venerdì 28 febbraio 2020

IL CORONAVIRUS COME LEHMAN BROTHERS: IN BORSA LA PEGGIOR SETTIMANA DALLA CRISI DEL 2008. STAMATTINA CROLLANO ANCORA TOKYO E SHANGHAI, A NEW YORK L'INDICE DOW JONES HA PERSO IL 13% IN DIECI GIORNI - GOLDMAN SACHS PREVEDE UNA CRESCITA AZZERATA PER GLI UTILI DELLA CORPORATE AMERICA NEL 2020 - GLI INVESTITORI SI BUTTANO SU ORO E FRANCO SVIZZERO, LE RISERVE ANTI-PANICO

CORONAVIRUS, WALL STREET: I GIORNI PEGGIORI DAL 2008. CROLLANO TOKYO E SHANGHAI
Marco Valsania per www.ilsole24ore.com


A Wall Street la grande paura di spirali di epidemie da coronavirus e crisi economiche e' tutta nei numeri.
I tre principali indici americani - Dow Jones, Standard & Poor's 500 e Nasdaq - hanno sofferto giovedi' la peggior perdita di sempre in termini di punti in una singola seduta.

Al di là dell’Oceano Pacifico non vanno meglio le cose, anzi: le Borse asiatiche affondano sotto il peso dei timori sulla diffusione accelerata dell'epidemia del coronavirus che ha ormai raggiunto quasi 50 Paesi partendo dalla Cina: Tokyo cede oltre 3 punti e mezzo ma era arrivata a -4,51%; in area -3% anche Shanghai e Hong Kong.

WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGEWALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE 
Pesante anche Seul (-3,35%), dopo che la Corea del Sud ha riportato altri 256 casi di infezione, fino al totale di 2.022, mentre le vittime restano 13. Male anche Singapore, a -2,83%, e Shenzhen, a -4,07%.


Il Dow Jones e' reduce dall'averne bruciati quasi 1.200, pari al 4,4%, portando il totale in quattro giornate a 3.200. E il declino del venerabile indice e' salito al 13% in dieci giorni, il piu' brusco dal 2011. L'S&P non e' stato da meno, anzi: ha ceduto giovedi' la medesima percentuale, il 4,4% scendendo sotto la soglia psicologia dei tremila punti. E in sole sei sedute ha visto evaporare il 12%, battendo in ritirata da un massimo storico raggiunto il 19 febbraio ad una velocita' che e' stata da record assoluto. Anche se va ricordato che questo non equivale al crollo piu' rapido di sempre: il 19 ottobre 1987, ad esempio, perse in poche ore, non da valori massimi, oltre il 20 per cento. L'indice tecnologico Nasdaq ha da parte sua chiuso giovedi' in ribasso del 4,6 per cento.



Tutti e tre gli indici, con le nuove cadute, sono entrati a grandi passi in territorio di ufficiale correzione, vale a dire sono al centro di flessioni superiore al 10% dalle recenti vette. E Wall Street minaccia di chiudere la settimana peggiore dal 2008, dalla grande crisi finanziaria che divenne poi la piu' grave debacle economica dalla Grande Depressione. Solo da lunedi' Dow e S&P sono in particolare scesi di circa l'11 per cento. Il prossimo traguardo negativo diventa adesso un mercato ribassista dell'Orso vero e proprio, che scatta se i ribassi diventano superiori al 20 per cento dai massimi.
turista con la mascherina a san pietroTURISTA CON LA MASCHERINA A SAN PIETRO

In fumo un terzo dei guadagni sotto Trump
Ancora: in un batter d'occhio la Borsa americana ha ormai cancellato ben un terzo dei guadagni messi a segno da quando Donald Trump e' stato eletto alla Casa Bianca nel 2016. Quei guadagni che il Presidente ama citare quale misura del proprio successo. A galoppare e' adesso anzitutto il Vix, l'indice della volatilita' o meglio del terrore basato sulle opzioni: si e' impennato ai valori top in anni, a quota 39,2. I titoli decennali del Tesoro, bene rifugio per eccellenza, sono al contrario al centro di ondate di acquisti con i rendimenti precipitati a nuovi minimi dell'1,296 per cento.

coronavirus in usa e canadaCORONAVIRUS IN USA E CANADA
La carneficina azionaria - parole testuali di alcuni operatori - ha punito un amplissimo ventaglio di titoli. Alcuni considerati rischiosi, e che fino a pochi giorni or sono in un clima di ottimismo andavano a ruba piu' di altri, piu' di altri. Tesla ha ceduto il 13% in una giornata. Virgin Galactic il 24 per cento. Tutti gli undici settori che compongono l'S&P sono scivolati in territorio negativo rispetto all'inizio dell'anno e in particolare il settore tecnologico, da tempo leader del mercato, ha visto evaporare in una seduta il 5,3% e il 12% da lunedi'.

Tech, energia, consumi nel mirino
Tra i grandi nomi del tech Apple e Intel hanno perso il 6%, Microsoft e AMD oltre il 7%, Amazon e Alphabet circa il 5 per cento. Anche i titoli dell'energia, alla prospettiva di flessioni della domanda e dell'economia, sono stati scossi: Exxon Mobil ha ceduto il 6 per cento. Tra i martoriati titoli legati ai viaggi e ai trasporti, American Airlines ha perso il 7,7 per cento. In ritirata, attorno al 5%, anche colossi globali della finanza quali JP Morgan, Citigroup e Bank of America come leader nei beni di consumo del calibro di Procter & Gamble e Coca-Cola.

