domenica 17 aprile 2016

Il report della House Select Committee on Assassinations…

Nel settembre del 1976 la riusoluzione nr. 1540 del 94-mo Congresso degli Stati Uniti creava la House Select Committee on Assassinations [ nel seguito sarà denominata HSCA…], un team permanente composto di dodici membri incaricato di condurre un’indagine completa sulla morte del presidente John Fitzgerald Kennedy e del leader della lotta per i diritti civili Martin Luther King Jr. L’iniziativa di creare questa nuova commissione d’inchiesta era stata sollecitata un anno prima da una petizione sottoscritta da 135 membri del Congresso in conseguenza delle ‘rivelazioni’ scaturite dall’inchiesta condotta da un'altra commissione, questa volta del Senato [la Senate Select Committee to Study Governmental Operations…], su alcune attività svolte dalla Cia e dall’Fbi nel decennio precedente, durante il perido di presidenza ‘democratico’ di John Kennedy prima e Lyndon Johnson poi. Tra le tante ‘rivelazioni’, una appurava che la Cia aveva tenuto all’oscuro la commessione Warren di un piano da essa ordito e approvato dal governo degli Stati Uniti per assassinare il leader cubano Fidel Castro e un’altra che l’Fbi aveva condotto un programma di counter-intelligence [denominato Cointerplo…] contro Luther King a la Southern Christian Leadership Conference. Al di là delle motivazioni ‘di facciata’, appare del tutto evidente che la creazione di questa commissione aveva una precisa valenza elettorale in vista delle presidenziali che si sarebbero tenute a novembre, nelle quali il presidente uscente, il repubblicano Gerard Ford, era dato dai sondaggi assai indietro rispetto allo sfidante, il democratico Jimmy Carter. La HSCA pertanto avrebbe dovuto terminare i lavori dopo solo quattro mesi, vale a dire il 3 gennaio 1977, data di scadenza del mandato del 94-mo Congresso degli Stati Uniti. Il 4 gennaio 1977 veniva presentata la risoluzione nr. 9, che di fatto prevedeva la ricostituzione della commissione d’inchiesta e alla quale l’apposita commissione dava parere favorevole il 25 gennaio. Nel nuovo Congresso esistevano tuttavia pareri controversi, motivati sia dai costi sia [soprattutto] dalla natura delle indagini che essa avrebbe dovuto svolgere, e così veniva portata avanti un nuova risoluzione [la nr. 222] che prevedeva la proroga dei lavori della commissione per soli due mesi, ossia fino al marzo 1977. Il 2 febbraio il Congresso inziava l’esame della risoluzione nr. 222, la quale autorizzava la commissione in particolare a ‘lavorare’ su due punti…

a) se le leggi in vigore al tempo, incluse quelle relative alla sicurezza e protezione del presidente degli Stati Uniti, in ordine a prevenirne l’assassinio ed ogni tipo di cospirazione ai suoi danni, come pure la giurisdizione investigativa e le capacità delle agenzie e dei dipartimenti federali fossero o no adeguate

b) se vi fossero state o no totale apertura e trasparenza nello scambio di informazioni tra agenzie e dipartimenti federali nel corso delle indagini relative al delitto e se eventuali informazioni non fornite fossero o no sotto la responsabilità di detti organismi

Si trattava in parole povere di un’inchiesta il cui reale obiettivo non era quello di ‘stabilire la verità’ sulla morte di John Fitzagerald Kennedy [e di Martin Luther King], bensì quello di accertare quale e di che entità era stata a suo tempo la ‘copertura’ data dalla Cia e dall’Fbi alle indagini su quegli attentati. La risoluzione nr. 222 era approvata quello stesso giorno e l’8 marzo il rappresentante dell’Ohio Louis Stokes era nominato presidente e rimpiazzava il predecessore dimissionario. Stokes creava da subito due sottocommissioni, una per l’assassinio di Martin Luther King presieduta dal rappresentante del Districy of Columbia Walter E. Fauntroy, l’altra per l’assasinio del presidente Kennedy presieduta dal rappresentante del North Carolina Richardson Preyer, ai cui lavori limiteremo la nostra analisi. Il 30 marzo una nuova risoluzione [la nr. 433] prolungava il lavori della nuova commissione fino alla scadenza del mandato del Congresso, vale a dire il 3 gennaio 1979.

