martedì 31 gennaio 2012

ATENE IN CATENE - SOLO SE LA GERMANIA AVRÀ IL CONTROLLO SUI CONTI DELLA GRECIA, SGANCERÀ IL PRESTITO DA 145 MLD € (SENZA IL QUALE C’È IL CRAC) - IL GOVERNO GRECO S’INCAZZA: NON POSSIAMO PERDERE LA SOVRANITÀ, OGGI NE DISCUTERÀ IL VERTICE DI BRUXELLES - LA MOSSA DELLA MERKULONA È STATA ESPRESSAMENTE RICHIESTA DALLA SUA MAGGIORANZA IN SUBBUGLIO, CHE LA STA OBBLIGANDO A CHIEDERE SANGUE E RIGORE FISCALE AI MALEDETTI PIIGS

Andrea Tarquini per "la Repubblica" MERKEL È il momento della verità per la crisi greca e per il futuro dell'euro,a poche ore dal vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea. La Germania, a quanto rivela il Financial Times, ha proposto un commissariamento europeo della politica fiscalee di bilancio di Atene. Il governo ellenico ha subito respinto l'ipotesi. La richiesta tedesca veniva contemporaneamente a importanti aperture di Berlino a un aumento di fondi per il Fondo salvastati europeo Fesf e per il suo successore Esm. In tal modo Angela Merkel verrebbe incontro all'urgente richiesta pronunciata ieri dalla direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. grecia - Papademos A Bruxelles, la Commissione ha annunciato che rafforzerà il controllo sul bilancio greco, anche in relazione alla prossima tranche di aiuti. Nelle stesse ore, il negoziato tra il governo ellenico e i creditori privati internazionali è a un passo da una conclusione positiva. Ma nella Ue, e nell'establishment tedesco, cresce l'allarme per l'apparente aumento della cifra di aiuti necessari nella nuova tranche: ci vorrebbero almeno 145 miliardi di euro, non i 130 stimati finora, per evitare un default ellenico, dicono i tedeschi. In ogni caso, precisa Berlino, per controlli europei sul bilancio greco un consenso di Atene è indispensabile. IL CRAC DELLA GRECIA Secondo il Financial Times, la Germania ha chiesto che le autorità elleniche vengano sostanzialmente commissariate dalla Ue per quanto riguarda la spesa pubblica e l'attuazione delle manovre di risanamento, negoziate con l'Unione in cambio degli aiuti. Si tratterebbe di una revoca di sovranità nazionale senza precedenti nella storia dell'Europa unita. La sovranità, secondo la bozza di proposta ufficiosa inviata a Bruxelles, andrebbe affidata a un commissario europeo. «È escluso un nostro sì, perché le competenze di cui stiamo parlando sono parte della sovranità nazionale», hanno risposto fonti governative elleniche. Nel pomeriggio arrivava la precisazione, quasi un compromesso, di Amadeu Altafaj, portavoce del Commissario europeo al Bilancio: vogliamo rafforzare i controlli, non revocare la sovranità greca. Resta il fatto che la proposta tedesca ha creato un serio precedente: la prima potenza europea ha chiesto di intaccare la sovranità di uno Stato membro. Violato il tabù, domani idee simili potrebbero venire suggerite dalla Germania (che secondo alcune fonti deve ancora ad Atene diversi miliardi di debiti di guerra) anche per altri membri dell'eurozona. Grecia 2- UE/ SOTTO PRESSIONE INTERNA, MERKEL ESIGE MAGGIORE DISCIPLINA... (TMNews) - La richiesta del governo di Berlino di commissariare la Grecia deriva dai timori del cancelliere tedesco Angela Merkel di una rivolta interna tra le fasce più conservatrici della sua maggioranza. Ma il nodo che Angela Merkel deve sciogliere non riguarda solo la Grecia. Secondo il Financial Times, il quotidiano che per primo sabato ha rivelato l'esistenza di una volontà tedesca di controllare più da vicino le decisioni di bilancio di Atene, Merkel, oltre al dossier greco, è sottoposta anche a crescenti pressioni politiche interne affinché oggi, al vertice straordinario di Bruxelles, esiga dai partner europei una disciplina di bilancio ancor più rigida. grecia pallone "Per come è adesso, la bozza del fiscal compact non è sufficiente", afferma un parlamentare Cdu. L'ala più conservatrice vuole sanzioni automatiche ancor più stringenti nei casi di mancato rispetto dei limiti di deficit e di debito e una tabella di marcia più rapida per l'introduzione di vincoli costituzionali sulle regole di bilancio nei 17 Paesi dell'eurozona. Pari se non maggior rigore è preteso sul fronte greco: "Se Atene non metterà in atto il programma di riforme, non ci saranno più aiuti", ha affermato ieri Horst Seehofer, leader dei cristiano sociali bavaresi, il partito gemello della Cdu di Merkel. Gli fa eco il ministro dell'Economia, il liberaldemocratico Philipp Roesler: "Se i greci non sono in grado di agire da soli, deve esserci una leadership più forte e una supervisione esterna, per esempio europea". by dagospia