L'allarme di Goldman sui profitti
Goldman Sachs ha suonato l'allarme sull'impatto crescente del Covid-19 che assedia i mercati americani come internazionali. Ha previsto una crescita azzerata per gli utili della Corporate America nel 2020 e un possibile, ulteriore calo ravvicinato della borsa del 7 per cento. Ha inoltre ammonito che “una piu' severa pandemia puo' portare a effetti piu' prolungati e a una recessione negli Usa”. Meta' delle societa' statunitensi in Cina, ha intanto rivelato un sondaggio dell'AmCham, si aspetta crolli delle entrate dal Paese asiatico, con un quinto che teme saranno piu' che dimezzate se l'epidemia proseguira' fino ad agosto. Citigroup, in un rapporto, ha ammonito che il nuovo coronavirus richiederebbe come “ottimali”, a livello mondiale, risposte di politica fiscale per aiutare l'economia e il business, citando in particolare un paese quale l'Italia “altamente esposto attraverso il canale del turismo”.
conferenza stampa di donald trump sul coronavirus 1CONFERENZA STAMPA DI DONALD TRUMP SUL CORONAVIRUS 1


Una crisi di fiducia
Ma preoccupa anche la scarsa fiducia che finora ispira l'amministrazione Trump, quando si tratta della gestione di un possibile e probabile contagio negli Usa. Un informatore ha denunciato nelle ultime ore che numerosi dipendenti federali sono entrati in contatto con cittadini americani in quarantena in California dopo il rimpatrio dalla Cina senza adeguato equipaggiamento protettivo. In California sarebbero inoltre gia' 8.400 le persone monitorate per verificare se mostrano sintomi di possibili contatti con il virus. Ritardi nei test continuano, nonostante il Centro per il controllo delle malattie infettive Cdc abbia ampliato i criteri di chi ne avrebbe diritto dopo che che una donna poi risultata contagiata, il primo caso di trasmissione domestica in America, ha dovuto aspettare giorni per ricevere l'esame.

paziente sospetto a daegu, corea del sudPAZIENTE SOSPETTO A DAEGU, COREA DEL SUD
Confusione rimane infine al vertice della campagna contro il coronavirus, tra il ruolo vicepresidente Mike Pence, nominato da Trump alla sua guida, e quello di autorita' sanitarie quali il Cdc. Trump ha promesso di chiamare all'appello rapidamente esperti nelle risposte alle minaccia alla salute pubblica, ma negli ultimi due anni ha decimato non solo i budget ma anche gli scienziati e i responsabili impegnati su fronte del rischio di epidemie e pandemie. Pence, oltretutto, quando era governatore dell'Indiana divenne noto per la sua strategia al cospetto dell'epidemia di Hiv: pregare.


2. ORO, FRANCO SVIZZERO E BOND GLI INVESTIMENTI ANTI-PANICO
R. Amo. per “il Messaggero

Il panico non ha mai portato buoni consigli agli investitori. È bene ricordarlo in queste fasi di choc, raccomandano gli esperti di navigazione dei mercati. Meglio guardare al lungo periodo e dosare il portafoglio con meno asset rischiosi e qualche scelta più difensiva. Un modo per mettersi al riparo anche dalla volatilità.

Ma quale portafoglio difensivo? L'esposizione ai mercati azionari preferita negli ultimi mesi, spiega Amundi, ha consentito di beneficiare del rally di fine anno e dell'andamento positivo successivo. Ma ora l'incertezza legata all'evolvere del coronavirus sull'economia globale ha suggerito già nei giorni scorsi un alleggerimento. Non basta: per proteggersi dai rischi di scenario, spiega Matteo Germano, chief investment officer di Amundi, meglio puntare sui tassi Usa posizioni lunghe, sull'oro e sullo yen, «asset che fungono da bene rifugio nelle fasi di tensione ma anche di protezioni su azioni e credito». Anche il franco svizzero è un approdo consigliato. Sul fronte dei bond, è preferibile il debito societario europeo investment grade, sostenuto da fattori tecnici, come il Quantitative easing della Bce e la domanda degli investitori. Mentre per il segmento high yield, meglio puntare sull'Europa rispetto agli Usa, un mercato quest'ultimo caratterizzato da maggiore leva finanziaria.

lingotti d'oroLINGOTTI D'ORO
L'irruzione del coronavirus in Italia, terza economia europea e ottava mondiale, conferma la dimensione globale del fenomeno. L'intervento deciso del governo ha convinto i mercati che la lotta al virus è al primo posto delle agende di tutti i governi. Una buona notizia. Ma quest'intervento avrà il suo peso sull'economia del Paese che già scontava gli effetti indiretti dello stop della produzione in Cina. Così si spiega l'impennata dello spread Btp-Bund oltre 160 punti e il rendimento del titolo decennale all'1,07%.

Ma non è detto che la debolezza dei titoli italiani non lasci spazio a qualche occasione. Un po' di pressione è fisiologica sia per le minacce di recessione sia per le vendite di chi preferisce prendere beneficio dopo il forte apprezzamento dei titoli di Stato italiani nel corso degli ultimi mesi. Ma in realtà proprio questa spinta negativa potenziale potrebbe essere compensata dall'influsso positivo di diversi fattori: oltre al piano di acquisti della Bce, va considerato che l'Italia è uno dei pochi paesi sviluppati che offre ancora rendimenti positivi.

