lunedì 10 dicembre 2012

Cataclisma Nibiru: la Nasa non conferma né smentisce

Affogata nel marasma della comunicazione per le elezioni presidenziali 2012, ecco una notizia curiosa che ha avuto l’endorsement dell’ “I-report” della Cnn. Si torna a parlare della possibile collisione tra un asteroide e la Terra, proprio nel periodo fatidico… della fine del mondo, vale a dire tra la fine di novembre e il 21 dicembre di quest’anno. E che nome ha/avrebbe questo asteroide? Nibiru. Ma il corpo celeste in arrivo non avrebbe nulla a che vedere con il Pianeta X teorizzato da Zecharia Sitchin: lo studioso dei testi sumeri e babilonesi, scomparso nel 2010, propugnatore della tesi degli antichi astronauti e degli Anunnaki quali genitori della razza umana, era infatti in disaccordo con l’ipotesi del “cataclisma Nibiru” sostenuta dal 1995 da Nancy Lieder, una contattista del Wisconsin che sostiene di ricevere messaggi dal sistema stellare di Z-Reticuli e da forme di vita extraterrestre. Ad ogni modo, la notizia è questa: secondo un gruppo di dipendenti-talpa della Nasa, che hanno rilasciato dichiarazioni in via confidenziale, la presenza di questo asteroide è certa e le possibilità che colpisca la Terra, o che ci arrivi molto vicino, sono nell’ordine del 30%. Il corpo celeste avrebbe le dimensioni dello stato del Texas: dunque, una bella “bestia”. Interpellata in proposito, la Nasa non ha né confermato né smentito la cosa: di sicuro non è il miglior modo di procedere per rassicurare o per buttare acqua sul fuoco. Le talpe in questione rilanciano sostenendo che l’ente spaziale americano preferisce comportarsi così per non scatenare il panico. Essendo, comunque, tutto vero. Per la cronaca, il pianeta gigante Nibiru (o Marduk) di Sitchin passerebbe invece nei paraggi della Terra ogni 3600 anni. L’ultima volta sarebbe stato nel 556 A.C., per cui lo dovremmo attendere di nuovo più o meno verso l’anno 2900. Ma sempre secondo lo studioso mancato due anni fa, gli Anunnaki non aspetteranno così tanto per tornare da noi: grazie alle loro navi spaziali, arriveranno tra il 2090 e 2370, nel momento del passaggio dall’età astrologica dei Pesci a quella dell’Acquario. Non resta dunque… che attendere, per capire se aveva ragione Sitchin oppure il regista Lars Von Trier che nel suo film Melancholia ipotizza qualcosa di analogo al “cataclisma Nibiru”. (nella foto, tratta da Wikipedia, la stella V838 Mon: ha una “light echo” in espansione ed è indicata come la prova fotografica dell’esistenza di Nibiru) Tags: Anunnaki, Lars Von Trier, Melancholia, Nancy Lieder; Zecharia Sitchin, Nasa, Pianeta X 282 http://misterobufo.corriere.it/2012/11/08/cataclisma-nibiru-la-nasa-non-conferma-ne-smentisce/

domenica 9 dicembre 2012

UNA SETTIMANA DI MERDA.....ECONOMICAMENTE PARLANDO

da domani temperatura alle stelle per il nostro spread, e borsa e agenzie di rating varie a buttare merda sul nostro paese solo perchè monti un loro amicone da le dimmissioni. sarà un ricatto ? fate voi ...... IL MANTECATORE

VIALE DEL TRAMONTI: SUPERMARIO ESCLUDE DI FARE IL SUPERMINISTRO DELL'ECONOMIA CON BERSANI PREMIER. CIAMPI NON FU COSÌ "CHOOSY" QUANDO LO FECE PER PRODI - 2- ORA CHE RE GIORGIO HA PROMESSO UNA “CRISI ORDINATA”, IL PD FARÀ LE PRIMARIE PER I PARLAMENTARI. PER ONORARE I PATTI CON RENZI ED EVITARE LE DEROGHE AI 30 BIG - 3- VELTRONI SOGNA LA PRESIDENZA RAI, IMPANTANATA NEL MAGMA DOROTEO-PIDDINO - 4- FRATTINI SI È DISSOCIATO DAL BANANA SOLO PER INCASSARE LA PRESIDENZA NATO DAL PROSSIMO GOVERNO, POLTRONA AMBITA ANCHE DA DALEMIX. MA STAVOLTA NON C'È COSSIGA A GARANTIRE PER LUI CON GLI USA - 5- COL BANANA REDIVIVO, MONTI IN DISARMO E IL PD VINCENTE, CASINI E LUCHINO SONO FINITI -

