mercoledì 10 ottobre 2012
I PECCATI DI ATENE - LE PROTESTE DEI GRECI CONTRO LA MERKEL IN VISITA AD ATENE HANNO DUE CAUSE: LA MISERIA E L’ATTEGGIAMENTO SPREZZANTE DI BERLINO - MA LA COLPA DELLA CRISI NERA E’ ANCHE DEI POLITICI LOCALI - SCANDALI E CORRUZIONE: IL CASO DEL FILE CON I NOMI DI 2MILA EVASORI FISCALI CHE AVEVANO INVIATO I LORO SOLDI ALL’ESTERO - LA LISTA, CONSEGNATA NEL 2010 AL GOVERNO GRECO DAL FMI, E’ SVANITA NEL NULLA… -
Angelo Allegri per "il Giornale"
UN MANIFESTO CON LA SCRITTA DA HITLER A MERKEL MOSTRATO DAI MANIFESTANTI IERI AD ATENE
Nei quartieri dove vivono poliziotti e militari, Alba d'oro, il movimento della destra estremista greca, arriva a triplicare i suoi voti; e da sempre corrono le voci sugli stretti rapporti del gruppo con i servizi di sicurezza. Ma ieri, per la sua visita ad Atene, Angela Merkel non ha avuto paura ad affidarsi al servizio d'ordine organizzato dal ministero dell'interno ellenico.
NAZZI MERKEL ATENE
Una prova di fiducia tanto più degna di nota se si considera che le proteste di piazza erano scontate. La Grecia è un Paese a pezzi, in una misura che dalla pur provata Italia si fa fatica a cogliere. Negli ultimi quattro anni il reddito degli abitanti è precipitato del 20%, nel 2012 scenderà ancora del 6,5%, nel 2013 le previsioni parlano di un altro 4% (ma la stima viene considerata ottimistica). E il bello (il brutto) è che tutto questo per il momento non è servito a nulla.
UN MANIFESTO CON LA SCRITTA DA HITLER A MERKEL MOSTRATO DA UN MANIFESTANTE AD ATENE
Il debito pubblico è pari al 169% del Pil, l'anno prossimo salirà al 179%. Pensare che in tempi ragionevoli la Grecia possa tornare un Paese normale è una pietosa finzione. Ma anche questo non basta a dare il senso complessivo dello stato d'animo greco. Potremmo rassegnarci alla povertà dei nostri nonni, ha scritto il giallista Petros Markaris, ma non meritiamo «il sarcasmo, le umiliazioni, il disprezzo» di cui ci sentiamo circondati.
PROTESTE ATENE CONTRO LA MERKEL
Su questo fronte la Germania fatica a dare il buon esempio. Una delle più note poesie tedesche, scritta nel 1861, contiene un verso, «am deutschen Wesen soll die Welt genesen», che viene di solito citato per dimostrare la persistenza del senso di superiorità teutonico: «lo spirito tedesco salverà il mondo».
E di questo innato senso di superiorità una pletora di politici berlinesi, con le loro dichiarazioni tra il razzistico e lo strapaese, hanno dato ampia prova nei mesi scorsi. Così la povera Merkel ieri ha pagato non solo le sue esitazioni, il machiavellismo («il modello Merkiavelli», lo ha definito il sociologo Ulrich Beck) con cui ha cercato di legare le sue prospettive di rielezione e la sopravvivenza dell'euro con la disciplina imposta e gli aiuti concessi al Sud sprecone.
MERKEL SAMARAS
Ma ha anche fatto da vittima sacrificale per tutti i pregiudizi nazionali rinfocolati dalla crisi della moneta unica ed espressi da una politica evidentemente non all'altezza del compito. Perché è questo il paradosso dell'Europa di oggi: la moneta nata per impedire nuove guerre continentali (Helmut Kohl dixit), è la prima fonte di tensioni e preconcetti che ormai corrono senza freni attraverso i confini nazionali.
HELMUT KOHL
Ovvio dunque che i greci in piazza ieri, piegati dal disastro di milioni di vite, abbiano marciato contro il loro «carnefice» straniero. Nessuno ha protestato invece contro i killer autentici: una classe dirigente che ha messo in ginocchio il Paese con una politica di corruttela affaristica dagli aspetti grotteschi. L'ultimo scandalo, sulle prime pagine dei giornali in questi giorni, sembra una pochade.