Più in generale, l'azione delle banche centrali e gli stimoli fiscali attesi in Asia, potrebbero offrire delle opportunità sul fronte dei bond sovrani asiatici, fa sapere T. Rowe Price Fund. Dunque, anche il settore high yeld asiatico può risultare attraente per chi guarda al di là della volatilità di breve termine.

LINGOTTI D OROLINGOTTI D ORO 
E l'azionario? Il tema di fondo non cambia, nonostante le minacce del coronavirus. Non si può prescindere dall'azionario in un contesto di così bassi tassi di interesse. Soprattutto per chi punta a conservare il patrimonio a lungo termine, sottolinea Thomas Lehr (Capital Market Strategist). È vero che in caso di pandemia i profitti di molte aziende Usa sono destinati ad azzerarsi; ma c'è un motivo se le valutazioni del mercato azionario americano, per esempio, hanno retto negli anni, nonostante i tassi di interesse record. Basti dire che gli utili aziendali sono al momento superiori del 4-5% rispetto al rendimento di un portafoglio obbligazionario accettabile.

https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/coronavirus-come-lehman-brothers-borsa-peggior-settimana-228242.htm

giovedì 27 febbraio 2020

CORONAVIRUS E IL RISCHIO CRISI ECONOMICA MONDIALE. TUTTO QUELLO CHE NON...

CORONAVIRUS: LA BOLLA MEDIATICA E GLI EFFETTI SULL'ECONOMIA ITALIANA

ECCO A CHE COSA SERVE IL CORONAVIRUS, A NASCONDERE LA CRISI ECONOMICA CHE SAREBBE ARRIVATA LO STESSO

“SE IL CORONAVIRUS ARRIVA NEGLI USA SARÀ IMPOSSIBILE EVITARE LA RECESSIONE MONDIALE” - L’ANALISTA DI MOODY’S, MARK ZANDI: “L'ITALIA SARÀ UNO DEI PAESI PIÙ COLPITI, PERCHÉ HA POCHISSIMO SPAZIO DI MANOVRA IN TERMINI DI POLITICA MONETARIA E FISCALE PER REAGIRE…LE GUERRE COMMERCIALI DI TRUMP HANNO FATTO MOLTI DANNI, COSÌ COME LA BREXIT. L'ECONOMIA GLOBALE ERA IN DIFFICOLTÀ, E ANCHE SE NON FOSSE ARRIVATO IL VIRUS, ERA COMUNQUE GIÀ VULNERABILE”

DA LA STAMPA

«Se il coronavirus diventerà una pandemia, provocherà una recessione globale. L' Italia sarà uno dei paesi più colpiti, perché ha pochissimo spazio di manovra in termini di politica monetaria e fiscale per reagire. L'unica risposta efficace del governo è impegnarsi al massimo ora per contenere il contagio, ed essere trasparente con i propri cittadini, affinché possano prepararsi al meglio per affrontare la crisi».

Mark Zandi, chief economist di Moody's Analytics, ha appena pubblicato uno studio con cui stima che l'epidemia ridurrà la crescita negli Usa di sei decimi di punto percentuale durante i primi tre mesi del 2020, facendola scendere all'1,3%; e di due decimi per l'intero anno, calando all'1,7%. La ricerca però alza la probabilità di una recessione negli Stati Uniti e nel mondo durante la prima metà del 2020 dal 20 al 40%, se il COVID-19 diventerà una pandemia. Gli effetti della paura peraltro già si vedono da giorni a Wall Street, e ieri sera il presidente Trump ha tenuto una conferenza stampa per discutere la crisi e i rimedi.
MOODY'SMOODY'S

Perché questa previsione?
«Se il coronavirus diventa una pandemia, e arriva negli Usa, non vedo come sia possibile evitare la recessione».

Dove avverranno i danni economici più gravi?
«Li stiamo già vedendo, non solo nei viaggi e nel turismo. Le aziende manifatturiere americane esporteranno meno in Asia ed Europa, a causa del calo della domanda. Nello stesso tempo diminuiranno le importazioni da queste regioni più colpite, portando ad una mancanza di parti, componenti e prodotti al dettaglio nel mercato, insieme ad un aumento dei prezzi che limiterà le spese dei consumatori. Ma la fiducia dei consumatori è l'elemento che ha tenuto in piedi finora l' economia Usa, e se vacillerà ci saranno effetti negativi inevitabili».

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMPGIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP
Quanto pesa la paura?
«Se i mercati continueranno a perdere mille punti al giorno, la gente si preoccuperà molto in fretta».

Tutto dipende da quanto forte sarà la pandemia?
«Sì. Se avverrà, sarà molto difficile evitare la recessione mondiale. L'economia globale era molto debole già prima del coronavirus. Le guerre commerciali di Trump hanno fatto molti danni, così come la Brexit e ora l' incertezza sul suo processo. L' economia globale era in difficoltà, e anche se non fosse arrivato il virus, era comunque già vulnerabile per molte altre cose che potevano andare male».
RECESSIONE 1RECESSIONE 1

Perché lei teme che la recessione non sarà breve e superficiale?
«Tutto dipende da come andrà il virus. Se scoppia la pandemia, non è difficile costruire scenari in cui sarà una sfida severa, per la mancanza di ovvie risposte politiche, particolarmente in Europa e in Italia. C' è poco che governanti possono fare».

