mercoledì 28 settembre 2011
Uscire dall’euro Piuttosto che lasciarsi prima svenare e poi vendere…
Avv. Marco della Luna - http://marcodellaluna.info/sito/
I rimedi ai problemi finanziari proposti dalle parti sociali e dai partiti sono meri palliativi, inutili, perché servono solo a tirare avanti di qualche settimana. La manovra governativa, anche la seconda, è iniqua e recessiva, sbilanciata sul lato delle entrate, e ha mobilitato resistenze insuperabili nel paese. Ora il governo, dopo che l’UE l’ha approvata, se la rimangia e ne fa un’altra, non migliore, ma semplicemente congegnata in modo da evitare che si coalizzi un’efficace resistenza, sia civile, che interna alla partitocrazia, la quale vuole conservare i suoi canali di spesa. La manovra alternativa del PD frutterebbe solo 1/10 dei 40 miliardi da recuperare (Tito Boeri su La Repubblica del 27 Agosto) e dimostra che l’opposizione non vale nulla, non ha capacità, non ha idee, non ha uomini. Il sistema partitico è oramai solo una zavorra senza capacità di soluzioni e senza valore di rappresentanza. Quindi senza legittimazione.
Sono decenni che in Italia si fanno sacrifici e manovre di risanamento e di adeguamento ai parametri europei, e siamo messi sempre peggio. Nessuno vuole ammetterlo, ma è palese che non funzionano. Il debito pubblico ha sempre continuato a crescere. Il motore del disastroso processo di indebitamento, su scala mondiale è il monopolio privato e irresponsabile della creazione e distruzione di moneta e credito, in mano a un pugno di banchieri, che controlla le banche centrali, BCE compresa, e ricatta i governi con minacce di declassamento e di non acquisto dei loro titoli del debito pubblico. Essenzialmente, li ricatta a trasferire al settore finanziario crescenti quote di reddito e risparmio dei cittadini e delle imprese.
Recenti dati mostrano che i paesi che hanno dichiarato di non potere o volere pagare il debito pubblico, dopo il default si sono ripresi bene.
Piuttosto che continuare con manovre depressive e socialmente laceranti, che non risolvono niente da decenni, sarebbe preferibile, per l’Italia, il seguente programma:
1-Uscire dall’Euro ritornando alla Lira;
2-Ripudiare il debito pubblico;
3-Nazionalizzare la Banca d’Italia e sottoporla a una commissione parlamentare;
4-Ripristinare i vincoli di portafoglio e di acquisto dei titoli di stato, come prima del divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro;
5-Porre un vincolo costituzionale di pareggio di bilancio;
6-Nazionalizzare le banche commerciali che, avendo nel portafoglio molti titoli del debito pubblico, entreranno in crisi .
In tal modo, si eviterebbe tagli depressivi e socialmente laceranti, si risparmierebbe il 22% della spesa pubblica, si azzererebbe il debito pubblico, si potrebbe svalutare e così rilanciare le esportazioni, gli investimenti, l’occupazione; non si avrebbe più bisogno di emettere titoli del debito pubblico, salvo il caso di emergenze; anche in tal caso, li comprerebbe la Banca d’Italia.
Ma continuare con gli inasprimenti fiscali, con la tassazione di redditi presunti, con i tagli allo stato sociale, ai diritti dei lavoratori – continuare con l’indebolimento del paese e l’incremento dell’insicurezza e della paura – tutto questo è utile a portare il paese e la gente in condizioni ottimali per il capitale internazionale che aspira a rilevare dall’esterno l’economia e le risorse, compresi i lavoratori, di un paese in ginocchio, pronto a lavorare per bassi salari, senza garanzie e tutele, livellato al basso. Un paese dove la gente e le imprese devono svendere i propri beni per debiti, anche fiscali. A questo pare che mirino le politiche e i ricatti della c.d. Europa – BCE, UE –, del FMI, delle società di rating. Ma non è l’Europa, bensì la maschera della comunità finanziaria sovrannazionale.
Il processo integrativo europeo dell’Europa allargata a 27 membri è finito. La Commissione conta sempre meno. Le decisioni si prendono tra cancellerie di paesi forti, esclusi gli altri. Soprattutto quelle per decidere le mosse della BCE, in modo che salvaguardi innanzitutto la Germania. Questa, assieme ai suoi satelliti e alla sua imitatrice, la Francia, l’ha oramai detto e ripetuto: non accetterà mai di emettere gli eurobond, cioè di mettere in comune il debito pubblico proprio con quello italiano e degli altri paesi eurodeboli. I paesi euroforti non accetteranno mai l’integrazione politica con l’Italia non solo per il suo debito pubblico, ma anche perché la classe politica e dirigente italiana è troppo marcia e incompetente: all’estero hanno visto tutti abbastanza, oramai, dalla mafia, alle storie dei rifiuti di Napoli, al bunga bunga, alla giustizia a livelli di Africa Nera. Forse negli anni ’90 pensavano che l’Italia avrebbe eliminato questa classe dirigente e corretto i propri difetti grazie alla pressione dell’Euro, ma ciò non è avvenuto. All’estero sanno che l’Italia non riesce a riformarsi, a intervenire sui propri vizi strutturali, e che sta declinando da 20 anni incessantemente. Sanno che inevitabilmente uscirà dall’Euro. Sanno che integrarsi politicamente con un paese come l’Italia sarebbe come impiantarsi una grave malattia. Nessun paese o azienda efficiente ha interesse a integrarsi con un paese o un’azienda inefficiente. Ha per contro interesse a sfruttarlo/a assumendone il controllo dall’esterno.
La Germania (seguita da altri paesi forti) è un paese molto più efficiente, corretto e serio dell’Italia. La sua politica è quindi quella di tenere l’Italia sotto la BCE e gli organismi comunitari, che la Germania può dirigere, al fine di neutralizzarla come paese concorrente sui mercati internazionali, e di costringerla, prima che finisca per lasciare l’Euro, a pagare i propri debiti in Euro verso le banche tedesche anche al costo di dissanguarsi.
E questa linea politica si sta confermando e irrigidendo nel progredire della crisi. Giulio Tremonti, il 27 Agosto, parlando ai Ciellini di Rimini, ha non senza ragioni ammonito la Germania ad accettare l’eurobond e a non ostinarsi nella sua politica solipsistica, perché potrebbe finire a suo danno. Ma ostinarsi nelle politiche solipsistiche è ciò che la Germania sta facendo da quando è nata, dal 1871. Non ha mai cambiato linea, nonostante due guerre rovinosamente perse. Il sistema-paese Germania capisce i fatti, non ragioni, moniti e minacce.
Il governo italiano impone al paese sacrifici durissimi e recessivi in nome dell’integrazione europea. Ma l’integrazione europea è finita, per noi. L’Italia non sarà mai integrata. Quindi sarebbe tempo di rovesciare il tavolo, prima che il governo di centro-destra adesso, e un governo di centro-sinistra domani, facciano qualche altra manovra di salasso, per poi annunciare che, inopinatamente, le manovre non sono sufficienti, e che bisogna alzare l’uva, mettere l’imposta patrimoniale, tagliare le pensioni, marchionnizzare tutto il paese immediatamente e senza discutere per pagare gli interessi sui debiti – in ossequio alla curiosa inversione dei ruoli, oramai dilagata in tutto il mondo libero, in virtù della quale lavoratori, imprenditori e consumatori producono la ricchezza che dà valore alla carta prodotta dal settore finanziario, però si ritrovano di esso eternamente debitori, anzi devono sottomettersi alle sue regole e alla sua morale.
