martedì 22 gennaio 2013

ZINGALES OSCARIZZATO - “IL PRINCIPALE DIFETTO DI MONTI È QUELLO DI AVER FATTO IL COMMISSARIO LIQUIDATORE DELL’ITALIA. UN MODO PER ACCONTENTARE I CREDITORI, SENZA PERÒ PENSARE AI DEBITORI, CHE SONO GLI ITALIANI E SONO STATI CARICATI DI TASSE” - “LA RIFORMA FORNERO SEMMAI HA PEGGIORATO LE COSE. IL PROBLEMA IN ITALIA È LA BUROCRAZIA”...

Sandro Iacometti per "Libero" ZINGALES Meno tasse, meno burocrazia, meno Stato e più impresa. Praticamente, spiega Luigi Zingales, «siamo la nuova Lega». Il professore di imprenditorialità e finanza all'Università di Chicago, bocconiano doc, tra i promotori del movimento guidato da Oscar Giannino che si presenta alle prossime elezioni "Fare per Fermare il declino", non ha dubbi: «Noi riproponiamo lo spirito originario delle proposte leghiste, che era quello liberale e liberista». Inutile ricordargli che di quel progetto faceva parte anche Silvio Berlusconi. All'economista il Cav non piace. «Ha fatto», dice, «lo stesso errore che sta facendo ora Mario Monti, si è circondato di persone sbagliate». MARIO MONTI A BERGAMO Il Financial Times, però,sembra convinto che i difetti di Monti vadano al di là dei compagni di viaggio... Il principale difetto dell'attuale premier è quello di aver fatto il commissario liquidatore dell'Italia. Un modo per accontentare i creditori, senza però pensare ai debitori, che sono gli italiani e sono stati caricati di tasse. Cosa si poteva e doveva fare di più? Ci sono tanti punti su cui non è stato fatto tutto il possibile. Mi viene in mente una cosa che può sembrare marginale, ma è emblematica: perché non ha tolto tutte le auto blu agli ex ministri? ELSA FORNERO Non avrebbe aiutato molto i conti pubblici... Ma forse avrebbe reso un po' meno odiose le imposte, che tra le altre cose anche quelle auto vanno a finanziarie. La lotta all'evasione non si fa trasformando tutti i cittadini in presunti colpevoli, come fa il redditometro, ma abbassando le tasse e offrendo servizi più efficienti. Se doveste vincere le elezioni cosa fareste dell'Imu? In linea di principio tra un'imposta sulla casa e l'Irpef preferisco la prima, anche perché se fosse effettivamente destinata tutta ai Comuni rientrerebbe in quel meccanismo virtuoso di controllo da parte dei cittadini del rapporto tra imposte e servizi. Detto questo credo che l'Imu debba essere ridisegnata sulla base della capacità contributiva dei cittadini e resa più graduale. OSCAR GIANNINO Niente riduzione delle tasse, dunque? Tutt'altro. Credo che la priorità sia quella di abbattere la spesa (6 punti percentuali in 5 anni) e tagliare di conseguenza le tasse. A partire da quelle sul lavoro e sui giovani. Anche Berlusconi ha proposto di detassare i giovani assunti. Cosa ne pensa? Che sia una buona idea. Ma deve essere finanziata. E un'ipotesi potrebbe essere quella di toccare le pensioni d'oro, ma solo quelle con un rapporto sproporzionato tra contributi versati e assegno incassato. SILVIO BERLUSCONI E sul fronte del lavoro, pensa che la riforma Fornero vada nella giusta direzione? La riforma Fornero non ha migliorato le cose, probabilmente le ha peggiorate. E in questo caso era meglio non fare alcuna riforma che farla sbagliata. Ma il vero problema in Italia non è solo la flessibilità. Il principale gap di competitività delle nostre imprese riguarda il peso della burocrazia. È qui che bisogna intervenire con una riforma che rivoluzioni l'efficienza della Pa, perché oggi ogni imprenditore si alza la mattina e deve combattere per tre ore contro la burocrazia prima di poter iniziare a lavorare. MARGARETH THATCHER AL PARCO Ci hanno provato in tanti... Lo so. Serve la determinazione di una Thatcher, che con la forza del coraggio e delle idee è riuscita a trasformare un Paese alla deriva in un Paese che ancora oggi produce più del nostro. E il welfare? Il liberismo non rifiuta il welfare. Anzi. La rete di protezione per i lavoratori è necessaria anche perché aiuta le persone, senza togliere il costo del fallimento, ad assumersi i rischi dell'impresa. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/zingales-oscarizzato-il-principale-difetto-di-monti-quello-di-aver-fatto-il-commissario-liquidatore-49717.htm

Ecco la prova di come la Banca d'Italia ci truffa! Leggasi: "signoraggio"...

