martedì 30 novembre 2010

Gli Stati Uniti, una demoplutocrazia

Il regime fascista italiano polemizzò con i paesi democratici, dicendo che essi erano in realtà dominati dai proprietari della ricchezza (plutos in greco). Il populismo mussoliniano banalizzava la ben più profonda teoria marxista sul potere politico del capitalismo mondiale. Il principale bersaglio della polemica erano gli Stati UNiti, che, fin da allora, si consideravano i paladini della democrazia. Ma già all'inizio del secolo scorso, negli USA cresceva la consapevolezza che "piccoli gruppi di persone controllano tutta la ricchezza e gli affari della nazione". Nonostante queste parole, il presidente Woodrow Wilson permise ai bancari americani di violare la neutralità degli USA durante la prima fase della "grande guerra", consentendo loro di finanziare massicciamente gli alleati europei e alcuni storici americani attribuirono "ai banchieri di Wall Street e al tornaconto degli Stati Uniti la prima causa della dichiarazione di guerra".
Alla fine della seconda guerra mondiale, anche questa finanziata abbondantemente dagli USA, il presidente Eisenhower era consapevole che la politica americana era potentemente condizionata dai detentori del potere economico e, conseguentemente, ammonì il successore J.F. Kennedy di guardarsi dal Complesso Militare Industriale, che aveva acquisito un'enorme capacità di influenzare la politica USA. Ciò nonostante, già Kennedy e poi tutti gli altri presidenti, sino a Bush, hanno subito l'influenza di questo complesso potere e quello di altri settori industriali importanti.
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 21 gennaio 2010 ha abolito i limiti ai finanziamenti elettorali da parte delle grandi aziende, sancendo così la natura demoplutocratica del sistema politico americano.Secondo il New York Times, la sentenza "colpisce al cuore la democrazia" e "permetterà alle aziende di usare la loro immensa ricchezza per condizionare i risultati delle elezioni e per costringere gli eletti ad obbedire ai loro ordini". Secondo il repubblicano Benjamin Giusberg, la sentenza della Corte Suprema "Darà un'ulteriore spinta alla tendenza già in atto: i gruppi d'interesse decideranno tutto. In futuro le lobby assumeranno le funzioni che un tempo erano dei partiti". Praticamente, secondo Lawrence M. Noble, ex avvocato generale della Commissione Federale delle Elezioni, succederà che "Da allora in poi un parlamentare americano potrà sentirsi dire da un lobbista: 'Abbiamo un milione di dollari da spendere per o contro di te: scegli'."
Lo stesso presidente Obama ha accusato la corte di aver dato "il via libera all'ingresso in politica dei poteri forti". Eppure, anche Obama aveva accettato l'appoggio di un potere forte, Wall Street, per essere eletto presidente degli Stati Uniti e in cambio aveva nominato Timothy Geithner ministro del Tesoro e Lawren Summer direttore del National Economic Council, entrambi favorevoli a Wall Street. La politica economica del governo Obama si è subito preoccupata di salvare le banche , ma queste "non si sono liberate dei titoli tossici e continuano ad adoperare i derivati che innescarono il crollo di Lehman Brother". Adesso Obama cerca di limitare i poteri delle banche e di Wall Street, ma non riesce ad avere il pieno appoggio da parte del suo stesso partito e accade lo stesso per la tanto promessa riforma sanitaria. Secondo Manuel Castells, professore dell'University of Southern California, "Per questo si deve parlare di sistema. Non solo sistema d'istituzioni e di interessi che si intrecciano perchè tutto sia sotto controllo, indipendentemente da chi è al governo. E quando sorge dal nulla un leader che i cittadini portano in trionfo alla presidenza, si mettono in moto meccanismi che frenano la sua capacità di agire e mettono i bastoni fra le ruote al cambiamento".
Obama aveva trovato anche un supporto religioso alla propria volontà di cambiamento con l'intervento del pastore evangelico Jim Wallis che gli aveva consentito "di raccogliere consensi e voti fra gli evangelici, tradizionale serbatoio conservatore. "Ma nemmeno la religione può opporsi alla volontà dei "poteri forti" e Obama comincia a registrare un calo dei consensi e anche una prima sconfitta elettorale con la perdita del seggio senatoriale del Massachusetts.
Mentre si predica un cambiamento "nell'etica personale dei singoli eletti", le aziende sono sempre più controllate da investitori istituzionali che puntano al profitto: "Il business americano è tutto incentrato sulla massimizzazione del valore per i soci".






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OBAMA? SEGUITE I SOLDI

Una delle regole più note del giornalismo anglosassone è ‘follow the money’, cioè segui i soldi se vuoi capire come realmente funzionano le cose. Nel caso dell’elezione a presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, è istruttivo applicare quella regola... purtroppo. Il Democratico ha raccolto un gran totale di 640 milioni di dollari per la sua corsa alla Casa Bianca, di cui una larghissima parte dai cosiddetti contributi individuali. Certamente in essi vi è una gran massa di donazioni di singole persone comuni, attivisti, gruppi di volontari, che è innegabile siano stati determinanti per il successo del loro beniamino. Ma non ci è dato sapere quale percentuale di quei fondi proveniva invece da settori un po’ meno ‘puliti’. Ricordo anche, è doveroso, che l'afroamericano ha rifiutato del tutto i contributi federali alla sua campagna elettorale. Quest’ultima nota è di sicuro molto edificante, ma se si dà un’occhiata ad altri dettagli, ahimè, il quadro cambia. Si scoprono cose che preoccupano, e che confermano quello che ho scritto in “Obama? Gioire con prudenza, molta”.

Un primo sguardo ai dati pubblicati dalla Federal Election Commission americana fa risaltare la presenza dei ‘falchi’ della finanza di Wall Street fra i maggiori gruppi che hanno versato nelle casse del neo presidente, gli stessi che hanno giocato a biglie col futuro economico dell’intero pianeta, fino al collasso di questi giorni: Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley fra gli altri. Nel paragone fra i due contendenti alla Casa Bianca, Obama batte McCain per 2.938.556 dollari a 2.185.869 ricevuti delle banche commerciali. Quando poi si considerano gli speculatori più selvaggi della finanza americana, e cioè gli Hedge Funds, il presidente nero batte lo sconfitto bianco con un margine notevole: 2.637.578 dollari a 1.561.865. Questo forse spiega uno dei dettagli meno edificanti del passato politico di Obama: il suo voto al Congresso a favore del pacchetto di salvataggio sborsato direttamente dai contribuenti americani nelle tasche di Wall Street poche settimane fa, che non solo costerà sudore e pene a milioni di cittadini per anni a venire, ma che non risolve neppure uno dei problemi strutturali della finanza impazzita di quel Paese.

Proseguiamo. Da notare, fra le righe, quei 34.454 dollari che Barack Obama ha intascato dall’industria del tabacco. Non proprio morale per chi si presenta come ‘pulito’, per motivi persino troppo ovvi per essere citati. Ma una bruttissima sorpresa arriva quando si incontrano le voci relative ai colossi farmaceutici: Obama si è preso 1.662.280 dollari da questi giganti della speculazione sulla salute, contro i miseri 579.013 di McCain. La cosa è grave, poiché gli interessi di Big Pharma sono direttamente collegati al mantenimento del sistema Sanitario privatizzato americano, causa di ineguaglianze sociali orrende. Inoltre, visto ciò che le multinazionali del farmaco stanno facendo nel Terzo Mondo, dove negano ancora farmaci salvavita o sconti sui brevetti a tanti popoli disperati, di nuovo si fatica a trovare una moralità in questo aspetto di Obama. Si comincia qui a sbirciare qualcosa della realtà dietro i suoi proclami retorici.

Alla voce Comunicazioni ed Elettronica si rimane di sasso. Il Democratico straccia McCain con una somma ben cinque volte superiore, 21.600.186 dollari contro 4.308.349. La cosa grave in questo caso sta nella comprensione di chi in realtà milita in quella categoria: alcune fra le più micidiali industrie di Guerre Stellari americane, di spionaggio e di intercettazioni. Forse è per questo che Obama votò al Congresso la famigerata legge FISA, quella cioè che permette lo spionaggio di immigrati o di americani considerati ‘alieni’, politicamente scomodi, e che fu aspramente contestata da tutti i maggiori gruppi per i Diritti Civili. Inoltre, alla voce più specifica sui finanziatori della campagna elettorale provenienti dall’industria bellica, di nuovo Obama batte il Repubblicano, con 870.165 dollari contro 647.313.

Un altro settore di finanziamenti che preoccupa, è quello del comparto salute e assicurazioni. Ho già detto e scritto che la riforma sanitaria ipotizzata dal neo presidente lascia in sostanza le cose come stanno, con solo ritocchi cosmetici. Tradotto, significa che le grandi compagnie di assicurazione rimarranno gli arbitri della salute degli americani, in particolare dei 44 milioni di essi che oggi non hanno alcuna assistenza. I cittadini di quel Paese invocano in maggioranza e disperatamente un sistema sanitario pubblico, gratuito e finanziato dalle tasse, cosa riportata con chiarezza dai sondaggi ma non dalla stampa americana né dalla nostra. Obama ha ricevuto un gran totale di 49.408.792 dollari dal comparto salute e assicurazioni, McCain 33.286.626. Non sono spiccioli, e soprattutto non vengono donati a fondo perduto. Mi state capendo?

Per concludere, si arriva al tema dell’influenza sui candidati da parte delle lobby e delle professioni che contano. Barack Obama si è sforzato di rassicurare l’America che lui era il candidato degli interessi della persona media, della famiglia media, ma anche dei poveri, degli svantaggiati. Ok, senza perdere altro tempo ecco le cifre. Gli influenti lobbisti americani e gli studi legali (che negli USA hanno un potere enorme) hanno dato al giovane candidato vittorioso il triplo di quanto hanno dato a McCain: 37.122.161 dollari per il primo e solo 10.765.423 per il secondo. Questi non sono idealisti con lo sguardo perso nelle nuvole, sono personaggi, anzi, rapaci che ci vedono benissimo… Perché hanno premiato Obama?

