Marcello Foa per "il Giornale"
WALL STREET JOURNAL
La grandi banche americane continuano a truccare i conti. E non di poco: abbelliscono i propri bilanci nascondendo il 42% dei propri debiti qualche ora prima della presentazione dei risultati trimestrali. Una truffa? In qualunque Paese occidentale sì. Accadesse in Italia, in Germania o in Svizzera, tutti griderebbero alla scandalo. Ma in America no.
Dopo il crash della Lehman, le autorità americane promisero l'inizio di una nuova era per arginare gli eccessi e impedire gli abusi che nell'ottobre 2008 portarono il mondo sull'orlo della catastrofe finanziaria. In realtà nulla è cambiato. Nulla. Non solo le grandi riforme sono rimaste nel cassetto, ma né l'amministrazione Obama, né il Congresso, né le autorità di controllo di Borsa in questi 18 mesi hanno trovato il tempo per modificare alcune semplicissime norme, che avrebbero consentito, da subito, più trasparenza e correttezza. Così il Repo 105, come viene chiamato l'accorgimento che consente agli istituti americani di falsare i bilanci, è rimasto in vigore.
madoff
La notizia, incredibile, è stata rivelata dal Wall Street Journal, che ha citato fonti della Federal Reserve. E non è stata smentita. Negli ultimi cinque trimestri, i principali istituti statunitensi e in particolare Goldman Sachs, Morgan Stanely, JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup (ovvero i soliti noti) hanno abbassato artificialmente il proprio livello di indebitamento.
Il meccanismo funzionava così: ogni tre mesi, nell'imminenza della presentazione dei conti i debiti, venivano mascherati, utilizzando accorgimenti contabili per sopravvalutare le sofferenze o, addirittura, piazzando quelle più ingenti fuori bilancio. In questo modo la dirigenza della banca riusciva a presentare agli analisti conti molto migliori del previsto. Passata la prova, il bilancio veniva rimesso in ordine, salvo ripetere lo stesso giochino tre mesi dopo. Con il consenso della Federal Reserve, che chiude gli occhi da nove anni.
JIMMY CAYNE (EX GUIDA DI BEAR STEARNS)
Già, perché la pratica è tollerata dal 2001, sebbene sia diventata diffusa e sistematica solo dalla fine del 2008. Si spiega così la performance degli istituti di credito, che pur non avendo ricapitalizzato e a dispetto, di nuove colossali sofferenze (vedi la voragine dei mutui sugli immobili commerciali), sono tornate ad essere miracolosamente in salute, trainando al rialzo il Dow Jones, che venerdì ha superato quota 11mila.
Lehman Brothers
Proprio questa settimana le banche presenteranno i conti e non è difficile prevedere, come già annunciano gli analisti, nuove piacevoli sorprese. Per gli azionisti e, ovviamente, per i manager delle banche che dopo aver incassato nel 2009 bonus per 149 miliardi di dollari, già assaporano un'altra annata da ricordare. D'altronde chi non sarebbe capace di macinare utili se avesse l'opportunità di accantonare al momento giusto quasi la metà del proprio debito?
Logo " Goldman Sachs "
Nel fine settimana alcune banche hanno reagito all'articolo del Wall Street Journal. Goldman Sachs ha precisato che la riduzione del debito è stata di appena il 24%; Jp Morgan non ha indicato cifre ma ha spiegato che il 42% citato dal Wall Street Journal era a suo giudizio esagerato; Bank of America ha assicurato che i suoi sforzi per equilibrare il debito erano «appropriati» e ha spiegato che l'investitore può consultare liberamente anche i dati sull'indebitamento medio. Tutte hanno dichiarato di essere perfettamente in regola. E il dramma è che lo sono davvero.
obama
La Sec, ovvero l'ente di controllo di Borsa, lascia correre, come, peraltro, faceva con Madoff e Bear Stearns e Lehman Brothers. Quando quest'ultima saltò per aria, fu accusata di aver ingannato gli investitori per aver rimosso dal bilancio, temporaneamente, passivi per ben 50 miliardi di dollari. Tutti deplorarono l'utilizzo del Repo 105.
È passato un anno e mezzo e il Repo 105 è più in voga che mai. Lo usano ben 18 istituti. I più grandi, più prestigiosi, quelli che fanno tendenza. Tra gli urrah di Wall Street. Una situazione a dir poco sconcertante.
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[12-04-2010]
by dagospia
martedì 13 aprile 2010
LE GRANDI BANCHE AMERICANE CONTINUANO A TRUCCARE I CONTI. E NON DI POCO: ABBELLISCONO I PROPRI BILANCI NASCONDENDO IL 42% DEI PROPRI DEBITI - #2- UNA TRUFFA? IN QUALUNQUE PAESE OCCIDENTALE SÌ. ACCADESSE IN ITALIA, IN GERMANIA O IN SVIZZERA, TUTTI GRIDEREBBERO ALLA SCANDALO. MA IN AMERICA NO - #3- DALLE PARTI DI OBAMA, TUTTI FANNO FINTA DI NIENTE E I MANAGER INCASSANO SUPERBONUS – SONO GLI STESSI TRUCCHETTI CHE HANNO PORTATO AL TRACOLLO DELLA BANCA D'AFFARI LEHMAN BROTHERS, E NESSUNO FA NIENTE PER BLOCCARLI -
LA VERSIONE DI GABETTI - "LA MIA VITA CON LA FIAT, DALL´AVVOCATO A MARCHIONNE" - "VERSO LA FINE MI CONGEDÒ CON UNA SPECIE DI SALUTO MILITARE, POI MI PRESE LA MANO E SE LA APPOGGIÒ ALLA GUANCIA: TENGA UNITA LA FAMIGLIA" - "un giorno Donna Marella mi disse: lei è forse il suo miglior amico. Risposi di no, l´amicizia è solo tra pari. Il rapporto era come tra un generale e un suo colonnello" - "UNICO DISACCORDO IN PIÙ DI 20 ANNI? ERO CONTRARIO ALL´ACQUISTO DEL CORRIERE. E FUI ASCOLTATO"...
Salvatore Tropea per "la Repubblica"
Dottor Gabetti, una vita con la famiglia Agnelli. Perché adesso lascia e va in pensione?
«Perché non credo ci sia più bisogno di me. La rotta è chiara, le persone giuste sono al posto giusto. Lo meditavo da tempo e adesso posso chiudere. Avevo ricevuto l´incarico sei anni fa, in una situazione di emergenza. Quando Umberto mi ha richiamato, mi ha detto che era per un anno...».
Umberto e Gianni Agnelli
Ma quando ha cominciato a Torino, nel ‘71, pensava di fermarsi così a lungo?
«No. Avevo lavorato alla Comit con Mattioli, che però conobbi solo il giorno in cui me ne andai, e a Ivrea con Adriano Olivetti. Con Gianni Agnelli siamo andati avanti per più di vent´anni, senza un vero screzio, soltanto con qualche differenza d´opinione».
GIANNI AGNELLI A SPASSO - Copyright Pizzi
Ad esempio?
«L´acquisto del Corriere della Sera. Io ero contrario, glielo dissi e lui mi ascoltò. Capivo gli interessi visibili che si muovevano dietro, e anche qualcosa di oscuro».
Possibile che non abbia mai litigato con Agnelli?
