mercoledì 6 febbraio 2013
OBAMA E PM DI TRANI UNITI NELLA LOTTA - DALLE INTERCETTAZIONI SUL CASO S&P SI CAPISCE CHE IL RATING È CREDIBILE COME UNA PROMESSA ELETTORALE DEL BANANA - L’AD PER L’ITALIA MARIA PIERDICCHI CON L’EX PRESIDENTE SHARMA: “NON ABBIAMO CAPACITÀ PER QUESTO TIPO DI RATING. SERVE PIÙ PERSONALE SENIOR” - IN UN'ALTRA CONVERSAZIONE LA DONNA APPRENDE DA UN ANONIMO CHE L’AGENZIA HA COMMESSO DEGLI “ERRORI” CHE POI HANNO COMPORTATO IL DOWNGRADING DEGLI STATI UNITI…
Antonio Massari e Valeria Pacelli per "Fattoquotidiano.it"
STANDARD AND POOR S
Declassarono l'Italia, ma quelli di Standard&Poor's erano davvero in grado di farlo? A leggere le conversazioni degli indagati, dopo la chiusura indagine della Procura di Trani che sostiene che l'agenzia mirava a destabilizzare l'Italia (manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata il reato contestati, ndr), pare proprio di no.
STANDARD
Maria Pierdicchi, ad per l'Italia dell'agenzia di rating, per esempio parlando con l'ex presidente Deven Sharma, (è il 3 agosto 2011 e la Guardia di Finanza sta eseguendo perquisizioni in alcune sedi), risponde al top manager che le chiede delle reazioni del personale: "Alcuni analisti non ritengono che noi avessimo le capacità per sostenere questo tipo di azioni di rating in Italia al momento ritengono che serva più personale senior che si occupi dell'Italia adesso..., vista la situazione molto delicata; e sinceramente è il secondo paese, anzi dopo Usa e Giappone, il terzo come dimensione e tutto...
MARIE PIERDICCHI JPEG
Bisogna accertarsi che abbiamo le persone giuste al posto giusto perché potrebbero essere chiamate dal pm, si potrebbero trovare davanti a degli aggressori e devono essere capaci di mantenere la loro decisione, giusto? Avviserò anche Jan ma avviare altre azioni di estrema importanza per me è inquietante, perché dobbiamo essere estremamente consapevoli delle conseguenze di una qualsiasi azione intrapresa, in termini di reazioni, media, politici, soluzioni ordinarie del Parlamento contro di noi, con voti di unanimità...".
Senza dimenticare che l'inchiesta della Procura di Trani "nonostante sia una piccola città del sud e tutto quanto" è andata in prima pagina creando delle "criticità". L'ad poi discute con Sharma della fragilità governo italiano, all'epoca era presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a causa dell'impennata degli spread e come l'ex ministro Giulio Tremonti fosse "sotto attacco per vicende personali".
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La Pierdicchi sa che l'Italia non è come la Grecia e l‘Irlanda ("è un vettore molto importante") e quindi comunica a Sharma la necessità che i rating successivi siano "completi di bozze, dati metodologie per evitare di essere attaccati dal punto di vista politico: "La Procura sostiene che alcune nostre analisi non siano state consistenti nei dati, abbiamo offerto delle informazioni incomplete". Già ad agosto però i due analisti discutono della possibilità che il Cavaliere salga al Quirinale, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e che per il nostro paese si prospetti un governo tecnico.
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L'ad, in un'altra conversazione con Rachel Sand, in cui si fa riferimento anche al presidente degli Stati Uniti Barack Obama ("non ha armi pronte" ovvero misure anti crisi), ironizza sul fatto che la Procura di Tran si sia rivolta all'Esma, l'organismo europeo che vigila sulle sicurezza dei mercati e che ha aperto proprio qualche giorno fa una indagine sulla trasparenza delle valutazioni delle agenzie. Viene citata anche la Consob bollando la situazione come assurda. "Il rating, tutti gli analisti si trovano a Londra - afferma Pierdicchi - qua in Italia la Standard&Poor's non ha analisti per il Sovreign (quindi il rischio, ndr) quindi è tutto fatto a Londra, l'Italia centra davvero poco con tutto questo". La Sand le risponde che "sosterrà che le accuse sono infondate" e l'altra le dice: "Gli analisti sono indipendenti".
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In un'altra conversazione, è il 6 agosto 2011, l'ad italiana parla con un anonimo dell'agenzia di rating che parla di "errori" nel downgrading degli Usa. "Se c'è un errore è perché la tesoreria ci ha dato un numero sbagliato" dice l'uomo e la manager: "Oh mio dio, quindi stavamo reclamando dicendo che fossero ci sono degli errori..." e l'altro "Sì". "Quindi avete cambiato il comunicato stampa?" chiede la donna e l'anonimo: "Non lo abbiamo modificato".