Ripeto. Gioire, con prudenza. Moltissima.

fonte: Federal Election Commission USA

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=53

Wall Street ha riempito Obama di soldi

La campagna elettorale più costosa della storia si avvia all’epilogo. Tirate le somme dopo l’Election Day del 4 novembre, secondo le stime il conto finale per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, di 35 senatori e di tutti i 435 deputati della Camera sarà di 5,3 miliardi di dollari, di cui 2,4 miliardi solo per la corsa alla Casa Bianca. [...]

Il totale della raccolta di fondi per le due campagne – presidenziale e per il rinnovo del Congresso – è stato stimato dagli esperti del Center for Responsive Politics (CRP). Una cifra enorme, se si pensa che è superiore al Pil di molti paesi del mondo. Nello stesso tempo, però, va messa in proporzione con la marea di soldi che si spostano in America anche in un’ epoca di crisi come quella attuale. Lo scorso San Valentino, per esempio, gli americani hanno speso assai più di 5,3 miliardi di dollari in rose e regali. E la Coca-Cola spende ogni anno in pubblicità 2,6 miliardi di dollari, più di quanto è costata la corsa alla Casa Bianca.

In ogni caso, si tratta di “una campagna destinata a passare alla storia da questo punto di vista”, come spiega Sheila Krumholz, direttrice del CRP. “Ci siamo meravigliati per anni – aggiunge – per il costo delle elezioni, specie quelle presidenziali, ma questa è la prima a superare i 5 miliardi”. Nel 2004, l’insieme delle campagne per Casa Bianca e Congresso fu finanziato con una raccolta di 4,2 miliardi di dollari. Stavolta solo i due candidati presidenti, Barack Obama e John McCain, hanno raccolto insieme un miliardo di dollari.

Obama si è rivelato una vera macchina da soldi, capace di trascinare i democratici anche nella raccolta finanziaria per le campagne elettorali di aspiranti senatori e deputati. Dai primi mesi del 2007, quando ha cominciato la propria corsa, fino alla metà d’ottobre, Obama ha raccolto oltre 630 milioni di dollari (ai quali si aggiungono quelli che sta rastrellando negli ultimi giorni, non ancora comunicati). Il senatore democratico è stato il primo candidato presidente dagli anni ‘70 – quando sono entrate in vigore le nuove leggi sul finanziamento della politica – a rinunciare ai fondi pubblici per gli ultimi due mesi di campagna, preferendo continuare a contare sulla propria rete di raccolta basata sul web e sulla mobilitazione di grandi finanziatori.

McCain, invece, ha raccolto in tutto 358 milioni di dollari, inclusi gli 84 milioni ricevuti dal governo federale per gli ultimi due mesi. Un punto di forza della campagna di Obama, piu’ volte lodato dai suoi collaboratori, è l’aver mobilitato milioni di persone che hanno fatto piccole donazioni. Ma il senatore democratico non avrebbe mai raggiunto le proprie cifre record senza i grandi finanziatori e l’analisi dei suoi bilanci lo rivela.

Obama per legge deve comunicare l’identità di ogni sostenitore che abbia versato più di 200 dollari e dai dati emerge che a spostarsi verso il democratico sono stati anche i colossi di Wall Street che un tempo erano finanziatori privilegiati dei repubblicani. Goldman Sachs, per esempio, è risultata la più generosa con Obama: 740.000 dollari, contro i 220.000 per McCain, provenienti non dalla società in quanto tale, ma da donazioni dei singoli manager del colosso finanziario o da gruppi privati di azione politica (i cosiddetti PAC) interni. Ha aiutato, da questo punto di vista, il fatto che il principale consigliere economico di Obama, Robert Rubin, sia ex presidente di Goldman Sachs, oltre che attuale dirigente al vertice di Citigroup.

Se da Goldman Sachs sono partiti circa 5 milioni di dollari destinati a politici in corsa per la Casa Bianca o il Congresso, Citigroup si è piazzata al secondo posto tra i finanziatori della politica con 4,2 milioni, seguita da JP Morgan Chase. E anche qui, come in casa di Morgan Stanley e della defunta Lehman Brothers, Obama ha battuto di gran lunga McCain.

Posted in: Taccuino.
Tagged: obama · Wall Street


http://marcobardazzi.com/blog8/2008/10/30/wall-street-ha-riempito-obama-di-soldi/

barack obama presidente degli stati uniti

Barack Hussein Obama II (pron. IPA: /bəˈrɑːk hʊˈseɪn oʊˈbɑːmə/; Honolulu, 4 agosto 1961) è un politico statunitense, 44º e attuale Presidente degli Stati Uniti.

Primo afroamericano a ricoprire la carica, Obama è stato senatore junior per lo Stato dell'Illinois dal gennaio 2005 al novembre 2008, quando si è dimesso dopo la sua elezione alla presidenza.

Si è laureato alla Columbia University e alla Harvard Law School, dove è stato il primo afroamericano presidente della Harvard Law Review. Organizzatore e attivista politico nella sua comunità di Chicago prima di ottenere la laurea in giurisprudenza, ha lavorato come avvocato nella difesa dei diritti civili e ha insegnato diritto costituzionale alla Law School dell'Università di Chicago dal 1992 al 2004.

Obama è stato eletto al Senato dell'Illinois per tre mandati, dal 1997 al 2004. Dopo la mancata elezione alla Camera dei Rappresentanti nel 2000, si è presentato candidato al Senato federale nel 2004. La sua vittoria alle primarie democratiche nazionali del marzo 2004 (su un folto gruppo di contendenti) ha accresciuto la sua visibilità, e il suo discorso introduttivo (keynote address) alla successiva convention democratica di luglio lo ha reso una delle figure emergenti del Partito Democratico. È stato quindi eletto senatore degli Stati Uniti nel novembre 2004, con il più ampio margine nella storia dell'Illinois.

Il 10 febbraio 2007 ha annunciato ufficialmente la propria candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.[2] Dopo un duro testa a testa ha battuto l'ex first lady e senatrice dello stato di New York Hillary Clinton (favorita della vigilia) alle elezioni primarie del Partito Democratico. Il 3 giugno 2008 Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination democratica, divenendo così, il primo candidato afroamericano a correre per la Casa Bianca, per uno dei due maggiori partiti.

Ha ottenuto l'investitura ufficiale durante la convention del partito che si è tenuta a Denver tra il 25 e il 28 agosto 2008.

Ha vinto le elezioni presidenziali del 4 novembre 2008, superando il senatore repubblicano dell'Arizona John McCain, e si è insediato ufficialmente alla presidenza il 20 gennaio 2009.

Il settimanale statunitense TIME lo ha eletto Persona dell'anno 2008.[3] La sua foto ufficiale è stata scattata per la prima volta con una fotocamera digitale ed è stata rilasciata sotto una licenza Creative Commons.[4]

È stato insignito del Premio Nobel per la Pace 2009 «per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli».[5]

Indice [nascondi]
1 Primi anni
2 L'impegno politico
3 Senatore dell'Illinois
4 Elezione al Senato federale
5 L'attività a Washington
5.1 Attività legislativa
5.1.1 109ª legislatura
5.1.2 110ª legislatura
5.2 Visite ufficiali
6 Candidatura alla presidenza degli Stati Uniti
6.1 Voci su una possibile candidatura
6.2 La sfida per la nomination democratica
7 La presidenza
7.1 La composizione dell'amministrazione Obama
8 Premio Nobel
9 Famiglia e religione
10 Critiche
11 Opere
12 Risultati elettorali
13 Media
14 Filmografia
15 Note
16 Bibliografia
17 Voci correlate
18 Altri progetti
19 Collegamenti esterni


Primi anni [modifica]
Barack Obama nasce il 4 agosto 1961 al Kapi'olani Medical Center for Women & Children di Honolulu, nelle Hawaii, da Stanley Ann Dunham (1942 – 1995), un'americana di Wichita (Kansas) di discendenza prevalentemente inglese, e da Barack Obama Sr. (1936 – 1982), un keniota di etnia Luo originario di Nyang'oma Kogelo, nella Provincia di Nyanza. Al momento della nascita di Obama entrambi i genitori erano giovani studenti universitari.[6] Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all'Università Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya,[7] dove morì in un incidente stradale nel Novembre 1982:[8] rivide il figlio solo in un'occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro (1936 – 1987), un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Soetoro proveniva dall'Indonesia, si laureò in geografia nel 1962. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giacarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giacarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a 10 anni.[9]

A dieci anni, nel 1971, Obama ritornò a Honolulu per ricevere un'istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, Stanley Dunham (1918 – 1992) e Madelyn Payne Dunham (1922 – 2008), poi dalla madre. Si iscrisse alla scuola privata più importante e prestigiosa dell'isola, la Punahou High School, dove si diplomò con ottimi voti nel 1979.[10][11] La madre di Obama morì di cancro nel Novembre 1995, pochi mesi dopo la pubblicazione dell'autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father.[12]

Nel suo libro Dreams from My Father, pubblicato in Italia da Nutrimenti con il titolo I sogni di mio padre, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca. Incontrerà il padre una volta sola, a dieci anni, durante le vacanze natalizie del 1971. La conoscenza del padre nero assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: "Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte — me ne ricordo a malapena."[13] Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multirazziale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuana e cocaina durante la sua adolescenza per "spingere le domande su chi ero fuori dalla mia testa."[14] Al forum civile per la candidatura presidenziale nel 2008, Obama identifica il suo uso di droghe come "il suo più grosso fallimento morale" Hornick, Ed (August 17, 2008).[15][16] Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d'anni all'Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali.[17][18] Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte del The Economist Group), una società che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti.[19] Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side.[18][20]

Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review.[21] Nel 1989, durante uno stage estivo presso lo studio legale specializzato in diritto societario Sidley Austin di Chicago conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991. Il 3 ottobre 1992 sposò Michelle Robinson nella Trinity United Church of Christ di Chicago.

Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi come avvocato associato lavorò per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la facoltà di legge dell'Università di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.[20]

L'impegno politico [modifica]
L'allora senatore Obama incontra il Premio Nobel per la Pace Wangari MaathaiL'impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un'aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Personaggio abbastanza conosciuto a Chicago, dove lavorando in uno studio legale si era occupato di diritti civili, nel 1993 favorì l'elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.[senza fonte]

Senatore dell'Illinois [modifica]
Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell'Illinois dal 13º distretto nel quartiere Hyde Park, nella parte meridionale di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato.[22] Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un'assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell'AIDS e programmi di assistenza.[23]

Nel 2000 si candidò alle elezioni primarie del Partito Democratico che avrebbero dovuto scegliere il rappresentante congressuale per l'Illinois, ma fu sconfitto in maniera abbastanza netta da Bobby Rush. Rush, già membro delle Pantere Nere e un attivista nella comunità, affermò che Obama non "aveva vissuto nel primo distretto congressuale abbastanza per sapere realmente cosa stava succedendo."[24] Rush vince le primarie con il 61% dei voti, contro il 30% di Obama.[25] Dopo la sconfitta, Obama si concentrò sul Senato statale, creando una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti di criminali punibili con la pena di morte[10] e favorendo una legge che richiede alle assicurazioni di coprire le mammografie di routine.[26][27] Nel 2002 si candidò alla stessa carica senza rivali.[28]

Analizzando la carriera di Obama nel Senato dell'Illinois, un articolo del Washington Post, pubblicato nel febbraio del 2007, ha notato la sua abilità nel lavorare con efficacia sia con i democratici che con i repubblicani, e la capacità di costruire coalizioni bipartisan.[29] Nella sua campagna elettorale seguente, per il Senato federale, Obama ha ottenuto l'appoggio del Fraternal Order of Police, il più grande sindacato di polizia statunitense. Gli agenti hanno lodato il suo "duraturo appoggio ad un controllo sulle armi da fuoco e la sua volontà di raggiungere compromessi", nonostante alcune leggi su cui il sindacato di polizia si era opposto.[30]

Elezione al Senato federale [modifica]
Nel 2004 si tennero le elezioni in Illinois per decidere il nuovo senatore che avrebbe rappresentato lo stato al congresso degli Stati Uniti; il senatore in carica era il repubblicano Peter Fitzgerald, il quale però aveva già annunciato di non volersi ricandidare. Obama presentò la sua candidatura alle primarie democratiche. Nei primi sondaggi Obama inseguiva il ricchissimo uomo d'affari Blair Hull e il supervisore statale Dan Hynes. Le possibilità per Hull precipitarono, però, dopo le accuse di violenza domestica.[31]

La candidatura di Obama divenne vincente grazie ad una campagna pubblicitaria che proponeva immagini di Harold Washington, il sindaco deceduto di Chicago, e dello scomparso senatore federale Paul Simon. Fu inoltre sostenuto dalla figlia di Simon, dal Chicago Tribune e dal Chicago Sun-Times.[32][33] Quindi affrontò Jack Ryan, il vincitore delle primarie per il Partito Repubblicano. Nei sondaggi iniziali Ryan inseguiva Obama, il quale però lo distanziò di venti punti dopo che i media resero noto che Ryan aveva incaricato un assistente di seguire le apparizioni pubbliche di Obama. Con il progredire della campagna, una causa intentata dal Chicago Tribune e dal canale WLS-TV di proprietà della ABC, portarono un tribunale della California ad aprire dei dossier sull'affidamento che datavano dal divorzio di Ryan dalla moglie, l'attrice Jeri Ryan. Nei dossier, la donna sosteneva che il marito l'avesse condotta in alcuni sex club di svariate città con l'intenzione di avere rapporti sessuali in pubblico. Benché la natura sensazionale delle accuse ne facesse materiale per giornali scandalistici e programmi televisivi specializzati nell'argomento, i dossier avevano comunque rilevanza giornalistica in quanto Ryan aveva insistito con i leader repubblicani che essi non contenevano niente che potesse danneggiarlo. Di conseguenza molti repubblicani misero in dubbio l'integrità morale di Ryan, che abbandonò la campagna elettorale il 25 giugno 2004, lasciando Obama senza rivali.[34]

Risultò difficile per il Partito Repubblicano dell'Illinois trovare un sostituto al posto di Ryan, perché molti dei potenziali candidati, fra i quali Mike Ditka, ex allenatore degli Chicago Bears, rifiutarono la candidatura. La presidente del Partito Repubblicano dell'Illinois, Judy Baar Topinka, alla fine indicò due possibili candidati, entrambi afroamericani: Alan Keys, un ex funzionario del Dipartimento di Stato e commentatore radiofonico dal Maryland, e Andrea Barthwell, un ex funzionario dell'Agenzia Antidroga federale. Nell'agosto del 2004, a meno di tre mesi dal giorno delle elezioni, Alan Keyes accettò la nomina di candidato repubblicano, per sostituire Ryan.[35] Keyes, un residente del Maryland di lunga data, cambiò la sua residenza legale nell'Illinois dopo la candidatura.[36]

Obama e Keyes esprimevano punti di vista opposti riguardo alla ricerca sulle cellule staminali, sull'aborto, sul controllo sulle armi da fuoco, sui tagli alle tasse e sui buoni scuola.[37] Il 2 novembre 2004, Obama trionfò contro Keyes con il 70% dei voti, contro il 27% dell'avversario.[38]

L'attività a Washington [modifica]
Obama giurò come senatore il 4 gennaio 2005.[39] Scelse, come direttore del personale, il direttore del personale dell'ex coordinatore dei Democratici al Senato Tom Daschle, e Karen Kornbluh, un'economista che era stata vice capo di gabinetto di Robert Rubin, l'ex segretario del Tesoro, come consulente politica.[40] Nel luglio 2005, Samantha Power, vincitrice del premio Pulitzer per un libro sui diritti umani e il genocidio, entrò nella squadra di Obama.[41] A quattro mesi dal suo arrivo al senato, il TIME lo dichiarò uno dei 100 personaggi più influenti del mondo, definendolo "uno dei più ammirati politici in America".[42] Un articolo dell'ottobre 2005 della rivista britannica New Statesman ha nominato Obama uno dei "10 personaggi che possono cambiare il mondo".[43] Nel corso degli anni in Senato, Obama ha ricevuto vari dottorati ad honorem in legge da varie istituzioni universitarie tra i quali il Knox College,[44] la University of Massachusetts Boston,[45] l'Università di Northwestern,[46] e la Xavier University of Louisiana.[47] Era membro delle seguenti commissioni al Senato:[48]

relazioni internazionali
salute, educazione, lavoro e pensioni
sicurezza nazionale e affari di governo
veterani
Attività legislativa [modifica]
109ª legislatura [modifica]
L'Ex Presidente Bush firma la legge sulla responsabilità e trasparenza dei fondi federali, mentre gli artefici Tom Coburn (R-OK) e Obama osservano.[49]Obama ha prodotto 152 disegni di legge e risoluzioni presso il 109º Congresso nel 2005 e nel 2006, e ne ha appoggiate altre 427.[50][51] Il suo primo disegno di legge è stata la "Legge per l'aumento delle borse di studio universitarie Pell."[52] Mantenendo una promessa elettorale, il disegno proponeva di aumentare l'ammontare massimo di borse di studio "Pell Grant" per aiutare studenti di famiglie a basso reddito a pagare le rette universitarie.[53] Il disegno di legge non superò l'esame della commissione e non fu mai votato dal Senato.

Obama svolse un ruolo attivo nello sforzo del Senato per migliorare la sicurezza dei confini e le riforme sull'immigrazione. A partire dal 2005, ha appoggiato la "Legge sull'America sicura e sull'Immigrazione controllata", introdotta dal senatore John McCain (R-AZ).[54] Obama successivamente aggiunse tre emendamenti alla legge 2611, la "Riforma tollerante sull'Immigrazione," voluta dal senatore Arlen Specter (R-PA).[55][56] La S. 2611 passò l'esame del Senato nel maggio 2006, ma non fu approvata dalla maggioranza della Camera.[57] Nel settembre 2006, Obama appoggiò un disegno di legge collegato, la "Legge per la barriera sicura", che autorizza la costruzione di un muro e altri rafforzamenti delle misure tese ad impedire l'immigrazione clandestina proveniente dal Messico.[58] Il Presidente Bush approvò il disegno di legge nell'ottobre 2006, definendolo "un passo importante verso la riforma dell'immigrazione".[59]

Congiuntamente, prima, al senatore Richard Lugar (R-IN), e poi al senatore Tom Coburn (R-OK), Obama ha introdotto con successo due iniziative che portavano il suo nome. La "Lugar-Obama" amplia la "Nunn-Lugar" sulla riduzione delle armi di distruzione di massa, anche alle armi convenzionali, tra cui i missili a spalla e le mine anti-uomo.[60][61]

