domenica 16 dicembre 2012
C’È CHI STA PEGGIO DI NOI? SI, IL GIAPPONE - DEBITO PUBBLICO ALLE STELLE, COMPETITIVITÀ E IMMAGINE INTERNAZIONALE A PICCO, DISOCCUPAZIONE E PRECARIZZAZIONE DEL LAVORO IN AUMENTO, STATO SOCIALE ALLO STREMO, 34 MILA SUICIDI L'ANNO, 100 AL GIORNO, UNO OGNI 15 MINUTI - FOSSE IN EUROPA, SAREBBE STATO GIÀ STATO BUTTATO FUORI, PERCHÉ NON IN GRADO DI RISPETTARE NÉ I PARAMETRI DI MAASTRICHT NÉ IL PATTO DI STABILITÀ - NIPPO-DRAMMA: L’AUMENTO DELLA DELINQUENZA SENILE…
Pio D'Emilia per "l'Espresso"
DEFICIT GIAPPONE
Debito pubblico alle stelle, produttività, competitività e immagine internazionale a picco, disoccupazione e precarizzazione del lavoro in aumento, stato sociale allo stremo, 34 mila suicidi l'anno, 100 al giorno, uno ogni 15 minuti. Per quanto sia difficile crederlo, c'è qualcuno che sta peggio di noi: il Giappone.
GIAPPONE INDUSTRIA
Dove, in un clima di «diffusa depressione», come la definisce la scrittrice Randy Taguchi (nota in Italia per "Mosaico", "Antenna" e "Presa elettrica", e in attesa che sia tradotto il suo ultimo bestseller "Sankara" dove parla in modo positivo dell'Italia) il 16 dicembre si vota, per la quarta volta in poco più di dieci anni, e dopo aver "bruciato", nello stesso periodo, sette premier, tre negli ultimi tre anni. «Col Giappone non è difficile discutere, è impossibile», si è lasciato scappare Kurt Campbell, vicesegretario di Stato Usa: «Non fai a tempo a memorizzare il nome del premier che viene sostituito».
TERREMOTO GIAPPONE
Ma non è solo la politica a dare pessimo spettacolo di sé. La situazione economica e sociale è ancora più grave, anche se i dati, da Paese allo sfascio, sono di controversa interpretazione. E non solo perché, come ha ricordato l'ex governatore ipernazionalista di Tokyo Shintaro Ishihara, che ha deciso a 80 anni suonati di fondare l'ennesimo partito del Sol Levante, il Giappone è l'unico Paese del mondo industrializzato a usare, per la contabilità di Stato, la cosiddetta "partita semplice" (il resto del mondo usa la partita doppia).
NAPOLITANO INCONTRA L IMPERATORE DEL GIAPPONE AKIHITO
Ma perché è un intero sistema a essere andato in tilt. E non si sa come uscire da una crisi in atto da tempo e precipitata dopo la tripla catastrofe dell'11 marzo 2011 (terremoto, tsunami, emergenza nucleare) che ha confermato il coraggio, la dignità e la pazienza dei cittadini, ma ha anche denunciato livelli di arroganza, corruzione e sciatteria degni di un Impero delle Banane.
Soprattutto, l'emergenza nucleare è tutt'altro che risolta. Un incubo che il governo uscente aveva promesso di rimuovere per sempre e che invece rischia di tornare: se vincerà, come sembra, il Partito liberal democratico di Shinzo Abe, detto anche la "Balena Gialla" o la "Dc" giapponese che appena tre anni fa sembrava morta e sepolta (archiviando la breve stagione di quello che fu battezzato l'Ulivo del Sol Levante), la potente, e per certi versi criminale, lobby nucleare farà salti di gioia. Il popolo giapponese un po' meno.
NAPOLITANO IN VIAGGIO IN GIAPPONE DURANTE LA MORTE DEI SOLDATI IN AFGHANISTAN
Nel frattempo, il Giappone potrebbe perdere l'occasione storica di puntare sullo sviluppo delle rinnovabili, il più appetitoso mercato a livello mondiale e settore dove il Giappone è tra i meno avanzati. Secondo la Gea, Global Energy Association, una seria politica di «efficienza aggressiva» nel settore dell'energia (che con i suoi 7 mila miliardi di fatturato globale rappresenta oggi l'industria più grande del mondo) potrebbe portare alla copertura del 75 per cento del fabbisogno elettrico con energie rinnovabili.
TARO ASO PRESIDENTE GIAPPONE
Un modo ecosostenibile per far ripartire l'esausta macchina produttiva sempre meno competitiva: attualmente è al decimo posto (dopo Paesi come Canada, Brasile, Indonesia e Singapore), ed è destinata a precipitare ulteriormente nei prossimi cinque anni. Al primo posto c'è, e ci sarà, la Cina, storica nemica, il cui sorpasso è vissuto come una tragedia e con la quale è esploso il contenzioso per il possesso delle isole Senkaku.
TERREMOTO-GIAPPONE-TSUNAMI
Ma sono i problemi economici quelli più urgenti da risolvere. Il deficit pubblico, che ha superato il 220 per cento, è il più alto del mondo industrializzato, quasi il doppio di quello italiano. Eppure le agenzie di rating escludono qualsiasi rischio di default e la Banca del Giappone continua (e molti dicono faccia benissimo, applicando il neokeynesismo di Stato) a emettere titoli che il mercato ingoia nel giro di poche ore accontentandosi di tassi bassissimi, meno dell'1 per cento.
«Se fosse in Europa, questo Paese sarebbe stato già costretto a uscirne, perché non è in grado di rispettare i parametri di Maastricht e tanto meno il patto di stabilità», spiega Jasper Koll, analista finanziario: «È vero che a sottoscrivere il debito giapponese, per il 97 per cento, sono investitori istituzionali locali, aziende e privati cittadini. Ma non può durare all'infinito. Anche qui dovranno rompere il circolo vizioso recessione-deflazione: sebbene si consumi di meno, si risparmia di meno».
Pur essendo il Giappone entrato lo scorso novembre nella sua quinta recessione ufficiale degli ultimi 15 anni, non era mai successo ai giapponesi di dover attingere ai risparmi per pagare l'affitto, il mutuo o le bollette. E la situazione rischia di peggiorare. Ancora Randy Taguchi: «Abbiamo corso a occhi chiusi per troppo tempo e invece di svegliarci in paradiso ci ritroviamo all'inferno. Siamo stanchi e depressi». La scrittrice sarà tra la metà, o poco più, dei cittadini che andranno a votare. Ma: «Scheda bianca, non vedo altra soluzione».