Rispetto alla commissione Warren la HSCA si erea dotata di ben più efficienti consulenze tecniche, le quali potevano anche valersi dei progressi conseguiti nel corso di quasi tre lustri in numerose discipline scientifiche. In particolare due nuove tecniche di analisi scientifica, non ancora mature negli anni ’60, daranno un significativo contributo all’inchiesta della commissione. Una è ancora oggi chiamata Neutron Acivation Analisys e , come dice il nome, è una tecnica analitica nucleare che consente di scoprire tracce anche minime di elementi chimici presenti in reperti senza asporto di materia, e quindi in modo assolutamente non distruttivo. Per questo specifico motivo è una tecnica assai utile, per esempio, in archelogia per lo studio delle ceramiche, degli affreschi e di moltissimi altri tipi di reperti. L’analisi consiste di tre fasi: 1) l’irraggiamento del campione con neutroni molto energetici rende instabili gli elementi [creazione degli isotopi radioattivi di ciascun elemento] 2) l’energia assorbita dagli elementi è ri-emessa sotto forma di fotoni gamma quando questi tentano di tornare alla stabilità 3) l’energia caratteristica, e quindi la frequenza dei fotoni gamma emessi da ogni elemento, è misurata per mezzo di un detector. L’attivazione neutronica ha il notevole vantaggio dato dal fatto che l’irraggiamento rende il campione radioattivo per molti anni e questo consente di ripetere l’analisi se necessario senza ulteriori asporti di materiale.

La seconda ‘tecnologia innovativa’ della quale si è giovata l’HSCA è stata l’applicazione all’acustica di una disciplina nella quale chi scrive queste righe è egli stesso uno specialista e non proprio, almeno credo, degli ultimi della classe, il Digital Signal Processing [DSP], ovvero ‘Elaborazione Numerica di Segnali’.
Tra le tante cose accadute al Dealey Plaza in quel fatale mezzogiorno del 22 novembre 1963 ve ne era una della quale nessuno sul momento immaginava lo sconvolgimento che avrebbe creato. Era sucesso che uno dei motociclisti della scorta presidenziale aveva innavvertitamente lasciato la propria radio funzionante in modalità ‘trasmissione’, così che tutti i suoni prodotti dagli eventi che lì si erano verificati erano stati trasmessi alla centrale di polizia di Dallas e qui erano stati registrati. Sul momento l’ascolto di quella registrazione non aveva fornito agli inquirenti dei grandi risultati, in quanto ai fragori prodotti dagli spari si sommavano non solo altri rumori di varia natura, ma anche i riverberi degli spari stessi riflessi dagli eifici e dai rilievi circostanti e tutto questo impediva di stabilire con esattezza un dato fondamentale sul quale i pur numerosi testimoni non erano concordi, vale a dire quanti colpi erano stati sparati. Una delle prime applicazioni del DSP, i cui fondamenti di base sono stati creati nel corso degli anni ’60, è stata proprio quella di ‘ripulire’ alcune vecchie incisioni discografiche degli anni 20’ dai riverberi dovuti alla registrazione effettuata in ambienti non idonei dal punto di vista acustico. Grazie al DSP ad esempio sono stati notevolmente migliorate le registrazioni discografiche, effettuate negli anni ’20, del ‘mitico’ Enrico Caruso. Nella primavera del 1977 questo stesso trattamento è stato applicato ai suoni registrati al Dealey Plaza il 22 novembre 1963 e i risultati dell’analisi eseguita, a dir poco ‘sconcertanti’, li vedremo fra non molto. Oltre a questi strumenti tecnici di assoluta avanguardia, la HSCA ha potuto valersi della consulenza di una vasta schiera dei più validi esperti non solo per quanto riguarda l’acustica e l’analisi dei reperti ma anche nella balistica e soprattutto in medicina, in particolare per l’analisi radiologica. Vale la pena a questo proposito di riportare alcune righe tratte dal report finale della commissione…

… il gruppo di consulenti della commissione, composto di nove membri, otto dei quali primari in alcuni dei più prestigiosi istituti degli Stati Uniti, con esperienza cumulativa personale di più di 100.000 autopsie e innumerevoli analisi effettuate su fotografie e radiografie ai raggi X, ha accertato le cause della morte, nonché natura e locazione delle ferite riportate dal presidente Kennedy…