sabato 28 gennaio 2012

LA TRUFFA DA 489 MILIARDI DI EURO DI DRAGHI

La nuova struttura per i prestiti del presidente della BCE Mario Draghi – le Operazioni di Rifinanziamento A Lungo Termine - ha aiutato ad allontanare il sistema finanziario da un’altra catastrofe del genere Lehman, ma non ha risolto i problemi fondamentali che hanno creato la crisi (squilibri di conto, flussi di capitale). Il LTRO permette alle banche dell’UE di scambiare collaterali inaffidabili per ottenere prestiti illimitati a tre anni al tasso dell’1 per cento. La quasi metà di trilione di euro presa in prestito perpetua l’idea che le banche siano solvibili, fondamentalmente perché l’enorme quantità di asset a rischio che erano nei bilanci delle banche è stata trasferita al rendiconto patrimoniale della BCE. (La Fed ha realizzato un'operazione simile (QE1) quando acquistò 1,25 trilioni di dollari di titoli appoggiati sulle ipoteche dalle banche statunitensi nel 2009.) Quindi, in questo momento il sistema bancario dell’UE è inondato di liquidità e il tasso che le banche pagano per prendere in prestito è calato di parecchio. Tutto a posto, giusto? No. Anche se i tassi per i prestiti interbancari hanno toccato il minimo da dieci mesi (questo lunedì), le banche stanno ancora parcheggiando i soldi presi a prestito presso la BCE. Venerdì scorso, i depositi overnight alla BCE hanno fissato il nuovo record di 528 miliardi di euro, che sono 39 miliardi in più rispetto ai 489 miliardi che le banche hanno preso in prestito grazie al LTRO. Come è possibile? Ciò significa che i soldi non vengono prestati ai consumatori e alle aziende come aveva predetto Draghi, ma vengono accumulati dalle banche per poter rinnovare i propri debiti e continuare a fare deleveraging per riuscire a ottenere i nuovi requisiti di capitale corrispondenti al 9 per cento. Si tratta di uno specchietto per le allodole. Draghi sta solo iper-pagando asset che hanno perso gran parte del valore. Perché dovrebbe essere una cosa positiva? Pensate a quale potrebbe essere la reazione se la Fed dovesse avviare un programma simile per contrastare gli effetti della bolla immobiliare. Diciamo, il direttore della Fed Bernanke ha lanciato una struttura che sborserebbe la differenza di valore a ogni proprietario che ha perso soldi sul suo mutuo dal 2006 in poi. Pensate che ciò potrebbe ridurre il numero di famiglie angosciate e di case sgomberate? Si, potrebbe. Ma la "gente comune" non ottiene benefici del genere. Si aspetta solo di fallire. Tutti i regali vanno a coloro che hanno già parecchi soldi. Questo è il LTRO. La BCE sta fornendo tonnellate di denaro a poco prezzo ai suoi amici su collaterali che non valgono i soldi che sta prestando. È fondamentalmente quindi, un sussidio (fregatura). E la BCE sta tentando di nascondere quello che fa, asserendo che il mercato di finanziamento per le banche non sta funzionando come dovrebbe. O, con le parole del signor Draghi, [le preoccupazioni sul mercato delle obbligazioni governative] ha "portato a severi disturbi nel normale funzionamento dei mercati finanziari". Avete mai sentito una simile idiozia? Quando i banksters gonfiano una bolla creditizia gigantesca che scoppia e annienta 8 trilioni di dollari di valore delle proprietà, nessuno dice che "il mercato non ha funzionato nel modo giusto", perché siamo solo noi ad aver perso. Ma ogni qualvolta i banchieri sono in pericolo, arrivano le scuse. "Oh no, questo non può succedere", si lamentano. "Il mercato non ha funzionato nel modo corretto." Ma è una cosa priva di senso. Non c'è niente sbagliato nel mercato, stiamo parlando solo di acquirenti e venditori, non di qualche intricato meccanismo che richiede specialisti con le cartelle piene di appunti e il camice bianco. Il problema è che nessuno sta comprando le stronzate che le banche vogliono vendere, perché questa rumenta ha perso gran parte del valore nell'ultimo anno. Di questo si tratta. Ecco come funziona il sistema: le banche non riescono a guadagnare soldi da Joe Blow e dal suo compenso che versa ogni settimana quando gli arriva la busta paga. Oggi le banche si stanno rifinanziando grazie a enormi quantità di soldi sotto forma di fondi che devono poi parcheggiare a breve termine, mentre cercano di capire come possono investirle. E quindi le banche emettono prestiti a breve termine abbinando i collaterali che hanno nei propri bilanci. Il mercato repo – quello di cui stiamo parlando – è solo un enorme e sregolato banco dei pegni. Il problema che nasce inevitabilmente è che le persone che hanno tanti soldi (i manager dei fondi) diventano più riluttanti nel trattare con le banche quando comprendono che ci sia qualche dubbio sul valore reale dei collaterali offerti dalle banche. Quindi queste saranno costrette a sborsare ancora più collaterali per ottenere la stessa quantità di denaro. È l’equivalente di un haircut, e ciò significa che le banche stanno perdendo sempre più soldi da ogni transazione. Allo stesso tempo è sempre più difficile per le banche reperire fondi con l’emissione di azioni o vendendo obbligazioni. Perché? Perché da questo momento in poi, tutti sanno che le banche sono sedute su un’enorme e fetente castello di immondizia finanziaria che nessuno toccherebbe con un palo lungo tre metri. Ma ciò significa che il mercato non funziona correttamente? No, in effetti il mercato sta funzionando a meraviglia. Gli investitori stanno facendo quello che fanno da sempre. Stanno separando il grano dal loglio, niente di più, niente di meno. È Draghi che sta distorcendo il mercato, pompando centinaia di miliardi di euro in una bolla obbligazionaria che è scoppiata già da tempo. Avete dato ultimamente uno sguardo alla Grecia? Facciamo un esempio che ci potrebbe essere di aiuto: diciamo che abbiamo bisogno di 500 dollari per pagare la rata del mutuo per l’auto. Decidiamo di andare a frugare in cantina per trovare qualcosa da poter vendere su Craig’s List per reperire questi soldi. Nel frattempo, troviamo un vecchio calcetto con tre gambe che è stato ben macchiato nel corso di una Oktoberfest di alcuni fa anni e mettiamo l’annuncio per 500 dollari. Poi ci sediamo, ci apriamo una bella birra fredda e aspettiamo che le chiamate arrivino copiose. Ma il telefono non suona mai, e allora dobbiamo chiamare la concessionaria dell’auto che ci sta stressando per il pagamento mancante e dirgli, "Mi dispiace, ma non è colpa mia. Il mercato non sta funzionando correttamente!" Quanta tregua pensate che vi darà il rivenditore? Il fatto che nessuno voglia il vostro tavolo da calcino non è un segnale che il mercato non sta funzionando. La stessa regola si applica anche alle fetenti obbligazioni delle banche. Nessuno le vuole perché sono immondizia; tutto qui. Inoltre, c'è sempre un prezzo per gli assetfinanziari; (anche per l'immondizia) è solo una questione di quanto la gente sia disposta a pagare. In questo caso, le offerte per le obbligazioni sovrane sono così basse che molte delle banche dell’UE andrebbero in malora se le vendessero e riportassero le perdite a bilancio. Ecco perché loro stanno contando su Draghi perché le salvi. E lui le ha salvate. Ma cosa sarebbe successo se le banche avessero dovuto ristrutturare il proprio debito, di modo che i contribuenti dell’eurozona non avessero dovuto pompare altri trilioni in questo regime di istituzioni zombie che un’altra volta saranno considerate troppo grandi per fallire? Ma la gigantesca operazione di reflazione di Draghi è solo uno dei tanti problemi del LTRO. Un altro è dato dal fatto che lo stock di collaterali delle banche sta costantemente diminuendo, e ciò renderà sempre più difficile alla BCE prestare alle banche in difficoltà a febbraio quando la fase 2 (stimata in 400 miliardi di euro) verrà abbandonata. Ma, davvero? Ciò vorrebbe dire che le banche non hanno né soldi né collaterali decenti, e che il moderno sistema bancario è solo un gioco delle tre carte. Effettivamente, è un gioco delle tre carte. Vedete, le banche stanno prendendo in prestito mucchi di denaro con lo stesso collaterale più e più volte. Viene definita reipotecazione e, in alcuni casi, è perfettamente legale. Ma nasce un problema nei cicli di deleveraging quando il valore degli asset finanziari in cassaforte non corrisponde a quello presente in bilancio. E poi...? Come indicato dal blog del Financial Times, FT Alphaville: "Le banche possono facilmente esaurire i collaterali, e, in presenza di questo contesto, fallire (Dexia!)." (“Death sanitised through credit", FT Alphaville) Tutto questo fa sorgere dei dubbi sull'efficacia dell’imminente Fase 2 dell’LTRO. Ci sono, dopo tutto, limiti anche per il grado di fetecchie che la BCE possa accettare per concedere prestiti. Ci sono anche altri problemi con l’LTRO, come il fatto che stia poggiando su di sé tutto il sistema, sostituendo lo stato con le banche. Come è riuscito a farlo? Fornendo alle banche garanzie implicite sul loro debito, mentre le obbligazioni sovrane hanno perso il sostegno generalizzato della BCE, portando così il debito statale al livello di un’obbligazione junk. Ciò è avvenuto perché Draghi ha segnalato al mercato che la BCE AGIRÀ da prestatore di ultima istanza per le banche, ma non per gli stati membri. Quindi, i rendimenti sulle obbligazioni governative sono saliti, mentre quelli sui debiti bancari sono calati. Ovviamente, ciò ha messo pressione sui bilanci statali proprio quando i deficit continuano a esplodere. Chiedetevi questo: in che razza di mondo idiota viviamo quando gli istituti privati che agiscono per profitto (come le banche) possono prendere soldi in prestito a un tasso più conveniente rispetto agli stati? Lo stato assume decine di migliaia di lavoratori, fornisce programmi per lo stato sociale, per la polizia, per l’istruzione, la disoccupazione, per la salute e i servizi alla persona, la sicurezza, eccetera, e opera nell’interesse del pubblico, e invece – sotto il regime di Draghi – i banchieri senza scrupoli possono prendersi dalle banche centrali risorse illimitate a un tasso preferenziale. Me lo spiegate? Chiaramente, questo è ciò che accade quando le nazioni rinunciano al potere di stampare la propria valuta. Perdono la capacità di controllare il proprio destino. E tutto questo crea una falla che consente alle élite finanziarie di penetrare e di afferrare le leve del controllo politico-economico, quello che ora sta avvenendo. La grande finanza ha preso possesso dell'Europa e sta facendo esattamente quello che la grande finanza fa ovunque, ovvero sta smantellando sistematicamente le istituzioni che offrono cure sanitarie, le pensioni e la sicurezza lavorativa a milioni di lavoratori comuni, riducendo grosse fette della popolazione a una miseria nera e abbietta. Non è questa la tattica? Non è ciò che il losco Maestro Italiano ha davvero in mente? Un'ultima cosa: il LTRO non ha un meccanismo di trasmissione. In altre parole, non c’è modo di convogliare la liquidità che si sta formando nel sistema bancario nella vera economia. Si è piazzata lì, come è successo con i trilioni di dollari di riserve del sistema bancario statunitense. Quindi il prodigo regalo da 500 miliardi di euro di Draghi non verrà investito in edilizia residenziale o per costruire nuove fabbriche o per sviluppare nuovi farmaci o veicoli più efficienti dal punto di vista energetico. Infatti, non verranno assolutamente allocati in una qualsiasi attività di formazione sociale. Invece, verrà utilizzata allo stesso modo in cui le banche statunitensi usarono i 700 miliardi di dollari del TARP o i 1,25 trilioni di dollari dal primo giro di QE; turbo-addebitando asset rischiosi e mandando le azioni nella stratosfera per un anno o due. E questo renderà gli ombrosi compari investitori di Draghi davvero felici perché potranno rastrellare profitti record dalle azioni, mentre il resto dell'Europa languirà in una mini-Depressione prolungata. fonte http://www.nocensura.com/2012/01/la-truffa-da-489-miliardi-di-euro-di.html