Ripudiare il debito pubblico, dunque, e uscire dall’Euro. Immediatamente, finché non siamo ancora dissanguati.
Alle lamentale di chi ha comperato titoli del debito pubblico italiani e farà l’indignato quando l’Italia non li pagherà, si replicherebbe che li ha comperati sapendo che erano a rischio, che per il rischio ha avuto un premio di maggior rendimento, e che in ogni caso poteva venderli nei mesi scorsi, vista l’aria che tirava; quindi se la prenda con se stesso;
A chi (banche, perlopiù) li ha ricevuti in garanzia in epoca non sospetta, per l’apertura di una linea di credito non speculativa, si offrirebbe una garanzia sostitutiva;
A Germania e soci, si replicherebbe che i benefici dall’Euro, e ancor prima dallo SME, e prima ancora dalla politica agricola comune, li hanno avuti proprio loro, e a spese e danno dell’Italia, soprattutto in fatto di competitività, di quote di mercato, di occupazione;
Alla BCE si replicherebbe che il suo comportamento è inaccettabile, in quanto non rende nota la quantità di denaro prodotta e la quantità di crediti erogati;
A Bruxelles si replicherebbe che il SEBC viola l’art. 1 e 11 Cost. L’art. 11, perché questo autorizza limitazioni e non trasferimenti della sovranità; li autorizza per fini di tutela della pace e della giustizia, non finanziari, come fatto per la BCE; li autorizza in favore di altri paesi, non in favore di un organismo sovrannazionale, esente da controllo democratico, come è la BCE; li autorizza a condizioni di parità, mentre la presenza nella BCE delle banche centrali di Regno Unito, Danimarca e Svezia, che non sono soggette a Euro e BCE ma partecipano ai suoi utili e alla sua sovranità monetaria anche sull’Italia, viola tale condizione. Inoltre viola la norma fondamentale, l’art. 1, sia in quanto toglie al popolo la sovranità monetaria ed economica, che è la principale componente della sovranità e del governo; sia in quanto il fine della BCE non è la tutela del lavoro, ma del potere d’acquisto della moneta. L’art. 1 afferma per contro i due principi fondamentali: la sovranità appartiene al popolo, e l’Italia è fondata sul lavoro. Questi principi fondamentali sono limiti assoluti, o controlimiti, a quanto possono disporre trattati internazionali come quello di Maastricht che costituisce il sistema della BCE. Un trattato, quindi, illegittimo ed eversivo dell’ordine costituzionale, come tette le controparti dell’Italia dovevano sapere.
Ma che cosa si potrebbe spiegare a Washington e Londra? Potremmo dire loro che l’Italia ha oramai fatto quanto poteva fare, dall’interno dell’UE e dell’Euro, per ostacolare il costituirsi di una potenza europea concorrente degli USA, con una valuta concorrente al Dollaro. E che ora, per contrastare un’unificazione centro-europea sotto i Tedeschi, è indispensabile che riprenda una certa libertà di manovra.
www.disinformazione.it
Il simbolismo esoterico del dollaro
Il simbolismo esoterico del dollaro
di Giuseppe Cosco
Avete mai fatto caso a quel singolare disegno che figura sul dorso dei biglietti americani da un dollaro? E’ denominato "The Great Seals" e si compone da una Piramide tronca sul cui vertice figura un triangolo con dentro un occhio. Tutt’intorno è scritto "Annuit Coeptis" e "Novus Ordo Seclorum". 72 mattoni formano la Piramide, disposti su 13 livelli. E’ il simbolo degli Illuminati e fu "stampato sul dollaro per ordine del Presidente Roosevelt massone del 32esimo grado". Così scrive Barry R. Smith a pag. 83, nel suo libro Warning (Wright and Carman LTD, Nuova Zelanda). La scritta "The Great Seal" (Il Grande Suggello) non sta certo ad indicare che si tratti del simbolo dell’America che, come sappiamo, è rappresentato dall’aquila. Qual è allora il significato occulto di questo simbolo che è presente finanche nella Sala della Meditazione del Palazzo dell’O.N.U. a New York?
La valenza di questo simbolo è satanica. Infatti, "il simbolismo dell’occhio è connesso al demonio attraverso la sua affinità con la lettera ebraica Ayin, il numero 70 che, come 7 x 0, rappresenta l’aspetto più materiale del numero sette (Sevekh, Venere)", spiega Kenneth Grant che di diavoli se ne intende.
L' "Ordine degli Illuminati" (Illuminaten Orden) fu fondato dal principe Jean Adam Weishaupt (1748-1830) l'1 maggio del 1776 all'età di 28 anni. Il simbolo dell'Ordine fu costituito da un "punto tracciato in un Cerchio" (rappresentante il simbolo del Sole e del dio Horus). Weishaupt, incredibile a dirsi, fu educato dai Gesuiti e, all'età di 20 anni, fu nominato professore di Diritto Canonico a Ingolstadt, città in cui era nato. In quegli anni l'Ordine dei Gesuiti si trovava sotto l'effetto di una bolla papale di scioglimento che verrà revocata molto più tardi.
Weishaupt organizza una potente società segreta, col fine occulto di distruggere un mondo fondato sulle ingiustizie sociali, per poi riorganizzarlo. La regola principale di Weishaupt era che "Ogni uomo capace di trovare in sé stesso la Luce Interiore... diventa eguale a Gesù, ossia Uomo-Re...". L'insegnamento segreto che veniva impartito agli adepti asseriva che: "...tutte le religioni si fondano sull'impostura e le chimere, che tutte finiscono per rendere l'uomo debole, strisciante e superstizioso, che tutto, nel mondo, è materia e che Dio e il mondo non sono che un'unica cosa".
Weishaupt ancora spiegava che "per raggiungere la società ideale si deve passare, per parecchie generazioni, attraverso l'esperienza della società autoritaria". Sui suoi appunti verranno trovate frasi come questa: "Dobbiamo distruggere tutto, senza riguardo per alcuno, pensando solamente questo: il più possibile e il più presto possibile".
Cadet-Gassicourt nel suo libro "Le Tombeau de Jacques de Molay" (1797) trascrive il terribile giuramento degli Illuminati che, tra l’altro, recitava l’impegno di: "... sterminare tutti i re e la razza dei Capeti; di distruggere la potenza del papa; di predicare la libertà dei popoli... di fondare una repubblica Universale...". Haugwitz e Wollerner denunceranno il "vasto complotto degli Illuminati contro le Monarchie e contro le Chiese".
Gli Illuminati sarebbero pericolosamente attivi ancora oggi, almeno così assicurano molti studiosi. Ted Gunderson, l’ex funzionario dell'FBI di Los Angeles, nella trasmissione televisiva "Arcana", del giornalista Giorgio Medail, andata in onda su Canale 5, affermò che gli Illuminati: "Sono presenti a livello internazionale, in tutto il mondo, ma sono presenti soprattutto qui negli Stati Uniti. Qui da noi c'è una rete satanica in tutto il paese...".