Perché?
«Non c' è una buona risposta politica all' impatto economico del virus. I tassi di interesse sono già molto bassi o negativi, e la Bce non può fare molto per aiutare sul piano monetaria. Anche su quello fiscale però c' è pochissimo spazio, particolarmente in Italia. Non è chiaro cosa possano fare i governanti per attenuare l' impatto economico di Covid-19. Ciò rende ancora più urgente che il virus sia contenuto, perché sarebbe molto difficile rispondere poi dal punto di vista monetario e finanziario».
recessione usaRECESSIONE USA

In Italia però è fallito proprio il contenimento. C'è ancora tempo per fare qualcosa?
«Sì. Contenimento e trasparenza, per frenare il più possibile il contagio e ristabilire la fiducia dei cittadini: è l' unica vera risposta politica. Se i governanti non saranno trasparenti su cosa succede, diffonderanno più panico, minando la fiducia ed esacerbando l' impatto economico. Perciò è critico che facciano il massimo per contenere il virus, e siano chiari su cosa sta avvenendo e cosa può avvenire, in modo che la gente possa fare ciò di cui ha bisogno per prepararsi».

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ldquo-se-coronavirus-arriva-usa-sara-impossibile-evitare-228135.htm

venerdì 14 febbraio 2020

SVEGLIATE I COMPLOTTISTI: SPUNTA UNA INQUIETANTE RICERCA DEL 2015, CON LA CREAZIONE IN LABORATORIO DI UN VIRUS-CHIMERA DAL CORONAVIRUS DI PIPISTRELLO. GIÀ ALL’EPOCA FECE ESPLODERE UNA FURENTE POLEMICA NELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA MONDIALE, TANTO CHE ''NATURE'' DEDICÒ AMPIO SPAZIO ALL’ALLARME DEGLI ESPERTI. CHE DISSERO...

Mauro Bottarelli per https://it.businessinsider.com/


nuovi casi di coronavirus in cinaNUOVI CASI DI CORONAVIRUS IN CINA
Volendo ricorrere all’ironia, spesso arma di sopravvivenza fondamentale nelle situazioni di panico generalizzato e antidoto alla paura di provata efficacia, potremmo dire che la Cina ha appena vissuto il suo “momento Fausto Tonna” (ex direttore finanziario durante il crac Parmalat).
Insomma, dalla denuncia di contabilità creativa nei criteri di classificazione dei nuovi contagiati da coronavirus dovuta ai criteri utilizzati per il computo all’implicita ammissione di sottostima degli stessi sono passate solo 24 ore.

E questi due grafici mettono in prospettiva la magnitudo della discrepanza occorsa in un così ridotto lasso di tempo e dopo l’annuncio di una stabilizzazione dell’epidemia, prossima ormai al picco: in un solo giorno, 14.840 nuovi casi di contagio, capaci di portare il numero totale a 48.206.

lo studio sul virus cineseLO STUDIO SUL VIRUS CINESE
Di più, fra questi 13.332 “clinicamente diagnosticati”, hanno tenuto a sottolineare le autorità sanitarie del Dragone. Excusatio non petita.

Ma se questa palese ammissione di leggerezza nel trattamento delle quarantene e nella diagnosi precoce di nuovi, potenziali contagiati apre ulteriori, enormi interrogativi rispetto alla credibilità stessa del governo cinese nella gestione dell’intera vicenda, ormai divenuta emergenza globale, nella vicenda si inserisce questo documento, datato novembre 2015 e relativo a una ricerca internazionale –  descritta in un articolo pubblicato su Nature Medicine.

Nello studio, infatti, si descrive la creazione di un nuovo virus ottenuto combinando il coronavirus scoperto in una particolare specie di pipistrello cinese con un altro che causa la Sars nei topi da laboratorio. Roba che, già all’epoca, fece esplodere una furente polemica in seno alla comunità scientifica mondiale, tanto che Nature dedicò ampio spazio al dibattito fra scienziati e riportò l’allarme di moltissimi esperti rispetto ai rischi che esperimenti simili possono comportare per la sicurezza e la salute pubblica.
berlino memoriale pipistrelliBERLINO MEMORIALE PIPISTRELLI
Una, di fatto, la domanda che scaturiva: ne vale la pena? La pensava così, ad esempio, il dottor Simon Wain-Hobson, virologo presso l’Istituto Pasteur di Parigi, a detta del quale non solo “occorrerebbe chiedersi seriamente se le informazioni che possiamo ricavare da studi simili valgano il rischio che potenzialmente portano con sé” ma, soprattutto, “se ci fosse una fuga di quel virusanche minima, nessuno potrebbe predirne la traiettoria“.

Ancora più netto il giudizio del professor Richard Ebright, biologo molecolare ed esperto di biodifesa alla Rutgers University, in New Jersey: “L’unico impatto concreto che otteniamo da questo lavoro è la creazione, in laboratorio, di un nuovo rischio non naturale“.

lo studio sul virus cinese dal pipistrelloLO STUDIO SUL VIRUS CINESE DAL PIPISTRELLO
E proprio quella definizione – “non-naturale” – oggi apre varchi enormi a scenari formalmente complottistici ma che, nelle ultime ore, sono sbarcati anche nel dibattito politico Usa al più alto livello, dopo che il senatore repubblicano dell’Arkansas, Tom Cotton, ha chiesto ufficialmente che il governo statunitense ottenga da quello cinese la certificazione della natura non di bio-arma del coronavirus.

