giovedì 7 febbraio 2013

FLASH! - DOPO VENT'ANNI LA STORIA SI RIPETE. OGGI, COME ALLORA, QUANDO - UN'INCHIESTA SULL'ENI (LA MAXI-TANGENTE ENIMONT) DIEDE IL VIA ALLA FINE DELLA PRIMA REPUBBLICA - OGGI COME ALLORA L'INCHIESTA PARTE DALLA PROCURA DI MILANO E SEMBRA ANNUNCIARE UN CAMBIO DI POTERE – DA ENIMONT A ENI-MONTI, SOLO COINCIDENZE?...

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/flash-dopo-vent-anni-la-storia-si-ripete-oggi-come-allora-quando-un-inchiesta-50591.htm

L’OMICIDIO DI PASOLINI ANNEGATO NEL PETROLIO - AL CENTRO DEI SOSPETTI C’È IL SUO LIBRO INCOMPIUTO “PETROLIO”, CHE RACCONTAVA IL COMPLICATO INTRECCIO TRA SERVIZI SEGRETI, POLITICA, AMBIENTI ECONOMICI E MAFIA (CENTRALE LA FIGURA DI VITO GUARRASI, BRACCIO DESTRO DI CEFIS IN SICILIA) - PPP AVEVA SCRITTO UN CAPITOLO CHE PARLAVA DEL SUCCESSORE DI MATTEI, EUGENIO CEFIS, CHE DELL’UTRI DICE DI AVER VISTO MA CHE È ANDATO PERDUTO….

