LA NUOVA STRATEGIA DEL CAOS DEL MONDIALISMO STATUNITENSE
Ci eravamo occupati in precedenza del ruolo degli Stati Uniti e delle
centrali mondialiste nel fomentare l’immigrazione di massa come
strumento della geopolitica del caos per destabilizzare e tenere sotto
l’ombrello della protezione atlantica le province europee dell’impero
americano. Approfondiamo ora il discorso analizzando l’evolversi della
situazione internazionale. Cominceremo dalla questione greca, facendo un
rapido accenno alla tradizionale strategia geopolitica angloamericana,
ci concentreremo in particolare sulle origini del Progetto Europeo per
dimostrare come l’ondata di sbarchi che sta portando migliaia di
clandestini sulle nostre coste sia direttamente collegata all’eurocrisi,
per concludere infine con le rivelazioni dei servizi segreti austriaci,
che ci forniscono l’ennesima prova che conferma che gli USA sono i
responsabili dell’attuale emergenza immigratoria.
Di identità.com
INTRODUZIONE
Per prima cosa notiamo come l’ingerenza statunitense nelle trattative
tra Grecia e Troika abbia messo pienamente in luce che la vera posta in
gioco del Grexit non fosse una questione economica ma geopolitica e
come i contendenti in campo non fossero Grecia e Bruxelles ma Washington
e Berlino.
Infatti, nonostante gli Usa, durante i negoziati, recitassero la
parte dell’osservatore disinteressato, la costruzione europea è
sostanzialmente funzionale agli interessi egemonici atlantisti e così
come ogni suo allargamento favorisce, attraverso la NATO, l’estensione
dell’egemonia statunitense, ogni suo ridimensionamento ne limita il
campo d’azione. Per questa ragione Bzrezinski assegnava all’Europa il
ruolo di mera “
testa di ponte democratica degli Stati Uniti in Eurasia”, sostenendo che:
«Qualunque espansione del campo d’azione politico
dell’Europa è automaticamente un’espansione dell’influenza statunitense.
Un’Europa allargata e una NATO allargata serviranno gl’interessi a
breve e a lungo termine della politica europea. Un’Europa allargata
estenderà il raggio dell’influenza americana senza creare, allo stesso
tempo, un’Europa così politicamente integrata che sia in grado di
sfidare gli Stati Uniti in questioni di rilievo geopolitico, in
particolare nel Vicino Oriente»[1].
Da questo punto di vista risultano evidenti le implicazioni che
deriverebbero da un’uscita della Grecia dall’Eurozona e da un’eventuale
disintegrazione dell’Unione Europea. Tuttavia facciamo un rapido
excursus che ci permetterà di inquadrare la questione sotto il profilo
storico e di comprendere meglio anche i più recenti fatti di politica
estera.
IL CONTROLLO DELL’HEARTLAND
Da oltre un secolo la strategia geopolitica angloamericana consiste
nell’impedire con ogni mezzo l’alleanza tra Russia e Germania, che
costituisce l’unica seria minaccia alla supremazia planetaria
dell’impero talassocratico che un tempo era della Gran Bretagna e oggi
degli Stati Uniti. Già Bismarck nell’Ottocento guardava ad Est nella
speranza di creare un asse Berlino-Mosca che si sarebbe rivelato
invincibile.
Proprio per impedire la creazione di un tale asse, per il teorico
della geopolitica britannica, Halford John Mackinder, era indispensabile
che la Gran Bretagna si assicurasse il controllo dell’Heartland, ossia
della regione eurasiatica compresa tra l’Europa orientale e buona parte
dell’Asia, che possedendo la maggior parte di risorse naturali ed
essendo inattaccabile dal mare, avrebbe garantito l’egemonia planetaria
alla potenza capace di esercitare su di essa la propria influenza.
Quando poi il Kaiser Guglielmo II provò ad affacciarsi ad Est con la
ferrovia Berlino-Baghdad la Gran Bretagna fomentò il nazionalismo
balcanico per mettere a ferro e fuoco l’Eurasia. Il risultato fu la
Prima guerra mondiale[2].
Successivamente, con la Russia fuori gioco dopo la rivoluzione
bolscevica finanziata dalle banche di Wall Street – in primis la Kuhn
& Loeb di Jakob Shiff, grazie all’intermediazione di Lord Alfred
Milner e Sir George Buchanan della Round Table – gli angloamericani
riuscirono finalmente a distruggere l’impero zarista e ad assicurarsi il
controllo delle vaste risorse della Russia e dell’Heartland.
Tuttavia un nuovo pericolo sorse nel 1938, quando la Germania si
annesse l’Austria che apriva direttamente al Reich lo spazio danubiano.