«Possibilissimo, perché c´era una ricetta di garanzia. Con tutta quella gente che cercava un rapporto amichevole con Agnelli, o lo millantava, io non l´ho mai nemmeno chiamato "avvocato", ma sempre presidente. C´era uno scambio di sentimenti, questo sì, molto forte».
Come la considerava l´Avvocato: amico, manager o consigliere?
Gianni Agnelli giovane
«Un manager. Quando stava ormai molto male, un giorno Donna Marella mi disse: lei è forse il suo miglior amico. Risposi di no, l´amicizia è solo tra pari. Il rapporto era come tra un generale e un suo colonnello».
Un manager sa dare consigli sgraditi?
casa agnelli03 gianni agnelli 1978
«Quando è necessario sì. Ad esempio la governance della famiglia, con la maggioranza di controllo Fiat e Ifi: avevo capito che quel sistema notarile basato sui patti di sindacato era vecchio. Avevo studiato il trust dei Rockfeller. Dissi all´Avvocato che il meccanismo Fiat non funzionava più, proponendo l´accomandita, dopo aver esaminato il problema con Franzo Grande Stevens e con Cuccia che non sembrava tanto interessato al cambiamento. Poi l´Avvocato, Umberto e Nasi accettarono, e siamo ancora lì: gli azionisti della famiglia sono circa 70».
Margherita Agnelli sostiene che lei ha gestito anche il patrimonio privato, nascosto e in nero dell´Avvocato.
«Può dirlo solo chi non conosceva i nostri rapporti: per dirla all´inglese, è stato sempre un rapporto a distanza di braccio. L´Avvocato non mi ha mai chiesto di gestire i suoi beni personali. E questo perchè avrei potuto prenderla come una diminutio del mio ruolo, una cosa da "ragiunat". Io ho servito un sistema che aveva un grande peso nel Paese, non una persona. Il fatto che la magistratura riconosca la mia correttezza mi conforta. Mi auguro che torni la pace nella famiglia».
Gianni Agnelli
Ma l´Avvocato, che era così preoccupato per la sua immagine, non ha pensato alla vergogna postuma per quel tesoro in nero?
«Io non ne ho mai avuto la percezione. L´ho sempre considerato un patrimonio di Donna Marella. Non ho mai avuto l´occasione di occuparmene e non era quello il mio mestiere».
Dottor Gabetti, l´Avvocato le ha mai dato un ordine?
GIANLUIGI GABETTI
«Gli ordini si danno solo a chi è recalcitrante. Si è imposto però una volta, quando hanno rapito e poi ucciso Oberdan Sallustro, direttore Fiat in Argentina. Lo vidi sconvolto, andò a casa. Pensai che poteva partire d´impulso per l´Argentina e corsi in auto a Caselle. Arrivammo insieme e gli dissi: non deve andare. Rispose: vado. Allora è deciso, aggiunsi, vengo con lei, è pericoloso. No, concluse: le ordino di restare qui, se succede qualcosa a me, lei deve essere qui».
L´ingresso e poi l´uscita degli azionisti libici sono stati un trauma per voi e per lei che ha vissuto in diretta quei momenti?
gabetti
«No. Per l´ingresso avevamo trattato per sei-sette mesi in gran segreto e quello fu un capolavoro di Cuccia. Poi, con l´aumento delle tensioni tra la Libia e gli Usa si pose il problema dell´uscita dei libici. La trattarono Romiti e Cuccia. Quando l´Avvocato mi informò, dissi che il prezzo non andava bene e chiesi: posso provarci? Negoziai con Abdullah Saudi, che era molto abile: spuntai 500 milioni, e i libici uscirono».
In quel periodo lei sapeva che Umberto Agnelli aveva deciso di candidarsi con la dc al Senato?
Gianluigi Gabetti e figlia Cristina - Copyright Pizzi
«Per nulla, quando me lo disse, spiegandomi che lo sentiva come un dovere e non poteva sottrarsi, io caddi dalle nuvole. Ma durò poco. Come durò poco, ancor meno, la triade di amministratori delegati, De Benedetti, Romiti e Tufarelli: una governance troppo complicata. Quando De Benedetti uscì non fui sorpreso».
Lei come è sopravvissuto in mezzo alle tensioni tra i due fratelli Agnelli?
John Elkann e Marella Agnelli
«Guardi che si rispettavano molto, le tensioni le immaginavo talvolta, ma non ne parlavano con me. Quando ci fu l´aumento di capitale nel ‘93, Cuccia chiese a Romiti e all´Avvocato di rimanere al loro posto, per volere delle banche, in un momento in cui le cose non andavano bene. Umberto era in quel momento il presidente designato dal fratello».
agnelli moglie marella
Fu quello un momento in cui Mediobanca sembrava diventata padrona della Fiat, dica la verità, con Romiti uomo del nuovo padrone.
«E´ un po´ un´altra leggenda metropolitana. Non ho mai avuto paura che potesse accadere ciò. L´Avvocato era convinto che suo fratello sarebbe stato un ottimo presidente. E si comportò a modo suo: da un lato investendo su Giovannino, il figlio di Umberto, che gli piaceva molto; dall´altro lato, poiché Cuccia aveva chiesto di far cadere il limite dei 75 anni per uscire dal Consiglio, lui senza dire nulla a nessuno il giorno dei suoi 75 anni annunciò al Consiglio che quel limite era ripristinato, dunque lui se ne andava. Lasciava campo libero alla presidenza di Romiti: ma soprattutto accorciava la sua durata».
fiat08 franzo grande stevens lap
Edoardo, figlio dell´Avvocato, non è stato mai preso in considerazione come successore?
«Edoardo era intelligente, sensibile, vivace, ma non era tagliato per la routine dell´azienda. Aspirava ad affermarsi in modo diverso, aveva altre idee. Seppi della sua morte mentre stavo per imbarcarmi su un aereo. L´Avvocato mi disse: si è gettato da un ponte».
Lei che rapporto aveva con Romiti?
«Diretto, qualche volta brusco. Non ho mai cercato di imporre niente e non ho preteso di fare il guardiano della corona. Mi ero trasferito a Ginevra, pensavo di aver chiuso».
Franzo Stevens
L´uscita di Romiti dalla Fiat segnò la fine di un´epoca?
«Con Fresco l´Avvocato era convinto di aver trovato l´uomo giusto. Ma Fresco non aveva la percezione della serietà dei problemi Fiat. Era un banchiere d´affari e non un gestore di un´azienda industriale. E infatti, se si pensa che il grande job di Fresco era quello di trovare un partner, possibilmente americano come voleva Agnelli, bisogna dire che con GM riuscì perfettamente».
Poi Umberto pensò di sostituire Fresco con lei e Galateri con Bondi: come andò?
ER SOR CESARE ROMITI
«Umberto guidava la holding, era nei suoi poteri. Mi chiamò un sabato, mi chiese di andare a casa sua alla Mandria e me ne parlò. C´era Bondi. Io dissi che non mi sentivo pronto, ma lui andò avanti. Scoppiò un finimondo, si mossero anche le banche, che non vedevano di buon occhio Bondi e la cosa si bloccò: e non mi fece affatto dispiacere».
Umberto portò quindi Morchio alla guida e quando poi questi tentò la scalata alla presidenza lei lo bloccò: è così?