Editoriale a cura di Alessandro Raffa per nocensura.com Torniamo a parlare di signoraggio bancario, - argomento che abbiamo affrontato molto spesso - dopo il grande successo riscosso dall'articolo che, incredibilmente, l'eurodeputato Magdi Cristiano Allam ha pubblicato Lunedì 23 Luglio sulle pagine de Il Giornale della famiglia Berlusconi. PREMESSA Alcuni utenti, ed in particolar modo coloro che per la prima volta si avvicinano alla questione, si mostrano giustamente scettici ed increduli, e qualcuno segnala i vari articoli del web che definiscono il signoraggio bancario una bufala; articoli divulgati - molto spesso da persone NON in buona fede - con il chiaro intento di confondere le idee su una questione che è sicuramente più difficile da credere che da capire. E' comprensibilissima l'incredulità di chi si avvicina alla questione per la prima volta; molti non riescono a credere che le banche possano truffare i cittadini in questo modo, con il beneplacito della politica e l'indifferenza dei mass media; anch'io - come penso la maggioranza delle persone che oggi si prodiga per far conoscere la questione - quando per la prima volta ho guardato un video che illustrava il signoraggio bancario sono rimasto a dir poco basito; ho approfondito la questione con notevole interesse, ho letto numerose pubblicazioni - comprese quelle che sostengono che il signoraggio è una bufala - ho guardato documentari, ho letto il libro Euroschiavi - che consiglio caldamente - e ho capito che, purtroppo, non è una bufala. Informatevi senza pregiudizi e fatevi una vostra idea. Prima di esprimere un giudizio però, documentatevi in modo da ottenere quel minimo di conoscenza della questione necessario per farsi un'idea. Non pretendiamo di essere creduti sulla parola, ma vi chiediamo di non farlo nemmeno con chi sostiene il contrario. I PROPRIETARI DELLA BANCA D'ITALIA E LA BCE La Banca d'Italia non è, come molti credono, un ente pubblico, ma una vera e propria società che produce guadagni per i soci e viene gestita come una "S.p.A." qualsiasi, anche se il fatto che la figura che nelle società solitamente viene definito Amministratore delegato nel caso della Banca d'Italia viene definito "governatore della Banca d'Italia" induce a credere che si tratti di un ente pubblico. In realtà lo Stato possiede solo il 5,67% della proprietà tramite INPS e INAIL, mentre il restante 94,33% della proprietà è in mano di banche e assicurazioni private. Per molti anni la proprietà della BdI è stata mantenuta segreta, i documenti statali che ne parlano anziché indicare i soci, riportano la scritta omissis e solo recentemente si è conosciuto la lista dei soci, oggi riportata anche su Wikipedia: i soci con quote di proprietà maggiori sono Intesa Sanpaolo S.p.A. con il 30,3% e UniCredito Italiano S.p.A. con il 22,1% (vedi elenco) Con la moneta unica è stata istituita la Banca Centrale Europa, la cui proprietà è ripartita tra le banche centrali nazionali dei paesi che hanno aderito all'euro, e incredibilmente, anche le banche centrali di paesi che non vi hanno aderito, come la Bank of England che detiene il 14,51% della proprietà della BCE, quota più elevata di quella posseduta dalla Banca d'Italia, del 12,50%. L'elenco completo dei soci della BCE è disponibile su Wikipedia. Vediamo al dunque: Clicca sull'immagine per ingrandirla C'è davvero poco da aggiungere a quanto evidenziato nella descrizione dell'immagine... il bilancio della Banca d'Italia - che come abbiamo visto in precedenza è un'azienda privata - relativo all'anno 2010 da dove abbiamo estratto l'immagine riportata sopra, potete visualizzarlo/scaricarlo QUI. In merito al bilancio in oggetto, si legge a pagina 286, nella relazione sulla gestione: "L’esercizio 2010 si è chiuso con un utile netto di 852 milioni (...)" Ma dal bilancio, la cui analisi non è semplicissima, è possibile rilevare un "dettaglio" non di poco conto, comune a praticamente tutte le banche centrali occidentali: la banca ha emesso moneta (tra banconote stampate e moneta elettronica) per un totale di oltre 138 miliardi di euro, che sono stati inseriti nel bilancio passivo, COME SE PRODURRE 138 MILIARDI FOSSE COSTATO ALLA BANCA 138 MILIARDI, inoltre mettono nel bilancio anche i costi sostenuti per la stampa delle banconote. Ma ovviamente, emettere 138 miliardi di euro non è costato realmente 138 miliardi; l'esempio riportato sull'immagine sopra riportato calza a pennello: è come se la tipografia che stampa i biglietti per le partite di una squadra di calcio, oppure un concerto, pretendessero dal committente non solo i costi necessari per la stampa, ma anche il valore nominale (o di facciata) del biglietto! Le banche creano denaro dal nulla, da molti anni non c'è più alcuna riserva aurea o altro bene a garanzia delle banconote, che non sono convertibili. Secondo i dati pubblicati dallo speciale "economia e misteri" della rivista Il Re nudo "le riserve auree dei paesi del mondo non superano le 200.000 tonnellate, mentre il corrispettivo in oro di tutte le banconote e gli equivalenti monetari che girano per il mondo ai prezzi correnti ammonta a un corrispettivo di 75.000.000 di tonnellate d'oro." Il denaro creato viene poi prestato alle nazioni, che in cambio forniscono i titoli, e pagano alle banche centrali un tasso d'interesse, il cosiddetto "tasso di sconto". Tutto il denaro circolante costituisce debito, in quanto quando si legge che "le banche centrali prestano denaro alle nazioni" non si intende che queste si sono rivolte alla banca per ottenere un prestito, come fanno i cittadini con le banche commerciali: bensì tutto il denaro circolante è stato prestato e costituisce debito. Il sistema monetario E' BASATO sul debito; le banconote che abbiamo in tasca, costituiscono un debito. Per questo Magdi Allam, nel suo articolo definisce la BCE una "Fabbrica del debito" Inserendo spese non realmente sostenute nel bilancio, le banche centrali fanno letteralmente sparire quelle forti somme, e questo è il "famoso" signoraggio bancario. Evitiamo di ripetere discorsi sul quale numerosi autori hanno ampiamente dibattuto, e rimandiamo coloro che vogliono approfondire la questione alla lettura di alcuni documenti o alla visione di alcuni documentari. Di seguito vi proponiamo alcuni approfondimenti, potete comunque cercarne ulteriori sui motori di ricerca e su Youtube: oltre che "signoraggio" cercate anche "sistema monetario a debito", "sovranità monetaria", "origine debito pubblico". Alessandro Raffa per nocensura.com L'edizione cartacea dell'articolo di Magdi Allam che puoi leggere QUI APPROFONDIMENTI - Il tedesco Martin Schultz, Presidente del Parlamento Europeo, in occasione di un incontro con i ragazzi del Forum Nazionale dei Giovani alla domanda "NON LE PARE CHE TALE SISTEMA SIA UNA DELLE PIU’ GRANDI TRUFFE MAI PERPETRATE A DANNO DEI CITTADINI DA PARTE DELLE CONSORTERIE BANCARIE ???" posta da un giovane, Cristian Licata, ha risposto così: "SONO D’ACCORDO!!!". Il video è disponibile nell'articolo "Il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Schultz, ammette candidamente che il sistema monetario è una truffa" - Un'ottimo libro, giunto alla quarta edizione - probabilmente il migliore disponibile in lingua italiana -è Euroschiavi, di cui consiglio la lettura: (vedi la recensione) illustra in modo chiaro e approfondito la questione del signoraggio, il debito pubblico, i segreti della Banca d'Italia. QUI un convegno degli autori del libro, tenuto a Marina Romea (Ravenna) nel mese di Luglio 2012. - La moneta come strumento di dominio - ottimo documento in formato PDF a cura di Piero Sanna in collaborazione con Pierluigi Paoletti e Giuseppe Littera che illustra il funzionamento del sistema monetario. - E se il sistema economico fosse una truffa gigantesca? (documento PDF) - SPECIALE DEBITO PUBBLICO NEL MONDO: tabelle, cifre e percentuali E' mai possibile che nessuno si chieda come mai praticamente tutte le nazioni hanno un forte debito pubblico? In Italia, dove la classe politica ci ha gestito in modo assurdo e criminale, molti credono che il debito pubblico sia il risultato delle folli spese della casta, che sicuramente ha dilapidato miliardi di euro in molteplici spese assurde: ma quando i governi hanno avuto bisogno di soldi per finanziare le loro ladrate ed i loro sprechi non hanno mai esitato ad aumentare le tasse, arrivando ai livelli insostenibili di oggi... come potete osservare dalla tabella anche le nazioni virtuose hanno un sostanzioso debito pubblico; il Giappone per esempio, ha un rapporto debito pubblico - PIL del 240% VIDEO e DOCUMENTARI: L'imperdibile cartoon che non vedrete mai sulle tv di massa... Adam Kadmon allo Zoo di 105 parla di signoraggio bancario: Il debito eterno... Quando Beppe Grillo parlava di signoraggio bancario e sovranità monetaria... Vedi anche l'ottimo documentario di ''REBUS'' Condividi su Facebook Tag: crisi, cultura, democrazia, economia, editoriale, fatti e misfatti, governo, leggi, libertà, lobby, mass media, mondo, povertà, scandali, varie http://www.nocensura.com/2012/08/ecco-la-prova-di-come-la-banca-ditalia.html