Alfonso Tuor : Il vero potere è detenuto dai grandi gruppi finanziari

Francesco De Maria: Lei è un celebre “economista catastrofista” e come tale gode di un notevole e consolidato successo. Questi nostri ultimi anni di spaventoso marasma economico sembrano incoronare il suo trionfo. Oggi nel disastro lei è un vincente! Alfonso Tuor: Non sono un vincente, poiché non sono affatto contento del disastro che ci circonda. Le devo anche confessare che non mi piace tanto la definizione di “economista catastrofista”. Io sono convinto di essere una persona che osserva la realtà senza pregiudizi ideologici o di altra natura. Alcuni mi definiscono un pessimista e io amo rispondere che il pessimista è l’ottimista informato. Le ragioni del mio pessimismo sono semplici: da più di una ventina d’anni nel mondo occidentale ci si è indebitati e, quando si è investito, lo si è fatto prevalentemente nella finanza oppure in bolle speculative, come quella immobiliare negli Stati Uniti. Si è invece investito molto poco nell’economia reale. Oggi stiamo pagando il prezzo di queste scelte sciagurate. FDM: La decisione della Banca nazionale di sostenere “a ogni costo” il corso dell’Euro a un livello minimo di 1,20 CHF – e già si sentono voci richiedere l’1,30 – è una vera soluzione del problema oppure un rimedio peggiore del male? Può spiegare al profano come avviene tecnicamente questa difesa del corso dell’euro? AT: A mio parere, la decisione della Banca Nazionale è pericolosa. I rischi non sono destinati ad emergere nell’immediato. Infatti nel breve termine il rischio più evidente è solo quello di alimentare ulteriormente la bolla che si sta formando nel nostro mercato immobiliare. A lungo termine bisognerà scoprire se la nostra banca centrale riuscirà a riassorbire l’enorme quantità di franchi che sta stampando per acquistare euro e per difendere il tasso minimo di cambio. E’ pure probabile, come lasciano intendere numerose dichiarazioni, che prossimamente decidano di alzare questo tasso minimo, poiché 1,20 franchi per un euro non sono sufficienti a ridare competitività al nostro turismo e alla nostra industria di esportazione e poiché vi è un rischio di caduta in deflazione (ossia in una tendenza alla diminuzione di prezzi e salari) della nostra economia. A mio parere sarebbe stato più saggio e meno costoso usare la zecca della BNS per esentare il settore turistico dal pagamento dell’IVA e l’industria di esportazione dal pagamento degli oneri sociali (AVS, disoccupazione, ecc.) a carico delle aziende. Questa via avrebbe aiutato in modo puntuale le imprese che soffrono per il superfranco e avrebbe permesso di evitare di stampare una grande quantità di franchi che non sappiamo dove stanno andando a finire. Per un Consiglio federale e un mondo politico elvetico, ancora prigioniero di vecchi schemi, una decisione di questo tipo era ed è incomprensibile e quindi inaccettabile. FDM: Chi sta annegando si aggrappa a ogni possibile speranza di salvezza. L’Occidente attanagliato dalla crisi del debito sarà salvato dai paesi emergenti, dalla Cina o dall’India o dal Brasile? AT: Credo che questi Paesi non si sveneranno per aiutare l’Europa. Del resto non si capisce perché una Cina, che ha un reddito pro capite di 4’000 dollari, debba aiutare un’Europa che vanta un reddito pro capite di 28’000 dollari. Prima di chiedere aiuti, i Paesi occidentali dovrebbero dare maggiore spazio ai grandi Paesi emergenti nelle grandi istituzioni internazionali, come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale. Ma quando se ne discute, la disponibilità verbale dell’Occidente non si traduce mai in fatti concreti. FDM: Anche le notizie più recenti sembrano confermare che le banche svizzere – per non parlare del governo – non sono in grado di reggere la dura pressione del fisco americano. Il segreto bancario svizzero, “croce e delizia” del nostro potentato finanziario – è ormai vicino alla fine. O è forse già morto? AT: Mi sembra che sia le grandi banche svizzere sia il Consiglio federale abbiano deciso di puntare sul cosiddetto modello Rubik, che prevede il mantenimento dell’anonimato del cliente che pero’ paga le imposte nel suo Paese di origine grazie a banche svizzere che si assumerebbero il ruolo di esattori fiscali. Mi sembra pero’ che questa strategia sia destinata al fallimento. Sia il Parlamento tedesco sia quello britannico non sembrano disposti ad approvare gli accordi in tal senso parafati dai loro rispettivi Governi. Inoltre, mi sembra che le campane a morto per il modello Rubik le abbia suonate il recente G20 di Cannes. Il Presidente Nicolas Sarkozy ha infatti dichiarato che i Paesi presenti hanno concordato di lottare contro i cosiddetti paradisi fiscali, tra i quali hanno incluso di nuovo la Svizzera e di volere arrivare allo scambio automatico di informazioni in materia fiscale. In pratica, siamo ancora ai piedi della scala e molto probabilmente nel prossimo futuro assisteremo ad una nuova escalation delle pressioni internazionali nei confronti della Svizzera. FDM: Nel libro “Too big to fail” di Andrew Ross Sorkin viene descritta una finanza – a Wall Street, ma potremmo essere anche in altri luoghi – che, perso il contatto con i bisogni e i valori reali dell’economia, si è trasformata in pura avidità e folle speculazione. Dopo tante amare esperienze, questa finanza irresponsabile e in certi casi criminale sarà debellata? AT: Finora questa finanza non solo non è stata debellata, ma continua ad agire come prima e forse anche peggio di prima. Credo che nei principali Paesi occidentali il vero potere è detenuto dai grandi gruppi finanziari. In altre parole, non è Obama che governa gli Stati Uniti, ma Wall Street. Purtroppo nulla o molto poco (soprattutto allo scopo di confondere le idee dell’opinione pubblica) è cambiato. Credo che questi gruppi finanziari, sempre piu’ fragili e sull’orlo del collasso, cerchino di sopravvivere succhiando le ultime risorse ancora esistenti nell’economia reale. Quindi o c’è una reazione popolare e, quindi, anche politica contro queste politiche oppure nulla cambierà. Anzi, continueremo ad assistere al continuo impoverimento delle nostre economie e del nostro tenore di vita. FDM: Lei ha visitato la Cina, questo gigante che si sta levando in piedi. Ci descriva il paese con la sua mitizzata economia rampante, della quale probabilmente noi sappiamo troppo poco. AT: E’ impossibile descrivere la Cina in un’intervista di questo genere. Si puo’ comunque dire che anche il Governo di Pechino ha molti problemi da risolvere, ma sono nulla in confronto ai nostri, poiché la Cina negli ultimi 30 anni ha investito enormemente nell’economia reale. fonte http://www.nocensura.com/2012/01/leconomista-francesco-de-maria-il-vero.html

venerdì 27 gennaio 2012

LA CASTA DI CARTA CHIAGNE E FOTTE: UN MILIARDO DI EURO ANNUI È LA TORTA DI CONTRIBUTI PUBBLICI CHE SI MANGIANO GLI EDITORI DEI GRANDI GIORNALI - 2- MA SUI LORO MEDIA SI CONCIONA (E SI STIGMATIZZA) SOLO DELLE BRICIOLE LASCIATE AI GIORNALI (TAROCCCATI) DI PARTITO E ALLE COOPERATIVE (FITTIZIE) - 3- DALL’IVA AL 4% (CONTRO IL 21%) AI RIMBORSI SULLA CARTA (FASULLI), OGNI COPIA DI GIORNALE COSTA AL CONTRIBUENTE 179 EURO OLTRE AL PREZZO PAGATO AL GIORNALAIO - 4- NELLA BARBERIA DI “REPUBBLICA” VENGONO TOSATI A ZERO GLI EX AMBASCIATORI - 5- AL “CORRIERE” IL CDR FA APPELLO AI LETTORI PER EVITARE IL TRASLOCO DA VIA SOLFERINO