Paolo Di Stefano per il "Corriere della Sera" FROCIO E BASTA, COPERTINA I tanti che, appena si sollevano dubbi sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini, sorridono invocando il complottismo, possono stare tranquilli: avranno sempre ragione. Nessuno riuscirà mai a dimostrare nulla sulla morte dello scrittore. Intanto, per gli altri, i cosiddetti «complottisti», gli interrogativi restano. Che Pasolini sia stato ammazzato per ragioni sessuali rimane la verità ufficiale: il diciassettenne Pino Pelosi lo uccise all'idroscalo di Ostia nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 in una rissa. Punto. IL CADAVERE DI PASOLINI Questa certezza aveva molti vantaggi: per i letterati confermava l'idea di una morte coerente con la figura anomala dell'intellettuale che aspirava a entrare nel mito; per il movimento gay diventava l'emblema della violenza subita dagli omosessuali. Prende piede da qui la messa a fuoco fatta da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti nel libro Frocio e basta, edito da Effigie (pp. 119, 10). La versione ufficiale subì un forte scossone quando, nel maggio 2005, Pelosi ritrattò la sua confessione, sostenendo di essersi accusato perché sotto minaccia: disse di poter ormai parlare perché gli autori della minaccia erano morti. Precisò che sul luogo del delitto c'erano due auto; che Pasolini si trovava lì per ricevere da un ignoto due bobine di Salò trafugate; che già conosceva lo scrittore. Emerse inoltre che il giovane con cui Pasolini cenò quella sera non era Pelosi ma un biondo con i capelli lunghi. PINO PELOSI ENRICO MATTEI Sono ritrattazioni che trovano conferma in altre testimonianze. Eppure nell'interpretazione dell'opera e della vita (compresa la morte) dello scrittore di Casarsa ha sempre funzionato una sorta di effetto metonimia: la parte (il sesso) per il tutto. «Pretendere di ricavare dalla sessualità dell'autore una verità sull'opera è una procedura fallace e criticabile - scrive la Benedetti -, ma volerne ricavare addirittura la verità del suo omicidio offende la logica, e ancor più il senso civile della verità, che non si fermano a ciò che è verosimile ma chiedono fatti e prove». MAURO DE MAURO È vero che alle lacune probatorie non si riesce a rimediare nemmeno evocando Petrolio, ma ciò che non si può liquidare con una battuta è che l'elaborazione di quel libro, da parte dell'intellettuale più ascoltato del momento, entra in un insieme inquietante. È l'insieme delle morti che hanno come movente l'oro nero. Nel 2003 lo scriveva già il magistrato Vincenzo Calia nella Richiesta d'archiviazione del caso Mattei, citando appunto Petrolio. VITO GUARRASI JPEG In quel romanzo incompiuto, che mescola l'allegoria erotica con i riferimenti alla storia e all'attualità politico-economica, l'autore arriva alle stesse conclusioni a cui venticinque anni dopo sarebbe giunto Calia dopo la sua lunga indagine. Lo scrive in uno schema riassuntivo intitolato Appunti 20-30. Storia del petrolio e retroscena: «In questo preciso momento storico (I Blocco politico) Troya (!) sta per essere fatto presidente dell'Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti)». MARCELLO DELLUTRI Troya è il nome che nella finzione lo scrittore attribuisce a Eugenio Cefis. Era quanto aveva rivelato, peraltro, un misterioso libro firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz e intitolato Questo è Cefis. Il libro, uscito nel 1972 per l'Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, racconta la spregiudicata avventura di un capitano d'industria tra pubblico e privato, tra Stato e centri di potere occulto. COVER PETROLIO PASOLINI L'Agenzia era finanziata dal democristiano Graziano Verzotto, della corrente rumoriana, braccio destro siciliano di Mattei e informatore segreto di Mauro De Mauro, il giornalista de «L'Ora» di Palermo ucciso nel 1970 mentre indagava sul caso Mattei, arrivando più meno alle stesse conclusioni riguardo alla responsabilità di Cefis. Il libro di Steimetz fu fatto sparire sistematicamente dalla circolazione, ma tra le carte di Pasolini, oggi depositate al Gabinetto Vieusseux, ci sono le fotocopie, che lo scrittore utilizzò come fonte. CARLA BENEDETTI Tra quei materiali figurano anche altri documenti, sempre procurati da Elvio Facchinelli, animatore della rivista «L'Erba Voglio»: si tratta di tre conferenze (una inedita) di Cefis, compreso un discorso pronunciato all'Accademia militare di Modena il 23 febbraio 1972, che Pasolini voleva inserire nel romanzo, come cerniera tra la prima e la seconda parte. Va inserito qui il mistero delle pagine di Petrolio che si presume siano sparite come cinque anni prima era sparito, con il suo autore, il dossier scritto di De Mauro che concludeva il lavoro commissionatogli dal regista Francesco Rosi sull'omicidio Mattei. C PASOLINIMATTEIDEMAURO Il libro di Benedetti e Giovannetti ricostruisce, sulla base di inchieste giudiziarie e giornalistiche, il complicato intreccio tra servizi segreti, politica, ambienti economici (centrale la figura dell'avvocato Vito Guarrasi, braccio destro di Cefis in Sicilia), gerarchie militari e criminalità organizzata che portarono alla morte non solo di De Mauro, ma anche del magistrato Pietro Scaglione, assassinato da Luciano Leggio e Totò Riina nel maggio 1971, il giorno prima che andasse in tribunale per testimoniare sulla vicenda De Mauro. E pure il vice questore di Palermo Boris Giuliano, il 21 luglio 1979, verrà fatto fuori dalla mafia dopo aver completato le indagini su Mattei. In coincidenza con questi omicidi spariscono sistematicamente i documenti più scottanti sugli affari e i delitti che riguardano il petrolio italiano. PETROLIOPASOLINI THUMB Ora, non è affatto scontato che il famoso Appunto 21, di cui nel manoscritto rimane solo il titolo (Lampi sull'Eni), sia stato trafugato. Ma ci sono elementi che concorrono a questa ipotesi: intanto nell'Appunto 22 Pasolini lo cita come un capitolo già scritto, che doveva contenere, tra l'altro, riferimenti espliciti al periodo partigiano di Cefis, oscurato da un episodio compromettente. Di un'effrazione in casa Pasolini nei giorni successivi all'omicidio parla un cugino dello scrittore, Guido Mazzon, che ricorda una telefonata in cui la cugina Graziella Chiarcossi comunicava quel furto. Nel marzo 2010, Marcello Dell'Utri annunciò che quelle carte sarebbero state esposte alla Mostra del libro antico di Milano, salvo poi tirarsi indietro. Nella mostra c'era, insieme al libro di Steimetz e altrettanto introvabile, un altro volume, intitolato L'uragano Cefis: autore misterioso, editore misterioso. Dell'Utri disse di aver visto i 78 fogli del capitolo Lampi su Eni: il caso vuole che Pasolini dichiarò di aver scritto 600 pagine e ciò che rimane sono 522 fogli. Dell'Utri aggiunse che si trattava di veline gialle, esattamente come tanti fogli Extrastrong di carta Fabriano che costituiscono il manoscritto del romanzo. Può darsi che il senatore avesse imparato a memoria la parte, al punto da far coincidere alla perfezione tutti gli elementi. Difficile dire. Difficile sapere perché un senatore della Repubblica abbia fatto questo annuncio, per poi smentirlo. Incredibile che, legandoli a quel ritrovamento presunto, abbia fatto dichiarazioni su risvolti oscuri della storia italiana (Mattei, Cefis, Pasolini...) senza poi essere minimamente sollecitato a spiegare meglio e a metterci sulle piste del testo inedito. Dopo un'interpellanza parlamentare di Walter Veltroni, tutto è sprofondato nel silenzio. Gli anticomplottisti ne saranno felici. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/lomicidio-di-pasolini-annegato-nel-petrolio-al-centro-dei-sospetti-c-il-suo-libro-50576.htm

