giovedì 27 agosto 2009

villa castelli che combini

Funzionari collusi, stop al maxi-albergo:
lottizzazione abusiva da 5 milioni di euro

Il progetto tra Francavilla e Martina, un dirigente della Regione cambiò idea dopo aver ottenuto una consulenza

Il complesso alberghiero progettato

Il complesso alberghiero progettato

VILLA CASTELLI — Avreb­be aperto a novembre, il com­plesso alberghiero di 17 mila metri quadrati costruito lun­go la strada statale che da Francavilla Fontana porta a Martina Franca, sequestrato all’alba di martedì dagli uomini delle Fiamme gialle. L’immo­bile, grazie alla collusioni di tre funzionari pubblici, era stato realizzato con un siste­ma di lottizzazione abusiva da una serie di società priva­te. Sette gli avvisi di garanzia emessi dal Gip Antonia Marta­lò: quattro hanno raggiunto imprenditori di Villa Castelli e Ceglie Messapica, tra cui c’è anche Giovanni Ciciriello, no­to importatore e distributore di ceramiche, vincitore que­st’anno del Confindustria Award; uno il tecnico della Re­gione incaricato di pronun­ciarsi sulla variante urbanisti­ca e due tecnici comunali di Villa Castelli.

Nell’inchiesta è anche coinvolto l’allora sinda­co Vitantonio Caliandro che, all’epoca, aveva anche la dele­ga all’urbanistica. Abuso d’atti d’ufficio, falso in atto pubblico e violazioni delle norme edilizie sono i rea­ti contestati in concorso dal pubblico ministero Adele Fer­raro. Nei dodici mesi di serra­te indagini dell’operazione «Cattedrale nel deserto», la Guardia di finanza ha accerta­to che l’albergo, del valore di cinque milioni di euro, era sta­to edificato con la complicità di dipendenti pubblici utiliz­zando un Piano marketing identico a quello presentato, per un progetto simile, a Po­tenza. Con la costituzione del­la società Natura Park, nel 1999, un gruppo di imprendi­tori aveva acquisito tutti i ter­reni agricoli necessari a realiz­zare il complesso. Costo del­l’operazione: 36 mila euro.

Nel 2003 poi, la società aveva ceduto le quote dei terreni ad un’altra appena costituita, la Natural Point, che aveva pro­gettato l’immobile e fatto ri­chiesta a Comune e Regione per una variante urbanistica: da agricola, la destinazione della zona doveva diventare turistico-alberghiera. Nella prima conferenza dei servizi però, il funzionario barese in­caricato della Regione espres­se parere negativo, cambian­do poi idea dopo aver ottenu­to un incarico professionale commissionato proprio dalla Natural Point. A quel punto il Comune di Villa Castelli deli­berò la variante, nonostante il parere contrario di alcuni membri della giunta e le ele­zioni imminenti (particolare che impedisce all’assise di prendere decisioni di questo tipo).

Grazie al progetto apocrifo - che secondo le indagini non è stato stilato dall’ingegnere di cui riporta la firma - la so­cietà, nel 2004, avrebbe poi ot­tenuto anche un finanziamen­to di 1,3 milioni di euro gra­zie ai fondi del Pac­chetto localizzativo Brindisi: soldi pubbli­ci e a fondo perduto già parzialmente in­cassati. Solo a questo punto, tutte le quote societarie sarebbero passate ad una terza srl per 12 mila euro. Un’operazione ben al di sotto del prezzo di mercato che ha desta­to l’interesse dei militari.

Ol­tre al complesso alberghiero, nel passaggio di proprietà c’è anche un capannone commer­ciale - del valore di 2 milioni di euro - situato nella zona in­dustriale di Villa Castelli. «Un complesso immobiliare dal­l’impatto ambientale deva­stante - lo ha definito il capita­no Benedetto Labianca - e rea­lizzato con una fitta rete di so­cietà difficile da individuare perché, almeno nelle prime due, utilizzava qualche presta­nome». Le indagini, ha assicu­rato il comandante provincia­le Vincenzo Mangia, sono so­lo all’inizio.

Francesca Cuomo
26 agosto 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA

by corriere della sera

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