domenica 20 gennaio 2013

LA "SENTENZA" Fmi: Abbiamo sbagliato sulle politiche di austerità, hanno portato recessione Le scuse (tardive) del Fondo monetario internazionale: "Abbiamo sbagliato le stime sugli effetti negativi". Monti ko, mentre il Cav ci aveva visto lungo

Sorry, we were wrong. Scusateci, ci siamo sbagliati. La firma in calce è quella del Fmi, il più autorevole organo economico mondiale. Arrivano le scuse, ma tanto il conto lo contiuermo a pagare noi. Di cosa si scusa, il Fondo Monterario Internazionale? Delle politiche economiche di austerità che, in collaborazione con la Bce e le autorità continentali, sono state imposte ai Paesi in crisi (tra cui ovviamente l'Italia). La signora Christine Lagarde, in un report dello scorso 11 gennaio che "casualmente" è passato sotto traccia, ammette che il Fmi ha completamente sbagliato le sue previsioni. Poi ha parlato il capo economista dell'organo, Olivier Blanchard: "Abbiamo sbagliato le stime sugli effetti negativi delle politiche di rigore chieste agli Stati con i conti pubblici non a posto; le politiche di rigore che abbiamo chiesto hanno prodotto la più grave crisi recessiva che si ricordi. E ora dobbiamo rimediare". Promossi e bocciati - Intanto, in Italia, abbiamo appena chiuso (o meglio, quasi chiuso) la funesta parentesi del governo tecnico: dodici mesi di tasse e di austerità. Arrivano le scuse del Fmi, ma i balzelli e la povertà non ce la toglie più nessuno. Ci si può togliere solo una piccola soddisfazione. Le parole del Fondo, infatti, risultano come una sonora bocciatura (l'ennesima) per il Professor Mario Monti e per il suo piano di sole lacrime e solo sangue: dopo la scomunica di Bankitalia, della stampa (ex) amica e soprattutto di tutti gli indicatori economici, il Tecnico viene rigettato anche dal Fmi. E, parimenti, la presa di posizione del Fondo monetario promuove Silvio Berlusconi, che da mesi sostiene che le politiche di austerità di Monti abbiano condannato il Paese a un'oscura recessione. http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1164626/Fmi--Abbiamo-sbagliato-sulle-politiche-di-austerita--hanno-portato-recessione.html

LA SVIZZERA TIRA DI MENO Ecco il capolavoro di Monti: in un anno fa fuggire 235 mld Dai cantoni elvetici (sempre meno apprezzati) e fino a Singapore. Cambiano le coordinate geografice ma non la sostanza: se il fisco picchia, i capitali scappano