E’ evidente che, data la quantità e qualità delle risorse tecnologiche ed umane sulle quali la HSCA poteva contare, ci si aspetterebbe che i risultati ai quali essa è pervenuta siano immuni da ogni incertezza e ambiguità. Cosa niente affatto soprendente, è vero invece l’esatto contrario… La cosa somiglia molto, e anche questo fatto non è soprendente a ben guardare, a quello che succederà alcuni anni più tardi nella inchiesta relativa ad uno dei più grandi ‘misteri’ dell’Italia del dopoguerra: l’incidente al Dc9 di Ustica del 27 giugno 1980, costato la vita ad 81 persone. Alla fine degli anni ’80 una commissione tecnica [chiamata ‘commissione Blasi’ dal nome di uno dei suoi membri…] arriverà alla conclusione che la causa dell’incidente accorso all’aereo dell’Itavia era da ricercarsi in un missile e si riserverà in tempi successivi di stabilire con ulteriori perizie di che tipo di missile si era trattato. E’ ovvio che acettare come valida una tale conclusione avrebbe schiuso la porta a scenari allucinanti ed imprevedibili, proprio quello che chi era intenzionato a far sì che la ‘verità’ rimanesse inaccessibile era a tutti i costi determinato ad impedire. Succederà così che qualcuno [naturalmente non si sa chi…] convincerà [con quali ‘argomenti’ non è dato di sapere…] due dei membri della commissione Blasi a ‘ritrattare’ le poro stesse perizie e farà in modo di ‘silurare’ il giudice Bulgarelli, il depositario dell’inchiesta. In tal modo una nuova inchiesta prenderà il via all’inzio degli anni ’90 con un nuovo giudice istruttore [Rosario Priore] e una nuova commissione [chiamata ‘commissione Misiti’ , sempre dal nome di uno dei membri…]. Quest’ultima commissione sarà formata in pratica dagli esperti più autorevoli di una vasta gamma di discipline scientifiche [sarebbe troppo lungo elencarle tutte in questa sede…] esistenti in campo nazionale e internazionale e pertanto ci si sarebbe aspettati che essa portasse alla fine alla tanto auspicata ‘chiarezza’. Al contrario il solo risultato conseguito dalla commissione Misiti è stato quello di creare totale incertezza e contraddittorietà su tutti i punti fondamentali dell’inchiesta, redigendo alla fine un report che la cui unica conclusione è… che per quanto riguarda Ustica ogni conclusione è possibile. Ora si tratta in pratica della stessa cosa accaduta vent’anni prima negli Stati Uniti e sono sicuro che il lettore saprà da solo fare i dovuti paralleli tra i due scenari. Come si è fatto in precedenza con il lavoro della commissione Warren, proviamo ad esaminare il report finale dell’inchiesta della HSCA e a valutarne, per quanto possibile, la ‘attendibilità’…


Il presidente Kennedy è stato raggiunto da due colpi di fucile sparatigli da dietro…

Si tratta in sintesi della stessa conclusione alla quale la commissione Warren era pervenuta quindici anni prima, senza neppure la più piccola alterazione. Come a dire che quindici anni di progresso tecnologico e di ulteriori indagini giudiziarie non hanno provocato la pur minima scalfittura a questa sorta di ‘verità rivelata’. Proviamo un poco ad approfondire…

Uno dei punti maggiormente dibattutti dell’assassinio di Dallas era stato il tipo e la natura delle ferite riportate da JFK. Stabilire con esattezza la posizione della ferita mortale alla testa è in effetti fondamentale per stabilire se il colpo d’arma da fuoco proveniva da dietro oppure dal davanti della Lincoln presidenziale. Ebbene nel corso degli anni sono state divulgate [anche per vie ‘ufficiali’…] più di una ‘versione riveduta e corretta’ della ferita in questione. Nessuna di esse purtroppo sembra essere convincente alla luce dei pur pochi riscontri disponibili. Vediamo di fare un poco d’ordine basandoci sulla figura qui sotto…



Tra gli attti che la commissione Warren ha presentato nel 1964 figura il primo disegno da sinistra. Esso è opera dell’ufficiale della Marina R.A. Rydberg, il quale si è avvalso della consulenza dei comandanti Boswell e Humes, i militari che hanno condotto l'autopsia di Kennedy alla base navale di Bethesda. Né Rydberg né Humes né Boswell hanno avuto la possibilità di vedere fotografie o radiografie a raggi X. La loro ricostruzione si basa unicamente su quanto ricordano di aver visto durante l'autopsia. Anche se la posizione della testa nel momento dello sparo è, anche sulla base del filmato ripreso da Zapruder riportato in precedenza, con ogni probabilità sbagliata, la figura mostra alcuni dettagli importanti che servono per meglio capire il seguito. Come ogni medico legale ben conosce , nella quasi totalità dei casi in cui un proiettile attraversa una testa umana, il foro di entrata è assai più piccolo del foro di uscita, il quale in certi casi è [mi si perdoni il termine assai raccapricciante…] un vero e proprio ‘cratere’. Il motivo di ciò è dato dal fatto che in conseguenza dell’impatto con la scatola cranica il proiettile normalmente si frammenta in più parti il che produce una vera e propria ‘esplosione’ che proietta sangue, materia cerebrale e frammenti ossei anche ad una certa distanza. Nel caso in questione un grosso framento della calotta cranica del presidente è stato ritrovato nel prato ad una ventina di metri dietro il luogo dove si trovava l’auto presidenziale quando il colpo mortale è arrivato a segno. In base al disegno riportato a sinistra dunque il proiettile sarebbe entrato in corrispondenza della regione occipitale ed uscito, producendo una vasta ferita, dalla regione parietale del cranio e questo è compatibile con l’ipotesi che il colpo provenisse da dietro e dalla direzione approssimata del Book Depository. In seguito la commissione Warren è stata dai più fortemente criticata per aver redatto le sue conclusioni sulla base di questo solo disegno ‘fatto a memoria’ senza cercare riscontri in fotografie o radiografie ai raggi X. Nel suo report finale la HSCA giustifica questo con la ritrosia da parte di quella commissione a pubblicare fotografie e radiografie a raggi X eseguite nel corso dell’autopsia cui è stato sottoposto in corpo del presidente assassinato, ritrosia motivata dal desiderio di rispetto per la privacy della famiglia Kennedy. Come verdremo però tra breve la ‘ricostruzione grafica’ presa per buona dalla commissione Warren non è meno accurata di altre fatte in tempi successivi e col supporto di strumenti assai più potenti.