PROCURA TRANI
L'ad sorpresa quindi afferma ancora: "Quindi non ci sono errori" e l'anonimo: "Si, ma il numero la stampa britannica lo ha riportato, lo riportano nel senso: la Casa bianca sostiene che la S&P's sta commettendo errori. Però lo stanno facendo dando l'impressione di una difesa a livello politico. La stampa non crede alla versione degli errori". Nei giorni scorsi tra gli atti depositati era emersa una email in cui uno dei dirigenti scriveva che i report erano pieni di falsità.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/obama-e-pm-di-trani-uniti-nella-lotta-dalle-intercettazioni-sul-caso-sp-si-50492.htm
TE L’AVEVO DETTO: L’EURO CI AMMAZZERA’ - PROFEZIA DI ALESINA DEL ’97: L’UNIONE AUMENTERA’ I CONFLITTI TRA GLI STATI E NON PORTERA’ NESSUN BENEFICIO - L’EUROMANIA DELLA SINISTRA FA A PUGNI CON LA DIFESA DELLE REGOLE DEL MERCATO DEL LAVORO - GLI SCAMBI COMMERCIALI NON C’ENTRANO CON LA MONETA UNICA - L'EURO-ENTUSIASMO ITALIANO E' DESCRITTO, ANCHE IN AMBIENTI GOVERNATIVI, COME UN MODO PER DIFENDERCI DA NOI STESSI, CIOE' UN MODO PER TRASFERIRE POTERE POLITICO A BRUXELLES E FRANCOFORTE E TOGLIERLO A ROMA…
Alberto Alesina per il Corriere della Sera - 15 dicembre 1997
ALBERTO ALESINA
Tutti gli opinion polls rivelano che gli italiani sono i piu' entusiasti sostenitori dell'Unione monetaria europea. Dopo la crisi del settembre 1992 quando la lira e la sterlina uscirono dal Sistema monetario europeo, le prospettive della moneta unica erano cosi' incerte che nessuno, al di fuori dei ben retribuiti eurocrati di Bruxelles, se ne interesso' piu' molto. Da qualche mese a questa parte, invece, la discussione ha preso una svolta ben diversa: dato che la moneta unica si farà senz'altro, si dice, il problema e' di non restar fuori, e quindi si deve raggiungere il 3 per cento del rapporto deficit / Pil, e non il 3,5 %. (Come se questa differenza avesse alcun significato economico o persino contabile).
ALBERTO ALESINA
In questa orgia di numeri su migliaia di miliardi volanti da un capitolo all'altro del bilancio e da una Finanziaria all'altra e discussioni sulla terza cifra decimale del rapporto deficit / Pil, si e' persa l'occasione di una pacata discussione sui costi dell'Unione monetaria, al di la' di una vaga retorica europeista. Secondo i sostenitori dell'Unione monetaria, questi sono i suoi principali vantaggi:
BRUXELLES
1) L'Unione monetaria e' necessaria per mantenere un mercato comune europeo. Non e' vero. Cio' che crea un mercato comune e' l'assenza di barriere doganali esplicite o nascoste, la libera circolazione di beni, servizi e capitali, l'assenza di regolamentazioni pubbliche intrusive (comprese quelle originanti a Bruxelles) e la flessibilita' del mercato del lavoro.
In un sistema di libero commercio internazionale il "mercato" di ogni Paese e' il resto del mondo. Nel 1946 c'erano 74 Paesi nel mondo, oggi ce ne sono 192: piu' della meta' di questi ha una popolazione inferiore ai 6 milioni di abitanti. Nello stesso mezzo secolo il volume del commercio internazionale e' esploso, ed oggi, con 192 Paesi indipendenti si parla di economia globale come mai prima d'ora. Molti dei Paesi che sono cresciuti piu' in fretta negli ultimi tre decenni sono molto piccoli, come ad esempio Singapore.
NATO BRUXELLES
2) I cambi flessibili creano rischi per gli operatori ed ostacolano il commercio internazionale. Non esiste alcuna evidenza che la flessibilita' dei tassi di cambio riduca la crescita del commercio internazionale. Dal 1953 al 1973 nel periodo dei cambi fissi di Bretton Woods il volume del commercio internazionale e' cresciuto a tassi pari a circa la meta' degli stessi tassi di crescita del ventennio seguente, cioe' in un periodo di cambi molto piu' flessibili.
PRODI E CIAMPI
Il rischio di cambio si puo' facilmente ridurre o eliminare con operazioni di hedging. Le cifre su quanto un turista perde cambiando monete europee ai botteghini degli aeroporti, costi spesso menzionati dagli europeisti piu' entusiasti, non hanno alcun significato macroeconomico. In ogni caso, la mancanza di flessibilita' dei tassi di cambio ha anche dei costi: elimina un canale di stabilizzazione a shock razionali. Il Financial Times continua a ripetere che il Regno Unito fa bene a rimanere fuori dall'unione monetaria (per qualche anno almeno) perche' quel Paese ha un ciclo sfasato rispetto al resto dell'Europa.