di Francesco De Dominicis Dalla Svizzera a Singapore. Cambiano le coordinate sulle carte geografiche, ma la sostanza resta la stessa. Quando la mannaia fiscale di un governo picchia duro, i capitali fuggono all’estero. E poco importa se il paese off shore è più o meno lontano. Si tratta di risparmiare il più possibile sul piano tributario: del resto è proprio questo il criterio con cui i finanzieri scelgono i paradisi fiscali. E le banche di Singapore, nell’ultimo periodo, sono spesso preferite ai cantoni elvetici. Una tendenza, rivelata ieri dal settimanale Milano finanza, che trova la sua ragion d’essere nelle ultime mosse fiscali della Confederazione elvetica. Che sta stringendo una serie di accordi con vari paesi europei volti a introdurre una sorta di imposta patrimoniale sui depositi degli stranieri. Uno dei prossimi a firmare l’intesa anti furbetti dovrebbe essere proprio il Governo di Mario Monti. Il quale ha già usato parecchio la leva tributaria per far quadrare i conti pubblici della Penisola. Ragion per cui la fuga di capitali italiani all’estero è cominciata da un pezzo: tra giugno 2011 e giugno 2012 sono andati fuori dei nostri confini bel 235 miliardi di euro. La stima è del Fondo monetario internazionale e Monti non può smentire. Una valanga di denaro che però non ha invaso la Svizzera, come è accaduto spesso in passato. Pure i Paperoni italiani, infatti, stanno dirottando i capitali verso la Città-Stato asiatica. E sono proprio i private banker svizzeri a suggerire Singapore ai loro clienti. Il nuovo paradiso fiscale, del resto, garantisce il segreto bancario e, allo stesso tempo, non è nella lista nera dei paesi che non collaborano con le autorità fiscali dei singoli stati. Insomma, Singapore va di moda. E alcune previsioni indicano una forte crescita dei patrimoni. I super ricchi si spostano lì e lo faranno ancora a lungo: nel 2015 le masse di denaro potrebbero raggiungere la quota di 600 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 312 stimati a fine 2010. Certo c’è qualche problema di distanza: perché per tutti i movimenti allo sportello è obbligatoria la presenza sul posto e Singapore non è dietro l’angolo. Ma se in Italia la pressione fiscale continuerà a crescere - e la Svizzera sarà meno conveniente di prima - vedremo sempre più italiani in viaggio verso la Città-Stato. http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1124733/Ecco-il-capolavoro-di-Monti---in-un-anno-fa-fuggire-235-mld.html

sabato 19 gennaio 2013

Mentana, furia con Santoro dopo il duello con il Cav "Dagospia" dà conto di una "telefonata di fuoco": Mitraglietta accusa il teletribuno di aver voti a Berlusconi. Michele via da La7?

Stima. E sospetto. Che i due un po' si amassero e un po' si odiassero non è certo un misetro. La frecciata più velenosa la scagliò Michele Santoro, quando nel luglio del 2011, in piena trattativa (poi sfumata) per passare a La7, definì Enrico Mentana "diversamente libero". Mitraglietta, poi, ebbe un ruolo decisivo per portare il teletribuno alla rete Telecom, tanto che i due vennero immortalati insieme, a pranzo, mentre brigavano per trovare la quadra al trasferimento. Tutto a posto? - Passiamo ad avvenimenti più recenti. In particolare all'ospitata di Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico, l'avvenimento che pare essere il centro di gravità della politica (e non solo) delle ultime settimane. Dopo la trasmissione, Santoro fu crocifisso: "Hai fatto risorgere il Cavaliere", l'accusa che gli veniva rivolta. Mentana - un vero twitter-dipendente - difese subito il collega con un cinguettio: "Accusano Santoro di non aver ammazzato Berlusconi, facendo un programma piaciuto anche a chi non odia il Cav e visto da tutti. Felix Culpa...". Come dire: date un'occhiata agli ascolti e provate a negare che sia stato un colpaccio. Tutto a posto, quindi? La telefonata di fuoco - Non proprio tutto a posto. Almeno secondo quanto riporta il cuore pulsante delle italiche "soffiate", il sito Dagospia, che dà conto di una "telefonata di fuoco tra Chicco Mentana e Michelone Santoro mercoledì, dopo il sondaggio che dava Silvio ringalluzzito di due punti dopo lo show a Servizio Pubblico". Il contenuto della telefonata resta segreto, ma è facile immaginarne il succo: Mitraglietta ha aperto il fuoco contro il teletribuno, "reo" di aver contribuito con il suo programma a far risalire la china al Cavaliere. E proprio dopo quella telefonata sono cominciate a circolare delle voci che parlano del prossimo addio di Santoro a La7, ancor prima del termine della stagione televisiva. In vista ci sarebbe un ritorno anticipato a Viale Mazzini, favorito anche dal riassetto della rete Telecom (tagli e cambi di management). http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1164790/Mentana--furia-con-Santoro--dopo-il-duello-con-il-Cav.html

Mario Moretti, l’Hyperion e la C.I.A.

