martedì 29 gennaio 2013
GLI ITALIANI IN CRISI RINUNCIANO ALLE POMPE - CROLLA SOTTO I COLPI DELLE TASSE IL CONSUMO DI BENZINA: -10,5% IN UN ANNO - LE ACCISE CI HANNO UCCISO E LO STATO CI PERDE PURE: RISCHIO “BUCO” DA 2,6 MILIARDI DI EURO - COLPA DELL’ “EFFETTO LAFFER”: A FRONTE DI UNA TASSAZIONE ECCESSIVAMENTE ELEVATA I CONSUMI VANNO A PICCO E TRASCINANO GIU’ LE ENTRATE FISCALI - ASSICURAZIONI, PEDAGGI E MULTE SI IMPENNANO…
Sandra Riccio per "La Stampa"
POMPE DI BENZINA JPEG
Il caro benzina riduce i consumi Le vendite calate del 10,5% in un anno
Troppe tasse Il prezzo per litro di benzina in Italia supera la media europea di 25,4 centesimi, di cui 23,1 centesimi sono dovuti a un maggior carico fiscale
I prezzi del carburante sono toppo alti per colpa delle accise e così lo Stato incassa molto meno dalla vendita di benzina e gasolio. Un boomerang che nel solo mese di dicembre è costato al Fisco quasi il 10% di entrate. Nei trenta giorni esaminati, il gettito relativo a questa particolare voce, è infatti rimasto indietro del 7,2%.
CARO BENZINA
Il calcolo dei soldi che mancano all'appello lo ha fatto il Centro Studi Promotor (Csp) che ha già lanciato l'allarme sull'intero 2013: di questo passo lo Stato rischia di veder sparire circa 2,6 miliardi di tasse. Basta che nei prossimi 12 mesi il trend prosegua sugli stessi livelli di dicembre. La colpa, sottolinea il Centro Studi, è del cosìddetto effetto Laffer, «cioè il calo del gettito a fronte di una tassazione eccessivamente elevata».
CARO BENZINA
Ma il portafogli degli automobilisti, si sa, è già parecchio bersagliato da balzelli vari e rincari continui. Solo nelle ultime settimane sono scattati aumenti in autostrada, aumenti delle multe e dell'Rc Auto. Già l'anno scorso molte famiglie avevano messo un freno alla spesa alla pompa. Dal bilancio dell'ultimo anno emerge infatti che i consumi di benzina e gasolio in Italia sono calati del 10,5%. Ma lasciare l'auto in garage non è bastato. Dai dati elaborati dal Csp risulta infatti che la spesa complessiva è salita a 67,4 miliardi con una crescita del 4,7% proprio per effetto delle tasse più alte.
CARO BENZINA
Dove sono andati questi soldi? L'Erario ha incassato 36,5 miliardi di euro (il 12,4% in più dell'anno prima) mentre i restanti 30,9 miliardi li ha intascati l'industria petrolifera e i distributori che però lamentano un calo di introiti del 3%. «Dunque l'Erario - sottolinea il Csp finora è stato l'unico soggetto a trarre vantaggio dall'attuale situazione dei consumi e dei prezzi di benzina e gasolio. Per ora, infatti, l'effetto Laffer ha interessato solo il mese di dicembre e non ha quindi compromesso il bilancio dell'annata per l'Erario, ma potrebbe comprometterlo seriamente nel 2013».
POMPE DI BENZINA
Il calo a dicembre delle entrate per lo Stato è «l'ennesima conferma di una nefasta gestione di tutto ciò che riguarda l'automotive adottata in particolare dall'ultimo Governo» rincara la dose Federauto, l'associazione che rappresenta i concessionari di autovetture. «Ai 2,6 miliardi che rischiano di mancare all'appello come conseguenza del calo del gettito dai carburanti, si aggiungono - precisa il presidente Filippo Pavan Bernacchi - i 3 miliardi di euro di mancati introiti per lo Stato nel 2012 (tra Iva e tasse varie) perché gli italiani non comprano più autoveicoli».
FISCO
Intanto il peso delle tasse si calcola al distributore. «Se consideriamo i dati al 1° dicembre per la benzina il prezzo italiano supera quello medio europeo di 25,4 centesimi. Questa differenza è dovuta per 23,1 centesimi a un maggior carico fiscale e per 2,3 centesimi a un maggior prezzo industriale. Per il gasolio il maggior prezzo alla pompa in Italia è di 26,3 centesimi, 24,4 centesimi di maggiori imposte, 1,9 centesimi di maggior prezzo industriale» spiega Promotor.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/gli-italiani-in-crisi-rinunciano-alle-pompe-crolla-sotto-i-colpi-delle-tasse-il-50091.htm
CASSE VUOTE, STIPENDI D’ORO - MENTRE SPOLPAVANO LE CASSE DI MPS A BOTTE DI ACQUISIZIONI FOLLI E DERIVATI, MUSSARI E I DIRIGENTI SI AUMENTAVANO COSTANTEMENTE I COMPENSI - UN ANNO FA, NEL PIENO DELLA CRISI DI LIQUIDITÀ, LA BANCA HA REGALATO AL DG VIGNI 4 MILIONI LORDI “PER AGEVOLARE LA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO” - AI CONSIGLIERI DA 100 A 400 MILA EURO L’ANNO PER PRESENZIARE E NON CONTROLLARE…
Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci per "il Giornale"
MUSSARI VIGNI
L'ex presidente Mussari si aumenta fino a 350mila euro lo stipendio che era già corposo di suo (400mila). Il numero due Vigni si è beccato 4 milioni di euro di buonuscita, come «adeguato riconoscimento per l'opera svolta di questi anni alla guida della Banca».