DAGOREPORT de bortoli VENDITE GIORNALI DICEMBRE DA ITALIAOGGI1- I SOLDI "RUBATI" (DEGLI ALTRI). Prima di mettere mano alle loro denunce moraleggianti i giornalisti farebbero cosa saggia (e giusta) a ricordarsi il precetto secondo il Vangelo di San Giovanni: "Chi di voi è senza peccato, getti su di lei la prima pietra". Mercoledì 25 gennaio il "Corriere della Sera" (Sergio Rizzo) è tornato sullo scandalo, perché di scandalo vero si tratta, dei contributi alla cosiddetta stampa di partito (850 milioni). L'occasione è stata l'uscita del libro di Elio Veltri e Francesco Paola "I soldi dei partiti". UNA TORTA PUBBLICA PER POCHI. I Gabibbo dalla virgola (accigliata) e le Gabanelle (ingabbiate) che si battono come leoni contro gli sprechi pubblici nel campo dell'editoria (altrui), ogni volta che tornano a ruggire nello zoo di carta, dimenticano sempre - o fanno finta, trasformandosi in docili conigli - il miliardo (1.000.0000.000 di euro) che ogni anno incassa il 71% dei Poteri marci che controllano i media. monti tessera dei giornalistihsGetImage Stiamo parlando dell'Rcs (21,3 % del mercato), del gruppo Mondadori (18,3%), dell'Espresso-Repubblica (18,6%) e di Caltagirone (4,9%). TRASPARENZA ALL'ITALIANA. Di questa munifica Befana non c'è alcuna traccia nel sito governo.it che, recentemente, ha messo online tutti i dati riguardanti i poverelli del Villaggio globale (giornali di partito, cooperative etc). Tant'è che "il Fatto" di Padellaro&Travaglio nella querelle con "l'Unità", beneficiaria dei contributi, ha parlato di "trasparenza all'italiana". ezio mauro foto mezzelani gmt Già, per il miliarduccio che ogni anno i grandi editori ricevono dallo Stato, registrati da palazzo Chigi sotto la voce "contributi indiretti", non c'è nessuna voce tra le carte diffuse via web dalla presidenza del Consiglio. Alla faccia, appunto, della trasparenza. Invocata ogni giorno dagli editorialisti puntuti riguardo alle lobby altrui (notai, tassisti, avvocati, ingegneri etc). GIORNALI Come tutto ciò sia potuto accadere da decenni, a volte truffando addirittura lo Stato), senza che nessuno ci mettesse il becco andrebbe chiesto, appunto, ai moralizzatori a la carte che s'aggirano nelle redazioni dei giornali. E, in più, stampano libri di successo sulla Casta. IVA AL 4% PER I GRANDI EDITORI. La domanda andrebbe (ri)girata ai Gabibbo e alle Gabanelle che possono indagare "liberamente" sull'incredibile numero di strumenti legislativo-finanziari a cui fanno ricorso gli editori. Una super-lobby (Fieg-sindacato dei giornalisti) che dallo Stato e con i soldi pubblici del contribuente riceve una montagna di benefici: agevolazioni sui crediti d'imposta e per l'acquisto della carta; riduzione delle tariffe postali. CARLO DE BENEDETTI E ancora: credito agevolato per le ristrutturazioni (sempre a spese dei giornalisti e dei poligrafici, non per creare nuovi posti di lavoro) e provvidenze per le teletrasmissioni dei quotidiani all'estero. E poi c'è l'Iva. Mentre chi stampa diari o altro materiale paga un'imposta ordinaria del 20%, chi "commercia" in quotidiani dà all'erario appena il 4%. "Nel 2008 ogni copia venduta è costata ai contribuenti 179 euro oltre a il prezzo di copertina", ha calcolato da Marco Cobianchi nel suo volume "Mani bucate" (Chiarelettere). Diceva Samuel Johson che il "patriottismo è l'ultimo rifugio del farabutto". Anche nel giornalismo. 2- UNA SPUNTATINA PURE ALLE EX FELUCHE. Sotto a chi tocca! La premiata barberia di largo Fochetti intanto fa il pelo e il contropelo alle ex feluca "riciclatesi" dopo l'addio alla Farnesina. Per carità non saremo noi a sconsigliare qualche shampoo (al vetriolo) all'alta burocrazia pubblica. Molti di loro non meriterebbero neppure di ricoprire certi incarichi diplomatici. Anche se andava scritto quando erano in carica. Sorprende tuttavia l'eccesso di zelo (e di reticenza) da parte dei tosatori di "Repubblica". E anche di quelli della Premiata Ditta di figaro, in servizio (permanente) nella parruccheria di via Solferino. Sede del Corriere della Sera in via Solferino DA BOIARDI DI STATO A ULTRACASTA. Già, poveri boiardi di stato. Elite di cui, da sempre, il quotidiano di Ezio Mauro si onora di far collaborare sul proprio giornale: dal costituzionalista Andrea Manzella all'ex ambasciatore Fernando Salleo. Tanto per ricordarne i più illustri. Come ai tempi di Mani pulite, i colpi di spazzola non sembrano risparmiare nessuno. Eccoli, gli "inamovibili" accusati di restare al proprio posto nonostante le varie (e variegate) stagioni politiche. Senza mai chiedersi, da parte della Casta di carta, se nel loro ruolo hanno fatto bene o male; se hanno imbrogliato le carte o meno. Una volta i gran comis venivano considerati una risorsa, dei servitori dello stato. A prescindere al politico di turno che saliva al potere. Era il loro distintivo di riconoscimento. GLI ARLECCHINI DELLA FARNESINA. Ora sono considerati tout court degli Arlecchino, servitori di più padroni. Colpisce soprattutto la reticenza (meglio dire l'omissione colposa) con cui sono stilate queste liste di proscrizione. Difficile che una volta in pensione "un diplomatico vada ai giardinetti", scrive euforico su Repubblica l'autore dell'articolo. Antonello Perricone E da quando il nostro archeologo delle virgole accigliate ha fatto questa clamorosa scoperta? Forse ignora che alcune delle mejo feluche nostrane svolgono tuttora compiti importanti. Qualche nome di pensionati illustri che non sono finiti ai giardinetti? Fino alla sua scomparsa Boris Bianchieri è stato alla guida della Federazione editori; Vanni d'Archirafi fa il consulente in Spagna per le aziende italiane; Lucio Fulci ricopre un importante incarico alla Ferrero; Renato Ruggiero è stato nel board della Fiat (come l'attuale premier Mario Monti) prima di fare il ministro. Sergio Romano tiene posta sul Corrierone. ANCHE I DIRETTORI SI RICLICANO. E forse i giornalisti-direttori sono immuni dalla "sindrome da giardinetto"? Giulio Anselmi ha sostituito Bianchieri alla presidenza della Fieg; il grande Alberto Ronchey trovò l'Eldorado, per dirla con il ragazzo spazzola di largo Fochetti, alla guida del ministero dei Beni culturali (governo Ciampi); Arrigo Levi ha lavorato con Ciampi al Quirinale; Paolo Mieli una volta sostituito alla guida del "Corriere della Sera" da Flebuccio de Bortoli è presidente dell'Rcs libri. Tanto per stare ai giorni nostri. Del resto, per dirla alla maniera di Dagobert D.Runes, anche il dilettante (in redazione) "si riconosce dalla qualità delle sue omissioni". 9be 16 elio veltri 3- CDR E GRANDI MAGAZZINI SOLFERINO. E' arrivato il comunicato numero 2 del sindacato dei giornalisti del Corrierone (leggi sotto). Un'altra tappa della via crucis cui sta andando incontro il direttore Flebuccio de Bortoli a causa delle decisioni (condivise?) dell'azienda più amata (e disastrata) dai Poteri marci. L'ultima trovata dei management dell'Rcs, impegnati a disfarsi del mega immobile di via San Marco (ma c'è un acquirente?), sarebbe quella di scorporare la redazione del quotidiano dalla tipografia (èer quest'ultima destinazione Crescenzago). Una follia? Una delle tante alla quale hanno assistito, spesso consenzienti, le maestranze del gruppo. MARIO MONTIe SOS DEI GIORNALISTI AI LETTORI (IN CALO). Che presto potrebbero trovarsi a fronteggiare un nuovo stato di crisi come pare intenzionata a procedere l'azienda, a corto di liquidità (e di idee). L'unica novità del comunicato del Comitato di redazione è l'appello finale ai lettori per "salvare" il Corriere. Sì, un Sos lanciato proprio a quella piccola, media e grande milanesità che, non passa giorno, non si ritrovi "criminalizzata" all'interno di qualche Casta o castuccia. I dati ultimi sulle vendite in edicola del quotidiano di via Solferino segnalano intanto al Cdr, che la disaffezione dei propri lettori non sembra al momento arrestarsi.