È quello dei dischetti con i nomi di 2mila evasori fiscali che avevano inviato i loro soldi all'estero sui conti di una banca inglese, la Hsbc. Nel 2010 la preziosa lista è stata consegnata dal presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, al Ministro delle finanze allora in carica. Da quel momento il dicastero incaricato di dare la caccia agli evasori ha cambiato di mano un paio di volte. Il risultato è che la lista non si trova più, contro gli evasori non è stata avviata alcuna inchiesta, e nessuno tra i vari politici in carica ammette di saperne qualche cosa.
ANTONIS SAMARAS
È l'esempio estremo di una degenerazione che ha coinvolto più o meno tutti i Paesi in crisi: certo la Spagna, che ha visto le sue banche occupate manu militari da una classe politica che si è arricchita finanziando oltre ogni ragionevolezza il «ladrillo», il settore immobiliare; certo l'Italia, il cui ceto dirigente è stato in grado di sprecare il cosiddetto dividendo dell'euro (il ministro Passera ha parlato di recente di un buco da 500 miliardi).
PROTESTE ATENE CONTRO LA MERKEL
Così, a chi si è messo fuori gioco ora non resta che soffrire per risalire la china, sperando nella lungimiranza di chi ha in mano il pallino, e cioè la Germania. Che però, ha scritto Beck, non ha ancora deciso cosa fare e che «è di fronte alla scelta tra l'essere o il non essere dell'Europa. E che è semplicemente troppo potente per potersi permettere il lusso di non prendere alcuna decisione».
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/i-peccati-di-atene-le-proteste-dei-greci-contro-la-merkel-in-visita-ad-45144.htm
SPAGNA, ARRIVA LA CROCE ROSSA - UNO SPOT RACCONTA IL DRAMMA DELLE FAMIGLIE CHE NON RIESONO PIÙ NEMMENO A PAGARE IL VITTO A SCUOLA DEI FIGLI - 2 MLN DI PERSONE, LA MAGGIOR PARTE DELLE QUALI SPAGNOLE, VIVONO CON I SUSSIDI DELLA CARITAS - UN CITTADINO IBERICO SU 4 VIVE SOTTO LA SOGLIA DI POVERTÀ - OGNI GIORNO 517 FAMIGLIE VENGONO SFRATTATE PERCHÉ NON RIESCONO A PAGARE IL MUTUO...
Luigi Grassia per "La Stampa"
IMMAGINE DAL VIDEO DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA SULLA CRISI ECONOMICA
Dal miracolo economico alla povertà di massa, così è andata in Spagna. E lo illustra, nella maniera più drammatica, lo spot televisivo per una campagna di raccolta fondi appena lanciata dalla Croce Rossa: all'inizio del filmato si vede un frigorifero quasi vuoto, con un solo uovo dentro, per una famiglia di 4 persone, e poi una frittata divisa in tavola solo fra i due bambini, sotto gli sguardi desolati di mamma e papà.
IMMAGINE DAL VIDEO DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA SULLA CRISI ECONOMICA
Non è un'esagerazione: le statistiche dicono che uno spagnolo su quattro vive sotto la soglia della povertà. Dicono alla Croce Rossa di Madrid: «L'anno scorso abbiamo aiutato 2 milioni di persone e quest'anno 300.000 in più». La locale Caritas in un anno ha assistito 1,5 milioni di persone, e in maggioranza si tratta di spagnoli e non di poveri immigrati come succedeva fino a qualche tempo fa.
IMMAGINE DAL VIDEO DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA SULLA CRISI ECONOMICA
La Croce Rossa spiega che dietro ai numeri stanno «persone che non sanno come arrivare alla fine della giornata, che non possono pagare il riscaldamento o garantire ai figli il vitto a scuola».
Fra gli assistiti dalla Croce Rossa, il tasso di disoccupazione sfiora il 65%, e la metà di questi senza lavoro è a spasso da più di due anni; il 51% non percepisce sussidi regolari e non ha altri redditi.
IMMAGINE DAL VIDEO DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA SULLA CRISI ECONOMICA
Le cause sono tante, molti sono gli errori che hanno portato la Spagna a questo disastro, ma ce n'è uno, la bolla immobiliare, che ha un impatto sociale particolarmente drammatico: ogni giorno, in media, 517 famiglie spagnole vengono sfrattate, perché non riescono a pagare il mutuo, e così vanno ad aggiungersi alle 400 mila famiglie già finite sulla strada dopo il 2008, quando la "bolla" è esplosa.