«Sì. La disponibilità di Umberto alla presidenza Fiat fu un sollievo per l´Avvocato, ormai alla fine. Non ci eravamo mai stretti la mano, se non la prima volta, ma in quei giorni mi congedò con una specie di saluto militare, poi mi prese la mano e se l´appoggiò alla guancia: tenga unita la famiglia, mi disse».
E lei li unì contro Morchio?
«Umberto era morto, Morchio convocò un Consiglio straordinario per il giorno dopo. Mi aveva già detto che poteva far tutto da solo. Riunii la famiglia: può chiederci di fare insieme il presidente e l´amministratore delegato, cosa rispondete? Lei, mi chiesero, cosa suggerisce? Di rispettare le nostre regole, il presidente rappresenta l´azionista e per questo ruolo propongo Montezemolo. Accettarono, Susanna in testa. Qualcuno chiese: e se Morchio se ne va? Io ho un nome in testa, risposi».
ILCRANIO DI CESARIONE ROMITI
Era Marchionne?
«Sì. Lo aveva portato in Consiglio Umberto. Gli avevo parlato, in quei giorni, e avevo sondato la sua disponibilità. Chiese di riflettere. Mentre Umberto stava morendo, John Elkann andò da lui e ottenne il consenso. Il mattino decisivo io e John vedemmo Morchio dieci minuti prima del Consiglio. Noi, dicemmo, siamo contenti del suo lavoro, che speriamo prosegua però proporremo Montezemolo presidente. Lui disse: non ne ho bisogno, faccio da solo. Ma ne ha bisogno la società, rispondemmo. Allora io vado via, fu la conclusione. Così la guida Fiat passò a Montezemolo e Marchionne. Diciamo che abbiamo avuto fortuna».
MORCHIO
Ma quella di Marchionne è fortuna o metodo?
«E´ testa. Mai vista una testa così organizzata. Per l´affare GM abbiamo passato giorni e notti insieme. Lui elabora un piano, e intanto la mano corre al mouse, sposta cifre sul computer, passa dal magazzino alle vendite, e il piano prende forma quasi fisica. Ha l´azienda in testa, non ha bisogno di carta e di cifre: e non ha sbagliato una previsione».
E John? Lo ha designato l´Avvocato?
«La prima volta me ne ha parlato dopo aver passato una sera con lui a Parigi: Gabetti, quel ragazzo è da tenere d´occhio. Io l´ho preparato, e un anno e mezzo fa ho detto: è pronto. Adesso non ha più bisogno di me».
MONTEZEMOLO
Lo ammetta, avete preparato lo sganciamento della Fiat da Torino, e della famiglia dalla Fiat: è vero?
«Non abbiamo mai fatto uscire niente dall´Italia, anzi. L´ultimo aumento di capitale, la famiglia lo ha fatto al momento del convertendo. Avrebbe perso il controllo, e ha detto di no. Quanto a Torino, la penso come Marchionne: bisogna avere radici profonde, ma orizzonti ampi. Adesso abbiamo le due cose».
Eppure le vicende giudiziarie sul meccanismo dell´equity swap col quale la famiglia Agnelli, mediente la società Exor, ha conservato il controllo della Fiat, hanno gettato qualche sospetto.
MArchionne Fiat
«Abbiamo fatto quanto dovevamo fare con scrupolo per la legge, come ho ribadito nella mia deposizione di ieri in tribunale».
Lei resterà a Torino?
«Anch´io ho le mie radici, e sono qui. Ma le confido un segreto: non ho casa a Torino, vivo in albergo, davanti al Lingotto. Vuol dire che passerò più tempo nella mia casa nelle Langhe»
by dagospia
Dottor Gabetti, una vita con la famiglia Agnelli. Perché adesso lascia e va in pensione?
«Perché non credo ci sia più bisogno di me. La rotta è chiara, le persone giuste sono al posto giusto. Lo meditavo da tempo e adesso posso chiudere. Avevo ricevuto l´incarico sei anni fa, in una situazione di emergenza. Quando Umberto mi ha richiamato, mi ha detto che era per un anno...».
Umberto e Gianni Agnelli
Ma quando ha cominciato a Torino, nel ‘71, pensava di fermarsi così a lungo?
«No. Avevo lavorato alla Comit con Mattioli, che però conobbi solo il giorno in cui me ne andai, e a Ivrea con Adriano Olivetti. Con Gianni Agnelli siamo andati avanti per più di vent´anni, senza un vero screzio, soltanto con qualche differenza d´opinione».
GIANNI AGNELLI A SPASSO - Copyright Pizzi
Ad esempio?
«L´acquisto del Corriere della Sera. Io ero contrario, glielo dissi e lui mi ascoltò. Capivo gli interessi visibili che si muovevano dietro, e anche qualcosa di oscuro».
Possibile che non abbia mai litigato con Agnelli?
«Possibilissimo, perché c´era una ricetta di garanzia. Con tutta quella gente che cercava un rapporto amichevole con Agnelli, o lo millantava, io non l´ho mai nemmeno chiamato "avvocato", ma sempre presidente. C´era uno scambio di sentimenti, questo sì, molto forte».
Come la considerava l´Avvocato: amico, manager o consigliere?
Gianni Agnelli giovane
«Un manager. Quando stava ormai molto male, un giorno Donna Marella mi disse: lei è forse il suo miglior amico. Risposi di no, l´amicizia è solo tra pari. Il rapporto era come tra un generale e un suo colonnello».
Un manager sa dare consigli sgraditi?
casa agnelli03 gianni agnelli 1978
«Quando è necessario sì. Ad esempio la governance della famiglia, con la maggioranza di controllo Fiat e Ifi: avevo capito che quel sistema notarile basato sui patti di sindacato era vecchio. Avevo studiato il trust dei Rockfeller. Dissi all´Avvocato che il meccanismo Fiat non funzionava più, proponendo l´accomandita, dopo aver esaminato il problema con Franzo Grande Stevens e con Cuccia che non sembrava tanto interessato al cambiamento. Poi l´Avvocato, Umberto e Nasi accettarono, e siamo ancora lì: gli azionisti della famiglia sono circa 70».
Margherita Agnelli sostiene che lei ha gestito anche il patrimonio privato, nascosto e in nero dell´Avvocato.
«Può dirlo solo chi non conosceva i nostri rapporti: per dirla all´inglese, è stato sempre un rapporto a distanza di braccio. L´Avvocato non mi ha mai chiesto di gestire i suoi beni personali. E questo perchè avrei potuto prenderla come una diminutio del mio ruolo, una cosa da "ragiunat". Io ho servito un sistema che aveva un grande peso nel Paese, non una persona. Il fatto che la magistratura riconosca la mia correttezza mi conforta. Mi auguro che torni la pace nella famiglia».
Gianni Agnelli
Ma l´Avvocato, che era così preoccupato per la sua immagine, non ha pensato alla vergogna postuma per quel tesoro in nero?
«Io non ne ho mai avuto la percezione. L´ho sempre considerato un patrimonio di Donna Marella. Non ho mai avuto l´occasione di occuparmene e non era quello il mio mestiere».
Dottor Gabetti, l´Avvocato le ha mai dato un ordine?