PRODI DALEMA VELTRONI CIAMPI VISCO FESTEGGIANO L'INGRESSO NELL'EURO
Ma cicli sfasati rimarranno anche dopo l'Unione monetaria e non solo per il Regno Unito. Se un Paese nell'Unione monetaria subisce uno choc di domanda negativo, qualcosa deve essere mobile e flessibile: o i salari monetari, o la forza lavoro o i tassi di cambio. Dato che i salari monetari sono rigidi al ribasso, la mobilita' del lavoro in Europa e' bassissima, l'Unione monetaria che fissa i tassi di cambio rende l'aggiustamento agli choc molto difficile e rendera' la disoccupazione ancora piu' permanente. Certo una soluzione sarebbe rendere il mercato del lavoro meno rigido, ma la sinistra europea (compresa quella italiana oggi cosi' favorevole all'Unione monetaria) si e' sempre opposta a qualunque politica di flessibilita' del mercato del lavoro.
Negli Stati Uniti, una Unione monetaria di dimensioni simili all'Europa, choc regionali asimmetrici sono corretti da una forte mobilita' geografica della forza lavoro e dalla flessibilita' dei salari reali e nominali. In piu', il sistema fiscale provvede notevoli sistemi compensativi: per ogni dollaro di riduzione del reddito disponibile in uno stato americano, tra i 30 e 40 centesimi sono recuperati da compensazioni fiscali. Sarebbero disposti, diciamo, i cittadini danesi a compensare in questa misura, uno choc che colpisce, per esempio, l'Italia del Sud? Molto probabilmente no, quindi neanche il sistema fiscale europeo correggerebbe questi choc asimmetrici.
EURO CONTANTI
3) L'Unione monetaria ha facilitato la riduzione dell'inflazione e dei deficit pubblici. Negli anni Novanta l'inflazione e' scesa in tutto il mondo, con o senza Unione monetaria. Non e' affatto chiaro che l'inflazione sia scesa piu' rapidamente nei Paesi aderenti al Sistema monetario europeo che negli altri Paesi Ocse.
Dopo i grandi deficit della fine anni Settanta e primi Ottanta, numerosi aggiustamenti fiscali sono avvenuti dentro e fuori l'Unione monetaria. E' vero che il deficit italiano sarebbe piu' alto senza la spada di Damocle della regola del 3 % . E allora? Sostenere che uno dei principali benefici della piu' importante riforma del sistema monetario internazionale dopo Bretton Woods e' che l'Italia avra' un deficit del 3 % del Pil invece che del 5 % del Pil nel 1998 fa sorridere, soprattutto al di la' delle Alpi. Un nuovo sistema di cambio che dovrebbe durare per decenni va giudicato per i suoi meriti intrinseci e globali.
CRISI EURO
4) L'Unione monetaria e' solo un passo verso la vera meta che e' una forma di unione politica. Questo e' forse l'argomento piu' convincente, se si pensa che l'Unione politica riduca il pericolo di conflitti intraeuropei, che, storicamente, sono stati catastrofici. La realta' pero' e' l'opposto.
Con ogni probabilita' i contrasti tra Paesi europei aumenteranno al crescere della tendenza a coordinare politiche monetarie, fiscali, di welfare eccetera. Costringere Paesi con culture e tradizioni diverse ad uniformare politiche di vario genere, soprattutto quando la necessita' economica del coordinamento e' alquanto dubbia, e' un'operazione inutile e potenzialmente molto pericolosa.
SQUALI GRECI INTORNO ALL EURO JPEG
Infatti l'animosita' tra Paesi europei non e' stata mai cosi' alta in tempi recenti come negli ultimi mesi, all'avvicinarsi dell'Unione monetaria. Lo stesso conflitto franco - tedesco sulla nomina del primo governatore della Banca Centrale Europea e' un sintomo chiaro.
EURO VIGNETTA
Delle due l'una: o questo conflitto rivela forti differenze di filosofia sulla politica monetaria, oppure rivela forti tendenze nazionalistiche, soprattutto da parte della Francia che non ha ancora capito di non essere piu' una grande potenza. In entrambi i casi, questo conflitto non rivela niente di buono sulla futura politica monetaria comune.
Infine, per cio' che concerne l'Italia, l'entusiasmo per partecipare all'Unione e' descritto, anche in ambienti governativi, come un modo per difenderci da noi stessi, cioe' un modo per trasferire potere politico a Bruxelles e Francoforte e toglierlo a Roma. Probabilmente questo e' un ottimo motivo per aderire all'Unione, ma, diciamocelo: che tristezza. (Eccetto per gli eurocrati).
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/te-lavevo-detto-leuro-ci-ammazzera-profezia-di-alesina-del-97-lunione-aumentera-i-50493.htm
FINISCE IN CARCERE IL NOSTRO IDOLO: ACHILLEAS KALLAKIS, IL RE DEL BLUFF CHE HA RAGGIRATO VARIE BANCHE DI LONDRA INTASCANDO OLTRE 900 MLN € - UN EX AGENTE DI VIAGGIO, INCALLITO E ABILE GIOCATORE DI POKER MILLANTAVA DI ESSERE UN GRANDE MAGNATE, O UN AMBASCIATORE, RIUSCENDO A FARSI CONCEDERE DEI PRESTITI MILIONARI - POI DICI IL CONTROLLO DELLE BANCHE...
