della poesia sarebbe stata una pagina memorabile nella storia della Chiesa cattolica, proprio per quell'improbabile accento romanesco, che sarebbe stato imitato dal suo successore Giovanni Paolo II.
Il "papa del sorriso" era riuscito ad affascinare la gente proprio per la semplicità della sua recitazione e con l'alto contenuto religioso racchiuso nei pochi versi della poesia di un "forse quasi massone" e di un "abbastanza anticlericale".
marcinkus-wojtylamarcinkus-wojtyla Poi, nel 1984, escono due libri La vraie mort de Jean-Paul I di Jean-Jacques Thierry, che in 17 lettere accreditate a un fantomatico cardinale Wolkonsky espone i suoi sospetti sulla fine del papa, e In God's name di David Yallop, che viene lanciato con un grande battage pubblicitario e edito contemporaneamente in diverse lingue.
In questo libro la morte di Giovanni Paolo I è presentata come un vero e proprio assassinio, frutto di un complotto condotto dal cardinale segretario di Stato Jean Marie Villot e da monsignor Paul Marcinkus, presidente dello Ior, con la complicità di Roberto Calvi e dei vertici della loggia P2.
ROBERTO CALVI CON LA MOGLIE CLARAROBERTO CALVI CON LA MOGLIE CLARA Il giornalista inglese precisa che era intenzione di papa Luciani sostituire Villot con il cardinale Giovanni Benelli e allontanare dalle finanze vaticane Marcinkus, ritenendoli individui incapaci e corrotti; per questo certe persone l'hanno ucciso, prevenendo così la loro stessa eliminazione o l'allontanamento da posti di potere.
GIOVANNI PAOLO II WOJTYLA IN MONTAGNAGIOVANNI PAOLO II WOJTYLA IN MONTAGNA Ma il libro non consente di stabilire la verità: sono passati sei anni dalla morte di papa Luciani; Villot è morto nel 1979 e Marcinkus, ritenuto il regista dell'operazione, è intoccabile. Il monsignore è diventato arcivescovo e riuscirà ad evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, anche un mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore del tribunale di Milano per il riciclaggio di denaro.

 http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/morte-papa-scomodo-35-anni-fa-moriva-molti-misteri-dopo-63670.htm


Teorie sulla morte di Giovanni Paolo I

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1leftarrow.pngVoce principale: papa Giovanni Paolo I.
La tomba del Papa nelle Grotte Vaticane
L'improvvisa morte di papa Giovanni Paolo I, avvenuta nella notte del 28 settembre 1978, dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio pontificio, ha dato via a tutta una serie di ipotesi e speculazioni.

Indice

La versione ufficiale

Stando alle fonti Vaticane, papa Luciani morì tra le ore 21:30 del 28 settembre 1978 e le ore 4:45 del giorno successivo nei suoi appartamenti, per infarto miocardico acuto. A scoprire il Pontefice morto nel suo letto sarebbe stato il suo secondo segretario personale John Magee; sul suo comodino era posata una copia dell'Imitazione di Cristo, opera medievale che, dopo la Bibbia, è il testo più diffuso di tutta la letteratura cristiana occidentale.
Il decesso venne annunciato dal seguente comunicato:
« Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le 5,30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se fosse intento a leggere. Il medico, dott. Buzzonetti, accorso immediatamente, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le 11 di ieri sera, per infarto acuto del miocardio. »
(comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede)

