mercoledì 26 ottobre 2016

Il Titanic non affondò per l’iceberg, la verità è un’altra ed è agghiacciante! lospecchiodelpensiero / settembre 26, 2016

Nel 1912 affondò il Titanic, di cui non esiste neanche una lista completa delle vittime. Nel 1913 vi fu la privatizzazione della Federal Reserve. I principali oppositori alla Federal Reserve scomparvero in una volta sola. Non so a voi, ma a me ricorda la caduta dell’aereo del governo polacco, che si opponeva all’euro e ai vaccini, gli strani incidenti di auro di Farage e Haider ed il più recente incidente a Buonanno, tutti connessi dalla strenua opposizione a questa europa antidemocratica, tutti morti…
Scorrendo la lista dei passeggeri, si scoprono cose molto interessanti, ad esempio che Sir William Pirrie, primo Visconte Pirrie, presidente di Harland and Wolff cancellò il viaggio all’ultimo minuto, e Milton S. Hershey, fondatore della Hershey Company, Henry Clay Frick, Theodore Dreiser, Guglielmo Marconi, Edgar Selwyn, e Alfred Gwynne Vanderbilt avevano previsto di viaggiare sul Titanic, avevano comprato il biglietto – che costava tra i 4’000 e i 10’000 euro attuali, ma cancellarono il viaggio all’ultimo minuto.
Il finanziere gesuita J. P. Morgan costruì il TITANIC, spinto dagli stessi gesuiti, e fu usato come esca per far imbarcare i ricchi americani contrari alla FED. Ma all’ultimo anche lui non si presentò al viaggio inaugurale, perché sapeva, come previsto già dalla costruzione, che sarebbe stato un viaggio di sola andata.
Sempre tra i passeggeri di prima classe, dove si salvarono prima le donne e i bambini, la percentuale di uomini di affari e notabili salvati è assai elevata, 57 uomini salvi su 118 vittime, per cui si capisce che è bizzarro che Astor, il passeggero più abbiente del Titanic, fu lasciato a bordo per dare la precedenza a donne e a bambini mentre altri notabili uomini meno importanti furono fatti salire sulle scialuppe di salvataggio.
Ci hanno raccontato che fu un iceberg ad affondare il Titanic, ma le prove dove sono?
Basta un’iceberg con una linea di vernice rossa (peraltro non combaciante) come prova?
Inoltre col Titanic tramontò l’era del carbone (UK) a favore di quella del petrolio (USA).
Come il 6 maggio 1937 la ”tragedia” Hindeburg fece tramontare l’era del dirigibile e sterminò parte del ceto industriale del terzo reich favorendo i futuri ”buoni liberatori” caso strano…
E’ plausibile anche la storia dei magnati oppositori che morirono sul Titanic perché si erano messi contro i cattivi cugini al servizio dei Rothschild negli USA.
I luridi banchieri (gesuiti) misero in piedi una complicatissima macchinazione per riuscire a farli imbarcare tutti nello stesso giorno sulla nave più sicura e inaffondabile della storia, e poi convinsero il capitano Edward John Smith (gesuita) a fare di tutto per speronare un iceberg nel buio della notte (o un piroscafo, come riportato nella testimonianza di Raimondo Vitillo, qui sotto), colpendo l’unico punto della fiancata dove una lacerazione di grandi dimensioni permettesse di imbarcare acqua a sufficienza da raggiungere in poco tempo la cima delle paratie intermedie, provocando così il travaso fatale.
Era tutto calcolato, questa gente non lascia mai niente al caso. Infatti, si preoccuparono persino di avvisare il marconista della California – nave che già sapevano si sarebbe trovata nelle vicinanze del Titanic, a quell’ora e in quel punto preciso dell’oceano – in modo che ignorasse i loro ripetuti segnali di S.O.S. Altrimenti rischiavano che questo piano machiavellico andasse in fumo, e che tutti i passeggeri venissero comunque salvati dalla nave accorsa in loro aiuto.
Dopodiché i luridi banchieri attesero un anno e otto mesi prima di fondare la Federal Reserve, in modo che a nessuno venisse il sospetto che i due fatti fossero correlati.
La testimonianza di Raimondo Vitillo
“Il Titanic non è affondato per la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 e 15 aprile 1912 ma perché è stato speronato da un piroscafo che batteva bandiera olandese o svedese”, l’ha sempre raccontato Raimondo Vitillo, nato ad Ariano Irpino il 14 maggio 1888 e deceduto ad 88 anni sempre nella sua città natale, uno dei pochi superstiti dall’affandonamento del transatlantico.
Una versione tramandata al figlio Carmine che vive a Seregno da oltre cinquant’anni e che l’ha ascoltata sia quand’era bambino con interesse e stupore che da adulto con maggior cognizione. “Mio padre – ha detto Carmine – tutte le volte che tornava sull’argomento non ha mai cambiato versione, neppure nei piccoli particolari perché quell’episodio è rimasto scolpito in maniera indelebile nella sua mente.
Uscito sul ponte a prendere un po’ d’aria ha udito tre forti fischi, poi un forte boato e visto un piroscafo che se ne andava non riuscendo a distinguere se la bandiera era olandese o svedese. Ma di aver visto un iceberg non ha mai fatto menzione.
Al rientro dopo il naufragio aveva scritto più lettere all’ambasciata raccontando la vera storia di cos’era accaduto quella notte sul Titanic, ma non ha mai avuto risposta».
Tratto da: attivotv.it