Mario Moretti, l’Hyperion e la C.I.A. Mario Moretti La procura romana ha riaperto il caso Moro. La notizia era filtrata durante la presentazione, nella sala della libreria trasteverina Bibli, del libro di Fasanella & Rocca “Il misterioso intermediario – Igor Markevitch e il caso Moro”, per i tipi Einaudi. Adesso, la conferma. Con buona pace di Repubblica e Corriere della Sera (ma perché i due maggiori quotidiani italiani vanno ripetendo da settimane che su Moro ormai non c'é più nulla da sapere? bisognerà porsi questa domanda, e dare una risposta,prima o poi). Nella nuova inchiesta, per ora, figura un solo imputato: Innocente Salvoni Salvoni é un personaggio assai interessante. Marito di Francoise Tuscher, segretaria del famigerato istituto di lingue parigino Hyperion e nipote dell'Abbé Pierre, il 16 marzo del 1978, venne riconosciuto da due testimoni come uno dei membri del commando brigatista che, in via Fani, sequestrò Moro. Ma l'Abbé Pierre si precipito a Roma, nella sede democristiana di piazza del Gesù, per incontrare alcuni membri della segreteria scudocrociata. Il risultato di quella visita fu che il nome del nipote venne cancellato dalla lista dei brigatisti ricercati. Ora la magistratura torna ad occuparsi di lui e dell'istituto Hyperion. Durante il caso Moro, l'Hyperion era collegato a un altro istituto di lingue francese che aveva sede in piazza Campitelli, a 150 metri da via Caetani – dove fu ritrovato il cadavere di Moro. Poche settimane prima del sequestro, nel mese di febbraio, l'Hyperion aveva aperto un ufficio di rappresentanza a Roma, in via Nicotera 26 (in quello stesso edificio, c'erano alcune società coperte del Sismi). Quell'ufficio fu chiuso subito dopo il sequestro. Ma che cos'era in realtà l'Hyperion? L'istituto, con ogni probabilità, era in rapporto con servizi segreti di diversi paesi (dell'est, dell'ovest e israeliano). il sospetto - già affiorato in altre inchieste giudiziarie poi abortite - é che intellettuali ad esso collegati facessero parte del cervello politico delle brigate rosse. Significative, a questo proposito, due cose dette dal giudice Rosario Priore (titolare di ben 4 inchieste sul caso Moro) intervenendo alla presentazione del libro di Fasanella & Rocca chez Bibli. La prima: i servizi segreti di diversi paesi sapevano che in Italia si stava preparando il sequestro Moro. La seconda: il direttore d'orchestra Igor Markevitch aveva rapporti con l'Hyperion. Febbraio 2002 Memo Hyperion L'Hyperion di Parigi é una scuola di lingue fondata da tre esponenti della sinistra extraparlamentare italiana, Vanni Molinaris, Corrado Simioni e Duccio Berio. Tre personaggi ambigui che ebbero un ruolo nella storia delle Brigate rosse. Nel 1969 (con Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti), parteciparono al convegno del Collettivo politico metropolitano, in cui venne decisa la nascita delle Br. Secondo quanto dichiarato quasi trent'anni dopo da Franceschini nella sua audizione in Commissione Stragi, Molinaris, Simioni e Berio, malvisti dagli altri brigatisti perché ritenuti troppo violenti, avevano però un rapporto speciale con Moretti a un livello ancora più occulto delle Br: facevano parte di una struttura iperclandestina e dai contorni oggi ancora misteriosi denominata Superclan. Un rapporto che si sarebbe ulteriormente rinsaldato dopo il 1974, quando dopo l'arresto di Curcio e Franceschini avvenuto alla stazione di Pinerolo, Moretti divenne il nuovo leader dell'organizzazione (doveva esserci anche lui, alla stazione, ma una provvidenziale telefonata anonima lo aveva avvertito della trappola preparata dai carabinieri: così non si presentò all'appuntamento con Curcio e Franceschini, e si guardò bene dall'avvisare i due compagni). Con Moretti capo, le Brigate rosse alzarono sempre più il tiro, passando, dalla “propaganda armata“, al terrorismo più brutale. Il punto più alto della nuova strategia fu il sequestro Moro, operazione preparata sin dal 1975. E' stato ancora Franceschini ad avanzare sospetti sui legami tra l'Hyperion e servizi segreti stranieri. In particolare il Mossad, che prima della loro cattura avvicinò Curcio e Franceschini offrendo loro appoggi e protezione, purché le Br accentuassero il loro carattere militare: “Colpite chi volete, purché colpiate: a noi interessa solo che voi esistiate“, era stata la richiesta del Mossad. Ha dichiarato Franceschini alla Commissione Stragi, il 17 marzo 1999: «Duccio Berio era il braccio destro di Simioni: suo padre era un famoso medico milanese a suo dire legato ai servizi segreti israeliani. Ho quasi la certezza che il canale attraverso cui fummo contattati passava per questa persona». Berio, tra l'altro, era anche il genero di Alberto Malagugini, esponente di primo piano del vecchio Pci. Sull'Hyperion indagò anche il giudice padovano Guido Calogero, convinto che lì fosse il cervello politico delle Brigate rosse. Ma la sua inchiesta abortì, perché la notizia di una sua visita segreta a Parigi trapelò e i Servizi segreti francesi negarono ogni aiuto al giudice italiano. In Segreto di Stato, il libro-intervista pubblicato nel 2000 (Einaudi, autori Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri), Giovanni Pellegrino per 7 anni alla guida della Commissione Stragi, avanza il sospetto che Hyperion fosse un punto d'incrocio tra Servizi segreti dell'Ovest e dell'Est, assolutamente necessario nella logica del mantenimento degli equilibri di Yalta. Hyperion, in altre parole, poteva essere uno strumento per operazioni comuni contro i nemici di Yalta. E Moro, con la sua politica di apertura al Pci, lo era. Dagospia. 7 Aprile 2002 Giovanni Pellegrino su L’Hyperion L’Hyperion è uno dei grossi nodi con cui in Commissione ci siamo misurati per sei anni, senza giungere a risultati soddisfacenti. Sappiamo che la scuola francese era stata fondata anche su impulso di personaggi che avevano partecipato al convegno di Chiavari, nel ’69, organizzato dal Collettivo Politico Metropolitano che segnò la nascita delle Brigate Rosse. Erano Vanni Mulinarsi, Corrado Simioni e Duccio Berio. genero di Alberto Malagugini, un esponente di primo piano del PCI. Gli stessi fondarono Superclan, e questo è importante: Franceschini ad esempio ha raccontato che L’Hyperion non guidava le Brigate Rosse, ma aveva uno stretto contatto con Mario Moretti sin dall’inizio. Detto questo, continuo a nutrire una serie di dubbi e nessuna certezza: l’ècole ha certamente goduto della protezione di apparati istituzionali, non solo italiani. Quando il giudice Guido Calogero andò a Parigi per indagare su questa struttura ottenendo la collaborazione dela polizia, Silvano Russomanno, il numero due di Federico Umberto D’Amato, fece filtrare la notizia sui giornali. Il personale dell’Hyperion sembrava di matrice di sinistra, ma a un livello superiore di responsabilità è possibile che sia stata gestita da quella tecnostruttura, come la chiama Franceschini, di cui facevano parte elementi che avevano poco a che fare con la sinistra. Il generale Maletti ha rivelato l’esistenza di un vecchio rapporto che risale al ’75-76 in cui denunciava il rischio che le BR potessero rinascere sotto la direzione di uomini di maggior peso culturale, ma a prezzo di mutare considerevolmente la propria matrice politica. E credo che facesse riferimento proprio all’Hyperion. Moretti era una spia? La caccia << all’infiltrato>> da parte delle Brigate Rosse non ha risparmiato alcun personaggio di rilievo delle BR, ed anzi è stata focalizzata in buona parte proprio sull’uomo che può essere considerato il loro capo nel periodo del sequestro Moro: Mario Moretti. Il principale ispiratore di sospetti contro di lui attualmente sembra essere Franceschini. Quest’ultimo in Commisione Stragi ha fatto balenare alternativamente due ipotesi ben distinte, senza prendere chiaramente partito per l’una o per l’alta : che Moretti sia stato una spia; che avrebbe procurato svariati arresti; la seconda, che sia stato un agente attraverso il quale la scuola di lingue parigini <> avrebbe egemonizzato le BR, imponendo loro la propria strategia, così come a livello europeo essa faceva con IRA, RAF ed altri gruppi