Gli eventi successivi

Dopo la morte del papa, il collegio cardinalizio prese la decisione di non autorizzare l'autopsia, che avrebbe potuto accertare le cause del decesso, dichiarando che non si era mai fatta un'autopsia sul corpo di uno dei successori di Pietro, nonostante in passato sia stata eseguita su Pio VIII[1].
Successivamente, grazie alle testimonianze di chi era presente quella notte nella camera da letto del defunto, emersero alcune imprecisioni nella versione ufficiale dei fatti. La prima a trovare il papa morto sarebbe stata in realtà la fedele suor Vincenza Taffarel; inoltre sul suo comodino non ci sarebbe stato il summenzionato testo medievale ma dei fogli contenenti appunti e annotazioni personali. Chi ha compilato il comunicato ufficiale avrebbe preferito sorvolare sulla presenza di una donna (suor Vincenza) nella stanza del Papa[2].
Anche la causa del decesso, l'infarto del miocardio, è stata oggetto di discussione. C'è chi[senza fonte] a proposito sostiene l'ipotesi dell'embolia polmonare, che provoca una morte quasi istantanea: un'embolia, in questo caso ad un occhio, già aveva colpito Luciani nel 1975 di ritorno da un viaggio in Brasile.
Gli errori, le incongruenze, le omissioni della versione ufficiale, la mancata autopsia favorirono l'emergere, dopo alcuni mesi, di versioni alternative a quella ufficiale, anche a carattere complottista. Esse chiamano in causa soprattutto la massoneria, la mafia, i servizi segreti.

Le condizioni di salute del Papa

Le testimonianze sullo stato di salute di Giovanni Paolo I risultano estremamente discordanti.
Prima di essere eletto Pontefice, Albino Luciani era stato sottoposto a una serie di interventi chirurgici ma presentava un quadro clinico decisamente buono, anche se da alcuni ritenuto alquanto cagionevole; quel che è certo è che negli anni immediatamente precedenti alla sua elezione la sua salute era del tutto stabile, anche perché in caso di infermità o cagionevolezza il Conclave non avrebbe proceduto all'investitura pontificale, visto il notevole impegno richiesto dalla carica[2].
I parenti di Luciani non escludono la naturalità del decesso improvviso, posto che sostengono l'esistenza di almeno altri due casi, nella loro famiglia, di decessi improvvisi senza alcun particolare elemento premonitore. L'ipotesi da essi sostenuta propende per un'embolia, anche alla luce del fatto, di cui si è già fatto cenno poc'anzi, che tre anni prima del suo decesso all'allora card. Luciani era stato riscontrato un embolo a un occhio: lui stesso aveva considerato con la sorella Nina che se quell'embolo si fosse fermato nel cuore o nei polmoni, egli sarebbe morto istantaneamente, senza nemmeno accorgersene[2].
Nel 1987, durante la trasmissione "Giallo" condotta da Enzo Tortora, uno dei segretari privati di Giovanni Paolo I, Don Diego Lorenzi, asserì che la sera precedente il suo decesso, intorno alle 18.30, il papa aveva ricevuto in udienza privata il segretario di Stato Vaticano, cardinale Villot, per poi congedarlo dopo circa un'ora, alle 19.30.
Al termine dell'udienza, Luciani avrebbe esternato a Lorenzi i sintomi di un malessere in termini di "dolori e fitte al centro del petto, con un senso di forte peso e oppressione".
La dichiarazione scatenò un gran numero di polemiche: innanzitutto perché si trattava dell'unica testimonianza che deponesse in tal senso, posto che tutti coloro che avevano interagito col papa, fino al momento in cui si era ritirato nelle sue stanze private, non avevano mancato di evidenziarne l'apparente ottimo stato di salute; secondariamente, per via dell'intempestività della dichiarazione di padre Lorenzi, giunta a quasi dieci anni di distanza dalla morte del pontefice, peraltro giustificata dall'interessato con l'affermazione:
« Non l'ho mai rivelato a nessuno perché nessuno è mai venuto a chiedermi spiegazioni o lumi al riguardo »
In terzo luogo, poiché poche ore prima del suo decesso (e poco dopo l'asserita esternazione di malessere a Don Diego Lorenzi), alle 21.30 del 28 settembre il papa aveva parlato al telefono con il suo medico personale, il dott. Antonio Da Ros, il quale ripeterà a più riprese nel corso degli anni che in quell'occasione Giovanni Paolo I non aveva fatto il minimo riferimento a dolori, oppressioni o malesseri di sorta[2].