CRUZ ROJA IMMAGINE DAL VIDEO DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA SULLA CRISI ECONOMICA
E purtroppo non si vede luce in fondo al tunnel: secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, il dramma della recessione in Spagna durerà almeno per i prossimi due anni, ma forse molto di più. Perciò dicono alla croce Rossa che «abbiamo bisogno di milioni di euro, ogni donazione è benvenuta».
LO SPOT-SHOCK DELLA CROCE ROSSA SPAGNOLA:
http://www.youtube.com/watch?v=r9yXU2bM0hQ
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/spagna-arriva-la-croce-rossa-uno-spot-racconta-il-dramma-delle-famiglie-che-non-45142.htm
lunedì 8 ottobre 2012
BUONANOTTE ITALIA - CROLLO DEI CONSUMI: -3,3% NEL 2012 - TROPPE TASSE DA PAGARE E LE FAMIGLIE NON COMPRANO PIU’ NIENTE: E’ RECESSIONE - SI SALVANO LE COMUNICAZIONI, A PICCO MOBILITÀ (-12,4%) E ABBIGLIAMENTO E CALZATURE (-4,3%) - SECONDO LA CONFESERCENTI NEGLI ULTIMI DUE ANNI HANNO CHIUSO 100.000 NEGOZI - SOLO PER LA BENZINA, 6 MILIARDI IN PIU’ DI SALASSO - PRESSIONE FISCALE AL 55%...
M.D.B. per il Messaggero
Mancano poco più di due mesi e mezzo alla fine dell'anno. Ma è già è tempo di bilanci in Confcommercio. E c'è un numero che agita e preoccupa i dirigenti: quello relativo all'andamento dei consumi. Nel dossier elaborato dall'ufficio studi in queste ore si prevede un calo, in termini reali, del 3,3% a consuntivo del 2012. Un tracollo di tali proporzioni da spingere gli economisti che collaborano con il presidente Carlo Sangalli a parlare di «uno dei dati peggiori dal dopoguerra ad oggi».
POMPE DI BENZINA JPEG
Più o meno la stessa analisi e lo stesso crudo riferimento evocato dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, alcune settimane fa. Negli ultimi mesi, soprattutto quelli estivi, osservano dalla confederazione, c'è stato un tentativo delle famiglie di reagire alla recessione mantenendo inalterati i livelli di spesa. Tuttavia, dopo una piccola fiammata estiva (con una modesta crescita dello 0,2%), la situazione si è nuovamente deteriorata in queste settimane. Le analisi di Confcommercio (che parla di un calo tendenziale del Pil 2,2%) entrano nel dettaglio ed evitano di addossare tutta la colpa ai salari bassi e alla ridotta produttività.
CARO BENZINA
L'elemento che, invece, viene pesantemente chiamato sul banco degli imputati sono le tasse. «Dobbiamo considerare - è questo il ragionamento che viene sviluppato - che il 40% dei consumi complessivi di una famiglia se ne va in spese fisse, ovvero affitti, utenze domestiche, assicurazioni, carburanti. Spese sulle quali il fisco ha usato la mano pesante come dimostra il caso dei carburanti il cui aumento dei prezzi, tra il 2010 ed il 2012, è dovuto per il 56% all'aumento del prelievo fiscale». Confcommercio calcola che, solo per rifornirsi al distributore, gli italiani quest'anno sono stati sottoposti a un salasso aggiuntivo di 6 miliardi di euro.
SHOPPING
«Tutte risorse sottratte ai consumi» si fa notare con rammarico. E così, stando agli ultimi dati disponibili, in questi mesi solo beni e servizi per le comunicazioni (+3,1%) si sono salvati, mentre in tutti gli altri comparti di spesa si sono registrate perdite piuttosto pesanti. Le riduzioni più significative della domanda hanno interessato la mobilità (-12,4%) e l'abbigliamento e le calzature (-4,3%).
Un problema gravissimo per l'Italia considerato che la domanda per consumi e investimenti vale l'80% del Pil. La situazione, da questo punto di vista, è caratterizzata da una depressione così grave da trascinare verso il basso l'inflazione, il cui tasso di crescita tendenziale, pari al 2,6% ad ottobre, sarebbe in calo dello 0,6% rispetto al 3,2% di settembre.
AL TELEFONO
«Questo andamento - si legge nelle carte previsionali di Confcommercio - potrebbe riportare l'inflazione, dopo 13 mesi, al di sotto del 3%». Tuttavia, in questo quadro, la discesa dei prezzi non viene giudicata un indice di ma un ulteriore sintomo di recessione. Infatti cade la domanda interna per investimenti e consumi e l'andamento dell'export non riesce a riequilibrare la barca che affonda. La confederazione dei commercianti calcola che, nel biennio 2011-2012, hanno chiuso i battenti circa 100mila negozi.