PERDERE BENE È LA VITTORIA - IL PIANO DEL BANANA NON È QUELLO, IMPOSSIBILE, DI TORNARE A PALAZZO CHIGI: VUOLE SOLO AZZOPPARE L’ASSE CULATELLO-MONTI E COSTRINGERE TUTTI A UNA “GRANDE COALIZIONE” BIS - LE PROMESSE FOLLI, LE GAG-ATE TV, SERVONO A RIPESCARE I “SUOI” VOTI: SOLO COSÌ POTRÀ EVITARE EVENTUALI RISCHI DI GALERA, FAR FUORI MEDIASET E L’ESODO POST-VOTO DEI SUOI ONOREVOLI VERSO BERSANI-MONTI…

Salvatore Merlo per "il Foglio" SILVIO BERLUSCONI Silvio Berlusconi è ridisceso in campo per promuovere una grande coalizione dopo il voto? Sembra assurdo, ma tutto concorre a rendere non troppo inverosimile questa ancora strana ipotesi. "Lo scenario è aperto", dice Gaetano Quagliariello quando parla del quadro elettorale, delle meccaniche di Palazzo e delle alleanze; e Fabrizio Cicchitto, il capogruppo del Pdl alla Camera: "Impossibile prevedere". Tutto è dunque possibile, specie se si ha a che fare con il Cavaliere, uomo adulto, realista, cinico e disinvolto. D'altra parte dicono che un po', tra sé e sé, il Cav. sorrida dei consigli dei suoi fantasiosi e oscuri collaboratori, quelli che hanno teorizzato di restituire l'Imu agli italiani. SILVIO BERLUSCONI SILVIO BERLUSCONI Nel suo strambo partito, il Cavaliere è l'unico a non prendersi sul serio, l'unico ad avere coscienza di sé, sufficiente cinismo e maturità da non crederci troppo. La sua è una campagna elettorale guascona, drogata; come drogati sono gli inaffidabili sondaggi che riempiono quotidiani e televisioni, quelli che decretano la ripresa e la grande rincorsa del Pdl sulla scia della lepre Bersani. Ma qualcosa c'è, e Berlusconi, come dicono a Palazzo Grazioli, "ha calato le reti da pesca più grandi che aveva": con lui il Pdl va meglio che con Angelino Alfano ("Alfano ha così poco carisma che al casello, quando passa lui, non si solleva nemmeno l'asta del telepass", dice Maurizio Crozza quando incarna alla grande l'animo profondo del Cavaliere). Ed è questa l'unica ragione per la quale Berlusconi ha deciso, alla fine, dopo aver a lungo tentennato, di ridiscendere in campo. Lo ammettono, tra i denti, anche gli assidui frequentatori di Arcore: si è fatto carico di una soma per evitare una brutta sconfitta. Ovvero: sa che perderà comunque, ma vuole perdere bene, intende raggiungere delle cifre che gli consentano, dopo il voto, di sedersi al tavolo delle trattative, quello che - pensa Berlusconi - inevitabilmente si aprirà a urne chiuse. E la parola "grande coalizione", qui e là, viene maneggiata con una certa disinvoltura, specialmente negli ambienti più moderati del berlusconismo, tra quelli che sanno, quelli che conoscono il capo. SPOT ELETTORALE MARIO MONTI CON I NIPOTI Certo, è quasi un'illusione, ma fini a che punto? Mario Monti, che ripropone la candidatura al Quiririnale di Giorgio Napolitano, ovvero del teorico della "strana maggioranza", lavora in tutta evidenza a uno scenario di larghe intese e lo ripete pure, con cautela, ogni volta che può. PIER LUIGI BERSANI Insomma le ragioni del ritorno in campo di Silvio Berlusconi (e persino le motivazioni più profonde della "salita" del professor Monti) andrebbero rilette alla luce di quello che si mormora insistentemente ad Arcore, a casa del Cavaliere: il grande capo sta cercando solo la migliore performance elettorale, e dunque picchia duro gli avversari e promette molto, ma senza essere mai carognesco (martedì sera, a "Ballarò", ha baciato Floris). Dopo il voto sarà tutta un'altra storia. Nessuno meglio di Berlusconi sa che nel prossimo Parlamento, a partire già dai primissimi giorni, il suo Pdl rischia grosso: uno smottamento considerevole di parlamentari verso le file montiane, verso le braccia aperte del furbo Pier Ferdinando Casini, laddove ancora si gestirà del potere, dove si starà al governo. "Il flottante sarà molto", prevede anche Mario Sechi, l'ex direttore del Tempo che siederà alla Camera nel gruppo di Monti. PIER FERDINANDO CASINI Come evitare un possibile disastro, considerato che gli uomini attratti dal montismo, e inclini ad ascoltare i consigli delle gerarchie ecclesiastiche, nel Pdl non sono pochi? Semplice: potrebbe essere Berlusconi, quello che adesso ha indossato la maschera pazzotica del piazzista imbonitore, a promuovere un'operazione di grande responsabilità istituzionale: larghe intese con Monti e Bersani. Un approdo oggi inverosimile. Ma nel Palazzo ci pensano in tanti, da Arcore fino a Segrate (casa Mondadori). Svariati sono gli indizi, e non solo perché i piani alti di Mediaset, i vecchi e fedeli amici, tifano per un appeasement moderato. Pier Luigi Bersani gioca a fare il montiano a Berlino, mentre i gemelli diversi Nichi Vendola e Roberto Maroni, leader delle due solite estreme, appaiono spiazzati. Il governatore pugliese è rimasto quasi afono per i postumi della performance tedesca di Bersani, e Maroni è evidentemente intontito dal turbinio di proposte bislacche del suo fantasmagorico alleato, il Cavaliere Berlusconi ("No, l'Imu non l'avevamo concordata. Non è nel programma. Non vale"). http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/perdere-bene-la-vittoria-il-piano-del-banana-non-quello-impossibile-di-tornare-a-50577.htm