GIANLUIGI GABETTI
«Gli ordini si danno solo a chi è recalcitrante. Si è imposto però una volta, quando hanno rapito e poi ucciso Oberdan Sallustro, direttore Fiat in Argentina. Lo vidi sconvolto, andò a casa. Pensai che poteva partire d´impulso per l´Argentina e corsi in auto a Caselle. Arrivammo insieme e gli dissi: non deve andare. Rispose: vado. Allora è deciso, aggiunsi, vengo con lei, è pericoloso. No, concluse: le ordino di restare qui, se succede qualcosa a me, lei deve essere qui».
L´ingresso e poi l´uscita degli azionisti libici sono stati un trauma per voi e per lei che ha vissuto in diretta quei momenti?
gabetti
«No. Per l´ingresso avevamo trattato per sei-sette mesi in gran segreto e quello fu un capolavoro di Cuccia. Poi, con l´aumento delle tensioni tra la Libia e gli Usa si pose il problema dell´uscita dei libici. La trattarono Romiti e Cuccia. Quando l´Avvocato mi informò, dissi che il prezzo non andava bene e chiesi: posso provarci? Negoziai con Abdullah Saudi, che era molto abile: spuntai 500 milioni, e i libici uscirono».
In quel periodo lei sapeva che Umberto Agnelli aveva deciso di candidarsi con la dc al Senato?
Gianluigi Gabetti e figlia Cristina - Copyright Pizzi
«Per nulla, quando me lo disse, spiegandomi che lo sentiva come un dovere e non poteva sottrarsi, io caddi dalle nuvole. Ma durò poco. Come durò poco, ancor meno, la triade di amministratori delegati, De Benedetti, Romiti e Tufarelli: una governance troppo complicata. Quando De Benedetti uscì non fui sorpreso».
Lei come è sopravvissuto in mezzo alle tensioni tra i due fratelli Agnelli?
John Elkann e Marella Agnelli
«Guardi che si rispettavano molto, le tensioni le immaginavo talvolta, ma non ne parlavano con me. Quando ci fu l´aumento di capitale nel ‘93, Cuccia chiese a Romiti e all´Avvocato di rimanere al loro posto, per volere delle banche, in un momento in cui le cose non andavano bene. Umberto era in quel momento il presidente designato dal fratello».
agnelli moglie marella
Fu quello un momento in cui Mediobanca sembrava diventata padrona della Fiat, dica la verità, con Romiti uomo del nuovo padrone.
«E´ un po´ un´altra leggenda metropolitana. Non ho mai avuto paura che potesse accadere ciò. L´Avvocato era convinto che suo fratello sarebbe stato un ottimo presidente. E si comportò a modo suo: da un lato investendo su Giovannino, il figlio di Umberto, che gli piaceva molto; dall´altro lato, poiché Cuccia aveva chiesto di far cadere il limite dei 75 anni per uscire dal Consiglio, lui senza dire nulla a nessuno il giorno dei suoi 75 anni annunciò al Consiglio che quel limite era ripristinato, dunque lui se ne andava. Lasciava campo libero alla presidenza di Romiti: ma soprattutto accorciava la sua durata».
fiat08 franzo grande stevens lap
Edoardo, figlio dell´Avvocato, non è stato mai preso in considerazione come successore?
«Edoardo era intelligente, sensibile, vivace, ma non era tagliato per la routine dell´azienda. Aspirava ad affermarsi in modo diverso, aveva altre idee. Seppi della sua morte mentre stavo per imbarcarmi su un aereo. L´Avvocato mi disse: si è gettato da un ponte».
Lei che rapporto aveva con Romiti?
«Diretto, qualche volta brusco. Non ho mai cercato di imporre niente e non ho preteso di fare il guardiano della corona. Mi ero trasferito a Ginevra, pensavo di aver chiuso».
Franzo Stevens
L´uscita di Romiti dalla Fiat segnò la fine di un´epoca?
«Con Fresco l´Avvocato era convinto di aver trovato l´uomo giusto. Ma Fresco non aveva la percezione della serietà dei problemi Fiat. Era un banchiere d´affari e non un gestore di un´azienda industriale. E infatti, se si pensa che il grande job di Fresco era quello di trovare un partner, possibilmente americano come voleva Agnelli, bisogna dire che con GM riuscì perfettamente».
Poi Umberto pensò di sostituire Fresco con lei e Galateri con Bondi: come andò?
ER SOR CESARE ROMITI
«Umberto guidava la holding, era nei suoi poteri. Mi chiamò un sabato, mi chiese di andare a casa sua alla Mandria e me ne parlò. C´era Bondi. Io dissi che non mi sentivo pronto, ma lui andò avanti. Scoppiò un finimondo, si mossero anche le banche, che non vedevano di buon occhio Bondi e la cosa si bloccò: e non mi fece affatto dispiacere».
Umberto portò quindi Morchio alla guida e quando poi questi tentò la scalata alla presidenza lei lo bloccò: è così?
«Sì. La disponibilità di Umberto alla presidenza Fiat fu un sollievo per l´Avvocato, ormai alla fine. Non ci eravamo mai stretti la mano, se non la prima volta, ma in quei giorni mi congedò con una specie di saluto militare, poi mi prese la mano e se l´appoggiò alla guancia: tenga unita la famiglia, mi disse».
E lei li unì contro Morchio?
«Umberto era morto, Morchio convocò un Consiglio straordinario per il giorno dopo. Mi aveva già detto che poteva far tutto da solo. Riunii la famiglia: può chiederci di fare insieme il presidente e l´amministratore delegato, cosa rispondete? Lei, mi chiesero, cosa suggerisce? Di rispettare le nostre regole, il presidente rappresenta l´azionista e per questo ruolo propongo Montezemolo. Accettarono, Susanna in testa. Qualcuno chiese: e se Morchio se ne va? Io ho un nome in testa, risposi».
ILCRANIO DI CESARIONE ROMITI
Era Marchionne?
«Sì. Lo aveva portato in Consiglio Umberto. Gli avevo parlato, in quei giorni, e avevo sondato la sua disponibilità. Chiese di riflettere. Mentre Umberto stava morendo, John Elkann andò da lui e ottenne il consenso. Il mattino decisivo io e John vedemmo Morchio dieci minuti prima del Consiglio. Noi, dicemmo, siamo contenti del suo lavoro, che speriamo prosegua però proporremo Montezemolo presidente. Lui disse: non ne ho bisogno, faccio da solo. Ma ne ha bisogno la società, rispondemmo. Allora io vado via, fu la conclusione. Così la guida Fiat passò a Montezemolo e Marchionne. Diciamo che abbiamo avuto fortuna».
MORCHIO
Ma quella di Marchionne è fortuna o metodo?
«E´ testa. Mai vista una testa così organizzata. Per l´affare GM abbiamo passato giorni e notti insieme. Lui elabora un piano, e intanto la mano corre al mouse, sposta cifre sul computer, passa dal magazzino alle vendite, e il piano prende forma quasi fisica. Ha l´azienda in testa, non ha bisogno di carta e di cifre: e non ha sbagliato una previsione».
E John? Lo ha designato l´Avvocato?
«La prima volta me ne ha parlato dopo aver passato una sera con lui a Parigi: Gabetti, quel ragazzo è da tenere d´occhio. Io l´ho preparato, e un anno e mezzo fa ho detto: è pronto. Adesso non ha più bisogno di me».