venerdì 14 ottobre 2016

IN ARRIVO IL DOCUMENTARIO ''SHADOW WORLD'', DEVASTANTE INDAGINE SUL TRAFFICO MONDIALE DELLE ARMI, CHE RIVELA I RAPPORTI LOSCHI FRA NAZIONI, GLI ACCORDI FRA SAUDITI E AMERICANI, LE MENZOGNE SULLA GUERRA IN IRAQ, LA CORRUZIONE DI POLITICI A BOTTE DI DONNE E CONTANTI - LA BOMBA STAVOLTA E' PER GLI U.S.A.

Nei mesi dopo l’attacco dell’11 settembre, racconta un inorridito a Wesley Clark nel nuovo documentario “Shadow World”, riemersero i piani dell’amministrazione di George H.W. Bush, sebbene la presidenza fosse nelle mani di quello junior. L’ex comandante NATO li aveva già sentiti nel 1991 o 1992 da Paul Wolfowitz e Dick Cheney, che portavano la nuova strategia americana a Washington e si trattava di un progetto di cinque anni che prevedeva l’intervento in Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan, Iran.

Il documentario dettaglia i rapporti fra politici americani e lobby delle armi, che vanno a braccetto da decenni. Il risultato è una guerra perpetua, dai tempi di Bush a quelli di Obama, alimentata da corruzione, avidità, e un’infinita rete di accordi loschi con i sauditi.



Il film è basato sul libro di Andrew Feinstein “The Shadow World: Inside the Global Arms Trade” e ripercorre l’accordo fra Reagan e Margaret Thatcher e quei fondi illeciti per 87 milioni di dollari usati dalla Bae Inflese (costruttrice di armi) per banchettare con i sauditi e fare accordi che arricchirono, ad esempio, il Principe Bandar bin Sultan. Un tra


Il fornitore d’armi Riccardo Privitera ricorda bene gli accordi redditizi stipulati con ufficiali militari, ungendo gli ingranaggi con contanti e donne: «Con 60.000 dollari firmavo contratti che ne valevano 3 milioni». Dice che corrompere i politici costa, li compara a prostitute, ma “alla fine fanno quello che diciamo noi. 