GIAPPONE
1000 YEN - SOLDI GIAPPONESI
Il mercato potrebbe decidere di mettersi a "giocare" con il Giappone come finora ha fatto con altri Paesi e peggiorare ulteriormente una situazione già drammatica. Un milione di famiglie vive di sussidi statali (vent'anni fa erano meno di centomila), molte aziende sono a rischio (compresi colossi come Sony e Sharp). I matrimoni e le nascite sono in calo, i divorzi in aumento e gli anziani sono abbandonati sia dalle famiglie che dallo Stato. Al punto da provocare fenomeni drammatici come l'aumento della delinquenza senile.
IL PRIMO MINISTRO GIAPPONESE YOSHIHIKO NODA
Vecchi senzatetto commettono crimini sempre più gravi per garantirsi vitto e alloggio gratis in prigione (il semplice furto non basta più per andare in galera) ed è esploso il numero di suicidi di anziani che, da soli o in coppia, si lasciano morire di fame in casa, senza nemmeno usare il gas, per non mettere a repentaglio la sicurezza di altre persone.
MAINICHI SHIMBUN GIAPPONE
Un fenomeno che riguarda soprattutto le grandi città: 300 casi nella sola Tokyo, l'anno scorso. Più che per ragioni economiche, spesso i vecchi si suicidano in preda alla depressione. I cadaveri vengono scoperti a volte dopo mesi, quando il padrone di casa, non ricevendo più l'affitto, manda un'impresa a ripulire l'appartamento. In alcuni casi, a testimonianza dell'irrinunciabile dignità, gli operai trovano, accanto ai cadaveri, l'ultimo "yachin", il canone dovuto.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/c-chi-sta-peggio-di-noi-si-il-giappone-debito-pubblico-alle-stelle-competitivit-48168.htm
E COSÌ SIAMO ARRIVATI A DUEMILA MILIARDI DI DEBITO PUBBLICO. LA NOTIZIA METTE I BRIVIDI MA È VERA, ED È FORSE L’ULTIMO REGALO FATTO ALL’ITALIA DAI (PRESUNTI) RISANATORI TECNICI. COME PUÒ ESSERE ACCADUTO, DOPO TANTO RIGORE, DOPO DODICI MESI DI LACRIME E SANGUE E TASSE ANCHE SULL’ARIA? CHE FINE FANNO I NOSTRI SOLDI? - 2. SEMPLICE: VENGONO USATI PER “SALVARE” LE BANCHE NEGLI STATI A RISCHIO: A FINE 2012 EROGATI DALL’ITALIA AL FONDO SALVASTATI (EFSF) 30,2 MILIARDI: NEL 2010 ERANO 3,9 - 3. LA COSA PIÙ BIZZARRA È CHE NELL’ANNO MONTIANO, TRA NOVEMBRE 2011 E OTTOBRE 2012, IL DEBITO È AUMENTATO DEL 5,3%, MENTRE TRA NOVEMBRE 2010 E OTTOBRE 2011, CON QUEL PORCO DI BERLUSCONI PRESIDENTE, IL DEBITO ERA CRESCIUTO DEL SOLO 2% - 4. I 4 MILIARDI CHE SI INCASSERANNO DALL’IMU SULLE PRIME CASE ANDRANNO IN PRESTITO AL MONTE PASCHI DI SIENA. PERCHÉ MONTI SALVA LE BANCHE A SCAPITO DELLE FAMIGLIE? -
Domenico Moro per Pubblicogiornale.it
BERLUSCONI MONTI
MONTI MERKEL
E così siamo arrivati a duemila miliardi di debito. La notizia mette i brividi ma è vera, ed è forse l'ultimo regalo fatto all'Italia dai (presunti) risanatori Tecnici. Come può essere accaduto, dopo tanto rigore, dopo dodici mesi di lacrime e sangue?
Da più di un anno si è affermata la vulgata secondo cui l'aumento del debito pubblico porta alla crescita degli interessi e dello spread. A questo concetto è connessa l'idea che una politica di rigore, riconducendo sotto controllo il debito, può ridurre spread e interessi. Il Presidente Napolitano, proprio allo scopo di risolvere la situazione di crescita del debito e salvare l'Italia dall'insolvenza e dal baratro, ha nominato Monti che ha applicato una politica di rigore.
MONTI A COLLOQUIO CON WOLFGANG SCHAEUBLE
Ora, però, a distanza di un anno dal suo insediamento accade una cosa strana: il debito pubblico è aumentato ancora. E di molto: la soglia psicologica dei duemila miliardi è stata sfondata, raggiungendo i 2.014.693 miliardi di euro. La cosa più bizzarra, però, è che nell'anno montiano, tra novembre 2011 e ottobre 2012, il debito è aumentato del 5,3%, mentre tra novembre 2010 e ottobre 2011, Berlusconi presidente, il debito era cresciuto del solo 2%.
MARIO MONTI JPEG
In assoluto con Monti il debito è aumentato di quasi 102 miliardi, mentre nell'anno precedente l'aumento era stato di 38 miliardi. Altro fenomeno, apparentemente inspiegabile secondo la logica imperante, è il fatto che lo spread sia diminuito. Ma andiamo per ordine. Perché il debito è aumentato? La politica di aumento dell'imposizione fiscale di Monti ha portato ad un incremento delle entrate fiscali, tra gennaio e ottobre 2012, di 8,75 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In termini percentuali l'aumento delle entrate fiscali è stato del 2,9%, mentre nel 2011 sul 2010 era stato dell'1,5%. Forse allora sono state le spese ad essere aumentate in misura tale da annullare l'effetto positivo sui bilanci delle maggiori imposte?
LA MEDICINA DI MONTI DALL ECONOMIST
Neanche questo è vero, o meglio non del tutto: perché le spese, tra gennaio e ottobre 2012, sono cresciute di 10,5 miliardi. In percentuale l'aumento è stato del 3%, mentre tra 2011 e 2010 era stato del 3,7%. Se andiamo a scartabellare il Bollettino della Banca d'Italia ci accorgiamo, però, che c'è una tabella in cui si evidenziano le erogazioni dello stato italiano a favore dei vari fondi salva stati, in particolare attraverso accordi bilaterali o direttamente all'Efsf. Tali erogazioni passano dai 3,9 miliardi del 2010, ai 13,12 del 2011 e crescono velocemente per tutto il 2012 fino ad arrivare alla bella cifra di 30,2 miliardi.
