sabato 3 maggio 2014

Aereo scomparso, brevetto d’oro: ridono i Rothschild?


Aereo scomparso, brevetto d’oro: ridono i Rothschild?


Certe cose, si dice, accadono solo nei film, perché tra il “complottismo” e i complotti (quelli veri) spesso c’è di mezzo il mare. Magari l’Oceano Indiano, dove si suppone che l’8 marzo 2014, alcune ore dopo il decollo da Kuala Lumpur, si sia inabissato il Boeing 777 della Malaysia Airlines, con a bordo 239 persone, compresi i 12 membri dell’equipaggio. Sull’aereo che dalla capitale malese doveve arrivare a Pechino, oltre a 4 passeggeri con passaporti falsi, ora si scopre che c’erano 20 specialisti del Pentagono, esperti in guerra elettronica, e quattro ingegneri cinesi. “Colleghi” degli americani, con una differenza sostanziale, cioè miliardaria: i cinesi erano titolari di un brevetto di importanza capitale, proprio sui semiconduttori su cui si basa il conflitto globale nell’era elettronica. Brevetto che, dopo la misteriosa scomparsa del velivolo, sarebbe ora rimasto interamente nelle mani del quinto socio, l’unico che non era a bordo di quell’aereo: il finanziere anglo-israeliano Jacob Rothschild.
Il giornalista messicano Alfredo Jalife-Rahme, docente di scienze politiche alla “Universidad Nacional Autónoma de México”, editorialista spesso intervistato dalla Cnn, cita la ricostruzione offerta da “Russia Today”, secondo cui quel famoso documento strategico sui semiconduttori era stato approvato dall’ufficio brevetti degli Stati Uniti appena quattro giorni prima che l’aereo sparisse nel nulla. La proprietà del brevetto, scrive Jalife-Rahme in un post su “Rete Voltaire” ripreso da “Megachip”, era detenuta da cinque titolari, ognuno al 20 per cento: la società Freescale Semiconductor con sede ad Austin, Texas, e i quattro cinesi a bordo del tragico volo, originari della città di Suzhou e a loro volta dipendenti della società texana. Secondo “Rt”, «se il titolare del brevetto muore, gli altri titolari si divideranno alla pari i dividendi del defunto, qualora ciò non sia contestato nel suo testamento». Quindi, scomparsi i quattro proprietari cinesi, il brevetto andrà a «colui che rimane in vita», cioè in questo caso la texana Freescale Semiconductor, «che appartiene alla controversa e invisibile società Blackstone», il cui proprietario è proprio mister Rothschild.
Per Jalife-Rahme, emerge «in maniera inquietante» il legame tra la Blackstone, la cui identità è definita «invisibile», e la super-finanziaria Blackrock, che – insieme a Evercore Partnership – ha appena beneficiato della privatizzazione della Pemx, la compagnia petrolifera messicana. «Apparirebbe dunque che Blackstone amministri la Blackrock, diretta dall’anglo-statunitense Larry Fink». Sicché, «al di là dell’interconnessione tra le alte sfere di Blackstone, Blackrock, Rothschild, George Soros, Scotia Bank, Evercore Partnership, Protego, unitamente a Kissinger Associates e alle controverse assicurazioni Aig, il cui presidente è l’israelo-statunitense Maurice Hank Greenberg, si dovrebbe scrutare l’identità dell’impresa Freescale Semiconductor», scrive l’analista messicano. «È alquanto strano che tra i 239 passeggeri, 20 fossero dipendenti del Pentagono, oltre ai quattro passeggeri che avevano dei passaporti rubati».
Ben al di sopra delle inevitabili speculazioni del caso, il fatto rilevante risiede nella professione di elettronico svolta dai 20 dipendenti del Pentagono, «tutti quanti molto qualificati nell’arte della guerra elettronica volta a evitare i sistemi radar militari». Cosa assai curiosa: dei 20 dipendenti scomparsi della Freescale Semiconductor, dodici sono originari della Malesia e otto della Cina. La Freescale, aggiunge Rahme, si vanta del fatto che i suoi prodotti abbiano applicazioni in ambiti sempre più strategici: comunicazioni sul campo di battaglia, avionica, guida dei missili, guerra elettronica, sistemi di riconoscimento amico o nemico. Usare l’elettronica, dunque: per depistare le armi dell’avversario e occultare obiettivi, fino a renderli completamente invisibili facendoli letteralmente sparire dai radar, come è accaduto per l’introvabile Boeing malese.
«La controversa società texana – continua il giornalista – è stata una delle prime società di semiconduttori al mondo. Cominciò come una divisione della Motorola, dalla quale poi si separò per essere acquisita nel 2006 dalla Blackstone (dei Rothschild), dall’onnipotente Carlyle Group e dalla Tpg Capital». Per inciso, dietro Carlyle Group c’è «il nepotismo dinastico dei Bush, di Frank Carlucci (ex consigliere per la sicurezza nazionale ed ex segretario alla difesa) e dell’ex primo ministro britannico John Major», mentre la Tpg Capital è una potente società d’investimento con sede a Fort Worth (Texas), presieduta dall’israelo-americano David Bonderman, «che eccede per stravaganze come quella di aver versato 7 milioni di dollari ai Rolling Stones e altri per celebrare il suo sessantesimo compleanno, nel 2002».