La "Legge sulla trasparenza dei fondi federali Coburn-Obama" prevede la pubblicazione di un sito web, gestito dall'Agenzia della Gestione e del Bilancio, che annota tutte le organizzazioni che ricevono fondi federali dal 2007 in avanti. Per ogni organizzazione si dichiara quale agenzia destina i fondi, la quantità di denaro fornito, e il motivo del finanziamento o contratto.[62][63] Il 22 dicembre 2006, il presidente Bush firmò la "Legge per gli aiuti, sicurezza e promozione della democrazia della Repubblica Democratica del Congo;" questa è stata la prima legge federale con Obama primo firmatario.[64]

110ª legislatura [modifica]
Nei primi giorni della 110ª legislatura, in un editoriale pubblicato sul Washington Post, Obama ha invocato la fine di "ogni pratica che faccia pensare ad un cittadino ragionevole che un politico deve qualcosa ad un lobbista".[65] Si è unito al senatore Russ Feingold (D-WI) per fare pressione sulla dirigenza dei Democratici al fine di ottenere restrizioni più severe nella S.1, la legge del 2007 sulla trasparenza e la responsabilità dei legislatori, che è passata al Senato con 96 voti favorevoli e solo due contrari.[66][67] Obama si è unito a Charles Schumer (D-NY) nell'appoggiare la S. 453, un disegno di legge che intende criminalizzare pratiche scorrette nelle elezioni federali, tra cui volantini fraudolenti e telefonate automatiche, come è avvenuto nelle elezioni di medio termine 2006.[68][69]

Le iniziative di Obama riguardo all'energia hanno riscosso plausi e critiche da parte degli ambientalisti, che hanno gradito la sua proposta di legge sul riscaldamento globale, presentata con il senatore John McCain (R-AZ), che permetterebbe di ridurre le emissioni di gas serra di due terzi, entro il 2050, ma si sono mostrati più scettici nei confronti dell'appoggio di Obama nei confronti di una legge che promuove la produzione di carbone liquefatto.[70][71] Sempre nei primi mesi della 110ª Legislatura, Obama ha presentato il "disegno di legge per l'uscita dalla guerra in Iraq," una proposta che prevedeva la graduale riduzione del numero di militari presenti sul suolo iracheno a partire dal 1º maggio 2007 e il totale rientro di tutti i militari dall'Iraq entro il 31 marzo 2008.[72][73]

Visite ufficiali [modifica]
Il Presidente della Commissione del Senato sui Rapporti con l'Estero Richard LugarNella pausa parlamentare dell'agosto 2005, Obama viaggiò con il senatore Richard Lugar, Presidente della Commissioni del Senato sui Rapporti con l'Estero, in Russia, Ucraina e Azerbaijan. Il viaggio era focalizzato su strategie per controllare l'offerta mondiale di armi convenzionali, armi biologiche e le armi di distruzioni di massa, come una prima difesa strategica dalla minaccia di futuri attacchi terroristici.[74] Lugar e Obama hanno ispezionato una struttura per la distruzione di testate nucleari a Saratov, nel sud della Russia europea.[75]

Nel gennaio 2006, Obama ha partecipato ad una delegazione del Congresso che ha incontrato i militari statunitensi in Kuwait e in Iraq. Dopo le visite, Obama si è recato in Giordania, Israele e in Palestina. Mentre era in Israele, Obama ha incontrato il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom.[76] Obama ha anche incontrato un gruppo di studenti palestinesi due settimane prima che Hamas vincesse le elezioni. ABC News 7 (Chicago) ha riportato che Obama ha riferito agli studenti che "gli Stati Uniti non riconosceranno mai la vittoria di Hamas, se questo non rinuncia alla sua principale missione di distruggere Israele" e poi dichiarò lo stesso nel suo incontro con il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas.[77]

Il terzo viaggio ufficiale di Obama fu nell'agosto del 2006, in Sudafrica, Kenya, Gibuti, Etiopia e Ciad. Obama fu raggiunto dalla moglie e dalle due figlie nella visita al luogo di nascita di suo padre, un villaggio vicino a Kisumu, in una regione occidentale e rurale.[78] Obama fu accolto da folle entusiaste nelle sue uscite pubbliche.[79] Per incoraggiare le popolazioni locali ad effettuare il test HIV in maniera volontaria, Obama e sua moglie si sottoposero pubblicamente ad un test in una clinica keniota.[80] In un discorso ripreso dalla televisione keniota, tenuto presso l'Università di Nairobi, Obama criticò fortemente l'influenza delle rivalità etniche sulla politica keniota.[81] Il discorso generò un pubblico dibattito tra i diversi dirigenti politici, alcuni dei quali bollarono formalmente le parole di Obama come ingiuste e inappropriate mentre altri condivisero le sue posizioni.[82][83]

Molti commentatori hanno segnalato l'interesse internazionale per Obama come uno dei fattori determinanti nella costruzione della sua immagine pubblica.[84] Se da un lato la sua candidatura è stata premiata da sondaggi svolti a livello globale,[85] è d'altra parte significativa la scelta di stabilire relazioni con importanti politici stranieri già prima della sua corsa presidenziale, in particolare con l'allora Primo ministro britannico Tony Blair, che incontrò a Londra nel 2005,[86] con il segretario del Partito Democratico italiano, e allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, che visitò l'ufficio di Obama al Senato di Washington nel 2005,[87] e con il Presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo incontrò a Washington nel 2006.[88]

Ha lasciato il Senato 16 novembre 2008 per concentrarsi sulla presidenza incipiente, con molto anticipo rispetto l'insediamento del 20 gennaio a differenza della maggior parte dei precedenti presidenti americani senatori, che lasciarono il Senato pochi giorni prima del giuramento.

Candidatura alla presidenza degli Stati Uniti [modifica]
Articolo su Wikinotizie: Il senatore USA Obama annuncia la candidatura alle presidenziali
(EN)
« Yes, we can! » (IT)
« Sì, noi possiamo! »
(Motto della campagna presidenziale di Obama pronunciato durante le primarie)

Voci su una possibile candidatura [modifica]
Obama parla agli universitari, uno dei suoi punti di forza elettorali Obama a BostonVoci su una possibile candidatura alle elezioni presidenziali del 2008 si erano intensificate dopo la sua vittoria al Senato Federale nel novembre 2004. Subito dopo la sua vittoria, Obama aveva dichiarato ai giornalisti: "Posso senza dubbio affermare che non mi candiderò alle elezioni presidenziali tra quattro anni".[89] La stessa domanda gli viene posta nel gennaio 2006 durante la trasmissione televisiva Meet the Press; anche questa volta Obama ha ripetuto la sua volontà di terminare il mandato da senatore, che scade nel 2010.[90] L'altro senatore democratico dell'Illinois, Dick Durbin, ha più volte invitato Obama a pensare di candidarsi.[91] Un articolo del dicembre 2005 sulla rivista The New Republic osservava che il 2008 sarebbe il momento in cui Obama avrebbe le maggiori possibilità di vittoria; in quanto non ci sarà un presidente che si ricandiderà o un vicepresidente che si candiderà, come accade invece nella maggior parte dei casi.[92]

Nel settembre 2006, Daniel Hynes, l'avversario di Obama alle primarie senatoriali del 2004, aveva scritto una lettera aperta al Chicago Sun-Times, in cui invitava i Democratici a pensare seriamente alla candidatura di Obama.[93] Il 2 ottobre 2006, il New York Magazine ha pubblicato un articolo in cui Obama dichiarava "Molta gente mi chiede se mi candiderò nel 2008, e io ho risposto di no. E se cambio idea, vi farò sapere".[94] Anche la rivista Time ha pubblicato un articolo con nuove voci sua una sua possibile candidatura nel 2008;[95] la prestigiosa rivista ha anche pubblicato la sua foto in prima pagina, con un titolo che diceva "Le ragioni per cui Barack Obama potrebbe essere il prossimo presidente".

Il 18 ottobre 2006, Obama ha partecipato al famoso programma The Oprah Winfrey Show e ha detto alla Winfrey che, se mai avesse deciso di candidarsi alla presidenza, lo avrebbe annunciato in quel programma.[96] Precedentemente Oprah aveva dichiarato in proposito: "So che non sto parlando solo per me. Ci sono molte persone che vogliono che tu ti candidi alla presidenza degli Stati Uniti."[96]

Il 22 ottobre 2006, Obama ha di nuovo partecipato alla trasmissione Meet the Press ammettendo di pensare ad una candidatura.[97] Ha dichiarato: "Non voglio essere schivo al riguardo: date le reazioni che ho ricevuto negli scorsi mesi, ho pensato a questa possibilità ma non ci ho ancora pensato con la serietà e la profondità che credo siano necessarie. [...] Dopo il 7 novembre,[98] mi fermerò, mi siederò e considererò la questione, e se ad un certo punto cambio idea, farò un annuncio pubblico e tutti saranno in grado di darmi addosso"[99] ha promesso Obama.

Il 10 febbraio 2007 Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.[2]

La sfida per la nomination democratica [modifica]
Scatola di mentine con la pubblicità elettorale di Barack ObamaIl procedimento per la scelta del candidato democratico iniziò il 3 gennaio 2008, quando si tennero i caucus dell'Iowa. Barack Obama vinse con quasi il 38% dei voti, davanti a John Edwards (con circa il 30%) e Hillary Clinton (29%). Sebbene i sondaggi prevedessero una sua netta vittoria anche nelle primarie del New Hampshire dell'8 gennaio 2008, in quell'occasione Obama ha ottenuto solo il 37% dei voti, contro il 39% della senatrice Clinton (John Edwards è arrivato terzo col 17%).

Il 26 gennaio 2008 ha nuovamente vinto un'importante primaria statale, questa volta in Carolina del Sud, dove, monopolizzando il voto nero ed aprendosi larghi varchi in quello bianco, ha conquistato il 55% dei voti contro il 27% della Clinton ed il 18% di Edwards.