La profezia di Soros: crisi economica Usa scatenerà rivolte di strada - Dossier Soros

LA DOMANDA CHE CI PONIAMO È LA SEGUENTE; PERCHÈ UN FINANZIERE, SPECULATORE INTERNAZIONALE SULLE MONETE SOSTIENE ORA L’EURO DOPO ESSERSENE AVVANTAGGIATO IN TEMPI PASSATI PROPRIO DALLA ASSENZA DI UNA MONETA UNICA? Per quanto riguarda la profezia sulle rivolte in Usa, il nostro è bene informato visto che è il finanziatore di Occupy o meglio colui che ne ha preso in mano le redini mediatiche. Ricordiamo inoltre che sempre Soros, ebreo ungherese, ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate in Europa ed Eurasia. Lo stesso personaggio ha fondato una organizzazione per la liberalizzazione e diffusione delle droghe leggere. Non è cambiato nulla dalla Guerra dell’Oppio evidentemente. Ah dimenticavo, è un uomo Rotschild. ndrArticolo di: WSI Pubblicato il 24 gennaio 2012| Ora 09:41 L’investitore di origini ungheresi George Soros durante un’intervista concessa a Bloomberg. New York – Le proteste come quelle del movimento Occupy diventeranno ingestibili se l’economia americana continuera’ a peggiorare e assumeranno i connotati di una rivolta civile. Gli Stati Uniti si devono preparare a un’insurrezione sociale violenta nelle strade, secondo l’investitore miliardario George Soros. “Per le autorita’ – ha spiegato il magnate di origini ungheresi in un’intervista a Newsweek – sara’ una scusa per utilizzare tattiche repressive molto dure, che, se verranno portate a un estremo, rischiano di creare un sistema politico repressivo, una societa’ dove le liberta’ individuali saranno soggette a vincoli sempre maggiori, iul che rappresenterebbe una rottura con la tradizione degli Stati Uniti”. Le crescenti proteste in America saranno uno dei tanti sintomi di un peggioramento delle condizioni economiche mondiali: non piu’ arricchirsi, bensi’ preservare il proprio stato di benessere diventera’ la priorita’. Si perche’ “in tempi come questi, la sopravvivenza e’ la cosa piu’ importante”. “Non sono qua per tirarvi su di morale. La situazione e’ la piu’ grave e difficile che io abbia mai sperimentato nella mia carriera”, confida Soros che e’ diventato famoso per le sue scommesse al ribasso contro la sterlina nel 1992 che gli hanno consentito di incassare 1 miliardo di dollari. “Siamo in un periodo estremamente critico, che ricorda per molti versi gli Anni 30, la Grande Depressione. Siamo in un periodo di restrizioni e stenti nel mondo industralizzato, una situazione che minaccia di farci cadere in un decennio di stagnazione”. “Nel migliore dei casi dobbiamo prepararci alla deflazione. Nel peggiore dei casi al collasso del sistema finanziario”. Per questo motivo le autorita’ politica, strette nella morsa di una crisi del debito e di un rallentamento delle attivita’ economiche in tutto il mondo, dovranno cercare di tenere in vita l’area euro nella sua forma attuale. Un default disordinato e un’uscita dal blocco dei 17 anche di un paese soltanto destabilizzera’ il mondo intero. Alleghiamo un dossier Soros da Movisol il sito del senatore americano Lyndon LaRouche Due procure indagano su Soros I procuratori Guerriero e Martellino hanno accolto le indicazioni dell’esposto del Movimento Solidarietà.Un segnale di resistenza al liberismo Due indagini sono state aperte sul conto del finanziere internazionale George Soros, una dalla Procura della Repubblica di Roma e l’altra dalla Procura della Repubblica di Napoli, per accertare il suo ruolo nell’attacco speculativo contro la lira e contro altre monete europee avvenuto nel settembre del 1992. La notizia è stata diffusa dal quotidiano romano Il Tempo che il 3 febbraio ha scritto con molto risalto in prima pagina “Soros, l’ammazzalira, nel mirino dei giudici.” La notizia è stata ripresa tra gli altri anche da Il Giornale. Il sostituto procuratore di Roma Cesare Martellino ha annunciato di aver ordinato una serie di accertamenti alla Guardia di Finanza. Il pubblico ministero di Napoli Antonio Guerriero ha iniziato le indagini sulle attività della Banca d’Italia nella crisi della lira del 1992. I due dirigenti della banca centrale, Carlo Azeglio Ciampi, che era Governatore, e Lamberto Dini, che era direttore generale, sono poi diventati Presidenti del Consiglio dei due governi di “tecnici” responsabili della politica di privatizzazione su tutto il fronte e di tagli alla spesa pubblica per soddisfare la logica del Trattato di Maastricht. L’attacco speculativo del settembre 1992 portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d’Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l’attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario Europeo. Le indagini ora aperte sono state sollecitate da un esposto di Paolo Raimondi e Claudio Ciccanti, rispettivamente presidente e segretario generale del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, inoltrato alla fine dell’ottobre 1995 alle Procure di Milano, Roma, Napoli e Firenze. Il noto avvocato romano Giuseppe de Gori rappresenta il Movimento Solidarietà nella procedura legale. Il movimento si rifà alle idee politiche ed economiche di Lyndon LaRouche, l’economista americano e candidato alla presidenza nel partito democratico. L’esposto (pubblicato sul numero 5 di Solidarietà, ottobre 1995) documenta le dirette responsabilità di Soros nell’attacco alla lira e stabilisce inoltre un collegamento tra questa manovra e l’incontro segreto tenuto a bordo del panfilo reale “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, avvenuto il 2 giugno 1992, nel corso del quale esponenti del mondo bancario e finanziario anglo-olandese incontrarono delle personalità italiane per complottare la completa privatizzazione delle partecipazioni statali a prezzi stracciati. Tra i partecipanti di quell’incontro c’erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e Beniamino Andreatta. L’esposto chiede alle autorità giudiziarie di stabilire se le attività di Soros costituiscano una violazione dell’articolo 501 del codice penale, secondo il quale è prevista una pena carceraria fino a quattro anni per chi provoca la svalutazione della moneta nazionale e dei titoli di stato con mezzi illeciti. Queste azioni riflettono il tentativo di retroguardia di alcune forze politiche ed economiche che stanno cercando di fermare, o almeno rallentare il processo di disintegrazione delle istituzioni dello stato. Esse si agganciano anche a quelle forze e interessi americani, sopratutto intorno al Presidente Clinton, che stanno cercando di arginare le folli politiche di tagli proposte da Gingrich, che è nel contempo uno dei più accesi sostenitori della “libera” speculazione della finanza derivata. Infatti, le attività di George Soros sono oggetto di indagini da parte di organi ufficiali americani, soprattutto a partire dal giugno 1993 quando l’allora presidente della commissione bancaria del Congresso, il democratico Henry Gonzalez sollevò la questione della grande speculazione e di Soros in una storica seduta. La crisi in Italia ha già raggiunto l’orlo dell’abisso e minaccia adesso di gettare la nazione in un caos totale aprendo le porte ad una cannibalizzazione dell’economia italiana da parte delle forze finanzarie ispirate dalla City di Londra. Dini e Fazio In questo contesto è interessante notare il fatto che il 26 gennaio il Primo ministro uscente Lamberto Dini ha presentato al Parlamento il rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, in cui si diceva che i servizi segreti italiani erano stati chiamati a svolgere delle indagini sulle continue operazioni di destabilizzazione economica e finanziaria dell’Italia. Nel documento si leggeva che “i mercati valutari e le Borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta originate, specie in passaggi delicati della vita politico-instituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardante la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo.” L’azione dei servizi è quindi stata indirizzata “alla verifica di eventuali strategie di aggressione sistematica alla nostra sicurezza economica, in un momento in cui è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente.” Il rapporto presentato da Dini, ma certamente da lui non preparato, evitava di identificare il noto caso di George Soros. Lo stesso giorno, il prof. De Gori, per conto del Movimento Solidarietà, ha mandato una nota al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, chiedendogli di sollecitare un intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Il giorno dopo, 27 di gennaio, parlando a Roma in occasione del Cinquantesimo Anniversario dell’Ufficio Italiano Cambi (UIC), il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, denunciava che i mercati finanziari sono troppo forti e le banche centrali non sono più in grado di resistere alle operazione speculative sui mercati dei cambi. “Oggi, diceva Fazio, se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”. Per l’Italia, il cambiamento del clima c’è stato nel 1990 e il vento ha cominciato a soffiare nel 1992: nell’arco di quei dodici mesi l’UIC ha utilizzato tutte le sue riserve di 8 miliardi di DM per cercare inutilmente di smorzare la furia dei venti speculativi. Sul mercato italiano dei cambi si registra una esplosione delle transazioni internazionali che toccano i 50 mila miliardi giornalieri. Fazio concludeva ammettendo che le banche centrali del mondo non possono far altro che assecondare i “venti” finanziari e monetari. La dichiarazione di Fazio, tardiva, conferma la giustezza dell’analisi e degli interventi del movimento di LaRouche a livello internazionale e del Movimento Solidarietà in Italia. Ad esempio, il 28 giugno 1993 il Movimento Solidarietà tenne una conferenza a Milano dove vennero denunciate le operazioni speculative del Britannia e della finanza derivata contro gli interessi nazionali. (Vedi Solidarietà dell’ottobre 1993 anno 1, numero 1). Siamo adesso in campagna elettorale. Il governo Dini e il tentativo di Antonio Maccanico, due civil servant della grande finanza internazionale, sono colati a picco su due scogli: il primo si chiama Maastricht, e la sua sostanza è la logica infernale di tagli al bilancio, che, contrariamente alle paranoie monetariste, non pareggiano i bilanci ma fanno detonare le mine sotto i resti dell’economia reale; il secondo è costituito da una resistenza, seppur tardiva e disorganizzata, alla speculazione e alle privatizzazioni selvagge complottate sul Britannia. Inoltre, anche se molti non se ne sono ancora accorti, la campagna elettorale americana insegna che le forze sociali e produttive hanno già sconfitto i candidati e le politiche dei neo conservatori di Gingrich e vogliono invece dibattere i temi strategici del rilancio dell’economia produttiva, dell’occupazione, della tecnologia. Una campagna elettorale può essere momento di lavaggio del cervello di massa se si impone agli elettori un dibattito su argomenti virtuali, oppure un momento di educazione e di responsabilizzazione se si introducono le grandi sfide di oggi, contro il neo malthusianesimo, il post industriale, la geopolitica destabilizzante e la cultura della morte. -------------------------------------------------------------------------------- ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA CONTRO GEORGE SOROS Il seguente documento è stato presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995 PAOLO RAIMONDI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà” e Claudio Ciccanti, in qualità di segretario generale dello stesso Movimento, portano all’attenzione del signor Procuratore della Repubblica di Milano alcuni fatti e cosiderazioni relative alle attività speculative contro la lira, intraprese dal cittadino americano George Soros a partire dal 1992. Il 30 ottobre 1995 il signor George Soros, controllore del fondo di investimento “Quantum Fund”, dovrebbe ricevere una laurea `honoris causa’ in economia all’Università di Bologna e, secondo i bollettini stampa, uno dei coordinatori di tale manifestazione sarebbe il prof. Romano Prodi. Si chiede l’apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del sig. George Soros e per motivare tale richiesta si espongono i seguenti fatti: I. Il sig. George Soros, per sua stessa ammissione in molte interviste alla stampa e alla televisione, è stato uno dei principali promotori, organizzatori e beneficiari del gigantesco attacco speculativo contro la lira, la sterlina britannica, il franco francese e altre monete europee nel settembre 1992, che ha costretto alla libera fluttuazione al di fuori del Sistema Monetario Europeo (SME) ponnedo una seria ipoteca sul futuro dello stesso SME. Secondo resoconti della stampa economica, George Soros avrebbe incassato in pochi giorni almeno 400 miliardi di lire (28 milioni di dollari) nella speculazione contro la lira e ben 1.200 miliardi di lire operando contro la lira sterlina. Soros e il suo fondo di investimento”Quantum Fund” sono tra i più abili operatori sui mercati speculativi dei derivati, strumenti finanziari contrattati globalmente per una media di 1.000 miliardi di dollari al giorno. La tecnica utilizzata dagli speculatori in derivati permette loro di operare su cifre enormi disponendo in realtà solo una minima parte dell’ammontare nominale. La stessa tecnica sarebbe stata utilizzata da Soros anche nella speculazione contro la lira, per la quale ha potuto mobilitare un miliardo di dollari impegnando di suo solo 50 milioni di dollari e raccogliendo il resto in crediti, utilizzando i 50 milioni come garanzie collaterali. La nostra moneta, da 760 lire per un marco tedesco, ha perso subito il 30% del suo valore ed è continuata a scivolare fino alle 1200 lire per un marco con conseguenze drammatiche per le risorse dello stato, con perdite in ricchezza reale e in occupazione (la lira si è ovviamente anche indebolita nei confronti delle altre monete a partire dal dollaro). Tutte le importazioni di energia, materie prime e tecnologia sono in dollari o in marchi. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha speso inutilmente 60 miliardi di marchi per la difesa del franco francese, della lira e delle altre monete dello SME. La Banca d’Italia avrebbe utilizzato tra il giugno e il settembre 1992, 48 miliardi di dollari di riserve per difendere, senza successo, il valore della lira. II. La precisione dell’attacco, spiegato dai media come frutto di qualità quasi “magiche” del sig. Soros, dovrebbe invece sollevare dubbi su possibili azioni illegali e criminali di aggiotaggio e di “insider trading”, di possesso di informazioni riservate che, se utilizzate, danno allo speculatore un margine di vantaggio e di sicurezza per poter anticipare movimenti su titoli, valori e cambi delle monete. È stato infatti annotata nel 1992 l’esistenza, per esempio, di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria “Goldman Sachs & co.” come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldaman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della “Albertini e co. SIM” di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del “Quantum Fund” di Soros. III. L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S.G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione. IV. Il “Quantum Fund”, il fondo di investimento controllato da Soros, registrato nelle Antille Olandesi, annovera i seguenti personaggi nel suo consiglio di amministrazione: Alberto Foglia ( Banca del Ceresio di Lugano); Isidoro Albertini (Albertini e co. SIM Agenti di Cambio, di Milano); Richard Katz ( direttore della Rothschild Italia Spa); L. Amedée de Moustier ( IFA Banque di Parigi); Boat Notz di Ginevra; Edgar de Picciotto (Union Bancaire Privée (UBP) di Ginevra); Claudio Segré di Ginevra; Nils O. Taube(socio d’affari di lord Rothschild nella finanziaria “St. James’s Place Capital plc”); Un esempio dell”ambiente’ del “Quantum Fund”: Edgar de Picciotto. De Picciotto presiede la UBP , la terza banca svizzera, nata dalla fusione della Compagnie de Banque et d’Investissements, la banca privata della famiglia Picciotto, e della Trade Development Bank (TDB) appartenente ad Edmund Safra. Safra fu coinvolto in un’inchiesta aperta nel 1989, assieme alla Shakarchi Trading Company, accusata dalla DEA, l’agenzia anti droga americana, di essere legata al cartello colombiano della cocaina. L’inchiesta su Safra fu poi archiviata. Il 27 novembre 1994 la polizia americana ha arrestato in Florida Jacques Handali, funzionario della Union Bancaire Privée sotto l’accusa di riciclaggio di soldi della droga tra gli USA e la Svizzera. Su richiesta americana, la procura di Ginevra aveva aperto un’inchiesta parallela e il giorno dopo furono perquisiti gli uffici della UBP di Ginevra. Contemporaneamente a New York venivano arrestati diversi individui accusati di aver svolto le mansioni di corrieri, trasportando valigette di narcodollari dagli USA alle casse della UBP in Svizzera. Mentre i vertici della UBP si dichiarano innocenti accusando Handali di aver agito per proprio conto, gli inquirenti americani sostengono il contrario, grazie alle prove ottenute attraverso un cliente di Handali che in realtà era un informatore della polizia. Ad uno degli incontri tra Handali e il cliente-informatore, questi viene invitato a Ginevra dove incontra nella sede dell’UBP una persona di più alto livello nell’operazione. Il cliente-informatore viene incoraggiato a investire in uno dei principali fondi di investimento europei. V. Come è stato menzionato già all’inizio, è lo stesso George Soros ad ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad esempio, in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre 1992, riportata anche nel documento “Lo sviluppo moderno dell’attività finanziaria alla luce dell’etica cristiana”, preparato dalla Commissione Pontificia “Justitia et Pax”, Soros testualmente dice: “Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi.” Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana. In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a riguardo del suo operato speculativo: “Mi sono mosso nell’ambito di regole decise da altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che le hanno decise… quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità hanno fallito.” VI. Per queste sue attività speculative, il signor Soros è stato in più occasioni oggetto di indagini dirette o di richieste di indagini. Il caso più importante risale al 18 giugno 1993, quando in un discorso pronunciato al Congresso americano, il parlamentare democratico texano Henry Gonzalez, Presidente della Commissione Bancaria e Finanze del Congresso USA, ha richiesto un’inchiesta sulle attività finanziarie internazionali dello speculatore George Soros. Nello stesso discorso, l’on. Gonzalez aveva anche detto: “Quello che fanno le grandi banche non è un’attività normale ma è speculazione. In effetti giocano d’azzardo… Siamo ormai ad oltre mille miliardi di dollari che circolano nel sistema, ma le nostre autorità, che per la vigilanza del sistema bancario internazionale dovrebbero essere quelle del Federal Reserve Board, non si rendono conto di quanto accade.. Anche per questo la nostra Commissione ha aperto un’inchiesta sui proventi della droga. Si stima che ammontino a circa 300 miliardi di dollari le attività di riciclaggio dei soldi della droga.” In Italia il 6 agosto 1993, il deputato democristiano Raffaele Tiscar ha presentato un’interrogazione al ministro del Tesoro per chiedere l’apertura di un’inchiesta su George Soros e sulle sue attività speculative contro la lira nel contesto della politica di privatizzazioni discussa sul “Britannia”. Altri parlamentari di vari partiti e orientamenti politici, tra cui l’On. Antonio Parlato, hanno in varie occasioni presentato interpellanze parlamentari per far luce sulle attività di George Soros in Italia. VII. In varie occasioni, anche le più alte autorità dello stato italiano hanno sollevato pubblicamernte dubbi sull’operato di interessi finanziari internazionali, con eventuali agganci italiani, nelle operazioni speculative e di destabilizzazione contro l’Italia. Marzo 1993. A seguito di una repentina e sorprendente declassificazione di titoli di stato e di altri titoli italiani da parte della agenzia privata di rating “Moody’s”, che aveva portato a un crollo della lira e della Borsa, il Presidente Luigi Scalfaro chiese pubblicamente se dietro una tale decisione ci fosse qualche ragione destabilizzante. Allo stesso tempo da Londra arrivarono voci di un avviso di garanzia contro il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, cosa che aiutò l’attacco speculativo. Agosto 1993. Il ministro degli interni Nicola Mancino, a seguito dell’ondata di attacchi terroristici, dichiarò: “Non escludo un ruolo della finanza internazionale”. 5 novembre 1993. Fu il “venerdì nero” della lira anche a seguito di voci provenienti da Londra su un possibile avviso di garanzia nei confronti del Presidente Luigi Scalfaro. Il giorno dopo, l’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al Procuratore Capo della Republlica di Roma, Vittorio Mele, perchè “avviasse le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale, considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute.” Cioè si chiedeva di indagare su un possibile reato di aggiotaggio da parte di chi aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa. 25 maggio 1994. Ancora una volta la lira crollò e la Borsa perdette il 2,6% in poche ore a seguito di voci provenienti da Londra su un presunto avviso di garanzia contro il nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. IN BASE AI FATTI ESPOSTI, si chiede l’apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del signor George Soros, per verificare se la sua ammessa attività speculativa sia stata svolta in VIOLAZIONE dell’articolo 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”). Si fa notare che l’articolo 501 specificamente prevede un raddoppio delle pene “se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello stato”. (L’articolo 7 del codice penale prevede che il cittadino italiano o straniero anche se commette in territorio estero il predetto reato deve essere punito secondo la legge italiana.) in VIOLAZIONE dell’articolo 2628 del codice civile (“Manovre fraudolente sui titoli delle società”). in VIOLAZIONE dell’articolo 2595 del codice civile (“Limiti legali della concorrenza”) che dice: “La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell’economia nazionale…” in VIOLAZIONE dell’articolo 2598, paragrafo 3 del codice civile (“Atti di concorrenza sleale”). in VIOLAZIONE dell’articolo 2041 del codice civile (“Dell’arricchimento senza causa”) . È opportuno anche verificare se tale attività speculativa sia in violazione dell’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui “l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”. È opportuno anche ricordare che l’articolo 3 della stessa Costituzione prevede che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” fonte http://www.nocensura.com/2012/01/la-profezia-di-soros-crisi-economica.html