DAGOREPORT Nel weekend più freddo dell'anno, e nel giorno in cui i giornali sono stati più parchi del solito sulle cronache dalla prima della Scala (sentono profumo di casta anche lì e poi hanno avuto qualche soffiata dal Censis sulla pessima situazione economica degli italiani), in esclusiva l'aggiornamento di miserie e nobiltà dei nostri amati leader, molti presunti, alcuni ex, molti in cerca d'autore. MONTI MONTI MARIO. Le prossime settimane saranno difficilissime per Rigor Montis, il suo futuro personale e per quel tanto o poco che dalle sue scelte deriverebbe per il nostro Paese e, persino, per l'Europa. Molto dipenderà' da lui stesso. In teoria può' ancora essere candidato a tutto a Roma e a Bruxelles. In pratica, le opzioni si stanno pericolosamente restringendo, cosa che ha ben chiaro Giorgio Napoletano che sinora ha cercato in tutti i modi di preservarne intatto il posizionamento tecnico di riserva della Repubblica. Di fatto, Monti e' vittima anche e soprattutto del suo carattere professoral/baronale che si sposa all'ombrosa presunzione: se nel mondo accademico queste sono "doti" talvolta comuni e persino apprezzate, in politica sono vere e proprie palle al piede. Cio' e' stato percepito soprattutto dai poveri italiani, se e' vero che per i sondaggi i due terzi dei cittadini non sopportano n'è lui e nemmeno il suo governo. BERSANI MONTI E un errore, grave, lo ha fatto anche in queste ore. Nella conversazione avuta l'altro ieri a palazzo Chigi con Bersani Pierluigi ha fatto capolino l'ipotesi che nel prossimo governo il Professore venga chiamato alla guida del ministero dell'Economia. Rigor Montis avrebbe declinato, con cortesia ma con fermezza, l'ipotesi. Ovviamente, la cosa non ha provocato soltanto acidi giudizi nei salotti romani cari a Ciampi Carlo Azeglio (che scalo' da premier a ministro di Prodi portando l'Italia in Europa) ma irritazione nel segretario del Pd, che non avrebbe nascosto ad alcuni fedelissimi. Così facendo Monti vanifica anche l'ultima tirata d'orecchio arrivata sabato 8 dal Colle Supremo, rischiando di dar ragione a Tremonti Giulio: "Monti alla prima della Scala? Da premier puo' essere l'ultima". RENZI E BERSANI BERSANI PIERLUIGI. Più i sondaggi si stabilizzano verso l'alto, più la frantumazione degli avversari si consuma, più nel Pd crescono, aspettative, appetiti, esigenze, rivendicazioni e si moltiplicano gli organigrammi prossimi venturi. Intanto nessuno parla più di scissioni (Fioroni e i suoi erano dati in uscita sulla via del terzo polo in compagnia di Bonanni. Non ci pensano proprio più. Anzi, Bonanni abituato ad essere organico a tutte le maggioranze di governo che si susseguono si e' gia' messo al vento e ha convinto Dellai e il presidente delle Acli, Olivero, ad accordarsi con il Pd prima delle elezioni, mandando così in frantumi anche "la foto di via Tiburtina", quella con Montezemolo Luca del "Monti dopo Monti". RENZI BERSANI JPEG La situazione interna al Pd e' ovviamente in gran fermento da vittoria in tasca. Bersani, anche per essere coerente agli impegni assunti con Renzi, farà' di tutto per far svolgere primarie in tutte le circoscrizioni per la designazione dei candidati alla Camera e al Senato, dando per scontato che resti il Porcellum (cosa a lui molto gradita, sia perché il premio di maggioranza gli consegna immediatamente la Camera, sia perché non si può n'è vuole permettersi il lusso di venir meno ad un impegno preso con il sindaco di Firenze, il quale non vuole certo apparire come il beneficiario di seggi regalategli dal Segretario ma vuole invece il proprio pacchetto di parlamentari attraverso il sigillo delle primarie circoscrizionali sulla base degli elenchi e delle percentuali delle primarie nazionali. ROSY BINDI X Deputati e senatori uscenti si stanno opponendo in tutti i modi a questa prospettiva, ma se la fine della legislatura sara' ordinata come auspica il Colle, lo spazio per le primarie circoscrizionali ci sarà' tutto. La macchina organizzativa e' gia' collaudata, Bersani ha dato ordine di tenerla con i motori accesi e il tutto si puo' fare nel giro di due settimane, con un notevole effetto traino sulla stessa campagna elettorale. Oltretutto risolvendo alla radice anche l'imbarazzante circostanza di dover affrontare il tema delle deroghe ai tre mandati, questione che riguarda trenta big del partito, a cominciare da Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Livia Turco e Franco Marini. LIVIA TURCO Tutto , anche l'affettuosa presa in giro di Maurizio Crozza, sta sinora girando bene per Bersani Pierluigi, che in queste ore sta lavorando segretamente ad alcune novità clamorose nella composizione della sua compagine di governo. Novità davvero sorprendenti, al punto che neppure questo sito (il che e' tutto dire) intende anticiparle ora. SILVIO BERLUSCONI CON IL BORSALINO BERLUSCONI SILVIO. Ha fatto, dal suo punto di vista, un'operazione scaltra: si e' riappropriato della guida del Pdl, riprendendo in mano tutti i giochi ed evitando ad Angelino Jolie Alfano di vestire i panni di Bruto. Ma attenzione, questo non esclude il colpo di scena al momento giusto: il candidato premier del centro destra potrebbe anche non essere lui quanto piuttosto un suo designato, senza primarie e affossando anche il disegno di rassemblement o "cosetta" che si stava mettendo insieme sotto le insegne del Ppe tra Pisanu, Frattini, Formigoni, Mauro, Romano (Saverio), Baccini e persino Mastella. MONTEZEMOLO-CASINI CASINI PIERFERDINANDO. Pur rendendoci conto di dargli più spazio di quanto politicamente ne meriterebbe, anzi proprio per trarre i lettori dall'illusione ottica di star seguendo, a giudicare dallo spazio che la Rai e i giornali non solo di famiglia gli dedicano, un grande leader e un grande partito, dobbiamo rendere evidente che l'Udc e' davvero impantanata. Bersani, a differenza di un anno fa, non ha alcun interesse a prendere ora impegni con Pierfurby. E nel faccia a faccia di qualche giorno fa, che e' andato malissimo per il capo dell'Udc, glielo ha detto chiaramente: gli accordi organici con il Pd andavano fatti all'epoca della nascita del governo Monti e il segretario avrebbe certo mantenuto tutti gli impegni, compreso quello del Colle piu' alto. PIERFERDINANDO CASINI LORENZO CESA Oggi e' proprio tardi, ne' Pierfurby può ipotizzare una virata a sinistra alle elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise dove e' stato organicamente in maggioranza con i berlusconiani! con tutti gli interessi e le clientele che questo comporta. E nemmeno regioni che non devono rinnovare le Assemblee come Calabria e Campania sarebbero in grado di seguire Casini e il "concretista" Cesa Lorenzo in una eventuale avventura bersaniana. In Campania, ad esempio, Giuseppe De Mita, nipote di tanto zio, e' il vicepresidente Udc del berlusconiano Caldoro. Di questo si e' parlato nell'incontro con Bersani, che ha lasciato Pierfurby solo con i suoi problemi, con il partito in subbuglio, l'abbraccio mortale di Fini Gianfranco e lo spauracchio di uno sbarramento elettorale che non riuscirà a superare. GIUSEPPE DE MITA di MONTEZEMOLO LUCA. Non ne puo' davvero più. Pensava di dedicare qualche ora al giorno alla poltica, ma non funziona così. Pensava non servissero tanti soldi, ma non e' così. Pensava di poter essere il Federatore di tutti i moderati di destra e di sinistra, ma così non e' stato e non sara' più. Si e' dovuto acconciare sulla linea pierfurbesca del "Monti dopo Monti"' solo perché i soloni suoi consiglieri, in particolare il grande Mieli Paolo che resta il suo vero ispiratore e che evidentemente non e' una "delusione eclatante" solo per Geronzi Cesare, non siano stati in grado di partorire una proposta politica credibile, al di fuori di concetti ovvi e di banalità programmatiche obbligate. Non può interloquire con Bersani, ne' Bersani può seriamente interloquire con lui ("non siamo qui a togliere la neve dal tetto delle Ferrari", sarebbe obbligato a dirgli in questi giorni di brutto tempo in Emilia e a Maranello). Il rapporto con Casini si e' ulteriormente raffreddato dopo la pretesa di dettare inclusioni ed esclusioni dei big Udc dalle liste a partire da Buttiglione e Cesa (violando l'antica regola che non si ficca mai il naso nella casa politica dell'alleato). ANDREA ROMANO Tutto questo e' esploso in una riunione interna di Italia Futura di ieri, dove sono volati gli stracci e dove e' emersa anche tutta l'insofferenza di quadri periferici gia' fuoriusciti proprio dall'Udc e da Fli che oggi Romano e Calenda vorrebbero riportare insieme a Casini e Cesa. Pastrocchio politico a parte, a questo punto non c'è per Italia Futura possibilità realistica di presentare proprie liste in tutte le circoscrizioni. Certo, Montezemolo continua ad avere sincera voglia di dedicare energie alla cosa pubblica e personalmente ha le capacita' di stare sulla scena, ma e' possibile che a questo punto debba dar ragione a Ludovica Andreoni, sua moglie, che vorrebbe che lui avesse più tempo per la famiglia. LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO E, ci permettiamo di aggiungere noi, per la Ferrari, che ai tempi del fondatore era soltanto una grande officina mentre oggi e' una grande realtà industriale grazie ad un ventennio di gestione montezemoliana, cosa che i suoi critici più affezionati tendono a dimenticare e che i suoi amici finiscono per dare per scontato. In realtà all'Italia serve di più una grande Ferrari che un altro partitino. GIANRICO CAROFIGLIO E WALTER VELTRONI VELTRONI WALTER. Nel pachiderma Rai ogni giorno che passa l'azione del duo Gubitosi/Tarantola viene diluito in un magma doroteo-socialista-piedino che solo apparentemente sembra rinnovare ma in realtà produce l'effetto di lasciare gattopardescamente tutto come prima. Dopo le ultime nomine, soprattutto quella di Orfeo Mario al Tg1, se ne sono accorti anche ai piani alti di via Sant'Andrea delle Fratte a Roma, sede del Pd. E la reazione e' stata una sola:"appena saremo noi a decidere, un solo nome e una sola garanzia, Walter Veltroni commissario, oppure presidente e direttore generale". Che sia l'ex vicepremier di Prodi il prescelto (certo, a lui piacerebbe moltissimo) oppure no, l'insofferenza dei futuri governanti cresce a vista d'occhio. E, con tutta la simpatia verso il pirotecnico conduttore della Zanzara di Radio 24, non sarà' certo l'arrivo di Cruciani Giuseppe, cui sembra che Gubitosi stia lavorando, a cambiare il giudizio del Pd sulla gestione doroteeggiante di viale Mazzini. FRANCO FRATTINI FRATTINI FRANCO. Si e' dissociato dal Pdl sulla fiducia al governo perché resta tuttora il candidato di Monti e Napolitano a succedere a Rasmussen come segretario generale della Nato, designazione che avverrà durante un vertice europeo nei primi mesi del 2013 e sul quale premier e Presidente della Repubblica si sono gia' esposti sondando capi di governo e di stato che saranno chiamati a decidere. PIERLUIGI BERSANI MINISTRO DELLINDUSTRIA NEL GOVERNO DALEMA D'ALEMA MASSIMO. Punta anch'egli alla Segreteria generale della Nato, pur consapevole che gli americani non sono caldissimi verso la sua candidatura (non ha più Francesco Cossiga a garantire per lui presso gli apparati Usa come avvenne nel 1998). Ma ci tiene davvero molto. Se ciò avvenisse, Bersani ne sarebbe doppiamente contento.