MARIO MONTI A UNOMATTINA
Bisogna osservare che, quando uno stato presta all'Efsf, i fondi vengono ascritti come passività al suo debito pubblico, che di conseguenza ne risulta aumentato. Ecco, dunque, che la «povera» Italia, in predicato di finire nel baratro, in realtà si è fatta finanziatrice di altri Paesi, senza ottenere nulla in cambio dall'Europa ed anzi dando un contributo decisivo a mettere le pezze ad un sistema che fa acqua da tutte le parti. Un rituale un po' strano per un Paese che doveva ridurre il proprio debito innanzi tutto.
Un'altra conclusione da trarre è che nei fatti non esiste una correlazione diretta e necessaria tra aumento del debito ed aumento dei tassi di interesse e dello spread, come le vicende di altri Paesi, dal Giappone agli Usa dimostrano. Infatti, nonostante l'aumento del debito in assoluto ed in percentuale sul Pil, spread e tassi d'interesse in quei paesi sono diminuiti. Tale diminuzione dipende più che da Mario Monti dall'altro Mario, Draghi, che ha deciso l'intervento della Bce mediante strumenti anti-spread ed ha erogato liquidità alle banche dei vari Paesi, che hanno acquistato titoli di stato, riducendone i tassi d'interesse.
MILANO MONTI MANGIA IN UN BAR JPEG
MERKEL, SILVIO BERLUSCONI, MARIO MONTI
Infatti, i tassi, scesi subito dopo l'arrivo di Monti, sono risaliti dopo poco, e sono scesi ancora e definitivamente solo dopo i vari interventi della Bce. Comunque, il calo dei tassi di Bot e Btp non ha giovato granché al miglioramento delle condizioni di prestito a famiglie e piccole e medie imprese. Anche la rinnovata fiducia degli investitori internazionali, grazie alla ritrovata credibilità italiana, anche questa attribuita al solito e sobrio Monti, sembra essere alquanto esagerata.
MONTI MANGIA UN PANINO AL BAR
Infatti, i titoli italiani in mano ad investitori esteri sono scesi dai 796,85 miliardi del 2010 ai 721,7 del 2011 e ancora ai 676,5 di settembre 2012. Viceversa, i titoli detenuti dai nostri istituti finanziari sono saliti dai 541 miliardi del 2010 ai 698 del settembre 2012, quelli della Banca d'Italia da 66 miliardi a 99 miliardi, e quelli in mani di altri residenti da 145 a 197 miliardi. Non vogliamo dire che debito, spread o alti tassi d'interesse sono una stupidaggine.
MONTI FIGLIO E NIPOTE
Vogliamo dire che sono volutamente esagerati o comunque utilizzati come strumento sia per attaccare le posizioni del lavoratori (salario e stato sociale) e dei settori non monopolistici della società sia per regolare conti interni ai gruppi dominanti.
Inoltre, certamente non si risolvono con politiche di rigore del tutto inutili. Dietro chi appoggia Monti e in genere dietro chi si fa promotore della cosiddetta agenda «europeista» ci sono forze che utilizzano l'Europa per una profonda ridefinizione
degli assetti istituzionali, sociali ed economici continentali.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-e-cos-siamo-arrivati-a-duemila-miliardi-di-debito-pubblico-la-notizia-mette-48174.htm
LETTERA APERTA A NAPOLITANO SU TUTTE LE GRAVI VIOLAZIONI COSTITUZIONALI IN CORSO - 2. SIGNOR PRESIDENTE, GENTILE RE GIORGIO, SULLA BASE DI COSA LEI POTRÀ ACCETTARE LE DIMISSIONI DEL PREMIER MONTI? VI E' STATO FORSE UN VOTO DI SFIDUCIA AL GOVERNO IN UNA DELLE DUE CAMERE O IL GOVERNO AVENDO POSTO LA FIDUCIA SU DI UN ATTO DI PARTICOLARE RILIEVO DEL PROPRIO INDIRIZZO POLITICO NON L'HA OTTENUTA? ALFANO NON EBBE A CONCLUDERE IL SUO DISCORSO INVITANDO MONTI A RASSEGNARE LE DIMISSIONI - 3. MONTI VERIFICHI LA SUA MAGGIORANZA CON UN FORMALE DIBATTITO IN PARLAMENTO SU DI UN DOCUMENTO POLITICO PER APPURARE IL CONSENSO DEI DEPUTATI E SENATORI - 4. SE MONTI NON INTENDESSE FARE CIÒ PRIMA DELLE DIMISSIONI LEI AVREBBE AMPIA MATERIA PER RINVIARE IL GOVERNO IN PARLAMENTO IN MODO DA VERIFICARE SE LA FIDUCIA E' VENUTA DAVVERO MENO. SOLO A QUEL PUNTO DIVENTANO DAVVERO IRREVOCABILI SECONDO IL DETTATO COSTITUZIONALE E NON SECONDO GLI UMORI DELLO STESSO PREMIER - 5. DURANTE IL SUO INCONTRO DI OGGI SAREBBE IL CASO DI SPIEGARE A MONTI CHE NON E' POI COSÌ OPPORTUNO E APPREZZATO DAGLI ITALIANI FARSI DEFINIRE, MENTRE PRESENTA IN TV IL SUO LIBRO SULL’EUROPA, "GOVERNATORE DELLA REGIONE ITALIA" DALLA SUA COAUTRICE E MOLTISSIMO AMICA SYLVIE GAULARD, MENTRE EGLI STESSO LA GUARDA ADORANTE
Signor Presidente, gentile Re Giorgio,
Siamo un sito web piccolo ma libero e, visto che non lo fanno altri mezzi di comunicazione più importanti di noi, ci rivolgiamo direttamente a Lei come garante supremo e custode della Costituzione, nel suo spirito e nella sua prassi, per sottoporre alla Sua alta considerazione alcuni aspetti della contraddittoria evoluzione del quadro politico nelle ultime settimane, cosa che alimenta disorientamento e confusione tra gli italiani, italiani peraltro gia' duramente provati da una crisi economica che le attuali generazioni mai avevano dovuto affrontare.
NAPOLITANO PRESTIGIATORE MONTI CONIGLIO DAL CILINDRO
Noi siamo certi che Ella soltanto possa riportare tali aspetti nell'alveo dell'ineccepibilita' istituzionale, poiché sa bene che la miscela di una crisi che impoverisce e di una politica che rischia di uscire dai binari istituzionali costituiscono un rischio effettivo per la nostra democrazia che Lei, Signor Presidente, ha a cuore più di ogni altra cosa.