Al centro dell’accusa, la presenza a Wuhan, epicentro della crisi, del famoso laboratorio di massima sicurezza – classificato P4, l’unico del genere in Cina – in cui, a detta di un reportage sempre della rivista Nature del febbraio 2017, vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo.

proprio in quel laboratorio oggi lavora, dopo anni nei principali laboratori degli Stati Uniti, una delle ricercatrici che ha partecipato allo studio della discordia, la dottoressa Shi Zhengli, affiancata all’epoca nel team anche da un altro virologo cinese, Xing-Yi Ge, anch’egli con anni di esperienza sul campo negli Usa.

Ed ecco che, come mostra questa immagine, non più tardi dello scorso 20 gennaio, sempre su Nature, la dottoressa Shi Zhengli appare fra le firme di un articolo nel quale si conferma la natura di mutazione animale del virus e la diretta responsabilità del pipistrello cinese.


Insomma, lungi dal voler garantire patenti di agibilità a tesi complottiste degne del Napalm 51 di Maurizio Crozza, forse maggiore chiarezza e trasparenza da parte del governo cinese sull’intera genesi della faccenda sarebbe stata di aiuto proprio allo scongiurare del diffondersi di dietrologie parallele o teorie millenaristiche.

zuppa di pipistrello 4ZUPPA DI PIPISTRELLO 4
Anche perché, stando alla denuncia di alcuni organi di stampa cinesi, dopo la rimozione dei responsabili sanitari della provincia di Hubei, tramutatisi come nella miglior tradizione del Dragone in Monsieur Malaussène della pandemia, ora a capo dell’autorità sanitaria dell’area-epicentro sarebbe stata inviata dal governo centrale la general maggiore Chen Wei, massimo esperto nazionale di armi biochimiche per la difesa. Il suo quartier generale? Il laboratorio P4 di Wuhan, attorniata unicamente da personale militare.

Vero? Falso? Per ora, decisamente verosimile, almeno stando alla non smentita di Pechino. Le ombre, comunque, restano. Non fosse altro per quel balzo ad orologeria e al rialzo nella contabilità dei contagiati.

https://www.dagospia.com/rubrica-39/salute/svegliate-complottisti-spunta-inquietante-ricerca-2015-227027.htm

martedì 11 febbraio 2020

TERRORISMO, misteri italiani. 38 anni fa il rilascio dell’assessore Dc Ciro Cirillo sequestrato dalle Brigate rosse L’opacità dei comportamenti di uno Stato che assunse il volto inquietante di chi trattava con i terroristi per il tramite della camorra, questo nel momento in cui in Campania piovevano le migliaia di miliardi di lire della ricostruzione post-sisma. Per la Dc di allora l’assessore campano fu più importante di Aldo Moro? Il successivo caso giudiziario di Enzo Tortora contribuì a “oscurare” la torbida vicenda precedente? insidertrend.it ha ripercorso la vicenda con Valter Vecellio, giornalista ed esponente del Partito Radicale

Come spesso è accaduto in questo Paese, dopo il verificarsi di fatti gravi si è giunti a stabilire una verità giudiziaria non sempre del tutto esauriente, che non chiarisce dunque la reale portata degli eventi e delle responsabilità.
La verità sul caso Cirillo è stata acclarata della Commissione parlamentare Violante del 1994, dalla Commissione stragi, dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza; esistono le testimonianze rese dai camorristi e dei terroristi delle Brigate rosse pentiti; esistono i fatti faticosamente ricostruiti con meticolosità dall’Ufficio istruzione del Tribunale di Napoli. Quali sono allora i tasselli mancanti? Sono le “verità” dei politici?
Il sequestro e la trattativa segreta per il rilascio dell’assessore regionale campano ai lavori pubblici, divenuto poi vicepresidente del comitato tecnico per la ricostruzione delle zone terremotate, è un’incredibile intreccio di interessi del quale quasi nessuno ha voglia di approfondire per davvero le dinamiche che ruotano attorno al sequestro dell’assessore.
Il successivo caso giudiziario di Enzo Tortora avrebbe contribuito a oscurare in parte questa torbida vicenda.