SI ANDRÀ ALLE URNE A FEBBRAIO, E TUTTO DIPENDERÀ DALLA LOMBARDIA, L'OHIO ITALIANO! - 2- ALLA CAMERA I GIOCHI SONO (QUASI) FATTI: COL PORCELLUM, LA COALIZIONE BERSANI-VENDOLA PRENDERÀ IL 54% DEI SEGGI, PURE SENZA ARRIVARE AL 40%. IL PROBLEMA È IL SENATO - 3- ANCHE SE PD E SEL VINCONO IN TUTTE LE REGIONI, BASTA PERDERE VENETO, SICILIA, E SOPRATTUTTO LOMBARDIA (CHE VALE 47 SENATORI) PER NON AVERE LA MAGGIORANZA - 4- L'ESITO NELLA REGIONE NON È AFFATTO SCONTATO: MARONI HA RECUPERATO TERRENO (È AL 6-7%), E ORA CHE IL BANANA HA ABBATTUTO MONTI, È PRONTO ALL'ACCORDO - 5- COL SENATO BLOCCATO, NAPOLITANO DOVRÀ MANOVRARE UN GOVERNO DI COALIZIONE. PER QUESTO LUI E IL TRIO DISPERATO CASINI-FINI-LUCHINO SPERANO CHE LA FRASE DI MONTI “HO LE MANI LIBERE” SIA IL PRELUDIO DEL SUO INGRESSO IN POLITICA