NAPOLITANO E MARIO MONTI FBA E CB AC D BFA
Lunedì si apre la settimana decisiva della legislatura e dell'attuale governo. E subito dopo tutto sara' nelle Sue mani per le ultime determinazioni, che sono di competenza propria del Capo dello Stato. Approvata la legge di stabilita', il professor Monti Le ha preannunciato che verra' a rassegnare nelle Sue mani le dimissioni irrevocabili del governo, dimissioni che, secondo i più, avranno come conseguenza l'immediato scioglimento delle Camere e l'indizione delle elezioni politiche generali conseguenti.
MARIO MONTI E GIORGIO NAPOLITANO
Qui ci permettiamo di sottoporLe una questione molto delicata: sulla base di cosa Lei potrà accettare le dimissioni del presidente Monti e procedere al decreto di scioglimento? Vi e' stato forse un voto di sfiducia al governo in una delle due Camere o il governo avendo posto la fiducia su di un atto di particolare rilievo del proprio indirizzo politico non l'ha ottenuta?
Nessuna di queste precondizioni si e' verificata, infatti il presidente del Consiglio in carica vorrebbe basare le sue dimissioni con il discorso in Aula dell'onorevole Angelino Alfano e con la successiva astensione del Pdl, partito di maggioranza relativa, su due provvedimenti tutto sommato non decisivi per l'azione del governo come la legge di stabilita' su cui pure verra' posta la fiducia e sulla quale il medesimo Alfano ha gia' annunciato il voto favorevole del partito che formalmente egli continua a guidare.
MONTI NAPOLITANO
Se anche si volesse strumentalizzare il discorso in aula dell'onorevole Alfano, esso manca di un requisito essenziale ai fini della valutazione del Capo dello Stato: Alfano non ebbe a concludere il suo discorso invitando il presidente del Consiglio a recarsi al Quirinale per le conseguenti determinazioni. Ci siamo andati a rileggere il resoconto stenografico dell'intervento di Alfano e abbiamo potuto vedere che tutto ciò non c'è.
VIGNETTA BENNY DA LIBERO MONTI COME NAPOLEONE
C'e' invece quanto basta, Signor Presidente, secondo le nostre a tutta evidenza modeste nozioni di diritto costituzionale, per consigliare al presidente Monti una verifica politica della sua maggioranza attraverso un formale dibattito in Parlamento su di un documento politico proposto dal governo per verificare il consenso dei deputati e dei senatori.
Se il presidente Monti, come sembra, non intendesse fare ciò prima delle dimissioni Lei avrebbe ampia materia per rinviare il governo in Parlamento in modo da verificare se la fiducia e' venuta davvero meno e dunque il presidente del Consiglio ritorna dal Capo dello Stato a reiterare le proprie dimissioni, che solo a quel punto diventano davvero irrevocabili secondo il dettato costituzionale e non secondo gli umori dello stesso presidente del Consiglio. E' questo, crediamo, il percorso coerente con la prassi costituzionale di cui Ella e' garante.
MARIO MONTI GIURA DI FRONTE A GIORGIO NAPOLITANO
MARIO MONTI GIULIANO PISAPIA ROBERTO FORMIGONI GIORGIO NAPOLITANO ALLA SCALA PER LA PRIMA DEL DON GIOVANNI
Nel caso del presidente Monti vi e' di più:
1. Egli venne al Quirinale a dirLe che si sarebbe dimesso irrevocabilmente per via del discorso di Alfano ma meno di 48 ore dopo il capo vero del Pdl, Silvio Berlusconi, e lo stesso Alfano (ovviamente) chiedono al professor Monti di fare il candidato premier di una larga coalizione di centrodestra, cosa legittima ma che dimostra ancor più come non sia venuta meno la fiducia del Pdl nell'attuale premier. Che gioco e' questo, Signor Presidente?
2. Dopo le recenti decisioni del Tar sul Lazio, che ha revocato l 'obbligo di votare il 3 e il 4 di febbraio e venute meno le polemiche circa l'accettazione dell'election day da parte delle forze politiche, ci permettiamo di chiederLe: perché votare il 17 febbraio e non tornare invece alla ipotesi della seconda domenica di marzo o al 7 aprile, che sappiamo essere di Suo gradimento, attraverso un percorso, questo si davvero ordinato, di fine legislatura, come da Lei sempre auspicato?
FACCIA A FACCIA BERLUSCONI E ALFANO
BEPPE GRILLO RE DI SICILIA
3. Lei sa, Signor Presidente, che i partiti che non sono in Parlamento, nonostante il numero sia stato dimezzato, non riusciranno a raccogliere le firme necessarie entro il 12 di gennaio. E sa anche che Beppe Grillo sta gia' gridando dal suo blog alla democrazia dimezzata. Il suo movimento si sta muovendo per raccoglierle ma se si accorge di non farcela ci mette poco a boicottare le elezioni in segno di protesta e il rischio che, come in Sicilia, l'astensionismo superi il 50 per cento degli aventi diritto diventa reale.
SYLVIE GOULARD – MARIO MONTI – FERRUCCIO DE BORTOLI
SYLVIE GOULARD –
Che ne sarà' in tal caso del futuro Parlamento, quale legittimazione e quale autorevolezza avrà il governo che ne sarebbe espressione? Senza contare, come lo stesso Grillo paventa, l'eventualità del cattivo tempo, molto comune in febbraio come ad esempio proprio il 12 febbraio dell'anno scorso, data della bufera di neve a Roma e nel Centro Italia, quella bufera che il sindaco di Roma, Alemanno, ben ricorda.
4. Sappiamo bene, Signor Presidente, che i nostri destini sono legati all'Europa, ma non Le sembra che l'attuale premier, che in Italia appare molto "choosy" verso tutti, a Bruxelles o Strasburgo non tema di prendere partito, aiutato magari in tale operazione da membri italiani del Parlamento europeo come gli onorevoli Mauro Mario e Mastella Clemente? Non sarebbe il caso di spiegargli che non e' poi così opportuno e apprezzato dagli italiani farsi definire, mentre presenta in tv il suo libro sulla democrazia in Europa, "Governatore della regione Italia" dalla sua coautrice e moltissimo amica Sylvie Gaulard, mentre egli stesso la guarda adorante?
MARIO MONTI E SYLVIE GOULARD DA FABIO FAZIO A CHE TEMPO CHE FA
Affidiamo a Lei con rispetto, Signor Presidente, queste domande che Aldo Moro avrebbe definito "angosciose", consapevoli come siamo che solo Lei ha l'autorità, l'autorevolezza e le prerogative assegnateLe dalla Costituzione per mettere al bando tutte le miserie, oggettive (a partire dai "mercati" che non rispettano i paesi che non si fanno rispettare) e soggettive (dispetti, ombrosità, ambizioni giuste o sbagliate e quant'altro), rammentando a tutti che la forma e il rispetto delle regole in democrazia sono sostanza e non orpelli.