Nella stessa trasmissione, Doc Marquis, ex sacerdote di Satana, nel corso dell'intervista rispose che: "... gli Illuminati sono la più potente organizzazione sotterranea che sia mai esistita... Il capo del movimento, a livello mondiale, si trova in Scozia...". Marquis, che vive nascosto perché teme di essere ucciso per le sue terribili rivelazioni, disse, tra l'altro, che: "I gruppi satanici ricevono ordini dagli Illuminati...".
E, nel più assoluto segreto, quest'Ordine, il cui catechismo raccomanda: "La nostra forza sta nel segreto...", sarebbe arrivato fino ai nostri giorni, perfettamente organizzato e pericoloso per il mondo. Hutin osserverà che: "Questa ipotesi di una gigantesca congiura, ordita a livello europeo, doveva farsi strada. E, come abbiamo visto, pare non si tratti di un mito, ma piuttosto di una realtà".
Nel XVIII secolo Jean Adam Weishaupt rivelava: "che gli Illuminati erano più una Corrente che un Ordine ed avrebbero potuto agire più efficacemente sotto altra veste -sotto altri nomi ed altre occupazioni-. ...gradualmente, assunsero il controllo di tutti gli Ordini più importanti, sino a creare una rete illuminizzata di società segrete".
I simboli di questo pericoloso Ordine sono impressi nella banconota del dollaro USA. L'Ordine degli Illuminati comprende 13 gradi suddivisi in due categorie: l'Edificio Inferiore e l'Edificio Superiore. L'Edifico Inferiore comprendeva i gradi di Novizio, Minervale, Illuminato Minore, Illuminato Maggiore.
Scrive Hutin in "Governi occulti e società segrete" che: L'Edificio Superiore comprendeva: "i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro, Scudiero Scozzese, Epopte, Principe, Filosofo-Mago, ed infine il grado supremo di Uomo-Re". Tutti questi simbolismi ed altri ancora, dell'Ordo Illuminatorum, sono chiaramente presenti nella banconota americana da un dollaro.
Le tredici iniziazioni sono così simbolizzate:
- Nel bagliore, a forma di cerchio, sopra l'Aquila vi sono 13 stelle;
- Le strisce sullo scudo sono 13.
- Nell'artiglio destro dell'Aquila è stretto un ramo d'olivo con13 rami e 13 olive.
- Con l'artiglio sinistro l'Aquila tiene 13 frecce.
- La scritta "E Pluribus Unum" è formata da 13 lettere.
- La piramide è costituita da 13 strati di pietre.
- L'altra scritta "Annuit Coeptis" contiene pure 13 lettere.
L'occhio (dentro la piramide) è la rappresentazione figurata, Spiega K. Grant, del "Punto dentro il Cerchio, simbolo degli Illuminati, è .... il gerogramma del Sole e del dio Horus (figlio di Iside e Osiride, ndA)", che ritroviamo connesso all'antico culto sumero degli Yezidi che, nella Mesopotamia meridionale, adoravano il diavolo. É un simbolo satanico.
La scritta "The Great Seal" (Il Grande Suggello) sotto il cerchio che, racchiude la piramide, non è comprensibile, in quanto il simbolo dell'America è l'Aquila, ma diventa subito chiaro se si considera che la piramide è, anche, un simbolo degli Illuminati. La scritta "Annuit Coeptis", sopra la piramide, significa che "La divinità ha acconsentito", come dire che è d'accordo sui disegni dell'Ordine degli Illuminati.
Come non pensare allo scrittore di successo di science fiction, Philip Josè Farmer, autore del libro "Inside-Outside"? Egli scrisse che "... potenze super-umane dirigono, dalla sommità della piramide dei governanti visibili ed invisibili, l'evoluzione dei sistemi stellari e planetari e di tutti gli esseri che in essi vivono, uomini compresi".
L'aquila è un altro simbolo di Horus, rappresentato, frequentemente, nei geroglifici egiziani con la testa di falco, della famiglia dei rapaci e di conseguenza appartenente alla famiglia dell'aquila. La scritta "E pluribus Unum" (Da molti, uno), impressa sul nastro che l'aquila stringe col becco significa che il verbo degli Illuminati sarà diffuso a tutte le nazioni per costituire un governo mondiale.
Sotto la piramide l'iscrizione "Novus ordum seclorum" significa, infatti, "Nuovo ordine mondiale". La data MDCCLXXVI (1776), inscritta alla base della piramide, è l'anno in cui Jean Adam Weishaupt fondò l'Ordine degli Illuminati. Del perché la banconota americana sia così pregna di simbolismi esoterici è presto detto: l'uso del potere finanziario per la realizzazione del grande complotto è uno dei metodi utilizzati dagli Illuminati.
Anche sull’emblema del Senato U.S.A., scrive Epiphanius nel suo libro "Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia" si può ben osservare che "…la simboligia massonica è evidente: dal berretto frigio dei seguaci del culto di Mithra, adottato dai rivoluzionari francesi, ai 13 pentalfa dello scudo, ai fasci littori, simbolo etrusco" il cui significato esoterico è molto complesso.
Caroll Quigley, professore all'università di Georgetown nel volume "Tragedy and Hope" rivela il programma di una potente lobby segreta consistente, tra l'altro, nel "Creare un sistema internazionale finanziario di controllo per dominare il sistema politico di ogni paese e l'economia del mondo nel suo insieme".
"La proposta di stampare il suggello degli Illuminati sul dollaro americano" scrive Barry R. Smith nel suo libro "Warning" a pag. 83 "fu fatta dai presidenti Benjamin Franklin, John Adams e Thomas Jefferson. Quest'ultimo era un Illuminato. Ma il suggello fu stampato sul dollaro nell'anno 1933 per ordine del Presidente Roosvelt".
Per meglio capire è necessario, a questo punto, dire due parole sul "Council for Foreign Relations". Esso è un organismo che ha lo scopo, tra gli altri, di unire il Giappone, il Canada, gli Stati Uniti e i Paesi del Mercato Comune Europeo in un solo governo. É finanziato da gruppi della Secret Fraternity bancaria internazionale.
Il C.F.R. ha come obiettivo primario di arrivare a controllare, tramite la finanza, l'economia e la politica di tutti i paesi del mondo. Leggete a tal proposito, quanto Paul Scott, cronista del Washington Post, scriveva di un noto personaggio politico membro del C.F.R.: "Kissinger crede che controllando gli alimenti si può controllare il popolo e controllando l'energia, il petrolio, si possono controllare le nazioni e i loro sistemi finanziari. É convinto che mettendo il cibo e il petrolio sotto un controllo internazionale e istituendo un nuovo ordine monetario internazionale è possibile che un governo mondiale, almeno agli inizi sotto l'egida delle Nazioni Unite, diventi una realtà....".