MONTI A MANI LIBERE, SI ANDRÀ AL VOTO A FINE FEBBRAIO Da Repubblica.it BERLU E MONTI "Ho maturato la convinzione che non si potesse andare avanti così". Dopo aver letto e riletto la dichiarazione pronunciata venerdì alla Camera da Angelino Alfano, in cui veniva presentato com "l'uomo delle tasse e del fallimento", Mario Monti si è convinto che quella fosse la vera mozione di sfiducia nei confronti del suo governo. E così ha deciso di lasciare, dopo l'ok alla legge di Stabilità. Le dimissioni, annunciate ieri sera al Quirinale, rappresentano un'accelerazione imprevista che apre di fatto la campagna elettorale. Anche quella del professore, che pensa a una sua possibile candidatura. Il premier adesso si sente libero di decidere del suo futuro. Ci sta pensando e molti lo spingono a fare un passo. GIANFRANCO FINI PIERFERDINANDO CASINI Si riaprono dunque le congetture sulla possibile discesa in campo del professore, pressato da settimane dai centristi e che ne chiedono la candidatura. Lo stesso Gianfranco Fini è al lavoro con Casini e Montezemolo per costruire una Lista per l'Italia con Monti di nuovo premier. E si avvicina anche la data del confronto elettorale: si potrebbe andare al voto a fine febbraio. Nelle prossime ore il premier chiamerà i leader dei partiti per concordare il calendario dei lavori parlamentari e per avere la garanzia che il Pdl voterà il ddl Stabilità, evitando al Paese il disastro dell'esercizio provvisorio. Dopo l'ultimo voto parlamentare, a cavallo di Natale, Napolitano dovrebbe sciogliere le Camere, con il voto per le elezioni che a questo punto dovrebbe cadere il 24 febbraio, se non addirittura il 17. Dallo scioglimento delle Camere, infatti, possono passare da un minimo di 45 a un massimo di 70 giorni per indire nuove elezioni. LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO L'annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio non è mal visto dal leader di Sel. In un'intervista a Repubblica, Nichi Vendola spiega infatti che la legislatura è ormai finita e sarebbe stato inutile "procrastinare le agonie, prolungare la paralisi operativa quando invece è urgente mettere in campo decisioni". Si dichiara però sorpreso "del giudizio ottimistico" che Monti dà sulla situazione italiana. "Credo che ci sia una grave sottovalutazione - aggiunge Vendola - del fatto che si sono aperte crepe gigantesche nel tessuto di coesione sociale. Si è schiantato il ceto medio". Per il governatore della Puglia solo con il "riformismo keynesiano, adattato alle diverse situazioni, si può far crescere l'economia'". Per ricostruire il paese e "rispondere al populismo di Berlusconi" il leader di Sel è disposto a sciogliere il veto su Pierferdinando Casini. L'obiettivo, infatti, è "costruire un Polo progressista che può essere maggioritario". Su un punto Vendola è però irremovibile: "L'agenda Bersani non è sovrapponibile a quella Monti". 2- LOMBARDIA DECISIVA PER IL SENATO Roberto D'Alimonte per "Il Sole 24 Ore" REGIONE LOMBARDIA Se non si farà la riforma elettorale l'esito delle prossime elezioni dipenderà dalla lotteria dei 17 premi regionali del Senato e in particolare da quello che succederà in alcune regioni chiave dove si giocherà la battaglia decisiva. Le "battlegrounds regions" per usare una terminologia da elezioni Usa. Alla Camera l'esito è scontato. Ci sarà di sicuro un vincitore. Infatti basta che un partito o una coalizione abbia un voto più degli altri per ottenere il 54% dei seggi. Ma al Senato non è così perché lì non si assegna un unico premio nazionale. La partita si gioca regione per regione. Nelle 17 regioni che partecipano alla lotteria il partito o la coalizione con un voto più degli altri ottiene il 55% dei seggi di quella regione. NICHI VENDOLA E PIERLUIGI BERSANI Ai seggi ottenuti nelle 17 regioni a premio vanno aggiunti i seggi del Trentino Aldo Adige, Valle d'Aosta, Molise e quelli della circoscrizione estero. Questo sistema elettorale è stato utilizzato due volte. Nel 2006 il risultato è stata una risicata maggioranza a favore dell'Unione di Prodi. Nel 2008 Berlusconi vinse bene. Quale sarà il risultato del 2013? È difficile dirlo ora quando l'offerta politica non è ancora definita e la campagna elettorale è appena iniziata. Ma è possibile comunque costruire scenari mettendo in evidenza i fattori da cui dipenderà l'esito finale. Nella simulazione presentata nella tabella in pagina abbiamo immaginato che la coalizione Pd-Sel ottenga 3 seggi in Trentino Alto Adige, 3 nella circoscrizione estero e uno in Molise. Se vincesse il premio in tutte le altre 17 regioni arriverebbe a 178 seggi. PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICA La maggioranza al Senato è 158. Vediamo invece cosa potrebbe succedere se Pd e Sel non vincessero il premio in Lombardia e Veneto. In questo caso la maggioranza si ridurrebbe a 169, ammesso che prendano tutti i seggi residui. Se poi alla sconfitta in queste due regioni aggiungessimo quella in Sicilia la maggioranza si ridurrebbe ulteriormente a 165. Ma questo calcolo non tiene conto di un fattore importante, e cioè la distribuzione dei seggi destinati ai perdenti in ciascuna regione. Questo è un elemento meno intuitivo ma decisivo. Infatti i 169 seggi del primo caso e i 165 del secondo sono tali perché abbiamo assegnato alla coalizione Pd-Sel tutti i seggi destinati ai perdenti, cioè 21 in Lombardia, 10 in Veneto e 11 in Sicilia. Ma non è affatto detto che vada così. Se Berlusconi arriva primo in queste tre regioni, Pd e Sel potrebbero essere costretti a dividere questi seggi con altri partiti. Questo succede se tra i perdenti ci sono partiti che riescono a superare la soglia dell'8% dei voti. Nella nostra simulazione abbiamo ipotizzato che sia il Movimento Cinque Stelle che un eventuale terzo polo (Tp) riescano a farcela. In questo caso, ed è l'ipotesi B della tabella, Pd e Sel otterrebbero in Lombardia e Veneto rispettivamente 12 e 5 seggi invece dei 21 e 10 della ipotesi A e il loro totale nazionale scenderebbe da 169 a 155. La maggioranza non ci sarebbe più. Pur vincendo il premio in ben 15 regioni la perdita di Lombardia e Veneto li priverebbe della possibilità di governare da soli. ALFANO BERLUSCONI E MARONI Dovrebbero fare un accordo post-elettorale con un altro partito. Se poi alla sconfitta in queste due regioni aggiungessimo anche quella in Sicilia (ultima colonna della tabella) il totale scenderebbe a 146. La Lombardia merita un approfondimento. In questa regione si eleggono 47 senatori. Chi vince il premio ne prende 26; ai perdenti ne vanno 21. Perdere il premio in Lombardia non è un dramma se chi perde incassa tutti i 21 seggi. In questo caso il costo della sconfitta sarebbe di appena 5 seggi. Questo vale però solo se non ci sono rivali con cui dividere i 21 seggi destinati ai perdenti. Se non è così, perdere in Lombardia vuol dire passare dal paradiso all'inferno. Vincendo il premio Pd e Sel otterrebbero 26 seggi; perdendolo ne prenderebbero solo 12. MARONI BOSSI BERLUSCONI Una perdita di 14 seggi equivale a quasi il 5 % dei seggi del Senato e a quasi il 9% dei seggi necessari per avere la maggioranza assoluta in questa camera. Se non cambia il sistema elettorale la Lombardia è destinata a giocare un ruolo cruciale nella partita per il governo del Paese. E in questo le elezioni regionali che si terranno prima o insieme alle politiche avranno un peso rilevante. Ce la farà il Pd a vincere in Lombardia sia le regionali che il premio al Senato? Per il partito di Bersani è un altro appuntamento storico con quel Nord che fino ad oggi non ne ha voluto sapere di essere rappresentato da un partito che appare ancora legato a politiche e interessi troppo marcatamente di sinistra. Con questa parte del paese e con le sue domande il Pd deve ancora fare i conti. Questa volta però, a differenza del 1994, potrebbe comunque vincere data la divisione del campo moderato. Ma vincere è una cosa, governare un'altra. Il Pd non potrà continuare a rinviare la soluzione della sua questione settentrionale. Arriverà il giorno in cui dovrà ricorrere ai Chiamparino, ai Cacciari e soprattutto ai Renzi. In attesa non sarebbe una cattiva idea allargare la coalizione prima delle elezioni a un partito del centro (quale?) per impedire a Berlusconi di vincere nelle regioni che saranno il terreno della battaglia elettorale decisiva. 3- CON LE NUOVE FACCE PUÒ RIMONTARE «RAGGIUNGERÀ IL PD AL 30%» Tommaso Montesano per "Libero" FACCIA A FACCIA BERLUSCONI E ALFANO Rimontare si può. A patto, spiega Alessandro Amadori, amministratore delegato di Coesis Research, «che Silvio Berlusconi, la cui vita politica è tutt'altro che finita, rigeneri il Pdl. Lo trasformi. Gli ridia, con facce nuove, identità, anima e progetto». Il bacino elettorale cui attingere c'è. Secondo Maurizio Pessato, amministratore delegato di Swg, poco meno della metà degli elettori, il 43%, o è indecisa su quale schieramento sostenere, o ha deciso, almeno per il momento, di votare scheda bianca o nulla. «E in quest'area la quota di coloro che in passato hanno sostenuto il centrodestra è prevalente», avverte il sondaggista. Considerazioni che, a pochi giorni dall'annuncio della nuova discesa in campo, incoraggiano le speranze del Cavaliere. Soprattutto al Senato, dove l'eventuale rinnovo dell'alleanza con la Lega, che i sondaggi danno in ascesa (secondo Nicola Piepoli il Carroccio è tornato al 7%), potrebbe consentire al centrodestra, grazie alla conquista del premio di maggioranza in Lombardia e Veneto, di impedire la vittoria del centrosinistra a Palazzo Madama. GRILLO ER BIG Amadori invita Berlusconi a «non fossilizzarsi sulle alleanze. Senza la rigenerazione del Pdl sono scatole vuote. Il primo obiettivo deve essere quello di ridare vita a un partito in stato di coma. Con l'elettroencefalogramma piatto». Le intenzioni di voto attuali, che accreditano il Pdl, decimale più decimale meno, del 15%, «sono irrealistiche. Perché gran parte dell'elettorato berlusconiano in questo momento è silente. Ma se l'ex premier riuscisse davvero a trasformare il partito, la quota minima del 20% sarebbe raggiungibile». Minima perché Amadori è tra coloro che credono che il potenziale elettorale di Berlusconi sia ancora intatto: «Storicamente, in Italia almeno un elettore su quattro è di centrodestra. Elettori che non si sono volatilizzati. Sono convinto che, una volta rianimato, il Pdl possa crescere anche fino al 25%». E allora sì che, in caso di recupero del rapporto con la Lega, la vita per il duo Bersani- Vendola diventerebbe più difficile. Soprattutto al Senato, dove i premi di maggioranza (sempre che resti il Porcellum) si assegnano su base regionale. VIGNETTA BENNY BERSANI E BERLUSCONI INSIEME A LETTO «La Lega si sta riprendendo», conferma Pessato. Lo scorso 7 dicembre Swg accreditava il Carroccio del 6%. «Roberto Maroni è un leader stimato. Oltretutto in campagna elettorale la Lega potrebbe avere buon gioco nel rivendicare di essere stata l'unica forza politica contro il governo Monti fin dall'inizio. E questo potrà essere sfruttato». In primis nelle quattro Regioni del nord dove il peso del Carroccio si fa sentire: Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli. «Il vantaggio del centrosinistra, al momento, è evidente. Soprattutto alla Camera. Attenzione, però: rischiamo di fare i conti senza l'oste», avverte Pessato. «Il Pd risente ancora dell'esposizione delle primarie, ma il centrodestra, e anche il centro, di fatto ancora non ci sono». Quindi con la definizione dell'offerta politica bipolare è lecito attendersi, nelle prossime settimane, una diminuzione della percentuale dell'area del non voto, composta in prevalenza dai delusi del centrodestra. Ecco perché Pessato invita alla cautela: «Il Pdl è sottostimato, Berlusconi si è appena mosso». Anche Nicola Piepoli, presidente dell'omonimo istituto di ricerca, non dà per spacciato Berlusconi: «Se avesse fatto una sua lista, da solo sarebbe partito da una base del 10-12%». Questo significa che il Pdl, attualmente posizionato intorno al 16%, è destinato a risalire: «Tutto dipende dal Cavaliere. Dalle sue carte. Anche nel 1994 sembrava una missione impossibile. E poi...». Insomma, aggiunge provocatorio, «per assurdo Berlusconi potrebbe anche riportare il Pdl al 30%». FINI BOCCHINO DELLA VEDOVA MENIA 4- CENTRISTI AI MINIMI TERMINI: ECCO CHI RISCHIA LA POLTRONA - DECINE DI DEPUTATI E SENATORI DI UDC E FLI VEDONO COMPROMESSA L'IPOTESI DI RIELEZIONE Andrea Cuomo per "il Giornale" Ma a rischiare sono decine, una vera falcidie. È questo il vero incubo di Casini e Fini, risvegliatisi dal sogno di sfondare ben oltre la doppia cifra, di raggiungere addirittura il 15 per cento e diventare l'ago della bilancia della politica italiana. Ma un ago grande così, praticamente un giavellotto. E invece quell'ago è uno spillo quasi invisibile. In via Due Macelli e in via Poli si pigiano freneticamente i tasti delle calcolatrici. Conta e riconta, c'è poco da ridere. Un mezzo disastro alla Camera dei deputati, il rischio dello sbianchettamento in Senato. PAOLA BINETTI S'ADDORMENTA DURANTE IL DISCORSO DI CASINI Da Terzo polo a terzo incomodo. Partiamo da Montecitorio. Qui attualmente il gruppo dell'Udc conta 37 deputati e quello di Fli 26, per un totale di 63. Una pattuglia nutrita, pari a esattamente il 10 per cento dell'Aula. Ma una pattuglia decisamente sopravvalutata rispetto alla forza politica attuale delle due formazioni, con un'Udc appannata e un Fli che ha fallito il compito storico di capitalizzare in termini elettorali la diaspora di Fini da Berlusconi. Ma quanti deputati potrebbe eleggere oggi il Terzo polo, dando per scontato che si andrà al voto con l'attuale legge elettorale, l'inesorabile «Porcellum»? Il trio Casini-Fini-Montezemolo nei sondaggi più recenti viene accreditato del 9 per cento dei voti, cifra che con il ritorno in campo di Silvio Berlusconi probabilmente dovrà essere ritoccata al ribasso: il Terzo polo infatti era uno degli approdi naturali (assieme alla Destra, a Grillo e al limbo degli incerti tentati dall'astensione) dei delusi del Pdl, quelli che però il ritorno del brand Berlusconi potrebbe riavvicinare al primo partito del centrodestra. Le incognite sono tante. Se i tre partiti si presentassero divisi ma uniti da un'alleanza rischierebbero troppo: la soglia di sbarramento per i rassemblement è infatti fissato al 10 per cento. Sotto questa cifra, eleggono deputati solo i partiti che prendono singolarmente più del 4. Quindi a Montecitorio entrerebbe qualche sparuto esponente Udc. Niente finiani, niente montezemoliani. Salvo, naturalmente, clamorosi colpi di scena, come dicono i telecronisti di calcio. FABIO GRANATA E FLAVIA PERINA Ciò rende quindi quasi scontato il fatto che Udc, Fli e Italia Futura, l'espressione elettorale della minigalassia di movimenti che fanno capo a Luca Cordero di Montezemolo, si presentino come partito unico, abbassando la quota di ingresso a Montecitorio al 4 per cento complessivo. Con il 9 per cento il massimo numero di parlamentari a cui si può aspirare è una cinquantina. Considerando che Montezemolo ha lanciato l'opa sul 30 per cento degli scranni, gliene toccherebbero 15. È presumibile pensare che in quota Udc sarebbero eletti 25 deputati e 10 tra i futuristi. ENZO RAISI Una vera strage soprattutto tra questi ultimi. A questo punto rischierebbero di perdere il prefisso «on.» molti dei pezzi grossi del partito, da Italo Bocchino a Giulia Bongiorno, da Giuseppe Consolo a Benedetto Della Vedova, da Donato Lamorte a Flavia Perina, dal finiano di ferro Francesco «Checchino» Proietti Cosimi a Fabio Granata, da Chiara Moroni a Enzo Raisi. Ma anche tra gli Udc cadrebbero se non proprio superbig, almeno alcuni pesi medi come Ferdinando Adornato, Paola Binetti, Gabriella Carlucci, Enzo Carra, Anna Teresa Formisano, Savino Pezzotta. ENZO CARRA Ancora più complesso lo scenario al Senato. Qui il calcolo dei seggi si fa su base regionale, prescindendo dal numero complessivo di voti a livello nazionale. Per ogni alleanza c'è lo sbarramento del 20 per cento, per ogni partito singolo dell'8. Sotto queste cifre, prego ripassare. Quindi presentandosi come alleanza il Terzo polo resterebbe a secco, mentre da lista unica eleggerebbe senatori solo nelle Regioni in cui dovesse riuscire a superare quota otto. A questo punto la ripartizione dei seggi tra le tre anime sarebbe affidata all'ingegneria elettorale delle segreterie. È pensabile comunque a un bottino massimo di 25 senatori: secondo il 3-5-2 spetterebbero 7 o 8 senatori a Montezemolo, una dozzina a Casini e briciole a Fini (che oggi a Palazzo Madama ha 8 senatori). Si capisce così perché i terzopolisti si stiano guardando intorno. Il flirt dell'Udc con il Pd va avanti da tempo ed è stato rinsaldato dal mezzo divorzio di Berlusconi dal governo Monti. Ma alla Camera i democratici non avrebbero nessun bisogno dei voti scudocrociati, che anzi creerebbero molti grattacapi nel rapporto con Vendola. E poi è difficile immaginare che Casini si porti dietro Fini e Montezemolo nel ménage con Bersani. Per questo c'è chi pensa che alla fine potrebbe tornare in auge il progetto di un grande polo moderato con il Pdl ed eventualmente la Lega. Meno contronatura di un asse Pd-Udc, a patto di dimenticare gli screzi degli ultimi anni. Converrebbe a tutti. Soprattutto all'Italia. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-si-andr-alle-urne-a-febbraio-e-tutto-dipender-dalla-lombardia-l-ohio-47842.htm