L'ipotesi emotiva

Il cardinal Siri

La causa naturale della morte fu spiegata in privato[3] dal cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova: il nuovo Papa, persona di estrema semplicità evangelica, aveva una spiccata emotività, come risulta dal fatto che arrossiva al trovarsi in situazioni che potevano essere motivo di vergogna[4] e non ne fece mai mistero, ammettendolo anche durante una sua celebre udienza papale.
Papa Luciani, a detta del cardinal Siri, avrebbe confermato sine die le cariche curiali occupate dai cardinali nelle congregazioni romane; ciò l'avrebbe portato a ritrovarsi contornato di persone che non godevano della sua piena stima e fiducia, e il cuore non avrebbe retto a questa angosciosa situazione[senza fonte].

Lo psicanalista Cesare Musatti

Cesare Musatti, nella sua celebre rievocazione a transazione psicanalitica della morte di papa Luciani, parla di una sorta di sublime fuga mistica, la cui simbologia è rappresentata dalla presenza sul suo comodino dell'Imitazione di Cristo, e soprattutto da quel fatale numero trentatré che rappresenta la sintesi di una identificazione totale con il Cristo, unico vero porto di salvezza, in questo caso dalle fauci di una corte che non risparmiava occasioni, ritiene il Musatti, per fargli presente la sua inadeguatezza.
Musatti ritiene che Luciani fosse una persona umile e semplice, ma non un sempliciotto e neanche uno sprovveduto. Tuttavia, al di fuori della dimensione pastorale (l'unica nella quale si sentiva a suo agio, da vero sacerdote), non era particolarmente brillante nei rapporti umani. C'è chi conclude che effettivamente sarebbe stato lasciato solo, persino dai suoi segretari[5]. In questa visione, l'"uscita" di papa Luciani è interpretata come drammaticamente coerente e misteriosa al tempo stesso, non nel significato dato da Yallop e altri, quanto in quello di trovare "nella profezia che si avvera" l'unico rimedio di salvezza, mediante un olocausto che Musatti ritiene non sia stato vano nella vita della chiesa. Le debolezze fisiche (cuore, polmoni, ecc.) di Luciani e la probabile caduta, in una situazione di estremo stress, delle difese immunitarie, non sarebbero state altro che un facile veicolo di realizzazione di questo inconscio sacrificio.

La ricostruzione di Cornwell

John Cornwell, un giornalista e scrittore inglese specializzatosi nelle biografie papali ha condotto nel 1987 un'inchiesta sulle cause di morte del papa e sulle "stranezze" ad essa connesse.
Egli esclude ogni forma di avvelenamento fisico, ma si diffonde con diverse esemplificazioni su altri gravi fattori di turbamento morale, relazionale e psicologico tra i quali, secondo l'autore:
  • i difficili rapporti con la curia, che instaurarono in lui fortissime preoccupazioni, ansie, tensioni e un senso di impotenza e di solitudine;
  • la scarsa armonia regnante all'interno della stessa "famiglia pontificia", soprattutto da parte dei due segretari;
  • la mancanza di attenzione verso alcuni sintomi manifestatisi nel corso degli ultimi giorni di vita (gonfiore ai piedi, oppressione allo sterno, piccoli mancamenti ecc,) che avrebbero dovuto allarmare segretari e suore, costringendo il papa, pur riluttante, a farsi visitare e curare.
Cornwell propone anche una ricostruzione dell'ora della morte, che sarebbe avvenuta alle ore 23 ma sarebbe state comunicata più tardi per consentire di spostare e sistemare sul letto il corpo del papa.