Il 19 febbraio dello stesso anno ha vinto le primarie in Wisconsin con il 58% di voti circa, superando la senatrice Clinton che ha ottenuto solo il 41%, e nelle Hawaii dove ha ottenuto il 76% delle preferenze contro il 24% della Clinton.

Il 3 giugno 2008, con la vittoria in Montana, Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination alla convention democratica di Denver.

Il 7 giugno, dopo una pioggia di appoggi da parte di moltissimi superdelegati, anche la sua diretta rivale alla nomination democratica, Hillary Clinton riconosce la vittoria del senatore dell'Illinois, dando il suo endorsement e ritirandosi di fatto dalla corsa. Barack Obama diventa così, ormai ufficialmente, il primo afro-americano in corsa per la Casa Bianca.

Il 23 agosto, Obama sceglie per il ruolo di candidato alla Vicepresidenza degli Stati Uniti il senatore democratico Joe Biden.

Il 4 novembre, Obama vince le elezioni sconfiggendo il repubblicano John McCain[100].

La presidenza [modifica]
Barack Obama giura come 44º Presidente degli Stati Uniti Washington DC, 20 gennaio 2009 Il Presidente Obama nella Blue Room alla Casa Bianca Il Presidente Obama nello Studio Ovale insieme alla sua segretaria Katie JohnsonIl 20 gennaio 2009, con la cerimonia di insediamento presso il Campidoglio, Sede del Congresso, Barack H. Obama è diventato il 44º Presidente degli Stati Uniti d'America. Il giorno seguente, per un lieve errore durante la fase di giuramento, Obama ha ritenuto opportuno ripetere la frase di rito di fronte alle telecamere. L'errore pare esser nato dal fatto che il presidente della Corte Suprema, John Roberts, abbia involontariamente invertito le parole, inducendo dunque il neo presidente ad incespicarsi.

Il 21 marzo 2010 il Congresso, ha approvato la legge sulla riforma sanitaria. Il Presidente Obama, firma la riforma il 23 marzo, due giorni più tardi rendendo effettivo il disegno di legge che, dovrebbe estendere a 32 milioni di americani, un'assistenza medica di cui erano finora sprovvisti.[101].

La composizione dell'amministrazione Obama [modifica]

INCARICO NOME MANDATO

Presidente Barack H. Obama 2009-
Vice Presidente Joe Biden 2009-

Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton 2009-
Difesa Robert Gates 2006-
Tesoro Timothy Geithner 2009-
Giustizia Eric Holder 2009-
Interni Ken Salazar 2009-
Agricoltura Tom Vilsack 2009-
Commercio Gary Locke 2009-
Lavoro Hilda Solis 2009-
Salute Kathleen Sebelius 2009-
Infrastrutture Shaun Donovan 2009-
Trasporti Ray LaHood 2009-
Energia Steven Chu 2009-
Educazione Arne Duncan 2009-
Affari dei Veterani Eric Shinseki 2009-
Sicurezza Interna Janet Napolitano 2009-
WHCS Rahm Emanuel 2009-
EPA Lisa P. Jackson 2009-
OMB Peter Orszag 2009-

Nel febbraio del 2009 è stato approvato il piano finanziario di stabilità del nuovo segretario del Tesoro Timothy Geithner, che pur essendo stato considerato migliore rispetto a quello del predecessore Poulson, è stato accolto con freddezza da parte dei mercati finanziari ed è stato sottoposto a numerose critiche.

Tra le motivazioni delle critiche di alcuni commentatori[102] c'è sicuramente la mancanza di dettagli, l'eccessiva "timidezza" in un momento in cui, secondo loro, l'amministrazione Obama potrebbe osare di più.

Dalia Mogahed è la prima donna con il velo ad essere entrata alla Casa Bianca. É consigliere del presidente Barack Obama per i rapporti con il mondo musulmano.

Amanda Simpson è la prima transessuale ad avere un incarico nell'amministrazione di Barak Obama alla Casa Bianca; negli anni ’90 si è operata per diventare una donna, è stata nominata consulente tecnica del ministero del commercio. La Simpson, prima di diventare donna, aveva lavorato come pilota di prototipi per la Raytheon. Il suo incarico consiste nel rafforzare la sicurezza nazionale in questioni relative al settore degli scambi commerciali.

Premio Nobel [modifica]
Il 9 ottobre 2009 il comitato di Oslo gli conferisce il Premio Nobel per la Pace

« per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli »


La motivazione fa riferimento al suo incessante tentativo di ridurre gli arsenali nucleari e di intavolare un dialogo distensivo e costruttivo col Medio Oriente. Il riconoscimento, consistente in una medaglia, un diploma e un assegno da 10 milioni di corone svedesi (circa un milione di euro) è consegnato a Oslo il 10 dicembre. «Solo assai raramente qualcuno è riuscito come Obama a catturare l'attenzione del mondo e a dare una speranza per un futuro migliore», si legge nella motivazione diffusa dal Comitato, che spiega come la diplomazia del Presidente statunitense sia «basata sul concetto che coloro che guidano il mondo debbano farlo sulla base di valori e atteggiamenti condivisi dalla maggioranza della popolazione».[103]

Nonostante le motivazioni fornite dal comitato di Oslo, l'attribuzione del Nobel ad un presidente eletto da così poco tempo ha suscitato alcune polemiche. Secondo un sondaggio informale pubblicato dalla MSNBC il 62% degli intervistati pensa sia immeritato, mentre numerose critiche sono state sollevate dai repubblicani e dalla stampa.[104][105][106]

Famiglia e religione [modifica]
Obama è raggiunto dalla moglie e dalle due figlie, prima dell'annuncio della sua candidatura alle presidenziali, presso Springfield, Illinois, il 10 febbraio 2007.[107]Mentre lavorava presso la società di consulenze legali Sidley Austin di Chicago nell'estate del 1989, Obama incontrò Michelle Robinson, un avvocato associato della società.[108] Michelle e Barack Obama si sposarono nel 1992 presso la Trinity United Church of Christ di Chicago; la cerimonia fu svolta dal reverendo Jeremiah Wright.[109] Hanno due figlie, Malia, nata nel 1998, e Sasha, del 2001.[108] Un passaggio del discorso chiave di Obama presso la Convention democratica del 2004, nonché il titolo del suo libro del 2006, L'audacia della speranza (The Audacity of Hope), gli sono state ispirate dai sermoni del reverendo Wright.[110] Nel libro Obama descrive così la sua crescita in un ambiente non-religioso:

« Non sono cresciuto in una famiglia religiosa. I miei nonni materni, che erano del Kansas, erano cresciuti in famiglie battiste e metodiste, ma la fede non ha mai veramente messo radici nei loro cuori. Le stesse esperienze di mia madre, una bambina sensibile e immersa nei libri cresciuta in piccole città del Kansas, Oklahoma e Texas, non fecero altro che rinforzare questo scetticismo ereditato. [...] Mio padre è stato quasi totalmente assente dalla mia infanzia, siccome i miei genitori divorziarono quando avevo due anni; ad ogni modo, nonostante mio padre fosse stato educato da musulmano, quando incontrò mia madre era ormai un ateo convinto, che riteneva che la religione fosse solo superstizione. »


Obama scrive che le sue convinzioni religiose nacquero intorno ai vent'anni, quando collaborava con alcune chiese locali, organizzando la comunità. Fu qui che capì "il potere della tradizione religiosa afro-americana nello spronare cambiamenti sociali";

« Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l'impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica o sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo, che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity United Church of Christ ed essere battezzato. Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo. Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla Sua volontà, e mi dedicai a scoprire la Sua verità.[111] »


Critiche [modifica]
Obama in TexasSi è attirato le critiche di progressisti come il giornalista David Sirota quando ha votato per confermare Condoleezza Rice come Segretario di Stato, quando ha votato a favore di una legge di azione collettiva "scritta dalle multinazionali", e per "essersi rifiutato di criticare apertamente" la guerra in Iraq, nonostante si presenti come un candidato contro la guerra.[112] Anche il professore afro-americano Cornel West, dell'Università di Princeton, ha sollevato forti dubbi, in particolare riferiti alla scarsa trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti per la campagna elettorale.[113] Tra i critici più radicali si pone lo storico Webster Tarpley, già noto come critico spietato dei neoconservatori e autore di due libri polemici su Obama usciti nel 2008, fra cui una biografia non autorizzata.[114] Obama si è inoltre attirato le critiche della Santa Sede con la sua svolta sull'aborto.[115]

Ad un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, si moltiplicano gli articoli critici nei confronti del suo operato. Obama in campagna elettorale aveva inserito nel suo programma la fine della guerra in Iraq e la riduzione delle truppe in Afganistan, nonché una nuova politica di apertura e pace nei confronti dell'Iran. L'aumento delle truppe in Afganistan, l'assenza di una exit strategy dall'Iraq, il mantenimento di certe leggi controverse come il patriot act di Bush, sono tra gli elementi a sostegno delle tesi critiche[116].

Opere [modifica]
Obama ha pubblicato l'autobiografia, I sogni di mio padre (Dreams from My Father) nel 1995 e ha pubblicato una nuova versione, con qualche modifica, nel 2004. In Italia è stata pubblicata dalla casa editrice Nutrimenti nel 2007. La versione in audiolibro è stata premiata nel 2006 con un Grammy award for Best Spoken Word Album.[117]

Nel dicembre 2004, Obama ha stretto un accordo da 1,9 milioni di dollari per scrivere tre libri.[118] Il primo, L'audacia della speranza (The Audacity of Hope), è uscito il 17 ottobre 2006, e delinea le sue convinzioni politiche.[119] Il secondo è un libro per bambini scritto in stretta collaborazione con la moglie Michelle e le loro due figlie, i cui profitti saranno devoluti in beneficenza. L'argomento del terzo libro non è stato annunciato.