venerdì 7 dicembre 2012

IL GOVERNO? E’ UN “CUSTOMER SERVICE” - INCONTRO (RISERVATO) TRA CASALEGGIO E MICHAEL SLABY, GURU HI-TECH DI OBAMA - L’IDEOLOGO DEL M5S E’ L’UNICO CHE HA RISPOSTO ALL’INVITO DI MIKE A TUTTI I PARTITI - VOTO ON LINE AL CENTRO DELL’INCONTRO: PER SLABY “M5S E’ UN FENOMENO ASSOLTAMENTE NUOVO” - “I PARTITI SI INTERESSANO AI NUOVI MEDIA SOLO IL GIORNO DELLE ELEZIONI” - ANCORA POLEMICHE SULLE PARLAMENTARIE… -

CASALEGGIO AL GURU DI OBAMA "COL WEB IL POTERE AGLI INDIVIDUI"... Jacopo Iacoboni e Francesca Paci per "la Stampa" GIANROBERTO CASALEGGIO Tutta l'Italia ormai se lo chiede, allora Obama sostiene Beppe Grillo?, gli ha domandato a un certo punto, sorridendo, Gianni Riotta. Michael Slaby, uno dei guru hi tech del presidente americano - capo del settore «Integrazione e Innovazione "Obama for America"» - venuto in Italia per una serie di dibattiti tra Milano e Roma, già aveva ammesso: «Sì, ho incontrato Casaleggio, del resto potevo, sono qui in forma privata»; a quel punto, ha glissato con un sorriso. La Stampa però è in grado di raccontare - grazie a una fonte primaria d'assoluta eccezione - come, quando, dove, e dicendosi cosa, è avvenuto l'incontro tra Slaby e Casaleggio, del quale il giornale aveva dato notizia già ieri. Slaby era a Milano per un dibattito alla Statale, e un incontro con gli studenti del master di giornalismo Walter Tobagi. BEPPE GRILLO E GIANROBERTO CASALEGGIO ALLARRIVO IN SICILIA Prima del suo arrivo aveva invitato i leader di tutti i partiti, disponibile a incontrare chiunque. Bene: tra i big l'unico partito che ha risposto sapete chi è stato? Il Movimento cinque stelle, esattamente Roberto Casaleggio. A quel punto è andata così: Slaby gli ha proposto di assistere a uno dei dibattiti pubblici milanesi. Ma Casaleggio, un maniaco della riservatezza, ha chiesto udienza in un «private meeting», un incontro a due. È avvenuto nel pomeriggio di lunedì, tra i velluti del Grand Hotel et de Milan. CASALEGGIO I due sono stati mezz'ora insieme, ha parlato insolitamente tanto Casaleggio. Il primo tema che ha proposto il cofondatore del Movimento cinque stelle è stato più o meno questo, «noi siamo molto interessati all'estrazione dei big data; con le primarie sul web stiamo ridando potere alle scelte degli individui, è una rivoluzione». Casaleggio ha illustrato la loro idea su come trasformare in pratiche elettorali i comportamenti di marketing, più che quelli sui social network. Quindi ha domandato: «Come funziona esattamente il voto on line in America? Sarà tutto on line, in futuro?». GRILLO E CASALEGGIO ESIZER E qui Slaby ha frenato: «Funziona, ma tenendo presente che non si vota on line in tutti gli stati; e comunque mia madre preferirà sempre andare fisicamente al seggio. Dobbiamo includere, non tagliar fuori col digital divide». Per Casaleggio la chiave è «come usare i nuovi media per conoscere i gusti degli elettori»: appunto, dal location-based marketing al locationbased engagement. Per Slaby, lo ha detto in pubblico nella sala Aldo Moro della Camera, «non è tanto importante la tecnologia, cioè il mio lavoro, ma i valori, i discorsi che stanno dietro». Molta sintonia, tra Slaby e Casaleggio, su due questioni: «Guardare al governo come a una forma di customer service», e realizzare «la differenza tra partiti e movimenti: i primi si interessano ai nuovi media solo il giorno delle elezioni». E Casaleggio: «Noi ci siamo mossi da molto più lontano». MICHAEL SLABY I big data interessano probabilmente numeri non grandi, e molto probabilmente assai più piccoli in Italia che negli Usa. Ma insomma, i 5 stelle, tanto pittoreschi e pure inquietanti per le candidature e la democrazia interna, hanno però qualcuno che si pone domande avanzate. Slaby e Casaleggio hanno siglato una consulenza? Le nostre fonti dicono: «Assolutamente no, al momento». Ma mai dire mai. Il contatto è preso, e un elemento è certo: a Slaby - che ragiona in modo americano, del tutto postideologico - il Movimento 5 stelle non è dispiaciuto affatto. «Mi chiede come lo giudico?», dice andando via dalla Camera. «Lo giudico un fatto assolutamente nuovo; basta vedere come risponde la gente». PIER LUIGI BERSANI 2 - LA BASE GRILLINA IN RIVOLTA: CASALEGGIO TRUCCA LE PRIMARIE... Da "Libero" - Anche i grillini gridano ai brogli. Sul blog del loro leader è tutto un fiorire di attacchi al guru Gianroberto Casaleggio e ai discussi metodi di valutazione dei candidati alle "parlamentarie" del Movimento cinque Stelle. Mentre continuano le votazioni online dei candidati che si sfidano a colpi di curricula e video su youtube (il voto termina stasera alle 20), i dissidenti dell'Emilia alzano il tono della polemica nei confronti di Beppe Grillo. Favia, Salsi e l'ex Tavolazzi provano ad approfittare delle primarie per avanzare dubbi sulla effettiva democraticità del voto: alcuni militanti sarebbero stati esclusi dalle liste. LOGO MOVIMENTO CINQUE STELLE Ci sarebbe un gruppo di genovesi infuriati perché «la rete non basta a scegliere i candidati» e non bisogna «dimenticarsi di parlare alle persone». Sono accuse alle quali il leader non replica. Grillo preferisce attaccare politici ed istituzioni. Lo fa indirettamente con la presentazione del "Calendario dei Santi Laici 2013". È un elenco di morti «eccellenti» dal dopoguerra ad oggi, vittime della mafia o di stragi come quelle di Ustica, di Piazza Fontana o della stazione di Bologna. Il comico attacca anche sulle recenti decisioni in merito all'Ilva e al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato: «Qui la legge è uguale per gli altri». Non per tutti. Insomma, Beppe spara a raffica per evitare di replicare al gran caos che le "parlamentarie"stanno scatenando. Durissimo il dissidente Valentino Tavolazzi, storico esponente del M5S espulso dallo stesso Grillo: «Il "Casaleggium"», dice parafrasando il più noto Porcellum, «ha stabilito chi sia candidabile, senza alcun confronto preventivo, e ha tradito quanto promesso da Grillo in tutte le piazze. Chiunque si può candidare, se incensurato, non iscritto a partiti e se non ha svolto due mandati. Le scarse informazioni disponibili e le modalità di voto hanno impedito una partecipazione più larga e consapevole. Altro che milioni al voto, le Parlamentarie stanno assumendo una dimensione parrocchiale». E dire che proprio ieri, Michael Slaby, lo stratega della campagna di Obama per quel che riguarda il web, ha ammesso duranto un convegno alla Camera:«Sì, ho incontrato Casaleggio. Abbiamo avuto un colloquio, più che altro ho ascoltato le sue idee sul potere degli individui, su come le persone possono partecipare», ha spiegato Slaby. BEPPE GRILLO MOVIMENTO 5 STELLE «Sono cose interessanti per tutti, e infatti la mia posizione è stata più quella di ascoltare qualcuno che sta cercando di coinvolgere le persone». Scontato, insomma, che abbiano parlato delle «primarie» grilline. Nonostante tutte le proteste dei militanti esclusi e la rabbia che scorre sul web di chi dice di essere stato «escluso con un click». Forse proprio dallo stesso guru che può entrare nel sistema? Alla fine, anche il "ribelle" Favia prova a stemperare i toni: «Dobbiamo fidarci, le "parlamentarie"sono un esperimento nuovo.Grillo sta smuovendo le acque e ci sta riuscendo». http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/il-governo-e-un-customer-service-incontro-riservato-tra-casaleggio-e-michael-slaby-guru-47769.htm