Freescale Semiconductor, aggiunge Jalife-Rahme, si è specializzata nella guerra elettronica e nella tecnologia “stealth”, sviluppando contromisure elettroniche anti-radar: interferenze, deviazione delle traiettorie dei missili, modificazione elettrica delle proprietà dell’aria. Secondo il “Daily Beast”, un attacco israeliano contro l’Iran andrebbe ben al di là del bombardamento aereo: probabilmente, Tel Aviv farebbe ricorso a una guerra elettronica contro l’intero sistema elettrico del paese, le sue connessioni Internet, le sue reti cellulari e le sue frequenze di emergenza per pompieri e poliziotti. Il giornale assicura che Israele «ha messo a punto un’arma in grado di imitare il segnale di mantenimento dei telefoni cellulari», che blocca efficacemente le trasmissioni. Nel corso dell’ultimo decennio, lo Stato ebraico ha «accumulato una vasta gamma di armi ad alta tecnologia del valore di svariati milioni di dollari», che gli permetterebbe di «contrastare, accecare e rendere sorde le difese di Teheran nel caso di un attacco aereo».
Inoltre, aggiunge Rahme, c’è una nuova tecnologia “stealth” che rende l’aereo invisibile ai radar e lo maschera all’occhio umano, laddove il camuffamento ad alta tecnologia può creare campi elettromagnetici, come afferma “Military.com”. «La Cina accusa gli Stati Uniti di una intensificazione degli attacchi via Internet, mentre Pechino e Washington accelerano la corsa agli armamenti per la dissimulazione della tecnologia dell’aereo invisibile». E una potente società britannica di armamenti come la Bae Systems, «legata alla Nsa, al segretariato della Homeland Security nonché al sinistro Wilson Center», possiede «un programma adattabile, che punta a occultare gli autoveicoli, e che può estendersi alle imbarcazioni e agli elicotteri». Si domanda Jalife-Rahme: «Dovremmo dunque vedere dietro la scatola nera del volo Mh 370 il lugubre duo finanziario Blackstone/Blackrock dei Rothschild?».
Certe cose, si dice, accadono solo nei film, perché tra il “complottismo” e i complotti (quelli veri) spesso c’è di mezzo il mare. Magari l’Oceano Indiano, dove si suppone che l’8 marzo 2014, alcune ore dopo il decollo da Kuala Lumpur, si sia inabissato il Boeing 777 della Malaysia Airlines, con a bordo 239 persone, compresi i 12 membri dell’equipaggio. Sull’aereo che dalla capitale malese doveve arrivare a Pechino, oltre a 4 passeggeri con passaporti falsi, ora si scopre che c’erano 20 specialisti del Pentagono, esperti in guerra elettronica, e quattro ingegneri cinesi. “Colleghi” degli americani, con una differenza sostanziale, cioè miliardaria: i cinesi erano titolari di un brevetto di importanza capitale, proprio sui semiconduttori su cui si basa il conflitto globale nell’era elettronica. Brevetto che, dopo la misteriosa scomparsa del velivolo, sarebbe ora rimasto interamente nelle mani del quinto socio, l’unico che non era a bordo di quell’aereo: il finanziere anglo-israeliano Jacob Rothschild.
Il giornalista messicano Alfredo Jalife-Rahme, docente di scienze politiche alla “Universidad Nacional Autónoma de México”, editorialista spesso I Rothschield e l'aereo della Malaysia Airlinesintervistato dalla Cnn, cita la ricostruzione offerta da “Russia Today”, secondo cui quel famoso documento strategico sui semiconduttori era stato approvato dall’ufficio brevetti degli Stati Uniti appena quattro giorni prima che l’aereo sparisse nel nulla. La proprietà del brevetto, scrive Jalife-Rahme in un post su “Rete Voltaire” ripreso da “Megachip”, era detenuta da cinque titolari, ognuno al 20 per cento: la società Freescale Semiconductor con sede ad Austin, Texas, e i quattro cinesi a bordo del tragico volo, originari della città di Suzhou e a loro volta dipendenti della società texana. Secondo “Rt”, «se il titolare del brevetto muore, gli altri titolari si divideranno alla pari i dividendi del defunto, qualora ciò non sia contestato nel suo testamento». Quindi, scomparsi i quattro proprietari cinesi, il brevetto andrà a «colui che rimane in vita», cioè in questo caso la texana Freescale Semiconductor, «che appartiene alla controversa e invisibile società Blackstone», il cui proprietario è proprio mister Rothschild.