SAIPEM, INDAGATO SCARONI – PER LA GIOIA DEI POTERI ANGLO-AMERICANI, L’AD DI ENI FINISCE SOTTO INCHIESTA PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE: I VERTICI DI SAIPEM AVREBBERO PAGATO UNA MAXI-TANGENTE DA 200 MILIONI (INCLUSI REGALI, PREBENDE E IMMOBILI) A FUNZIONARI ALGERINI PER OTTENERE RICCHI APPALTI – MA CHE SORPRESA! CON I PAESI AFRICANI TOCCA SGANCIARE MAZZETTE (GLI AMERICANI REGALANO BACI E FIORI?)…

(ANSA) - L'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, è indagato per corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta su una presunta maxitangente da quasi 200 milioni di euro per gli appalti Saipem in Algeria. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/saipem-indagato-scaroni-per-la-gioia-dei-poteri-anglo-americani-lad-di-eni-finisce-50579.htm

mercoledì 6 febbraio 2013

POLVERONE DI SIENA - ANCHE STAVOLTA, SI CERCA IL “MARIUOLO”, E SI È SCELTO MUSSARI. MA ZINGALES METTE TUTTI IN FILA - “È COMPLICE IL PD, CHE CONTROLLA LA FONDAZIONE - COMPLICE BANKITALIA. SE BASTA, COME DICE VISCO, UN MARIUOLO PER INGANNARE LA VIGILANZA, A CHE SERVE? - COMPLICE DRAGHI. CHE HA AUTORIZZATO L’AQUISTO DI ANTONVENETA - COMPLICE TREMONTI CHE COME MINISTRO DEL TESORO AVREBBE DOVUTO VIGILARE SULLA SOLIDITÀ DELLE FONDAZIONI”….