ancora. Durante la sua audizione parlamentare, peraltro, Franceschini disconobbe la paternità delle congetture su Moretti in veste di delatore : “” E’ stata costruita un’interpretazione anche pubblica – e Curcio in questo ha le sue responsabilità – da cui sembra che io abbia sempre pensato che Moretti fosse una soia. No è vero. La prima persona che mi ha detto questo è stato Renato, e sono pronto a sottopormi ad un confronto con lui e documentarlo. Nel’ 76 eravamo alle carceri Nuove di Torino… .durante l’ora d’aria ci dirigiamo verso il VI braccio, al secondo piano, e prima di entrare in cella Renato mi ferma, perché deve dirmi qualcosa di importante. Quindi prima di entrare in cella facciamo una passeggiata ( sic) e Renato mi dice – e lo fa con un’espressione sconvolta – di avere la certezza che Mario è una spia, e mi racconta l’episodio poi citato da Flamigni “ Il confronto diretto con Curcio non c’è mai stato, ma in compenso si può fare riferimento alle posizioni pubblicamente assunte da quest’ultimo a commento delle tesi del suo compagno: “ Il fatto grave,,,, è che sotto questa montagna di chiacchiere, di evanescenti sospetti, venga seppellito un uomo, Mario Moretti, che la giustizia di Stato, già per conto suo, ha provveduto a sotterrare sotto montagne di ergastoli. Ora, non sta a me giudicare Franceschini. Devo però che personalmente non ho alcun motivo per condividere l’operato e le parole di chi getta fango, discredito o sospetti su Mario Moretti. E perciò provo molta amarezza quando altri, con cui ho condiviso una parte importante della mia vita, lo fanno” Per Gallinari, non fu “ il gruppo dei capi storici in carcere” a mettere in circolazione le inquietanti voci sul conto di Moretti, bensì “ una notizia uscita su un giornale (?) poco dopo la strage del maggio 1974 a Brescia, Secondo Gallinari, era una “ provocazione”, di fronte alla quale i brigatisti, già vaccinati sul problema che aveva portato all’arresto di Franceschini e Curcio ( il primo arresto), attraverso <>, si erano “ posti il problema di capire perchè. E basta. Ancora più pesanti le critiche di altri ex-brigatisti nei confronti di Franceschini e delle illazioni da lui disseminate. Si veda ad esempio un eloquente passaggio dell’intervista resa da Antonio Bellavista, nel luglio 1999, al giornalista Mario Scialoja: Scialoja – Franceschini, sempre in Commissione Stragi, ha rilanciato anche la sua vecchia tesi secondo la quale Mario Moretti era un infiltrato nelle BR, per conto di oscuri mandanti. Lei, che è stato inquirente dell’organizzazione, che ne pensa? Bellavita – Ritengo che di oscuro ci siano solo i motivi per cui Franceschini dice queste cose. Quello che ha fatto Moretti è criticabilissimo, ed io l’ho criticato aspramente. Ma no esiste il benché minimo elemento concreto per sostenere che sia stato un infiltrato. Anche gli altri ex terroristi direttamente interpellati dalla Commissione – in ordine cronologico: Morucci, Faranda e Maccari – hanno giudicato assolutamente infondata l’ipotesi che Moretti facesse il gioco di qualcuno che stava al di fuori della loro organizzazione. Del resto persino Franceschini, raccontando che le BR avevano aperto un’inchiesta interna su Moretti, - a seguito di sollecitazioni provenienti sia dai carcerati di Torino tra i quali lui stesso, sia Giorgio Semeria – dovette riconoscere che essa “ non portò ad alcun risultato”. L’altra versione di Franceschini, come si è accennato, dipingeva Moretti quale emissario dell’istituto << Hyperion>>. Già la Commissione Moro aveva” fissato la sua attenzione” su questo centro, “ a ciò stimolata anche dalle dichiarazioni dell’onorevole Craxi che aveva ammonito a non cercare lontano il << grande vecchio>>, ma a concentrare la ricerca sui personaggi che, dopo aver svolto attività politica in Italia, si erano ritrovati in Francia”; il che aveva indotto la stampa a fare il nome di Corrado Scimmioni. “ ricordando la sua giovane milizia nel PSI e la sua successiva attività eversiva. Invero, una volta posto di fronte a questa ipotesi, lo stesso Craxi ripiegò su una linea di estrema prudenza” La scuola di lingue venne fondata a Parigi, appunto, da Corrado Simioni insieme ad altri italiani che, fino al 1970, avevano stretti contatti con Renato Curcio, Franceschini e le nascenti Brigate rosse, dopo di che si erano allontanati e si erano trasferiti all’estero. Si deve notare che la data di nascita dell’istituto << Hyperion>>, collocata da Franceschini subito dopo il “ 1973-1974”, non si accorda con l’idea che esso possa avere condizionato le BR, nate prima, e che ciò sia avvenuto tramite Moretti, il quale sempre secondo Franceschini sarebbe entrato definitivamente nelle BR solo nel 1971. Ammesso e non concesso che in un secondo tempo i dirigenti dello << Hyperion>> siano riusciti a recuperare il ritardo iniziale , e che fossero effettivamente dediti ad attività politica clandestina, - il che non risulta in sede giudiziaria, laddove essi nel 1990 sono stati assolti da ogni accusa -, in che cosa sarebbe consistito il loro progetto? Ed in quale modo si sarebbero avvalsi di Moretti? L’appartamento di via Gradoli, 96 L’ingegner Mario Borghi, alias Mario Moretti,acquista un appartamento a Roma in via Gradoli, nel 1975. Una zona residenziale a Nord di Roma. Zona elegante e molto tranquilla, qui Mario Moretti vi installerà la prima base del nucleo operativo per il rapimento di Aldo Moro. L’elegante condominio composto da 68 appartamenti, di cui ben 24 risultano intestati a società immobiliari, tra i cui amministratori figuravano personaggi che saranno poi individuati come elementi appartenenti ai servizi segreti italiani. Nella stesa palazzina al secondo piano vi è un’informatrice della polizia, al n° 89 di via Gradoli abita un ex ufficiale dei carabinieri, agente segreto militare e compaesano di Moretti, Sono solo alcune delle particolarità di una scelta inquietante, che, anche al di là della verificabilità dei singoli particolari, fa porre legittimamente l’interrogativo sul perchè, in una città enorme con migliaia di appartamenti, le Brigate rosse abbiano scelto come base proprio un luogo così “ particolare” contravvenendo peraltro a tutte le proprie regole di riservatezza. Unica attenuante in favore della scelta di Moretti di acquistare l’appartamento di via Gradoli è che la via si trova a pochissimi chilometri ( 7) da via Fani e dalla abitazione di Aldo Moro, forse strategicamente una scelta valida per evitare di percorrere moli chilometri nei mesi che l’organizzazione pedinava il presidente della DC. Breve biografia di Mario Moretti Mario Moretti nasce a Porto San Giorgio in provincia di Ascoli Piceno nel 1946 da una famiglia di tradizioni comuniste. Termina gli studi grazie all'interessamento della marchesa Casati Stampa e nel 1966 si trasferisce a Milano. Presso la Sit-Siemens, dove viene assunto, partecipa alle prime mobilitazioni degli operai per le rivendicazioni sindacali. In fabbrica incontra Corrado Alunni, Giorgio Semeria e Paola Besuschio. Con loro entra a far parte del Collettivo politico metropolitano di Renato Curcio e di Margherita Cagol. Tra l'estate e l'autunno del 1970 il gruppo della Sit-Siemens e del Cpm dà vita a quello che sarà il nucleo storico delle Brigate Rosse. A pieno titolo nell'organizzazione terroristica, Moretti sarà protagonista di tutte le più importanti operazioni del gruppo, sfuggendo fortunosamente all'agguato di Pinerolo del 1974 dove furono arrestati gli altri leader delle Br. In seguito assume la guida della formazione per condurre nel 1978 la cosiddetta "campagna di primavera" che porterà al sequestro e all'uccisione dell'onorevole Aldo Moro. Arrestato nel 1981 dal 1993 è in regime di semilibertà. Pochi mesi dopo l'arresto del 1981 Mario Moretti è vittima di una misteriosa aggressione all'interno del carcere di Cuneo. Nel 1994 rilascia una lunga intervista a Carla Mosca e Rossana Rossanda dove spiega il punto di vista sulla vicenda storica delle Br e sulla scelta della lotta armata Mario Moretti, l http://forum.termometropolitico.it/forum/movimenti-e-cultura-politica/socialismo-nazionale/101520-mario-moretti-l-hyperion-e-la-c-i.html