VIGNI MUSSARI
Eccoli i protagonisti del crac Mps. Partiamo da Vigni, direttore generale di Banca Monte dei Paschi dal 2006 fino al 12 gennaio 2012, quando il Cda della banca approva - come si legge nella Relazione sulla remunerazione 2012 - il suo licenziamento. Vigni, braccio destro del presidente Mussari in Mps, è l'autore principale dell'operazione Antonveneta, l'iceberg che apre una falla spaventosa nel Titanic senese.
Anche lui è indagato, come Mussari, dalla Procura di Siena. Quando il nuovo Cda si riunisce il dg non è ancora ufficialmente sotto indagine, ma dentro Rocca Salimbeni sanno tutto, e decidono il siluramento. Immediato ma addolcito, diciamo così, da un «incentivo» alle dimissioni, 4 milioni di euro tondi tondi, oltre allo stipendio annuale di 1,6 milioni di euro. «Nella riunione del 12 gennaio 2012 il Consiglio di amministrazione ha approvato la risoluzione del rapporto di lavoro, in via consensuale, con il dottor Antonio Vigni, dal 2006 direttore generale della Banca.
HPA12 VINCENZO LUISA DESARIO PIERLUIGI FABRIZI
La Banca ha corrisposto al dottor Vigni la somma lorda di 4 milioni di euro a titolo di incentivo per agevolare la risoluzione del rapporto di lavoro». Al danno si aggiunge la beffa quando i nuovi capi di Mps scrivono che così «si è mirato a coniugare la politica del contenimento dei costi con l'obiettivo di assicurare al dott. Vigni l'adeguato riconoscimento per l'opera svolta in questi anni alla guida della Banca».
Certo, c'è il contratto nazionale dei dirigenti che prevede un compenso per la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro, ma di fronte al disastro Mps-Antonveneta, con responsabilità precise, 4 milioni di euro come «incentivo» a non restare più nella banca, appaiono una beffa.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
La banca e la Fondazione, dal 2006 in poi soprattutto, vengono spolpate, e i loro amministratori continuano a incassare compensi d'oro. A cominciare dal presidente Mussari, che appena arrivato, nel 2006, si aumenta l'indennità di carica. Il suo predecessore, Pierluigi Fabrizi, presidente Mps nel 2005, percepiva 372mila euro come stipendio annuale, Mussari, pochi mesi dopo, ne prende 483.780. Ma non basta, perché solo qualche anno dopo, nel 2009, lo stipendio di Mussari è già lievitato a 716mila euro, come minimo.
ALBERTO MONACI
«In conformità a quanto previsto dallo Statuto - si legge in una relazione ufficiale - in data 25 Giugno 2009 l'Assemblea della Banca ha deliberato di riconoscere al Presidente Avv. Giuseppe Mussari un compenso annuo fisso lordo di 700.000,00, comprendente anche l'emolumento spettante come membro del Consiglio, cui si potrà aggiungersi un'ulteriore parte variabile fino ad un massimo di 150.000,00 eventualmente da attribuire su delibera del Cda». C'è da togliere però dai 70mila ai 100mila euro l'anno, ogni anno, dalla retribuzione dell'avvocato Mussari.
La cifra, cioè, che regolarmente, per dieci anni, il presidente Mps ha versato nelle casse del Pd di Siena (quasi 700mila euro regalati da Mussari al partito), pratica seguita da molti altri top manager e dirigenti della banca. La liquidazione quando è uscito per andare a presiedere l'Abi, nel 2012, quella sembra che la banca l'abbia risparmiata, perché non è prevista per la presidenza, anche se va aggiunto invece il compenso da presidente della Fondazione Mps, incarico precedente di Mussari e ben retribuito, attorno ai 250mila euro (le fondazioni non hanno obblighi di rendere noti i compensi...).
ALFREDO MONACI SIMONETTI ROBERTO
Stipendi d'oro anche per i consiglieri di amministrazione di Banca Mps. Stiamo all'ultimo bilancio, quello del 2012. Più di 400mila euro l'anno per il vicepresidente vicario Ernesto Rabizzi (che poi regalava 75mila euro l'anno al Pd senese, anche lui un simpatizzante...), un po' meno, 145mila euro, per il vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Casini e capo di un impero di costruzioni. Minimo 100mila euro per gli altri, con un exploit del consigliere Alfredo Monaci, fratello del presidente del consiglio regionale (Pd) Alberto Monaci.