MONTEZEMOLO
Lo ammetta, avete preparato lo sganciamento della Fiat da Torino, e della famiglia dalla Fiat: è vero?
«Non abbiamo mai fatto uscire niente dall´Italia, anzi. L´ultimo aumento di capitale, la famiglia lo ha fatto al momento del convertendo. Avrebbe perso il controllo, e ha detto di no. Quanto a Torino, la penso come Marchionne: bisogna avere radici profonde, ma orizzonti ampi. Adesso abbiamo le due cose».
Eppure le vicende giudiziarie sul meccanismo dell´equity swap col quale la famiglia Agnelli, mediente la società Exor, ha conservato il controllo della Fiat, hanno gettato qualche sospetto.
MArchionne Fiat
«Abbiamo fatto quanto dovevamo fare con scrupolo per la legge, come ho ribadito nella mia deposizione di ieri in tribunale».
Lei resterà a Torino?
«Anch´io ho le mie radici, e sono qui. Ma le confido un segreto: non ho casa a Torino, vivo in albergo, davanti al Lingotto. Vuol dire che passerò più tempo nella mia casa nelle Langhe»
by dagospia
parla moggi
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com
L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel corso della trasmissione "Studio Stadio" in onda su GOLD SPORT ogni domenica, che vede tra i protagonisti l'opinionista Stefano Discreti, ha come sempre rilasciato dichiarazioni che faranno discutere sulla giornata di Campionato e sul processo di Calciopoli in corso a Napoli.
ROMA - ADESSO ARRIVA LA PAURA
"La squadra ben allenata da Ranieri ha coronato la sua rincorsa. Adesso però per la squadra giallorossa viene il difficile, perchè subentrerà la paura come si è anche visto nel finale di gara contro l'Atalanta. Da qui alla fine del campionato dovrà dimostrare di esser una grandissima squadra, sopratutto nel derby di domenica prossima perchè la Lazio farà sicuramente di tutto per fargli perdere il campionato"
INTER - TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO
"L'Inter è sempre la squadra più forte di questo campionato mediocre. L'ha dimostrato anche contro la Fiorentina nel secondo tempo. La squadra neroazzurra paga però le paranoie di Mourinho su presunti complotti, che hanno finito per trasmettere insicurezza all'intero ambiente interista. Poi ci sono giocatori come Julio Cesar e Chivu, per citarne due, che non stanno rendendo per niente ai loro livelli"
MILAN - IL SOGNO SCUDETTO E' FINITO
"Il Milan che è inferiore a Roma e Inter sotto tutti i punti di vista, è ormai tagliata fuori dalla lotta scudetto. La difesa senza Nesta non è competitiva. Poi c'è da considerare la stanchezza fisica figlia di una media età tra le più alte in assoluto. Ronaldinho è croce e delizia. Quando sta bene fa la differenza, ma in gare come quella contro il Catania fa praticamente giocare il Milan in 10."
LOTTA PER IL QUARTO POSTO - LA JUVE GIOCA MALE MA PUO' FARCELA
"La lotta per il quarto posto è molto agguerrita. Sampdoria e Palermo stanno giocando un ottimo calcio e hanno grandi stimoli. La Juventus pur giocando malissimo, può però ancora puntate al quarto posto. E poi bisogna anche aggiungere che all'Uefa farebbe sicuramente più comodo che la squadra bianconera fosse quella a qualificarsi per la Coppa Europea maggiore...."
CALCIOPOLI - TUTTI COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI. MORATTI STIA TRANQUILLO, LO CHIAMIAMO NOI
"Al processo di Napoli stiamo dimostrando che non esistevano complotti, che le squadre hanno sempre vinto per i valori espressi dal campo e che gli arbitri sbagliano in quanto persone umane. Dicono che vogliamo far passare il motto tutti colpevoli=tutti innocenti? E' un falso. Io dico che siamo tutti innocenti perchè quello era un modo di operare comune.
Ronaldinho TRAVAGLIO juvemourinho
D'altronde erano gli stessi designatori arbitrali a chiederci di telefonar loro. Ancora pago quella telefonata delle griglie con Bergamo che mi chiamò da casa sua ma mai nessuno ha fatto notare che poi il designatore arbitrale scelse diversamente da come io avevo previsto. Il sorteggio arbitrale truccato? Allora indaghino giornalisti e notai che assistevano ogni settimana.
Moratti vuole venire a testimoniare a Napoli per difendersi? Stia tranquillo, che presto si metterà a disposizione dei miei legali! Avete visto in settimana che figura ha fatto Sacchi nei confronti di Bergamo? Tutti pronti a fare i moralisti, ma poi alla fine telefonavano tutti. Lui, Facchetti. Tutti.
Si attaccano al fatto che Giraudo è stato condannato in primo grado? A Giraudo adesso lo salviamo noi con le prove che stiamo portando in nostra difesa. Ci sono giornalisti come Travaglio che parlano di nuove intercettazioni non illecite e diverse dalle precedenti cercando di fare disinformazione, senza sapere cosa dicono. D'altronde certi personaggi hanno costruito la loro carriera facendo soldi parlando male delle persone senza prove e frequentando strana gente..."
2 - DIFESA MOGGI: "MARTEDÌ CHIEDEREMO LA TRASCRIZIONE DI UN'INTERCETTAZIONE SCOTTANTE"
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com
Nicola Penta, consulente sportivo della difesa Moggi, ad una domanda posta dall'opinionista Stefano Discreti nel corso della trasmissione -Il punto di Luciano Moggi- in merito alla presa di posizione di alcuni giornalisti come Marco Travaglio che hanno sentenziato che nelle nuove intercettazioni "non ci sono illeciti" ha voluto rivelare:
"C'è un' intercettazione, ad esempio, di cui chiederemo la trascrizione martedì a Napoli in cui un presidente di Serie A chiede ad uno dei due designatori di passare a casa dell'azionista di maggioranza della società di calcio perchè "ha un regalo per lui"....."
"Tutti pazzi per la Juve",
tutti i venerdì dalle ore 22,00 alle ore 24,00 su RadioErre2.
www.tuttipazziperlajuve.com
Arrigo SacchiIL MOURIHNO
by dagospia
L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel corso della trasmissione "Studio Stadio" in onda su GOLD SPORT ogni domenica, che vede tra i protagonisti l'opinionista Stefano Discreti, ha come sempre rilasciato dichiarazioni che faranno discutere sulla giornata di Campionato e sul processo di Calciopoli in corso a Napoli.
ROMA - ADESSO ARRIVA LA PAURA
"La squadra ben allenata da Ranieri ha coronato la sua rincorsa. Adesso però per la squadra giallorossa viene il difficile, perchè subentrerà la paura come si è anche visto nel finale di gara contro l'Atalanta. Da qui alla fine del campionato dovrà dimostrare di esser una grandissima squadra, sopratutto nel derby di domenica prossima perchè la Lazio farà sicuramente di tutto per fargli perdere il campionato"
INTER - TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO
"L'Inter è sempre la squadra più forte di questo campionato mediocre. L'ha dimostrato anche contro la Fiorentina nel secondo tempo. La squadra neroazzurra paga però le paranoie di Mourinho su presunti complotti, che hanno finito per trasmettere insicurezza all'intero ambiente interista. Poi ci sono giocatori come Julio Cesar e Chivu, per citarne due, che non stanno rendendo per niente ai loro livelli"
MILAN - IL SOGNO SCUDETTO E' FINITO
"Il Milan che è inferiore a Roma e Inter sotto tutti i punti di vista, è ormai tagliata fuori dalla lotta scudetto. La difesa senza Nesta non è competitiva. Poi c'è da considerare la stanchezza fisica figlia di una media età tra le più alte in assoluto. Ronaldinho è croce e delizia. Quando sta bene fa la differenza, ma in gare come quella contro il Catania fa praticamente giocare il Milan in 10."