IPHONE CINQUE
E le previsioni segnalano un'ulteriore caduta del Pil (0,3% ) e dei consumi (0,8% ) anche nel 2013. «Questo significa un ulteriore rinvio temporale della ripresa della nostra economia». Viene poi calcolato che la pressione tributaria a carico dei contribuenti in regola è del 55%. «Un vero e proprio record mondiale - viene fatto osservare - che zavorra drasticamente investimenti e consumi e in queste condizioni fare impresa è una missione quasi impossibile». Per questa ragione, l'ipotesi di un ulteriore aumento delle aliquote Iva viene vista come fumo negli occhi. Secondo un'indagine interna, infatti, un nuovo ritocco dell'imposta (dopo quello già disposto nel 2011 ) si tradurrebbe, tra il 2011 ed il 2014, in una minore spesa per consumi di circa 38 miliardi di euro.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/buonanotte-italia-crollo-dei-consumi-33-nel-2012-troppe-tasse-da-pagare-e-le-45009.htm
TREMONTI, MEJO DI GRILLO! - “NON MI INTERESSA LA POLITICA DELLE POLTRONE: MA DOBBIAMO DECIDERE SE DOBBIAMO ESSERE PADRONI A CASA NOSTRA O CALPESTI E DERISI” - A RICCIONE LANCIA LA SUA LISTA E ATTACCA MONTI MA SOPRATTUTTO BERLUSCONI - “FINO AL GIUGNO 2011 LA SITUAZIONE TENEVA, TUTTO SI ROMPE QUANDO DUE POLITICHE SI CONFRONTANO: QUELLA DEL TESORO E QUELLA DI PALAZZO CHIGI” - CICCHITTO: ‘’MA CHI TI DA I VOTI?’’…
Simone Canettieri per "Il Messaggero"
GIULIO TREMONTI
Sarà che il Rubicone è davvero a due passi da qui, sta di fatto che la nuova versione di Giulio Tremonti sembra proprio quella di un condottiero. Solo contro tutti, l'ex ministro dell'Economia si rilancia nell'agone politico con la sua nuova creatura 3L-Lista Lavoro e Libertà al grido autarchico-nazionalista: «Basta tasse, stop paura: l'Italia deve uscire dallo schiaffo tedesco».
E in chiusura della due giorni di dibattito - «ma il mio tour toccherà tante città italiane» - fissa i primi paletti della sfida verso le politiche. Con una premessa: «Non mi interessa la politica delle poltrone: ma dobbiamo decidere se dobbiamo essere padroni a casa nostra o calpesti e derisi».
BEPPE GRILLO DURANTE UN COMIZIO
Dal Palacongressi di Riccione, l'ex mente economica di Berlusconi mena fendenti a destra e a manca. Ce n'è per tutti, ma il bersaglio preferito del professore valtellinese rimane il «collega» che ora siede a palazzo Chigi: Mario Monti. E cioè «un viceré che è riuscito a fare tutto quello che non voleva e a non fare quello che voleva. A partire - scandisce dopo un rimando a Goethe - dal rapporto con la Germania: un conto è il rispetto, un altro è l'ossequio». E così la nuova versione del Tremonti istrione, più di lotta che di governo, pungola il professore parafrasando Nanni Moretti: «Mario, dicci qualcosa di Made in Italy».
RINO FORMICA
E il pubblico sembra gradire le invettive dell'ex ministro. In sala c'è il nuovo mondo politico treellino: giovani, docenti universitari, qualche deluso del Pdl ma anche imprenditori come il presidente di Confapi, Maurizio Casasco e Francesco Amadori. Non poteva nemmeno mancare un padre nobile nel neo partito (di cui Tremonti ha disegnato anche il logo): il senatore di lungo ex socialista Rino Formica.
Parlano un po' tutti, sul palco, cinque minuti ciascuno, per dare quel tocco di americano alla convention, come insegnano le nuove regole della comunicazione politica. Ma poi il vero mattatore in questa domenica - «in cui abbiamo passato il Rubicone» - rimane proprio l'ex mente economica del Cavaliere. E a Berlusconi, in Russia per i 60 anni di Putin, Tremonti manda parole al fiele.