Il possesso dello spazio vitale ad Est, il Lebensraum, come affermavano
le teorie di Haushofer, avrebbe cambiato gli assetti politici
internazionali a favore della Germania. Per fermare il Reich, che nel
frattempo aveva raggiunto anche incredibili successi economici e
sociali, gli angloamericani scatenarono la Seconda guerra mondiale per
soffocare in germe il Nuovo Ordine Europeo, che aveva osato sfidare le
oligarchie parassitarie di Londra e Wall Street e il loro sistema
usurocratico di dissanguamento dei popoli.
ALLE ORIGINI DEL PROGETTO EUROPEO
Sono proprio queste stesse oligarchie che danno avvio al processo
d’integrazione europea, il quale nasce e si sviluppa nel secondo
dopoguerra in risposta a delle esigenze precise di natura geopolitica,
strategica e militare che gli Stati Uniti si trovarono ad affrontare
dopo l’occupazione dell’Europa: impedire la rinascita del nazionalismo
tedesco. Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti decisero allora di rendere
la Germania economicamente forte ma militarmente e politicamente
debole, e per quest’ultimo obiettivo la cessione di parti della
sovranità nazionale agli organismi europei sarebbe stata cruciale.
«A Washington avevano colto l’importanza economica,
commerciale, politica e militare (in una parola: strategica) di tenere
sotto il loro ombrello la parte di Europa che avevano occupato, e che
non intendevano mollare. Era imperativo, per stringere d’assedio l’URSS e
garantirsi la supremazia mondiale, tenere al guinzaglio l’Europa
occidentale […] Lond Hastings Lionel Ismay, primo comandante della NATO,
affermava che l’Alleanza atlantica sarebbe servita a tenere l’America
in Europa e la Russia fuori, altre che, ben inteso, l’Europa sotto
l’Angloamerica […] L’Europa degli Stati Uniti, così ottenuta, si sarebbe
qualificata come un ostaggio, una enorme base, testa di ponte foriera
di consentire una minaccia diretta all’Unione Sovietica»[3].
Nel 1948 le Fondazioni Ford e Rockefeller finanziarono l’American
Committee for a United Europe, con lo scopo di creare una società basata
su un socialismo tecnocratico di stampo fabiano, che avrebbe
soppiantato gli stati nazionali e segnato la tappa definitiva verso il
Governo Mondiale. L’ACUE, il cui presidente era William J. Donovan
del’OSS (l’American wartime Office of Strategic Services, che più tardi
diventerà la CIA), finanziò il Movimento Europeo, la più importante
organizzazione federalista negli anni postbellici. L’idea di federazione
è fondamentale per i mondialisti in quanto unione di stati che
rinunciano, in parte o in tutto, alla propria sovranità in favore di
un’autorità centrale.
Nel 2000 il professor Joshua Paul della Georgetown University ha
pubblicato una serie di documenti segreti del Club Bilderberg, che
dimostrano come da cinquant’anni la CIA e gli ambienti mondialisti
stessero lavorando per creare l’Unione Europea e la moneta unica. Un
promemoria, datato 26 Luglio 1950, e firmato da Donovan in persona, dà
istruzioni per una campagna atta a promuovere un parlamento europeo
pienamente operativo[4].
Inoltre:
«Un promemoria della sezione europea del Dipartimento di
Stato americano, datato 11 Giugno 1965, suggerisce al vice-presidente
della Comunità Economica Europea, Robert Marjolin, di perseguire
l’unione monetaria furtivamente. Vi si raccomanda di soffocare le
discussioni fino a quando “l’adozione di tale proposta sarebbe diventata
praticamente inevitabile”».
Con la caduta del Muro di Berlino si riaffacciava all’orizzonte per
gli angloamericani il rischio che una Germania riunificata potesse
ergersi a guida di un’Europa politicamente ed economicamente sovrana,
vale a dire sottratta alla poliziesca tutela delle potenze anglosassoni,
motivo per il quale erano state già combattute due guerre mondiali.
Grazie all’euro le lobby mondialiste potevano disporre di un formidabile
strumento di dominio con cui saldare definitivamente la Germania
all’Atlantico e imbrigliare l’economia tedesca legandola alle sorti del
dollaro, evitando così la nascita di un gigante economico. In questo
modo gli Stati Uniti avrebbero reso il sistema UE parte costitutiva di
quello nordamericano in vista di un Nuovo Ordine Mondiale fondato sulla
supremazia degli USA.