LOTTA PER IL QUARTO POSTO - LA JUVE GIOCA MALE MA PUO' FARCELA
"La lotta per il quarto posto è molto agguerrita. Sampdoria e Palermo stanno giocando un ottimo calcio e hanno grandi stimoli. La Juventus pur giocando malissimo, può però ancora puntate al quarto posto. E poi bisogna anche aggiungere che all'Uefa farebbe sicuramente più comodo che la squadra bianconera fosse quella a qualificarsi per la Coppa Europea maggiore...."
CALCIOPOLI - TUTTI COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI. MORATTI STIA TRANQUILLO, LO CHIAMIAMO NOI
"Al processo di Napoli stiamo dimostrando che non esistevano complotti, che le squadre hanno sempre vinto per i valori espressi dal campo e che gli arbitri sbagliano in quanto persone umane. Dicono che vogliamo far passare il motto tutti colpevoli=tutti innocenti? E' un falso. Io dico che siamo tutti innocenti perchè quello era un modo di operare comune.
Ronaldinho TRAVAGLIO juvemourinho
D'altronde erano gli stessi designatori arbitrali a chiederci di telefonar loro. Ancora pago quella telefonata delle griglie con Bergamo che mi chiamò da casa sua ma mai nessuno ha fatto notare che poi il designatore arbitrale scelse diversamente da come io avevo previsto. Il sorteggio arbitrale truccato? Allora indaghino giornalisti e notai che assistevano ogni settimana.
Moratti vuole venire a testimoniare a Napoli per difendersi? Stia tranquillo, che presto si metterà a disposizione dei miei legali! Avete visto in settimana che figura ha fatto Sacchi nei confronti di Bergamo? Tutti pronti a fare i moralisti, ma poi alla fine telefonavano tutti. Lui, Facchetti. Tutti.
Si attaccano al fatto che Giraudo è stato condannato in primo grado? A Giraudo adesso lo salviamo noi con le prove che stiamo portando in nostra difesa. Ci sono giornalisti come Travaglio che parlano di nuove intercettazioni non illecite e diverse dalle precedenti cercando di fare disinformazione, senza sapere cosa dicono. D'altronde certi personaggi hanno costruito la loro carriera facendo soldi parlando male delle persone senza prove e frequentando strana gente..."
2 - DIFESA MOGGI: "MARTEDÌ CHIEDEREMO LA TRASCRIZIONE DI UN'INTERCETTAZIONE SCOTTANTE"
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com
Nicola Penta, consulente sportivo della difesa Moggi, ad una domanda posta dall'opinionista Stefano Discreti nel corso della trasmissione -Il punto di Luciano Moggi- in merito alla presa di posizione di alcuni giornalisti come Marco Travaglio che hanno sentenziato che nelle nuove intercettazioni "non ci sono illeciti" ha voluto rivelare:
"C'è un' intercettazione, ad esempio, di cui chiederemo la trascrizione martedì a Napoli in cui un presidente di Serie A chiede ad uno dei due designatori di passare a casa dell'azionista di maggioranza della società di calcio perchè "ha un regalo per lui"....."
"Tutti pazzi per la Juve",
tutti i venerdì dalle ore 22,00 alle ore 24,00 su RadioErre2.
www.tuttipazziperlajuve.com
Arrigo SacchiIL MOURIHNO
by dagospia
giovedì 8 aprile 2010
E ADESSO RESTITUITECI TUTTO...
Giampiero Mughini per "Libero"
Arriva finalmente, dopo quattro anni di sordomutismo, una nota ufficiale della società Juventus dove per quel che è di Calciopoli il pane lo si comincia a chiamare pane. Alla luce dello strabiliante materiale che gli avvocati difensori di Luciano Moggi si sono procurati a forza di denaro e di indagine accanita, la Juve chiede "parità di trattamento" con le altre società coinvolte in quel fiume di telefonate in cui dirigenti dell'Inter o del Milan chiedevano che ad arbitrare quella data partita fosse l'arbitro Tizio e i guardalinee Caio e Sempronio.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
Telefonate la cui esistenza ancora pochi giorni fa era perentoriamente negata dai pubblici ministeri di Napoli che stanno giudicando se sì o no Antonio Giraudo e Luciano Moggi avevano messo in piedi "una organizzazione a delinquere" che fungeva da signora dei campionati. Un'accusa tutta fondata sul presupposto che fossero solo Giraudo e Moggi a circumnavigare i designatori arbitrali, a commentare con loro affabilmente partite e arbitri, a imprecare contro decisioni arbitrali giudicate sbagliate, addirittura ad andare a cena con quei designatori: accompagnati dalle loro mogli, un'aggravante non da poco.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
Una costruzione accusatoria che va giù come neve al sole alla luce del materiale che abbiamo letto e che leggeremo, un materiale di cui dire che è cospicuo è dire niente. Per aver fatto Moggi telefonate analoghe al suo amico trentennale Giorgio Bergamo, telefonate in cui il "direttore" della Juve parlava di quel che è il pane e la religione della sua vita, quale arbitro fosse più capace professionalmente ad arbitrare una partita importante, la Juve è stata derubata di due scudetti, cacciata dalla Champions e dai suoi redditi, scaraventata in serie B e per giunta con una sonante penalizzazione, disossata professionalmente di tanti suoi campioni e per giunta costretta a venderli ai suoi rivali pur di sopravvivere. La nota della Juve dice che questa "parità di trattamento" loro la avevano sempre chiesto.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
I fatti dicono esattamente il contrario. All'origine degli sfracassi di Calciopoli/Farsopoli c'è esattamente il fatto che la società Juve (e dunque la sua proprietà) aveva offerto l'altra guancia a giudici sportivi e a giornalisti euforici che stavano picchiando a morte contro la Juve e la sua leggenda. Di telefonate intriganti ne erano emerse già in quei due o tre mesi estivi in cui si compì il massacro della Juve, e c'erano di mezzo il Milan, la Fiorentina, la Lazio.
arbitro massimo de santis01 lap
"Parità di trattamento" un beatissimo c. Al Milan in tutto e per tutto tolsero qualche punticino e lo riacciuffarono per la collottola pur di aprirgli le porte della Champions, che poi la squadra di Ancelotti vinse. Pur di avere qualche punto di penalizzazione in meno, la Juve decise di non ricorrere al Tar, un ricorso arduo ma non impossibile da vincere. Sui giornali vicini a casa Agnelli il sordomutismo era ed è stato impressionante.