Fabio Cavalera per "La Lettura - Corriere della Sera"
IACHILLEAS KALLAKIS MAGES
Giovedì di due settimane fa. Davanti ai giudici della corte di Southwark, la riva Sud del Tamigi londinese, un signore ben vestito, ma sovrappeso e con una bella pelata in testa, si sta giocando le ultime carte per scampare alla prospettiva di soggiornare per un po' di anni nelle dure carceri di Sua Maestà: una caduta rovinosa per uno come lui, abituato ai lussi delle case a Mayfair e Kensington, ai viaggi con i jet e gli yacht della flotta che ha messo in piedi, alle limousine e agli amati tavoli da poker di tutto il mondo.
«No, non date retta a quello che è stato scritto su di me e a quello che l'accusa qui vi ha raccontato. Sono un vero businessman, faccio affari alla luce del sole, non imbroglio nessuno». Tono gentile, magari sotto-sotto compiaciuto e comunque per nulla imbarazzato dalle «chiacchiere» sul suo conto, quelle che lo bollano come il più grande truffatore della storia del Regno Unito.
Achilleas Kallakis, origine greca, si è guadagnato un soprannome che è un programma: il «Don». Forse perché circolava a Londra, a Parigi o negli States, con schiere di guardaspalle. O forse perché adorava la bella vita e distribuiva ai camerieri o ai croupier di Las Vegas e Montecarlo, le mete adorate, mance che sono uno stipendio per un comune mortale. Il «Don» era un vero «Don». Persino le banche erano in coda nel cuore di Westminster, davanti agli uffici delle società-schermo che aveva fondato, per aprirgli linee di credito, da fantascienza, negate a qualsiasi altro cliente.
IACHILLEAS KALLAKIS MAGES
In cinque anni, dal 2003 al 2008, ingannandole nel più semplice dei modi, il «Don» ha intascato 750 milioni di sterline (oltre 900 milioni di euro). Faceva credere di essere uno degli imprenditori più facoltosi del pianeta, faceva credere di essere l'ambasciatore della Repubblica di San Marino nel Qatar, faceva credere di essere membro del board di comando della National Portrait Gallery di Londra e «patrono» del National Ballet, faceva credere mille altre cose. E l'ha sempre passata liscia.
Ingaggiava persino «attori» per dimostrare che lui disponeva di un esercito di autisti, che aveva le Bentley simbolo di potere e ricchezza, che aveva la scorta. E, invece, era un ex agente di viaggio a Croydon (sobborgo londinese) con il vizio del poker, questo sì che era vero. Frequentava i tornei internazionali, appariva in televisione, appassionatissimo: quando gli andava male, tirava fuori le mazzette e pagava per cambiare posto, questione di scaramanzia.
ACHILLEAS KALLAKIS
Furbo. Intelligente. Grande e ineguagliabile trasformista. A suo modo testardo e coraggioso. Ma davvero maldestri quegli istituti di credito della City che gli sono andati dietro, che lo hanno inseguito, coccolato e finanziato. La Allied Irish Bank e la Bank of Scotland del gruppo Lloyds, che gli hanno consentito - foraggiandolo - di acquistare 16 palazzi a Londra: in St. James Square o in Berkley Square a Mayfair, a Ennismore Gardens a Knightsbridge, due passi da Harrods, persino in Buckingham Road, la sede del «Daily Telegraph», gloriosa bandiera del giornalismo inglese di stampo moderato.
E la Barclays che gli ha dato i soldi per comperare due case in Brompton Square e una trentina di milioni di sterline per il Lady K, un ex traghetto trasformato in yacht a cinque stelle. O GeCapital che gli ha prestato prima 44 milioni di dollari per un jet, poi altri 8,4 per un elicottero. Sulla base di che cosa?
ACHILLEAS KALLAKIS
Il «Don» fabbricava documenti di garanzia falsi, i padroni della City ci cascavano. E lui, senza una sterlina in tasca, manovrava il tesoro a suo uso e consumo attraverso una fitta rete di società offshore alle British Virgin Islands; così non pagava manco le tasse: immobili, barche, aerei, gioielli e tavolo verde dove non era niente male visto che nel giro di pochi mesi era riuscito a raggranellare 500 mila sterline, guadagnate col sudore delle puntate. Un maestro.
Bastava dare uno sguardo attento agli archivi, bastava ripercorrere le cronache di qualche anno addietro, bastava informarsi per capire con che razza di individuo i giganti della City trattavano. Pensavano di avere davanti un tycoon di prima grandezza e avevano davanti il campione del bluff. Il numero uno, occorre riconoscerlo, del raggiro e dello «scherzetto». Che sbadate però le incrollabili istituzioni della finanza che dai loro fortini del Miglio Quadrato o di Canary Wharf muovono capitali in ogni angolo del pianeta. Non erano neppure riuscite a inquadrare il piccolo gioco di prestigio grazie al quale il «Don» le ha letteralmente prese per il naso: una modesta e banale «a» al posto di una «o». Fregate. Elementare. Che ci vuole?