LA NUOVA OSTPOLITIK TEDESCA
Tuttavia in questi ultimi anni sembra essersi prodotta una frattura
tra le élite angloamericane e quelle tedesche, i cui interessi sembrano
non coincidere più con quelli atlantici. Ci sono buone ragioni per
credere che la Germania potrebbe tornare presto alla sua tradizionale
Ostpolitik. In un recente articolo apparso su Foreign Affairs, la
rivista del CFR, vale a dire il governo ombra americano, l’autore
paventa il rischio che la Germania possa volgere ad Est e recidere i
propri legami con l’Occidente. Questo sarebbe dimostrato dall’incremento
delle esportazioni tedesche in Cina in conseguenza della diminuzione
della domanda interna europea, e dalle crescenti frizioni con gli USA su
problemi di politica estera, in particolare sulla questione ucraina.
L’autore ipotizza uno scenario in cui un’eventuale uscita della Gran
Bretagna dall’UE potrebbe incoraggiare la Germania a intensificare la
sua politica di cooperazione eurasiatica tirando con sé il resto
dell’Europa, e producendo così uno «scisma da cui l’Occidente potrebbe
non risollevarsi», cosa che farebbe naufragare definitivamente il
progetto di un’unione UE-NAFTA auspicati da Huntington e dalle centrali
mondialiste[5].
L’incrinarsi delle relazioni di subordinazione neocoloniale tra
Germania/USA viene ribadita anche dal giornale tedesco Der Spiegel, che
alla vigilia dell’ennesimo scandalo intercettazioni ad opera della NSA,
esordisce in apertura con toni solenni:
«The German-American friendship no longer exists. It may
still remain between citizens of both countries, but not between their
governments. Perhaps it has always been an illusion, perhaps the United
States pulled away over the course of time. But what binds these two
nations today cannot be considered friendship. Openness and fairness are
part of the essence of friendship, which is about mutual respect and
trust. A quarter century after the United States helped the German
people restore their national unity, little remains of this
friendship»[6].
Sembra tuttavia irrealistico che una Germania semi-demilitarizzata e
ancora sottoposta alla tutela neocoloniale d’oltreoceano riesca a
controbilanciare il predominio strategico degli USA. Quel che è certo è
che le cose sembrano comunque mettersi male per gli americani, che ormai
vedono disgregarsi ovunque il loro impero e non possono più contare
neppure sui vecchi alleati di un tempo.
Per evitare l’integrazione economica dell’Asia e dell’Europa,
compresi i piani per i treni ad alta velocità dalla Cina (“la Nuova Via
della Seta”), deriva dunque la necessità per gli Stati Uniti di portare
sotto l’ombrello della NATO più nazioni possibili e d’impedire con ogni
mezzo, anche con le minacce, gli attentati, le rivoluzioni colorate e i
colpi di stato, che un paese ne fuoriesca o intraprenda una politica
estera autonoma e contraria agli interessi americani.
Per questa ragione gli Usa fomentano le tensioni in Ucraina come
presupposto per la creazione di una nuova cortina di ferro dal Mar
Baltico al Mar Nero e come detonatore per l’applicazione anche in
Europa, come in Medio Oriente, della strategia del caos.
La Dottrina Wolfowitz recita infatti:
«Il nostro primo obiettivo è quello di prevenire il
riemergere di un nuovo rivale, sia sul territorio dell’ex Unione
Sovietica che altrove, che rappresenti una minaccia dell’ordine di
quella posta in precedenza da parte dell’Unione Sovietica. Questa è una
considerazione dominante alla base della nuova strategia di difesa
regionale e richiede che ci sforziamo di prevenire a qualsiasi potenza
ostile di dominare una regione le cui risorse sarebbero, sotto il
controllo consolidato, sufficienti a generare potenza globale»[7].
Questo in sostanza significa che al fine di sopravvivere e conservare
il loro ruolo di primo piano sulla scena internazionale, gli USA hanno
bisogno disperatamente di immergere l’Eurasia nel caos trascinando i
Paesi europei in nuove, sanguinosissime guerre, come ribadisce
arrogantemente George Friedman, amministratore delegato della STRATFOR,
al Consiglio di Chicago per gli affari esteri:
GREXIT: LA VERA POSTA IN GIOCO
Per questa stessa ragione gli USA hanno bisogno che la Grecia resti
nell’eurozona. Obiettivo provvisoriamente raggiunto grazie all’arma del
ricatto, di cui gli Usa si sono serviti prima inducendo il FMI a
pubblicare un rapporto dove si giudicava insostenibile il debito
pubblico greco e se ne chiedeva una ristrutturazione e un
riscadenziamento accompagnati da ulteriori aiuti[8] – avallando così le
rivendicazioni di Tsipras che anche grazie ad esso ha trovato la forza
per indire il referendum – e poi paventando la pubblicazione delle
intercettazioni top secret della NSA alla Merkel e all’intero
establishment tedesco[9], per obbligare la Germania a trovare un accordo
con il governo ellenico, nonostante Berlino premesse fortemente per il
Grexit.