Le ipotesi del delitto

La più celebre tesi alternativa alla versione ufficiale riguarda un presunto complotto a sfondo politico terminato con un omicidio.
Questo sarebbe stato commissionato in quanto Luciani, sostenitore di un'idea di "banca etica" fin dai tempi del suo episcopato vittoriese, pochi giorni prima di morire avrebbe convocato i principali responsabili delle finanze vaticane per verificare come venivano gestiti gli introiti curiali, ma senza fare in tempo ad approfondire l'argomento.
Il papa infatti fin dai primi giorni di pontificato aveva espresso la necessità di un ritorno ad una povertà evangelica per la Chiesa, affermando di voler procedere ad una profonda revisione della presenza del Vaticano nei mercati finanziari mondiali, gestione in quegli anni affidata all'arcivescovo statunitense Paul Marcinkus[6], a capo dello I.O.R., e di voler devolvere ai paesi poveri l'1% degli introiti del clero[7]. Secondo papa Luciani, infatti, «Lo IOR deve essere integralmente riformato. La Chiesa non deve avere potere, né possedere ricchezze. Il mondo deve sapere le finalità dello IOR, come vengono raccolti i denari e come vengono spesi. Si deve arrivare alla trasparenza ...»[8].
Particolarmente sgradite, inoltre, erano le idee innovative e riformiste espresse da papa Giovanni Paolo I, in particolare quelle attinenti alla riforma della Curia[8], della nomina cardinalizia di alcuni vescovi dell'Africa, dell'Asia e delle Americhe[8], sul ruolo della donna[8] e sul tema della contraccezione, sulla quale aveva espresso timide aperture nella commissione sul controllo delle nascite al Concilio Vaticano II parlando di "maternità responsabile" (in parziale disaccordo con l'Humanae Vitae di Paolo VI)[9], nonché a seguito di un convegno delle Nazioni Unite sulla sovrappopolazione mondiale[7].