Luigi Zingales per "l'Espresso" "Una storia italiana dal 1472". Così recita il motto del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Ed è vero. La storia torbida di Mps e il suo drammatico declino rappresentano la storia italiana, lo specchio di quello che sta succedendo al nostro Paese. LUIGI ZINGALES Come all'epoca di Mani pulite, l'intero sistema cerca di scaricare la responsabilità su di un singolo "mariuolo" , in questo caso Giuseppe Mussari. Ma a differenza di Mario Chiesa, questo mariuolo non era un signore qualsiasi, era il presidente della Associazione bancaria italiana. «Qui assiste au crime assiste le crime» (chi assiste passivamente a un crimine, ne diventa complice), diceva Victor Hugo. In questo senso morale, anche se non necessariamente in quello giuridico, l'intera classe dirigente italiana è complice di questo disastro. GIUSEPPE MUSSARI ARRIVA AL TRIBUNALE DI SIENA E' moralmente complice innanzitutto il Pd di Bersani, che tramite il controllo di Regione, Provincia e Comune nomina 14 dei 16 consiglieri della Fondazione Mps. «Noi Mussari l'abbiamo cambiato un anno fa», si vanta Massimo D'Alema, non capendo che così si assume la responsabilità di aver nominato il mariuolo presidente della banca e di averlo tenuto lì per sei anni, durante i quali il valore della banca si è ridotto di 15 miliardi. E' moralmente complice la Banca d'Italia, che quell'istituto doveva vigilare. Se basta, come ha sostenuto il governatore Visco, un mariuolo per ingannare la Vigilanza, a cosa serve la Vigilanza? PIERLUIGI BERSANI E' moralmente complice anche Mario Draghi, che in veste di governatore ha autorizzato il folle acquisto di Antonveneta da parte di Mps nel 2007, un acquisto fatto in fretta, violando i più basilari principi di buona corporate governance, senza una "due diligence", a un valore di 4 miliardi superiore al prezzo pagato dal Santander solo tre mesi prima. E' moralmente complice anche di non aver agito - a quanto risulta dai bollettini di vigilanza - dopo che i suoi ispettori nel 2010 avevano trovato «profili di rischio non adeguatamente controllati» in Mps, come evidenzia il rapporto interno Bankitalia rivelato da Linkiesta. E' moralmente complice Giulio Tremonti che come ministro del Tesoro avrebbe dovuto vigilare sulla solidità delle fondazioni e invece ha permesso alla Fondazione Montepaschi di indebitarsi per mantenere il controllo della banca. DALEMA B E' moralmente complice anche Berlusconi che da premier ha avallato le scelte di Tremonti, rifiutandosi di criticare «un'istituzione a cui vuole bene» perché grazie a essa potè costruire Milano 2 e Milano 3. E' moralmente complice Mario Monti che ha concesso 3,9 miliardi di aiuti senza chiedere prima una pulizia radicale della banca. Come è responsabile di aver accettato in lista Alfredo Monaci, consigliere di amministrazione di Mps durante la gestione Mussari e oppositore dell'operazione di pulizia promossa (molto tardivamente) dal sindaco di Siena. E' questa la società civile che Monti porta in politica? IGNAZIO VISCO E' moralmente complice l'intero sistema bancario italiano. Mussari non solo è stato eletto presidente dell'Abi, ma è stato rieletto all'unanimità dopo che erano già trapelate le notizie di indagini sul suo conto. E Mussari non è stato un presidente qualsiasi: è stato la punta di sfondamento della lobby bancaria che ha chiesto a gran voce una causa legale contro il povero direttore della European banking association Andrea Enria, "colpevole" di voler imporre in maniera rigorosa gli standard europei di capitalizzazioni delle banche. E che ha tuonato lungamente per imporre una patrimoniale a difesa dei titoli di Stato, su cui il suo Montepaschi stava speculando per ripianare i buchi di bilancio. MARIO DRAGHI Se tutti sono complici, come possiamo evitare di diventare complici anche noi? Richiedendo come condizione del nostro voto che il partito di nostra fiducia si impegni a sostenere una commissione parlamentare di inchiesta, presieduta da una persona al di sopra di ogni sospetto, che indaghi a 360 gradi sull'affare Monte Paschi e le colpe in vigilando di tutti gli organi istituzionali. E se il nostro partito non lo fa, votiamone un altro. Il potere di cambiare è nostro, riprendiamocelo! http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/polverone-di-siena-anche-stavolta-si-cerca-il-mariuolo-e-si-scelto-mussari-ma-50485.htm