L’intransigenza dimostrata dai tedeschi al tavolo delle trattative è
infatti interpretabile a questa stregua, vale a dire non tanto come un
avido accanimento per saccheggiare una nazione già prostrata, come
sostengono gli utili idioti del sistema euratlantico pilotato dagli Usa,
quanto un abile stratagemma per uscire dal pantano dell’eurocrisi,
imponendo alla Grecia condizioni sempre più inaccettabili appunto per
costringerla a dare inizio al piano di smantellamento della moneta unica
di cui la Germania, checché si dica, non è mai stata particolarmente
entusiasta[10].
Solo così, del resto, si spiega l’apparente contraddittorietà
dell’operato di Berlino, poiché non avrebbe senso altrimenti segare il
ramo su cui si è seduti autodistruggendo l’Eurozona e mandando in
bancarotta i paesi dell’Eurozona quando si dipende da quei stessi paesi
per le proprie esportazioni. Il presunto neomercantilismo della Germania
sul lungo termine non è sostenibile e i tedeschi lo sanno, non sono
stupidi.
Da notare poi che a beneficiare maggiormente delle politiche
neoliberiste e neomercantili della Germania sono soprattutto le grandi
corporation americane. Lo scandalo BlackRock, il fondo d’investimento
statunitense impegnato ad acquisire tutte le principali risorse
strategiche del nostro Paese, lo dimostra[11].
Ovviamente anche in Germania c’è qualcuno che ci guadagna, ma non si
tratta della popolazione tedesca nel suo complesso, bensì di una
ristretta oligarchia di plutocrati che costituiscono quella élite
transazionale inserita nei gangli del sistema imperialistico pilotato
dagli Stati Uniti, gruppi estranei ai propri paesi, al proprio popolo e
ai suoi interessi. Nel complesso la Germania dall’euro ci ha perso più
che guadagnato[12].
Per gli USA dunque va bene che si imponga l’austerità, ma non a dosi
così massicce da mettere in pericolo l’esistenza stessa della
costruzione europea.
Come abbiamo visto l’euro è una creazione della finanza
angloamericana e nei propositi dei suoi ideatori, calando un tasso fisso
su un’area valutaria non ottimale, si doveva produrre un accumulo di
tensioni tali (deficit di partite correnti, bolle immobiliari, ecc), da
scoppiare al primo shock esterno (il crack della Lehman Brothers). A
quel punto sarebbe stata proposta come unica soluzione per uscire dalla
crisi una politica di bilancio comune e sarebbero nati i cosiddetti
Stati Uniti d’Europa. Che l’euro, così com’è stato congegnato, dovesse
portare alla crisi era una certezza matematica, lo predice il Ciclo di
Frenkel[13].
Ma la sospensione del Fiscal Compact e il conseguente rifiuto della
Germania ad emettere eurobond, cosa che avrebbe obbligato i tedeschi ad
accollarsi i debiti di tutti i paesi in deficit dell’eurozona[14], ha
creato quello stallo che ha portato alla situazione odierna. Da ciò
risulta chiaro il motivo per cui la principale detrattrice delle misure
di austerità, che hanno fatto impantanare il progetto di creazione degli
USE, sia proprio la finanza anglosassone. In particolare il criminale
plurimiliardiario George Soros, che in articolo del 10 aprile 2013
apparso sul
Corriere della Sera, affermava:
«La crisi dell’euro ha trasformato l’Unione Europea in
qualcosa di radicalmente diverso. Quella che doveva essere
un’associazione volontaria di Stati alla pari si è trasformata in una
prigione per debitori, con la Germania e altri creditori al comando per
perseguire politiche che prolungano la crisi e perpetuano la
subordinazione dei Paesi debitori. La crisi rischia ormai di distruggere
l’Ue, una tragedia di proporzioni storiche. Questo può essere evitato
solo con la leadership della Germania».
[da notare che l’Hedge Fund di Soros, assieme a quelli di Paulson,
Greenlight, Sachs e Sac Capital, è stato uno dei principali responsabili
dell’attacco speculativo all’euro].
«
Una volta compreso questo, la soluzione viene da sé. Può essere riassunta in una sola parola: eurobond». «
Purtroppo
la Germania è fermamente contraria agli eurobond. Da quando la
cancelliera Angela Merkel ha posto il veto, l’idea non è nemmeno stata
presa in considerazione». «
Se la Germania si oppone, dovrebbe valutare l’idea di lasciare l’euro». «
Occorre che la Germania scelga definitivamente se accettare gli eurobond o lasciare l’euro». «
Una
disintegrazione caotica lascerebbe l’Europa in condizioni peggiori
rispetto all’epoca di avvio dell’ambizioso esperimento dell’unificazione»[15].