ACHILLEAS KALLAKIS GES
Niente meno che diciotto anni fa Achilleas Kallakis ne aveva già combinate di ogni genere ma dall'altra parte dell'Oceano, sempre truffe: all'epoca si dedicava ai titoli nobiliari, li vendeva garantendo la possibilità di diventare barone o baronessa. Il bello è che qualcuno gli ha aveva pure creduto. Alla fine però scivolò e nel 1995, assieme al suo socio di sempre Alex Williams, gli fu presentato il conto, la condanna a qualche mese. Cosa che non lo indispettì più di tanto, semmai lo costrinse, una volta saldato il debito con la giustizia, a cambiare cognome. Non chissà quale storpiatura: una «a» al posto della «o». E Achilleas Kallakis diventò Achilleas Kollokis. Non più piazzista di titoli nobiliari ma qualcosa di più importante, di più solido, di più concreto. Affari stellari.
Per cinque anni, dal 2003 al 2008, il Kollokis-Kallakis con l'amico Alex che gli procurava le false lettere di garanzia in modo da circuire le banche e che lo aiutava a cercare le comparse di autisti e «sorveglianti», le auto di rappresentanza e quanto di necessario per camuffarlo, ha bidonato i colossi del credito intascando l'equivalente di 900 milioni di euro in prestiti, mutui e fidi. Poi sul più bello il castello è crollato. Un funzionario della Allied Irish Bank ha ficcato il naso dove non avrebbe dovuto o dove nessuno avrebbe immaginato. Il «Don» si era presentato per ottenere un altro finanziamento.
ACHILLEAS KALLAKIS
«Mi copre una importante società di Hong Kong». Aveva pure dato il nome di un cinese, fantomatico dirigente della Sun Hung Kai Properties, società conosciuta e stimata nel mondo del business immobiliare internazionale. Solo che quel signore non esisteva. «Chi è costui?». E così il domino è partito. Un tassello alla volta, Kollokis è ritornato a essere il Kallakis dei titoli nobiliari. Il re delle truffe.
Ed eccoci, allora, al giovedì di due settimane fa. «No, non credete a quello che scrivono di me». Giura l'imputato. Peccato per il «Don» che la corte non si lascia imbambolare e non ci casca: sette anni di carcere. Da scontare senza perdere tempo. E patrimonio confiscato. Con una dura reprimenda per le banche assetate di bonus che erano cadute nella trappola più stupida: quella maledetta «o» al posto della «a». Da Mayfair alla cella.
C'è da scommettere: il quarantaquattrenne Achilleas incanterà anche i detenuti suoi compagni di prigione raccontando (altra frottola) che lui aveva ricevuto niente meno che dalla Churchill Enterprise Foundation il premio per l'eccellenza nell'imprenditoria. Non c'è dubbio, l'eccellenza nel bluff per beffare e sbancare l'avida City.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/finisce-in-carcere-il-nostro-idolo-achilleas-kallakis-il-re-del-bluff-che-ha-50516.htm
sabato 2 febbraio 2013
NEMMENO A SAIPEM TORNANO I CONTI - IL NAUFRAGIO IN BORSA NON È STATO CAUSATO SOLO DAGLI UTILI IMPROVVISAMENTE DIMEZZATI NEL 2013 (A 450 MILIONI) - QUATTRO NODI DIFFICILI DA SCIOGLIERE: INDAGINI SU MAZZETTE IN ALGERIA, BUFERA POLITICA IN NIGERIA, BLOCCO DEL GASDOTTO “NORD STREAM” E FORNITORI LOCALI AGGUERRITI IN BRASILE - AGGIUNGI LE PREVISIONI SBALLATE DI GOLDMAN SACHS SULLA CRESCITA DEL SETTORE E IL DEBITO SCHIZZA…
Luca Pagni per "la Repubblica"
SAIPEM ESPLORAZIONE
In Algeria è una questione di tangenti, mentre in Brasile i problemi sono causati dai fornitori locali. La riforma della legge petrolifera ha paralizzato l'attività in Nigeria, il rinvio del secondo gasdotto del Nord Stream ha provocato una mancata commessa ormai data per certa nel Baltico.
La tempesta perfetta che si è abbattuta su Saipem copre alla perfezione l'atlante geografico del business petrolifero. Non c'è regione al mondo in cui sono stati scoperti giacimenti di idrocarburi negli ultimi dieci anni in cui la controllata del gruppo Eni non è presente. E ben pochi di questi, al momento, procedono senza intoppi.