CHE COSA SI SONO DETTI, NELL’INCONTRO ALL’ALBA, MONTI E BERSANI? ANZI, COSA HA DETTO CULATELLO (HA PARLATO QUASI SEMPRE LUI) A UN PROF COL NOTES DEGLI APPUNTI? - 1. "SE VINCIAMO IO FARÒ IL PREMIER ANCHE SE AL SENATO DOVESSE MANCARE QUALCOSA’’ - 2. "TU, HAI LA PRIMA SCELTA SUL MINISTERO DELL'ECONOMIA O SUL MINISTERO DEGLI ESTERI IN ATTESA CHE MATURINO LE SCADENZE DELLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA E DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D'EUROPA, CHE TI STANNO TANTO A CUORE" - 3. "ESPRIMIAMO NOI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CHE NON POTRÀ CHE ESSERE MARIO DRAGHI PERCHÉ SE NON LIBERA IL POSTO ALLA BCE TU IN EUROPA NON CI VAI” - 4. "RICORDATI CHE GRAN PARTE DEI PARLAMENTARI DELLA TUA LISTA APPENA TU VAI VIA PRENDERANNO STRADE DIVERSE. FINI E CASINI SONO IN DECLINO, RICCARDI FA LA CARITÀ, MONTEZEMOLO HA PREFERITO OCCUPARSI DEI SUOI AFFARI, SU CHI PUNTIAMO PER IL FUTURO?" - 5. BERLUSCONI A TREMONTI: ”SE TU NON PARLI MALE DI ME, IO PARLO BENE DI TE” -