Fantapolitica? Niente affatto. Nel 1951 Carl Schmitt, il grande filosofo del diritto tedesco e allievo di Max Weber, "Si riferisce appunto a questa meta politica. Schmitt parla dell'ONU, germe dell'utopia di un governo mondiale, su cui si concentrano le speranze di pace degli uomini. Ma Schmitt.... non può non vedere nell'utopia della 'Unità del Mondo' sotto un unico governo il Regno dell'Anticristo prossimo venturo". Così scrive Maurizio Blondet nel suo libro "Gli <> della dissoluzione".
Rivoluzioni preparate come per il passato. E continua Blondet: "É già accaduto: ogni Rivoluzione - la francese, la bolscevica, quella rivoluzione dei costumi che fu il '68 - sono state a lungo preparate...". Sembrerà strano ma questi stravolgimenti si attuano, anche, con manovre destabilizzanti non solo politiche ma con un certa "cultura" propagata con libri, musica e strane ideologie, serve a creare nuovi paradigmi di pensiero, sentimenti collettivi e miti; in fondo, ciò che oggi chiamiamo evento culturale, in magia, era conosciuto come "l’evocazione delle potenze dell'aria".
E scrive bene Giulio Setti sul n. 15 della rivista "Oltre" (Agosto 1997), quando asserisce che scopo finale del "Governo occulto", "che avrebbe avuto tra le sue fila, personaggi di spicco come Margareth Thatcher, George Bush, Ronald Reagan e quasi tutti i direttori della Cia, sarebbe provocare una crisi economina su tutto il pianeta… e sostituire tutti i governi con un Nuovo
Ordine Mondiale, retto da una Sinarchia, cioè da un governo unico composto da banchieri ed economisti".
Maurizio Blondet ci informa, a tal riguardo, quanto David Rockefeller ebbe a dire quando "credendo di parlare a orecchie fidate, nel ‘91... ha ammesso: 1) che una cospirazione esiste <>; 2) che essa ha lo scopo di instaurare nel segreto <> e <> dei banchieri; 3) che il nemico dei cospiratori è <>". Eresie del Nuovo Ordine Mondiale e strategie occulte della secret fraternity bancaria internazionale.
Si percepisce, a questo punto, con una certa chiarezza un disegno luciferino che vuole realizzare sulla Terra l’ "adveniat regnum viri" (la venuta del regno dell’uomo) al posto dell’ "adveniat regnum tuum" di Dio nel Pater Noster. Pochi hanno fatto caso che nella Repubblica di San Marino, da alcuni anni, girano monete da 500 lire con al centro raffigurato un tronco d’albero spezzato (forse a significare la fine del cristianesimo?) dal quale si erge un nuovo virgulto (il simbolo della nuova era che si ergerà dalle ceneri dell’era cristiana?). Fatto sta che tutt’intorno alla moneta metallica da 500 lire campeggia la scritta "Venga il regno dell’uomo".
Nell’aula del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, troneggia una strana opera pittorica costituita da grandi tavole. In una di queste si può osservare una piccola colomba bianca inseguita da tre corvi minacciosi e in fondo la firma del pittore e una scritta molto piccola che dice: "L’uomo trionferà su Dio" (v. "Sous la bannière" n. 55, settembre – ottobre 1994, Villegenon, Francia).
***
http://cosco-giuseppe.tripod.com/index.htm
linus.tre@iol.it
martedì 27 settembre 2011
INDIGNADOS A WALL STREET - LA “GENERAZIONE DEL DEBITO” IN MARCIA PER LE VIE DI NEW YORK PER INDICARE “I VERI RESPONSABILI DI QUESTA CRISI” - E INVECE SONO STATE BLOCCATE E PICCHIATE DALLA POLIZIA CHE HA USATO ANCHE SPRAY URTICANTI - MOLTI MANIFESTANTI HANNO RIPRESO GLI ARRESTI, INVIANDO LE IMMAGINI A YOUTUBE. E SU TWITTER È COMINCIATO UN TAM TAM DI INDIGNAZIONE E RABBIA…
B.Arg. per Corriere.it
VIDEO - http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_25/protesta-wallstreet-arresti_b5ab3fcc-e764-11e0-a00f-4bc86d594420.shtml
Una protesta che, secondo gli organizzatori, era pacifica. Una marcia per le vie di New York fino ad arrivare a Wall Street per indicare «i veri responsabili di questa crisi». E invece, nei pressi di Union Square, gli indignados americani, oltre duecento persone, sono state bloccate dalla polizia. Grandi arancioni sono state erette sul marciapiede, intrappollando le persone in piccoli gruppi.
WALL STREET
Alle proteste dei manifestanti, le forze dell'ordine non hanno esitato, usando spray urticanti. E hanno arrestato almeno un centinaio di persone, secondo il team di avvocati che sta prestando assistenza legale. «Una violenza esagerata e senza una ragione, la nostra era una marcia tranquilla», accusano oggi i giovani.
«LA GENERAZIONE DEL DEBITO»- La marcia è avvenuta sabato pomeriggio. La seconda in una settimana. E coordinato con altri gruppi in tutto il mondo. «Gli antibanks day», mirano a sollecitare «un vero cambiamento nella politica finanziaria, noi siamo la generazione del debito e non l'abbiamo contratto noi», spiega un giovane. E così hanno deciso per un nuovo corteo.
La polizia però ha deciso di bloccarli prima di arrivare a destinazione. «Stavamo camminando sui marciapiedi. Non facevamo nulla di illegale», spiega Chelsea Elliot, 25 anni di Brooklyn. Lei è stata «colpita da spray urticante». Paul J Brown, portavoce della NYPD, spiega che la maggior parte arresti «sono stati effettuati per il blocco della circolazione e del traffico pedonale». Ma anche per «resistenza a pubblico ufficiale, per intralcio dell'amministrazione pubblica e, in un caso, per aggressione di un agente».
SU TWITTER- Ma le proteste viaggiano via web. Molti manifestanti hanno ripreso gli arresti, inviando le immagini a Youtube. E su Twitter è cominciato un tam tam di indignazione e rabbia. «Non ci si comporta così», sottolinea Kr3at. Oppure: «Stati Uniti il mondo vi guarda», aggiunge Ruben dalla Spagna.
E anche Anne-Marie Slaughter che ha gestito il dipartimento fino a pochi mesi fa, sempre su Twitter attacca l'operato della polizia: «Queste non sono le immagini che gli Stati Uniti vogliono vedere», linkando una foto di un agente mentre ha un ginocchio sulla schiena di una ragazzo che sta arrestando.
TAG: Anne Marie Slaughter,Paul J Brown
by dagospia
giovedì 22 settembre 2011
DOPO IL SOGNO, L’INCUBO AMERICANO - NELLA EX NAZIONE PIÙ RICCA DEL MONDO CI SONO 46 MILIONI POVERI MENTRE "FORBES" ANNUNCIA CHE IL PATRIMONIO DEI 400 UOMINI PIÙ RICCHI D’AMERICA VALE QUANTO L´INTERO PIL DEL CANADA - DISUGUAGLIANZE SOCIALI COSÌ NON SI VEDEVANO DALLA GRANDE DEPRESSIONE - NEPPURE AVERE UN POSTO DI LAVORO BASTA: LA MAGGIORANZA DEI NUOVI POVERI HA UN IMPIEGO A TEMPO PIENO - INDIA E CINA SURCLASSERANNO L´OCCIDENTE NELL´UNICA GUERRA CHE CONTA: QUELLA PER GENERARE LAVORO QUALIFICATO E BEN PAGATO…
Federico Rampini per "la Repubblica"
Christine Lagarde del Fmi lancia l´allarme su una crisi che può «creare 44 milioni di nuovi poveri nel mondo». C´è un luogo dove questo pericolo è già diventato realtà. È la nazione (ex) più ricca del mondo, l´America. "Living in poverty", vivere nella povertà, è il titolo di una serie speciale lanciata dalla Cnn. È il problema quotidiano per 46 milioni di cittadini degli Stati Uniti. Tanti sono, secondo il Census Bureau, gli americani scesi sotto la soglia della povertà, 11.139 dollari di reddito annuo per un single o 22.314 per un nucleo familiare.