Grazie agli svariati emolumenti nelle controllate del gruppo oltre che per la sedia nel cda, ad Alfredo Monaci è spettato un compenso annuo di 263mila euro. Ora l'ex consigliere ha rotto col Pd e corre con la Lista Monti, alla Camera. Più di 240mila euro anche per il professor Di Tanno, presidente del collegio dei sindaci di Mps, l'organo che doveva controllare che tutte le operazioni, negli anni caldi dell'acquisizione Antonveneta e di altre acrobazie finanziarie finite male, fossero corrette e trasparenti. Nella finanza, più ancora che in politica, chi sbaglia non paga. Ma viene pagato.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/casse-vuote-stipendi-doro-mentre-spolpavano-le-casse-di-mps-a-botte-di-acquisizioni-50095.htm
GRILLO ZOMPA SUL MONTE - IL COMICO CHIEDE LE DIMISSIONI DI BERSANI DA SEGRETARIO PD, E UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SU MPS: “FA IMPALLIDIRE PARMALAT E IL BANCO AMBROSIANO. CRAXI, IN CONFRONTO, RUBAVA CARAMELLE” - LA RISPOSTA SCEMA DI CULATELLO: “NON PRENDO LEZIONI DA AUTOCRATI DA STRAPAZZO. IO ALMENO HO UN PARTITO CHE POTREBBE CHIEDERE LE DIMISSIONI. A GRILLO CHI PUÒ CHIEDERLE?”…
COMMISSIONE D'INCHIESTA PER IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Dal blog www.beppegrillo.it
GRILLO MPS
Nel 1995 viene privatizzato il Monte dei Paschi di Siena, chi comanda è la Fondazione MPS (55%) attraverso i rappresentanti del Comune, presenti con membri quasi tutti di area pd, che dal dopoguerra governa la città (8 nominati dal Comune, 5 dalla Provincia, uno da Regione, Unisi e Diocesi).
GRILLO IN GIACCA ALL ASSEMBLEA DI MPS
La Fondazione vive solo di dividendi e le sue quote sono vendute nel tempo a vari personaggi come Caltagirone e Gnutti. Per remunerare gli azionisti MPS comincia a vendere le sue proprietà, tra cui le partecipazioni bancarie (San Paolo,Generali), intere banche come la Cassa di Risparmio di Prato e gli immobili (tenuta di Fontanafredda, palazzi Monte Mario a Roma) che remunerano i nuovi azionisti ma sono in realtà frutto del risparmio di secoli dei senesi. MPS viene spolpata.
La sinistra ha compiuto la sua missione di consegnare una banca pubblica che funzionava dal 1500 alla Borsa e alla speculazione. Il valore di MPS prima della privatizzazione era di circa 20miliardi di euro, oggi ne vale meno di 2 e ogni giorno il suo titolo diminuisce.
GRILLO ALLA ASSEMBLEA MPS
Oggi 10.000 dipendenti rischiano il posto di lavoro. La giunta comunale Ceccuzzi è caduta. La Fondazione non ha più la maggioranza delle azioni (ha dovuto venderle) e si prospetta la nazionalizzazione e il licenziamento di forse 10.000 persone.
Storia di un saccheggio
- Banco Santander compra Antonveneta per 6, 6 miliardi di euro
GRILLO ARRIVA AL MONTE DEI PASCHI
- Banco Santander si accorge di aver fatto un pessimo affare, scorpora Interbanca da Antonveneta, valutata 1,6 miliardi, e cerca un compratore, il valore della banca reale è di circa 3 miliardi
- Monte dei Paschi compra Antoveneta per 10,3 miliardi pochi mesi dopo
- MPS si accolla anche il passivo di Antoveneta per 7,9 miliardi
- MPS valeva all'epoca 9 miliardi e compra Antoveneta che ha metà dei suoi sportelli (1.000 contro 2.000) per una cifra, 10,3 miliardi, superiore allo stesso valore di MPS
- MPS non ha 10,3 miliardi, quindi si indebita, il titolo crolla
GRILLO ALL ASSEMBLEA DI MONTEPASCHI
- Per questa operazione il presidente di MPS Mussari (ex presidente anche della Fondazione MPS) viene premiato con la presidenza dell'ABI senza che nessun partito o organo di vigilanza si opponga
- La procura della Repubblica di Siena apre un'inchiesta sull'enorme minusvalenza dell'operazione Antonveneta. Pari circa a circa 14 miliardi di euro, 28.000 miliardi delle vecchie lire, una finanziaria, uno scandalo che rischia di far impallidire la Parmalat
PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI
- La Fondazione MPS, azionista di maggioranza di MPS, indica all'assemblea dei soci della banca la nomina di Alessandro Profumo alla carica di presidente. Profumo ex ad di Unicredit è rinviato a giudizio al tribunale di Milano con l'accusa di frode fiscale