“Shadow World” unisce interviste e filmati di archivio, mostra scene che sottolineano il costo umano delle guerre e ripercorre l’ascesa politica di Cheney e il ruolo di Halliburton , figure chiave nella privatizzazione delle armi in America. Scrive Jeremy Scahill, autore di
“Dirty Wars”: «Essenzialmente quello che abbiamo fatto è stato creare una rete di corporazioni che hanno potenza di fuoco di piccoli stati-nazione che può rovesciare i piccoli governi del mondo».
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Il colonnello in pensione Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff del Segretario di Stato Colin Powell, condanna l’intelligence che condusse Powell a raccomandare la guerra in Iraq nel 2003. “Ci mentirono, indiscutibilmente”. La repubblicana Cynthia McKinney descrive le minacce di morte ricevute dopo aver sfidato il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, al quale chiese conto dei due bilioni di dollari mancanti dal Dipartimento della Difesa. Dice: “Ecco che succede se ti menti contro i pezzi grossi».

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Il documentario sarà visibile domani 14 ottobre a New York e Los Angeles. E’ intervistato anche David Lawley-Wakelin, il regista inglese che fece una inchiesta su Tony Blair per mostrare si trattasse di un criminale di guerra, e Muntadhar al-Zaidi, giornalista della tv “Al-Baghdadia TV” che tirò la scarpa al Presidente Bush alla conferenza del 2008, per mostrare che non tutti gli iracheni accoglievano con i fiori gli invasori americani.

Il corrispondente del “New York Times” chiude parlando di chi paga il prezzo della guerra: «Come si fa ad andare a Gaza e non essere arrabbiato per quello che facciamo a quella gente? Cos’ì come in Sudan, a El Salvador,  e in decine di altri posti? Non riesco a dimenticare i corpi dei bambini morti».

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/arrivo-documentario-shadow-world-devastante-indagine-traffico-133842.htm

domenica 9 ottobre 2016

IL FIGLIO DI ROBERTO ROSSELLINI, RENZO, CHE ANNUNCIÒ ALLA RADIO CON 45 MINUTI D'ANTICIPO IL RAPIMENTO DI ALDO MORO, SVELA (IN PARTE) IL MISTERO PIÙ BUIO D'ITALIA 2. “I TERRORISTI SI PREPARARONO CON I SERVIZI CECHI A KARLOVY VARY. RICOSTRUIRONO LA STRADA IN UN TEATRO DI POSA, STUDIARONO LE ANGOLAZIONI DI TIRO, LE POSSIBILITÀ DI FUGA" 3. LE BRIGATE ROSSE ERANO INFILTRATE ED ETERODIRETTE. C'ERANO I SERVIZI DIETRO A MORO E L'ATTENTATO DI VIA FANI. UN'OPERAZIONE MILITARE IN CUI ERANO STATI SPARATI PIÙ DI 100 COLPI IN POCHI SECONDI PER UCCIDERE TUTTI I CINQUE AGENTI DELLA SCORTA E LASCIARE INCOLUME IL PRESIDENTE DELLA DC NON POTEVA NON ESSERE STATA PREPARATA PER ALCUNI MESI” 4. E CONFERMA CHE NELLE ORE SUCCESSIVE AL RAPIMENTO, MORO SAREBBE STATO PORTATO NEI LOCALI DELL'AMBASCIATA CECOSLOVACCA A ROMA: "MORO PROVAVA PERSINO A DARE INDICAZIONI A CHI LO CERCAVA. NELLE SUE LETTERE DAL CARCERE SCRIVE DI ESSERE "SOTTO UN DOMINIO PIENO E INCONTROLLATO". PARLA DI UN LUOGO PRECISO” (CIOE' DI UN'AMBASCIATA)

Estratto dell’intervista di Fabrizio Corallo e Malcom Pagani a Renzo Rossellini per Il Fatto quotidiano”

renzo rossellini
[...] Nel 1975 lei aveva fondato Radio Città Futura. La mattina del 16 marzo 1978, con 45 minuti d' anticipo sul rapimento Moro, diede dai microfoni la notizia di un evento clamoroso che di lì a poco avrebbe occupato ogni singolo notiziario.
Della Commissione Moro, per quante volte sono stato convocato, dovrei essere socio onorario. Le commissioni hanno lavorato, scavato e indagato, ma quando si sono trovate vicine alla verità sono fuggite nella direzione opposta.
MOROMORO

Tornando alla sua preveggenza del 16 marzo?
Non fu preveggenza, né come ipotizzarono altri, una soffiata. Fu semplice analisi. Quella mattina, con il giuramento di Moro, il compromesso storico sarebbe diventato una realtà. C'era qualcuno che voleva impedirlo perché tagliare il ramo su cui era seduto Moro avrebbe fatto cadere in poco tempo anche tutti gli altri. Al microfono dissi che non c'era giorno più pericoloso e adatto di quello per assistere a un clamoroso atto di provocazione delle Br o dei Servizi. In precedenza lo avevo detto a Craxi. Non mi diede retta. Purtroppo avevo ragione.