La tesi del libro-inchiesta di David Yallop

Su queste basi, sei anni dopo la morte di Luciani, il giornalista investigativo britannico David Yallop pubblicò il best-seller In nome di Dio, dove esponeva la tesi secondo la quale la morte sarebbe da attribuirsi ad avvelenamento, probabilmente ad azione cardiaca (del tipo della Digitale), e il delitto sarebbe riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Licio Gelli.
L'elezione di Luciani avrebbe scontentato parecchi esponenti della gerarchia e degli ambienti vaticani[10]. Tra questi, monsignor Marcinkus, che fino all'ultimo istante sperò nell'elezione di un altro candidato, Giuseppe Siri, esponente dell'ala tradizionalista e delfino di Pio XII.
L'arcivescovo statunitense, figura di spicco nel panorama della finanza vaticana, protagonista delle relazioni dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR, la Banca Vaticana) con le grandi banche straniere per l'accrescimento dei capitali gestiti dall'Istituto, intuì immediatamente il potenziale pericolo rappresentato (a lui è stata attribuita la frase "Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno"[11]) dall'elezione di Luciani che, sin dai suoi primi discorsi, aveva appunto lasciato chiaramente trasparire l'intenzione di ricondurre la chiesa cattolica agli ideali di carità cristiana del primo cristianesimo, rifiutando l'ingerenza della Chiesa negli affari economici internazionali e respingendo ogni gestione speculativa dei suoi beni, alla stregua di una banca qualunque, nonché di contrastare fermamente l'appartenenza di ecclesiastici alla massoneria. Di personaggi come Roberto Calvi e Michele Sindona, Luciani aveva approfondito la conoscenza disponendo apposite indagini; subito dopo la sua elezione, il periodico OP-Osservatore Politico (secondo molti "strumento di comunicazione" dei servizi segreti italiani per veicolare messaggi all'ambiente politico[senza fonte]) pubblicò un ampio servizio riportando un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, in buona parte componenti l'entourage papale, fra cui Jean-Marie Villot (cardinale segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario di Paolo VI), monsignor Donato De Bonis (alto esponente dello I.O.R.), Ugo Poletti (vicario generale di Roma), don Virgilio Levi (vicedirettore de L'Osservatore Romano) e Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana)[12]. Direttore di O.P. era Mino Pecorelli, ucciso in circostanze misteriose un anno dopo l'elezione di Luciani e la cui morte viene ricondotta al caso Moro.
Yallop nel libro evidenziò le già citate incongruenze tra la versione ufficiale del Vaticano e le dichiarazioni dei testimoni oculari:
  • Luciani, come già affermato in precedenza, sarebbe stato trovato morto con in mano il testo medievale Imitazione di Cristo, poi si parlò di fogli di appunti, quindi di un discorso per i gesuiti e, infine, di un elenco di eccellenti nomine e rimozioni che sarebbero state rese note l'indomani.
  • L'ora della morte fu inizialmente fissata verso le 23, poi posticipata alle 4.
  • Il corpo senza vita del Papa sarebbe stato scoperto dal secondo segretario, John Magee; si disse poi invece che a trovarlo fu una delle suore che gli prestavano assistenza.
Al crescere dei sospetti e degli interrogativi sulla morte di Luciani, la stampa italiana e una parte del clero si spinse a chiedere l'autopsia della salma del Pontefice, ipotesi respinta dal collegio cardinalizio.
L'inchiesta di Yallop evidenziò, inoltre, numerose incongruenze e circostanze poco chiare, come la scomparsa di tutti gli oggetti personali dalla camera del Papa (occhiali, pantofole, appunti, il flacone di Effortil, un farmaco per l'ipotensione): la prima autorità a poter entrare nella stanza del defunto fu il segretario di Stato, Jean-Marie Villot (figurante nella lista dei cardinali-massoni pubblicata da O.P.[12]), accompagnato da suor Vincenza Taffarel, indicata quale autrice materiale delle sottrazioni.
Sulla scrivania di Luciani venne ritrovata una copia del settimanale «Il Mondo» aperta su un articolo titolato «Santità... è giusto?», un documento-inchiesta circa la dubbia moralità dei fini perseguiti dalla Banca Vaticana.
Secondo Yallop, Luciani fu assassinato per volontà di Licio Gelli, con il supporto diretto o indiretto di:
  • Michele Sindona e Roberto Calvi, che avevano buone ragioni per desiderarne la morte, nonché capacità e mezzi per organizzarla;
  • Paul Marcinkus, indicato quale "regista" dell'intera operazione;
  • John Patrick Cody, perché passibile di esonero dalla sede di Chicago per motivi legati ad una discutibile gestione finanziaria, di cui la corte federale iniziava ad interessarsi;
  • Jean-Marie Villot, che avrebbe appoggiato e permesso il compimento dell'operazione.
Anche a seguito delle rivelazioni di Yallop, nel 1997 e negli anni seguenti, un gruppo di deputati e senatori italiani presentò in Parlamento alcuni atti di sindacato ispettivo (quali interrogazioni parlamentari, interpellanze ecc.) richiedendo delucidazioni in merito al misterioso decesso di Papa Luciani.[senza fonte]

Le motivazioni del presunto omicidio

Secondo Yallop, erano due i temi scottanti sui quali Luciani era in contrasto con il gruppo di potere vaticano e gli ambienti massonici: questione demografica (controllo delle nascite) e gestione finanziaria.
Villot e pochissimi altri sapevano del dialogo in corso tra il nuovo Papa e il Dipartimento di Stato americano sulla questione demografica e dell'udienza privata che era stata fissata tra Papa Luciani e una delegazione di parlamentari americani, appunto per discutere il tema del controllo delle nascite. Le discussioni con Luciani avevano dissipato in Villot ogni dubbio sulle posizioni innovative del nuovo Papa su questo tema. Egli era certo che ci sarebbe stata una drastica inversione di marcia[13]. Alcuni, come Villot e altri conservatori, ritenevano che questa svolta sarebbe stata un tradimento del pensiero di Paolo VI. Molti, invece, l'avrebbero acclamata come il maggior contributo della Chiesa al superamento del più drammatico tra i problemi del XX secolo.
Il nuovo Papa aveva deciso un generale repulisti degli uomini più vicini alla Banca Vaticana, lo IOR[6][8]. E il 20 settembre 1978 era ormai chiaro che cinque uomini - Marcinkus, Villot, Cody, Sindona e Gelli - avevano moltissimo da temere se Giovanni Paolo I fosse vissuto e moltissimo da guadagnare se fosse morto improvvisamente.