SAIPEM
Come ha cercato di spiegare al mercato l'altro giorno il neo amministratore
delegato di Saipem Umberto Vergine, si sono verificate tutta una serie di circostanze nell'arco degli ultimi mesi che hanno costretto i manager a rivedere le stime degli utili: meno 6 per cento a 900 milioni quest'anno e meno 50 per cento nel corso del 2013 a 450 milioni di euro.
In pratica, come si sono affrettati a scrivere tutti gli analisti finanziari che coprono il settore "oil", i conti presentati fino all'altro ieri dalla società erano come minimo sovrastimati. Con una previsione di incassi da commesse che, alla prova dei fatti, non erano ancora state assegnate o erano bloccate da contenziosi locali.
SAIPEM ALGERIA
Una realtà dei fatti fino a ieri negata da Saipem, come si può leggere nella relazione che accompagna la terza trimestrale della società diffusa a ottobre. Ma va anche detto che l'intera comunità finanziaria non si era accorta di quanto stava accadendo a Saipem, visto che solo dopo l'allarme sugli utili tutti gli analisti si sono precipitati a modificare il loro giudizio, consigliando ai propri clienti di vendere il titolo.
Ma quali i problemi di Saipem? In Algeria è un problema di corruzione. L'inchiesta della magistratura locale ha decapitato i vertici di Sonatrach, la società di Stato che garantisce oltre un terzo del fabbisogno di gas italiano. Indagine che ha coinvolto anche dirigenti di Saipem, accusati di aver pagato mazzette per avere le commesse su due nuovi gasdotti, di cui uno per l'Italia. Secondo la stampa di Algeri si tratterebbe di un regolamento di conti politico, ma il risultato è stato quello di bloccare i cantieri.
UMBERTO VERGINE JPEG
Anche in Nigeria il problema è politico. Si sta discutendo la nuova legge petrolifera che potrebbe cambiare il periodo delle concessioni e le percentuali che i big devono corrispondere al governo di Nairobi. Nell'attesa, l'attività di nuove esplorazioni è ferma. Problema simile in Venezuela, dove l'incertezza riguarda la successione al presidente Chavez.
In Mozambico, il governo locale ha imposto che alcune opere infrastrutturali vengano realizzate localmente per generare l'indotto. Ma sono in corso alcune revisioni dei costi della commessa che potrebbero rivelarsi più onerose del previsto. E lo stesso sta accadendo in Brasile dove, tra l'altro, Saipem ha vinto l'appalto pur accontentandosi di margini più bassi ed entrare nel nuovo business delle esplorazioni off shore ad alte profondità.
GOLDMAN SACHS
C'è poi il caso del South Stream, il gasdotto che porterà il metano dalla Russia alla Germania sul fondo del Baltico. Il primo ramo, realizzato proprio da Saipem, è appena entrato in esercizio. Mentre per la costruzione del secondo bisognerà attendere che riparta la domanda da parte dell'Europa.
Tutto questo porterà a una redditività inferiore che ha come conseguenza il dimezzamento degli utili per il 2005. Anche perché, nel frattempo, Saipem deve far fronte all'aumento del debito: gli investimenti non si possono fermare (sono circa un miliardo all'anno) e i mancati incassi hanno portato la posizione finanziaria netta a superare i 4,4 miliardi a fine 2012, con un aumento di 1,4 miliardi rispetto a un anno prima.
L'ad Vergine ha comunicato al mercato che la situazione dei conti migliorerà nel 2014. Ma perché questo avvenga occorre che il prezzo del petrolio non scenda sotto i 90 dollari, affinché le big oil company continuino a investire nelle attività di esplorazione. Tuttavia gli ultimi segnali dal mercato non sono certo positivi, visto che l'anno scorso il settore ha investito in R&S oltre 100 miliardi di dollari, ma molto meno dei 250 miliardi delle previsioni di inizio 2012 fatte dalla banda d'affari Goldman Sachs. E anche questo spiega il calo dei titoli di tutti i principali rivali di Saipem, da Technip a Petrofac, negli ultimi mesi.
PERCHÉ NESSUNO RICORDA CHE L'EXECUTION DELL'ACQUISTO DI ANTONVENETA VOLUTO DA MUSSARI FU FATTA DAL DIRETTORE FINANZIARIO E VICEDIR. GEN. MARCO MORELLI? - 2. PERCHÉ NESSUNO RICORDA CHE SUBITO DOPO L'ACQUISTO A MORELLI TOCCÒ L'IMPLEMENTAZIONE DELL'AUMENTO DI CAPITALE E DEL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE? - 3. PERCHÉ NESSUNO RICORDA CHE MORELLI PROVENIVA DA QUELLA BANCA AMERICANA JP MORGAN CHASE, CHE CURÒ POI L'EMISSIONE DEL FATIDICO E FAMIGERATO DERIVATO “FRESH”? - 4. PERCHÉ, IL ‘’CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI "NASCONDE" A PAGINA 45 LA LETTERA DEGLI AVVOCATI DELL'"UOMO NERO" GIANLUCA BALDASSARRI (CHE CURIOSAMENTE MUSSARI E VIGNI NON HANNO MAI NOMINATO DIRETTORE FINANZIARIO DI MPS) DALLE QUALE SCOPRIAMO CHE SULL'AFFARE LUTIFIN-DRESDNER BANK, È STATO PROSCIOLTO A FINE 2011? -
LETTERA A DAGOSPIA
Caro Dago, sull'affare Mps permangono i punti oscuri.