Il sequestro. Impiegato alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura a Napoli, Ciro Cirillo, esponente della corrente gavianea della Democrazia cristiana, negli anni Sessanta ricoprì la carica di segretario provinciale del partito. Nel 1969 divenne presidente della Provincia di Napoli e nel 1979 fu eletto presidente della Regione Campania nel 1979. Nel 1981 ottiene la nomina ad assessore regionale ai lavori pubblici. A seguito del tremendo sisma che colpì l’Irpinia nel 1980 divenne vicepresidente del Comitato tecnico per la ricostruzione.
Si trattava di un ruolo chiave, poiché ricoprendo quella carica egli divenne l’anello fondamentale di un vasto sistema di potere, al centro di giganteschi interessi alimentati dagli stanziamenti erogati dallo Stato per la ricostruzione delle zone terremotate in Campania. Cirillo si trovò a gestire migliaia di miliardi di lire, un affare valutato in 64.000 miliardi di lire dell’epoca, con stanziamenti la cui erogazione venne prevista fino all’anno 2023.
La vicenda relativa al suo sequestro e alla trattativa segreta che ha portato al suo rilascio va dunque molto al di là di una «semplice» azione terroristica.
Alle ore 21:45 del giorno 27 aprile 1981, Ciro Cirillo fu sequestrato nell’autorimessa della sua abitazione in via Cimaglia a Torre del Greco da un commando di cinque terroristi delle Brigate rosse capeggiati da Giovanni Senzani.
Nel corso del conflitto a fuoco persero la vita l’agente di scorta che gli era stato assegnato (il maresciallo di Pubblica Sicurezza Luigi Carbone) e il suo l’autista, Mario Cancello, inoltre venne gambizzato il suo segretario, Ciro Fiorillo.
Cirillo venne poi rilasciato alcuni mesi dopo, il 24 luglio, all’interno di un palazzo abbandonato in via Stadera, a Poggioreale. Il giorno prima le Brigate Rosse avevano comunicato la sua liberazione dietro il pagamento di un riscatto di un miliardo e 450 milioni di lire, denaro che come sostenne in seguito lo stesso Cirillo «era stato raccolto da amici».
Il pagamento del riscatto era avvenuto tre giorni prima a bordo di un tram nel quartiere romano di Centocelle.
Tuttavia, il riscatto non consistette soltanto nel miliardo e 450 milioni di lire, ma anche armi e di un elenco di poliziotti e magistrati da eliminare. Oltre alla simbolica requisizione degli alloggi sfitti di Napoli richiesta e ottenuta da Senzani per sistemarvi i senzatetto, all’indennità per i terremotati e alla pubblicazione dei comunicati e dei verbali degli interrogatori ai quali Cirillo dovette sottostare.

La colonna napoletana delle Brigate rosse. La particolarità che contraddistinse la colonna napoletana delle Brigate rosse fu quella che essa era l’unica struttura terroristica attiva in Italia a operare con una certa stabilità a sud del Lazio, giungendo ad assassinare anche importanti esponenti della Democrazia cristiana in zone del Paese controllate dalla criminalità organizzata.
Essa era formata da vari personaggi, dai piccoli leader dell’autonomia operaia romana ai parenti di camorristi. Il capo dell’organizzazione, Giovanni Senzani, ideologo della nuova linea d’azione delle Brigate rosse tutta concentrata al meridione, dove esisteva un immenso bacino di potenziale consenso alla lotta armata formato da quello che i terroristi definivano come il «proletariato illegale», che spaziava dal contrabbandiere di sigarette sfruttato al rapporto con la camorra.
Tuttavia, Senzani non era certamente un personaggio cristallino, poiché ritenuto in contatto con i servizi segreti. In quella particolare fase del terrorismo brigatista, le fratture interne all’organizzazione ne avevano portato una parte (quella guidata da Senzani, appunto) a perseguire una strategia finalizzata alla costruzione di un “fronte meridionale” in alleanza con la criminalità, sia quella marginale che quella organizzata.

La trattativa segreta. La liberazione di Cirillo fu ottenuta grazie a una serie di oscuri intrecci mai del tutto chiariti tra servizi segreti (allora ancora guidati da funzionari e ufficiali iscritti alla P2), camorristi di Cutolo e terroristi delle Brigate rosse.
Ma col passare dei giorni, inevitabilmente prese corpo il caso Cirillo, cioè un groviglio di uomini politici in processione da Raffaele Cutolo nella cella del carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove il boss della Nuova camorra organizzata era detenuto.
Ascoli, un carcere il cui livello di sicurezza avrebbe dovuto essere superiore a quello medio degli altri (a quel tempo non era stato ancora varato l’articolo 41bis) fu uno dei luoghi principe della trattativa segreta intavolata dai servizi segreti con i terroristi delle Brigate rosse al fine di ottenere la liberazione dell’assessore democristiano sequestrato.
Il giudice istruttore Alemi, titolare dell’inchiesta sul sequestro, accertò che vi avevano avuto accesso personaggi di ogni risma: funzionari dei servizi segreti, collaboratori esterni, persone del tutto estranee al mondo giudiziario come politici, faccendieri, camorristi (alcuni dei quali addirittura latitanti). Tutti incontrarono il capoclan.
In seguito, la Corte di Appello accertò in maniera indubitabile e definitiva che, verificatosi il sequestro di Ciro Cirillo, immediatamente intervennero i servizi di sicurezza e che questi ripetutamente contattarono Raffaele Cutolo al fine di sollecitarlo e quindi convincerlo, ad avvalersi dell’organizzazione di cui era capo indiscusso per ricercare una linea di trattativa con i brigatisti rossi.

1981, il contesto. Nei primissimi anni Ottanta a Napoli e nell’hinterland si combatté una sanguinosa guerra di camorra che fece migliaia di vittime, la Campania era divenuta una terra senza legge.
Si affrontarono due schieramenti criminali molto potenti, la Nuova camorra organizzata, facente capo al boss di Ottaviano Raffaele Cutolo, e la Nuova famiglia, aggregazione di vari gruppi e clan.
Il carcere di Poggioreale era diviso a metà, in una sua parte i detenuti di un’affiliazione, nell’altra i loro nemici. Addirittura, a volte all’interno dei padiglioni le due fazioni giunsero a spararsi colpi di pistola.
In parallelo, sul territorio, si andava consumando l’inizio della fine della Democrazia cristiana.
Dilanianti scontri correntizi interni acuirono una crisi morale segnata dalla distanza incolmabile tra l’ispirazione e la prassi di una politica divenuta incapace di essere alternativa a sé stessa.
La posta in gioco era molto alta, l’obiettivo delle correnti Dc era il controllo dell’enorme massa di finanziamenti alla ricostruzione, denaro col quale avrebbero potuto alimentare le proprie macchine politico-clientelari. Prevalere in quella guerra  avrebbe significato controllare il partito e quindi anche lo Stato. Insomma, si trattava del potere.
Non è casuale che in quella fase della Prima Repubblica a Napoli e in Campania gravitarono numerosi personaggi di spicco scudocrociati: ministri, parlamentari e capicorrente.
Inoltre, va ricordato sia i vertici che molti quadri dello Stato italiano risultarono affiliati alla loggia massonica P2 del gran maestro Licio Gelli.
Da tre anni Aldo Moro è stato assassinato dalle Brigate rosse, il Paese aveva una politica instabile ed era alla ricerca di una via di uscita dalla crisi economica, mentre doveva fare contestualmente fronte alle mutevoli dinamiche internazionali che lo stavano coinvolgendo direttamente.