In Italia L'audacia della speranza è stato pubblicato nel 2007 con prefazione di Walter Veltroni.




Risultati elettorali [modifica]
Il logo dell'Ufficio del presidente Barack Obama2008 Elezione Presidenza degli Stati Uniti
Barack Obama (D), 365 grandi elettori (53% di voti)[120]
John McCain (R), 173 grandi elettori (46% di voti)[120]
2004 Elezione al Senato Federale
Barack Obama (D), 70%
Alan Keyes (R), 27%
Albert J. Franzen (I), 2%
Jerry Kohn (L), 1%
2000 Elezione alla Camera dei Rappresentanti - 1º distretto (Primarie dei Democratici)
Bobby Rush (D), 61%
Barack Obama (D), 30%
Donne Trotter (D), 7%
Media [modifica]
Il Weekly Adress, comunicato multimediale settimanale del 44º Presidente degli Stati Uniti d'America.

Barack Obama ha da sempre dato molta importanza alla comunicazione mediatica, e a internet. Questo gli consente di mantenere uno stretto legame con il popolo americano che lo ha eletto. Ogni sabato sul sito della Casa Bianca Weekly Adress appare il suo comunicato settimanale, in cui egli illustra e spiega ciò di cui la sua amministrazione si sta occupando. Lo si può scaricare come podcast su iTunes o inserire nella propria pagina nei social network Facebook, Twitter, Myspace ecc

Filmografia [modifica]
Barack Obama - L'uomo, il presidente (By the People: The Election of Barack Obama), regia di Amy Rice e Alicia Sams (2009) - Documentario (distribuzione: Sony Pictures)
Note [modifica]
^ http://millercenter.org/academic/americanpresident/obama Dati ufficiali
^ a b Aaron Chambers. «Obama Today Promises New Future for Nation in Announcing Presidential Bid». Rockford Register Star, 10 febbraio 2007. URL consultato in data 10 febbraio 2007.
^ Usa: Time Magazine, Obama Uomo dell'anno 2008
^ Prima foto ufficiale di un presidente americano con una macchina digitale
^ The Nobel Peace Prize 2009
^ Obama (1995), Capitolo 1. Per estratti, vedi «Barack Obama: Creation of Tales». East African, 1 novembre 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Obama (1995), pp. 3-5, 9-10 e 125-126. Vedi anche: Scott Turow. «The New Face of the Democratic Party—and America». Salon, 30 marzo 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Obama (1995), pp. 3-5. Vedi anche: Philip Ochieng. «From Home Squared to the US Senate: How Barack Obama Was Lost and Found». The East African, 1 novembre 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Obama (1995), pp. 30-31. Per dettagli sulla scuola primaria di Obama in Indonesia, vedi Obama (1995), p. 154, e Obama (2006), p. 274. Vedi anche: Insight magazine "madrassa" media controversy e il video di AP: «Obama, School Deny Radical Islam Claim». Associated Press, WPVI-TV Philadelphia (ABC), 25 gennaio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ a b William Finnegan. «The Candidate: How the Son of a Kenyan Economist Became an Illinois Everyman». New Yorker, 31 maggio 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Reyes B.J.. «Punahou left lasting impression on Obama». Honolulu Star-Bulletin, 8 febbraio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Obama (1995), Prefazione all'edizione del 2004, p. xi. Vedi anche: Julia Suryakusuma. «Obama for President ... of Indonesia», Jakarta Post, 29 novembre 2006. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Obama (1995), pp. 9-10.
^ Obama (1995), pp. 93-94. Vedi anche: Lois Romano. «Effect of Obama's Candor Remains to Be Seen». Washington Post, 3 gennaio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ "Obama, McCain talk issues at pastor's forum". LAKE FOREST, California: CNN.com. url="http://www.cnn.com/2008/POLITICS/08/16/warren.forum/". Retrieved on January 4, 2009.
^ Per un paragone con la frase di Bill Clinton "non ho mai sniffato", detta durante la campagna elettorale presidenziale del 1992, vedi:Katharine Q Seelye. «Barack Obama, Asked about Drug History, Admits He Inhaled». New York Times, reprinted in International Herald Tribune, 24 ottobre 2006. URL consultato in data 2007-02-10. Per l'intera trascrizione dell'intervista, vedi: David Remnick. «Testing the Waters». New Yorker Online Only, 10 ottobre 2006 (text and audio). URL consultato in data 2007-02-10.
^ Larry Gordon. «Occidental Recalls 'Barry' Obama». Los Angeles Times, 29 gennaio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ a b Shira Boss-Bicak. «Barack Obama '83: Is He the New Face of The Democratic Party?». Columbia College Today, gennaio 2005. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Curriculum Vitae in University of Chicago Law School. URL consultato il 2007-02-10. Vedi anche: Obama (1995), pp. 135-136.
^ a b Curriculum Vitae in University of Chicago Law School. URL consultato il 2007-02-10.
^ Fox Butterworth. «First Black Elected to Head Harvard's Law Review». New York Times, 6 febbraio 1990. Abstract, p. Late Edition - Final, Section A, Page 20, Column 4. URL consultato in data 2007-02-10. Vedi anche: Michael Levenson. Jonathan Saltzman. «At Harvard Law, a Unifying Voice». Boston Globe, 28 gennaio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Jesse, ed White. «Illinois Blue Book: 2003-2004». Cyberdriveillinois.com, p. 81. URL consultato in data 2007-02-10.
^ 90th General Assembly State of Illinois. «Bills and Resolutions Sponsored or Cosponsored by Barack Obama». 91st General Assembly State of Illinois. «Bills and Resolutions Sponsored or Cosponsored by Barack Obama». URL consultato in data 2007-02-10.
^ Curtis Lawrence. work = «Rush, opponents clash off the air». Chicago Sun Times, 19 febbraio 2000. URL consultato in data 2007-02-13.
^ «2000 U.S. House of Representatives Results». Federal Election Commission, 31 maggio 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ «State Legislation Relating to the Breast and Cervical Cancer Prevention and Treatment Act of 2000». Federal Election Commission, National Conference of State Legislatures, luglio 2002. URL consultato in data 2007-02-10.
^ 92nd General Assembly State of Illinois. «Bills and Resolutions Sponsored or Cosponsored by Barack Obama». URL consultato in data 2007-02-10.
^ Vote Totals, General Election 2002, 13th Senate in Illinois State Board of Elections. URL consultato il 2007-02-10.
^ Slevin Peter. «Obama Forged Political Mettle in Illinois Capitol». Washington Post, 9 febbraio 2007. URL consultato in data 2007-02-10. Vedi anche il video CLTV: «In-Depth Look at Obama's Political Career». CLTV, Chicago Tribune, 9 febbraio 2007. URL consultato in data 2007-02-10.
^ Colleen Mastony. «Cops Give Obama Subdued Reception». Chicago Tribune, 20 agosto 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
^ David Mendell. «Obama Routs Democratic Foes; Ryan Tops Crowded GOP Field». Chicago Tribune, 17 marzo 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
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^ Maura Kelly Lannan. «Alan Keyes Enters U.S. Senate Race in Illinois Against Rising Democratic Star». Associated Press, Union-Tribune (San Diego), 9 agosto, 2004. URL consultato in data 2007-02-10.
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^ William Skidelsky. «Revolutionising the Future: From Tennis to Teleportation». New Statesman, 17 ottobre 2005. URL consultato in data 2007-02-10.
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Bibliografia [modifica]
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Barack Obama, Change We Can Believe In: Barack Obama's Plan to Renew America's Promise, Foreword by Barack Obama, (in inglese) Three Rivers Press, ISBN 0-30746-045-2
David Tozzo, wOw – Obama oltre Obama, (in italiano) Edizioni Puky, 2010. ISBN 8896602033
Voci correlate [modifica]
Senato U.S.A. nel 109º Congresso (2005-06)
Insediamento presidenziale di Barack Obama
Premio Nobel per la pace
Presidente degli Stati Uniti d'America
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
Siti Ufficiali
(EN) Sito ufficiale di Barack Obama quale Presidente eletto
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(EN) U.S. Senate office
Altri
by wikipedia

sappiamo veramente chi comanda in italia?

Oriano Mattei :