Per Jalife-Rahme, emerge «in maniera inquietante» il legame tra la Blackstone, la cui identità è definita «invisibile», e la super-finanziaria Blackrock, che – insieme a Evercore Partnership – ha appena beneficiato della privatizzazione della Pemx, la compagnia petrolifera messicana. «Apparirebbe dunque che Blackstone amministri la Blackrock, diretta dall’anglo-statunitense Larry Fink». Sicché, «al di là dell’interconnessione tra le alte sfere di Blackstone, Blackrock, Rothschild, George Soros, Scotia Bank, Evercore Partnership, Protego, unitamente a Kissinger Associates e alle controverse assicurazioni Aig, il cui presidente è l’israelo-statunitense Maurice Hank Greenberg, si dovrebbe scrutare l’identità dell’impresa Freescale Semiconductor», scrive l’analista messicano. «È alquanto strano Larry Finkche tra i 239 passeggeri, 20 fossero dipendenti del Pentagono, oltre ai quattro passeggeri che avevano dei passaporti rubati».
Ben al di sopra delle inevitabili speculazioni del caso, il fatto rilevante risiede nella professione di elettronico svolta dai 20 dipendenti del Pentagono, «tutti quanti molto qualificati nell’arte della guerra elettronica volta a evitare i sistemi radar militari». Cosa assai curiosa: dei 20 dipendenti scomparsi della Freescale Semiconductor, dodici sono originari della Malesia e otto della Cina. La Freescale, aggiunge Rahme, si vanta del fatto che i suoi prodotti abbiano applicazioni in ambiti sempre più strategici: comunicazioni sul campo di battaglia, avionica, guida dei missili, guerra elettronica, sistemi di riconoscimento amico o nemico. Usare l’elettronica, dunque: per depistare le armi dell’avversario e occultare obiettivi, fino a renderli completamente invisibili facendoli letteralmente sparire dai radar, come è accaduto per Frank Carluccil’introvabile Boeing malese.
«La controversa società texana – continua il giornalista – è stata una delle prime società di semiconduttori al mondo. Cominciò come una divisione della Motorola, dalla quale poi si separò per essere acquisita nel 2006 dalla Blackstone (dei Rothschild), dall’onnipotente Carlyle Group e dalla Tpg Capital». Per inciso, dietro Carlyle Group c’è «il nepotismo dinastico dei Bush, di Frank Carlucci (ex consigliere per la sicurezza nazionale ed ex segretario alla difesa) e dell’ex primo ministro britannico John Major», mentre la Tpg Capital è una potente società d’investimento con sede a Fort Worth (Texas), presieduta dall’israelo-americano David Bonderman, «che eccede per stravaganze come quella di David Bondermanaver versato 7 milioni di dollari ai Rolling Stones e altri per celebrare il suo sessantesimo compleanno, nel 2002».
Freescale Semiconductor, aggiunge Jalife-Rahme, si è specializzata nella guerra elettronica e nella tecnologia “stealth”, sviluppando contromisure elettroniche anti-radar: interferenze, deviazione delle traiettorie dei missili, modificazione elettrica delle proprietà dell’aria. Secondo il “Daily Beast”, un attacco israeliano contro l’Iran andrebbe ben al di là del bombardamento aereo: probabilmente, Tel Aviv farebbe ricorso a una guerra elettronica contro l’intero sistema elettrico del paese, le sue connessioni Internet, le sue reti cellulari e le sue frequenze di emergenza per pompieri e poliziotti. Il giornale assicura che Israele «ha messo a punto un’arma in grado di imitare il segnale di mantenimento dei telefoni cellulari», che blocca efficacemente le trasmissioni. Nel corso dell’ultimo decennio, lo Stato ebraico ha «accumulato una vasta gamma di armi ad alta tecnologia del valore di svariati milioni di dollari», che gli permetterebbe di «contrastare, Alfredo Jalife-Rahmeaccecare e rendere sorde le difese di Teheran nel caso di un attacco aereo».
Inoltre, aggiunge Rahme, c’è una nuova tecnologia “stealth” che rende l’aereo invisibile ai radar e lo maschera all’occhio umano, laddove il camuffamento ad alta tecnologia può creare campi elettromagnetici, come afferma “Military.com”. «La Cina accusa gli Stati Uniti di una intensificazione degli attacchi via Internet, mentre Pechino e Washington accelerano la corsa agli armamenti per la dissimulazione della tecnologia dell’aereo invisibile». E una potente società britannica di armamenti come la Bae Systems, «legata alla Nsa, al segretariato della Homeland Security nonché al sinistro Wilson Center», possiede «un programma adattabile, che punta a occultare gli autoveicoli, e che può estendersi alle imbarcazioni e agli elicotteri». Si domanda Jalife-Rahme: «Dovremmo dunque vedere dietro la scatola nera del volo Mh 370 il lugubre duo finanziario Blackstone/Blackrock dei Rothschild?».

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