CICCHITTO FOTO MEZZELANI GMT
Lo accusa di avergli sostanzialmente sabotato le ricette anti-crisi che stava mettendo a punto da ministro del Tesoro. «Fino a giugno del 2011 la situazione economica tutto sommato teneva - spiega - poi tutto si rompe quando due politiche si confrontano; quella del Tesoro e quella di Palazzo Chigi. Per me era saggio seguire una politica della prudenza: ho detto Vula bass e schiva i sass, invece fu fatta una scelta irresponsabile e opposta».
La guerra di Giulio però abbraccia tutti: il vecchio, come il nuovo. Beppe Grillo viene liquidato con due battute («Dicevo quelle cose sulle banche 20 anni fa»), gli amici della Lega del fu cerchio magico e del nuovo corso marroniano diventano «signori con i quali non mi sento più da tempo». Solo contro tutti, dunque. Anche se dal Pdl un altro ex socialista e già sodale gli risponde per le rime. Così: «Giulio - dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto - è ideologo neomarxista e che, in passato, si è servito del consenso ottenuto da altri, in primo luogo quello di Silvio Berlusconi».
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/tremonti-mejo-di-grillo-non-mi-interessa-la-politica-delle-poltrone-ma-dobbiamo-decidere-45021.htm
domenica 7 ottobre 2012
TORNA IN PISTA CON UN NUOVO PARTITO TREMONTI E SEMBRA GRILLO! SENTITE UN PO’ - 2- UNO: “IN ITALIA CI SONO TROPPE TASSE E TROPPA PAURA”. DUE: “IL GOVERNO HA FATTO PIÙ DISTRUZIONE CHE CREAZIONE: DOVEVA RIDURRE IL DEFICIT E AUMENTARE LA CRESCITA, MA MI SEMBRA CHE IL DEFICIT SALGA E LA CRESCITA SCENDA”. TRE: “NON SI PUÒ ANDARE AVANTI CON UN SIGNORE CHE SI ERGE A VICERÈ, FIDUCIARIO DEI MERCATI INTERNAZIONALI PUNTANDO AL BIS”. QUATTRO: “CHI CI GUADAGNA? ANZITUTTO LE BANCHE. BASTA VEDERE COME SI MUOVE LA BCE CHE PRESTA SOLDI ALL’1% AD ISTITUTI CHE NON LI IMPIEGANO NELL’ECONOMIA REALE”. CINQUE: “SI STA CREANDO RECESSIONE DISPERAZIONE, EMIGRAZIONE NELLE STRADE SI STANNO DIFFONDENDO I CARTELLI “COMPRO ORO” WEIMAR COMINCIÒ COSÌ” (TRANQUILLI, NON È UN OMONIMO, È PROPRIO LUI, L’EX MINISTRO ODIATO DI BERLUSCONI) -
Marco Alfieri per La Stampa
TREMONTI MONTI
«Adoro Monti da quando scrisse che negli ultimi tre anni avevo salvato questo paese...». Giulio Tremonti battezza da Riccione la sua nuova creatura politica «3L-Lista Lavoro Libertà» ironizzando sul Monti uno e bino ieri editorialista oggi al governo - e sul montismo longa manus del «nuovo latifondismo finanziario che sta colonizzando il Paese».
Per l'ex ministro in Italia «ci sono troppe tasse e troppa paura«. Il governo «ha fatto più distruzione che creazione: doveva ridurre il deficit e aumentare la crescita, ma mi sembra che il deficit salga e la crescita scenda». Il giudizio è negativo, il redivivo Tremonti lo dice papale: «Non si può andare avanti con un signore che si erge a vicerè, fiduciario dei mercati internazionali puntando al bis..».
TREMONTI MENO DUE MONTI GIANNELLI
In tutto ciò, si chiede Tremonti, chi ci guadagna? Anzitutto le banche. Basta vedere «cosa sono diventati i Monti bond: i miei costavano caro ed erano vincolati a dare soldi alle Pmi; la nuova versione mi sembra ben più lasca». O basta vedere «come si muove la Bce che presta soldi all'1% ad istituti che non li impiegano nell'economia reale».
MARIO MONTI GIULIO TREMONTI
In seconda battuta per l'ex ministro «ci guadagna la speculazione finanziaria, la competizione che si fa contro l'Italia». Per questo «dobbiamo cominciare a comprare il nostro debito pubblico e a dire che i nostri titoli sono esentati dalle imposte presenti e future, bloccando il contagio. Una specie di compra Italia, per tornare padroni a casa nostra».