RENZO ROSSELLINI

Del caso Moro si sono occupati decine e decine di analisti, scrittori, registi e intellettuali. Che idea si è fatta a quasi 40 anni dalla morte del politico Dc?
Che le Br fossero infiltrate ed eterodirette. C' erano i servizi dietro a Moro e l' attentato di Via Fani, un' operazione militare in cui erano stati sparati più di 100 colpi in pochi secondi per uccidere tutti gli uomini della scorta e lasciare incolume il presidente della Dc non poteva non essere stata preparata per mesi.

A suo parere avvenne veramente?
Eccome. I terroristi si prepararono con i servizi cechi a Karlovy Vary. Ricostruirono la strada in un teatro di posa, studiarono le angolazioni di tiro, le possibilità di fuga, ogni dettaglio.
Aldo MoroALDO MORO

Secondo alcuni, addirittura, nelle ore successive al rapimento, Moro sarebbe stato portato nei locali dell'ambasciata cecoslovacca a Roma.
Non mi stupirebbe, così come non mi stupisce l'ipotesi che possa aver passato un po' di tempo in un condominio affollato o in un covo sul litorale romano, magari in una villetta stagionale di Fregene. A marzo, in quei posti, non c'è mai nessuno. Moro sapeva, capiva e provava persino a dare indicazioni a chi lo cercava. Nelle sue lettere dal carcere, straordinarie, scrive di essere "sotto un dominio pieno e incontrollato". Parla di un luogo preciso.
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO

Qualcuno avrebbe potuto salvarlo?
Qualcuno, forse anche dentro le Br, di Moro subiva il fascino. Maccari lo chiamava "Presidente". Ma non credo che il parere o l'iniziativa di un singolo potessero cambiare le cose. Si era deciso che dovesse morire. Conveniva a troppe persone, a troppi Servizi, a troppi equilibri geopolitici.

Dopo il gravissimo attentato dei Nar a Radio Città Futura del 9 gennaio 1979 - 5 donne ferite gravemente, molotov e colpi di mitra sparati all' impazzata anche all' altezza del pube - la sua vita cambiò?
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MOROL AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO
Quella mattina il bersaglio avrei dovuto essere io. Ma avevamo prestato i locali della radio a un collettivo di casalinghe per trasmettere e le vittime furono loro. La polizia voleva mettermi sotto scorta, ma, tra le tante cose che potevo fare, dirigere Radio Città Futura con la scorta rientrava tra quelle impossibili. Glielo dissi e la Digos, rassegnata, mi fece avere un porto d' armi. Giravo con la pistola. La tenevo nella cinta. Mi giravo sempre a sincerarmi che non cadesse per terra. Quando andai da Maccari lui mi disse di essersi accorto che ero armato perché mi giravo per controllarla ossessivamente.
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO

Ha mai incontrato dopo l'assalto alla radio il protagonista di quell'episodio, Giusva Fioravanti?
L'ho incontrato e ci ho parlato, certo. E mi sono fatto una mia idea.

Quale idea?
Che il 99,9 per cento dei gesti che sono stati attribuiti a Fioravanti e Mambro, Strage di Bologna compresa, sono opera loro.

Fioravanti e Mambro hanno sempre negato.
Forse non sapevano tutto, forse mancava loro qualche tassello, forse sono stati manovrati dai servizi, ma una traccia dei Nar e del Neo Fascismo a Bologna c'è.

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/figlio-roberto-rossellini-renzo-che-annunci-radio-45-133550.htm