Il fatto stesso che sia un personaggio come Soros a scagliarsi contro
la Germania è la prova che la Germania sta dalla parte giusta. È chiaro
quindi che all’aggravarsi della situazione gli Usa cominciano a fare
pressioni per impedire a tutti i costi che l’Europa si liberi dalle
catene di Bruxelles. I primi moniti arrivano già il 2 febbraio da Barak
Obama, che in un’intervista rilasciata alla CNN appoggiava le richieste
del nuovo esecutivo ellenico:
«Non è possibile continuare a spremere Paesi che sono nel
mezzo della depressione; ad un certo punto deve esserci una strategia
di crescita che consenta loro di pagare i debiti per eliminare alcuni
dei loro disavanzi».
Un tweet dello stesso Varoufakis conferma che Washington spinge per un accordo:
«Il segretario del Tesoro USA mi ha detto effettivamente
che un mancato accordo danneggerebbe la Grecia. Ha aggiunto che
danneggerebbe anche l’Europa».
Un altro ammonimento alla Germania perché eviti il Grexit arriva da
un editoriale del New York Times, la voce dell’oligarchia plutocratica
americana, dal titolo
Give Greece room to maneuver, in cui si legge:
«La possibilità pericolosa di un default greco e di una
crisi del sistema dell’euro sono diventati molto reali. Per quanto i
Ministri della zona euro potrebbero avere difficoltà a fare concessioni a
una nazione che percepiscono come dissoluto e ingrato, devono fare i
conti con il fatto che concedere alla Grecia un certo allentamento ora è
l’unica buona scelta che hanno».
In tutte queste dichiarazioni emerge dunque la voce del padrone
d’oltreoceano che mentre recita pubblicamente la parte del buono in
sostegno delle richieste dei poveri greci tartassati dalla “cattiva”
Germania, in segreto mira invece a tenere l’Europa nelle fauci della
finanza internazionale, allo scopo di giungere alla fusione di
Europa/USA attraverso il TTIP. Riassume magistralmente Francesco
Meneguzzo a proposito della momentanea vittoria di Washington nel
braccio di ferro in corso:
«Una manovra americana che rasenta la perfezione, una
speculazione al ribasso destinata a un successo storico, a meno che la
Germania tenga duro nonostante le impressionanti pressioni condotte
anche dai soliti utili idioti delle sinistre europee: se alla Grecia
verrà ristrutturato o tagliato il debito, la Germania subirà un salasso
tale da mortificare qualsiasi speranza di ripresa sostenuta almeno nel
breve termine, nonché qualsiasi ambizione extra-atlantica, anche perché è
impensabile che possano contribuire significativamente altri paesi
indebitati fino al collo come la Spagna e soprattutto l’Italia (e anche
per la Francia avremmo qualche dubbio), mentre la Grecia rimarrà
nell’eurozona, certamente vivacchiando ma lontanissima da tentazioni
‘strabiche’ verso Mosca o Pechino. Portando a una convivenza forzata e
traballante, ma saldamente nel campo atlantico, e quanto più flebile
sarà la voce della Germania, tanto più rapida e sicura sarà
l’approvazione del trattato di partnership transatlantica (Ttip), nuova
architrave del blocco occidentale e probabile gabbia e condanna per gli
europei, tanto desiderata da Washington anche in chiave anti-russa e
anti-cinese»[16].
Giunti a questo punto possiamo dunque tirare le somme sull’operato di
Tsipras/Varoufakis, osannati da tutte le sinistre europee filoamericane
che, accusando la Germania di ambizioni neoimperiali, tifano per il
“più Europa”. La loro è stata essenzialmente un’operazione eterodiretta.
Tsipras è un burattino di Soros, il quale ha organizzato e finanziato
il suo viaggio in USA attraverso l’istituto INET. Qualche mese fa ha
partecipato ad un incontro con l’American Jewish Committee, una lobby
sionista ed è stato invitato al Forum annuale della fondazione
Ambrosetti, una importante centrale mondialista.
Varoufakis, dal canto suo, ha insegnato nel 2013 presso la Lyndon B.
Johnson School of Public Affairs, un’università impegnata nel creare
leaderships e politiche pubbliche socio-economiche negli USA e
all’estero e che ha avuto come presidi, negli ultimi 10 anni,
l’ammiraglio Bobby Ray Inman (ex-direttore della NSA) e l’ambasciatore
Robert Hutchings (presidente del National Intelligence Council nel
2003-2005). Syriza è insomma un’opposizione controllata creata
dall’intelligence americana, come lo sono il M5S in Italia e il partito
Podemos in Spagna[17].