Con deferente stima, a nome dei nostri lettori. I collaboratori e il Fondatore
BERSANI GIUNTELLA MORETTI SPERANZA ESULTANO CON I PUGNI CHIUSI
POST SCRIPTUM.
Signor Presidente, gentile Re Giorgio, anche noi abbiamo cercato di incanalare nella più corretta forma istituzionale il nostro pensiero. E' nostro dovere aggiungere, agganciati come siamo al pensiero vero di un paese tanto stremato quanto arrabbiato, che se non si rispettano le regole tanto vale che Lei, nell'ordine:
1. Faccia un decreto per prolungare il Suo mandato al Colle per altri tre anni e si occupi direttamente un paio di ore al giorno di crescita e sviluppo, facendo squadra con Mario Draghi.
IL CARDINAL BERTONE IN VISITA ALLA FERRARI CON MONTEZEMOLO
2. Ne faccia un altro per spostare le elezioni ad anno e secolo da destinarsi, almeno risparmiamo
3. Riconfermi direttamente Monti a palazzo Chigi e ne informi Lei la signora Merkel e anche il signor Barroso e Goldman Sachs ovviamente. Se crede, gli metta Bersani come vice ma senza Alfano, basta Letta Gianni per ogni evenienza. Per Casini, se necessario, veda Lei qualcosa così il suocero e' contento.
SYLVIE GOULARD –
4. Nomini, sempre con lo stesso decreto, Luca di Montezemolo ministro degli Esteri. Fara' certamente meglio di Terzi di Santaqualcosa, così non perde tempo a fare il partito e può liberare i maro' detenuti in India usando la sua amicizia con Ratan Tata, sbloccando contemporaneamente anche gli affari Finmeccanica in quel Paese, tanto le cose appaiono ormai ben legate. A patto che resti presidente della Ferrari, ciò e' evidentemente necessario al miglior espletamento delle funzioni di ministro.
QUIRINALE JPEG
5. Revochi la nomina di senatore a vita al professor Monti e nomini al suo posto per sei mesi l'anno Beppe Grillo (così anche gli italiani che non vanno sul web possono godere di un suo show in Senato) e per gli altri sei mesi Silvio Berlusconi (resta inteso che nei sei mesi di Grillo Berlusconi se ne starà a Malindi o in altra località esotica con la sua o con le sue fidanzate, così e' al riparo dai giudici cattivi tutto l'anno).
BERSANI JPEG
Anche in questo caso, ne siamo certi, il Paese gliene renderà merito. Se si muovesse con tempestivita' salverebbe anche l'esimio professor Monti dall'abbraccio di tutti i riciclati, voltagabbana, ex banchieri e banchieri in servizio, incandidabili e ciellini che stanno salendo sulla sua zattera.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-lettera-aperta-a-napolitano-su-tutte-le-gravi-violazioni-costituzionali-in-corso2-signor-48177.htm
venerdì 14 dicembre 2012
IL SANTO PROTETTORE DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA? SANTAPAOLA! - I ROS INTERCETTARONO IL BOSS CATANESE NEL 1993, MA I CARABINIERI NON LO ARRESTARONO. ANZI: NE FAVORIRONO LA LATITANZA - SECONDO I PM SERVIVA LIBERO PER GESTIRE IL PATTO CON LO STATO (COME PROVENZANO) - PER L’ACCUSA LO STATO PREFERIVA TRATTARE CON LUI E “BINNU” ANZICHE’ COL SANGUINARIO RIINA… -
Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera
NITTO SANTAPAOLA
Uno dei prezzi pagati dallo Stato alla mafia al tempo delle stragi fu la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Ma non solo lui. Anche un altro boss di primissimo piano, secondo l'accusa, venne lasciato in latitanza, perché utile a stringere accordi con le istituzioni e fermare la strategia delle bombe. Si tratta di Nitto Santapaola, capo di Cosa nostra catanese; nella primavera del 1993 i carabinieri del Ros lo intercettarono ma evitarono di arrestarlo. Forse fecero addirittura in modo di farlo scappare dal luogo in cui si nascondeva, inscenando una sparatoria che avrebbe dovuto metterlo in allarme. Serviva alla trattativa.
BERNARDO PROVENZANO
È l'ultimo anello che la Procura di Palermo ha aggiunto alla catena del presunto accordo tra i vertici della mafia e alcuni rappresentanti delle istituzioni, approdato davanti al giudice che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per dodici imputati. Un intero faldone di vecchi atti processuali e inchieste rispolverati dagli archivi giudiziari di Messina, Reggio Calabria e Barcellona Pozzo di Gotto sono stati messi a disposizione del giudice, con l'intento di dimostrare che la latitanza di Santapaola fu allungata di alcuni mesi, proprio mentre si cercavano contatti con lui per convincerlo a interrompere gli attentati.
Poi la polizia arrivò a prenderlo, spezzando una trama che, sempre secondo l'accusa, gli artefici della trattativa provarono a perseguire anche con il boss in prigione. Attraverso l'allora vicedirettore dei penitenziari Francesco Di Maggio (ex pm milanese morto nel '96, inserito fra i protagonisti del «patto»), stando a quel che solo vent'anni dopo racconta l'ultimo, controverso testimone dell'indagine: l'avvocato Rosario Cattafi, inquisito da Di Maggio negli anni Ottanta, arrestato l'estate scorsa dai magistrati di Messina che lo considerano il referente della cosca barcellonese e ora detenuto al «carcere duro».
LA SEDE DELLA PROCURA DI PALERMO
Cattafi nega le accuse nei suoi confronti, ma racconta della presunta «missione» che proprio Di Maggio gli avrebbe assegnato per contattare Santapaola nello stesso periodo in cui il boss si nascondeva da quelle parti. E in seguito quando entrambi si trovavano in prigione.
Protagonisti della vicenda - spiegata dai carabinieri in tutt'altro modo - sono sempre gli ufficiali del Ros guidato dagli ex generali Subranni e Mori, oggi imputati insieme all'ex capitano De Donno, il quale nella primavera del '93 si trovava in provincia di Messina con l'allora capitano Ultimo, il carabiniere che arrestò Riina e che fu processato (e assolto, come Mori) per la mancata perquisizione del covo del boss corleonese.