- Profumo punta subito sulla riduzione del personale pari a 4.300 senza avviare una causa come MPS contro i responsabili del disastro
SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
- La Fondazione deve vendere parte della sua proprietà azionaria di MPS e passa dal 55% al 35%
- Per evitare il fallimento di MPS Monti eroga un prestito di 3,9 miliardi, cifra equivalente alla Imu sulla prima casa
- Grillo parla di "buco" di 14 miliardi all'assemblea degli azionisti del 25 gennaio 2013, il buco a cui si riferisce era la sottrazione di valore attraverso le operazioni legate ad Antonveneta
LOGO ANTONVENETA
- Lunedì 28 gennaio 2013 i pm che indagano sull'affare Antonveneta scoprono bonifici internazionali per 17 miliardi
- Subito dopo emergono somme rilevanti che sarebbero rientrate in Italia con lo Scudo Fiscale voluto dal Pdl e approvato grazie all'assenza in aula di molti deputati del pdmenoelle
CRAXI IN TRIBUNALE
Di fronte a questo colossale furto ai danni degli italiani, il cui conteggio finale non è forse ancora concluso, chiedo:
- la verifica dei patrimoni dei segretari del pd e di tutti i nominati nella fondazione MPS dal comune di Siena, della Provincia di Siena, della Regione Toscana dal 1995
- la pubblicazione dei nomi di tutti coloro che hanno goduto dello Scudo Fiscale con l'ammontare degli importi rientrati in Italia
- le dimissioni immediate di Bersani da segretario del pd
Il M5S chiederà l'istituzione di una commissione d'inchiesta su MPS al suo ingresso in Parlamento.
BERSANI GRILLO
MPS fa impallidire non solo Parmalat, ma anche il fallimento del Banco Ambrosiano, dietro a questo colossale saccheggio, come avvenne allora, ci può essere di tutto. Craxi, in confronto, rubava le caramelle ai bambini.
2 - BERSANI A GRILLO, NON PRENDO LEZIONI DA AUTOCRATI STRAPAZZO
(ANSA) - Il segretario del Pd Pierluigi Bersani rispedisce al mittente la richiesta di dimissione dal partito avanzata da Beppe Grillo. "Chi dice cose fuori dal segno ne risponde - ha detto Bersani -. Aggiungo che vorrei capire da che pulpito democratico Grillo parla di dimissioni, io ce l'avrei un partito che potrebbe chiedermele. A Grillo chi può chiederle? Ecco, allora lezioni non ne dia per favore che da quel lato non ne prendo, da autocrati da strapazzo non ne prendo".
DARIO FRANCESCHINI
3 - MPS: FRANCESCHINI,GRILLO TRA UN PO' NON SA PIU' COSA SPARARE
(ANSA) - "Faccio presente a Grillo che mancano trenta giorni al voto e se va così l'ultima settimana non sa più cosa sparare". E' la risposta di Dario Franceschini alla richiesta di dimissioni di Pierluigi Bersani avanzata dal leader del Movimento Cinque Stelle riguardo alla vicenda Montepaschi: "Grillo per sua natura le deve sparare molto grosse e quindi per fare notizia ogni giorno la spara più grossa del giorno prima", ha spiegato il capolista Pd alla Camera in Emilia-Romagna a margine di una visita all'Ima di Ozzano dell'Emilia.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/grillo-zompa-sul-monte-il-comico-chiede-le-dimissioni-di-bersani-da-segretario-pd-50107.htm
lunedì 28 gennaio 2013
MONTE DEI PACCHI - UN DIRIGENTE AVVERTI’ RIPETUTAMENTE IL DG VIGNI DEL PERICOLO “ALEXANDRIA” (“UN MOSTRO DORMIENTE CHE SI SAREBBE RISVEGLIATO PRESTO”): CACCIATO! – E SPIEGA AI PM DI SIENA COME FUNZIONA IL TRUCCO - SE LE OPERAZIONI IN DERIVATI PASSANO ATTRAVERSO UN BROKER, SI PUO’ FORMARE UNA “PROVVISTA” OCCULTA - SE IL TITOLO SALE LA BANCA CI GUADAGNA LO STESSO - SE SCENDE ASPETTA LA SCADENZA…
Paolo Mondani per il "Corriere della Sera"
SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
L'interposizione di un broker nelle operazioni in derivati di Mps potrebbe essere servita a nascondere provviste illecite. Come? Facciamo l'esempio di un titolo di Stato che vale nominalmente 100 milioni, ma sul mercato ha un prezzo inferiore. Il broker lo vende aggiungendoci un margine che sarà il suo profitto. Se successivamente i tassi di interesse si abbassano e il titolo sale la banca ha guadagnato.
MPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Se invece i tassi si alzano e il prezzo del titolo scende la banca può comunque decidere di tenerselo fino a scadenza quando sarà rimborsato a 100 e quindi in ogni caso presenterà un profitto rispetto al prezzo pagato. L'operazione è profittevole per tutti: il broker, la banca, che però incassa molto meno di quel che avrebbe potuto. Ma nessuno se ne accorge
È uno dei dirigenti che ha descritto Alexandria ai magistrati di Siena. Ore di deposizione raccolte ai primi di gennaio alla fine delle quali ha depositato molti atti tra cui lo schema-Alexandria. Ma a parte i documenti consegnati, i tanti che aveva nella sede del Monte sono misteriosamente spariti insieme ai suoi documenti personali.
MUSSARI VIGNI
I magistrati senesi gli hanno chiesto di fare l'autopsia alla finanza derivata made in Siena e lui ha dato persino prova di tutti i warning inviati ovunque ai vari livelli della banca.
Va premesso che il dirigente in questione è stato per anni alla guida di una Filiale Estera del Gruppo Montepaschi e chiede di rimanere anonimo solo perché teme ritorsioni che potrebbero compromettere il suo futuro lavorativo. Anche perché è stato tra i primi dirigenti ad essere licenziato dal nuovo management senza apparente spiegazione e ora è ancora senza lavoro.
PAOLO MONDANI
A chi lanciò il suo allarme? Snocciola i nomi: dal direttore generale Vigni all'Audit interno, dal capo dei crediti al risk management fino a tutti i capi dell'Area Estero. «Dissi a tutti che Alexandria era un mostro dormiente che si sarebbe risvegliato presto». Reazioni nessuna. Fu preso per visionario. Molti sapevano e arrivarono presto i guai e fu fatto rimpatriare con pochissimo preavviso, tanto che la Financial Services Authority, che regolamenta l'attività finanziaria, inviò una lettera a Rocca Salimbeni nella quale chiedeva perché venisse rimosso. «Ma risposte naturalmente non ne arrivarono».
GIANLUCA BALDASSARRI
Come è noto Alexandria venne pianificata dall'Area Finanza diretta da Gianluca Baldassarri che «riceveva ordini dai direttori generali che si sono avvicendati in quegli anni». Perché «nessuno può davvero pensare che fare tutti quei derivati e investire 25 miliardi di euro in Btp poteva essere una decisione assunta dal solo Baldassarri».
Il desk di Londra si occupava della gestione dei fondi di capitale della banca. E in troppe operazioni sono stati usati broker stranieri per intermediare titoli. «La via di utilizzare i broker piuttosto che quella di trattare direttamente con un'altra banca è sicuramente molto poco trasparente». Dietro le commissioni si intravedono ben altre operazioni.
Come funziona l'investimento su un titolo dove c'è un broker come intermediario? «Facciamo l'esempio di un titolo che vale nominalmente 100 milioni e il cui vero valore di mercato sia 97. In questa differenza si infila il diavolo». E il diavolo che fa?
LOGO DRESDNER BANK
«Diciamo che lo si può pagare 98,5, quindi più 1,5, lasciando questo 1,5 al broker intermediario. A questo punto possono capitare due cose: i tassi si abbassano e il titolo sale diciamo fino a 105. La banca ha guadagnato 6,5 milioni ed è contenta. Se invece i tassi si alzano e il prezzo del titolo scende a circa 95 la banca comunque decide di tenerselo fino a scadenza quando sarà rimborsato a 100 e quindi in ogni caso presenterà un profitto di 1,5 rispetto al prezzo pagato. Comunque vada ci guadagnano tutti: il broker, la banca, ma molto meno di quel che avrebbe potuto. Però tanto nessuno se ne accorge».
FIAT08 FRANZO GRANDE STEVENS LAP
Tra i broker usati per confezionare Alexandria si è parlato della coreana Coyro, di Lutifin, di Enigma services ma potrebbero non essere tutti. All'ex dirigente chiedo se sa che nel 2007 l'Area finanza di Baldassarri aveva investito decine di milioni di dollari su un prodotto strutturato chiamato Anthracite legato alla performance dei fondi della società londinese Tarchon di Alberto Marolda, fratello di Giovanni che con Raffaele Ricci erano i capi salesman della Dresdner Bank, gli uomini che con Baldassarri pianificarono Alexandria.
Annuisce. Chiedo ancora se sa che uno dei consiglieri indipendenti del nuovo consiglio d'amministrazione del Montepaschi è l'avvocato Michele Briamonte, allievo prediletto di Franzo Grande Stevens, consulente dello Ior e membro dell'advisory board del fondo Tarchon. Risposta secca: «Sembra che le cose facciano veramente fatica a cambiare».