L’Italia non è più degli italiani, ci è stata tolta. Un tempo si colonizzava con l’esercito, ora esistono metodi di controllo più sofisticati. Chi comanda veramente in Italia? E’ forse il signore straricco con tre televisioni in mano, diventato capo del tri-partito? Lo credono in molti, ma torniamo agli anni ‘70, periodo in cui Berlusconi militava nella loggia P2 con tessera 1816. L’operazione segreta con lo scopo di contrastare l’espansione comunista sovietica, che arruolava esclusivamente uomini filo-americani, portata avanti anche tramite Gladio. Licio Gelli aveva contatti con la Cia, erano gli Anni di Piombo. Ma nessuno sa spiegare perché il Piano di Rinascita Democratica sia stato portato a termine dopo il suo arresto, sia da governi di sinistra che di destra. Tanto che un solo punto resta in sospeso: la repubblica presidenziale. Un chiaro segno che la nostra politica è fortemente infiltrata da poteri Atlantici, capaci di servirsi di ogni mezzo per rendere il nostro paese sempre più vicino all’America. Parlo di complessi intrecci tra massoneria deviata, servizi segreti deviati, politica, mafia e potere finanziario, in primis le banche.
Gli Stati Uniti stanno conducendo una seconda guerra segreta per trovare nuovi alleati. La finta democrazia che esportano in Medio Oriente è stata esportata anche qui.
Ma pensate davvero che sia l’America a comandare? Guardate quanti filo-israeliani ci sono al Congresso e alla Casa Bianca :
Richard Perle
Ari Fleischer
Paul Wolfowitz
Dov Zackheim
Douglas Feith
Marc Grossman
Richard Haas
Robert Zoellick
Steve Goldsmith
Adam Goldman
Joseph Gildenhorn
Joshua Bolten
Brad Blakeman
Lewis Libby
Mel Sembler
Mark Weinberger
Samuel Bodman
Bonnie Cohen
Ruth Davis
Lincoln Bloomfield
Jay Lefkowitz
Michael Chertoff
David Frum
Mel Sembler
Daniel Kurtzer
Robert Satloff
Elliott Abrams
Ruth Braden Ginsburg
Seph Lieberman
Carl Levin
Stuart Eizenstat
Guardate chi sono gli azionisti della Federal Reserve:
Rothschild Bank (London)
Warburg Bank (Hamburg)
Rothschild Bank (Berlin)
Lehman Brothers (New York)
Lazard Brothers (Paris)
Kuhn Loeb Bank (New York)
Israel Moses Banks (Rome)
Goldman Sachs (New York)
Warburg Bank (Amsterdam)
Chase Manhattan Bank (New York)
Tutte banche di stampo israeliano! Ora capiamo perché non si può parlare male di Israele senza essere tacciati di antisemitismo. Ora capiamo perché la Feltrinelli ha allestito un’intera sezione su questo argomento.
Ma la maggior parte degli israeliani di questa faccenda non sa nulla. Chi sono allora i veri artefici? Chi comanda veramente in Italia? Beh, i banchieri israeliani, gli israeliti Rothschild, la famiglia Rockefeller e il suo entourage israelita. C’è una linea di potere che va da Wall Street alla City di Londra che determina le buone e cattive sorti del pianeta.
Il blocco sovietico è solo in apparenza in opposizione agli Stati Uniti. Il blocco europeo in apparenza è alleato agli americani, ma nascostamente è in conflitto e l’euro che stava per spazzare via il dollaro, oggi ne paga Le conseguenze… ma sono i banchieri israeliani i manovratori. Gli unici che guadagnano sia dalla guerra che dalla ricostruzione, concedendo finanziamenti a entrambi gli schieramenti. Loro controllano giornali di destra dicendo che la sinistra è cattiva e giornali di sinistra dicendo che la destra è cattiva. Mettono gli uni contro gli altri, mantenendo il terzo mondo in povertà, al servizio delle multinazionali di cui sono azionisti.
E’ una guerra invisibile, che noi non vediamo, ma che spiega tante cose. Per esempio perché ci siano tanti politici consulenti della Goldman Sachs nel governo italiano attuale e passato o nel parlamento europeo; figure come Romano Prodi, Massimo Tononi, Mario Monti e Gianni Letta. Ma anche alla Casa Bianca o con altre importanti cariche. Wikipedia ha pubblicato un elenco che qui sotto pubblico:
- Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton
- Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush
- Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.
- William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal
- Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Riserve
- Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange
- Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia
- Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto dell Casa Bianca
- Gary Gensler, sottosegretario al tesoro
- Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey
- Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.
- Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006
- Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)
La Goldman Sachs, come detto prima, è anche uno degli azionisti della Fed. Vi dice niente tutto questo?
Nota finale:
Sono tante le lobby israeliane che governano gli Stati Uniti d’America, ecco i siti ufficiali di alcune delle più potenti:
Comitato degli affari pubblici di Israele in America (AIPAC) o Lobby Pro-Israeliana D’America:
http://www.aipac.org/
Organizzazione sionista d’America (ZOA):
http://www.zoa.org/
Americani per la sicurezza israeliana (AFSI):
http://www.afsi.org/

ORIANO MATTEI

domenica 28 novembre 2010

HANNO MILLE E UNA RAGIONE IL CAINANO E FRATTINI A GRIDARE DISPERATI AL "COMPLOTTO" - 2- I DOCUMENTI DI WIKILEAKS SONO UN URAGANO CHE RISCHIA DI ROVESCIARE BERLUSCONI - 3- WASHINGTON NON HA MAI DIGERITO I RAPPORTI STRETTISSIMI - ATTRAVERSO FINMECCANICA, ENI, ENEL - DEL NANO DI ARCORE CON LA RUSSIA DI PUTIN (GASDOTTO SOUTHSTREAM), LA TURCHIA DI ERDOGAN (AEREI ED ELICOTTERI), LA LIBIA DI GHEDDAFI (DALLE AUTOSTRADE ALLE ARMI), PERFINO PER LE RELAZIONI LEGATE ALL’ENERGIA COL MONTENEGRO - 4- SI SUSSURRA CHE NELLA CORRISPONDENZA DIPLOMATICA CHE VERRÀ SVELATA NELLE PROSSIME ORE CI SIA, NERO SU BIANCO, LA RAGNATELLA DI AFFARI PERSONALI DEL PREMIER - 5- ADDIO PREMIO DI MAGGIORANZA: I SONDAGGI DELLA GHISLERI SONO PAUROSI PER IL CAVALIERE INFOJATO: DAL 24,5% DI TRE SETTIMANE FA, IL PDL È CROLLATO AL 22,3. MENTRE LA LEGA GUADAGNA E BALZA AL 13,6. DA PARTE SUA IL PD GALLEGGIA INTORNO AL 23

DAGOREPORT
"C'è una strategia contro l'Italia", si dispera il maestro di sci prestato al circolo della Farnesina Franco Frattini (che si sente davvero orfano e disperato senza il suo ghost-writer Gianni De Michelis in navigazione sul Nilo con Stefania Tucci e Vito Bonsignore e Cirino Pomicino per festeggiare i suoi primi 70).


Julian Assange Fondatore di Wikileaks La monnezza napoletana, il crollo a Pompei, i documenti che stanno per essere pubblicati da Wikileaks e, da ultimo, l'inchiesta su Finmeccanica. Sono tutti indizi, secondo Frattaglie Frattini, non certo di un complotto, ma quantomeno di una strategia mediatica di "elementi negativi" che danneggiano il paese di Pulcinella.


SILVIO BERLUSCONI FRANCO FRATTINI GIANNI LETTA Subito doppiato dal Banana di Ruby: "Sono preoccupato, perchè Finmeccanica è un asset straordinario. Mi auguro queste indagini portino a nulla". E poi attacca: "Considero suicida che il Paese proceda contro chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del Paese".

E molti hanno ironizzato sul "complotto" a base di Finmeccanica corrotta e Pompei sgarrupata, la monnezza dei bassi napoletani con Wikileaks che scodella i file della diplomazia americana. Che cosa hanno in comune, a parte il fatto banale di un filo tricolore?

Invece, il grido di dolore del Cainano e di Frattini non va assolutamente preso per le solite scemenze di due barzellettieri da cazzo & strapazzo perché ha origine da una combustione chiamata "affari esteri". I file del sito guidato dall'australiano Assange, come spiega ben bene Molinari nel pezzo a seguire, sono un uragano con cui la diplomazia di Washington scodella senza tanti ghirigori di penna fatti e fattacci e business personali di Berlusconi attraverso le aziende a partecipazione statale. Cioè: Finmeccanica, Eni, Enel.


la home page di wikileaks
L'imperialismo americano non ha infatti mai digerito l'autonomia affaristica di Berlusconi. Anzi, si è sempre più mostrato incazzoso per i rapporti strettissimi - attraverso Finmeccanica, Eni, Enel - del Nano di Arcore con la Russia di Putin (il gasdotto Southstream), la Turchia di Erdogan (aerei ed elicotteri), la Libia di Gheddafi (dalle autostrade alle armi), perfino per le relazioni legate all'energia con lo stato del Montenegro.


GUARGUAGLINI E si sussurra che nella corrispondenza diplomatica che verrà svelata nelle prossime ore ci sia, nero su bianco, la ragnatella di affari personali del nostro amatissimo premier. Ecco perché Berlusconi e pinocchietto Frattini hanno messo le mani avanti, gridando al "complotto". E hanno piazzato i loro uomini a seguire 24 ore su 24 i siti del "New York Times" e di "Der Spiegel", che sono i due canali che Assange ha sempre scelto per far enfatizzare i suoi scoop - del resto, decrittare i files scodellati su Wikileaks è un'impresa per specialisti: il Pentagono ha messo in campo per i files dell'Iraq almeno 150 esperti.


bu08 fini frattini berlusconi
Certo, un governo forte potrebbe fregarsene di eventuali rivelazioni compromettenti risultanti dai files di Wikileaks. Un esecutivo sfilacciato (eufemismo) come il governo Berlusconi potrebbe soccombere invece nel giro di 24 ore, sepolto da verbali che spiattellerebbero, ad esempio, per filo e per segno la joint-venture Berlusconi-Putin. Altro che Ruby e Fini e Carfagna.


GUARGUA, MARINA GROSSI PS. Il Banana oggi grida "al voto! al voto!" ma è tutta una ammuina. I sondaggi della brava Ghisleri sono paurosi per il Pdl: dal 24,5% di tre settimane fa è crollato al 22,3, mentre la Lega balza al 13,6%. E da parte sua il Pd galleggia intorno al 23%. Quindi, anche con questo sistema-porcata elettorale che premia il partito col maggior numero di voti, il centro-sinistra unito contro il Nano potrebbe farcela.

Ecco perché Letta si sta facendo in dodici per riuscire a far entrare Casini nel governo. Ma vuole come condizione sine qua non le dimissioni del Cainano. E qui si riapre il solito problema: Silvio non si fida di una crisi-pilotata, teme che Napolitano, come Scalfaro a suo tempo, gli rifili una fregatura e apra a un governo di emergenza nazionale.