FRANCESCO DI MAGGIO
Agli atti del procedimento sulla trattativa sono finite le intercettazioni ambientali che, nella lettura dei pubblici ministeri, dimostrano come gli investigatori d'eccellenza dell'Arma riuscirono a registrare la viva voce di Santapaola, il principale ricercato della Sicilia orientale. Parlava nell'ufficio del cugino di un capomafia locale, a pochi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto.
Gli interlocutori lo chiamavano «zio Filippo», ma dal tenore delle conversazioni - sostengono oggi gli inquirenti - era chiaro che si trattava di Santapaola. «So che hanno fatto un blitz a Milano per droga... - diceva -. E lì ci hanno messo Totò Riina, a me, Madonia, tutti lì, tutti catanesi, perciò alcuni sbirri pensano una cosa, altri ne pensano un'altra...». In un colloquio intercettato lo stesso giorno, uno degli interlocutori dice all'altro: «Se non svieni e non lo dici a nessuno, io ti dico chi era quella persona che c'era qua dentro poco fa. Era Nitto Santapaola...».
TOTO RIINA
Nonostante questi indizi e le registrazioni avvenute nell'arco di diversi giorni nell'aprile 1993, non solo i carabinieri non organizzarono alcun blitz per provare a catturare il boss, ma furono protagonisti di una sparatoria in cui fu coinvolto un ignaro passante, scambiato per un altro ricercato. Episodio che all'epoca fu giustificato con un disguido, mentre adesso nella ricostruzione dell'accusa viene considerato un messaggio lanciato a Santapaola per proteggerne la clandestinità.
NINO DI MATTEO
A protezione della trattativa. Secondo un copione che si sarebbe ripetuto due anni più tardi con Bernardo Provenzano. All'udienza di ieri davanti al giudice, il pubblico ministero Nino Di Matteo ha esplicitato l'accusa del trattamento di favore riservato al padrino corleonese nell'ottobre del '95 (per quella mancata cattura è in corso un altro processo contro Mori e il colonnello Obinu): «Non si trattò di un episodio isolato, ma della volontà di adempiere a un patto, un accordo che è parte della trattativa scaturita dal ricatto mafioso. Provenzano venne lasciato in latitanza perché una parte delle istituzioni riteneva utile che prevalesse la fazione interna a Cosa nostra da lui guidata. Perciò conveniva che Provenzano rimanesse in libertà».
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/il-santo-protettore-della-trattativa-stato-mafia-santapaola-i-ros-intercettarono-il-boss-catanese-48098.htm
giovedì 13 dicembre 2012
“THE TELEGRAPH”: “L’USCITA DI MARIO MONTI È L’UNICA VIA PER SALVARE L’ITALIA”! - 2. IL QUOTIDIANO CONSERVATORE BRITANNICO VA CONTROCORRENTE: “L’ITALIA HA SOLO UN GRAVE PROBLEMA ECONOMICO. HA LA VALUTA SBAGLIATA. L’ITALIA È PIÙ RICCA DELLA GERMANIA IN TERMINI PRO CAPITE. IL SUO DEBITO PUBBLICO E PRIVATO COMBINATO È AL 265% DEL PIL, INFERIORE A QUELLO DI FRANCIA, OLANDA, REGNO UNITO, STATI UNITI O GIAPPONE” - 3. UN ANALISTA DELLA ROYAL BANK OF SCOTLAND: “L’ITALIA HA UN VIVACE SETTORE DELLE ESPORTAZIONI, E UN AVANZO PRIMARIO. SE C’È UN PAESE NELL’UE CHE POTREBBE TRARRE BENEFICIO DAL LASCIARE L’EURO E DAL RIPRISTINO DELLA COMPETITIVITÀ, È L’ITALIA. I NUMERI SONO DAVANTI A NOI. PENSIAMO CHE LA STORIA DEL 2013 NON È QUELLA DI PAESI COSTRETTI A LASCIARE L’UEM, MA DI PAESI CHE SCELGONO DI ANDARSENE" -
Dagotraduzione da http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9735757/Mario-Montis-exit-is-only-way-to-save-Italy.html
Ambrose Evans Pritchard per The Telegraph
VIGNETTA DEL TIMES SU BERLUSCONI JPEG
L'Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata. L'Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265% del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.
MARIO MONTI JPEG
Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell'indice del Fondo Monetario Internazionale per "sostenibilità del debito a lungo termine" tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.
"Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell'UE che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l'euro e dal ripristino della competitività, è l'Italia, ovviamente", ha dichiarato Andrew Roberts di RBS. "I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l'UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene".
BERLUSCONI SPREAD
Una studio di "teoria dei giochi" condotto da Bank of America ha concluso che l'Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell'UE da un'uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.
La sua posizione patrimoniale sull'estero è vicina all'equilibrio, in netto contrasto con la Spagna e il Portogallo. Il suo avanzo primario comporta che può lasciare l'UE in qualsiasi momento lo desideri senza dover affrontare una crisi di finanziamento.
Un alto tasso di risparmio significa che qualsiasi shock dei tassi di interesse dopo il ritorno alla lira rfluirebbe indietro nell'economia attraverso i maggiori rendimenti agli obbligazionisti italiani - e spesso si dimentica che i tassi di interesse "reali" dell'Italia erano molto più bassi sotto la Banca d'Italia. Roma ha in mano delle carte vincenti. Il grande ostacolo è il premier Mario Monti, installato a capo di una squadra di tecnocrati nel Putsch di novembre 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dalla Banca Centrale Europea - tra gli applausi dei media europei e della classe politica.
COPERTINA DELLECONOMIST CONTRO BERLUSCONI
Monti può anche essere uno dei migliori gentlemen europei ma è anche il sommo sacerdote del Progetto UE e un personaggio chiave dell'adesione dell'Italia all'euro. Prima se ne va, prima l'Italia può fermare lo scivolamento nella depressione cronica.
I mercati sono, naturalmente, inorriditi del fatto che si dimetterà una volta che il bilancio 2013 sarà stato approvato, aprendo la porta al caos politico all'inizio del prossimo anno. I rendimenti sui titoli a 10 anni del debito italiano lunedì sono saliti di 30 punti base al 4.85%.
"L'armistizio è durato 13 mesi. Ora la guerra continua. Il mondo ci guarda con incredulità ", ha scritto il Corriere della Sera. Il rischio immediato per gli investitori obbligazionari è un parlamento diviso, con un "25%" di possibilità di vittoria allo schieramento euroscettico di Berlusconi, la Lega Nord e il comico Beppe Grillo, che ora nei sondaggi è vicino al 18%. "Se non c'è una maggioranza chiara in Parlamento siamo condannati", ha dichiarato il Prof. Giuseppe Ragusa dell'Università Luiss Guido Carli di Roma.