AMERICANI CERCANO POSTO DI LAVORO
«Sono il 15% dei nostri connazionali, è un livello straordinariamente elevato, stiamo entrando in un paesaggio sociale pre-anni Sessanta» dice Alice O´Connors della University of California-Santa Barbara. Il riferimento agli anni Sessanta vale per diverse ragioni. Il 1964 è l´anno dell´ultima grande riforma di sinistra, la Great Society di Lyndon Johnson, che propone la "guerra alla povertà" come sfida nazionale. Gli anni Sessanta sono anche un'era di rivolte in tante metropoli americane, evocati di recente dal sindaco di New York Michael Bloomberg che teme una rinascita di tensioni.
WALL STREET
Gli anni Sessanta sono infine la "casella di partenza" alla quale molti americani sono tornati. Perché a fianco all´aumento dei poveri l´America vive un impoverimento del ceto medio. Se prendiamo il reddito "mediano" e cioè quello della categoria più numerosa (la definizione di ceto medio per eccellenza), oggi il dipendente maschio adulto guadagna 48.000 dollari annui, in termini reali lo stesso potere d´acquisto dello stipendio mediano nel 1969. Sulla percezione del proprio status pesa l´allargamento delle diseguaglianze. Basta passare nella categoria sopra i 100.000 dollari di reddito annuo, e qui secondo il Census Bureau "gli effetti della recessione scoppiata nel 2008 sono già stati riassorbiti, il potere d´acquisto è tornato ai livelli pre-crisi".
La divaricazione tra le due Americhe diventa ancora più stridente se ci si concentra sulla punta della piramide. Prendiamo il 2% dei maschi adulti che stanno in cima alle classifiche degli stipendi. Ebbene, in confronto al reddito mediano che è tornato ai livelli del 1969, rispetto a quell´anno gli americani al top hanno visto aumentare i propri guadagni del 75%. Ancora più su troviamo la Top 400, la lista Forbes dei Paperoni d´America. I 400 miliardari hanno visto la loro ricchezza salire del 12% quest´anno. Questa esasperazione delle diseguaglianze non ha precedenti in America dagli anni Venti, un periodo di capitalismo predatore, che sfociò sul crac del 1929 e sulla Grande Depressione. Dalla fine della seconda guerra mondiale le diseguaglianze sociali "estreme" erano tipiche di paesi meno sviluppati: dall´India all´America latina.
SHANGAY
Come si spiega che gli Stati Uniti siano diventati la società diseguale per eccellenza? Dov´è finito l´American Dream, il sogno di una mobilità sociale in ascesa che doveva sollevare tutti verso un tenore di vita decoroso? Una chiave d´interpretazione me la fornisce Robert Reich. Docente all´università di Berkeley, già ministro del Lavoro durante la presidenza di Bill Clinton, Reich è un punto di riferimento della sinistra democratica. Di recente ha pubblicato "Aftershock, il futuro dell´economia dopo la crisi" (in Italia da Fazi editore). «Una causa - mi dice Reich - è l´indebolimento del movimento sindacale americano. Rispetto agli anni Sessanta quando organizzavano oltre un terzo del mondo del lavoro, oggi nel settore privato i sindacati rappresentano appena il 7% dei dipendenti. E l´offensiva per indebolirli continua.
Dopo il settore privato ora è il pubblico impiego nel mirino della destra, con operazioni come quella avvenuta nel Wisconsin: dove governa la destra viene abrogato il diritto alla contrattazione collettiva». Per Reich la dilatazione delle diseguaglianze rischia di continuare anche in futuro. «Tutto dipende - dice - dalla ripartizione della ricchezza, quanta parte andrà ai profitti e quanta parte al lavoro».
Nell´America di oggi infatti non basta più un lavoro per proteggerti dalla povertà. Lo sottolinea Charles Blow sul New York Times guardando da vicino i dati del Census Bureau: «Tra quei 46 milioni di poveri la maggioranza non sono affatto disoccupati. Anzi i due terzi degli americani che vivono sotto la soglia di sussistenza hanno un posto di lavoro. La metà hanno addirittura un posto a tempo pieno». Questa è la vera campana a morto per l´American Dream, se neanche il lavoro è un´assicurazione contro la povertà. E´ un campanello d´allarme in particolare per i giovani.
BARACK OBAMA
La caduta di reddito più pesante nel 2010 è quella che ha colpito la generazione tra i 16 e i 24 anni: meno 9%. Il 45% della fascia compresa tra i 25 e i 34 anni si trova sotto la soglia della povertà, ed è aumentato del 25% il numero di coloro che devono abitare sotto lo stesso tetto dei genitori. Tutta colpa del degrado della scuola? Questa è una tesi molto diffusa tra gli esperti. La sposa un celebre rapporto McKinsey intitolato "L´impatto economico del divario di risultati nelle scuole d´America". Rilancia questa tesi un saggio in uscita il mese prossimo, a firma del presidente di Gallup, Jim Clifton.
Con il titolo "La prossima guerra del lavoro", Clifton illustra uno scenario di competizione globale in cui i colossi emergenti, Cina in testa, surclasseranno l´Occidente nell´unica guerra che conta: quella per generare milioni di nuovi posti qualificati e ben remunerati. Anche Clifton accusa gli Stati Uniti di avere accumulato ritardi nella formazione, soprattutto al livello della scuola superiore. Non tutti concordano, però. Il premio Nobel dell´economia James Heckman sostiene che l´ossessione sulla formazione professionale ci sta portando fuori strada.
Gordon Lafer dell´università dell´Oregon si spinge fino a denunciare «l´impostura del dibattito sulla qualità dell´apprendimento, che in fin dei conti sposta la responsabilità sui lavoratori: sono troppo poco istruiti, ecco perché non trovano lavoro, dunque la colpa non è certo delle imprese americane». Altri hanno indicato che la vera radice delle diseguaglianze americane è politica. "Winner-Take-All Politics", come l´hanno definito Jacob Hacker e Paul Pierson, è un sistema politico squilibrato in favore delle lobby del denaro: produce regole fiscali che aumentano le diseguaglianze, un´imposizione "regressiva" che redistribuisce alla rovescia.