Nel libro Six seconds in Dallas, uscito nella seconda metà degli anni ’60, Josiah Thompson ha mostrato il secondo disegno partendo da sinistra. Si tratta della ricostruzione del dottor Robert McClelland, uno dei medici del pronto soccorso di Dallas che ha cercato invano di salvare la vita al presidente nella Emercency room. Nel disegno è evidente la dislocazione di una vasta ferita nella zona occipitale del cranio e ciò sarebbe compatibile solo con un proiettile entrato dal davanti e fuoriuscito da dietro. Oggi si è in grado di affermare con certezza che questa ‘ricostruzione’ è errata, in quanto come vedremo poi, nel corso dell’autopsia tutta la parte posteriore del cranio del presidente in realtà è stata trovata intatta.

Robert Groden, perito fotografico, è uno degli autori più noti di libri sul caso Kennedy. Nella sua opera The Killing of a President presenta la ricostruzione illustrata nella terza figura da sinistra. E’ evidente che tale ricostruzione sconvolge completamente le due precedenti, in quanto la zona del capo devastata dall’impatto del proiettile è tutta la regione parietale destra, mentre la regione occipitale sarebbe rimasta intatta. La ricostruzione di Groden è basata sull’immagine seguente del film di Zapruder e sulla testimonianza dell’agente di polizia Bobby Hargis , il quale si trovava leggermente indietro e a sinistra rispetto alla vettura presidenziale…



Hargis ha testominiato al processo contro Clyde Shaw. Interrogato da sostituto procuratore Tom Bethell, ha riferito così quanto avvenuto quel giorno al Dealy Plaza…

… abbiamo girato a sinistra verso Elm Street, circa metà isolato dal luogo dell’attentato. Mi trovavo sul lato destro della strada e immeditamante a sinistra dell’auto presidenziale, vicino alla signora Kennedy… allorché ho udito la prima esplosione ho riconosciuto subito che si trattava di uno sparo… ho visto il governatore Connally voltarsi verso il presidente con un’espressione assai sopresa sul volto… il presidente si è chinato allora verso il governatore quasi per volergli parlare… è stato allora che ho visto il presidente proiettato di colpo all'indietro, la signora Kennedy voltarsi verso di lui, dopo di che tutto il lato destro della sua testa è piovuto addosso a me… sangue, brandelli di cervello e schegge della calotta cranica…

Alla domanda cruciale rivoltagli da Bethell: ‘il fatto che lei fosse a sinistra dell’auto e un poco dietro suggerisce che lo sparo provenisse da destra e dal davanti?…’ , così ha risposto Hargis…

… quello che è certo è il fatto che sono stato investito in pieno da tutto quello che era fuoriuscito dalle ferite del presidente… io ero in movimento e semplicemente gli sono andato incontro…

Volendo giudicare la cosa senza preconcetti, la ricostruzione di Groden sembra essere assai più accurata delle due precedenti. Essa però non permette di conludere con certezza se il colpo mortale sia giunto dal davanti oppure da dietro.

Nel 1979 Ida Fox, membro del House Select Committee's Forensic Pathology Panel, basandosi sulle fotografie e sulle radiografie a raggi X effettuate a Betshesda, ha fornito il disegno che compare ultimo a destra. A ben guardare anche una persona non esperta di anatomia si rende conto che in pratica altro non è che il disegno della commissione Warren arricchito di qualche dettaglio per altro non fondamentale. In particolare le scheggie di ossa craniche sono certamente più grandi di quanto non siano state nella realtà. E’ evidente che il disegno suggerisce inequivocabilmente che il colpo proveniva da dietro. Dal momento che tale ricostruzione, a differenza delle precedenti, si è valsa di radiografie e fotografie sviluppate in sede di autopsia, essa dovrebbe mettere a tacere ogni residuo dubbio. In effetti il ‘materiale’ al quale si è potuto accedere non è poi stato così rilevante. Di questo chi scrive ha fatto una cernita ed ha selezionato la radiografia e due foto autoptiche che potete vedere [raggruppate insieme per esigenze di editoria] nella figura qui sotto…