PUTIN BERLUSCONI 2- L'URAGANO WIKILEAKS SI ABBATTE SUL MONDO E L'ITALIA DI BERLUSCONI TREMA
Maurizio Molinari per La Stampa

Politici russi e afghani corrotti, aiuti turchi per Al Qaeda in Iraq, relazioni pericolose con i guerriglieri curdi, giudizi al vetriolo su Israele e opinioni schiette sui leader alleati. E' solo l'anticipo di oltre due milioni di documenti Usa top secret che Wikileaks si appresta a pubblicare, ma basta a mettere in subbuglio le cancellerie di mezzo mondo, Italia inclusa.


1 berlusconi premier turco tayyip erdogan lap
Tutto nasce da un twitter con cui il sito Internet fondato dall'hacker australiano Julian Assange ha svelato l'imminente pubblicazione di un numero di verbali diplomatici classificati del Dipartimento di Stato «sette volte superiore a quello dei documenti sull'Iraq» che furono oltre 400 mila.

La task force del Pentagono che sorveglia le mosse di Assange non ha tardato ad appurare la fondatezza dell'indiscrezione e di conseguenza il Dipartimento di Stato ha iniziato, a partire da lunedì, a contattare «governi partner e alleati per metterli al corrente di quanto potrebbe avvenire» come spiega Philip Crowley, portavoce di Hillary Clinton.

Sebbene Washington non abbia idea di quali verbali Wikileaks renderà pubblici «fra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima», la scelta è stata di chiamare dozzine di capitali per metterle al corrente dei contenuti più imbarazzanti, in genere scritti dal personale delle ambasciate all'estero. Sono state queste telefonate a innescare il turbine di rivelazioni che ha messo a soqquadro la comunità internazionale perché i contenuti delle conversazioni preventive sono in parte trapelati.


Il segretario generale dellOnu Ban Ki Moon il premier turco Erdogan e Silvio Berlusconi Per il giornale arabo alHayat, di base a Londra, Wikileaks si avvia a svelare che la Turchia ha agevolato i movimenti di Al Qaeda in Iraq mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto i ribelli curdi del Pkk in uno scambio di «relazioni pericolose» con movimenti di guerriglia che forse spiegano perché l'ambasciatore Usa a Baghdad, James Jeffrey, si dica «molto preoccupato per la nuova fuga di documenti».


VOLEMOSE BENE TRA GHEDDAFI E BERLUSCONI Portavoce di Ankara e Washington si sono precipitati a smentire al-Hayat con una foga che ha reso più credibili le indiscrezioni. In Israele è stato Yedioth Aharonot, il giornale più diffuso, a far sapere che il Dipartimento di Stato ha contattato l'ufficio del premier Benjamin Netanyahu per preavvertirlo sui contenuti delle note scritte dall ' a m b asciata Usa a Tel Aviv, lasciando intendere che potrebbero contenere giudizi non in linea con le relazioni di alleanza fra i due Paesi.

Ma ciò che Washington sembra più temere sono le rivelazioni sui nomi di politici stranieri di cui si parla nei documenti. Inerenti in alcuni casi a episodi di corruzione, come in Russia, Afghanistan, Pakistan e Asia Centrale. Per il quotidiano moscovita Kommersant i documenti più scottanti riguarderebbero colloqui avuti da diplomatici americani con politici russi fra il 2000 e il 2010 proprio su fatti di corruzione.


pentagono sat
assange capt photo Altrettanto spinoso è il capitolo dei giudizi espressi sui leader di Paesi alleati. Di questo i diplomatici Usa hanno parlato al telefono con i colleghi di Gran Bretagna, Canada, Australia, Norvegia, Danimarca e anche Italia. «Ci hanno preavvertito sui possibili contenuti, ma non è il caso di fare speculazioni prima della fuga di notizie» ha detto Steve Falde, portavoce di Downing Street, disponendo tuttavia subito appositi briefing per i direttori delle principali testate nazionali al fine di proteggere «l'interesse nazionale».

A Roma il ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato di «possibili ripercussioni negative per l'immagine internazionale sull'Italia» precisando di aver saputo da Washington che «si tratta di migliaia e migliaia di documenti sui quali loro non commenteranno», mentre «il responsabile della fuga di notizie è stato arrestato» nella persona dell'analista di intelligence Bradley Manning.


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Per Frattini alcuni testi riguarderebbero «scenari» sulla politica italiana. L'ambasciata Usa a Roma ha confermato i contatti intercorsi fra il Dipartimento di Stato e Frattini ripetendo il copione delle altre sedi diplomatiche, protagoniste di un'offensiva di «pr preventive» nel tentativo di neutralizzare in anticipo il nuovo siluro in arrivo da Assange, le cui ultime tracce vengono dalla Svezia dove è inseguito da un nuovo mandato di cattura per stupro, molestie sessuali e coercizione illegale di terzi.

Fra i diplomatici Usa impegnati nell'operazione antiWikileaks il più esplicito è l'ambasciatore a Oslo Barry White: «Nei documenti ci sono giudizi molto schietti su leader e partiti politici stranieri». E forse è proprio questa verità nascosta che preoccupa così tanti alleati di Washington.

by dagospia

lunedì 22 novembre 2010

avvisate niki vendola che fa affari con berlusconi per l ospedale di taranto forse non lo sa..............................

Si sono dati un obiettivo minimo. “Campare 120 anni. Almeno”. Una cosuccia così, tanto per cominciare. E siccome Silvio Berlusconi e il suo socio don Verzé sono uomini del fare, non hanno perso tempo. Bando alle ciance, allora. Anche perché il premier ha passato le 74 primavere e il suo amico, il prete fondatore del San Raffaele, ha già tagliato il traguardo dei 90. Per campare quanto Matusalemme il progetto è il seguente: “Si mette un chip sottopelle che legge il genoma e segnala se c’è qualcosa che non va”. Semplice no? Si chiama medicina predittiva. Parola di Don Verzé. Ma c’è poco da ridere perché dietro queste chiacchiere ci sono progetti milionari con tanto di finanziamenti pubblici. Insomma, affari.

A Lavagno, in provincia di Verona, sorgerà il centro scientifico “San Raffaele Quo Vadis”. Una mega struttura su un’area di 500 mila metri quadrati dedicata alla “promozione e al mantenimento dell’integrità biopsicospirituale”. Il super-appalto vale 150 milioni. E’ stato annunciato in pompa magna nel 2007 dallo stesso Berlusconi, ma i lavori non sono ancora partiti. Nel frattempo però si autorizzano nuove strade, autostrade e svincoli al servizio dell’annunciato polo di ricerca. Si comincia così. E poi si vedrà. Intanto però la premiata ditta Berlusconi-Don Verzé tira le fila di affari più concreti. C’è la Molmed, un’azienda specializzata nella ricerca farmaceutica nel campo dei medicinali anticancro.

Il libro soci di questa società è una specie di foto di gruppo della grande famiglia Berlusconi & friends. Vediamo. L’azionista principale è la Fininvest con il 24 per cento del capitale, poi c’è il San Raffaele di Verzé con un altro 10 per cento. Quindi, con l’8 per cento, troviamo Ennio Doris, il patron della Banca Mediolanum, uno dei soci della prima ora del premier. Un altro 7 per cento circa è invece intestato a una finanziaria con sede nel paradiso off-shore di Madeira, che negli anni scorsi gli atti ufficiali segnalavano come riconducibile al gruppo svizzero Arner, la banca luganese da sempre vicinissima a Berlusconi. La stessa Arner, del resto, fino a pochi mesi fa controllava una partecipazione di poco superiore al 2 per cento nella Molmed.

Gli incroci però non finiscono qui. Il direttore generale della società farmaceutica si chiama Marina del Bue: suo fratello Paolo è il banchiere, socio fondatore della Arner, accusato dalla procura di Milano di aver gestito i fondi neri della Fininvest.

Nel febbraio del 2008 i titoli della Molmed, un acronimo che sta per Molecular Medicine, sono stati collocati in Borsa. L’operazione ha fruttato 56 milioni di euro. I soldi, come si spiega nel prospetto informativo del collocamento, servivano a finanziare gli investimenti nella ricerca di nuovi farmaci antitumorali. Per almeno un paio di prodotti, annunciano i manager di Molmed, la sperimentazione si trova ormai in una fase molto avanzata.

A quanto sembra, però, con l’andar del tempo gli investitori credono sempre meno alle promesse targate Molmed. Al momento del collocamento, che viene gestito da Banca Imi (gruppo Intesa), l’azienda Molmed viene valutata dal mercato circa 224 milioni di euro. Un prezzo che, in mancanza di prodotti reali già messi in commercio, si basa per intero su una speranza, quelli dei ricavi che verranno se e quando le ricerche si trasformeranno in farmaci veri. Insomma è una quotazione sulla fiducia. Che a poco a poco, complice anche la crisi dei mercati finanziari, finisce per diminuire. Anche perché i bilanci parlano chiaro: nel 2009 cinque milioni di ricavi e circa 17 milioni di perdite. Risultato: a meno di tre anni dal collocamento la Molmed vale in Borsa non più di 86 milioni di euro. Come dire che strada facendo ha perso quasi due terzi del suo valore.

Tre mesi fa la società farmaceutica è tornata a batter cassa chiedendo nuove risorse agli azionisti. Una sessantina di milioni in totale, anche questi destinati a finanziare la ricerca. Nel frattempo però la foto di gruppo degli azionisti è cambiata. E così si scopre che la Fininvest di Berlusconi è rimasta al comando con la sua quota del 24 per cento. Il San Raffaele ha invece fatto un passo indietro dal 21 per cento è sceso al 10 per cento circa. In altre parole Don Verzé ha saltato un giro, rinunciando ad aprire il portafoglio per partecipare all’ultimo aumento di capitale. Niente paura. I soldi ce li ha messi Berlusconi. D’altronde, se camperanno davvero 120 anni e più, l’amico prete avrà tutto il tempo per restituirgli il favore.

da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2010