IL FRONTE SANTORO-TRAVAGLIO, COMPATTO CON INGROIA, SI CUCINA MANCINO E NAPOLITANO - 2- AGNESE BORSELLINO, VEDOVA DI PAOLO: “TUTTO IL MIO SDEGNO PER MANCINO. QUANDO MIO MARITO LO INCONTRÒ, NEL ’92 SENTÌ ARIA DI MORTE. È LUI IL PROTAGONISTA DELLA TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA, SPREGIUDICATO NEL COINVOLGERE IL PRESIDENTE, DI CUI HO STIMA. CHE RUOLO AVEVA IL MINISTRO DELL'INTERNO IN QUEGLI ANNI?” (VIDEO) - 3- MANCINO MANDA UN MESSAGGINO A RE GIORGIO: "NON SPREGIUDICATO NEL COINVOLGERLO, COLLABORANDO CON LUI HO MANTENUTO AMICIZIA E RISPETTO. CON BORSELLINO SOLO UNA STRETTA DI MANO. MUTOLO DISSE CHE IL GIUDICE VIDE CONTRADA E PARISI" - 4- INGROIA, STAMPATO SU UNO SFONDO ANNI ’80 CHE SEMBRA MAGNUM P.I. PIÙ CHE IL GUATEMALA, DÀ DEL MAFIOSO ALL’EX MINISTRO MANNINO. IL PM: “NON SONO UN EVERSORE” - 5- CORDERO: “LA CONSULTA HA INVENTATO UNA LEGGE INVALIDA PUR DI DISTRUGGERE I NASTRI. NAPOLITANO NON PUÒ PRETENDERE L’IMMUNITÀ CHE AVEVANO I MONARCHI SABAUDI - 6- TRAVAGLIO: SE ORA RACCONTI UN OMICIDIO AL PRESIDENTE, NON POSSONO ACCUSARTI