L’IMMIGRAZIONE COME STRATEGIA DEL CAOS
Inoltre il governo Syriza, il 19 luglio, ha firmato un’alleanza con
Israele, la quale «offre immunità legale ad entrambe le forze armate
quando l’una si addestra nel paese dell’altra»[18]. È possibile che
quest’alleanza militare sia una misura precauzionale di Washington per
mantenere l’ordine ad Atene in caso di default. La fine della moneta
unica è infatti inevitabile e come abbiamo già detto in precedenza, se
gli USA non possono più contare sulla schiavitù monetaria, non rimane
loro che l’espediente militare per tenere al guinzaglio gli stati servi.
Ovviamente per mantenere l’ordine occorre prima creare il disordine
secondo la dottrina del caos costruttivo. Non è dunque da escludere che
la recente invasione delle turbe islamiche nell’isola di Kos,
provenienti dalla Turchia, un paese satellite degli USA, risponda
precisamente alla stessa strategia con cui si sta cercando di
destabilizzare l’Italia e indurla a intervenire militarmente in Libia.
L’Italia, infatti, dopo la Grecia, è il paese a più probabile rischio
default.
Come abbiamo visto nei nostri articoli precedenti, i servizi di Le
Monde e Les Observateurs dimostravano che l’impennata degli sbarchi è
un’operazione cinicamente orchestrata dalle centrali mondialiste e in
particolare dagli Stati Uniti che agendo tramite organizzazioni
umanitarie, come l’Organisation internationale pour les migrations,
legata alle Nazioni Unite, gestiscono il traffico di esseri umani che
dall’Africa arriva sulle nostre coste.
Ultime, in ordine di tempo, le rivelazioni di InfoDirekt, che
rifacendosi alle dichiarazioni di un rapporto interno dello
Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di
Vienna), riporta:
«Si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati
Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a
gran parte dei costi dei trafficanti». Sarebbero «le stesse
organizzazioni che, con il loro lavoro incendiario, hanno gettato nel
caos l’Ucraina un anno fa».
A capo di questa rete di organizzazioni, per lo più fondazioni
americane private organizzate da Washington, c’è sempre lui, George
Soros, agente dei Rothschild. Organizzazioni che nascondendosi dietro il
pretesto della “democrazia” e dei “diritti umani” svolgono in realtà la
funzione di quinte colonne al servizio dell’imperialismo americano.
Entità come Open Society, Amnesty International, UHRP, Freedom House, ma
anche Medici Senza Frontiere, i quali sembrano essere al momento i più
attivi nello scaricare migliaia di finti profughi sulle nostre
coste[19]. È importante notare che:
«Medici Senza Frontiere, nel proprio rapporto annuale
(rapporto 2010), include come donatori finanziari, Goldman Sachs, Wells
Fargo, Citigroup, Google, Microsoft, Bloomberg, di Mitt Romney Bain
Capital, e una miriade di altri interessi corporativi-finanziere. Medici
Senza Frontiere ha rappresentanti dei banchieri anche nella sua
commissione di consiglieri, tra cui Elisabetta Beshel Robinson di
Goldman Sachs (e l’immancabile Soros, con Open Society Foundation
l’organizzazione Medici Senza Frontiere sta fornendo il supporto per i
militanti armati e finanziati dalla Occidente e i suoi alleati
regionali, la maggior parte dei quali si rivelano di essere combattenti
stranieri, affiliati o appartenenti direttamente ad Al Qaeda e il suo
braccio politico de facto, i Fratelli Musulmani. Questa cosiddetta
organizzazione di “aiuti internazionali” è in realtà un altro
ingranaggio della macchina militare segreta contro la Siria, svolgendo
il ruolo di battaglione medico[20]».
In un suo recente articolo Paul Craig Roberts, economista ed
ex-vicesegretario al tesoro sotto la presidenza Reagan, ha affermato che
«
il vero scopo di queste organizzazioni non governative (ONG) è di
far progredire l’egemonia di Washington per destabilizzare i due paesi
in grado di resistere l’egemonia statunitense»[21].
Non stupisce allora che la Russia abbia cacciato Soros per attività
sovversiva, avviando le procedure per impedire ad almeno 20 ONG,
considerate dannose per la stabilità della Federazione Russa, di
esercitare la loro nefasta opera d’ingerenza negli affari interni del
Paese. Opera che comprende la promozione dell’immigrazione selvaggia,
del multiculturalismo, dell’omossessualità, del genderismo, dei diritti
delle minoranze a danno della maggioranza, nonché l’addestramento e il
finanziamento dei movimenti estremisti radicali allo scopo di
rovesciare, attraverso le rivoluzioni colorate, legittimi governi
democraticamente eletti[22]. Vale la pena rilevare di sfuggita che Soros
è anche diventato terzo azionista di un fondo delle Coop ‘rosse’ in
Italia, il che non è certo una coincidenza[23].