La figura a sinistra illustra la vista radiografica frontale. Data l’assoluta incompetenza dello scrivente in materia di analisi di radiografie, la sua opinione poco conterebbe se non fosse confortata da quella della maggior parte dei ‘competenti’ che hanno esaminato la radiografia suddetta. Mentre si nota la mancanza di una notevole porzione delle ossa parietali del cranio [lesione che pare estendersi fino alla cavità oculare destra, molto più ‘spostata in avanti’ perciò rispetto a tutte le ‘ricostruzioni’ che abbiamo esaminato…], il dietro della testa, a parte alcune fratture che però non ne alterano la compattezza, pare sostanzialmente intatto. Tale impressione è confermata nell’immagine al centro, una delle foto eseguite nel corso dell’autopsia. In essa il retro della testa non pare rivelare lesioni e neppure fori d’entrata di proiettili e l'ampia ferita, la quale ha causato la fuoriuscita delle ossa parietali craniche, è evidentemente localizzata assai ‘in avanti’. L’ultima foto [per altro assai povera di dettagli significativi…] è stata scattata solo dopo che il cranio è stato messo allo scoperto e quanto restava del cervello rimosso [chiedo scusa per l’estrema repulsione che essa può suscitare in chi è poco abituato alle autopsie…]. Ognuno a questo punto chiunque può benissimo [o per lo meno lo scrivente ne è convinto…] farsi un parere se la ‘ricostruzione’ delle ferite subite dal presidente Kennedy presa per buona dalla HSCA è confermata o no alle radiografie e dalle foto autoptiche. Lo scrivente ritiene di no… altri potranno benissimo essere di diverso parere…

Un altro elemento è sempre apparso fortemente in contrasto con l’ipotesi che il colpo mortale sia giunto da dietro. Nel filmato di Zapruder, già proiettato in precedenza, si nota chiramente che nello stesso momento in cui il presidente è colpito alla testa, questa risulta proiettata violentemente all’indietro. Per superare questa evidente incompatibilità la commissione ha richiesto il parere di alcuni esperti dello specifico settore, chiedendo ad essi specificamente se esiste una relazione tra la provenienza del proiettile e il brusco movimento all’indietro della testa che si è visto nel filmato. La risposta è stata che il colasso del sistema nervoso conseguente all’impatto del proiettile può avre causato l’incontrollata contrazione muscolare che ha prodotto il brusco movimento all’indietro. Gli specialisti hanno anche mostrato un filmato nel quale delle scimmie colpite da proiettili alla testa hanno avuto una simile reazione. La conclusione alla quale la commissione è dunque pervenuta è stata semplicemente che l’improvviso movimento all’indietro della testa di JFK nell’istante successivo all’impatto del proiettile mortale era compatibile con il fatto che tale proiettile arrivasse da dietro… come pure che arrivasse dal davanti…

Anche dopo aver sistemato, sia pure in maniera non del tutto esente da critiche e perplessità, la questione del proiettile che ha ucciso il presidente degli Stati Uniti, alla commissione rimanevano ancora diversi punti oscuri da chiarire. Uno di questi era il comportamento della cosiddetta ‘palottola magica’, ossia del secondo proiettile esploso dalla carabina Manlischer-Carcano 91/38 [il primo secondo la ricostruzione ‘ufficiale’ sarebbe andato a vuoto…], quello che aveva ferito, sia pure non mortalmente, il collo e la schiena del presidente Kennedy prima e l’avambraccio e il polso destro del governatore Connally poi, per essere alla fine ritrovato pressocché intatto su di una barella all’ospedale Parkland Memorial. Dopo aver osservato il filmato di Zapruder la cosa era parsa ai più inverosile per più di una ragione. In primo luogo la sequenza dei fotogrammi mostrava chiaramente che il proiettile in questione aveva raggiunto la schiena del presidente Kennedy, provocando un brusco movimento in avanti del capo e una chiara espressione di dolore sul volto, all’incirca in corrispondenza del fotogramma 200 del filmato. In quel preciso istante e nei tre quarti di secondo successivi il geverantore Connally non mostra alcuna particolare reazione, fino a che scompare dal filmato dopo il fotogramma 207. Solo allorchè il gevernatore riappare, in corrispondenza del fotogramma 226, vale a dire due secondi e mezzo dopo l’arrivo del proiettile, egli manifesta evidenti reazioni alle ferite ricevute. Confrontando il filmato di Zapruder e varie testomonianze pressoché concordi si arriva alla conclusione che tra la reazione dolorosa del presidente Kennedy e l’analoga reazione del governatore Connally sono passati all’incirca due secondi e pertanto se la ‘teoria del singolo proiettile’ è valida si deve ipotizzare o che la ‘pallottola magica’ abbia vagato senza meta per circa due secondi o che il governatore Connally avesse quel giorno tempi di reazione al dolore del tutto anomali… tertium non datur… Chiunque, come lo scrivente, non particolarmente esperto in ‘meccanismi e tempi di reazione’ manifestate dagli umani a ferite traumatiche provocate da armi da fuoco si aspetterebbe a questo punto che qualcuno della numerosa schiera di insigni consulenti medici della commissione prenda la parola e fornisca il suo illuminante parere al riguardo. Anche se può sembrare incredibile ciò non accade e nel report finale della commissione questo punto essenziale è liquidato con una semplice nota a piè di pagina [HSCA Final Assassinations Report, pag.46, nota(4)], che qui riproduciamo per intero…