Il memoriale Calcara

Nel memoriale del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara sulle rivelazioni fatte a Paolo Borsellino, rese pubbliche a inizio 2008, Calcara racconta di essere venuto a conoscenza di una congiura di quattro cardinali (Jean-Marie Villot, Pasquale Macchi, Giovanni Benelli e un certo Gianvio[14]), tutti membri, come Marcinkus, dell'Ordine del Santo Sepolcro[15] e in diretto contatto con Antonio Albano (notaio personale di Giulio Andreotti, del boss Luciano Liggio e di Frank Coppola[16] e «fiore all'occhiello» di Cosa Nostra) che, usando Marcinkus, uccisero il papa «con una gran quantità di gocce di calmante», «con l'aiuto del suo medico personale»[17].
Alla base del gesto, sarebbe stata l'insofferenza di Papa Luciani verso «l'idea che cardinali e vescovi amministrassero tramite lo I.O.R. enormi ricchezze. La prima cosa che aveva già deciso di fare sarebbe stata quella di rimuovere alcuni cardinali che gestivano, usavano e manipolavano il vescovo Marcinkus sfruttando non solo la sua posizione all'interno dello I.O.R., ma anche e soprattutto i contatti e le potenti amicizie internazionali che il monsignore aveva»[17].
L'idea "rivoluzionaria" di Luciani era di «distribuire il 90% delle ricchezze in diverse parti del mondo, costruendo case, scuole, ospedali etc., dopodiché il 10% dei restanti beni sarebbe stato affidato, per i bisogni della Chiesa, allo Stato italiano»[17], progetto inaccettabile per i vertici delle finanze vaticane.

La "visione" di suor Erika

È inoltre documentato[18] che una religiosa tedesca, suor Erika Holzach, già segretaria del professor Feiner, teologo e perito al Concilio, affermasse di essere stata scelta da Dio, negli ultimi anni della sua vita, per ricevere "visioni" riguardanti eventi ecclesiali importanti. Giovanni Paolo I sarebbe apparso più volte nelle visioni di suor Erika.
La religiosa, scomparsa nel 1987, "vide" la morte di Papa Luciani, senza essere a conoscenza del libro di Yallop:
« Vedevo Papa Luciani era presente, sicuro e reale... Ieri sera, quasi alla fine della preghiera... mi è stato dato di conoscere qualcosa in modo molto chiaro: nella notte in cui fu ucciso, due uomini entrarono nella stanza da letto del Papa. Il primo aveva una siringa, l'altro doveva solo fare la guardia. Ma il Santo Padre si è svegliato e ha capito subito che volevano ucciderlo. Ha visto anche il secondo uomo, non poteva e non voleva difendersi. Ha accettato volontariamente di morire per amore. Tutto è successo molto velocemente. La cara Madre di Dio mi ha rivelato che il Santo Padre si è consegnato totalmente nell'ultimo istante, raccomandando a Lei la Chiesa e il futuro Papa. »
(suor Erika Holzak)

Il caso Nikodim

Il 5 settembre 1978, durante l'udienza privata concessa dal Papa al vescovo metropolita russo di Leningrado Nikodim, questi si accasciò in terra e spirò improvvisamente. Si ipotizzò che la morte di Nikodim, che si vociferava fosse al servizio del KGB, fosse avvenuta a causa dell'incauta ingestione di un caffè alterato, destinato a Papa Luciani probabilmente alterato da chi dopo, nella teoria cospiratoria, lo uccise, ossia la massoneria interna al Vaticano.[senza fonte]