Ma quando Barack Obama ha provato a mettere all´ordine del giorno una tassa sui milionari, per riportare il sistema fiscale a un minimo di equità, la destra gli ha risposto con il vecchio slogan di Ronald Reagan: «Questo è incitamento alla lotta di classe, è socialismo». La forza d´intimidazione di questa cultura di destra spiega forse il vero mistero americano: malgrado i timori di Bloomberg, pur all´apice delle diseguaglianze non ci sono in questo momento veri movimenti di protesta di massa.
by dagospia
mercoledì 21 settembre 2011
SALUTAME A SORU! - DOPO ESSERE FINITO SOTTO INCHIESTA PER EVASIONE FISCALE, NUOVO SILURO PER RENATO SORU: LA GUARDIA DI FINANZA (PER TUTELARE L’AGENZIA DELLE ENTRATE) HA CHIESTO IL SEQUESTRO DI SUOI BENI PERSONALI PER COMPLESSIVI 10 MLN € - IL PROPRIETARIO DELL’ “UNITÀ” (FUSTIGATORE DI EVASORI FISCALI E FURBETTI) STA GIÀ TRATTANDO PER AVERE UN MAXI-SCONTO E CHIUDERE IL CONTENZIOSO CON 1 MLN € (MA L’INCHIESTA PENALE VA AVANTI)…
iateresa Conti per "il Giornale"
SORU
Settembre nero per il patron dell' Unità Renato Soru. E non perché Tiscali, l'altra creatura di sua proprietà, non vada bene in Borsa.No, la nuova grana dell'ex governatore di Sardegna, a una settimana esatta dalla notizia dell'inchiesta della Procura di Cagliari che lo vede indagato per evasione fiscale, è economica sì, ma piazza Affari non c'entra. Accade, infatti, che proprio nel fascicolo che bolla Soru, in compagnia dei tanti italiani che L'Unità normalmente fustiga, come furbetto che non ha pagato le tasse,c'è una richiesta che le mani le mette direttamente in tasca all'editore del quotidiano «fu»di Gramsci.
La Guardia di Finanza, a tutela del debitore danneggiato dalla presunta evasione fiscale, alias l'Agenzia delle Entrate, chiede infatti il sequestro di beni personali intestati al patron di Tiscali per un ammontare complessivo di dieci milioni di euro. Sì, avete letto bene, 10 milioni, che proprio robetta, anche per uno come Soru, non sono affatto.
GUARDIA DI FINANZA
La richiesta delle Fiamme gialle, come racconta La Nuova Sardegna, è contenuta nel fascicolo aperto in procura. Non è affatto detto, comunque, che Soru debba davvero pagare i dieci milioni. Il pm può decidere che la misura cautelare, piuttosto pesante - sarebbe pari all'importo che il patron di Tiscali avrebbe evaso tra il 2005 e il 2010, attraverso una società inglese a lui riconducibile, la Andalas Ltd - sia eccessiva e che dunque non sia necessario darle corso.
Ed esiste una possibilità di accordo con l'Agenzia delle Entrate che un po' imbarazzante è, perché finisce per essere un riconoscimento dell'errore commesso, ma in fondo che importa passare per evasore fiscale se,invece che dieci, di milioni,se ne può pagare uno solo? E infatti l'ex governatore di Sardegna la trattativa con i funzionari dell'Agenzia delle Entrate l'ha già intavolata. E sarebbe appunto un milione di euro, contro i dieci che la Tributaria vorrebbe sequestrare preventivamente in termini di beni, la cifra intorno a cui Soru e l'Agenzia delle Entrate starebbero raggiungendo un accordo.
TISCALI
Non che la soluzione del contenzioso fiscale annulli, tout court , l'inchiesta penale. Il fascicolo in Procura a Cagliari è aperto e andrà comunque avanti. Se, dopo gli accertamenti, i pm disporranno il giudizio, nel caso in cui saldi il suo debito con l'Agenzia delle Entrate, Soru potrà comunque fruire di uno sconto di pena fino a un terzo. Questo scenario, comunque, è lontano.
UNITA PPAGINA
L'editore dell'Unità , quando è venuta fuori la notizia dell'inchiesta a suo carico per evasione fiscale, si è difeso a spada tratta: «Nel confermare la propria linea di massima collaborazione nei confronti delle autorità - ha fatto sapere Soru attraverso una nota piuttosto imbarazzata - riafferma peraltro il proprio genuino convincimento sulla buona fede e sostanziale correttezza della propria condotta fiscale, correttezza che lo ha determinato - ricorda nella stessa nota - a non beneficiare della recente opzione di condono fiscale per i capitali detenuti all'estero».
Si vedrà. Intanto, stante la spada di Damocle del sequestro di 10 milioni di beni richiesto dalla Guardia di Finanza, il problema principale da risolvere è chiudere la procedura di conciliazione con l'Agenzia delle Entrate, anche a costo, ammettendo l'irregolarità, di perderci un po' la faccia, specie con gli amici della sinistra dura e pura, depositari della morale per definizione. Ma tant'è, meglio un po' di imbarazzo passando per evasore fiscale, piuttosto che rimetterci il portafoglio.
by dagospia
COME HANNO FATTO PAESI SCASSATI COME GRECIA E ITALIA A ENTRARE NELLA ZONA EURO? - 2- ‘NEW YORK TIMES’ E “SPIEGEL” UN ANNO FA SPIEGAVANO L’ARCANO: TRUCCANDO I CONTI! - 3- PER SUPERARE LE FORCHE CAUDINE DI MAASTRICHT SULLA MONETA UNICA E QUINDI DI POTERE ENTRARE NELL’EURO E DI RESTARCI SENZA PAGARE DAZIO, JP MORGAN AIUTÒ L’ITALIA A RIDURRE IL DEFICIT CON UN DERIVATO. SE NE PARLÒ GIÀ NEL 2001 MA IL CAPO DEL GOVERNO ROMANO PRODI, MINISTRO DEL TESORO CIAMPI, TUONÒ: “TUTTE BALLE” - 4- LA BANCA D’AFFARI STATUNITENSE GOLDMAN SACHS AVREBBE AIUTATO LA GRECIA A FALSIFICARE IL PROPRIO BILANCIO STATALE CON UN VERO E PROPRIO MAKE-UP DEL DEBITO SOVRANO, OTTENENDO IN CAMBIO UNA CUCCAGNA: 300 MILIONI DI DOLLARI DI PARCELLE - 5- QUANTO HA PAGATO IL GOVERNO PRODI-CIAMPI PER TAROCCARE I CONTI? AH SAPERLO…
http://www.blitzquotidiano.it/economia/wall-street-grecia-italia-debito-245070/ -
Da "Blitzquotidiano.it" del 14 febbraio 2010,
EURO
Dure accuse contro i banchieri di Wall Street e alcuni governi europei, in particolare Grecia e Italia, sono state mosse dal quotidiano americano New York Times e il settimanale tedesco Spiegel. Secondo i due giornali e i loro siti internet che hanno rilanciato gli articoli in tutto il mondo, banche come Goldman Sachs e JPMorgan avrebbero aiutato i governi europei con le economie più scassate a mettere in ordine con della finanza i loro conti, in modo da consentire di passare sotto le forche caudine degli accordi di Maastricht sulla moneta unica e quindi di potere entrare nell'euro e di restarci senza pagare dazio.