Non esiste un criterio scientifico per stabilire il tempo che intercorre tra l’istante in cui un individuo è colpito da un proiettile e l’istante in cui si manifestano le reazioni dell’organismo alla ferita da esso causata. Tale tempo di reazione inoltre dipende da dove l’individuo è stato colpito…

Liquidato in modo assai ‘stravagante’ anche questo punto, rimaneva da stabilire se la posizione relativa del presidente degli Stati Uniti e del governatore del Texas al momento dello sparo rendevano possibile che un singolo proiettile avesse colpito prima uno e poi l’altro. Anche in questo caso la ‘spiegazione’ della apparente ‘incongruenza’ fornita dalla commissione appare a dir poco sconcertante. Leggiamo nel report finale [op. cit, pag. 47…]…

… dal momento che la reazione del presidente al proiettile che gli aveva trapassato il collo di trovava in corrispondenza al fotogramma 200 del filmato, si deve presumere che il proiettile sia stato sparato all’incirca in corrispondenza del fotogramma 190. Il filmato d’altra parte mostra evidenti perdite di risoluzione per le sequenze di fotogrammi 189-197 e 312-334, dovute evidentemente al disorientamento che gli spari hanno prodotto nell’operatore che inavvertitamente ha spostato bruscamente la macchina da ripresa da sinistra verso destra…

Anche se può apparire incredibile, la commissione su questo altro punto fondamentale di più non dice e lascia intendere che il fatto che l’immagine riprodotta nel fotogramma 190 sia sfuocata toglie a questo reperto ogni valore al fine di validare o meno la sostenibilità della ‘tesi del singolo proiettile’. E come se questo non bastasse ecco come la ‘tesi’ in questione viene liquidata in modo definitivo. Rimaneva infatti un terzo ‘enigma’ che doveva essere chiarito, il fatto cioè che la ‘pallottola magica’, ritrovata nientemeno che su una barella dell’opedale Parkland Memorial, risultasse praticamente intatta dopo aver trapassato parte a parte da prima la spalla e poi la gola del prediente Kennedy, quindi l’avambraccio ed infine il polso del governatore Connally. Occorreva poi in qualche modo trovare qualche argomento per demolire l’esperimento fatto oltre dieci anni prima dal procuratore di New Orleans Jim Garrison, il quale aveva fatto sparare sul polso di un cadavere prelevato dall’obitorio una identica pallottola, la quale nell’impatto si era completamente distrutta. La ‘pallottola magica’ in questione è mostrata nella immagine a sinistra del gruppo qui sotto rappresentato… dell’immagine a destra parleremo fra pochissimo…



Per comprendere a pieno il discorso è necessario a questo punto aprire una parentesi per parlare un poco del fucile Manlischer-Carcano 91 e del suo munizionamento. Lasciamo la parola ad uno dei massimi esperti di quest’arma, con la quale si è scritta in pratica tutta la storia dell’Italia del ‘900, Sergio Zanol sul sito www.il91.it…

Nel 1888 il Ministero della Guerra incaricò la Commissione per le armi portatili, istituita presso la Scuola di Applicazione di Fanteria, di studiare un nuovo fucile, in sostituzione del mod. 1870/87. Infatti, i vantaggi conseguiti con l'adozione della cartuccia a pallottola mod. 1890 non erano senz'altro sufficienti a sfruttare i vantaggi delle polveri infumi. Necessitava, quindi una ulteriore riduzione di calibro, come già era stato fatto nel 1886 in Francia e nel 1888 in Germania e Austria. Gli studi della Commissione iniziarono con canne da 8 e da 7,5 mm. Il segretario della Commissione, il maggiore d'Artiglieria Benedetti, propose l'adozione di un calibro tra il 6 ed il 6,5 mm. Furono, così, costruite dalla Fabbrica d'Armi di Brescia delle canne in calibro 6 mm. ed in calibro 6,5 mm. che in prova dimostrarono qualità balistiche superiori alle iniziali aspettative. Nella seduta del 17 e 18 aprile 1890, la Commissione decise l'adozione del calibro 6,5 mm…

Tra i motivi della scelta da parte del Regio Esercito dell’insolito calibro 6.5 mm [diversamente da quanto fatto allora in Inghilterra e Germania e Francia dove venne scelto il calibro 7.65 mm…] vi era quello di un consistente risparmio nel peso del proiettile [all’incirca un buon 28% in meno…], elemento assai importante per un paese povero di ‘materie prime’ quale era l’Italia. La scelta però non era priva di inconvenienti come spiega Zanol…