1. Perché nessuno ricorda che l'execution dell'acquisto di Antonveneta voluto da Giuseppe Mussari fu fatta dal direttore finanziario Marco Morelli, che mantenne anche la carica di vicedirettore generale?
2. Perché nessuno ricorda che subito dopo l'acquisto per concretizzare l'operazione vi fu una riunione tra il dg Antonio Vigni e i tre vicedg (Morelli, Nicolino Romito e Giuseppe Menzi) con la ripartizione dei compiti e a Morelli toccò l'implementazione dell'aumento di capitale e del rafforzamento patrimoniale?
3. Perché nessuno ricorda che Morelli proveniva da quella banca americana Jp Morgan Chase, che curò poi l'emissione del fatidico Fresh?
4. Perché nessuno ricorda che Morelli aveva costituito anche una società mista col berlusconiano professor Roberto Poli (oggi consigliere Fininvest e Mondadori) e che dopo Mps finì in Intesa Sanpaolo e da pochi mesi guida in Italia BofA Merrill Lynch dove è subentrato a Luigi Gubitosi finito in Rai?
5. Perché, infine, il Corriere di oggi "nasconde" a pag. 45 la lettera degli avvocati dell'"uomo nero" Baldassarri (che curiosamente Mussari e Vigni non hanno mai nominato direttore finanziario di Mps) dalle quale scopriamo che sull'affare Lutifin è stato prosciolto a fine 2011?
Con simpatia.
Andrea
SEDE MPS
2 - MPS E GIANLUCA BALDASSARRI
dal "Corriere della Sera"
In nome e per conto del dott. Gianluca Baldassarri, chiediamo la rettifica delle notizie pubblicate dal Corriere («Le mazzetta e la banda del 5% sulle operazioni spericolate», Corriere del 30 gennaio) che lo vedono coinvolto riguardo alle indagini sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena . In un contesto di comprensibile clamore mediatico e straordinaria attenzione rispetto ad indagini che spiegano un effetto dirompente sulla Banca e sulle istituzioni, al dottor Baldassarri, ex Direttore Area Finanza Mps, vengono falsamente imputate condotte illecite allo scopo di rappresentarlo ai lettori in modo fuorviante e distorto. In particolare, viene affermato che egli apparterrebbe alla cd. «banda del 5%»
GIUSEPPE MUSSARI
poiché avrebbe abitualmente percepito indebite commissioni sulle operazioni da lui dirette, secondo quanto riferito alla Procura di Milano da Antonio Rizzo, funzionario di Dresdner Bank, per quanto appreso da Michele Cortese, altro funzionario della stessa banca. Le notizie riportate, in un contesto così delicato, sono fuorvianti e mistificatorie poiché lasciano intendere di essere fondate su accertamenti giudiziari e omettono che la magistratura milanese ha già vagliato le dichiarazioni di Rizzo nell'ambito del procedimento cd. Lutifin e le ha ritenute insuscettibili di fondare alcuna accusa nei confronti del nostro cliente, per il quale è stata chiesta e disposta l'archiviazione in data 1 agosto 2011. Il dott. Baldassarri attende serenamente lo svolgimento delle altre indagini in corso, all'esito delle quali verrà comprovata la correttezza del suo operato e la estraneità rispetto a condotte illecite.
Avv.ti Fabio Roscioli e Eleonora d'Avack
ROBERTO POLI
3 - RISPOSTA DI FABRIZIO MASSARO
Noi abbiamo pubblicato un'informativa della Guardia di finanza contenuta in atti giudiziari inviati dalla procura di Milano a quella di Siena. E non abbiamo mai scritto che Baldassarri a Milano è indagato. E i legali stessi confermano invece che il loro cliente è sotto indagine.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/1-perch-nessuno-ricorda-che-l-execution-dell-acquisto-di-antonveneta-voluto-da-mussari-50279.htm
TRANI A GO-GO - LA PROCURA PUGLIESE METTE SOTTO INDAGINE PER USURA E TRUFFA 5 BANCHE (MPS, BNL, UNICREDIT, INTESA E CREDEM) E DECINE DI PERSONE: OBBLIGAVANO IMPRENDITORI DELLA ZONA A SOTTOSCRIVERE DERIVATI SPAZZATURA - I PM PUNTANO SOPRATTUTTO SULLE FALLE NELLA VIGILANZA DI BANCA D’ITALIA E CONSOB, E A BREVE INCONTRERANNO I MAGISTRATI DI SIENA PER COORDINARSI…
Da "Corriere.it"
DERIVATI
Alcune decine di persone sono indagate, a vario titolo, per usura e truffa dalla Procura di Trani nelle indagini, avviate nei mesi scorsi, sui derivati emessi da cinque banche italiane: Mps, Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Si allunga così la lista delle banche finite sotto la lente di ingrandimento della procura di Trani. L'indagine sarebbe finora a carico di funzionari e dirigenti bancari che hanno proposto e fatto firmare ad imprenditori ed investitori del nord barese, territori su cui ha competenza ad indagare la magistratura tranese, titoli spazzatura che avrebbero prodotto ingenti perdite ai sottoscrittori.