GOLDMAN SACHS
Per le grandi banche di Wall Street, in cima alla lista Goldman Sachs e JPMorgan, era un'occasione troppo ghiotta quella di "entrare in una simbiosi ad altissimo guadagno con governi dalle tasche bucate. La sola Grecia ha reso alla sola Goldman Sachs qualcosa come 300 milioni di dollari di parcelle. Cosa abbia pagato il governo italiano non si sa, ma è certo che sono stati tanti soldi.
Le rivelazioni sull'Italia non sono una novità, ma finora erano state limitate a discorsi di specialisti come il professor Gustavo Piga e in entrambi i casi nell'ambito del Coucil of Foreign Relations, una quasi centenaria istituzione americana, molto addentro alle segrete cose del mondo, ma di scarso sex appeal per il grande pubblico. Se ne parlò nel 2001, ma l'aggiustamento dei conti risale agli anni 1996 e 1997, quando l'Italia doveva ridurre i propri debiti per aderire all'Euro.
JPMORGAN CHASE
All'epoca presidente del Consiglio era Romano Prodi, ministro del Tesoro era Carlo Azeglio Ciampi e ministro delle Finanze Vincenzo Visco.
Se ne occupò anche Financial Times, sempre nel 2001, scrivendo che, anche se nel 1996 l'Italia registrava un deficit di bilancio del 6,5 per cento del Pil, oltre il doppio di quello permesso da Maastricht, "nel 1999, anno del lancio della moneta unica, l'Italia aveva ridotto il deficit al di sotto del 2 per cento".
Secondo il rapporto pubblicato dal Council on Foreign Relations, il fenomeno avrebbe avuto connotati molto preoccupanti perche rivelatore della possibilità che altri artifici del genere sarebbero stati messi in atto ai tempi anche da altri paesi. Seguiva una esortazione a vigilare di più sul mercato dei derivati dal momento che "tali abusi potrebbero continuare".
Prodi fece il diavolo a quattro, disse che erano tutte balle. Berlusconi era tornato al Governo, ma cavalcare lo scandalo non gli conveniva, perché con il cerino in mano sarebbe rimasto lui. Dichiararono ufficialmente sia il Tesoro italiano sia le autorità di Bruxelles che l'operato dell'Italia aveva superato l'esame di Eurostat, cui compete la valutazione dei criteri per il calcolo del debito pubblico dei paesi europei che ne aveva certificato la regolarità. I giornali non capirono la vicenda. La storia morì lì.
ROMANO PRODI
D'altra parte lo facevano anche altri paesi europei. Anche se accordi di questo tipo erano guardati con sospetto negli ambienti governativi, ancora nel 2000 i ministri delle Finanze europei erano incerti e divisi sull'obbligo di dichiarare accordi sui derivati finalizzati a contabilità creativa. E nel 2000 la risposta fu no.
Solo a partire dal 2002 furono rese obbligatorie le informative su certi titoli, tipo quelli usati dai greci, ma il governo greco continuò a non includerli nei suoi bilanci. La cosa non passò inosservata a Eurostat, l'agenzia europea di statistica, che nel 2008 scrisse che "in varie situazioni, le operazioni di securitizzazione messe sotto osservazione sembra siano state pensate di proposito per conseguire un risultato contabile definito, senza riguardo al valore economico dell'operazione".
CARLO AZEGLIO CIAMPI - COPYRIGHT PIZZI
Il New York Times ha fatto tesoro dello studio dell'economista italiano Piga, che ha scritto: «I derivati sono uno strumento finanziario molto utile se usati correttamente». Il giornale sentenzia: "Giochi contabili di quel tipo possono tornare utili a breve termine, ma nel tempo possono rivelarsi disastrosi".
Ora la Grecia è in crisi totale e ancora non si sa come andrà a finire e anche per l'Italia il passato ritorna perché il fantasma dei derivati è stato evocato dal caos della Grecia.
Con l'aiuto di JpMorgan,scrive il New York Times, «nonostate elevati deficit persistenti nel 1996, un derivato ha aiutato l'Italia a mettere il bilancio in linea: cambiando valuta con la banca a un tasso favorevole, e portando più disponibilità finanziarie nelle mani del governo. In cambio, l'Italia si era impegnata a rimborsi futuri che non sarebbero stati inseriti come passività».
VINCENZO VISCO
Secondo il New York Times, la crisi greca rappresenta "la sfida più importante che si sia mai presentata finora alla moneta comune europea e all'ambizione di unità economica del continente. Il paese [la Grecia] è troppo grande perché lo si possa lasciar fallire. La Grecia deve al mondo 300 miliardi di dollari e le banche più importanti sono impiombate con gran parte del debito. Lasciare andare la Grecia in default avrebbe riflessi mondiali".
Così, prosegue il New York Times, "un'onda di terrore si estende sugli altri paesi in difficoltà economiche alla periferia dell'Europa, rendendo ancor più caro il debito per Italia, Spagna e Portogallo".
Segue un giudizio durissimo per noi e gli altri "periferici": "Per quanti benefici abbia portato l'unione dell'Europa sotto un'unica valuta, la nascita dell'euro è avvenuta con un peccato originale: paesi come Italia e Grecia sono entrati nell'unione monetaria gravati da deficit di quanto fosse permesso dal trattato che diede vita alla moneta. Purtroppo però questi paesi, piuttosto che aumentare le tasse o ridurre le spese, hanno ridotto i loro deficit con i derivati".
Anche la finanza pubblica greca si scopre, oltre che disastrata, anche poco trasparente, alla faccia delle regole condivise nell'Unione Europea. La storia ha avuto inizio otto anni fa e le sue conseguenze potrebbero pesare insopportabilmente sul futuro assai poco roseo delle finanze locali.
GRECIA
La banca d'affari statunitense Goldman Sachs avrebbe aiutato la Grecia a falsificare il proprio bilancio statale con un vero e proprio make-up del debito sovrano. A rendere possibile l'operazione sono stati alcuni derivati complessi conosciuti come cross-currency swaps. Attraverso di essi, la Grecia sarebbe riuscita a convertire in euro le sue emissioni obbligazionarie in dollari e yen.
Secondo il New York Times, una serie di meccanismi swap messi a punto dalle due banche hanno permesso alla Grecia di ipotecare alcuni settori della propria economia mascherando parte del debito alle autorità comunitarie di Bruxelles, perché le operazioni in questione, perfettamente legali, non appaiono come prestiti bancari ma come vendite con pagamenti differiti. In particolare, la Grecia avrebbe finanziato parte del suo deficit sulla sanità pubblica impegnando i futuri introiti sulle tasse aeroportuali, i pedaggi autostradali e gli incassi legati alle lotterie di stato.
IL PREMIER GRECO PAPANDREU
Goldman Sachs nel 2001 costituì dei veicoli particolari uno dei quali denominato Eolo, come il dio dei venti, che assumeva le passività in cambio di impegni su introiti futuri del governo greco e consentiva di non farli contabilizzare nel bilancio pubblico. L'ex ministro delle Finanze George Alogoskoufis, criticò l'affare Goldman in Parlamento nel 2005 affermando che avrebbe pesato sui conti greci fino al 2019.