DAGOREPORT ITALIA GIUSTA BERSANI MONTI VIGNETTA BENNY SU LIBERO MONTI STAMPELLA DI BERSANI Che l'incontro segreto tra Bersani Pierluigi e il premier sia avvenuto davvero (e in tal caso i due potrebbero essersi visti sulle rive del Mar Rosso dove Mose' Monti preparava il suo popolo al passaggio delle acque distribuendo i pochi salvagente rimasti dopo l'arrivo di Casini e Fini) o ci sia stata soltanto una chiacchierata telefonica, conta quello che si sono detti. Noi abbiamo potuto scorrere gli appunti del premier che, da bravo bocconiano, annota tutto e ve li riportiamo pressoché alla lettera. BERSANI E MONTI Con due avvertenze: la prima, parla quasi sempre il segretario del Pd non soltanto perché in questa partita Monti e' un comprimario e non l'attore protagonista che egli ritiene di essere, ma perché essendo appunto impegnato a prendere appunti Mose' Monti ha interloquito poco. La seconda: non vi e' nel testo alcuna delle espressioni tipiche del segretario del Pd (tipo la smacchiatura dei leopardi o il tacchino sul tetto) perché il professore le ha sostituite con degli omissis per dimostrare subito la sua volontà di fare meno polemica con il Pd. Tuttavia, prima di chiudere la porta uscendo, una segreteria ha riferito alle colleghe di aver sentito Bersani dire: "Caro Mario qui non stiamo a riaprire i Casini per farci l'autoerotismo!". MARIO DRAGHI Ecco gli appunti così come sono nell'agenda del professore, chi parla è Bersani salvo diversa indicazione: 1. "Il Pd non molla, se vinciamo io farò il premier anche se al Senato dovesse mancare qualcosa, colpa di questa assurda legge elettorale che si chiama porcellum". ANGELA MERKEL 2. "Tu, caro professor Monti, hai la prima scelta sul ministero dell'Economia o sul ministero degli Esteri per stare dentro la partita ai vertici dello Stato, in attesa che maturino le scadenze della presidenza della Commissione europea e di presidente del Consiglio d'Europa, presidenze che ti stanno particolarmente a cuore". 3. "Dobbiamo accordarci sul fatto che esprimiamo noi il presidente della Repubblica, che non potrà che essere Mario Draghi perché se non libera il posto alla Bce tu in Europa non ci vai. E' il candidato lanciato per prima da Berlusconi? Chi se ne frega, da oggi è il nostro candidato, così anche Angela Merkel è contenta". FINI E BERLUSCONI 4. Dopo le elezioni nel vasto mondo italiano non di sinistra tutto cambierà: Berlusconi Silvio malgrado la rimonta sarà sconfitto e dovrà reinventarsi un partito nuovo con una classe dirigente completamente rinnovata. Tu stesso, Mario, è molto difficile che puoi avere ormai la credibilità necessaria per dare una casa ai moderati, né tantomeno potranno farlo i Fini, i Casini e i Cesa e chi più ne ha più ne metta. PIERFERDINANDO CASINI LORENZO CESA Certo Casini, forte del suo rapporto personale con D'Alema Massimo, potrà anche aspirare alla presidenza del Senato ma sappi che D'Alema non è più D'Alema e non esprime più una influenza decisiva. Voglio dire che la debolezza e la frammentazione dei moderati dopo la sconfitta/recupero di Berlusconi rafforzano di fatto la prospettiva del mio governo che, pur tra mille difficoltà, non avrà concorrenti veri. Certo, ci sono incognite importanti su questo percorso: innanzitutto il risultato del Senato, e conto sul senso di responsabilità dei tuoi senatori, c'è Grillo che avrà un risultato superiore ai sondaggi ultimi, c'è l'inquietudine legata agli impegni che tu hai preso con Bruxelles, in particolare il fiscal compact che rischia di strangolare l'economia del Paese". MASSIMO DALEMA 5. "Caro Mario, una cosa devo dirtela proprio: tu andrai via rapidamente, ma io rimarrò qui e mi assumerò la responsabilità pesante di una prospettiva lacrime e sangue e so già, ricordati quello che ti dico oggi, che la maggior parte dei parlamentari che sono espressione della tua lista appena tu vai via prenderanno strade diverse. Fini e Casini se mai hanno avuto una forza sono in declino, Montezemolo ha preferito restare a occuparsi dei suoi affari, Riccardi trova i suoi appagamenti nella carità, su chi puntiamo per il futuro?" (a questo punto, il segretario del Pd si aspettava che Mosè Monti avrebbe messo sul tavolo la candidatura di Passera Corrado, ma il professore resta in silenzio) CORRADO PASSERA Rapida stretta di mano e Bersani Pierluigi ribadisce un concetto di fondo: "Caro Mario, mi raccomando, il nemico è Berlusconi (anche se tu lo votasti nel ‘94). Questo ha sette vite, diamogli addosso". POST SCRIPTUM Tremonti Giulio sarà capolista al Senato per la Lega Nord con il simbolo Tremonti 3L in tutta Italia tranne Lombardia, Veneto e Friuli. E' questa la decisione di un lungo vertice tenutosi oggi a Milano. Seguiranno entro domenica i nomi della sua lista, con molti giovani e molte donne. L'apporto dell'ex ministro dell'economia, come si è visto dalle sue prime apparizioni televisive e dai ricorsi Imu con i moduli sul suo sito, sta dando valore alla proposta della Lega (oggettivamente ai minimi termini negli ultimi tempi), con l'obiettivo di rappresentare l'anti Monti nel merito delle questioni e non come schieramento partitico e bilanciarne anche le relazioni internazionali. Anche con Berlusconi Silvio le cose sono migliorate dopo il grande freddo dell'ultimo anno. Ecco, in esclusiva, il testo dell'ultima (recente) telefonata fra i due nelle parole del fidanzato ufficiale di Francesca Pascale: "Caro Giulio, se tu non parli male di me, io parlo bene di te". http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/che-cosa-si-sono-detti-nellincontro-allalba-monti-e-bersani-anzi-cosa-ha-detto-49594.htm