Contro la tesi dell'omicidio

La Chiesa cattolica ha sempre respinto con forza ogni ipotesi dell'omicidio, teoria sposata, seppure in maniera velata, anche dalla discussa fiction sul Papa prodotta da RaiUno nel 2006, anche se la stessa fiction contiene la battuta «La stampa inglese non va mai per il sottile quando è in ballo la Chiesa Cattolica», pronunciata dal protagonista Neri Marcorè-Albino Luciani nel corso dello sceneggiato, che si sposa con la posizione della Chiesa nei riguardi di chi ha sostenuto ogni ipotesi di complotto.
Anche in ambienti laici, l'opera del giornalista inglese è stata bollata come poco attendibile,[senza fonte] per il suo taglio più al limite del romanzo che dell'inchiesta giornalistica, per l'immagine distorta che mostra della personalità del pontefice e per alcune incongruenze fra le affermazioni in esso contenute e la realtà dei fatti[19].
Ad esempio è da considerare che buona parte degli ecclesiastici sospettati di appartenere alla massoneria cui fa riferimento il libro facevano parte dell'area riformatrice della chiesa e avevano avuto un ruolo di primo piano nelle riforme che Paolo VI intraprese dopo il concilio. Sono state pertanto avanzate delle perplessità circa il collegamento fra la massoneria e gli ambienti tradizionalisti e conservatori, che non avrebbero visto di buon occhio l'elezione di Luciani, considerando che questi ultimi sono da sempre i più accaniti avversari della massoneria mentre quasi tutti i presunti massoni interni al vaticano erano di posizioni progressiste.
Papa Luciani respinse le dimissioni di Marcinkus, uno dei presunti cospiratori, nonostante l'operato di gestione delle finanze vaticane operata dal monsignore americano fosse ben lontano dall'idea di banca etica del pontefice bellunese.

Le voci sulle premonizioni

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Papa Giovanni Paolo I § L'incontro con suor Lucia.
L'insolita repentina scomparsa del pontefice da poco eletto si circondò d'aneddoti di tematica paranormale, tendenti ad accreditare l'esistenza d'una qualche premonizione o addirittura della consapevolezza della morte imminente da parte dello stesso Albino Luciani.
Una prima voce di questo tipo riguarda l'incontro con la religiosa Lucia dos Santos, nota come veggente di Fátima. La suora avrebbe predetto i due eventi (l'elezione al soglio pontificio e l'improvviso decesso) allo stesso cardinal Luciani nel 1977. L'episodio è però screditato da fonti ecclesiastiche.
Altro noto richiamo al destino di papa Luciani è stato letto nella celebre profezia di Malachia, dalla quale risulterebbe assegnato a Giovanni Paolo I il motto De medietate Lunae (che potrebbe essere interpretato come «Il tempo medio d'una luna»). V'è stato visto un riferimento alla durata del pontificato (33 giorni), vagamente paragonabile a quella d'una fase lunare (29 giorni).

Un "Giovanni Paolo I" ne Il Padrino

La trama de Il padrino - Parte III contiene degli evidenti richiami, con alcune licenze, alla teoria dell'omicidio sulla morte di questo papa. Nel film il protagonista Michael Corleone decide di prendere il controllo di una società controllata dal Vaticano; alla morte di Paolo VI, il nuovo pontefice Giovanni Paolo I decide di ratificare il contratto che permetterebbe la scalata dei Corleone al potere e per questo viene assassinato su ordine dei concorrenti, quattro personaggi che si ispirano chiaramente alle figure di Paul Marcinkus, Licio Gelli, Giulio Andreotti e Roberto Calvi.[senza fonte]

 https://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_morte_di_Giovanni_Paolo_I