giovedì 26 gennaio 2012

DIO SALVI LA GRECIA! - LA SVALUTAZIONE VOLONTARIA DEL DEBITO DELLA GRECIA SERVE A POCO: PER IL FMI “I 130 MLD € DI AIUTI DELL’EUROPA ABBASSEREBBERO IL DEBITO ELLENICO ENTRO IL 2020 AL 130, NON AL 120% DEL PIL, E ATENE AVRÀ BISOGNO DI ALTRI SOLDI” - LA BCE, CHE HA 40 MLD € DI BOND GRECI, È SOTTO PRESSIONE MA VUOLE TENERSI LONTANA - SI FA LARGO L’IPOTESI DI SALVARE ITALIA E SPAGNA E DI LASCIARE LA GRECIA AL SUO DESTINO - MA IN CASO DI DEFAULT CI PERDEREBBERO TUTTI...

Tonia Mastrobuoni per "la Stampa" euro Nel braccio di ferro sulla ristrutturazione volontaria del debito greco che ruolo avrà la Bce? Ieri il capoeconomista, Peter Praet, ha smentito la possibilità di un coinvolgimento: «La Bce si attiene a quanto concordato con i governi», ha detto. Ne resta fuori. Ma l'impasse attuale nei negoziati che dovrebbero alleggerire il debito ellenico di 100 miliardi, sta aumentando le pressioni su Francoforte. Christine Lagarde, direttore del Fmi, ha chiesto che anche la Bce entri nel negoziato, «se la ristrutturazione dovesse essere insufficiente». Martedì Charles Dallara, caponegoziatore dei creditori, aveva espresso una posizione analoga. Grecia La consapevolezza che la Bce dovrà essere coinvolta nel taglio del debito c'è da tempo, ai piani alti dell'Eurotower (si veda La Stampa del 13 gennaio). Ma se le pressioni aumentano, secondo fonti qualificate, è anche perché gli emissari Bce inviati ad Atene descrivono i progressi del piano di risanamento, ormai, «catastrofici». E anche il capoeconomista del Fmi, Olivier Blanchard ha dichiarato che i 130 miliardi di aiuti che l'Europa sbloccherebbe dopo l'haircut abbasserebbero il debito ellenico entro il 2020 al 130, non al 120% del Pil. Atene avrà bisogno di altri soldi. Non c'è da meravigliarsi che aumenti la tensione. E come dimostrano proprio l'accerchiamento della Bce la ricerca di un capro espiatorio per l'eventuale precipitare degli eventi. La coperta è corta e ognuno la tira dalla sua parte. Se la ristrutturazione fosse più pesante, l'Europa e il Fondo tirerebbero fuori meno risorse cash. E viceversa. grecia - Papademos Ma intanto, se la Bce partecipasse con i suoi circa 40 miliardi di bond ellenici (comprati sia sul mercato secondario, sia accettati come collaterale dalle banche), la ristrutturazione sarebbe più diluita. A meno che - ed è un'ipotesi sempre più realistica - si mettano al sicuro Italia e Spagna attraverso i «frangifiamme», le dotazioni anticrisi che possono mettere in campo Bce (un'altra asta a tre anni dopo quella da 489 miliardi di dicembre, è prevista a febbraio), Fmi e il fondo salvaStati Ue e si decida di lasciar andare Atene al suo destino. evangelos-venizelos Nel frattempo, tra i 23 banchieri centrali la discussione attorno «alla soluzione che costerebbe di meno» continua, rivela la fonte. Sul piatto della bilancia, due considerazioni. Una, economica, «non insuperabile», è che le perdite eventuali di un haircut peserebbero sui bilanci delle 17 banche centrali dell'Eurozona. La seconda è che se la Bce si sedesse al tavolo del negoziato per lo swap tra vecchi e nuovi titoli, come prevede l'intesa europea di ottobre, lederebbe i Trattati che vietano l'intervento diretto per aiutare i Paesi. MARIO DRAGHI jpeg Draghi è in costante contatto con il premier greco Lucas Papademos. Se il negoziato si incagliasse una volta di troppo, il governo greco è pronto a far scattare il Cac, la clausola che trasforma la ristrutturazione da volontaria in coercitiva. I creditori non avrebbero più diritto di veto come nell'haircut volontario: si procederebbe a maggioranza. E il taglio sarebbe ben più pesante di quello ipotizzato ad oggi (il 4% di coupon per un 60-70% di perdite). Soprattutto, il mercato e le agenzie di rating lo valuterebbero come un pieno default e farebbero scattare i cds, le assicurazioni contro il fallimento. Dinanzi a questo scenario è molto probabile che Draghi, conclude la fonte, ceda un minuto prima. by dagospia

obama sotto elezioni torna il pinocchio di wall street

Maurizio Molinari per "la Stampa" BARACK OBAMA In occasione del discorso sullo Stato dell'Unione Barack Obama ha mostrato una doppia leadership: da Presidente progressista determinato a sconfiggere le diseguaglianze e da comandante in capo in azione contro i nemici dell'America. La sovrapposizione di ruoli così contrastanti ha trasformato l'intervento al Congresso di Washington in qualcosa che assomiglia alla trama di un thriller. Quando Obama alle 21 in punto di martedì sera è entrato nell'aula, ha stretto la mano a Leon Panetta, capo del Pentagono, dicendogli «Ottimo lavoro». Molti hanno sentito ma nessuno ha capito cosa intendesse dire. A posteriori si è saputo che gli stava facendo i complimenti per il riuscito blitz dei Navy Seals a Galkayo in Somalia per liberare l'americana Jessica Buchanan e un danese, da tre mesi nelle mani dei pirati. I NAVY SEALS IN AZIONE NOTTURNA Era stato proprio Obama, due giorni prima, ad autorizzare il blitz di «Team Six», la stessa unità dei Navy Seals che ha eliminato Osama bin Laden ad Abbottabad in Pakistan, e nelle ore precedenti all'arrivo a Capitol Hill il presidente ha seguito quanto avveniva in uno sperduto angolo del Corno d'Africa. Gli incursori si sono paracadutati, hanno raggiunto i pirati, ne hanno eliminati nove e si sono ritirati a bordo di elicotteri con gli ostaggi liberati e tre nemici catturati, volando verso Camp Lemmonier a Gibuti. Obama ha mantenuto il segreto fino a discorso finito. osama-bin-laden-homeSalendo i gradini verso il podio Obama era un comandante in capo in azione ma lo sapevano in pochissimi mentre pronunciava un discorso da leader progressista intenzionato a «sconfiggere falsi profitti e diseguali opportunità». L'importanza del testo è stata nel fare propria l'impostazione di «Occupy Wall Street», lamentando la crescente divaricazione fra ricchi e poveri, promettendo «basta salvataggi di banche con i soldi dei contribuenti» e facendosi portatore di misure tese a «rendere duratura» l'attuale ripresa e «restaurare» il sogno americano di «pari opportunità per tutti». Chiedendo a ogni cittadino di «fare fronte alle proprie responsabilità», a cominciare dal versamento delle tasse che per i milionari «deve significare pagare un'aliquota minima del 30 per cento» come suggerito dal guru di Wall Street, Warren Buffett. Una sterzata a sinistra nella quale potrebbe inserirsi anche un rimpasto del suo team di consiglieri economici. L'aria di cambiamento è avvertita da Tim Geithner, ministro del Tesoro spesso accusato di essere troppo vicino a banchieri e Wall Street, che ieri in un'intervista a Bloomberg ha detto che «Obama non mi chiederà di restare al mio posto se sarà rieletto». l'interno del compound di Osama Bin Laden Terminato il discorso, Obama è si è rinchiuso in una stanza del Capitol con la moglie Michelle, telefonando ai genitori di Buchanan: «Vostra figlia è libera». Alle 5 e 30 del mattino di ieri la Casa Bianca svelava il segreto: «Non potrei essere più orgoglioso dei soldati che hanno portato a termine la missione, l'America non tollera il rapimento di suoi cittadini». Il legame fra Obama e i Navy Seals era d'altra parte emerso con chiarezza nel discorso al Congresso: quando ha svelato di aver ricevuto dal «Team Six» la «bandiera portata nel raid di Abbottabad firmata da ogni soldato» e allorché ha chiesto a deputati e senatori di «prendere esempio» dai Navy Seals capaci di «unirsi e agire per il bene della nazione» senza dividersi fra democratici e repubblicani. I MANIFESTANTI DI OCCUPY WALL STREET SPINGONO SULLA RETE jpeg Al di là del pathos di una giornata non comune, la sovrapposizione fra leader progressista e comandante in capo consente a Obama di rivolgersi ad un ampio spettro di elettori, dai militanti di Zuccotti Park alle truppe speciali di Fort Bragg, lasciando intendere di puntare ad essere rieletto con una maggioranza molto ampia. TIMOTHY GEITHNER TAG: Barack Obama,Osama Bin Laden,Leon Panetta,Navy Seals,Jessica Buchanan,Occupy Wall Street,Warren Buffett,Tim Geithner,Fort Bragg,Zuccotti Park by dagospia