VIDEO - INGROIA: "NON SONO UN EVERSORE" Da "Servizio Pubblico" - http://bit.ly/VBqF6p 2 - VIDEO - AGNESE BORSELLINO: "IL MIO SDEGNO PER MANCINO" Da "Servizio Pubblico" - http://bit.ly/VBqqZ3 3 - VIDEO - MARIO MORI: "LA TRATTATIVA CI FU" Da "Servizio Pubblico" - http://bit.ly/VBqMyZ 4 - AGNESE BORSELLINO: "MANCINO SPREGIUDICATO" - "QUALE RUOLO RIVESTIVA L'ALLORA MINISTRO DELL'INTERNO, QUANDO IL PRIMO LUGLIO DEL '92 INCONTRÒ MIO MARITO?" Francesca Fagnani per "il Fatto Quotidiano" SERVIZIO PUBBLICO Non ho il titolo né la competenza per commentare conflitti di attribuzioni sorti tra poteri dello Stato, ma sento di avere il diritto, forse anche il dovere di manifestare tutto il mio sdegno per un ex Ministro, Presidente del Senato e vice Presidente del Csm che a più riprese nel corso di indagini giudiziarie, che pure lo riguardavano, non ha avuto scrupoli nel telefonare alla più alta carica dello Stato, cui oggi io ribadisco tutta la mia stima, per mere beghe personali". AGNESE BORSELLINO SERVIZIO PUBBLICO Agnese, la moglie del giudice Paolo Borsellino, che ha fatto del silenzio la sua religione, ha deciso di parlare. "Una bomba, per chi saprà capirlo", mi ha detto. In questi vent'anni senza suo marito ha fatto pochissime dichiarazioni, non ha frequentato le vuote passerelle delle commemorazioni di rito, né tantomeno i salotti buoni e chiacchierati di Palermo. É rimasta a casa, con i suoi figli e con le foto e i ricordi di Paolo. Ma non ha mai smesso di lottare per giungere ad una "verità vera". E alle telecamere di Servizio Pubblico dice: "Non sorprende che l'attenzione dei media si sia riversata sul Quirinale, ma il protagonista di questa triste storia è solo il signor Mancino, abile a distrarre l'attenzione dalla sua persona e spregiudicato nel coinvolgere la Presidenza della Repubblica in una vicenda giudiziaria, da cui la più alta carica dello Stato doveva essere tenuta estranea. Oggi io, moglie di Paolo Borsellino, mi chiedo: chi era e quale ruolo rivestiva l'allora Ministro dell'Interno Nicola Mancino, quando il pomeriggio del primo luglio del '92 incontrò mio marito? Perché Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte?". Agnese chiede di rompere. E chi la conosce sa quanto sia granitica la sua riservatezza, quanto negli anni abbia pesato attentamente ogni singola parola che riguardasse la strage di via d'Amelio, per timore che il suo diritto alla verità e il dolore della sua famiglia venissero strumentalizzati. Eppure l'altra sera qualcosa è successo, perché la signora Borsellino ha accettato di parlarmi, in un momento difficilissimo della sua vita, con un messaggio che lei stessa ha definito "una bomba, per chi saprà capirlo". Mi chiede però di non riprendere nulla, né il volto, né le mani, né il foglio e neppure un centimetro della sua casa. Desidera rispettare fino in fondo la scelta di essere una presenza assenza. Così vorrebbe Paolo. Queste le sue parole, dette con voce ferma e occhi bagnati. STATO-MAFIA: MANCINO, IO NON SPREGIUDICATO VERSO CAPO STATO (ANSA) - "Alla signora Borsellino, che ho sempre rispettato, ho buoni e doverosi motivi per affermare che io non sono stato spregiudicato nel coinvolgere nelle indagini sulla cosiddetta trattativa il Capo dello Stato, che ho sempre stimato per la sua alta funzione e con il quale ho avuto modo di conservare, collaborando, stima, rispetto, amicizia e devozione". E' quanto afferma l'ex ministro Nicola Mancino in risposta alle dichiarazioni di ieri di Agnese Borsellino. GASPARE MUTOLO BORSELLINO "Pur nella piú totale comprensione da parte mia dello stato d'animo di una persona duramente colpita dalla morte violenta del marito - afferma Mancino - alla signora Agnese Borsellino, che ha usato espressioni forti ed offensive nei miei confronti, desidero fare giungere questa precisazione. Il pomeriggio del primo luglio 1992, il giorno del mio insediamento al Viminale come ministro dell'Interno, ho incontrato il compianto giudice Borsellino e il giudice Aliquo' che lo accompagnava. Dalle deposizioni del giudice Aliquo' ho potuto ricavare la conferma che quel pomeriggio del primo luglio 1992 l'incontro si limito' ad una semplice stretta di mano. I due magistrati, come da verbale di interrogatorio del dottore Aliquo', allontanandosi dagli uffici del Viminale, tra di loro si confidarono il comune rammarico per non avere potuto parlare con il nuovo ministro delle linee di contrasto alla mafia. Il giorno del mio insediamento!", rimarca Mancino. Mancino fa poi riferimento al pentito Gaspare Mutolo, che "proprio la mattina del primo luglio 1992 fu interrogato per la prima volta dai giudici Borsellino ed Aliquó come collaboratore di giustizia'. "L'interrogatorio fu sospeso nel pomeriggio per consentire ai due magistrati di recarsi al Viminale. Al ritorno dei predetti magistrati negli uffici della Dia, ove si era svolto e stava per riprendere l'interrogatorio, Gaspare Mutolo al giudice Borsellino che ritrovo' inquieto e nervoso rivolse questa considerazione: 'Invece di essere contento di avere visto il ministro'. 'Che ministro e ministro' - rispose il dottor Borsellino - (al Viminale) ho incontrato Contrada e Parisi'". TRAVAGLIO MANCINO INGROIA SANTORO 5 - "CONSULTA, LEGGE INVENTATA PUR DI DISTRUGGERE I NASTRI" IL PROFESSOR CORDERO: "NAPOLITANO NON PUÒ PRETENDERE L'IMMUNITÀ DELLA QUALE GODEVANO I MONARCHI SABAUDI" Silvia Truzzi per "il Fatto Quotidiano" Una gaffe tira l'altra: così nasce l'infelice storia", spiega Franco Cordero, professore emerito di Procedura penale alla Sapienza ed editorialista di Repubblica, che ieri ha ospitato un suo commento contro la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto d'attribuzioni tra la Procura di Palermo e il Colle. INGROIA A SERVIZIO PUBBLICO Professore, questa vicenda era nata sotto pessimi auspici, a partire dalle inopportune telefonate tra il senatore Mancino e il Quirinale. Era poco persuasivo l'ex ministro testimone su oscuri rapporti tra Stato e mafia: qualcuno lo smentisce; gl'indaganti scavano; vuol schivare il rischio d'un confronto e cova l'idea d'una fuga dalla Procura palermitana. Tale l'argomento d'un molto irrituale sos al Quirinale. La risposta corretta sarebbe: materie simili non competono al Presidente; usi le difese fornite dal codice. Ma il Colle, invece, risponde... L'appello trova terreno favorevole presso un consigliere giuridico: da otto dialoghi tra i due vediamo come l'augusta persona s'interessi al caso (affiora anche l'ipotesi d'una deposizione concertata col partner dell'ipotetico confronto); gl'indaganti erano in regola, quindi lasciano il tempo che trovano interventi presso la Procura generale della Cassazione e la Procura nazionale antimafia. Il tutto finisce nei nastri, perché l'ex ministro soggiaceva a controllo telefonico. SANTORO INCAZZATO A SERVIZIO PUBBLICO Non li direi retroscena edificanti: era un passo falso sostenere d'avere esercitato i poteri dell'altissima carica; qualunque cosa raccontino i cultori d'un fiabesco diritto costituzionale, il Presidente non è organo censorio d'atti giudiziari, legittimato a interloquire sottobanco nei singoli procedimenti. Poi solleva un conflitto d'attribuzioni, affermando che i nastri contenenti quattro dialoghi suoi rimasti segreti vadano clandestinamente distrutti, subito. Ricorrendo alla Corte, butta la spada sulla bilancia. Gesto pericoloso, innesca il dilemma segnalato da un presidente onorario: il commento alla decisione negativa sarebbe che l'eversione s'annidi anche lassù; nel caso inverso nasce il sospetto d'un servizio cortigianesco. La Consulta accoglie il ricorso. E nella logica perversa della gaffe complica l'affare anziché scioglierlo. L'impresa trascendeva l'intelletto umano: riconoscere al Presidente carismi ancien régime, confermati a Carlo Alberto e successori dallo Statuto (persona "sacra e inviolabile", art. 4), senza uscire dall'attuale sistema normativo. NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO JPEG Ha scritto su Repubblica che il diritto è in qualche misura anche geometria e che se ne manomettiamo le regole, "vengono fuori faticosi sgorbi". Sì, m'ero permessa una metafora geometrica: sarebbe come disegnare nello spazio euclideo un triangolo i cui angoli non misurino 180°; e se non vi riesce nemmeno Iddio (vedi Spinoza contro Cartesio), nessuno poteva aspettarsi miracoli dalla Consulta. Siccome le decisioni non sono più oracoli, ma richiedono i motivi in una dialettica prestabilita, erano da compatire i quindici o quanti fossero, costretti all'impossibile: da 65 anni non ha più corso la mistica dell'inviolabilità; TRAVAGLIO E INGROIA SUL PALCO il Presidente è un signore che più o meno bene adempie funzioni laiche; e se finisce casualmente intercettato, conversando col sottoposto a tale misura, non può pretendere l'immunità della quale godevano i monarchi sabaudi. La Corte tira in ballo l'art. 271 c.p.p., i cui contenuti non hanno niente da spartire col nostro caso: e non è questione ardua; ogni studente attento la risolve ictu oculi (a prima vista, ndr). Che poi, sepolta nella Carta, una norma implicita restauri l'immunità dei sovrani sabaudi, non s'è arrischiata a dirlo; diamogliene atto: l'almanaccabile ha dei limiti. Negli applausi trasversali volano bolle vaniloque, lontane dalla sintassi del diritto. La Consulta rimprovera alla Procura di non aver violato il principio del contraddittorio e impone ora un'eliminazione sottratta alla conoscenza delle altre parti. Tutto regolare? Ordinando al giudice una distruzione immediata dei nastri, da nascondere alle parti e possibili interessati, la Corte estrae ex nihilo una norma che, se esistesse, sarebbe invalida: può darsi che i materiali in questione forniscano argomenti utili; e il contraddittorio è requisito indefettibile d'ogni processo, ricordiamoglielo (artt. 24 e 111 Cost.). Si parla della questione come se la partita fosse chiusa: è così? CORTE COSTITUZIONALE Partita chiusa, nel senso che quel giudice sia obbligato alla distruzione clandestina dei nastri galeotti? No, la Corte gl'impone d'applicare una norma che crede d'avere scovato nell'art. 271: fantasma d'una norma ma su questo punto la decisione lo vincola; senonché letto così, risulta invalido; e la mossa dovuta è un'ordinanza che investa della questione la Corte, affinché dica se e come l'atto comandato sia compatibile con i modelli imposti dalla Carta. Qualcuno dirà che sia già risolta, qualora ne parlino i motivi della sentenza deliberata l'altro ieri. Ancora no: sono due processi dall'oggetto distinto; uno stabilisce il da farsi rispetto al materiale controverso; l'altro vaglia la conformità dell'art. 271 ai canoni del contraddittorio. Supponiamo che il giudice sollevi la questione di costituzionalità, i nastri nel frattempo che fine fanno? FRANCO CORDERO Restano nella cassaforte, finché la Consulta abbia deciso. 6 - NON SPETTA DI OMETTERE Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano" Da quando la Consulta ha stabilito che "non spetta alla Procura di Palermo di valutare" le intercettazioni Mancino-Napolitano né "di omettere di chiederne l'immediata distruzione", nelle Procure e nelle polizie giudiziarie di tutt'Italia regna il terrore: oddio, e se intercettiamo un rapinatore, pedofilo, narcotrafficante, assassino che chiama il Presidente, che si fa? Breve prontuario delle cose da non omettere di fare, o da omettere di non fare. 1.Tizio chiama il Presidente per dirgli che i pm lo perseguitano e chiedergli di fermarli. Siccome c'è il rischio che il Presidente gli dia retta e si attivi per far insabbiare o avocare l'inchiesta, e che di ciò resti traccia in successive telefonate intercettate, non spetta all'intercettatore omettere di interrompere subito la registrazione e di ingoiare i nastri già registrati. 2.Tizio chiama il Presidente per confidargli di aver rapinato una banca. Siccome è una notizia e una prova di reato, c'è il rischio che un giudice la ritenga interessante per processare Tizio e condannarlo per rapina e il Presidente per omessa denuncia e favoreggiamento, rammentare l'art. 271 del Codice di procedura che impone l'immediata distruzione delle intercettazioni che svelano colloqui fra medico e paziente, confessore e penitente, avvocato e cliente in barba al segreto professionale. All'ovvia obiezione che l'art. 271 non fa alcun cenno al Presidente, non omettere di sostenere che è chiaro dal tenore della conversazione che il Presidente è un medico che sta curando Tizio, anzi un prete che sta confessando Tizio, anzi un avvocato che sta difendendo Tizio. Si potrebbe anche non omettere di sostenere che il Presidente, o anche Tizio, è il nipote di Mubarak, ma la giustificazione difetterebbe di originalità. PAOLO BORSELLINO LAP PALAZZO DELLA CORTE COSTITUZIONALE 3.Tizio chiama il Presidente e gli rivela: "Lo sa che mia moglie l'ho ammazzata io, ma stanno processando un innocente al posto mio?". Siccome è una prova a discarico di un imputato che sta per essere condannato ingiustamente, c'è il rischio che il giudice che processa l'innocente sia tentato di usare la telefonata per scagionare l'imputato e imputare il marito al suo posto. Dunque non spetta all'intercettatore omettere di gettare nella stufa la bobina, altrimenti il Presidente s'incazza e la Consulta pure. 4.Tizio chiama il Presidente per due chiacchiere e il Presidente gli confessa che sta preparando un colpo di Stato, invitandolo a dargli una mano. Siccome anche questa è una notizia di reato, l'attentato alla Costituzione, cioè uno dei due reati per cui il Presidente è imputabile nell'esercizio delle sue funzioni (l'altro è l'alto tradimento), c'è il rischio che il giudice sia tentato di usare il nastro per chiedere al Parlamento di metterlo in stato d'accusa. ALFONSO QUARANTA Dunque non spetta all'intercettatore valutare l'intercettazione e di omettere di chiederne l'immediata distruzione. Perchè è vero che la Costituzione prevede la messa in stato d'accusa del Presidente per alto tradimento e attentato alla Costituzione, ma basta distruggere le prove e nessun Presidente verrà mai messo in stato d'accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione. GIOVANNI FALCONE PAOLO BORSELLINO LAP 5.Tizio chiama il Presidente, i due si dicono una a caso delle cose sopra citate, l'intercettatore non omette di distruggere il relativo nastro, ma resta un problema irrisolto: oltre a Tizio e al Presidente, che non riveleranno mai quello che si son detti, c'è un terzo soggetto a conoscenza della conversazione: l'intercettatore. Il quale, sebbene assicuri che non spetta a lui omettere di non dire nulla a nessuno, anzi che ha perso la memoria, anzi non ricorda nemmeno le sue generalità, potrebbe sempre omettere di non parlarne con qualcuno. A questo punto è pronto un killer di Stato, al quale non spetta di omettere di sciogliere l'intercettatore nell'acido. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-il-fronte-santoro-travaglio-compatto-con-ingroia-si-cucina-mancino-e-napolitano2-agnese-47792.htm