NOTE:
[1] Zbigniew Brzezinski, A Geostrategy for Eurasia, “Foreign Affairs”, Sept. -Oct. 1997, pp. 53-57.
[2] Vedi il nostro articolo: La vera storia della Prima guerra mondiale
http://xn--identit-fwa.com/blog/2014/12/03/la-vera-storia-della-prima-guerra-mondiale/
[3] Spartaco Puttini, Stati Uniti d’Europa o Europa degli Stati Uniti?
[4] FEDERALISTI FINANZIATI DAI CAPI DELLO SPIONAGGIO AMERICANO, Di Ambrose Evans-Pritchard
http://andreacarancini.blogspot.it/2010/11/lunione-europea-nata-da-una-costola.html
Articolo originale: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html
[5] https://www.foreignaffairs.com/articles/western-europe/2014-04-09/germanys-new-ostpolitik
http://www.eurasia-rivista.org/la-nuova-ostpolitik-tedesca-nel-contesto-multipolare/22160/
[6] http://www.spiegel.de/international/germany/editorial-merkel-must-end-devil-s-pact-with-america-a-1042573.html
[7] Versione originale della Defense Planning Guidance, scritta dal
sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, riportata dal New York Times
il 7 mar 1992.
[8] http://ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=51574
[9]http://espresso.repubblica.it/inchieste/2015/07/08/news/nsa-spiava-angela-merkel-e-i-leader-tedeschi-ecco-le-intercettazioni-diffuse-da-wikileaks-1.220487
http://voxnews.info/2015/07/10/farsa-greca-merkel-minacciata-da-usa-con-intercettazioni-scottanti/
[10] Alla fine sarà Berlino a uscire dall’euro:
http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/10/28/alla-fine-sar-berlino-a-uscire-dalleuro-un-autorevole-leak___1-v-122304-rubriche_c366.htm
Euro addio, il piano segreto di Angela Merkel: tornare al marco:
http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11715358/Euro-addio—il-piano.html
Germania, perché conviene la Grexit più della crescita:
http://www.lettera43.it/economia/macro/germania-perche-conviene-la-grexit-piu-della-crescita_43675157833.htm
Grecia: Germania e BCE studiano un “golpe” per un default senza uscita dall’euro
http://www.imolaoggi.it/2015/04/30/grecia-germania-e-bce-studiano-un-golpe-per-un-default-senza-uscita-dalleuro/
La Germania pronta a lasciare l’Eurozona. Italia? «Sicuro default»
http://www.stefanogiantin.net/interviste/la-germania-pronta-a-lasciare-leurozona-italia-sicuro-default/
Uscire dall’euro: I piani sono pronti dal 2011 per Germania e Olanda
http://www.libreidee.org/2014/12/germania-e-olanda-fuori-dalleuro-piani-pronti-dal-2011/
La maggioranza dei manager tedeschi ora vuole l’uscita della Grecia dall’euro
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-06/laa-maggioranza-manager-tedeschi-ora-vuole-l-uscita-grecia-dall-euro–161036.shtml?uuid=ABLQfWbD
[11] http://www.informarexresistere.fr/2015/08/04/i-veri-padroni-del-mondo-sconosciuti-al-pubblico/
Stefano Vernole, Una “pietra nera” a stelle e strisce sta comprando
l’Italia?, in Eurasia, Rivista di studi geopolitici, n. 1/2015 pp. 111
[12] Lo dimostra il fatto che:
Per accumulare i suoi enormi surplus la Germania ha dovuto applicare
una svalutazione interna in termini reali, vale a dire tenere bassi i
prezzi, attraverso una precoce precarizzazione del mercato del lavoro
(le riforme Hartz) e una riduzione dei salari, potendosi giovare
inizialmente della manodopera a basso costo dell’ex Germania est.
Per conservare la sua posizione di potenza deve continuare a
reprimere la domanda interna, cosa che va a svantaggio delle classi
lavoratrici, degli investimenti produttivi e quindi della crescita
economica nel lungo termine.
Continuando a esigere misure di austerità da parte dei paesi che
importano le sue merci non fa che minare la sua stessa prosperità
futura.
I profitti che ricava dalle sue esportazioni non vengono reinvestiti
all’interno del paese ma, per assurdo, dirottati fuori dell’Eurozona,
più precisamente nei Paesi BRICS.