Insomma quella di Tremonti è la cartolina apocalittica di un'Italia «in svendita». In platea ad ascoltarlo un pezzo di mondo socialista (sul finire arriva l'ex ministro Rino Formica, uno degli ideologi della scesa in campo del professore), imprenditori e professionisti locali qualche giovane amministratore, Geronimo Larussa (amico del figlio di Tremonti, ndr), e qualche deluso del Pdl, il partito a cui è ancora iscritto ma oggetto di strali.
«Dello scontro interno al Pdl così come delle primarie Pd non ce ne frega niente», taglia corto Tremonti. «Il nuovo partito del quale si sta discutendo qui non è interessato alle poltrone e alle cose politiche della politica ma solo a discorsi concreti». Anche se poi ogni passaggio è infarcito di fiele e attualità: contro Enrico Bondi che ha svenduto Parmalat, contro Montezemolo, contro Fornero che «quando parla di lavoro parla di mercato del lavoro, come se le persone fossero merce», contro i presidenti di Camera e Senato «che non volevano tagliarsi le spese» e contro i governatori «che già l'anno scorso definii cialtroni...». La defenestrazione gli brucia ancora e si vede.
TREMONTI E BERLUSCONI AL G VENTI tremonti e montezemolo
Quello di ieri è un seminario aperto, la prova generale per stamattina quando Tremonti presenterà il suo manifesto. Un programma che spazia dall'idea di riportare il debito in mano italiana per stroncare la speculazione alla nascita di una banca pubblica che faccia credito all'economia sul modello della tedesca KfW, dal referendum sull'Europa futura al concordato triennale preventivo. Il tutto tenuto insieme da un ritorno all'antico. «Il mio partito? Ha i valori del vecchio socialismo cattolico».
LUCA JOSI RINO FORMICA
Il punto «non è tornare in parlamento». E nemmeno il potere. «Ne ho avuto anche troppo...». A questo punto «della mia vita vorrei discutere cose utili per i giovani e per la politica in Italia». Dunque «il primo punto è partire dai giovani: in parlamento ho fatto la proposta di dare loro il doppio voto, sono di meno, devono contare di più e devono avere una doppia scheda».
Il secondo punto è partire «dalla provincia, qui da Riccione, poi di andare in altre regioni e quindi verso il centro». Con una idea fissa: «Tanti italiani dovrebbero smettere di farsi suggestionare dal suicidio assistito dei tecnici e decidere di tornare ad essere padroni del loro destino». Già da domani, si capirà quante divisioni ha Tremonti.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-torna-in-pista-con-un-nuovo-partito-tremonti-e-sembra-grillo-sentite-un-44992.htm
martedì 2 ottobre 2012
JP PER VENDETTA - OBAMA, IN VISTA DELLE ELEZIONI, VUOLE REGOLARE TUTTI I CONTI CON WALL STREET (CHE ORA TIFA ROMNEY) - COSTITUITA UN'APPOSITA TASK-FORCE CONTRO CHI HA COLPITO L'AMERICA AL CUORE PROVOCANDO LA CRISI ECONOMICA DEL 2008, - JP MORGAN FINISCE COSÌ SOTTO INCHIESTA PER I TITOLI RISCHIOSI VENDUTI DA BEAR STERNS PRIMA DELL'ACQUISIZIONE - E FORSE È SOLO L'INIZIO...
Renato Benedetto per "Corriere.it"
JPMORGAN
La banca d'affari Jp Morgan finisce nel mirino della giustizia americana. L'istituto guidato da Jamie Dimon è accusato di «atti fraudolenti e ingannevoli» nella vendita di titoli legati ai mutui, che avrebbero causato agli investitori perdite per 20 miliardi di dollari. Il fascicolo aperto lunedì dal procuratore generale di New York Eric Schneiderman - che ha avviato un'azione legale civile nei confronti dell'istituto presso la Corte statale - è la prima mossa prodotta dal lavoro della task-force creata dal presidente Barack Obama per indagare sulle responsabilità del mondo della finanza nella crisi economica.
ERIC SCHNEIDERMAN
A finire sotto inchiesta è la più grande banca americana e proprio in riferimento al mercato dei mutui, che è all'origine della grande crisi. «Intendiamo perseguire iniziative simili nei confronti di sottoscrittori di residential mortgage-backed security (titoli di credito garantiti da un pacchetto di prestiti ipotecari, ndr)», hanno fatto sapere dallo staff del procuratore di New York.