… lo studio di un proiettile che presentasse un conveniente coefficiente balistico, portò ad un proiettile piuttosto lungo rispetto al calibro, che rendeva necessaria però una rigatura a passo elicoidale di notevole inclinazione, al fine di ottenere una velocità angolare sufficiente ad imprimere stabilità al proiettile durante la traiettoria. Constatata d'altra parte una notevole usura delle righe, provocata dall'eccessiva inclinazione della rigatura accompagnata da frequenti rotture all'incamiciatura del proiettile, venne proposta l'adozione di una rigatura a passo progressivo. Nelle prove di tiro comparato fra i due tipi di rigatura, i risultati ottenuti con la rigatura progressiva si dimostrarono superiori a quelli ottenuti con la rigatura elicoidale, per cui venne adottata la rigatura progressiva a 4 righe… La cartuccia a pallottola M.91 è stata progettata presso il Laboratorio Pirotecnico di Bologna, dall'allora capo-tecnico collaudatore Luigi Scotti, conte della Scala di San Giorgio, per essere impiegata assieme al fucile ed al moschetto da cavalleria mod. 1891. É costituita da un bossolo di ottone, con corpo leggermente tronco-conico, con colletto cilindrico raccordato al corpo da un tronco di cono. All'interno del colletto si trova un risalto anulare che impedisce alla pallottola di penetrare nel bossolo in seguito ad urti. Il fondello è a faccia inferiore piana, con scanalatura anulare di presa per l'estrattore [bossolo tipo Rimless]. La capsula di ottone è caricata con miscela fulminante [fulminato di mercurio 50%, clorato di potassa 25%, solfuro di antimonio 25%], protetta da vernice da ‘cassule’, con incudinetta fissa a due fori di vampa [innesco tipo Berdan]. La pallottola, del peso di 10,45 grammi è di forma cilindrico-ogivale, presenta un'incamiciatura di maillechort [lega di rame 85% e di nichelio 15%] con nucleo di piombo trafilato, saldato e compresso. É trattenuta al bossolo dalla semplice tensione del colletto. La carica è costituita da 1,95 grammi di balistite in grani del n. 1. Tra carica e pallottola è inserito un bioccolo di cotone idrofilo. Sulla faccia inferiore del fondello sono impressi i contrassegni di fabbricazione, rappresentati, come sempre, dalle iniziali del capo-tecnico collaudatore, dello stabilimento di produzione e dalle ultime due cifre dell'anno di fabbricazione. É confezionata in pacchetti, di forma parallelepipeda con invoglio di cartoncino rinforzato agli angoli da strisce di percale, con all'interno due tramezzi longitudinali che formano tre scompartimenti, nei quali si alloggiano tre caricatori completi, quindi, di 18 cartucce. I pacchetti sono avvolti con carta color arancione. Esternamente portano l'indicazione dell'anno e del luogo di fabbricazione, con la dicitura ‘M. 91’. Sulla faccia anteriore porta un bollo con le iniziali del capo-tecnico collaudatore e sul coperchio un bollo con la lettera ‘O’, per indicare che il caricatore è di ottone. La cartuccia a pallottola M. 91 è stata modificata nel 1895 per ovviare a delle fughe di gas che si verificavano al fondello e per assicurare meglio l'innesco al bossolo. Il bossolo di ottone presenta il fondello con un incavo a corona circolare nella faccia inferiore, stampato concentricamente al portacapsula, con i contrassegni ricavati in rilievo. La capsula di ottone, con fondello leggermente concavo all'interno, è caricata con la stessa miscela fulminante di quella della M. 91. La pallottola e la carica sono le stesse della M. 91. La cartuccia pesa in totale 22,339 grammi…

La cartuccia ‘standard’ M.91 è rappresentata, con i suoi elementi distinti, nella parte alta della figura riprodotta in alto e a destra. E’ del tutto evidente dal punto di vista visivo che la ‘pallottola magica’ [riprodotta nella figura di sinistra] fa parte di questo munizionamanto. Una pallottola di questo tipo, che Zanol definisce ‘di forma cilindrico-ogivale’, è nota nel gergo anglo-sassone con la denominazione soft nose. Accanto al munizionamento ‘standard’ ve ne erano naturalmente altri di tipo speciale, tra cui una ‘Cartuccia a pallottola perforante per armi M.91’ che Zanol descrive così…

… presenta la pallottola ad ogiva acuminata, con incamiciatura in maillechort e nucleo di acciaio speciale temperato, rastremato posteriormente, investito in un bossoletto di piombo per permettere alla pallottola di prendere la rigatura della canna. La carica è costituita da 2,25 gr di solenite speciale. La cartuccia pesa in totale 20,4 gr. É confezionata in pacchetti, come per le cartucce a pallottola M. 91-95, avvolti in carta color grigio, con la dicitura ‘A pallottola P. per armi M. 91 e per mitragliatrici’…

La cartuccia di questo tipo è rappresentata nella parte bassa della figura in alto a destra. E’ del tutto evidente la differenza di forma [la pallottola è ‘ad ogiva acuminata’…] rispetto alla pallottola ‘standard’. Nel gergo anglosassone pallottole di questo tipo sono note con la denoninazione full metal jacketed, resa celebre tra l’altro dall’omonimo film…