Vedi anche:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15040
«Il Fondo Monetario Internazionale [FMI] ha avvertito, lo scorso anno
(http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/10980824/Juncker-faces-political-test-as-fines-loom-on-illegal-German-trade-surplus.html)
che il surplus tedesco – dell’8.25% del PIL, se si tiene conto del
ciclo – è distruttivo per l’UEM nel suo insieme. È fra i tre e i sei
punti percentuali più alto rispetto a quanto sarebbe “desiderabile”,
ovvero giustificato dai fondamentali. Tutto questo non è nell’interesse
economico della Germania […] Questa politica mercantilista non ha alcun
senso per la stessa Germania. Le eccedenze vengono riciclate in flussi
di capitali verso l’estero a tassi di rendimento negativi, erodendo la
base della ricchezza di cui il paese avrà bisogno nei prossimi 10 anni,
visto il rapido declino demografico. Gli storici considereranno l’era
Schroder/Merkel come quella degli errori politici in serie».
E inoltre:
http://www.economiaepolitica.it/primo-piano/le-conseguenze-del-surplus-tedesco/#.VVNeno7tmko
«Esportare non è necessariamente un bene per l’economia. Infatti, per
ridurre il costo del lavoro la Germania ha depresso i consumi interni.
Ciò significa che i maggiori introiti commerciali non si sono tradotti
in benessere economico (se non per i profitti degli industriali
tedeschi). L’aumento del pil tedesco (questo l’articolo non lo dice) è
veramente risicato, siamo sempre a tassi di crescita annui inferiori al
2% e trimestrali inferiori all’1%. Detto in poche parole, questo
significa che si arricchisce il grande capitale tedesco, ma la Germania
si impoverisce».
Vedi anche: http://www.maurizioblondet.it/perche-anche-in-germania-cresce-la-poverta/
[13] http://www.no-euro.org/IL_CICLO_DI_FRENKEL.aspx
[14] http://www.maurizioblondet.it/leuro-si-spacca-ecco-come-farlo-e-non-faranno/
“Allora (il finanziamento dei trasferimenti) ammontava a circa 260
miliardi di euro l’anno, per un periodo di 10 anni, solo per aiutare i
quattro paesi del Sud” sopra citati. “Tra l’85 e il 90% sarebbe fornito
dalla Germania. Ciò avrebbe significato un prelievo della ricchezza
prodotta in Germania sull’8-9% del Pil ogni anno, anzi sul 12 secondo
un’altra fonte (Patrick Artus, « La solidarité avec les autres pays de
la zone euro est-elle incompatible avec la stratégie fondamentale de
l’Allemagne : rester compétitive au niveau mondial ? La réponse est oui
», NATIXIS, Flash-Économie, n°508, 17 juillet 2012). «E’ ovvio che un
tal salasso distruggerebbe l’economia germanica. Non è solo che Berlino
non vuole che l’euro sia una vera moneta come il dollaro; non può. Non
può permetterselo».
[15] http://www.corriere.it/opinioni/13_aprile_10/soros-germania-contro-eurobond_24bb66aa-a1ac-11e2-8e0a-db656702af56.shtml
[16] http://ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=51574
[17] https://aurorasito.wordpress.com/2015/01/29/un-cavallo-di-troia-di-soros-nel-governo-di-tsipras/
[18] http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/
[19] http://voxnews.info/2015/08/03/ecco-chi-ci-porta-medici-senza-frontiere-giovani-maschi-africani-foto-vergogno/
http://voxnews.info/2015/08/09/medici-senza-frontiere-scarica-a-vibo-316-clandestini-scabbi-a-bordo/
http://voxnews.info/2015/08/03/medici-senza-frontiere-scarica-a-palermo-529-africani-foto/
http://voxnews.info/2015/07/29/medici-senza-frontiere-scarica-692-coloni-con-la-scabbia/
http://voxnews.info/2015/07/28/business-medici-senza-frontiere-scarica-in-italia-1-810-clandestini/
http://voxnews.info/2015/07/17/profughi-non-vogliono-sbarcare-a-cagliari-scafisti-di-medici-senza-frontiere-li-accontentano/
http://voxnews.info/2015/07/09/nave-medici-senza-frontiere-scarica-103-africani-con-la-scabbia/
http://voxnews.info/2015/07/05/medici-senza-frontiere-scaricano-217-clandestini-a-pozzallo/
[20] http://www.oltrelacoltre.com/?p=16948
[21] http://www.imolaoggi.it/2015/08/05/le-ong-quinte-colonne-di-washington-in-russia-e-cina-e/
[22] http://www.informarexresistere.fr/2015/07/09/la-russia-si-libera-del-soft-power-americano-espulse-oltre-20-ong/
http://www.informarexresistere.fr/2015/07/09/putin-caccia-soros-dalla-russia-per-attivita-sovversiva/
[23] http://www.lultimaribattuta.it/12680_ecco-come-soros-promuove-limmigrazione-illegale-italia
Fonte dell’articolo:
identità.com