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/monte-dei-pacchi-un-dirigente-avverti-ripetutamente-il-dg-vigni-del-pericolo-alexandria-un-49995.htm
BELLA NAPOLI VOLERÀ A WASHINGTON A PRENDERE GLI ORDINI DI FINE SETTENNATO: A CHI AFFIDARE IL PROSSIMO GOVERNO? - OBAMA CHE TIFA MONTI, NON SOPPORTA BERLUSCA NEMMENO IN FOTO MA ANCHE DI BERSANI NON SI FIDA - RE GIORGIO AVRÀ L’OCCASIONE ANCHE DI SOTTOPORRE ALLA CASA BIANCA UN ELENCO DI ‘PAPABILI’ PER LA SUCCESSIONE AL QUIRINALE - LA VISITA, PREVISTA DAL 13 AL 16 FEBBRAIO, ANTICIPA DI DIECI GIORNI IL VOTO…
Paolo Mastrolilli per "la Stampa"
Giorgio Napolitano farà un'ultima visita negli Stati Uniti come presidente della Repubblica italiana, a metà del prossimo mese, e tornerà ad incontrare Barack Obama alla Casa Bianca. I dettagli del viaggio non sono ancora definiti, ma le date saranno dal 13 al 16 febbraio. A quanto si apprende a Washington, è stato il presidente americano a chiedere al collega di vedersi un'ultima volta, prima della fine del suo mandato al Quirinale. Una proposta che si è concretizzata in uno scambio di lettere cominciato subito dopo la sua rielezione.
GIORGIO NAPOLITANO E OBAMA
A novembre scorso, infatti, Napolitano aveva inviato un messaggio personale di congratulazioni. Obama aveva risposto ringraziandolo, e gli aveva detto che avrebbe voluto vederlo ancora. Il problema era individuare la forma migliore e i tempi per l'appuntamento.
L'ipotesi di un viaggio in Italia del presidente americano non è stata giudicata opportuna, perché sarebbe avvenuto proprio nella fase finale della campagna elettorale, con il rischio di creare imbarazzi. Nello stesso tempo, però, Napolitano era bloccato a Roma dagli sviluppi politici interni, e dal fatto che a partire dal 15 aprile si comincerà a votare per la sua successione.
Le due cancellerie si sono messe al lavoro per trovare una soluzione praticabile, e sono arrivate alla conclusione che la strada più opportuna da seguire era quella di una visita a Washington del presidente italiano, da organizzare nella prima metà di febbraio. Così è stato scelto il periodo dal 13 al 16 del mese, e ora si sta completando il programma del viaggio.
OBAMA BERLUSCONI
Napolitano ha una lunga consuetudine con gli Stati Uniti, essendo stato il primo leader del Partito comunista a visitarli ufficialmente. Con Obama, poi, si è creato subito un rapporto speciale, consolidato nel corso degli anni durante i vari incontri avvenuti tra i due. Il capo della Casa Bianca venne ricevuto al Quirinale nel luglio del 2009, pochi mesi dopo il suo insediamento, durante la visita che fece in Italia per partecipare al G8 dell'Aquila. Già in quella occasione si stabilì un clima di cordialità e convergenza di vedute, confermato poi nel viaggio compiuto da Napolitano in America nel maggio del 2010.
Allora, mentre la crisi economica faceva sentire i suoi effetti negativi tanto sugli Stati Uniti, quanto sull'Europa, Obama fece un appello affinché il Vecchio continente conservasse la sua unità. Il capo del Quirinale rispose dando assicurazioni sulla determinazione a salvare la moneta unica, e a difendere il progetto politico che ha garantito oltre mezzo secolo di pace alla regione più colpita dalla violenza della Seconda Guerra Mondiale. Obama e Napolitano si sono poi rivisti nel maggio del 2011 a Varsavia, a margine del vertice dell'Europa centrale, confermando la simpatia reciproca e la condivisione dei punti di vista sul destino del continente.
MONTI E BERSANI A CERNOBBIO
Durante l'intervento in Libia, e nel periodo in cui la crisi economica ha aggredito in maniera particolare l'Italia, facendola apparire come l'anello debole che minacciava di incrinare l'euro, il presidente è diventato l'interlocutore della Casa Bianca, lavorando intensamente per favorire il ritorno alla stabilità.
La crisi non è ancora del tutto alle nostre spalle, ma oggi Roma è percepita nella comunità globale con valutazioni molto diverse da quelle della fine del 2011. Incontrando ancora Napolitano prima della fine del suo mandato per discutere le prospettive future dei due paesi, Obama intende dare il proprio riconoscimento e quello dell'amministrazione americana per la centralità del ruolo svolto dal collega del Quirinale in questi anni difficili, proprio per favorire la tenuta dell'Italia, dell'Europa, e di una comune visione della politica internazionale.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/bella-napoli-voler-a-washington-a-prendere-gli-ordini-di-fine-settennato-a-chi-50017.htm
L’ALTRA CAMPANA MPS - ALESSANDRO DAFFINA, CAPO DI ROTHSCHILD IN ITALIA, RACCONTA LA TRATTATIVA FRA BOTIN E MUSSARI - “MPS E BNP ERANO LE BANCHE PIÙ INTERESSATE ALL’ACQUISTO DI ANTONVENETA” - “BOTIN E MUSSARI GIÀ SI CONOSCEVANO. BOTIN PREFERÌ MPS A BNP PERCHÉ VOLEVA CHIUDERE LA TRATTATIVA. GLI SPAGNOLI DI SANTANDER FECERO CAPIRE DI NON VOLER VENDERE A MENO DI 9 MLD €, MA IN REALTÀ PUNTAVANO A 10 MLD”...