Riservandomi di ritornare sul fucile Manlischer-Carcano 91 quando sarà il momento, vediamo ora come l’HSCA, la quale come si è visto poteva oltretutto contare su una imponente schiera di ‘consulenti’, ha affrontato [e risolto sempre a modo suo…] il problema della ‘pallottola magica’. A pagina 45 del rapporto si può leggere quanto segue. Affinché non sussistano dubbi di sorta fornirò da prima lo scritto originale e successivamente la sua traduzione in italiano. So osservi con la massima attenzione le parti evidenziate confrontandole con quanto appreso sul munzionamento del fucile M.91. Veramente da non credere…


In determining wheter the deformity of CE 399 was consistent with its having passed through the President and Governor, the committee considered the fact that il is a reatively long stable fully jacketed bullet, typical of ammunition often used by the military. Such ammunition tends to pass through body tissue more easily than soft nose hunting bullets. Committee consultants with knowledge in forensic pathology an wound ballistics concluded that il would non have been unusual for such a fully jacketed bullet to have passed through the President and the Governor and to have been only minimally deformed…

Nel determinare se le deformazioni del reperto CE 399 fossero o non compatibili con l’essere passato attraverso il presidente e il governatore, la commissione ha considerato che si tratta di un relativamente lungo e consistente proiettile full jacketed, tipico munzionamento usato dai militari. Tale munizionamento tende a passare attraverso i tessuti corporei più facilmente dei proiettili soft nose. I consulenti della commissione esperti di medicina legale e ferite da proiettili hanno concluso che non è affatto inusuale che un proiettile full jacketed di questo tipo sia passato attraverso il presidente e il governatore riportando solo minime deformazioni…


A questo punto e dopo queste sconcertanti ‘rivelazioni’ il lettore potrebbe essere tentato di arrivare alla spontanea conclusione che il lavoro dell’HSCA altro non sia stato che quello di confermare punto per punto le risultanze della commissione Warren. Ebbene, anche se è lecito supporre che questo doveva essere stato l’obiettivo che si erano prefissi coloro che avevano voluto la nascita della nuova commissione, in pratica così non è stato. Gli specialisti di analisi acustica che avrebbero dovuto confermare, in base al contenuto della registrazione acustica dell’evento accidentalmente per venuta quel giorno alla centrale di polizia di Dallas avevano fatto una scoperta che da sola aveva rimesso in discussione tutta le precedenti ricostruzioni e che invano numerosi altri cercheranno di confutare o invalidare: nella circostanza i colpi d’arma da fuoco esplosi al Dealy Plaza non sono stati tre bensì quattro, uno dei quali esploso dalla collinetta erbosa posta dinnanzi alla vettura presidenziale. Perché non vi siano dubbi al riguardo leggiamo direttamente dal report finale [op. cit., pag.46]…

… è stato sottoscritto un contratto di consulenza con un team di esperti in acustica per l’analisi della registrazione di una trasmissione radio effetuata nel momento dell’attentato. Gli esperti hanno stabilito che nella registrazione vi sono in tutto quattro spari. Di questi il primo, il secondo ed il quarto provenivano dal Texas School Book Depository, posto alle spalle del presidente, mentre il terzo proveniva dalla colinetta erbosa situata davanti al presidente sulla destra

Dal momento che i colpi sparati dal killer appostato al quinto piano del Book Depository sono stati al più tre, è’ evidente che questa affermazione, anche prescindendo da ogni altro elemento, sconvolge da sola in modo clamoroso uno dei pilastri della ‘verità’ fino ad allora spacciata come ‘unica possibile’, vale a dire Lee Harvey Oswald ha agito da solo. Il successivo ed inevitabile passo da compiere, non importa quanto controvoglia, da parte della commissione a questo punto era stabilire la connessione temporale della sequenza dei quattro spari con il filmato di Zapruder, problema che la commissione ha risolto nel suo solito modo… un modo assai ‘disinvolto’… ecco infatti che cosa leggiamo subito dopo nella ‘famigerata’ pagina 46 del report finale…

… associando il proiettile ha colpito mortalmente il presidente alla testa con l’ultimo sparo e in coincidenza con il fotogramma nr. 312 del filmato di Zapruder e prendendo esso come riferimento è stato possibile associare gli altri spari con il suddetto filmato…

In sé non ci sarebbe nulla da obiettare per carità… se non fosse per una insignificante e minuscola postilla che compare a piè di pagina contrassegnata come ‘nota nr. 5’…

Il comitato ha anche considerato di associare al fotogramma nr. 312 del filmato di Zapruder il terzo sparo, quello proveniente dalla collinetta erbosa. Questa alternativa è però stata scartata

Anche ammettendo che classificare ‘copertura’ oppure ‘depistaggio’ il lavoro fatto a suo tempo dalla HSCA è senz’altro esagerato, certo è assai arduo trovare termini differenti idonei a descriverlo…


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Nobis ardua

Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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