Per dire del quotidiano della famiglia, "La Stampa", solo da un paio di settimane l'argomento Calciopoli vi viene affrontato con una qualche attenzione problematica, come se non fosse così scontato che Luciano Moggi altri non era che la versione più recente del Male Assoluto. Non c'è stato grande giornale italiano che abbia mai speso una parola a favore della Triade, e questo sino a un editoriale di Mario Sconcerti apparso sul "Corriere della Sera" una decina di giorni or sono.
y rj26 ant giraudo
C'era solo Moggi a difendere se stesso su "Libero" o in alcune tv private. E già questo era insopportabile a tanti, che Moggi esercitasse il suo diritto alla difesa. Per dire di un cialtrone, ascoltavo alcuni giorni fa in una radio privata che è la mia preferita una trasmissione il cui conduttore nel replicare alla telefonata di uno che malediceva la presenza di Moggi in alcune tv private, gli diceva che aveva una ben misera opinione del suo tempo se stava ad ascoltare quel che diceva Moggi.
Antonio Giraudo
Per quattro lunghi anni non ci fossero stati alcuni siti juventini online e alcune tv private, non una parola sarebbe stata pronunciata a difendere la storia della Juve e le sue vittorie. Non ci fosse stato l'eroico lavoro artigiano di Emilio Cambiaghi (autore di un magnifico Manuale di autodifesa del tifoso juventino), di Stefano Discreti, di Massimo Zampini, di tutti i prodi che costruiscono l'informazione quotidiana del sito Ju29ro.com (al cui recentissimo e imperdibile "Che fine ha fatto la Juve?" sono orgoglioso di avere apposto la prefazione), di blogger quali Mauro Zucconi (strepitoso un suo articolo su "Il Secolo XIX" in cui supplicava John Elkann di vendere la Juve a un emiro), la dittatura del "pensiero unico" anti-Juve sarebbe stata totale.
Jean Claude Blanc
La dittatura di un pensiero che vuole la Juve signora degli scudetti solo perché imbroglia e corrompe, un pensiero che aveva atto capolino già nell'Italia dei cinque scudetti consecutivi bianconeri negli anni Trenta. Il pensiero del "bar dello sport", e non è un caso che i giudici sportivi dell'estate 2006 abbiamo fatto riferimento a quel pensiero come a qualcosa di cui avevano tenuto conto.
Dopo quattro anni di sordomutismo la proprietà della Juve s'è desta. "Parità di trattamento" significa chiedere la riapertura del processo sportivo, e ci mancherebbe altro che non fosse possibile per un qualche cavillo. "Parità di trattamento" significa richiedere indietro il 28° e il 29° scudetto, i due scudetti dell'era Capello, due scudetti tra i più belli della saga juventina, e di cui non c'è leale giocatore di calcio o mister da me incontrati in tanti anni di frequentazione dei set televisivi consacrati al calcio, che non dicesse che la Juve li aveva stravinti sul campo. Con una squadra di cui otto titolari su undici disputarono la finale del Campionato del mondo nel luglio 2006.
by dagospia
Arriva finalmente, dopo quattro anni di sordomutismo, una nota ufficiale della società Juventus dove per quel che è di Calciopoli il pane lo si comincia a chiamare pane. Alla luce dello strabiliante materiale che gli avvocati difensori di Luciano Moggi si sono procurati a forza di denaro e di indagine accanita, la Juve chiede "parità di trattamento" con le altre società coinvolte in quel fiume di telefonate in cui dirigenti dell'Inter o del Milan chiedevano che ad arbitrare quella data partita fosse l'arbitro Tizio e i guardalinee Caio e Sempronio.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
Telefonate la cui esistenza ancora pochi giorni fa era perentoriamente negata dai pubblici ministeri di Napoli che stanno giudicando se sì o no Antonio Giraudo e Luciano Moggi avevano messo in piedi "una organizzazione a delinquere" che fungeva da signora dei campionati. Un'accusa tutta fondata sul presupposto che fossero solo Giraudo e Moggi a circumnavigare i designatori arbitrali, a commentare con loro affabilmente partite e arbitri, a imprecare contro decisioni arbitrali giudicate sbagliate, addirittura ad andare a cena con quei designatori: accompagnati dalle loro mogli, un'aggravante non da poco.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
Una costruzione accusatoria che va giù come neve al sole alla luce del materiale che abbiamo letto e che leggeremo, un materiale di cui dire che è cospicuo è dire niente. Per aver fatto Moggi telefonate analoghe al suo amico trentennale Giorgio Bergamo, telefonate in cui il "direttore" della Juve parlava di quel che è il pane e la religione della sua vita, quale arbitro fosse più capace professionalmente ad arbitrare una partita importante, la Juve è stata derubata di due scudetti, cacciata dalla Champions e dai suoi redditi, scaraventata in serie B e per giunta con una sonante penalizzazione, disossata professionalmente di tanti suoi campioni e per giunta costretta a venderli ai suoi rivali pur di sopravvivere. La nota della Juve dice che questa "parità di trattamento" loro la avevano sempre chiesto.
GIAMPIERO MUGHINI - copyright Pizzi
I fatti dicono esattamente il contrario. All'origine degli sfracassi di Calciopoli/Farsopoli c'è esattamente il fatto che la società Juve (e dunque la sua proprietà) aveva offerto l'altra guancia a giudici sportivi e a giornalisti euforici che stavano picchiando a morte contro la Juve e la sua leggenda. Di telefonate intriganti ne erano emerse già in quei due o tre mesi estivi in cui si compì il massacro della Juve, e c'erano di mezzo il Milan, la Fiorentina, la Lazio.
arbitro massimo de santis01 lap
"Parità di trattamento" un beatissimo c. Al Milan in tutto e per tutto tolsero qualche punticino e lo riacciuffarono per la collottola pur di aprirgli le porte della Champions, che poi la squadra di Ancelotti vinse. Pur di avere qualche punto di penalizzazione in meno, la Juve decise di non ricorrere al Tar, un ricorso arduo ma non impossibile da vincere. Sui giornali vicini a casa Agnelli il sordomutismo era ed è stato impressionante.
Per dire del quotidiano della famiglia, "La Stampa", solo da un paio di settimane l'argomento Calciopoli vi viene affrontato con una qualche attenzione problematica, come se non fosse così scontato che Luciano Moggi altri non era che la versione più recente del Male Assoluto. Non c'è stato grande giornale italiano che abbia mai speso una parola a favore della Triade, e questo sino a un editoriale di Mario Sconcerti apparso sul "Corriere della Sera" una decina di giorni or sono.
y rj26 ant giraudo
C'era solo Moggi a difendere se stesso su "Libero" o in alcune tv private. E già questo era insopportabile a tanti, che Moggi esercitasse il suo diritto alla difesa. Per dire di un cialtrone, ascoltavo alcuni giorni fa in una radio privata che è la mia preferita una trasmissione il cui conduttore nel replicare alla telefonata di uno che malediceva la presenza di Moggi in alcune tv private, gli diceva che aveva una ben misera opinione del suo tempo se stava ad ascoltare quel che diceva Moggi.