JAMIE DIMON DI JP MORGAN
L'INCHIESTA - Il fascicolo si riferisce a titoli venduti da Bear Stearns, prima che l'istituto americano fosse acquisito da Jp Morgan nel 2008. L'accusa contesta a Bear Stearns di aver «sistematicamente fallito nel valutare i prestiti». Jp Morgan ha respinto le accuse, sottolineando come il fascicolo si riferisca a quanto fatto da Bear Stearns «prima di un'acquisizione che abbiamo fatto nel corso di un fine settimana e su richiesta del governo Usa»: «Le accuse si riferiscono interamente - hanno spiegato in una nota - a comportamenti passati di quella società».
L'INDAGINE SULLE ORIGINI DELLA CRISI - L'azione legale civile avviata dal procuratore di New York arriva mentre la Sec (Securities and Exchange Commission, la Consob americana) e il Dipartimento di Giustizia stanno indagando sui colossi della finanza. A Febbraio Jp Morgan, Goldman Sachs e Well Fargo hanno ricevuto un avviso dalla Sec sulla possibilità di accuse civili contro di loro per non aver fornito indicazioni agli investitori sulla qualità dei loro mutui e sul rischio default.
BEAR STEARNS
Schneiderman è co-presidente della task-force messa in piedi da Obama: la Residential Mortgage-Backed Securities Working Group, il gruppo di lavoro sui titoli garantiti da mutui che indaga sulla vendita di titoli rischiosi mentre deflagrava la crisi nel 2008. Obama, che mercoledì 3 ottobre sfiderà nel faccia a faccia televisivo il candidato repubblicano Mitt Romney, a gennaio aveva già annunciato che avrebbe creato il gruppo perché «chi ha infranto la legge sia tenuto a rispondere» e per «aiutare a voltare pagina su un'era di sconsideratezza».
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/jp-per-vendetta-obama-in-vista-delle-elezioni-vuole-regolare-tutti-i-conti-con-44748.htm
EURO-PARAGURI - LO SAPETE CHE LA GERMANIA NON HA MAI ABBANDONATO IL MARCO? NEL PAESE DELLA MERKEL VIGE LA DOPPIA MONETA: CIRCOLANO ANCORA 6,7 MLD € DEL VECCHIO CONIO, FACILMENTE CONVERTIBILI E UTILIZZABILI PERFINO NEI NEGOZI - L’ABI TEDESCA NON HA FRETTA E PERMETTE AI CLIENTI DELLE BANCHE DI INDICARE I CONTI CORRENTI IN MARCHI - VUOI VEDERE CHE IL BANANA AVEVA RAGIONE?... -
Roberto Sommella per "Milano Finanza"
MARCO TEDESCO MONETA
Sorpresa: in Germania il marco esiste ancora ed è vivo e vegeto. Ma non per quei programmi di ristampa che anche questo giornale ha raccontato nei minimi particolari e che a un certo punto dell'eurocrisi sono diventati una possibilità concreta, bensì perché di fatto non ha mai lasciato portafogli, cassetti, materassi e persino conti correnti.
Lo ha verificato MF-Milano Finanza curiosando sul sito dell'Associazione delle banche tedesche (Bankenverdband), il corrispettivo dell'Abi, dopo che Silvio Berlusconi qualche giorno fa aveva lasciato cadere nel disinteresse generale un'affermazione piuttosto forte che in molti però hanno subito derubricato a semplice battuta folkloristica.
ANGELA MERKEL
«L'uscita della Germania dall'euro non sarebbe una tragedia», ha detto l'ex premier ribadendo un suo evergreen, «anche perché c'è una corrente finanziaria che propugna proprio questa soluzione ed è una soluzione che molte banche tedesche considerano possibile perché in calce ai loro formulari prestampati per i clienti hanno introdotto una clausola che fissa le regole per il cambio dell'euro con il marco».
Riletta così la dichiarazione del Cavaliere poteva passare inosservata, ma una fonte tedesca, interpellata in proposito, ha clamorosamente (e candidamente) confermato. «È vero, in Germania è stata approvata una legge che permette alle banche di indicare ai propri clienti il cambio dei loro depositi in marchi», afferma l'industriale tedesco, «e garantisce, in caso di deflagrazione dell'euro, di corrispondere lo stesso importo in qualsiasi moneta nasca dopo l'eurocrack».