OBAMA CONTRO Standard & Poor's, E Wall Street ATTENTO RISCHI LA VITA

LEGGO CON PIACERE CHE OBAMA FA CAUSA AD Standard & Poor's, la più grande delle agenzie di rating E VUOLE RIFORMARE Wall Street.......................ECCO IO SPERO CHE NON SIA VERO MA CARO PRESIDENTE TU RISCHI DI FARE LA FINE DI JFK CHE SI MISE CONTRO IL NUOVO ORDINE MONDIALE CON L'ordine esecutivo 11110, fu firmato il 4 giugno 1963 dal presidente degli Stati Uniti John Kennedy. Esso conferiva al segretario del tesoro USA il potere attribuito al Presidente dall'Agricoltural Adjustamenct Act del 1933 di emettere certificati argentei (silver certificates), di fatto moneta. Presso laCorte Suprema non furono sollevati quesiti di anticostituzionalità contro questo provvedimento. Infatti l'emissione di moneta negli USA è un potere conferito al Congresso per l'articolo I sez. 8 della Costituzione Americana[1]. L'ordine dava al Ministero del Tesoro il potere di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro. Dopo l'assassinio del Presidente Kennedy, avvenuto 171 giorni più tardi, l'ordine esecutivo 11110 cadde in disuso e tutte le banconote emesse dal governo furono rapidamente ritirate dal mercato. Anche se non venne mai formalmente abrogato, la sezione 1(j) dell'ordine esecutivo 10289, che era stata aggiunta dalla sezione 1(a) dell'ordine esecutivo 11110, venne revocata da Ronald Reagan con l'ordine esecutivo 12608 del 1987. .by wikipedia E HA NOVEMBRE FU UCCISO DUNQUE SE VUOI VERAMENTE BENE AL TUO PAESE RIFAI L ORDINE ESECUTIVO DI JFK CONTRO IL SIGNORAGGIO BANCARIO MA STAI ATTENTO CHE RISCHI LA VITA........... IL MANTECATORE

LA VENDETTA DI OBAMA - DOPO QUATTRO ANNI PASSATI A INGOIARE ROSPI DALLE AGENZIE DI RATING, GIUNTO AL SECONDO E ULTIMO MANDATO, METTE ALLA SBARRA CHI HA CAUSATO, PER AVIDITA’ DEI MANAGER, IL CRAC MONDIALE - LO SCALPO DA DARE IN PASTO AI SUOI ELETTORI INCAZZATI E’ IL FALIMENTO DI STANDARD & POOR’S - GALBRAITH: “L’OPERATO DELLA CASA BIANCA SULLA VIGILANZA FINANZIARIA È STATO TROPPO LACUNOSO, ADDIRITTURA DEBOLE”

ATTACCO A WALL STREET: UN CAPRO ESPIATORIO PER LE VITTIME DELLA CRISI... Francesco Guerrera per "la Stampa" La Casa Bianca contro Wall Street. Barack Obama non ha perso tempo ad attaccare il tempio del capitalismo americano. Poche settimane dopo essere stato investito del suo secondo mandato, si è scagliato contro Standard & Poor's, la più grande delle agenzie di rating che oliano gli ingranaggi della finanza mondiale. BARACK OBAMA Sul banco degli imputati per il loro ruolo nella crisi devastante del 2008-2009, finisce non solo la S&P ma tutto il mondo finanziario e del business, quell'élite dell'1% che sta indigesta ai Democratici e che parte dell'opinione pubblica ritiene responsabile della lentissima ripresa dell'economia Usa. Le accuse, lanciate ieri dal ministro della Giustizia Eric Holder e contenute in un documento pesante, sono durissime: frode ad investitori e consumatori, bugie su obbligazioni che S&P approvò ma che si rivelarono tossiche durante la crisi.

La S&P nega tutto ma Holder ha detto che il governo americano vuole 5 miliardi di dollari in danni dalla S&P, una somma enorme che potrebbe distruggere la società. Gli investitori sono in panico. Le azioni di McGrawHill, il gigante dell'editoria proprietario della S&P, sono crollate del 14% lunedì dopo lo scoop del «Wall Street Journal» sull'attacco di Obama. E ieri - con l'annuncio ufficiale - il calo è continuato, un segno delle gravi preoccupazioni dei mercati sulla sorte di S&P.