NAPOLITANO E MARIO MONTI FBA E CB AC D BFA
Qualsiasi risultato del genere lascerebbe i mercati obbligazionari palesemente esposti, come durante l'ultimo spasimo della crisi del debito a luglio. Roma sembrerebbe ancor meno disposta a richiedere un salvataggio e firmare un "Memorandum" rinunciando alla sovranità fiscale - i presupposti per un intervento della BCE che metta un tetto massimo ai rendimenti dei titoli italiani.
BERLUSCONI E MARIO MONTI CDA DCF BFCDE F EA C
Tutti gli investitori che si sono precipitati sul debito italiano - o spagnolo - dopo che Mario Draghi della BCE si è impegnato a fare tutto il possibile per tenere insieme l'UE, potrebbero scoprire che Draghi non è in grado di mantenere la sua promessa. Le sue mani sono legate dalla politica. Gli obbligazionisti diventerebbero molto preoccupati. Ma gli interessi della democrazia italiana e dei creditori stranieri non sono più allineati. Le politiche deflazionistiche stile anni '30 imposte da Berlino e Bruxelles hanno spinto il paese in un vortice greco. La lobby del business di Confindustria ha detto che il paese si sta riducendo in "macerie sociali".
MERKEL E SILVIO BERLUSCONI AF E E F CA E B D AEC B C
Gli ultimi dati confermano che la produzione industriale in Italia è in caduta libera, giù del 6.2% nel mese di ottobre rispetto all'anno precedente. "Negli ultimi 12 mesi abbiamo visto una capitolazione completa del settore privato", ha detto Dario Perkins di Lombard Street Research. "La fiducia delle imprese è tornata ai livelli della crisi finanziaria nella sua fase più profonda. La fiducia dei consumatori è ai minimi di sempre. Berlusconi ha ragione nel dire che l'austerità è stata un disastro completo". I consumi sono calati del 4.8% rispetto allo scorso anno, sul peso della maggiore pressione fiscale. "Non ci sono precedenti nei dati. Il rischio per il 2013 è che il crollo possa essere ancora peggiore," ha dichiarato la Confcommercio, federazione dei commercianti.
SILVIO BERLUSCONI JPEG
Le origini di questa crisi risalgono alla metà degli anni '90, quando il marco e la lira sono stati agganciati in un cambio fisso. L'Italia aveva un sistema di scala mobile dei salari e delle abitudini di inflazione. Le vecchie abitudini sono dure a morire. Ha perso dal 30 al 40% di competitività del lavoro contro la Germania, con un lento declino. Il suo storico surplus commerciale con la Germania è diventato un grande deficit strutturale.
SILVIO BERLUSCONI
Ormai il danno è fatto. Non è possibile riportare indietro l'orologio. Ma è esattamente ciò che le élite politiche UE stanno cercando di fare, attraverso le drastiche misure di austerità e "svalutazione interna". Una politica di questo tipo può funzionare in una piccola economia aperta come l'Irlanda. In Italia si sta ripetendo l'esperienza britannica quando Winston Churchill nel 1925 riportò la sterlina alla parità aurea ad un tasso sopravvalutato. Come Keynes disse acidamente, i salari sono "rigidi" verso il basso. I salari britannici si spostarono di poco nei cinque anni successivi. L'effetto principale di questa politica è portare in alto il tasso di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è al 36.5% e ancora in aumento.
MARIO MONTI LEGGE RESTART ITALIA
Monti ha colpito con una stretta fiscale del 3.2% del Pil quest'anno, tre volte la dose terapeutica. Non vi è alcuna ragione economica per farlo. L'Italia ha avuto un saldo primario vicino all'equilibrio nel corso degli ultimi sei anni. E' stata, anche sotto Berlusconi, un raro esempio di rettitudine.
L'avanzo primario raggiungerà il 3.6% del PIL quest'anno e il 4.9% l'anno prossimo. Non si potrebbe essere più virtuosi. Eppure questa sofferenza è stata peggio che inutile. La stretta fiscale stessa ha spinto il debito pubblico Italiano da una situazione di equilibrio stabile ad una zona di pericolo. Il FMI dice che il rapporto debito/Pil sta crescendo molto più velocemente di prima, saltando dal 120% dell'anno scorso al 126% di quest'anno e al 128% nel 2013.
MARIO MONTI CON LE MANI ALZATE JPEG
L'economia ha subito una contrazione per cinque trimestri. Citigroup dice che questa caduta andrà per le lunghe, con cali dell'1.2% nel 2013 e dell'1.5% nel 2014, con in seguito una crescita vicino allo zero fino al 2017, e lungo la strada la ristrutturazione del debito.
IMMAGINARIO MANIFESTO ELETTORALE DI MARIO MONTI JPEG
Sarebbe sorprendente se gli elettori italiani tollerassero a lungo questa débacle, anche se Pier Luigi Bersani vincesse le elezioni con un programma di centro-sinistra, pro-riforme, pro-euro. I dati dell'indagine Pew Trust mostrano che ora solo il 30% pensa che l'euro sia stata una "buona cosa". Il coro a favore dell'uscita dall'UE si è sopito dopo che Draghi ha promesso la salvezza. Cinque mesi più tardi, è chiaro che la crisi è sempre più profonda e si sta ancora avvitando. Le voci si alzano di nuovo, sempre più forti. Berlusconi ci gioca con malizia, un giorno lanciando con aria di sfida la "pazza idea" di dire alla Banca d'Italia di stampare euro, il giorno dopo dicendo che "parlare di lasciare l'euro non è una bestemmia ."