SILVIO BERLUSCONI - COPYRIGHT PIZZI
A pensarci bene, non si tratta di una semplice risposta all'euroscetticismo ormai conclamato di molti tedeschi, ma di una logica conseguenza di un'altra sorta di anomalia tutta teutonica. Il marco, infatti, è ancora considerato una valuta scambiabile all'interno dei Lander e questo proprio per volere delle autorità nazionali e della Bundesbank di Jens Weidmann, antagonista di tutti i programmi di riacquisto di titoli di Stato messi in campo dalla Bce di Mario Draghi.
Una circolare dell'Abi tedesca ha infatti ricordato nel febbraio scorso che il caro vecchio deutsche mark, pur non avendo più valore legale al compimento del decimo anno di vita della moneta unica, sarebbe stato convertibile anche in futuro «senza limiti e senza commissioni». Proprio così, senza limiti di spazio e di tempo: in pratica è come avere ancora la doppia circolazione. Si tratta di una cosa davvero sorprendente se si pensa che l'euro dovrebbe essere una moneta comune, senza spazi per vecchie nostalgie o coabitazioni valutarie.
JENS WEIDMANN
Tra l'altro tutti gli altri Paesi si sono adeguati al dettato del Trattato Ue e hanno abbandonato per sempre le rispettive valute. Francesi, spagnoli e italiani hanno infatti detto addio da mesi alla convertibilità della loro moneta; anzi, in Italia è accaduto che, per una norma del decreto salva-Italia, sia stata anticipata di un paio di mesi la fine del periodo di convertibilità presso le sedi della Banca d'Italia, fissata inizialmente a febbraio del 2012.
JENS WEIDMANN E ANGELA MERKEL
Che cosa nasconde questa storia? È la conferma che la Germania di Angela Merkel, se vedrà che non sarà più possibile politicamente sostenere i debiti dei Paesi dell'Euromed, abbandonerà davvero la moneta unica oppure è solo un modo per tenere buoni i vecchi nostalgici del marco, nato nel 1948 e mai abbastanza rimpianto?
Difficile dirlo. Certo è invece ciò che sempre l'Associazione delle banche tedesche, a cui aderiscono tutte le top bank dei lander, da Deutsche Bank a Commerzbank, afferma nei suoi notiziari. In Germania oggi sono in circolazione ancora la bellezza di 6,75 miliardi di euro in marchi (la maggioranza sono monete) e chiunque voglia cambiarli in euro può farlo «presso le sedi della Bundesbank, gratuitamente, col cambio di un euro contro 1,95583 marchi e illimitatamente».
WEIDMANN DRAGHI
E questo vale, ricorda ancora l'associazione delle banche tedesche, «non solo per le ultime emissioni di marchi, ma anche per le vecchie emissioni della Bundesbank e della Banca dei Paesi tedeschi». La sollecitazione è tale che in alcuni negozi tedeschi si accettano ancora i pagamenti in marchi, Perché per cambiarli non c'è fretta e del doman non v'è certezza.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/euro-paraguri-lo-sapete-che-la-germania-non-ha-mai-abbandonato-il-marco-nel-44779.htm
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USTICA, GHEDDAFI DEVE MORIRE (COSÌ IMPARA A ESPROPRIARE IL PETROLIO TOTAL) - IL RACCONTO DEL SUPERTESTIMONE A PURGATORI, NEL 2013: DUE MIRAGE FRANCESI VIOLANO LO SPAZIO AEREO ITALIANO, SONO ALL’INSEGUIMENTO DEL MIG LIBICO (MA GHEDDAFI NON C’ERA, ERA STATO AVVISATO DAI NOSTRI SERVIZI). UN CACCIA ITALIANO SI ALZA IN VOLO E LI INTERCETTA. QUANDO PARTE IL MISSILE FRANCESE IL MIG SI NASCONDE SOTTO LA PANCIA DEL DC9 ITAVIA, ED È STRAGE – SUL DUELLO AEREO TRA DUE PAESI DELLA NATO, SCENDE IL SILENZIO - I DUE PILOTI DEL CACCIA SONO MORTI NELL’INCIDENTE DELLE FRECCE TRICOLORI A RAMSTEIN NEL 1986…
STRAGE USTICA, IL SUPERTESTIMONE NELLA SALA OPERATIVA: "ECCO COSA SUCCESSE CON IL MIG LIBICO, I DUE MIRAGE E IL TOMCAT" Andrea Pur...
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Giovanni Fasanella da Facebook Dopo diversi tentativi andati a vuoto, ho deciso di riprovare ed ho ricomposto il numero di un Bed and ...
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Vittorio Malagutti per Corriere della Sera (13 aprile 1999) giorgio magnoni L' indirizzo e' esotico quanto basta per un villaggio...