CI PISCIANO IN TESTA E CI DICONO CHE PIOVE - IL RAPPORTO ANNUALE CENSIS SMANTELLA TUTTE LE FREGNACCE DEL CIRCO POLITICO: IL CETO MEDIO È SPARITO, IL REDDITO PRO-CAPITE DELLE FAMIGLIE È TORNATO AI LIVELLI DEL 1993 E LA RICCHEZZA È SLITTATA VERSO GLI ANZIANI, BLINDATI DALLE PENSIONI - ECONOMIA DI GUERRA: IN DUE ANNI 2,5 MILIONI DI FAMIGLIE HANNO VENDUTO ORO E GIOIELLI PER TIRARE A CAMPARE…

Da "Corriere.it" POVERTA' Durante la crisi il reddito medio pro-capite delle famiglie è tornato ai livelli del 1993 e negli ultimi dieci anni la ricchezza finanziaria si è quasi dimezzata. Lo rivela il Censis nel suo Rapporto annuale, mettendo in luce quello che definisce «lo smottamento del ceto medio». «Il reddito medio degli italiani si riduce a causa del difficile passaggio dell'economia, ma anche per effetto dei profondi mutamenti della nostra struttura sociale, che hanno affievolito la proverbiale capacità delle famiglie di produrre reddito e accumulare ricchezza», spiega l'analisi. Gli italiani reagiscono alla crisi anche con «difese strenue», dice ancora il rapporto: in due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o preziosi. MARIO MONTI E GIORGIO NAPOLITANO LA RICCHEZZA- Più in dettaglio, i dati rivelano che negli ultimi dieci anni la ricchezza finanziaria netta è passata da 26.000 a 15.600 euro a famiglia, con una riduzione del 40,5%. La quota di famiglie con una ricchezza netta superiore a 500.000 euro, si legge ancora nel rapporto, è praticamente raddoppiata, passando dal 6% al 12,5%, mentre la ricchezza del ceto medio (cioè le famiglie con un patrimonio, tra immobili e beni mobili, compreso tra 50.000 e 500.000 euro) è diminuita dal 66,4% al 48,3%. E c'è stato uno slittamento della ricchezza verso le componenti più anziane della popolazione. Se nel 1991 i nuclei con capofamiglia di età inferiore a 35 anni detenevano il 17,1% della ricchezza totale delle famiglie, nel 2010 la loro quota è scesa al 5,2%. FACCIA A FACCIA BERLUSCONI E ALFANO LE CASE - In termini di scambi sul mercato immobiliare «il 2012 potrebbe attestarsi su numeri persino inferiori a quelli del 1996 (nell'ordine delle 485mila transazioni)» avverte il rapporto. Negli ultimi 5 anni la caduta degli investimenti nelle costruzioni è del 25%, dato che tra 2008 e 2012 sale al 45% nel comparto residenziale. I mutui per l'acquisto di abitazioni sono diminuiti del 20% nel periodo 2008-2011 rispetto al quadriennio precedente, con «una ulteriore contrazione del 44%» nei primi sei mesi del 2012 rispetto al primo semestre 2011. Anche le compravendite risultano, a fine 2012, dimezzate rispetto a sei anni fa. EMERGENZA SOLDI POVERTA JPEG GIOVANI E LAVORO - «Nei primi sei mesi dell'anno il numero degli occupati ha registrato una flessione dello 0,3% e sono stati bruciati più di 240 mila posti di lavoro destinati ai giovani» si legge ancora nel Rapporto. La crisi «ha dato una netta accelerazione ad un processo di invecchiamento già in corso da tempo»: la quota di under 35 al lavoro scende al 26,4% nel 2011 dal 37,8% di dieci anni fa. MISURE DI EMERGENZA - Oltre a vendere oro, gli italiani cercano di affrontare la crisi anche con altre strategie. Negli ultimi due anni l'85% ha eliminato sprechi ed eccessi, il 73% va a caccia di offerte; il 62,8% ha ridotto gli spostamenti per risparmiare benzina, si vendono meno auto e c'è un boom delle biciclette: ne sono state vendute 3,5 milioni; 2,7 milioni di italiani coltivano ortaggi da consumare ogni giorno. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-piove-il-rapporto-annuale-censis-smantella-47795.htm