IL PM DI TRANI MICHELE RUGGIERO
Nell'ambito di questa indagine i pm inquirenti, Michele Ruggero e Antonio Savasta, hanno in corso accertamenti per risalire agli ispettori di Consob e Bankitalia che avevano il compito di controllare la genuinità dei derivati offerti dalle banche ai risparmiatori.
LE INCHIESTE - Dopo Siena e Roma arriva quindi anche in Puglia l'inchiesta sui derivati e la procura di Trani sta concentrando l'attenzione sull'operato della Vigilanza di Banca d'Italia. Le indagini in corso mirano proprio ad identificare gli ispettori dei due organismi di controllo (Consob e Bankitalia) nei confronti dei quali potrebbe essere ipotizzato il reato di omesso controllo. Nel mirino degli investigatori l'attività di controllo di palazzo Koch, che avrebbe omesso di sanzionare le condotte» di Mps e Banco di Napoli «in danno della clientela» per l'emissione di contratti «interest rate swap».
MARIO DRAGHI ANNAMARIA TARANTOLA
Già lo scorso mese, a seguito di indagini delegate dalla Procura presso il Tribunale di Trani nei confronti del Banco di Napoli spa (gruppo Intesa san Paolo) e della banca Monte dei Paschi di Siena, si è proceduto al sequestro preventivo di contratti «interest rate swaps» per un valore di oltre 220 milioni di euro e la somma complessiva di circa 10 milioni di euro, di cui 4 milioni di euro equivalenti all'ingiusto profitto sinora percepito dagli istituti di credito e circa sei milioni di euro relativi ai prevedibili futuri flussi derivanti dai contratti in itinere.
TORRE UNICREDIT
IL SEQUESTRO - Intanto, la Guardia di Finanza di Molfetta ha eseguito, presso la filiale di Corato, in provincia di Bari, il sequestro preventivo di 358.157,83 euro, a seguito della denuncia sporta dal titolare di un'impresa, che si era vista addebitare la somma complessiva di circa 415 mila euro causati dalle perdite subite dopo la sottoscrizione di un contratto derivato del tipo su un valore nazionale di circa 4,5mln euro proposto dalla banca a copertura di un finanziamento richiesto dalla società, in realtà mai concesso.
LOGO INTESA SAN PAOLO
Oltre agli addebiti, la società ha subito anche la segnalazione a sofferenza della somma di euro 415.000,00 alla centrale rischi della banca d'italia, provocando, in questo modo, l'odierna difficoltà nell'accesso al credito da parte dell'impresa.
IL VERTICE - I magistrati di Trani e di Siena che stanno indagando sui derivati si incontreranno nelle prossime settimane per fare un punto sulle rispettive inchieste. Durante l'incontro sarà esaminata la competenza territoriale ad indagare sui presunti omessi controlli, denunciati dall'Adusbef, di Consob e Bankitalia sui derivati emessi da Mps.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/trani-a-go-go-la-procura-pugliese-mette-sotto-indagine-per-usura-e-truffa-50297.htm
mps ,derivati, pd
Alla fiera dell'emmepiesse, per molti soldi, un derivato mio padre comprò
E venne Mussari, che si mangiò il derivato, che al mercato mio padre comprò
All'emmepiesse, per altri soldi, delle azioni mio padre comprò
E venne l'ABI, che nominò Mussari presidente
Chi si mangiò il derivato?
Chi si mangiò le azioni
che al mercato mio padre comprò?
Alla fiera dell'emmepiesse, per molti soldi, un derivato
e delle azioni mio padre comprò
E venne la Banca, quella d'Italia,
che guardò i conti,
che lesse le carte,
che non vide Antonveneta,
che picchiò i revisori,
che minacciò la Consob,
che era cecata,
e non trovò più il derivato che al mercato mio padre comprò.
E venne allora la Fondazione di emmepiesse
che comprò l'Antonveneta,
che pagò 10 miliardi,
che ne spese altri 7,
che si tenne pure i debiti,
con la Banca d'Italia,
con la Consob,
con il pdmenoelle,
con i revisori,
che erano cecati,
e mio padre che chiuse il conto,
perse le azioni, si scordò il derivato
e il Colle all'improvvisò tuonò
Alla fiera dell'emmepiesse, per molti soldi, un derivato mio padre comprò
E arrivò Gargamella,
che l'Abi, e la Consob, e i revisori, e la Banca, quella d'Italia,
con le gengive tutti interi sbranò.
Alla fiera dell'emmepiesse, per molti soldi, un derivato mio padre comprò...
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