La loggia massonica P2. Lo scandalo esploso con la scoperta degli elenchi della loggia massonica P2 di Licio Gelli attraversò anche il caso Cirillo. Il sequestro dell’assessore democristiano viene compiuto nell’aprile 1981, la perquisizione a Villa Vanda era avvenuta pochi giorni prima, il 17 marzo.
Il ritrovamento di quegli elenchi ebbe almeno un paio di conseguenze che si incrociarono con il caso napoletano.
I tre elementi di vertice dei servizi segreti italiani da poco riformati, erano tutti e tre piduisti, di risulta le strutture di informazione e sicurezza divennero apparentemente acefale, con l’effetto che a occuparsi dell’importante trattativa furono ufficiali e funzionari di grado inferiore. In realtà, però, quei generali piduisti fino a pochi giorni prima ai vertici del Sismi, cioè Giuseppe Santovito e Pietro Musumeci, vennero richiamati in servizio allo scopo di gestire la trattativa segreta.
Si ricorse a una procedura del tutto anomala, che vide per altro il Musumeci provenire da un ufficio del servizio segreto militare che non aveva competenza per materia in ordine a quello specifico tipo di attività.
Tutto (o quasi) il sequestro venne affrontato da un governo dimissionario (l’esecutivo a guida Forlani), che rimase in carica esclusivamente per il disbrigo dell’ordinaria amministrazione in attesa di nuove elezioni.
Una lunga crisi di governo che, a sua volta, partorì un altro fatto di rilevanza storica per il Paese, infatti, per la prima volta nella storia della Repubblica un non democristiano, il repubblicano Giovanni Spadolini, divenne Presidente del Consiglio dei ministri.

I servizi segreti. Sentenza della Corte di Appello stabilì «un’inosservanza da parte dei servizi di sicurezza dei loro compiti istituzionali, che gli imponevano, con operazioni di polizia, la ricerca e l’acquisizione di ogni utile informazione per individuare i sequestratori e liberare l’ostaggio».
Perché i servizi segreti si rivolsero proprio a Cutolo? Perché non ad altri referenti di calibro allora attivi nella città e nel suo hinterland, come ad esempio Zaza, Bardellino o Alfieri?
Perché in quel momento la Nuova camorra organizzata comandava nelle carceri italiane e, quindi, i suoi affiliati poterono stabilire utili contatti ai fini della trattativa con i terroristi.
Perché il vicedirettore del Sisde (Antonio Parisi) investì dell’incarico il dottor Giorgio Criscuolo, inviandolo ad Ascoli Piceno a chiedere aiuto a Cutolo?
Probabilmente perché quel funzionario del Sisde era originario di Castellamare di Stabia, i politici democristiani Gava e Patriarca.
Quello della trattativa segreta per il rilascio di un ostaggio non andrebbe considerata del tutto riprovevole, poiché i servizi segreti, beneficiando delle loro garanzie funzionali, sono sciolti dagli obblighi procedurali che gravano sulla polizia giudiziaria.
Se il contatto con il boss camorrista fosse stato esclusivamente finalizzato all’acquisizione di informazioni utili alla scoperta del covo-prigione brigatista dove era tenuto prigioniero Cirillo non ci sarebbe stato nulla da eccepire, invece gli uomini dei servizi si accordarono con Cutolo per risolvere la situazione, ma anche a beneficio di tutti, inclusi camorristi e terroristi.