Antonio Giraudo
Per quattro lunghi anni non ci fossero stati alcuni siti juventini online e alcune tv private, non una parola sarebbe stata pronunciata a difendere la storia della Juve e le sue vittorie. Non ci fosse stato l'eroico lavoro artigiano di Emilio Cambiaghi (autore di un magnifico Manuale di autodifesa del tifoso juventino), di Stefano Discreti, di Massimo Zampini, di tutti i prodi che costruiscono l'informazione quotidiana del sito Ju29ro.com (al cui recentissimo e imperdibile "Che fine ha fatto la Juve?" sono orgoglioso di avere apposto la prefazione), di blogger quali Mauro Zucconi (strepitoso un suo articolo su "Il Secolo XIX" in cui supplicava John Elkann di vendere la Juve a un emiro), la dittatura del "pensiero unico" anti-Juve sarebbe stata totale.
Jean Claude Blanc
La dittatura di un pensiero che vuole la Juve signora degli scudetti solo perché imbroglia e corrompe, un pensiero che aveva atto capolino già nell'Italia dei cinque scudetti consecutivi bianconeri negli anni Trenta. Il pensiero del "bar dello sport", e non è un caso che i giudici sportivi dell'estate 2006 abbiamo fatto riferimento a quel pensiero come a qualcosa di cui avevano tenuto conto.
Dopo quattro anni di sordomutismo la proprietà della Juve s'è desta. "Parità di trattamento" significa chiedere la riapertura del processo sportivo, e ci mancherebbe altro che non fosse possibile per un qualche cavillo. "Parità di trattamento" significa richiedere indietro il 28° e il 29° scudetto, i due scudetti dell'era Capello, due scudetti tra i più belli della saga juventina, e di cui non c'è leale giocatore di calcio o mister da me incontrati in tanti anni di frequentazione dei set televisivi consacrati al calcio, che non dicesse che la Juve li aveva stravinti sul campo. Con una squadra di cui otto titolari su undici disputarono la finale del Campionato del mondo nel luglio 2006.
by dagospia
venerdì 2 aprile 2010
La canapa e l’energia
Pubblicato da Doc Brown su martedì, 3 giugno 2008
2 Votes
Quantcast
Ford T - La macchina costruita con la Canapa
Si parla di 50 anni fa…
Henry Ford, colui che ha inventato la catena di montaggio e la produzione di massa ha inventato la prima macchina ecologica, la Ford T…
La Ford T era una macchina interamente costruita con la Canapa Indiana… Già… Quella cannabis fuorilegge che alcuni fumano, ma che potrebbe essere usata per produrre carta, carburanti e addirittura la carrozzeria delle auto… Tra l’altro la carrozzeria era resistentissima e rispetta l’ambiente.
Utilizzando la Canapa per la produzione di auto e carburanti (ma anche mobili… Perchè la Canapa ha una potenzialità enorme) non ci sarebbero i problemi di intaccare le riserve di grano e frumento che attualmente servono a sfamare le popolazioni mondiali, ma iniziano ad essere usati per la produzione di biocarburanti.
——————————————
Henry Ford testa la resistenza della Resina di Canapa con cui è costruita la Ford T
Perchè è scomparsa la canapa?
Semplice!
La canapa non fa business, la canapa è coltivabile da tutti e tutti avrebbero potuto produrre carburante a casa, la canapa potrebbe essere di tutti… Invece plastica, metallo e, soprattutto, petrolio, sono solo delle Lobby.
Apriamo gli occhi e non facciamoci prendere in giro!
La tecnologia, vi ricordo, che è stata inventata 50 anni fa, adesso potrebbe essere soltanto migliorata, e la resina con cui venne costruita la mitica Ford T risultava parecchio resistente… Nel filmato dell’epoca venne presa a “mazzate”… Già… Proprio con una mazza… Ebbene… La mazza rimbalzava e l’auto non si scalfiva e nemmeno si spaccava la carrozzeria…
2 Votes
Quantcast
Ford T - La macchina costruita con la Canapa
Si parla di 50 anni fa…
Henry Ford, colui che ha inventato la catena di montaggio e la produzione di massa ha inventato la prima macchina ecologica, la Ford T…
La Ford T era una macchina interamente costruita con la Canapa Indiana… Già… Quella cannabis fuorilegge che alcuni fumano, ma che potrebbe essere usata per produrre carta, carburanti e addirittura la carrozzeria delle auto… Tra l’altro la carrozzeria era resistentissima e rispetta l’ambiente.
Utilizzando la Canapa per la produzione di auto e carburanti (ma anche mobili… Perchè la Canapa ha una potenzialità enorme) non ci sarebbero i problemi di intaccare le riserve di grano e frumento che attualmente servono a sfamare le popolazioni mondiali, ma iniziano ad essere usati per la produzione di biocarburanti.
——————————————
Henry Ford testa la resistenza della Resina di Canapa con cui è costruita la Ford T
Perchè è scomparsa la canapa?
Semplice!
La canapa non fa business, la canapa è coltivabile da tutti e tutti avrebbero potuto produrre carburante a casa, la canapa potrebbe essere di tutti… Invece plastica, metallo e, soprattutto, petrolio, sono solo delle Lobby.
Apriamo gli occhi e non facciamoci prendere in giro!
La tecnologia, vi ricordo, che è stata inventata 50 anni fa, adesso potrebbe essere soltanto migliorata, e la resina con cui venne costruita la mitica Ford T risultava parecchio resistente… Nel filmato dell’epoca venne presa a “mazzate”… Già… Proprio con una mazza… Ebbene… La mazza rimbalzava e l’auto non si scalfiva e nemmeno si spaccava la carrozzeria…
Errani e Formigoni a casa
Un tempo c'era Roma imperiale. Augusto, Vespasiano, Marco Aurelio, imperatori per diritto divino che regnavano fino alla morte. Poi vennero i secoli bui, il medio evo, la Rivoluzione francese, quella russa. il ventennio mussoliniano e la democrazia parlamentare. Oggi, dopo un paio di millenni di storia e di evoluzione della politica, siamo arrivati ai Governatori a vita per diritto partitico. Si tratta di individui che per motivi ignoti ai cittadini, ma noti alle segreterie di partito, gestiscono una Regione per 15/20 anni nonostante la legge italiana lo vieti. La legge dello Stato 165/2004 articolo 2 impedisce di candidarsi a Presidente di Regione dopo due mandati consecutivi: "previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia". Il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida lo ha ribadito in un'intervista. Lo spirito della legge è semplice: chi si accomoda su una poltrona troppo a lungo la gestisce come centro di potere. Da qui un necessario ricambio. Formigoni si avvia a regnare per vent'anni, Errani per quindici. Un accordo bipartisan tra Bersani (il portavoce di D'Alema) e Berlusconi. Una regione a me, una a te. I candidati proposti da Pdl e Pdmenoelle come avversari ai Governatori Eterni sono sparring partner, messi in lista per onor di firma. Penati in Lombardia e nonsochi (giuro che non mi ricordo neppure il nome) in Emilia Romagna erano vuoti a perdere. Lombardia e Emilia Romagna sono state usate come merce di scambio tra Pdl e Pdmenoelle infischiandosene della legge e del rispetto verso i cittadini. Il tutto nella più totale omertà pre elettorale: "Io rimango in silenzio su un governatore scaduto se tu rimani in silenzio sul mio". Prima delle elezioni ho scritto che avrei fatto ricorso in caso di elezione del duo erraniformigoni. Farò il ricorso al più presto per vincerlo. Errani e Formigoni vanno mandati a casa. La legge è uguale per tutti, tranne che per Pdl e Pdmenoelle. Uniti nell'inciucio.
by beppe grillo.it
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