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"
Nel 2007 il Santander, fresco di scalata alla Abn Amro con Royal Bank of Scotland e Fortis, contatta la Rothschild perché trovi un compratore per le attività italiane ereditate dalla banca olandese: Antonveneta e Interbanca. Alessandro Daffina, 53 anni, è il capo di Rothschild in Italia. Fece da raccordo tra il presidente spagnolo Emilio Botin e Giuseppe Mussari.
ALESSANDRO DAFFINA
Come nacque l'intesa tra Mps e Santander?
«Ad agosto 2007 incontrai Botin a Barcellona con i miei colleghi spagnoli. Ci manifestò l'intenzione di dismettere la partecipazione in Antonveneta e chiese quali potessero essere i potenziali acquirenti».
Perché lo chiese a voi?
«Rothschild aveva rappresentato Abn Amro nella contesa con Bpi su Antonveneta. Era successo quasi due anni prima, ma avevamo una buona conoscenza della banca. È stato l'elemento fondamentale».
EMILIO BOTIN PRESIDENTE BANCO SANTANDER
Perché?
«Quando Santander decise di vendere non aveva il controllo, presidente e amministratore delegato erano di nomina olandese, e non poteva avere accesso alle informazioni, indispensabile per iniziare la procedura di vendita».
È Botin a chiedere di contattare Siena?
«Il processo fu interattivo, nel senso che noi proponemmo quattro banche e Botin due».
Ricorda chi erano?
«Furono interpellate Bnp Paribas, Credit Agricole, Unicredit, Ubi e Montepaschi. Credo anche Deutsche Bank».
EMILIO BOTIN
Chi scelse Mps?
«Con Botin facemmo un primo sondaggio, breve, raccogliendo risposte molto incoraggianti da Mps e Bnp. Credit Agricole chiese tempo».
Botin conosceva Mussari?
«Si erano conosciuti prima dell'operazione, credo in occasione di un Palio. Durante i negoziati si parlavano al telefono».
Ha mai avuto a che fare con intermediari nel corso delle trattative con Mps?
«No. Mps aveva degli advisor (Merrill Lynch e Mediobanca, ndr) ma non li ho incontrati».
MUSSARI
Con Ettore Gotti Tedeschi, il rappresentante del Santander in Italia?
«Parlavamo direttamente con Madrid».
Pressioni per vendere a Siena?
«Nel modo più assoluto, no».
Può fare chiarezza sulla cifra pagata?
«Sono circa 9 miliardi».
In più tranche e senza due diligence?
«Quando Santander decise di vendere non aveva ancora il pieno controllo di Antonveneta e non poteva consentire una due diligence a favore dell'acquirente. Nemmeno loro l'avevano fatta».
MERRILL LYNCH
E sul pagamento?
«Non faceva parte del nostro mandato, credo sia stato fatto in diverse tranche per consentire a Mps di reperire le risorse necessarie».
Tra le quali c'è il famoso Fresh 2008. Rothschild che ruolo ha avuto?
«Nessuno: eravamo gli advisor del Santander, non potevamo avere alcun ruolo».
MEDIOBANCA
Ha lavorato per Siena su altre operazioni, tipo equity, obbligazioni o derivati?
«Mai».
E con la Fondazione Montepaschi?
«Abbiamo iniziato nel 2011 assistendola nella rinegoziazione del debito e nel collocamento di quote di Mps a investitori privati».
Perché Bnp Paribas non rilanciò?
«Botin ci disse che preferiva dare l'esclusiva a Mps. Temeva che cercare un miglioramento avrebbe ritardato la chiusura dell'operazione».
MEDIOBANCA
Il prezzo di 9 miliardi fu proposto da Mps?
«Quando Botin e Mussari si misero d'accordo sull'operazione fu anche il giorno in cui per la prima volta il banchiere spagnolo ci disse che 9 miliardi era il prezzo minimo al quale avrebbe venduto. Credo puntasse a 10. Di certo aveva interesse a incassare una forte plusvalenza per dimostrare la bontà della scalata ad Abn. È anche vero che non poteva assegnare ad Antonveneta un valore inferiore ai 7,5 miliardi pagati da Abn Amro nell'Opa».
SEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Un prezzo enorme. Gonfiato?
«Rispetto al 2007 le valutazioni delle banche sono scese anche del 70-80%. Unicredit capitalizzava 70 miliardi e oggi ne vale 27, ma se togliessimo i 16 miliardi dei vari aumenti di capitale dovremmo confrontarli con 11. Questo vale per la stragrande maggioranza delle banche europee. Non si può dire che solo Antonveneta era cara, era un mondo totalmente diverso e confrontarlo con quello attuale non ha senso».