IMMAGINARIO MANIFESTO ELETTORALE DI MARIO MONTI JPEG
Questa settimana ha usato un linguaggio più duro. "L'Italia è sull'orlo del baratro. Non posso permettere che il mio paese sprofondi in una spirale di recessione senza fine." "La situazione di oggi è molto peggiore di un anno fa, quando ho lasciato il governo. Abbiamo un milione in più di disoccupati, il debito è in aumento, le imprese stanno chiudendo, la proprietà è al collasso, e il mercato delle auto è distrutto. Non possiamo continuare ad andare avanti in questo modo. "
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-the-telegraph-luscita-di-mario-monti-lunica-via-per-salvare-litalia2-il-quotidiano-48039.htm
lunedì 10 dicembre 2012
IL BANANA HA DECISO: FORZA ITALIA È RISORTA! - I GIORNALI POSSONO PREPARARE I FOTOMONTAGGI DEL SIMBOLO DELLA “DISCESA IN CAMPO” DEL ’94 CHE RISALE DAL CESSO: BERLUSCONI AVREBBE APPENA COMUNICATO LA SUA SCELTA - IL “NUOVO” PARTITO DEL PATONZA E’ L’USATO SICURO - IL TEMPO STRINGE E BANDIERE, STEMMI, SIMBOLI E TUTTO CIÒ CHE SERVE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DEVONO ESSERE PRONTI IL PIÙ IN FRETTA POSSIBILE…
Carlo Tarallo per Dagospia
SILVIO BERLUSCONI CON IL CAPPELLO DI FORZA ITALIA
FORZA ITALIA
Il Banana ha deciso: Forza Italia è risorta! I giornali esteri possono preparare i fotomontaggi del simbolo della "discesa in campo" del '94 che risale dal cesso: stando a quanto trapela da fonti parte-nopee e parte-romane, Silvio Berlusconi avrebbe appena comunicato la sua scelta ai fedelissimi. Il "nuovo" partito del Banana si chiamerà Forza Italia.
A Berlusconi non sarebbe piaciuto nessuno dei nomi alternativi che gli sono stati sottoposti Ci sarebbe anche un motivo di marketing: il tempo stringe e bandiere, stemmi, simboli e tutto ciò che serve ad affrontare la sesta campagna devono essere pronti il più in fretta possibile. Dunque (salvo imprevedibili ma improbabilissime giravolte dell'ultimo minuto) il film in programma sarà "Ritorno al futuro..."
MONTI LIQUIDATO? BANANA RICARICATO? CHISSENEFREGA: LA FINE DEL MONDO SI AVVICINA! - 2. L’APPUNTAMENTO CON L’APOCALISSE È FISSATO PER IL 21 DICEMBRE. ANCORA 12 GIORNI E LA TERRA, SECONDO UN’INTERPRETAZIONE DELL’ANTICO CALENDARIO MAYA, SCOMPARIRÀ - 3. IN CHE MODO, NON È ANCORA CHIARO. FATTO STA CHE, NEL DUBBIO, UN INFINITO STUOLO DI PERSONE CHE SI PREPARA AL PEGGIO. DALLA CINA ALLA RUSSIA PASSANDO PER GLI STATI UNITI, C’È CHI SI ORGANIZZA FACENDO ENORMI SCORTE DI CIBO, CHI ACQUISTA BUNKER ANTIATOMICI E CHI SI DÀ APPUNTAMENTO SULLE MONTAGNE SACRE PER ASPETTARE L’ARRIVO DEGLI ALIENI, SPERANDO DI ESSERE FRA I POCHI UMANI AD ESSERE SALVATI - 4. A SMENTIRE GLI APOCALITTICI ARRIVANO I MAYA STESSI. UN DISCENDENTE DELL’ANTICA POPOLAZIONE: “IL 21 FINISCE IL VECCHIO CALENDARIO, IL 22 SARÀ UNA NUOVA ALBA”
Da "Telegraph.co.uk"
http://bit.ly/TMuAu0
MAYA FINE DEL MONDO NASA
La fine del mondo si avvicina. O almeno, una delle tante "date X" che terrorizzano senza una ragione, dall'anno mille ("non più mille") e ancora prima, l'umanità. L'appuntamento con l'apocalisse, quest'anno, è fissato per il 21 dicembre. Ancora 12 giorni e la Terra, secondo un'interpretazione dell'antico calendario Maya, scomparirà.
In che modo, non è ancora chiaro. Forse si abbatterà una cometa con effetti devastanti, o forse la Terra entrerà in collisione con il mitico pianeta "Nibiru", che nessuno ha mai visto e che qualcuno (con grande disappunto e ironia della Nasa) ipotizza che possa essersi nascosto dietro al sole, quel birbante.
CUBA MAYAN CEREMON B
Fatto sta che, nel dubbio, non manca come in ogni Armageddon che si rispetti, un infinito stuolo di persone che si prepara al peggio. Ecco perché, in tutto il mondo, dalla Cina alla Russia passando per gli Stati Uniti, c'è chi si organizza facendo enormi scorte di cibo e di generi di prima necessità, chi acquista bunker antiatomici e chi si dà appuntamento sulle montagne sacre per aspettare l'arrivo degli alieni, sperando di essere fra i pochi umani ad essere salvati (che poi, a confronto con un futuro in mano agli alieni, su chissà quale pianeta sperduto e ostile per l'uomo, non è meglio la morte?).
MAYA LA FINE DEL MONDO
Ma se all'appello non mancano i fanatici nel New Age e delle teorie fantascientifiche, figuriamoci se potevano mancare i soliti furbacchioni pronti a lucrare sui poveri creduloni. Uno di questi è Ron Hubbard (curiosa l'omonimia con il controverso fondatore di Scientology), che negli Stati Uniti vende rifugi antiatomici, e che in questi giorni sta facendo soldi a palate.
LOGO FINE DEL MONDO HIRES
In Russia, nella città di Novokuznetsk, sono finite le scorte di sale, mentre a Omutninsk e a Barnaul gli abitanti sono corsi a comprare cherosene, torce e thermos.
In Cina, dove il film hollywoodiano "2012", che racconta l'apocalisse imminente, ha avuto un enorme successo, si è diffuso il timore che la fine del mondo arriverà sottoforma di grande blackout.
In Messico, patria dei Maya, si organizzano centinaia di eventi a tema, e secondo le previsioni, il turismo quest'anno raddoppierà. Sempre che la profezia non si realizzi, ovviamente.
FINE DEL MONDO DICEMBRE MAYA
A parte l'ilarità che possono suscitare certe manifestazioni di superstizione (in fondo, lucrare sulla stupidità può dirsi davvero immorale?), un astronomo della Nasa, David Morrison, fa presente un problema molto serio: "Almeno una volta a settimana ricevo un messaggio da una persona giovane, anche di appena 11 anni, che dice di essere preoccupata e / o di contemplare il suicidio a causa dell'imminente fine del mondo. Penso sia malvagio diffondere certe dicerie per spaventare i bambini".
ASTEROIDE KILLER
Ma se c'è qualcuno che ancora, per chissà quale ragione, ha il sospetto che l'apocalisse stia arrivando, a smentirlo sono nientemeno che i Maya stessi. Pedro Celestino Yac Noj, un saggio discendente dell'antica popolazione, si sta già preparando per la cerimonia a Cuba, "per salutare il 21, fine del vecchio calendario, e accogliere una nuova alba, il 22".
fonte dagospia
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