Tra subprime e Cdo, i dettagli sono molto tecnici ma la strategia e le conseguenze sono chiare. Criticato dall'opinione pubblica per aver fatto poco o nulla per «punire» i grandi della finanza per aver contribuito alla crisi e alla Grande Recessione di quattro anni fa, Obama ha scelto un obbiettivo chiaro e facile. Le agenzie di rating, non solo S&P ma anche Moody's e Fitch, furono un disastro prima e dopo la crisi. BARAK OBAMA Non solo non predissero il crollo del mercato immobiliare ma con le loro opinioni positive gonfiarono una bolla che esplose nell'economia mondiale, eliminando milioni di posti di lavoro e paralizzando il commercio mondiale. Ingabbiate da conflitti di interessi atavici - le società che vendono obbligazioni pagano le agenzie di rating per le loro opinioni - S&P e le sue sorelle sono state affondate da un misto di incompetenza e sfortuna. Resta da vedere, però, se le loro azioni siano state illegali, come accusa Holder. STANDARD AND POOR S Non è chiaro, per esempio, che gli analisti di S&P sapessero che le obbligazioni fossero un'accozzaglia di mutui subprime destinati a marcire con il collasso del mercato immobiliare. Stupidi senz'altro. Criminali non si sa. Ma in realtà, la questione non è tanto importante. La verità è che non si può vincere un braccio di ferro con lo zio Sam e S&P dovrà pagare una multa salata se vuole sopravvivere. La battaglia dell'opinione pubblica, però, è un'altra cosa. Basterà S&P a saziare la sete di sangue che gli americani hanno per i «colpevoli» della crisi? Attaccare un settore oscuro come le agenzie di rating potrebbe non avere la funzione catartica e populista desiderata dall'Amministrazione Obama. E se non basta, a chi tocca? CASA BIANCA La Goldman Sachs ha già dato, pagando una multa di 550 milioni di dollari per cancellare accuse di frode da parte dei regolatori americani. Il rischio è che, in un Paese già polarizzato tra ricchi e poveri, tra chi di capitalismo ci vive e chi ci muore, la battaglia tra Obama e Wall Street si concluda con una vittoria di Pirro. 2 - L'ECONOMISTA JAMES K. GALBRAITH: "DENUNCIARE NON BASTA MANCANO AZIONI FORTI PER LA VIGILANZA SUI MERCATI"... Fra. Sem. per "la Stampa" LOGO WALL STREET JOURNAL Professor James Kenneth Galbraith, economista del dipartimento di Studi governativi dell'Università del Texas e membro della World Economic Association, cosa ne pensa della decisione di far causa a S&P? «Senza dubbio un'iniziativa di impatto dal punto di vista simbolico, anche se non si tratta della prima nel suo genere. Il punto è che a questa denuncia deve essere fatto seguito con una serie di altre azioni forti, cosa che sino adesso è mancata». WALL STREET Però così Obama ha in qualche modo legittimato la sua azione... «L'operato dell'amministrazione in tema di regolamentazione e vigilanza finanziaria è stato troppo lacunoso, addirittura debole. Speriamo che questo sia l'inizio di una fase più incisiva». Chi ci ha rimesso durante la crisi sarà risarcito? «È difficile dirlo, sicuramente si apriranno una serie di contenziosi, alcuni dei quali lunghi e, temo, onerosi, anche perché si dovranno presentare prove a carico che non sono sempre semplici da recuperare. Non escludo tuttavia che ci saranno dei risarcimenti sia nei confronti degli investitori sia nei confronti del governo e di quegli enti che sono stati danneggiati». AGENZIE DI RATING MOODYS Quale sarà la strategia seguita da S&P? «La più logica e anche quella più inattaccabile per certi versi, ovvero sosterranno che le previsioni e i giudizi su mutui, titoli e debiti sovrani, si basano su studi e valutazioni soggettivi compiuti con strumenti sofisticati. Per questo ritengo che il contenzioso sarà assai complesso». http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/la-vendetta-di-obama-dopo-quattro-anni-passati-a-ingoiare-rospi-dalle-agenzie-di-50489.htm