lunedì 2 gennaio 2017

Varisco, il Colonnello dei misteri, da Pecorelli ad Andreotti

Inchiesta speciale di Cronaca&Dossier sulla morte del colonnello Antonio Varisco, testimone dei grandi misteri italiani


0Antonio Varisco aveva la divisa dell’Arma nel cuore, cresciuto com’era con il doloroso fardello delle traversie storiche della sua città: Zara.
Classe 1927, Varisco inizia la sua carriera nei Carabinieri da giovanissimo, diventando ufficiale già nel dicembre 1957. Compiuti appena 30 anni viene destinato a Roma, con il compito di organizzare la sicurezza degli uffici giudiziari.
La sua carriera ha una svolta nel 1973, siamo in piena emergenza eversiva, i giudici e gli avvocati sono bersaglio dei gruppi terroristici di estrema sinistra ed estrema destra, Varisco ottiene una promozione a Maggiore e gli viene affidata la responsabilità del Nucleo di Polizia Giudiziaria, sempre a Roma.
Anni difficili, anche perché Varisco svolge e collabora anche con indagini che toccano i nervi scoperti di quel sottobosco di terrore, che lavora alla destabilizzazione dell’ordinamento democratico.
Ed è in questo fango di collusione tra politica ed eversione che Varisco diventa un elemento cardine, tanto che nel 1976, costituisce il “Reparto Servizi Magistratura”.

Carmine Pecorelli.Attento, puntiglioso e con una capacità di relazionarsi con simpatia negli ambienti molto rigidi e abbottonati che frequenta, ha qualità che lo rendono un punto di riferimento anche per i cronisti di nera, che vedono in lui un interlocutore brillante, simpatico e rispettato anche da un cronista come Mino Pecorelli. Varisco lo considera un talento, si vedranno spesso, il Colonnello e il direttore di Osservatore Politico (OP). Una conoscenza questa che comunque si ammanterà di mistero, come ogni cosa, quando c’è di mezzo Pecorelli.



iandret001p1Varisco intanto fa carriera: si occupa dello scandalo Lockheed, viene coinvolto nell’inchiesta sulla Rosa dei Venti, per poi occuparsi dello scandalo Italcasse, inchieste che vedono coinvolti apparati dello Stato ai massimi livelli.
Sarà anche chiamato in causa dal giudice Vittorio Occorsio nelle primissime indagini sulle P2 di Gelli, delegando il Colonnello a indagare su una riunione segreta della Loggia tenutasi nel 1975; quella Loggia che il Giudice considerava implicitamente legata all’eversione nera, un mostro inafferrabile e dalle mille teste.
Tra le più scottanti seguite da Varisco c’è l’inchiesta sul caso Moro.
Si diceva di Mino Pecorelli. Varisco frequentava un ufficio in piazza delle Cinque Lune ed è certo che anche il giornalista direttore di OP frequentasse quell’ufficio nei giorni del sequestro Moro. Quale che sia il motivo, alcuni memoriali dello statista ucciso dalle Brigate Rosse vengono pubblicati da Pecorelli, che sembra molto informato a dispetto dei suoi colleghi. È un uomo sicuramente geniale, ma anche molto informato.

Di quante informazioni Mino Pecorelli fosse a conoscenza non potremo mai saperlo con certezza perché il 20 marzo del 1979 viene ucciso sotto la sede del suo giornale, in via Tacito 50. Giuseppe D’Avanzo, sul Corriere della Sera del 25 settembre 1999 scriverà che quella sera Varisco, insieme a Domenico Sica arriva sul posto poco dopo l’omicidio, salgono in redazione e mentre stanno perquisendo l’ufficio trovano un biglietto dalla firma illustrissima. «Caro Pecorelli, le invio questo medicinale perché possa lenire la sua cefalea. Io, come lei sa, soffro del medesimo male. Importante è comunque che lei si prenda un periodo di riposo. Giulio Andreotti».
Un invito cordiale o un “ordine”? Varisco ne rimase colpito, anche perché pochi giorni dopo quella morte, in un taxi a Roma viene ritrovato (quanto casualmente) un borsello con appunti eversivi e alcune schede di persone in vista, tra qui quella di Pecorelli, con un appunto che riguarda da vicino il Colonnello.


Colonnello Antonio Varisco.Su quella scheda, falsa, vera o ad uso e consumo di un depistaggio, c’era un appunto inquietante: «Mino Pecorelli (da eliminare) preferibilmente dopo le 19 nei pressi della redazione di OP». A margine poi, un’altra importante annotazione: «Martedì 6 marzo 1979 causa intrattenimento prolungato presso alto ufficiale dei Carabinieri, zona piazza delle Cinque Lune, l’operazione è stata rinviata».
L’alto ufficiale era proprio lui. Si dice che quell’omicidio lo abbia convinto a lasciare l’Arma, a soli 52 anni e con una carriera sicura, c’è chi ipotizza invece un possibile salto di qualità del suo ruolo investigativo proprio uscendo dal ruolo palese ed istituzionale che si era ritagliato, fatto sta che il colonnello Varisco rassegna le dimissioni subito dopo quell’omicidio. Concluderà il suo mandato il 30 luglio del 1979, andando a dirigere la sicurezza di un colosso dell’industria italiana.
Il 13 luglio, a bordo della sua BMW 2002 sta percorrendo Lungotevere Arnaldo da Brescia. Deve recarsi a Piazzale Clodio, sono gli ultimi giorni di lavoro, siamo al passaggio di consegne con l’ufficiale che lo sostituirà. Due auto gli si affiancano in un tratto dove la strada si restringe per un cantiere della metropolitana. Gli sparano 4 colpi con due fucili a canne mozze, uccidendolo all’istante.

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