La magistratura napoletana, l’inchiesta e il processo. Quindici giorni dopo il sequestro di Ciro Cirillo il dottor Antonio Ammaturo, dirigente della Squadra Mobile della Questura di Napoli, grazie alle sue fonti nella malavita camorristica era già al corrente del fatto che Antonio Gava e Francesco Patriarca (senatore Dc suo braccio destro) si stavano muovendo per liberare l’assessore democristiano sequestrato dai terroristi.
Ammaturo redasse un dossier che inviò al Viminale, ma dopo la sua morte – il poliziotto venne assassinato – le carte scomparvero misteriosamente. I cassetti della sua scrivania furono completamente svuotati, mentre suo fratello Evasio, al quale il vicequestore assassinato aveva consegnato copia di quello scottante dossier, perì poco tempo dopo in Tunisia a causa di un incidente stradale. Si fece dunque il vuoto.
Il sequestro di Ciro Cirillo si lasciò dietro una scia di morti tanto anomale quanto inquietanti, tutti potenziali o effettivi testimoni.
Al dottor Carlo Alemi, giudice istruttore a Napoli, venne affidata l’inchiesta sul sequestro e il successivo rilascio dell’assessore democristiano. Egli chiuse l’istruttoria nel 1984 emettendo una sentenza ordinanza di oltre 1.100 pagine. Il suo impianto accusatorio venne confermato nei successivi gradi di giudizio del processo, e a carico degli imputati verranno irrogati trenta ergastoli e complessivi seicento anni di reclusione.
Il clima a Palazzo di Giustizia era oltremodo teso. Era da poco esploso lo scandalo dei quaranta magistrati collaudatori delle opere della ricostruzione post-sisma, lautamente pagati da coloro che, invece, avrebbero dovuto controllare, cioè chi quelle opere aveva realizzato. Era una magistratura pesantemente condizionata dal potere politico.
Fu il Commissario straordinario per il terremoto in Irpinia, il democristiano friulano Pio Fantin, ad assegnare ai magistrati il compito di sovraintendere alla legalità dei collaudi; il Consiglio Superiore della Magistratura si disse contrario e allora i magistrati napoletani fecero ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Campania. Un ricorso che vinsero, anche perché a presiedere i Tar c’era uno di loro, un “giudice collaudatore”.
Nel 1981 sedici avvocati penalisti figli di magistrati esercitavano nello stesso distretto nel quale erano stati assegnati i loro padri.
Ma non bastava. I livelli apicali della Questura erano in stretti rapporti con i ras politici locali. Il questore di Napoli, Pasquale Colombo, era il fratello di Emilio Colombo, a quel tempo uno degli esponenti più potenti della Democrazia cristiana. Alcuni poliziotti facevano il doppio gioco, mentre qualche direttore di carceri si era posto al servizio della criminalità organizzata.
Questi erano gli organismi istituzionali che avrebbero dovuto controllare la regolarità delle assegnazioni degli appalti e delle realizzazioni delle opere della ricostruzione.
Quattro giudici dell’Ufficio istruzione rifiutano il fascicolo del caso Cirillo e il Capo dell’Ufficio fu costretto quasi ad obbligare Alemi a occuparsene.
Ma i magistrati investiti della conduzione dell’inchiesta vennero subito spiati dai servizi segreti. Essi ebbero consapevolezza di essere stati “attenzionati” anche dai terroristi delle Brigate rosse.
Una fonte di Alemi gli rivelò che i servizi segreti erano alla spasmodica ricerca di un elemento che potesse far esplodere uno scandalo che lo coinvolgesse, meglio se di natura sessuale. Volevano demolire la sua reputazione, la sua figura. Era evidente che apparati «deviati» dello Stato agirono per ostacolare il regolare corso della Giustizia.
Il giudice istruttore ricevette attacchi dalla politica, da Vincenzo Scotti, Ciriaco De Mita, Flaminio Piccoli e Antonio Gava. Quest’ultimo, un giorno, dopo un colloquio con lui sul caso Cirillo, si sfogò ad alta voce esclamando: «Ma ‘sto figlio di puttana come fa a sapere tutte queste cose…»
Il quotidiano napoletano “Il Mattino”, giornale del sistema di potere locale, allora diretto da Pasquale Nonno, pubblicò una lunga serie di editoriali contro Alemi. “Il Mattino” all’epoca era ancora di proprietà della Dc, sarebbe poi stato ceduto al Banco di Napoli.
Alemi venne messo sotto accusa anche dal ministro di Grazia e Giustizia, il socialista Giuliano Vassalli, e suo carico fu avviata una procedura presso il Consiglio superiore della magistratura, che però alla fine avrebbe rilevato il suo operato corretto, assolvendo il giudice istruttore all’unanimità.
A Napoli nel 1985 si sarebbe celebrato il maxiprocesso alla camorra, che avrebbe visto tra gli imputati anche Enzo Tortora. Il calvario giudiziario del giornalista e uomo di spettacolo genovese era iniziato due anni prima con il suo arresto. La sua drammatica vicenda avrebbe contribuito a oscurare quella del caso Cirillo

Del caso relativo al sequestro, alla trattativa e al rilascio dell’assessore democristiano campano Ciro Cirillo, insidetrend.it ne ha trattato con il giornalista Valter Vecellio, della Rai e di Radio Radicale. È possibile ascoltare l’audio dell’intervista di seguito.

A169 – CASO CIRILLO, LA TRATTATIVA STATO-BRIGATE ROSSE PER IL TRAMITE DELLA CAMORRA: un’incredibile intreccio di interessi che nessuno ha voglia di approfondire per davvero. Intervista con VALTER VECELLIO, giornalista della Rai e di Radio Radicale che si è occupato del caso.
L’opacità dei comportamenti di uno Stato che assunse il volto inquietante di chi trattava con i terroristi per il tramite della camorra, questo nel momento in cui in Campania piovevano le migliaia di miliardi di lire della ricostruzione post-sisma. Per la Dc di allora l’assessore campano fu più importante di Aldo Moro? Il successivo caso giudiziario di Enzo Tortora contribuì a “oscurare” la torbida vicenda precedente? insidertrend.it ha ripercorso la vicenda con Valter Vecellio, giornalista ed esponente del Partito Radicale
https://www.insidertrend.it/2019/07/24/sicurezza/terrorismo-misteri-italiani-38-anni-fa-il-rilascio-dellassessore-dc-ciro-cirillo-sequestrato-dalle-brigate-rosse/