Anche quando la crisi era ormai vicina le banche americane di investimento erano alla ricerca di modi per aiutare la Grecia a procrastinare il giorno della resa dei conti. All'inizio di novembre - tre mesi prima che Atene diventasse l'epicentro del terremoto del debito sovrano nell'Eurozona - un'equipe di banchieri di Goldman Sachs arrivò ad Atene, secondo il New York Times, con una proposta per il nuovo governo che lottava per far fronte ai debiti e al deficit ormai al 12,7% del Pil.
I banchieri, guidati dal presidente di Goldman, Gary D. Cohn, proposero uno strumento di finanziamento che avrebbe ridotto il debito per l'assistenza sanitaria, utilizzando un metodo finanziario simile a chi garantisce i pagamenti della sua carta di credito con dei mutui ipotecari. Atene non accettò la proposta che avrebbe consentito di occultare il debito ancora per qualche tempo.
by dagospia
BUFFETT FOR PRESIDENT- IL GURU DI OMAHA È L’AMULETO DI OBAMA PER RISALIRE LA CHINA ELETTORALE - TRA SAGGEZZA POPOLARE, AIUTI AI COLOSSI IN DIFFICOLTÀ E BENEFICENZA, IL RICCO PIÙ POPOLARE DEL PIANETA PUÒ DIRE QUELLO CHE VUOLE E NESSUNO OSA CONTRADDIRLO - ALLORA SCRIVE AL PRESIDENTE: “LE PARE GIUSTO CHE LA MIA SEGRETARIA IN PERCENTUALE PAGHI PIÙ TASSE DI ME?” E OBAMA PRENDE LA PALLA AL BALZO…
Da "il Foglio"
Il Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman aveva capito subito che c'era qualcosa di strano: perché Barack Obama, invece di dare retta agli economisti, chiede consiglio a Warren Buffett? "I grandi uomini d'affari - aveva scritto dopo la notizia dell'incontro tra l'Oracolo di Omaha e il presidente - sono bravissimi a potenziare le singole aziende, ma la loro abilità ha poco a che fare con il governo di un'economia".
WARREN BUFFETT
Il giudizio, probabilmente, ha del vero. Ma Buffett, 81 anni compiuti, nel business da settanta (il primo investimento di successo, recita la leggenda, lo fece a 11 anni) ha qualcosa che non s'impara sui sacri testi: una straordinaria capacità di ispirare fiducia. Chissà, forse è un segreto di Omaha, la città del Nebraska sulle rive del Mississippi che ha dato i natali a lui ma anche a Fred Astaire, Marlon Brando e Malcolm X. Gente che sapeva come e quando entrare in scena e colpire l'immaginazione nel modo più efficace.
BARACK OBAMA
Come nel caso della "Buffett rule", cioè la proposta di tassare i più ricchi. L'avesse detta un economista, sarebbe durata il tempo di un quotidiano. Ma Buffett, che contende a Bill Gates e a Carlos Slim lo scettro di uomo più ricco del pianeta, sa vender le sue idee in maniera più efficace: "Io - ha scritto al presidente - grazie alle regole sulla tassazione dei capitali verso in tasse il 17 per cento del reddito. La mia segretaria il 25 per cento. Le sembra giusto, presidente?".
Musica per le orecchie di Obama, che da buon appassionato di basket ha subito raccolto l'assist di Buffett che, del resto, non ha certo da invidiare al cittadino della Casa Bianca né popolarità né simpatia. Nessuno, nel mondo del denaro, riscuote tanto credito e gode di tanta indulgenza quanto mister Buffett. Meno di una settimana fa ha annunciato di aver inserito nella squadra della sua Berkshire Hathaway un certo Ted Weschler, gestore di Peninsula Capital Advisor, che aveva investito 5 milioni di dollari per invitarlo a cena.
XX BILL GATES 003
Eppure nessuno dei sacerdoti della governance, così attenti a cesellare le regole per le grandi corporation, ha trovato qualcosa da dire su questo strano meccanismo di scelta dei propri eredi. Chi se la sente di contestare la capacità di giudizio di un uomo che, al momento della massima febbre da new economy, preferì comprare una quota delle gomme da masticare Wrigley? "Non credo - disse allora - che Internet cambi il modo di masticare il chewing gum". Sotto i cieli della crisi piace (non solo alla Casa Bianca) la sua saggezza popolare, da uomo della strada.
CARLOS SLIM
Tocca a lui, com'è successo in agosto, correre in soccorso con 5 miliardi di dollari di una grande istituzione, Bank of America, in ginocchio sotto i colpi della speculazione. Un acquisto che si rivelerà un buon affare, come quelli del 2008: 3 miliardi di dollari a General Electric, restituiti con gli interessi proprio in questi giorni.
E' lui, che pure possiede il 12 per cento di Moody's, che può permettersi di dire che S&P's, abbassando il rating degli Stati Uniti "ha fatto una grossa fesseria". E' lui che ha affidato 36 miliardi di dollari all'amico Bill Gates "perché è il più bravo a far beneficenza". E così il presidente, con gran dispetto di Krugman, ha deciso di affidarsi al saggio di Omaha, il re degli speculatori di Wall Street che riesce a dare fiducia a Main Street.
PAUL KRUGMAN
Non sempre nella sua carriera di finanziere ha visto giusto. Ma un buon uomo d'affari, come un attore, sa trarre profitto anche da una papera. Che bel personaggio da interpretare, se ci fosse ancora Marlon Brando o Montgomery Clift, pure lui di Omaha, terra di indiani, pistoleros e di finanzieri che vogliono pagare le tasse.
by dagospia
Iscriviti a:
Post (Atom)
USTICA, GHEDDAFI DEVE MORIRE (COSÌ IMPARA A ESPROPRIARE IL PETROLIO TOTAL) - IL RACCONTO DEL SUPERTESTIMONE A PURGATORI, NEL 2013: DUE MIRAGE FRANCESI VIOLANO LO SPAZIO AEREO ITALIANO, SONO ALL’INSEGUIMENTO DEL MIG LIBICO (MA GHEDDAFI NON C’ERA, ERA STATO AVVISATO DAI NOSTRI SERVIZI). UN CACCIA ITALIANO SI ALZA IN VOLO E LI INTERCETTA. QUANDO PARTE IL MISSILE FRANCESE IL MIG SI NASCONDE SOTTO LA PANCIA DEL DC9 ITAVIA, ED È STRAGE – SUL DUELLO AEREO TRA DUE PAESI DELLA NATO, SCENDE IL SILENZIO - I DUE PILOTI DEL CACCIA SONO MORTI NELL’INCIDENTE DELLE FRECCE TRICOLORI A RAMSTEIN NEL 1986…
STRAGE USTICA, IL SUPERTESTIMONE NELLA SALA OPERATIVA: "ECCO COSA SUCCESSE CON IL MIG LIBICO, I DUE MIRAGE E IL TOMCAT" Andrea Pur...
-
Con operazione Blue Moon [1] si intende un'operazione sotto copertura messa in atto dai servizi segreti dei paesi del blocco occiden...
-
Giovanni Fasanella da Facebook Dopo diversi tentativi andati a vuoto, ho deciso di riprovare ed ho ricomposto il numero di un Bed and ...
-
Vittorio Malagutti per Corriere della Sera (13 aprile 1999) giorgio magnoni L' indirizzo e' esotico quanto basta per un villaggio...