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/laltra-campana-mps-alessandro-daffina-capo-di-rothschild-in-italia-racconta-la-trattativa-fra-50015.htm
mercoledì 23 gennaio 2013
UN HARD-DISK FA TREMARE L’EUROPA - 2,9 GIGA CON I NOMI DI MIGLIAIA DI EVASORI FISCALI VIP NELLE MANI DELLA POLIZIA SPAGNOLA - E’ IL “DOSSIER FALCIANI”, DAL NOME DELL’INFORMATICO CHE HA PORTATO VIA I FILE DALLA SEDE DI GINEVRA DELL’HSBC - ALL’INTERNO CI SAREBBERO LE PROVE DI UNA EVASIONE FISCALE DA 100 MILIARDI DI EURO, CON 130MILA NOMINATIVI D’ORO - ANCHE CASI DI CORRUZIONE? LA VITA DI FALCIANI AD ALTISSIMO RISCHIO…
Alessandro Oppes per il "Fatto quotidiano"
I misteri contenuti in un hard disk da 2,9 giga sarebbero in grado di togliere il sonno a migliaia di imprenditori, politici, campioni sportivi, celebrità di vari paesi (Italia compresa), che disponevano di conti bancari presso la filiale dell'Hsbc di Ginevra. Solo una persona è in grado di decifrare le informazioni criptate contenute in quei file: è l'informatico italo-francese Hervé Falciani, che trafugò i documenti quando lavorava nella sede elvetica della banca britannica.
HERVE FALCIANI
Da quando, alla vigilia di Natale, Falciani ha lasciato il carcere madrileno di Valdemoro, dove era rinchiuso dal luglio scorso (l'avevano arrestato al suo arrivo a Barcellona), la sua collaborazione con le autorità spagnole sembra aver cominciato a dare frutti significativi. E non siamo che all'inizio.
L'ingegnere informatico 35enne, al quale già nel 2009 la Procura di Nizza aveva sequestrato i file contenenti i dati bancari di 130 mila evasori fiscali di tutta Europa (invano, un anno prima, spacciandosi per un tal Ruben al-Chidiak, Falciani aveva tentato di venderli al banco Audi di Beirut), da un mese vive sotto strettissima protezione in una località segreta alla periferia di Madrid. Secondo le indiscrezioni pubblicate negli ultimi giorni dalla stampa spagnola, in queste settimane ha cambiato domicilio già due volte.
FALCIANI LA TALPA
E la sua residenza è sempre sorvegliata, 24 ore su 24, da almeno 8 agenti. Ogni volta che mette il naso fuori di casa, dicono che indossi un giubbotto anti-proiettile, proprio come fece il giorno di dicembre in cui abbandonò il carcere di Valdemoro. Frequenti, praticamente quotidiane, le visite che riceve: Procura anti-corruzione, Agenzia tributaria, Unità centrale di delinquenza economica e fiscale della polizia.
FALCIANI
Vogliono sapere, chiedono che il pirata informatico li aiuti a vederci chiaro. Del resto, è questa la condizione che gli hanno posto per restituirgli la libertà, ignorando - almeno per il momento - la richiesta di estradizione presentata dal governo di Berna, che lo vorrebbe processare per spionaggio economico e rivelazione di segreto bancario.
JUAN CARLOS
Se è vero quello che sostiene il portale digitale Vozpopuli, che cita "fonti della polizia", la collaborazione di Falciani potrebbe consentire di mettere a segno il più clamoroso "colpo del secolo": dal misterioso hard disk emergerebbero fino a 100 miliardi di euro di capitali sottratti al fisco spagnolo e depositati nei conti svizzeri dell'Hsbc. Un'enormità, rispetto agli appena 3 miliardi svelati finora dai documenti trasmessi a Madrid dalla procura di Nizza.
INAKI URDANGARIN
Ma, oltre alla frode fiscale, i file conterrebbero le prove di numerosi casi di corruzione. Tra i nomi contenuti nella lista, ci sarebbero quelli dell'ex-tesoriere del Partito Popolare Luís Bárcenas e dell'ex-presidente della Confindustria spagnola Gerardo Díaz Ferran (attualmente in carcere).
Ma i sospetti - sollevati dal partito Izquierda Unida - si indirizzano anche verso la famiglia reale: dal genero di Juan Carlos, Iñaki Urdangarin (già sotto inchiesta per corruzione ), alla Infanta Cristina, e all'amica, o forse amante, del re, Corinna Zu Sayn-Wittgenstein. Vista l'enormità delle potenziali rivelazioni, la magistratura spagnola sembra determinata ad andare fino in fondo. Poco importa l'origine "illecita" della documentazione. Tutto il contrario di quanto avvenuto in Italia, dove diverse commissioni tributarie e sezioni penali di tribunali hanno ritenuto inutilizzabile la "lista Falciani" perché "sottratta in modo fraudolento".
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/un-hard-disk-fa-tremare-leuropa-29-giga-con-i-nomi-di-migliaia-di-49783.htm
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